SPAZIO REALE:DOTT.GIUSEPPE CIANCIMINO/FATTI INTERN

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 277 »

18 APRILE 2016:AVVISO IMPORTANTE

QUESTO BLOG DAL  20 MARZO 2016 HA SUBITO UN OSCURAMENTO PER QUI E’ STATO TRASLOCCATO.CONTINUARE A LEGGERLO CUA :

https://dotciancimino.wordpress.com/2016/03/27/faites-internes-1continuation-278/

https://dotciancimino.wordpress.com/2014/02/28/fatti-interni-1continuation-99/

21 APRILE 2016:ATTUALIZAZIONE

IN QUESTI GIORNI SONO TORNATI AD ESSERE PUBBLICAMENTE ATTIVI I MIEI BLOG IN QUESTO SITO,PERO ORMAI DOVUTO AI CONTINUI OSCURAMENTI E PERCHE IL SITO HA DECISO CESSARE IL SERVIZIO,VEDI AVVISO SOTTO,SI DOVRA CONTINUARE A LEGGERE I MIEI DUE BLOG QUI CONTENUTI E TUTTE LE ALTRE MIEI PUBBLICAZIONI NEL SITO INDICATO SOPRA DOVE E’ STATO ESPORTATO DEFINITIVAMENTE.

AVVISO INTERNO DEL SITO:

Avvisiamo tutti gli utenti di Bloog.it che il servizio verra’ definitivamente cessato il 30 aprile 2016!
Se desideri trasferire il tuo blog vai su Blooweb.it, acquista un hosting e al trasferimento del tuo blog ci pensiamo noi!

NATURALMENTE CHE NON DESIDERO TRASFERIRMI SU Blooweb.it

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20 MARZO 2106:NO RENZI,E’ COLPO DI STATO

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

ALL’ASSEMBLEA DEI GIOVANI DEMOCRATICI

Renzi e la minoranza Pd: «Domani faremo i conti
I voti di Verdini servono

di Alessandro Sala
Il segretario: «Il sostegno degli ex Pdl? È necessario perché nel 2013 abbiamo perso. La volta prossima non servirà»
Quel fastidio per Letta M.Meli
Letta: «Il Pd rischia una crisi insanabile» M. Guerzoni

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REAZIONE:NEL 2013 HA VINTO LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA(CADUTA DEL BIPOLARISMO MANICHEISTA,VOTO MODERATO,SCONFITTA DELLA LEGA,DI BERLUSCONI,DEL COSI DETTO CENTRODESTRA INSOMMA)E GLI ITALIANI INOLTRE HANNO VOTATO BERSANI PREMIER CHE HA FATTO CAMPAGNA ALLL’INSEGNA DI QUELLA  VISIONE DEL MONDO E CONTRO IL NEOLIBERALISMO.QUINDI NON HA PERSO IL PD MA IL NEOLIBERALISMO POLITICAMENTE INCARNATO DA BERLUSCONI E LEGA.SOLO CHE BERSANI E IL PD CHE HANNO AVUTO LA MINORIA MAGGIORE NON HANNO RAGGIUNTO LA MAGGIORANZA PERCHE I GRILLINI NON HANNO DATO I  SUOI VOTI.OCORREVA ALLORA TORNARE ALLE URNE COME LO HA PROPOSTO IL PROPIO BERSANI E NON MANDARLO AI FERRI CORTI DELL’OPOSIZIONE  CON IL RESTO DEL PD CHE DOPO CAPEGGIATO DA RENZI HA CAPOVOLTO LA VOLONTA DEGLI ITALIANI AUTONOMINANDOSI PREMIER,UN PREMIER CHE GLI ITALIANI NON HANNO VOTATO,E COMMINCIARE UNA SERIE DI RIFORME NEOLIBERALI CON IL PDL DI BERLUSCONI PROPIO ALL’INVERSA DI QUANTO HANNO VOTATO GLI ITALIANI.I PERDENTI NON DEVONO MAI CONDIZIONARI I VINCITORI E QUESTO E’ STATO POSSIBILE PER VARIE ATTORI:

1-ALFANO CHE HA INVASO E FATTO BULLISMO,VIOLENZA SUI GIUDICI.

2-NAPOLITANO CHE IN NOME DEL “RIFORMISMO”(CHE PERO PROPIO BERLUSCONI NON RAPRESENTA)HA PROPIZIATO IL PATTO DEL NAZZARENO.

3-I DISSIDENTI GRILLINI CHE HANNO SI DATO I VOTI PER VARARE UN PARLAMENTO FASULLO CHE HA PERMESSO FARE LE ALTRE NOMINE:PREMIER E PRESIDENTE.

4-IL PROPIO PD CHE HA ABILITATO INTERNE PER NOMINARE RENZI PREMIER.MA IL POPOLO ITALIANO NON HA VOTATO UN PARTITO PER GOVERNARE BEN SI UN PREMIER  ANCHE SE NON HA OTTENNUTO MAGGIORANZE ASSOLUTE.OCORREVA ALLORA VOTARE ANCORA E NON ABILITARE L’AUTORITARISMO IN UN PATTO FRA UN PRESIDENZIALISTA COME BERLUSCONI E UNO STALINISTA COME NAPOLITANO.NON SIAMO NELL’URSS  DAL PARTITO UNICO AL POTERE NE IN UN CAUDILLISMO TIPO REPUBBLICA BANANERA.SIAMO IN UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA PARLAMENTARE.

5-E IL PROPIO BERSANI CHE DOPO HA FINITO PER PIEGARSI ALLA DISCIPLINA STALINIANA DEL PARTITO COMANDATO DA NAPOLITANO.

INSOMMA TUTTO QUESTO CONSOLIDA UN CHIARO COLPO DI PALAZZO.E LA NUOVA ERA NON CONVALIDERA MAI NUOVE ELEZIONI,E INVITA A NON RECARSI ALLE URNE, SE NON SI METTONO IN GIOCO TUTTE LE CARICHE:NUOVO PARLAMENTO,NUOVO PREMIER E NUOVO PRESIDENTE.I PERDENTI COME IL TRANSFUGA VERDINI,ALFANO E  BERLUSCONI(CHE HANNO BOICOTTEATO OGNI POSSIBILITA DI RITORNO AL VOTO)NON DEVONO MAI CONDIZIONARE I VINCITORI NE TANTO MENO SOSTITUIRLI MA RISPETTARE LE REGOLE DELLE DEMOCRAZIE.

RENZI,CHE INOLTRE FAVORISCE IL TERRORISMO E NON GODE DI SIMPATIE EUROPEE E INTERNAZIONALI DOVE NON CONTA NULLA,OLTRE A NON MIGLIORE FURTUNA DI BERLUSCONI,MONTI E LETTA NELL’ECONOMIA CHE LI PERMETTANO CONTINUARE A GOVERNARE,DEVE ANDARSENE GIA E RESTITUIRE L’ITALIA AL POPOLO CHE HA VOLUTO UNA NUOVA ERA.VIA.

-APPENDICE:UN PAPA VENUTO DALLA FINE SUD DEL MONDO IN TRANSITO VERSO L’ORIENTE RUSSO.

-SU THE HUFFINGTON POST:

Papa Francesco: la sfida del quarto anno è lo “scisma d’Occidente”, con l’America di Trump e le destre d’Europa

L’Huffington Post  |  Di Piero Schiavazzi
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Pubblicato: 18/03/2016 15:50 CET Aggiornato: 18/03/2016 15:50 CET
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(VIDEO CANCELLATO:FRANCESCO,3 ANNI 10 MOMENTI)

Sebbene non lo attenda nessuna elezione e solo lui, sull’esempio di Papa Benedetto, possa fissare scadenze al suo mandato, nell’immaginario di un leader “americano”, qual è Francesco, il quarto resta l’anno del giudizio: quello in cui un leader, dalla Casa Bianca di Washington alla Casa Rosada di Buenos Aires, tira le somme e accelera le riforme, affrontando il responso dei contemporanei.

Per questo, negli ultimi mesi Bergoglio ha accentuato i tratti geopolitici della sua mission. Un profilo scandito e scolpito, in successione, dall’impronta di tre aggettivi: riformista, ribelle, rivoluzionario. Come i prototipi che, dopo vari aggiustamenti e prove su strada, rivelano il loro aspetto definitivo: scostandosi dai modelli del passato, sicuramente, ma pure dall’intento iniziale dei progettisti, ossia dei cardinali elettori, che certo non prevedevano una simile evoluzione.

Dal conclave del marzo 2013 è uscita infatti una “world car” che mira in primo luogo alla conquista dei “mercati” mondiali – dove il cristianesimo cresce a due cifre, dall’Africa profonda fino alla Cina proibita – e non alla riconquista dell’Occidente, considerato abulico spiritualmente oltreché asfittico demograficamente. Facile preda di egoismi e populismi, dalla City all’Île-de-France, dai Lander germanici di Frauke Petry alle lande magiare di Viktor Orbán.

La world car di Francesco è una vettura diplomatica dal motore brillante, spigliato, che il Papa guida con mano audace, sovente spericolata e persino spregiudicata, dalle rive del Tevere a quelle del Rio Grande, dalla via di Damasco a quella di Mosca, mentre la curia e la gerarchia ecclesiastica, in generale, stentano a ritrovarcisi e ostentano sempre più il proprio disagio. Al posto dei principi non negoziabili, la specialità della casa sono adesso i negoziati a tutto campo, con Kirill e Rouhani, oggi, con i Sunniti e Xi Jinping, a breve. Lasciando fuori per ora Erdoğan e Netanyahu, palesemente diffidenti e velatamente insofferenti verso il Pontefice. In attesa del verdetto che conta, quando le presidenziali di novembre insedieranno a Washington un imperatore liberista o una imperatrice liberal, scegliendo tra Donald Trump e Hillary Clinton, incompatibili entrambi, l’uno brutalmente, l’altra benevolmente, con l’indole anticapitalista di Bergoglio.

La portata della sfida che attende il Papa, nell’anno quarto del pontificato, esigerebbe dunque una generazione di nuovi piloti, avvezzi alle piste accidentate della guerra mondiale a pezzi, non ai circuiti levigati dello sprint tra intellettuali. Non è più tempo insomma di vescovi da salotto e di “cortili dei gentili”, che per definizione configurano uno spazio chiuso, ristretto e protetto, lontano dalle periferie anonime dove dimora, e lotta per sopravvivere, il popolo di Dio.

Procediamo con ordine cronologico. In principio fu il Papa “riformatore”, imposto dai cardinali d’oltreoceano, capaci di fare blocco e univoci a ribadire, anche in ambito religioso, il dettato della dottrina Monroe: “la Chiesa agli americani”, azionisti di riferimento e casseforti del cattolicesimo, con la metà complessiva dei battezzati, che abitano tra l’Alaska e il cono australe. Dopo la perdita della centralità politica, il vecchio continente cedeva, con il papato, anche quella spirituale, all’indomani dell’esaltante cavalcata di Karol Wojtyla, che ha storicamente rappresentato l’estremo tentativo, da parte dell’Europa, di proiettare all’esterno la propria influenza, seguito però da un drastico, repentino ripiegamento e dal canto del cigno di Joseph Ratzinger.

I nuovi rapporti di forza venivano formalizzati nel C9: un “consiglio di sicurezza” preposto a istituzionalizzare l’alleanza e composto da nove porporati, per due terzi extraeuropei, sotto la guida dell’honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga, grande elettore e collettore di voti del Pontefice argentino. Alla stregua dell’istmo centroamericano, geograficamente sottile e politicamente duttile, che congiunge il settentrione e il meridione dell’emisfero, l’arcivescovo di Tegucigalpa, estimatore di Bergoglio e assai stimato dai vescovi USA, incarnò emblematicamente il legame, provvisorio e precario, tra yankee e latinos, tra il capitalismo e la Terza Via.

I sintomi di scollamento si sono manifestati però quasi subito, già nel secondo anno di pontificato, evocando a riguardo il paragone con i “terrible twos”. Il binomio, tratto dalla psicologia dell’età evolutiva, indica notoriamente il periodo dell’infanzia in cui affermiamo la nostra identità, e autonomia, nei confronti di chi ci ha generati, operando una serie di strappi. Atteggiamento analogo a quello dei leader politici e – perché no? – dei romani pontefici, quando tendono a emanciparsi dalle coalizioni che li hanno espressi.

Lo strappo più vistoso, nel caso di Bergoglio, risale all’autunno 2014: dal sinodo sulla famiglia emerge l’immagine di un Papa ribelle, maggioritario nel sentimento della base ma in minoranza nel parlamento della Chiesa, che gli fa resistenza e gli si oppone. Come se non bastasse, negli stessi giorni, Francesco promuoveva una sorta di “internazionale” del XXI secolo, radunando in Vaticano gli extraparlamentari di tutto il mondo, dai cartoneros ai centri sociali, e affidando loro il compito di “rivitalizzare” le democrazie, “sequestrate” dai poteri forti e ridotte a “sistemi uniformanti di potere finanziario”.

Ma è nel terzo anno che al ribelle subentra stabilmente il rivoluzionario, determinato a sovvertite i rapporti di forza tra il Nord e il Sud del globo. Alea iacta est: il Rubicone si chiama Rio Grande. Qui Bergoglio ha stigmatizzato un mese fa i costruttori di muri e “sponsorizzato” le migrazioni epocali: “Tutta la Bibbia ci narra la storia di una umanità in cammino, perché l’essere in movimento è connaturale all’uomo”. Dall’isola di Lampedusa, perno mediterraneo di un compasso planetario, l’asse geopolitico del papato completa la sua rotazione sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Così, mentre si appresta a chiudere lo scisma con la Russia, il successore di Pietro vede profilarsi lo “scisma d’Occidente” con le destre d’Europa e l’America di Donald Trump.

Epilogo che potrebbe prendere forma in autunno, drammaticamente, ma che già in estate avrà un prologo sulla Vistola, nella Cracovia di Wojtyla e nella Polonia nazional – populista di Jarosław Kaczyński: dove la Giornata Mondale della Gioventù, evento clou del Giubileo, che per Giovanni Paolo II segnò il trionfo romano di Tor Vergata, a Francesco riserva invece uno sfondo ideologico da partita in trasferta, con tutte le incognite e i rischi che ne conseguono.

http://www.huffingtonpost.it/2016/03/18/papa-francesco-quarto-anno_n_9497684.html?utm_hp_ref=italy

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REAZIONE:ATTUALMENTE NE TRUMP GOVERNA GLI STATI UNITI,NE LE DESTRE IN EUROPA,PER TANTO QUESTE INTENZIONI CHE SE GUARDATE BENE NON DIFFERISCONO TROPPO DELLE INTENZIONI DELLO STATO ISLAMICO,SONO UNA SFIDA ALLA MODERNITA DELLA NUOVA ERA.

1-PAPA AMERICANO?NON SCHERZIAMO,SPAGNOLO PIU TOSTO.

2-COMPARARE CASA BIANCA CON CASA ROSADA E COME COMPARARE UN PAPAGALLO CON UN CANARINO

3-RIFORMISTA RIBELLE RIVOLUZIONARIO IN EUROPA E STATI UNITI MA PRO-OLIGARCA E GENOCIDA IN SUDAMERICA.

4-DISCOSTATO DEI CARDINALI ELETTORI PER ANDARE ALLA CONQUISTA POLITICA DI OCCIDENTE ANZI CHE LE ANIME PERSE DELL’AFRICA E LA CINA?NO,NON E’ VERO,PAPA  FRANCESCO E’ STATO ELETTO PER RICONQUISTARE LE ANIME PERSE PER IL CATTOLICESIMO IN SUD E CENTRO AMERICA DIVENUTO CRISTIANO EVANGELICO,CIO’E PROTESTANTE E LAICO.

5-RICONQUISTARE OCCIDENTE?E CHI CREDI DI ESSERE IL NUMEN ISPIRATORE DI CARLO V IL RE SOLE NEI CUI DOMINI NON TRAMONTAVA MAI IL SOLE?PAPA FRANCESO VEDE TROPPE PELLICOLE.

6-OCCIDENTE SPIRITUALMENTE ABULICO E DEMOGRAFICAMENTE ASFITTICO?

-NO,OCCIDENTE PROTESTANTE,PROFONDAMENTE SPIRITUALE E CRISTIANO MA NON MAGGIORITARIAMENTE CATTOLICO.

-OCCIDENTE NON DEMOGRAFICAMENTE ASFITTICO MA CON UNA POPOLAZIONE DI ALTA QUALITA CULTURALE,MORALE E RELIGIOSA DOVE LUI E I SUOI NON SI ADATTEREBBERO A VIVERE.NON AVREBBERO POSTO.

COSA VUOLE FARE,VENDERCI LA PAMPA,LE SELVE E LE MONTAGNE SPOPOLATI DEL SUDAMERICA?VEDI NELLA MIA SICILIA COME NEL SUD ITALIA BASICAMENTE ABBIAMO TANTO SPAZIO COME NEL SUDAMERICA E MALGRADO IO SIA ATEO VI POSSO CERTIFICARE CHE L’ABULIA RELIGIOSA DELLA SUA POPOLAZIONE DAREBBE INVIDIA ALLA SIESTA DEPRIVATORIA CIVILIZANTE  DEGLI ISPANI .

6-BERGOGLIO ANTI-CAPITALISTA?LA DOTTRINA  SOCIALE DELLA CHIESA CHE ISPIRA IL PERONISMO DA QUI LUI E’ STATO AFFILIATO IN GIOVINEZZA PRATTICA LO STESSA DOTTRINA ECONOMICA CHE APPLICAVA MUSSOLINI:QUALCUNO SI AZZARDA A DIRE CHE AGNELLI E’ ANTICAPITALISTA,PER CITARNE UNO SOLO.

7-”Non è più tempo insomma di vescovi da salotto e di “cortili dei gentili”, che per definizione configurano uno spazio chiuso, ristretto e protetto, lontano dalle periferie anonime dove dimora, e lotta per sopravvivere, il popolo di Dio.

SI VUOLE PRAGMATICO MA IN REALTA IN QUELLI SALOTTI LUI E’ AOUTSIDER:E NELLA SUA PERIFERIA VI POSSO ASSICURARE CHE QUELLO CHE LUI CHIAMA “IL POPOLO DI DIO”,GLI OLIGARCHI FEUDALISTI,”SOPRAVIVE” OPULENTAMENTE IN MEZZO AI SUOI ESSERCITI PRIVATI,FEUDI CON RESORT,AEREOPORTI PRIVATI CON FLOTTE DI AEREI E ELICOTTERI,PROLE DI SCHIAVI E MULTIDUDINE INCONTABILE DI VACCHE SACRE.VI POSSO PASSARE DEGLI INDIRIZZI PER FARE TURISMO RURALE IN QUALCUNO DI QUELLI RANCH.

8-DOTTRINA MONROE CATTOLICA:HO GIA COMMENTATO.MALGRADO SIA VERO CHE IL MAGGIOR NUMERO DI CATTOLICI SI TROVI NELL’AMERICA LATINA VI HO GIA SPIEGATO A QUI APPARTIENE LA MAGGIORANZA DI QUELLE ANIME LI RESIDENTI.ANCHE IO SONO BATTEZZATO PER IL RITO CATTOLICO,E ALLORA?CI SONO GENITORI CHE INCULCANO LA LIBERTA AI FIGLI.

9-L’EUROPA HA PERSO LA CENTRALITA POLITICA?NO,SOLO ABBIAMO AFFIDATO LA POLIZIA FEDERALE ALLA “NUOVA EUROPA”,CIO’E IL NORDAMERICA,ESCLUSSO IL MESSICO.

10-KAROL WOITILA “ha storicamente rappresentato l’estremo tentativo, da parte dell’Europa, di proiettare all’esterno la propria influenza”?NO DELL’EUROPA,SOLO DEL CATTOLICESIMO.

11-”drastico, repentino ripiegamento e dal canto del cigno di Joseph Ratzinger”?SI,E’ STATO SCONFITTO DALLA MODERNITA,DALLA NUOVA ERA GRAZIE ALLA FIDUCIA CHE HANNO DATO ALLA SUA VISIONE DEL MONDO LE MASSE DI TUTTE IL GLOBO COMPRESE LE NAZIONI INDUSTRIALIZZATE.E LUI E LA SUA RICERCA DI “MERCATI DELLE ANIME” NON STA AVENDO MIGLIORE FORTUNA.

12-VENIAMO ORA ALL’EVOLUZIONE ETARIA DELLA MATURITA:

-PAPA BAMBINO:DOMINA IL CONCLAVE CARDINALIZIO L’UNIONE DEL SETTENTRIONE E IL MERIDIONE FACENDO PERNO ALL’HONDURAS,CIO’E’ YANKEES E LATINOS,CAPITALISMO E TERZA VIA,CI DICE.BELLA COSTRUZIONE IDEOGRAFICA MA SENZA IL MINOR SOSTEGNO NELLA REALTA.CASO MAI SAREBBE PIU LOGICA UNA  ALLEANZA FRA  IL PROFONDO SUD AMERICANO,RURALE(COUNTRY)E PERDENTE DELLA GUERRA CIVILE CON I LATINOS PERDENTI DELLA GUERRA MONDIALE.MA NEL PROFONDO SUD SONO RAZZISTI E NON AMANO I LATINOS,E I YANKEE SONO RICCHI E CAPITALISTI E NON AMANO IL CAPITALISMO-SOCIO-CORPORATIVISTA DELLA TERZA VIA.PARE CHE IL PERNO STIA FUNZIONANDO COME ASSE DI UN MULINO “GO TO THE WIND”.E’ IMPAZZITO,VIZIATO  DI ARTIFICIO.DI FIGURE CONSOCIATIVI NE POSSIAMO IMMAGINARE INFINITAMENTE,MA LA VITA NON E’ UNA PELLICOLA E “GO WITH THE WIN”  NON SOFFIA VERSO IL SUD.CIO’E QUELLI NOSTALIGICI ARISTOCRATI FEDUDALI SUREGNI GUARDANO VERSO WASHINGTON E NON RIO GRANDE IN GIU.E SE NO CHIEDETELO AI CLINTON.

-PAPA “TERRIBILE TWOS”:EMANCIPATO DAGLI ELETTORI CHE VUOLE “rivitalizzare” le democrazie, “sequestrate” dai poteri forti e ridotte a “sistemi uniformanti di potere finanziario”.

INSOMMA,IL PAPA,CHE NON DOVREBBE PARANGONARSI AD UN POLITICO,HA MATURATO E ABBANDONANDO CAPITALISMO E TERZA VIA E’ DIVENTATO DEMOCRATICO.E VOILA!! MA COME POTREBBE LA CHIESA CHE DEMOCRATICA NON E’ IMPRESTARLI UN BASTONE PER RIVITALIZZARE ED EMANCIPARE LE DEMOCRAZIE DAL POTERE FINANZIARIO AMMETTENDO CHE ESSISTA E SIA UNIFORMATIZZANTE?E POI:LE DEMOCRAZIE SEQUESTRATE DA POTERI FINANZIARI FORTI O RISCATTATE DELLA POVERTA,LA MISERIA,L’IGNORANZA  E IL CONSERVADORISMO MEDIEVALE?

-PAPA RIVOLUZIONARIO:E FUTURISTA DIREI PERCHE VUOLE LO SCISMA CON L’OCCIDENTE DI TRUMP E LE DESTRE EUROPEE.MA…TRUMP NON GOVERNA ANCORA L’AMERICA E LE DESTRE NON GOVERNANO ANCORA L’UE DOMINATA DAL PARTITO SOCIALISTA E DAI GOVERNI DI SINISTRA IN MAGGIORANZA.QUANDO ARRIVEREMO AL PONTE INCROCIAREMO IL RIO GRANDE.

MA…RICUCENDO LO SCISMA CON L’ORIENTE ORTODOSSO VUOLE SOVVERTIRE I RAPPORTI DI FORZA FRA NORD E SUD O SPOSTARE L’ASSE IN ORIENTE?

EVIDENTEMENTE VUOLE LA GUERRA SPIRITUALE CONTRO I CRISTIANI MAGGIORMENTE PROTESTANTI IN OCCIDENTE  APPOGIANDOSI NELL’ ORIENTE,ANTICO DOMINIO DELLA CHIESA CATTOLICA DIVENUTA ORTODOSSA DOPO IL 1457 CHE CONSTANTINOPLA SI DISCOSTA DI ROMA,LO SCISMA,UN’ALTRO,FRA ORIENTE E OCCIDENTE.MA……ANCORA,QUANDO ARRIVEREMO AL PONTE INCROCIAREMO IL RIO GRANDE,NIENTE FUTURISMI.E POICHE LA CARITA BEN INTESA INIZIA PER CASA PER IL MOMENTO RESISTIAMO IN ITALIA IL COLPO “ORIENTALE” DI BERLUSCONI-NAPOLITANO(TANTO ELOGIATO DAL PAPA)COMBATTENDO IL “GOVERNO” DEL GIOVANE RENZI CHE FRANCESCO VUOLE CORONARE  ANCHE NELLA POLONIA ATTUALMENTE LIBERALE:NE TOR VERGATA(IN ORIENTE) NE CARLO V(IN OCCIDENTE),LA NUOVA ERA DOMINA.E ANCHE IN POLONIA E TANTI PAESI IN ORIENTE COMPRESI LE REGIONI LIBERATI DEL DONBASS E CRIMEA.E FORSE IN UN FUTURO NON LONTANO TUTTA LA RUSSIA,OGGI A META DOMINIO DELLA NUOVA ERA NELLA FIGURA DI DIMITRIV MEDVEDIEV DOPO CHE A SUBITO UN GOLPE PRO-FEDERAZIONE RUSSA DI PUTIN CHE PERO HA DOVUTO RIONOSCERE IN MODO SCRITTO LA “SPARTIZIONE” FACENDO UNA ECLETTICA REVISIONE STORICA IN CHIAVE LIBERALE.(1)

(1)SECONDO PUTIN LA FEDERAZIONE RUSSA,INSOMMA LA RUSSIA ZARISTA STRONCATA DALLA RIVOLUZIONE COMUNISTA,HA LOTTATO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE A FIANCO DEI LIBERALI  E PER TANTO HA FATTO DELLA RUSSIA DI ALLORA(E LA SUA DI OGGI)UN PAESE LIBERALE.HA PRESO IL MODELLO POLITICO STORICO DELL’ITALIA DI VITTORIO EMANUELE VINCITRICE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE IN QUANTO ALLORA ERA ANCHE ALLEATA ALLE POTENZE DEMOCRATICHE OCCCIDENTALI.BENE,MA C’E’ UNA BELLA DIFFERENZA FRA I ZAR DELLA FEDERAZIONE RUSSA E L’ITALIA UNITARIA RISORGIMENTALE:VITTORIO EMANUELE,UN POCO COME NELLA GRAN BRETAGNA DI OGGI,REGNAVA MA NON GOVERNAVA ,ERA SOLO UN SIMBOLO DELL’UNITA DELL’ITALIA RISORGIMENTALE LIBERALE DI GARIBALDI,MENTRE I ZAR ERANO UNA MONARCHIA DI UN REGIME TEOCRATICO ASSOLUTISTA.

PERO,INSOMMA,CON BUONA VOLONTA E TRACCIANDO UNA SOMMA CON IL DOPO GUERRA GRANDE DOVE L’ITALIA RISORGIMENTALE HA SOFFERTTO IL FASCISMO E LA FEDERAZIONE RUSSA IL COMUNISMO,DUE FORME DEL TOTALITARISMO,E PENSANDO AL TESTIMONIO ODIERNO DELLA GRAN BRETAGNA,POSSIAMO DARE PER BUONA QUESTA ECLETTICA REVISIONE STORICA PRO-LIBERALE A META DELLA RUSSIA.QUINDI,LA RUSSIA A META NUOVA ERA.PER IL MOMENTO,SOLO PER IL MOMENTO…….AMO LA CIVILTA ESLAVA………….NON POSSO NEGARLO.DOPO TUTTO MEZZA RUSSIA NON E’ POCA COSA.

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(DUE OPERE MAESTRE DI DEMIS ROUSOUS,MORTO)

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22 MARZO 2016:FINALMENTE LE MANI DELLA GIUSTIZIA SU ETRURIA(E LA BOSCHI)

-SU GOOGLE NEWS:

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Crac Etruria, stipendi e consulenze nel mirino
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di Valentina Errante
ROMA – La decisione adesso spetta al gip. La procura di Arezzo, che accusa l’ultimo consiglio di amministrazione dell’ex Banca Etruria di concorso in bancarotta con Luca Bronchi, ha già chiesto il sequestro per la somma equivalente alla liquidazione concessa all’ex dg nel giugno del 2014. Un milione e 200 mila euro che finirebbero nelle casse della procedura fallimentare gestita da Giuseppe Santoni. È solo un primo passo perché lo stesso cda, adesso sotto accusa, ha deliberato altre spese contrarie alle politiche aziendali, mentre l’ex Banca Etruria precipitava nel baratro del dissesto. Le verifiche della Finanza, delegate dal procuratore di Arezzo Roberto Rossi, riguardano l’intero operato del consiglio: dagli stipendi, alle consulenze irregolari, fino ai crediti concessi alle imprese amiche, e non solo quelli accesi in conflitto di interesse non dichiarato dai componenti del cda, che hanno già portato alle accuse per l’ex presidente Lorenzo Rosi e l’ex consigliere Lorenzo Nataloni. La procura punta a recuperare i soldi che hanno portato al dissesto dell’ex Bpel. Comincia con una cifra minima, rispetto al buco quantificato in oltre un miliardo di euro.LE CONTESTAZIONI
Rossi ha già chiesto al gip il sequestro del milione e 200mila euro dell’ex dg Luca Bronchi, concesso con la delibera del cda del giugno 2014. È solo il punto di partenza per le annunciate contestazioni al consiglio di amministrazione, nel quale Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena, ricopriva la carica di vice presidente. Nel giugno 2014 tutto il cda, tranne Giovanni Grazzini (astenuto) si era espresso a favore dell’accordo con Bronchi «nonostante il grave deterioramento della situazione tecnica della banca», in contrasto con le disposizioni vigenti, che prevedevano, in caso di risoluzione dei rapporti, il collegamento dei compensi alle performance.

http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/etruria_stipendi_consulenze_mirino-1624799.html

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-APPENDICE 1:
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Crac Etruria, c’è il concorso in bancarotta per tutto il cda: sotto accusa anche il padre della Boschi
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di Valentina Errante
ROMA Concorso in bancarotta. A finire sotto accusa con questa ipotesi di reato è l’ultimo cda dell’ex Banca Etruria, incluso Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena. Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha infatti aperto un nuovo fascicolo e contesta ai componenti del cda la liquidazione a sei zeri concessa all’ex direttore generale Luca Bronchi quando la banca era già con i conti in rosso. Il consiglio avrebbe invece dovuto considerare l’ipotesi di contestare a Bronchi la cattiva…
http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/crac_etruria_c_232_concorso_bancarotta_tutto_cda-1622972.html
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-APPENDICE 2:
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-SU MICROSOFT NOTIZIE(WINDOWS 10):
M5s ripropone sfiducia a Boschi
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ANSA – Ansa – lunedì 21 marzo 2016
(ANSA) – ROMA, 21 MAR “A dicembre avevamo visto giusto ed ora dopo la notizia che il padre del ministro Boschi è indagato per bancarotta fraudolenta per il crac Banca Etruria, reiteriamo la nostra richiesta di dimissioni della stessa dal Governo e chiediamo l’immediata discussione al Senato della mozione di sfiducia nei suoi confronti”. Lo dichiara Nunzia Catalfo, capogruppo del Movimento 5 Stelle Senato
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2 MARZO 2016:LA GRECIA RESPINGE L’ACCORDO UE-TURCHIA SUI SUOI RIFUGGIATI SIRIANI
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-TITOLARE LA STAMPA:esteri

Migranti, la Grecia frena sull’accordo con la Turchia: “Non sarà subito operativo”
REPORTAGE  Ultime ore per sbarcare a Lesbo “Poi si verrà respinti” N.Z.

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22 MARZO 2016:CONSTANTINOPLA OGGI:
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-SU GOOGLE NEWS:
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22 marzo 2016
Mondo
Erdogan contro Ue,solo porte chiuse
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(ANSA)-ISTANBUL,21 MAR-”Se prendessimo esempio dall’Ue, dovremmo chiudere le nostre frontiere ai rifugiati”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, citato dall’agenzia statale Anadolu, accusando direttamente gli alleati occidentali per non aver seguito la sua proposta di una safe zone nel nord della Siria, in cui accogliere i rifugiati: “Tutti quelli che non hanno accettato una no-fly zone e una zona libera dal terrore in Siria, e ora si lamentano della situazione dei rifugiati, sono degli ipocriti”.

YLL-AMB
http://www.bresciaoggi.it/home/mondo/erdogan-contro-ue-solo-porte-chiuse-1.4733469?refresh_ce#scroll=417
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REAZIONE:TUTTI CONTRO L’UNIONE EUROPEA:GRECIA RESPINGE L’ACCORDO E ANCHE LA TURCHIA LO CRITICA.L’UNU LO AVEVA ANCHE RESPINTO.E PARE CHE AGLI STATI UNITI NON SIA PIACIUTO NE ANCHE  LA SOLUZIONE “ALL’AUSTRALIANA” DELL’EUROPA.
A ME PIACEREBBE QUESTO ACCORDO ALLA “SANT’ANTONIO” SOLO CHE CREDO CHE SIA STATO UN CEDIMENTO .TURCHIA USA LO STESSO SISTEMA  DI RICATTO CON EUROPA DELLA LEGA AI TEMPI DIBERLUSCONI  BOSSI E MARONI.
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COMUNQUE SIA E’ UN’ALTRA PRESA IN GIRO DELL’EUROPA SU QUESTO ARGOMENTO PER RENZI CHE PERO…..DICE BENEDIRLO(SOLO PERCHE RICONFERMA LA STARTEGIA DI BERLUSCONI E BOSSI?). E DELLUDE ANCHE IL PAPA CHE AVEVA SPALANCATO LE PORTE A QUESTA MIGRAZIONE VERSO IL NORD EUROPA.
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-APPENDICE:PER MEGLIO CAPIRE CONSTANTINOPLA
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1-SU GOOGLE NEWS:
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internazionale.it
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La Turchia è isolata a oriente e a occidente
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Bernard Guetta
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Bernard Guetta
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21 marzo 2016 09:20
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È un paese al collasso. La Turchia, a cui l’Unione europea ha appaltato il 18 marzo l’accoglienza dei profughi e che il 19 marzo è stata sconvolta da un nuovo attentato, si ritrova isolata sulla scena internazionale e sempre più divisa all’interno.Sul fronte interno esistono ormai due Turchie, una contro l’altra e di peso uguale. Da un lato c’è la Turchia culturalmente europea, moderna, radicata nel ventunesimo secolo e composta dalla borghesia urbana, dai ricchi e dai giovani studenti con il loro fermento politico e sociale. Questa Turchia non ha nulla di omogeneo, ma condivide un sentimento di opposizione frontale e assoluta nei confronti dell’altra Turchia, quella dei conservatori islamici del Partito della giustizia e dello sviluppo e del presidente Recep Tayyip Erdoğan.

Un’analisi da tenere presente

Questi conservatori islamici non solo non hanno alcuna aspirazione jihadista, ma hanno anche abbandonato l’islamismo delle origini e non vogliono più mettere la religione alla guida dello stato al posto della “lotta di classe”. Oggi l’Akp si presenta come forza “in lotta contro l’ancien régime” e come movimento rivoluzionario, lo stesso che, dopo la prima vittoria elettorale ottenuta nel 2002 in 14 anni, avrebbe strappato i bambini alla miseria e cancellato l’egemonia culturale del fronte occidentalista, quello dell’altra Turchia che avrebbe perso la sua egemonia culturale. Siamo al marxismo in salsa islamista, ma l’analisi dell’Akp non è del tutto sbagliata, per due motivi.

Il primo è che il boom economico della Turchia ha effettivamente avvantaggiato i figli delle famiglie più povere, più religiose e più conservatrici. Il secondo è che l’Akp ha favorito questo sviluppo accelerando la conversione del paese al liberismo e il suo inserimento nel mondo globalizzato. Come in molti paesi emergenti, anche in Turchia è in corso una rivoluzione sociale, ma questa rivoluzione è culturalmente conservatrice, mentre “l’ancien régime” di cui parla l’Akp è una forza progressista.
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Ankara non ha più alleati nel mondo arabo
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In un momento in cui la tensione interna è all’apice, il presidente turco, sempre più autoritario, continua a chiudere i giornali e a moltiplicare gli arresti nella Turchia che non gli appartiene. Erdoğan e i suoi partigiani sono chiaramente malati di paranoia, aggravata dalla debolezza diplomatica di Ankara.

All’estero la Turchia non ha più amici. Ai ferri corti con la Russia dopo aver abbattuto uno dei suoi aerei al confine con la Siria, il governo turco è in una fase di gelo con gli Stati Uniti, a cui rimprovera di appoggiarsi, nella lotta ai jihadisti dello Stato islamico, a quei curdi siriani che stanno per acquisire l’indipendenza a pochi chilometri dal confine con le regioni curde della Turchia. Al contempo Ankara non ha più alleati nel mondo arabo, mentre il suo accordo con l’Unione nasce solo dalla convenienza reciproca.

Ossessionata dalla repressione dei suoi curdi, la Turchia è sempre più isolata e non sa più dove andare.
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(Traduzione di Andrea Sparacino)
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http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/03/21/turchia-profughi-unione-europea

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-SU GOOGLE NEWS:
uninfonews.it
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Turchia: lo spettro del colpo di Stato – Uni Info News
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Melissa Aglietti – 21 marzo 2016
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Additata dal mondo occidentale come modello di democrazia islamica, la Turchia rischia di trasformarsi in quel guazzabuglio di sangue e paura tipico delle dittature arabe. La crescente polarizzazione della società, l’inasprirsi delle tensioni sia sul fronte interno che estero e l’arresto della crescita economica, di cui Recep Tayyip Erdoğan si era proclamato paladino, stanno gettando il Paese nel caos. Tra la popolazione sta prendendo piede un senso di incertezza riguardo al futuro. Le persone hanno capito che l’esistente modello di sviluppo politico e sociale è ormai affaticato. E la colpa è di una politica incoscientemente autoreferenziale.

Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan (L) and Chief of Staff General Ilker Basbug pray during a funeral in Ankara in this February 28, 2010 file photo. REUTERS/Umit Bektas/Files

Tayyip Erdogan e Ilker Basbug durante un funerale ad Ankara nel febbraio 2010. Foto: REUTERS/Umit Bektas/Files

Il primo errore di Erdoğan è stato quello interrompere il processo di pace con il Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Un processo fortemente soggetto ai capricci del Sultano e di Abdullah Öcalan, leader del partito, ma che è stato capace di mantere il cessate il fuoco per più di due anni, dal 2013 fino al 2015. La ripresa delle ostilità ha avuto, fra i vari effetti, un rafforzamento dell’esercito, le cui ingerenze nella vita politica del Paese erano state limitate da una serie di riforme operate nei primi anni 2000 dall’allora primo ministro Erdoğan.

Ma il Sultano vuole essere ricordato. E probabilmente vuole essere ricordato come l’uomo che ha posto fine una volta per tutte al conflitto curdo-turco. Per riuscire nell’impresa è stato costretto a stringere un’alleanza con l’élite militare, dimentico di quel susseguirsi di colpi di stato per mano dei militari di cui è costellata la storia recente del Paese. La cooperazione fra esercito e governo è stata sotto gli occhi di tutti nell’autunno del 2015, quando Ankara ha concesso carta bianca ai militari durante un’operazione condotta ai danni della minoranza curda, nel sud est del Paese.

Una spaventosa leggerezza che rischia di preparare il terreno per un nuovo golpe. Secondo gli analisti, la minaccia potrebbe trasformarsi in realtà con il peggiorare della crisi politica e il proliferare di nemici esterni. Il vero fattore determinante rimane, però, l’eventuale inasprirsi della questione curda, ormai degenerata in vera e propria guerra civile, seppur ancora “tiepida”. I curdi in Turchia sono 20 milioni, circa il 15% della popolazione. Eterogenei da un punto di vista strettamente politico, i curdi possono essere divisi in tre gruppi: da una parte i simpatizzanti del Pkk, dall’altra i curdi-alawiti, di orientamento socialdemocratico ed infine la maggioranza conservatrice, inizialmente fedele all’Akp, il partito di Erdoğan. Perfettamente assorbiti all’interno del sistema politico e sociale del Paese, i conservatori hanno finito col sentirsi traditi in seguito al rifiuto iniziale da parte del governo di offrire aiuto alla città curda di Kobane, assediata dai militanti dello Stato Islamico, nel settembre del 2014. Una spaccatura che è divenuta ancora più profonda con la decisione di sospendere ogni forma di dialogo fra governo e minoranza curda.

Turkey's President Tayyip Erdogan addresses the audience during a meeting in Ankara, Turkey, December 3, 2015. REUTERS/Murat Cetinmuhurdar/Presidential Palace Press Office/Handout via Reuters

Il presidente Tayyip Erdogan a un convegno ad Ankara, nel dicembre 2015. Foto: REUTERS/Murat Cetinmuhurdar/

Secondo Pavel Shlykov, professore associato dell’Istituto di Studi asiatici e africani dell’Università di Mosca, a frenare i militare sarebbe  la paura di non godere dell’appoggio della popolazione. Ma l’esercito è anche consapevole di giocare da contrappeso nel porre un limite alle ambizioni di Erdoğan in fatto di politica estera, scongiurando il coinvolgimento diretto della Turchia nel conflitto siriano. Un intervento nella guerra civile in Siria porterebbe con sé una serie di gravi implicazioni diplomatiche, come l’aumento delle tensioni fra Russia e Stati Uniti e la necessità per Ankara di dover combattere su più fronti. Un rischio di cui solo l’esercito sembra essere consapevole.

Melissa Aglietti

Raccontarvi chi io sia non è semplice. Sono stata tante cose: sono stata la scure di Raskol’nikov, sono stata gli occhi vivi e intelligenti di Elizabeth Bennet, il vestito rosa di Kitty, lo sguardo rivolto al mare in tempesta di Sarah Woodruff. Sono essenzialmente tutti i libri che leggo. Contatti: melissa.aglietti@gmail.com

 http://www.uninfonews.it/turchia-lo-spettro-del-colpo/

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 276 »

*16 MARZO 2016:PEDOFILIA,DOPO L’AUSTRALIANO  TOCCA A BARBARIN

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-SU LE MONDE:Police et justice
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Mis en cause dans deux affaires de pédophilie, le cardinal Barbarin se défend
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Le Monde.fr avec AFP | 15.03.2016 à 10h51, Mis à jour le 15.03.2016 à 17h00

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Impliqué depuis plusieurs semaines dans un scandale de pédophilie qui agite son diocèse, le cardinal Philippe Barbarin, archevêque de Lyon depuis 2002, a été contraint de se défendre, mardi 15 mars, lors d’une conférence de presse à Lourdes. « Je veux dire avec la plus grande force que jamais, jamais, jamais je n’ai couvert le moindre acte de pédophilie », a dit le cardinal, accusé d’avoir couvert les actes de deux prêtres.
.« Les victimes savent que c’est d’abord à elles que je pense… je prie pour elles. (…) Quand c’est fait par un prêtre, c’est encore plus horrible, car les parents ont mis leur confiance dans ce prêtre… On comprend leur colère, leur désarroi, leur souffrance. ».

Mgr Barbarin a pris la parole quelques heures après une intervention du premier ministre, Manuel Valls, mardi matin. Ce dernier avait évoqué une possible démission du cardinal, l’appelant à « prendre ses responsabilités ». « Je respecte la présomption d’innocence. Je ne suis pas juge, je suis chef du gouvernement, je fais attention à tous les mots que je veux prononcer, mais un homme d’Eglise, cardinal, primat des Gaules, qui a une influence morale, intellectuelle, qui exerce une responsabilité majeure dans notre société, doit comprendre la douleur », avait déclaré le premier ministre.

Dans une interview au Parisien, jeudi, le cardinal Barbarin avait exclu de démissionner. « La démission, pour moi, n’est pas une question d’actualité », y affirmait-il, tout en assurant les victimes de sa compassion.

Deux plaintes déposées

Ces prises de parole s’inscrivent dans un contexte extrêmement tendu pour le diocèse de Lyon. Une première plainte a été déposée en début d’année contre le père Bernard Preynat, mis en examen à la fin de janvier pour des agressions sexuelles sur de jeunes scouts lyonnais entre 1986 et 1991. Les victimes estiment que le cardinal Barbarin, mis au courant des agissements du père en 2007-2008, selon ses dires, aurait dû le démettre de ses fonctions dès lors et non en 2015. Le parquet de Lyon a ordonné au début de mars une enquête préliminaire pour « non-dénonciation de crime » et « mise en danger de la vie d’autrui » en marge de cette affaire.

Lire aussi :   Agressions sexuelles contre des scouts : l’archevêque Barbarin n’entend pas démissionner

Une seconde plainte visant le cardinal Barbarin en personne a été déposée en février concernant des actes pédophiles remontant au début des années 1990, et commis par un prêtre toujours en activité à Lyon, a-t-on appris mardi 15 mars, de source judiciaire, confirmant une information du Figaro.

Cette plainte, déposée par une personne haut placée dans un ministère, vise des faits de « mise en danger de la vie d’autrui et provocation au suicide », a confirmé le diocèse de Lyon dans un communiqué. Le cardinal est accusé d’avoir couvert le prêtre. La plainte fait suite à une première tentative déposée en 2009 à l’encontre du prêtre, classée sans suite par la justice pour cause de prescription.

Interrogé par l’AFP, l’auteur de la plainte assure avoir rencontré le cardinal Barbarin à la gare de Lyon, à Paris, en 2009, pour le prévenir qu’il allait déposer plainte. Le cardinal lui aurait dit que cet abbé avait « déjà eu maille à partir avec la justice pour exhibitionnisme » et qu’il demandait pardon « en son nom. » Pourtant, selon cette victime, « l’archevêché de Lyon n’a pas fait tout ce qui devait l’être pour l’empêcher de nuire à nouveau. »

L’Eglise veut « faire la vérité pour les victimes »

A l’issue de la conférence de presse du cardinal Barbarin, le porte-parole de l’association de victimes, Bertrand Virieux, a estimé que la défense de l’archevêque était « pathétique », et qu’il aurait été « logique » que le cardinal « passe le flambeau à quelqu’un de compétent, qui sache entendre les victimes et comprenne la problématique majeure de la pédophilie dans l’Eglise. »

De son côté, le président de la Conférence épiscopale qui se tient à Lourdes, Mgr Georges Pontier, a affirmé que « faire la vérité pour les victimes » de pédophilie était « la priorité » des évêques. Il a redit l’engagement de l’Eglise de France à lutter contre la pédophilie, même si, a-t-il reconnu, « des cas épars, récents ou plus anciens, apparaissent encore chaque année dans nos diocèses ».

Depuis la fin du concordat et du gallicanisme, le pouvoir de démettre un évêque est exclusivement du fit du Vatican. Les évêques peuvent en revanche donner leurs démissions, comme c’est arrivé à plusieurs reprises dans des affaires de pédophilie. Le pape François avait accepté en 2013 la démission de l’évêque irlandais, William Lee, qui avait reconnu avoir couvert un prêtre pédophile. En 2015, l’évêque américain Robert Finn avait lui aussi démissionné.

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En savoir plus sur

http://www.lemonde.fr/police-justice/article/2016/03/15/pedophilie-le-premier-ministre-demande-au-cardinal-barbarin-de-prendre-ses-responsabilites_4883059_1653578.html
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REAZIONE:NESSUN PASSO INDIETRO NELLA LOTTA ALLA PIAGA DELLA PEDOFILIA.DOPO PELL FUGGITIVO DELLA GIUSTIZIA AUSTRALIANA TOCCA A BARBARIN.
E LA SMETTA DI INTROMETTERSI NELLE FAMIGLIE DELLE VITTIME:NON C’E BISOGNO DELLA SUA IPOCRESIA.SA DI RICATTO.E SI DIMETTA O NO SPERIAMO BENE DELLA POLIZIA,LA GIUSTIZIA,LA POLITICA E,PERCHE NO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE E SIA SOTTOMESSO A PROCESSO.
-IL GIORNO DOPO 1 :NUOVO CASO A LYON
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-SU LE FIGARO:Nouveau
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Un troisième prêtre dans la tourmente dans le diocèse de Lyon
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Home ACTUALITE Société
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Par Eugénie Bastié
Publié le 17/03/2016 à 08:32
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Après l'affaire du curé Preynat et du père Bilioux, le cardinal Barbarin est accusé d'avoir «promu» un prêtre précédement condamné pour agression sexuelles.Le Parisien révèle qu’un prêtre condamné pour « agressions sexuelles » sur des majeurs officie toujours dans le diocèse de Lyon. L’épiscopat défend le cardinal.

Encore une «affaire» Barbarin? Le Parisien révèle jeudi un troisième cas de prêtre du diocèse de Lyon, ayant été condamné pour agressions sexuelles et toujours en fonction. Il ne s’agit pas de pédophilie comme dans le cas du père Preynat, mais d’un prêtre de Rodez condamné en 2007 à un an et demi de prison avec sursis pour des agressions sexuelles sur des étudiants, qui étaient tous majeurs, âgés de 20 à 32 ans, résidant au foyer dont il était responsable. Le Parisien affirme que l’ecclésiastique aurait été promu par le cardinal au rang de «doyen». Le père Bruno Houbert est aujourd’hui curé de la paroisse Sainte-Blandine-du-Fleuve à Millery (Rhône), au sud de Lyon. «Après sa condamnation, il a été en paroisse à Rodez, sous la vigilance des prêtres, et n’était pas en contact avec des jeunes. Son ministère était réduit mais il a continué de célébrer. Notre diocèse l’a accompagné progressivement vers une prise de conscience, il a été suivi par un psychologue», détaille dans le journal le vicaire général du diocèse de Rodez, Bernard Quintard.

«Il ne s’agit en aucun cas de pédophilie»

Le porte-parole des évêques de France, Mgr Olivier Ribadeau-Dumas, a réagi mercredi soir en faisant valoir que cette affaire n’avait «rien à voir» avec un scandale pédophile et en démentant que le prêtre condamné ait été «promu».«Il n’est pas promu (…) Il a aujourd’hui des responsabilités de formation dans le diocèse de Lyon (…) pas en contact avec des jeunes, ce sur quoi le diocèse a toujours veillé», a-t-il déclaré.

«Il s’agit d’un prêtre qui a été condamné à 18 mois de prison avec sursis pour des gestes déplacés sur des majeurs, il ne s’agit donc en aucun cas de pédophilie (…) Pour nous, il s’agit de l’histoire d’un homme qui a été coupable de faits qui ont été jugés», a-t-il ajouté.

«Ce cas n’a rien à voir et n’est en aucun cas comparable à celui du père Preynat», a insisté Mgr Ribadeau-Dumas en évoquant l’affaire qui a plongé Philippe Barbarin dans la tourmente

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/03/17/01016-20160317ARTFIG00055-un-troisieme-pretre-dans-la-tourmente-dans-le-diocese-de-lyon.php
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-IL GIORNO DOPO 2:
lemonde.fr
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Pédophilie dans le diocèse de Lyon : le cardinal Barbarin dans la tourmente
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Le cardinal Barbarin en décembre 2015.
Le cardinal Barbarin en décembre 2015. JEFF PACHOUD / AFP
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Les observateurs le décrivaient comme l’un des prélats les plus brillants de sa génération. Depuis son installation en 2002 à l’archevêché de Lyon, certains lui prêtaient même un destin papabile. Et ce ne sont pas les lecteurs de LyonMag, qui l’ont élu « Lyonnais de l’année 2015 » devant Florence Foresti ou Najat Vallaud-Belkacem, qui auraient imaginé que le cardinal Barbarin serait rattrapé quelques mois plus tard par des affaires de pédophilie dans son archidiocèse.

Deux plaintes pour l’heure visent le primat des Gaules, accusé de ne pas avoir dénoncé à la justice des agressions sexuelles sur mineurs. Des faits qu’il récuse fermement. « Je veux dire avec la plus grande force que jamais, jamais, jamais je n’ai couvert le moindre acte de pédophilie », s’est défendu Philippe Barbarin lors d’une conférence de presse mardi 15 mars. Un peu plus tôt dans la journée, le premier ministre, Manuel Valls, avait appelé l’archevêque de Lyon à « prendre ses responsabilités ».

Lire :   Mis en cause dans deux affaires de pédophilie, le cardinal Barbarin se défend

Lire le décryptage :   Pédophilie dans le diocèse de Lyon : ce que l’on sait

Pour l’instant, le Vatican a temporisé, estimant qu’il était « opportun d’attendre le résultat » de l’enquête. « Quel qu’il puisse être, eu égard à son sens de la responsabilité, on doit manifester estime et respect envers le cardinal Barbarin », a déclaré le porte-parole du Saint-Siège. C’est en effet une figure de l’Eglise qui est mise en cause.

Sur bien des sujets, le cardinal Barbarin, fan de Tintin et d’astronomie, dépasse les clivages habituels. « Inclassable », dit de lui Le Figaro, tant il est vrai que ses convictions et ses amitiés n’obéissent pas à des lignes de fracture traditionnelles.

En 2012, Manuel Valls est ministre de l’intérieur quand les saillies de Philippe Barbarin sur le mariage pour tous font polémique. Lors d’une interview, l’archevêque de Lyon affirme que cette « rupture de société » que constitue le mariage homosexuel pourrait avoir « des quantités de conséquences » : « Après, ils vont vouloir faire des couples à trois ou à quatre. Après, un jour peut-être, l’interdiction de l’inceste tombera. Il y aura des demandes incroyables, qui commencent à se faire jour ! »

La pensée du cardinal est précisée peu après par un communiqué du diocèse de Lyon : « Dès lors que quelques repères majeurs seraient dépassés, quelles réponses seront faites à ces nouvelles demandes ? », s’interroge-t-il, relevant que « le polyamour ou les unions à plusieurs deviennent un sujet d’actualité ».

« Inclassable »

Cette prise de position du cardinal Barbarin, également opposé à l’avortement, lui a valu la sympathie de la frange conservatrice de l’Eglise et quelques inimitiés. Mais le cantonner à cette cause serait réducteur, si l’on en croit le directeur de la rédaction de La Vie (groupe Le Monde), Jean-Pierre Denis. Dans un éditorial consacré à « l’affaire Barbarin », le spécialiste des religions estime même « possible que certains veuillent faire taire une voix qui porte sur bien des sujets de société, des Roms à l’euthanasie ».

Diplômé d’une maîtrise de philosophie à la Sorbonne et de théologie à l’Institut catholique de Paris, il est ordonné prêtre le 17 décembre 1977 pour le diocèse de Créteil, avant de devenir aumônier de lycée dans le Val-de-Marne puis, de 1994 à 1998, professeur au grand séminaire de Fianarantsoa à Madagascar. Dès sa nomination en 2002 à la tête du deuxième diocèse de France, après seulement quatre ans d’épiscopat, il bouscule les codes. Lors de sa prise de fonctions, au cours d’une messe célébrée en la primatiale de Lyon à laquelle assistait le ministre de l’intérieur Nicolas Sarkozy, il plaide déjà pour « les rencontres interculturelles [qui] sont un enrichissement et non un choc des civilisations ».

Le dialogue avec les musulmans et les juifs sera dès lors l’un des combats du nouvel archevêque, né à Rabat (Maroc) en 1950. Récemment, il s’était fait le défenseur des chrétiens d’Orient persécutés, se prononçant notamment, dans un entretien à La Croix, pour l’accueil de ceux forcés de fuir leur pays en raison des conflits qui y font rage.

Dans un portrait publié dans Le Monde en 2004, le cardinal était décrit comme « la “coqueluche” de Lyon, le “Sarko de l’Eglise” (…), le cardinal qui “décoiffe”, séduit et déconcerte les banlieues comme les beaux quartiers ». Douze ans plus tard, les accusations d’anciennes victimes de prêtres pédophiles de son diocèse pourraient bien conduire le prélat à sa chute.

 http://www.lemonde.fr/religions/article/2016/03/17/pedophilie-le-cardinal-barbarin-dans-la-tourmente_4884250_1653130.html
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-APPENDICE:
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lemonde.fr
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Pédophilie dans le diocèse de Lyon : ce que l’on sait

Le Monde | 16.03.2016 à 18h40 ,Mis à jour le 17.03.2016 à 00h15 | Par Samuel Laurent

Le cardinal de Lyon, Mgr Philippe Barbarin, lors de la Fête des lumières, à Lyon, en 2015.

1. Que s’est-il passé ?

L’affaire de Lyon comprend plusieurs volets et se déroule en plusieurs temps :

L’affaire Bernard Preynat. De 1971 à 1991, Bernard Preynat encadre, en tant que prêtre, le groupe de scouts de Saint-Luc, à Sainte-Foy-lès-Lyon, ville prospère jouxtant la capitale des Gaules.

A la fin de 2015, une ancienne victime présumée du prêtre écrit au procureur de la République pour dénoncer des actes de pédophilie commis par ce dernier, contre lui et contre d’autres anciens scouts. Il dit avoir effectué cette démarche après avoir rencontré d’autres victimes du père Preynat, et surtout après avoir, en vain, contacté le cardinal Barbarin, sans que rien ne soit fait, selon son récit à Rue89.

Le 23 octobre 2015, le diocèse de Lyon publie un communiqué annonçant que « plusieurs personnes » ont porté plainte contre le père Preynat pour des « faits antérieurs à 1991 ». Il assure : « Aujourd’hui, ce prêtre n’a plus aucune responsabilité pastorale, et tout contact avec les mineurs lui a été interdit. » Quelques mois avant, en 2014, le père Preynat était encore responsable de la paroisse de Roanne, dans la Loire voisine.

Il est mis en examen depuis la fin de janvier pour des faits d’agression sexuelle commis entre 1986 et 1991, et témoin assisté pour des faits de viol qui pourraient être prescrits. Il a reconnu les faits qui lui sont reprochés, et avoué que ses autorités de tutelle étaient au courant depuis 1991.

La question qui se pose aux victimes, réunies dans une association très active médiatiquement, La Parole libérée, est en effet celle de la prescription des faits : vingt ans après la majorité de la victime, dans le cas d’agressions sexuelles sur mineurs de moins de 15 ans. Il faut donc, pour pouvoir poursuivre le prêtre, trouver des victimes ayant moins de 38 ans.

L’affaire « Pierre ». Le diocèse de Lyon avait déjà communiqué, l’année précédente, pour déplorer les agissements d’un autre prêtre, mis en examen pour corruption et atteinte sexuelle sur mineur, et soupçonné d’avoir eu une relation sexuelle avec un adolescent fugueur de 14 ans. L’affaire se soldera par un non-lieu, le procureur estimant que l’adolescent avait menti sur son âge et que le prêtre avait sincèrement cru avoir des relations avec un homme majeur.

Suspendu de ses fonctions, le prêtre est remplacé à l’automne 2015 par un autre religieux à la tête de l’église de l’Immaculée-Conception. Mais celui-ci est à son tour mis en cause, lundi 14 mars, par « Pierre », un homme âgé de 42 ans, anonyme mais présenté comme un « haut fonctionnaire en poste au ministère de l’intérieur », qui témoigne dans un article du Figaro, dans lequel il dit avoir été victime d’attouchements dudit prêtre lorsqu’il avait 16 ans. Là encore, sa plainte, déposée en 2009, a été classée car les faits étaient anciens, et donc prescrits.

Ce sont donc deux cas anciens, de pédophilie reconnue par l’auteur, mais potentiellement prescrite, et de détournement de mineur potentiel, qui touchent le diocèse. En outre, La Parole libérée évoque « d’autres affaires du même type » qui seraient sur le point d’être révélées.

2. Combien de victimes y a-t-il ?

Dans l’affaire Preynat, qui se serait étalée sur vingt ans, de nombreuses victimes sont évoquées. La Tribune de Lyon mentionne dans un article d’octobre 2015 le témoignage d’une victime, abusée sexuellement à 12 ans, qui parle d’une « vingtaine de gamins [qui] y sont passés ». L’association La Parole libérée, elle, parle d’une cinquantaine, voire d’une soixantaine de cas durant les vingt ans où le père Preynat s’occupait de groupes de scouts.

Surtout, avance un autre témoin, toujours anonyme, dans le même journal, « des choses étaient déjà sorties à l’époque », et les familles avaient choisi de ne pas porter plainte, en échange de l’assurance que le prêtre serait éloigné des enfants. Ce qui n’a pas été le cas.

Effectivement, La Parole libérée a publié plusieurs lettres envoyées par le père Preynat à des familles de victime, dans les années 1990, après que celles-ci ont alerté le diocèse à son sujet. « Je n’ai jamais nié les faits qui me sont reprochés. Ils sont pour moi aussi une blessure dans mon cœur de prêtre », écrit Bernard Preynat, tout en minimisant :

« Comment pourrais-je quitter la paroisse du jour au lendemain comme un voleur après vingt ans de présence où je n’ai tout de même pas fait que du mal ? Sans avoir même le temps de dire au revoir, de ranger mes affaires, de déménager, sans nouveau poste durable. En me voyant partir ainsi, que vont penser les gens du quartier, ma famille, mes amis ? Ils ne tarderont pas à connaître la raison, la rumeur va se répandre partout et comment pourrais-je alors retrouver un ministère : je serai complètement coulé ! »

Il est pour le moment difficile de recenser précisément les victimes. Lyon Magazine a fait part en février d’autres cas potentiels d’abus plus récents de la part du père Preynat, en 2003. RMC a également publié le témoignage d’un père de famille faisant état de gestes « déplacés » de la part du prêtre.

En outre, des membres de l’association La Parole Libérée ont porté plainte directement contre le cardinal Barbarin et d’autres responsables de l’église lyonnaise, pour non-dénonciation de crime et mise en danger de la vie d’autrui. Une enquête préliminaire a été ouverte à la fin de février par le parquet de Lyon.

. Pourquoi le cardinal Barbarin est-il violemment critiqué ?

Dans le cas du père Preynat, c’est l’attitude du diocèse de Lyon qui est critiquée. Car, alors que Bernard Preynat avait reconnu les faits dè 1991, les autorités ecclésiastiques l’ont maintenu en poste durant des années, se contentant de le changer de paroisse, mais le laissant de fait au contact d’enfants jusqu’à ce qu’un nouveau scandale éclate.

Le cardinal Barbarin a admis, dans La Croix, avoir été au courant des agissements du père Preynat « vers 2007-2008 », à la suite d’un témoignage. Il explique avoir demandé des explications au prêtre et l’avoir cru quand ce dernier a dit avoir cessé depuis.

« J’ai alors pris rendez-vous avec lui pour lui demander si, depuis 1991, il s’était passé la moindre chose. Lui m’a alors assuré : “Absolument rien, j’ai été complètement ébouillanté par cette affaire. (…) Certains me reprochent de l’avoir cru… Oui, je l’ai cru. »

Il ajoute que le père Preynat avait reçu la confiance du cardinal Decourtray, primat des Gaules dans les années 1990, qui l’avait rétabli dans son ministère après six mois de suspension.

Une fois averti de la nouvelle affaire, en 2014, Mgr Barbarin explique avoir sollicité l’avis du Vatican, qui lui aurait demandé d’écarter le prêtre :

« J’ai écrit à Rome, qui m’a conseillé de le suspendre de ses fonctions malgré les vingt-quatre années écoulées depuis les faits. Ce que j’ai fait. »

Mais, comme le relate Rue89, cette suspension n’a pas été rendue publique. La presse locale évoque d’ailleurs en juillet 2015 le départ du père Preynat pour « le Sedif, le service diocésain de la formation. C’est ici que sont formés des laïcs pour devenir catéchistes, ou encore animateurs en paroisse et dans les hôpitaux ».

Le premier ministre, Manuel Valls, a appelé mardi 15 mars Mgr Barbarin à « prendre ses responsabilités » dans cette affaire.

. Que répondent les autorités catholiques ?

Le diocèse de Lyon s’est adjoint les services d’un expert en communication : Guillaume Didier, ancien magistrat, porte-parole du ministère de la justice (de 2007 à 2010), et désormais spécialiste en gestion de crise.

Le cardinal Barbarin a donc rejeté en bloc les accusations de laisser-faire, estimant qu’il a agi dès qu’il a été mis au courant des faits, en éloignant (discrètement, comme on l’a vu) le prêtre fautif. « Je veux dire avec la plus grande force que jamais, jamais, jamais je n’ai couvert le moindre acte de pédophilie », s’est défendu le primat des Gaules mardi 15 mars, lors d’une conférence de presse à Lourdes.

« C’est arrivé en 2006 et en 2014 [le cas signalé par  « Pierre » ]. La police peut en être témoin, ils m’ont rendu justice à ce sujet. Le dimanche suivant, le prêtre n’avait plus le droit de célébrer la messe dans sa paroisse. A aucun des deux je n’ai redonné de ministère », a-t-il assuré.

Le cardinal Barbarin assure donc n’avoir eu aucune preuve, et avoir cru son prêtre lorsqu’il lui a dit avoir cessé ses agissements. Une défense quelque peu mise à mal par la dernière victime, le fameux « Pierre », qui dénonce des abus commis contre lui par un autre prêtre.

La défense du cardinal Barbarin insiste dans ce cas sur l’âge de la victime présumée au moment des faits (16 ans), et assure :

« Ce sont des points très troubles de la vie d’un prêtre, mais qui n’ont rien à voir avec de la pédophilie. »

Mgr Barbarin a également eu une formule maladroite et très critiquée, en expliquant, à propos du père Preynat :

« La majorité des faits, grâce à Dieu, sont prescrits, mais certains peut-être pas. »

Une phrase dont il a lui-même reconnu la maladresse. Il expliquant en outre : « Il ne faut pas nous en tenir à une prescription juridique ou au fait qu’il n’y ait pas de plaintes. Manifestement, cela ne suffit pas, il y a quelque chose que nous devons changer. »

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 275 »

12 MARZO 2016:MILITARI PEDOFILI “GO HOME”

-SU GOOGLE NEWS:

Mediaset

12 marzo 2016
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Onu contro abusi suoi peacekeeper
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Risoluzione dopo diversi scandali
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02:00 – Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato la sua prima risoluzione contro il crescente fenomeno degli abusi sessuali da parte dei peacekeeper delle Nazioni Unite in alcune delle aree più a rischio del mondo. Un passo che segue uno scandalo recente, in particolare nella Repubblica centroafricana e in Congo, con bambini come vittime. La risoluzione prevede il rimpatrio dei militari “dove c’è la prova di uno sfruttamento o abuso sessuale”.

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http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/onu-contro-abusi-suoi-peacekeeper_2164719-201602a.shtml

REAZIONE:DOPO I PRETI TOCCA AI MILITARI PEDOFILI.ESTIRPARE L’EXCRESENZA MALIGNA DELLA PEDOFILIA OVUNQUE.

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12 MARZO 2016:PAZZESCO SBAGLIO,SALVINI “GO HOME”

-SU GOOGLE NEWS:

newsitaliane.it
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Matteo Salvini e la polemica sul retweet choc: ‘Sparare ai giudici’
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Published on Mar 12,2016-In News Italiane-by Anastazia Rizzo
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E’ finito al centro di una grossa polemica, nelle ultime ore, il celebre politico italiano, deputato ed europarlamentare, segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini accusato di aver rettwittato una frase offensiva scritta da un suo follower contro la magistratura. A lanciare l’accusa nei confronti del segretario federale della Lega Nord è stato nello specifico Francesco Nicodemo, appartenente al Pd, il quale ha condiviso sui social lo screenshot della frase retwittata da Salvini aggiungendo come didascalia delle brevi ma chiare parole ovvero “Per la serie i grandi retweet di Salvini. Che vergogna”, poi ancora Nicodemo ha aggiunto un secondo commento quando si è reso contro che, il post retwittato da Salvini era stato eliminato e a tal proposito l’esponente del Pd ha dichiarato “Salvini ha levato i RT imbarazzanti. Bene. Però non basta, deve anche chiedere scusa”. Facendo però un passo indietro, ecco la frase “incriminata” scritta da un follower di Matteo Salvini e che sembrerebbe essere stata condivisa dallo stesso: “La difesa è sempre legittima. Giudici comunisti di merda. Spariamo a loro prima”.

Sono stati in molti gli esponenti della politica italiana che hanno commentato l’accaduto esprimendo il loro pensiero in merito e soprattutto il loro dissenso per il post ritwittato da Salvini il quale ha voluto precisare di non avere nulla a che fare con questa storia. “Matteo Salvini ha spesso dato prova di scarso equilibrio nelle sue valutazioni politiche. Questa volta si è vergognato del suo stesso populismo, tanto è volgare.

E fa bene. Faccia uno sforzo in più: si scusi con i magistrati”, sono state nello specifico le parole espresse da David Ermini, responsabile Giustizia del Pd mentre invece, il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni ha dichiarato che è assolutamente opportuno che su questa vicenda vengano immediatamente presi dei seri provvedimenti e che Salvini smetta di dar vita a deliri definiti “brutali e violenti”, solo per recuperare alcuni voti affermando che, quello del leader della lega è un gioco molto pericoloso e allo stesso tempo irresponsabile. Come precedentemente anticipato proprio il protagonista della discussa vicenda ovvero Matteo Salvini ha commentato affermando di non avere alcuna responsabilità in merito ma anzi al contrario, di prendere le distanze da quanto accaduto in quanto si è trattato di un brutto errore commesso dallo staff.

Per essere più precisi, ecco quanto dichiarato da Salvini: “Smentisco e condanno nella maniera più ferma e assoluta la frase ‘sparare prima ai giudici’ che mi viene attribuita. Si tratta di un tweet delirante rilanciato per errore dallo staff e dai cui contenuti prendo e prendiamo le distanze. Altra cosa e’ condannare l’atteggiamento del Pd a favore dei delinquenti che per l’ennesima volta rimanda l’approvazione della legge sulla legittima difesa”. Insomma, Matteo Salvini, che spesso si trova al centro dell’attenzione mediatica, adesso dovrà fornire diverse spiegazioni per uscire da tale situazione.

I tweet di Matteo Salvini sono come i cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita. Figurarsi i retweet. Si contano, in natura, presidi interi di inscaffibili guardiani della morale preposti, stoicamente, giorno e notte, al controllo qualità dei pensieri del leader della Lega (il quale pensa, e comunica, a ritmo giapponese);sicché, appena Salvini riwitta l’idiozia di un fan – « La difesa è sempre legittima.

Giudici comunisti di merda. Spariamo a loro prima»- be’, ovvio che si scateni l’inferno. I giusti- zialisti ululano rabbia: «è necessario che siano presi gli adeguati provvedimenti ma è anche ora che l’irresponsabile Salvini si fermi e la smetta. Il suo è un gioco irresponsabile». Il Sel Nicola Fratoinanni insorge: «Siamo ben oltre il livello di guardia, ed è necessario che su questa vicenda siano presi gli adeguati provvedimenti». Il dem Francesco Nicodemo – l’estenuato addetto al controllo di cui sopra- grida il proprio sdegno: «Per la serie i grandi retweet di Salvini. Che vergogna» e sventola come un orribile trofeo lo screenshot del cinguettio, subito cancellato dallo staffpadano. Perfino Francesca Pascale, forse, allude, postando non si sa perchè la foto di un uomo di Neanderthal.

Una storia incredibile quella che stiamo per raccontarvi che ha come protagonista una ragazzina di soli 14 anni la quale nel pomeriggio di giovedì 10 marzo ha tentato il suicidio. Ma cosa ha portato la giovanissima a compiere questo triste e disperato gesto? E’ accaduto a Venaria nel Torinese dove la ragazzina di…

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 http://newsitaliane.it/2016/matteo-salvini-e-la-polemica-sul-retweet-choc-sparare-ai-giudici-46635
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REAZIONE:TERRORIFICO,PAZZESCO.ORA SI, HA SBAGLIATO PER DUE VOLTE IN MALA FEDE,COL TWEET E COL RETWEET,LA GIUSTIZIA AGISCA “DI UFFICIO”.SFRATTARE SALVINI DELLA POLITICA.
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4 MARZO 2016:COSI SI SNATURALIZZA LA NUOVA ERA.
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-SU MICROSOFT NOTIZIE(WINDOWS 10):
La Tv digitale cresce a discapito della Tv generalista
ITespresso, 14 marzo 2016, 10:00
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image: http://www.itespresso.it/wp-content/uploads/2016/03/rai_youtube_facebook.jpg
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La Tv digitale cresce a discapito della Tv generalista

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La RAI vuole collaborare sia con Youtube che con Facebook, senza preclusioni, perché queste sono piattaforme che “hanno accesso a pubblici che per noi sono complicati e dobbiamo andarci dentro”
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L’audience delle tv generaliste è calata del 15%, mentre la platea della Tv digitale si è ampliata dell’11%. Lo ha dichiarato la RAI, spiegando che è al tramonto la logica palinsesto-centrica: “Il palinsesto è fondamentale, ma dobbiamo pensare ad una maniera che sia ab origine digitale. E’ chiaro che un prodotto deve andare in televisione, ma bisogna considerare ad esempio tutte le sue possibilità di espansione, prima ancora di immaginare prodotti ad hoc”. “Il digitale (…) è ormai la televisione stessa” ha precisato Gian Paolo Tagliavia, al vertici della Direzione Digital della Rai: “Se vediamo chi oggi ha fra 15 e 44 anni e confrontiamo il mese di gennaio 2016 con lo stesso mese del 2013, la platea televisiva delle tv generaliste è diminuita del 15%. Di contro, solo nell’ultimo anno, quindi nel 2015, confrontato con il 2014, la platea digitale è cresciuta dell’11%. Non solo. Ad oggi più del 50% di chi ha uno smartphone, lo utilizza anche in casa, e cioè dove dispone anche del computer, per vedere video“, ha dichiarato in audizione in Commissione di Vigilanza.

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La Tv digitale cresce a discapito della Tv generalista

La Tv digitale cresce a discapito della Tv generalista

La RAI vuole collaborare sia con Youtube che con Facebook, senza preclusioni. “La Rai ha però un ruolo e una storia che richiede un rapporto più personalizzato” ha ribadito il manager del servizio pubblico, mostrando un’inversione a U rispetto all’ex dg Luigi Gubitosi, che aveva deciso di interrompere il contratto con Youtube. Queste sono piattaforme che “hanno accesso a pubblici che per noi sono complicati e dobbiamo andarci dentro”.

La Rai fa tante cose sul digitale, ci sono più di

00 siti. Forse dovremmo cominciare a fare meno cose e a farle meglio” ha concluso.

Sia Facebook che l’app Snapchat contano 8 miliardi di visualizzazioni al giorno. Il mercato della pubblicità sui video online arriverà a valere 17 miliardi di dollari (dal 2017, fonte: Jefferies). Secondo Atlantic Equities, circa il 50% di tutto il consumo dei media è ormai online, ma solo il 17% del budget advertising non-search è speso in Rete. In gioco sarebbero 150 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva in advertising, destinato a passare dalle piattaforme offline all’online.
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image: https://lh4.googleusercontent.com/-Rx7tOafCQRI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAADw/MrFXu21FOX0/s120-c/photo.jpg

ITespresso
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ITespresso
ITespresso è il sito di tecnologia dedicato a tutti coloro che sono appassionati dei trend del mercato IT, non solo di nuovi prodotti (smartphone, tablet, app innovative…) ma anche dei fenomeni che stanno cambiando il modo di lavorare: virtualizzazione, collaboration, cloud, byod. Attento alle innovazioni apportate dal mondo social, ITespresso guarda con interesse le dinamiche dei social network, da Facebook a Google, dando consigli e strumento concreti anche alle piccole e media imprese per utilizzare l’IT a vantaggio del business.
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Scopri di più su: http://www.itespresso.it/la-tv-digitale-cresce-a-discapito-della-tv-generalista-116664.html?utm_source=partner-4012&utm_medium=rss&utm_campaign=rss
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REAZIONE:QUESTO E’ UN TRIONFO DELLA NUVA ERA?SONO TENTATO A GRIDARE “SI,QUESTO E’ UN TRIONFO DELLA NUOVA ERA A SCAPITO DELLA TV TRADIZIONALE DI SILVIO BERLUSCONI?E INVECE NO,ANZI E’ UNA SNATURALIZAZZIONE DELLA NUOVA ERA.VEDI:QUESTO E’ UN TRIONFO DELLA NUOVA ERA IN QUANTO SI TRATTA DEL TRIONFO SCIENTIFICO-TECNOLOGICO DEL MIO CONCETTO INTEGRAZIONISTA DI PIU MEZZI IN UN SOLO SUPPORTO.IN QUESTO SENSO SI LO E’.PERO……PERCHE QUESTO FOSSE COSI LA TV ONLINE DOVREBBE ESSERE,TRA L’ALTRO, ANCHE INTERATTIVA,CIO’E’ PERMETTERE AD OGNI SINGOLO UTENTE INCIDERE NEI CONTENUTI,DOVREBBE POTERE DALLA SUA CONESSIONE ONLINE INTERAGIRE CON LA TV ONLINE.PER DIRLA CHIARO:UNA CAMERA DIRETTA AI CONTENUTI DELLA TV ONLINE DOVE “DIRE LA NOSTRA” DIRETTAMENTE.E ALLORA COSI COME CI LA PRESENTANO SI TRATTA INVECE DELL’USO DEI MIEI CONCETTI SCIENTIFICI PERO SENZA LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA.PER DIRLA PIU CHIARA UNA SOMMATORIA SEMPLICE DI TV TRADIZIONALE SUI  NUOVI MEZZI ONLINE.PERO TV TRADIZIONALE+RETE ONLINE,NON E’ UGUALE A NUOVA ERA.
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VEDI PIU,GLI ANNI SESSANTA HANNO VISTO NASCERE IL MITO DEL CHE GUEVARA.LA GENERAZIONE ’68 NE FECE UN SIMBOLO.PERO DOPO LA GENRAZIONE ’68 HA DEGENERATO E SI LA HA VISTO ASSIMILATA DAL CAPITALISMO SELVAGGIO NOLIBERALE(SILLYCON VALLEY E UN ESEMPIO)E GLI ANTICHI “RIVOLUZIONARI” SONO DIVENTATI MANAGER CHE GESTIVANO QUELLI SIMBOLI RIVOLUZIONARI IN SENSO CAPITLISTA:CHE GUEVARA NON PIU RIVOLUZIONARIO MA OGETTO DI MARKETING.QUALCOSA DI SIMILE CI VUOLE PRESENTARE LA RAI DEI TELEMACI ALLA RENZI(RENZI,SALVINI,FITTO,ECC)RISCRIVENDO SOPRA LA NUOVA ERA QUESTA BUFFONATA.E MICROSOFT CI FA ECO NEL SUO SITO DI NOTIZIE SU WINDOWS 10.QUINDI DOBBIAMO VEDERE DIETRO QUESTO INTENTO ANCHE LA MANO DI MICROSOFT,NADELLA,RENZI E PERFINO  IL PROPIO OBAMA.
INSOMMA QUESTO NON E’ NUOVA ERA E IL SUO REVIVAL DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE MA UNA “CONTRO-RIVOLUZIONE” CHE CERCA DI SNATURALIZZARLA.NO AD AMUCCHIAMENTI,NO ALLA TV TRADIZIONALE DI BERLUSCONI NE NELLA TV GENERALISTA NE NELLA TV ONLINE COI TELEMACI DEL PATTO DEL NAZZARENO.NO AL TROTSKISMO NELLA TV ONLINE.NO AL NEOLIBERALISMO NELLA TV ONLINE.PER LORO NON C’E’ POSTO NELLA NUOVA ERA.NON VOGLIO FARE LA FINE DEL CHE GUEVARA……..
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14 MARZO 2016:VITTORIA SU ANGELA
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-SU LA STAMPA:lastampa.it
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Elezioni regionali in Germania: perde la Cdu di Merkel,vola la destra populista dell’AfD
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Bocciata la politica pro-migranti della Cancelliera,criticata anche nel suo partito
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AFP
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Frauke Petry,leader dell’AfD è la trionfatrice di queste elezioni amministrative

13/03/2016
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Frauke Petry è raggiante, anche se non dismette neppure stasera quel suo latente orgoglio ferito: il tono risentito di chi ritiene di essere incompreso nel suo paese. E la Germania, di fronte al successo della sua destra populista e anti-immigrati, l’Alternative fuer Deutschland scippata agli economisti antieuro che l’avevano fondata, è sotto choc.

Afd entra in tutti e tre i parlamenti regionali dove si è votato, supera in ben due casi i socialdemocratici e sfonda nell’Est con un 24% in Sassonia-Anhalt. Il sul trionfo è una chiara batosta per Angela Merkel e Sigmar Gabriel, che hanno aperto le porte del Paese ai profughi, accogliendone oltre un milione nel 2015 e rifiutando il reclamato `tetto-limite´. «Una cesura nella politica tedesca, il centro democratico viene sfidato», è il commento a caldo del vicecacelliere socialdemocratico, nella serata del “super-Sunday” tedesco, in cui si è andati alle urne in Baden-Wuettemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. E Bild on line titola: «Il giorno dell’orrore per la cancelliera Merkel». «Un giorno amaro – si commenta in casa dei cristiano-democratici – in cui si deve prendere atto di una dichiarazione di guerra, e molto seriamente, da parte di Afd».

«È fatta – ha esultato in uno sfogo liberatorio il vincitore di Alternativa nel Land di Stoccarda, Joerg Meuthen -. Ci hanno fatto passare per degli idioti. Non hanno ascoltato i nostri argomenti. Ci hanno dato degli estremisti di destra, il che non siamo, e non diventeremo. Ci hanno dato dei razzisti e degli xenofobi, cosa che neppure siamo».

Il socialdemocratico Gabriel è stato salvato dal disastro totale dalla candidata renana: la presidente uscente Malu Dreyer, che si è affermata con netto scarto sull’astro nascente della Cdu, Julia Kloechner, quella che aveva attaccato la linea generosa della sua stessa leader sui richiedenti asilo facendo da sponda alla Csu.

Va constatato che, al di là dell’esito indiscutibile della destra che raccoglie voti di protesta provenienti da tutti i partiti, gli altri portano a casa un risultato complesso da decifrare: chi vince in un Land, perde poi clamorosamente nell’altro.

È il caso dei socialdemocratici, letteralmente umiliati a Stoccarda e Magdeburgo. Ma anche i Verdi, che riportano un risultato storico in Baden-Wuerttemberg, dove il presidente uscente Winfried Kretschmann li rende primo partito in una regione per la prima volta, superando la Cdu, subiscono una pesante sconfitta, invece, in Renania.

Stando alle ultime proiezioni, in Baden-Wuerttemberg vincono dunque i Verdi di Kretschmann con il 30,7%, e sorpassano la Cdu di Guido Wolf al 27,3%. Seguono Afd al 14,5%, Spd al 12,7%, i Liberali all’8,1%, mentre è fuori dal parlamento la Linke (Sinistra) col 3,2%. In Renania, si afferma l’Spd di Malu Dreyer con il 36%; batte la Cdu della Kloechner al 32%. Afd conquista il 12,6%. Seguono i Liberali al 6,1%, i Verdi al 5%, e la Linke è fuori con il 2,7%. In Sassonia-Anhalt la Cdu di Reiner Haselhoff vince con il 30%. Afd segna un impressionante 24,2% con André Poggenburg, spiazzando la Linke, tradizionalmente forte nell’est e ora al 15,9%, e l’SPD che crolla al 10,6%. A rischio la soglia di ingresso per i liberali dati al 4,9%.

In questo scenario non saranno affatto facili neppure le coalizioni per governare: anche perché nessuno vuole allearsi con Alternativa. In Baden-Wuerttemberg non è ripetibile la coalizione rosso-verde, e si può immaginare un esperimento fra ecologisti e Cdu, con la novità che i primi guiderebbero l’alleanza. In Renania si può immaginare una Grosse Koalition, anche se la Dreyer ha parlato di «ultima ratio». Cdu e Spd si dovranno mettere assieme anche in Sassonia-Anhalt, e avranno bisogno anche di un’altra sponda.
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Intervista alla leader di AfD: “È ora che Merkel si dimetta. Catastrofica sui migranti” – ALESSANDRO ALVIANI
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Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati
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REAZIONE:ENORME VITTORIA DELLA NUOVA ERA.DOPPIA VITTORIA DI PETRY SU ANGELA,PER LA GESTIONE DELL’AUSTERITY E PER LA GESTIONE DEI MIGRANTI.CON QQUESTA VITTORIA AfD PASSA LA SOGLIA DEL 3 3 5 PER CENTO ED ENTRA IN PARLAMENTO PUO CONDIZIONARE LA POLITICA DELLA MERCKEL E ANCHE FARLA CADERE.

LA NUVA ERA AVEVA APERTO UNA CARTA DI CREDITO A AfD QUANDO L’INIZIO DEGLI UNIVERSITARI ECONOMISTI,MI DISPIACE CHE OGGI VENGA BOLLATA COME DI ESTREMA DESTRA MA LA NUOVA ERA MANTIENE IL CREDITO.ANGELA,CHE PROPIO DI SINISTRA NON E’,DEVE ANDARSENE.
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14 MARZO 2016:VITTORIA SULLA LEGA

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-SU LA REPUBBLICA:
Milano, 158mila euro di spese personali con i fondi della Lega: un anno e 8 mesi a Riccardo Bossi
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Milano, 158mila euro di spese personali con i fondi della Lega: un anno e 8 mesi a Riccardo Bossi

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Riccardo Bossi in aula durante il processo
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La condanna è la prima sentenza emessa per la vicenda ‘The Family’ sull’uso privato dei fondi del Carroccio. L’avvocato: “Nessuno chiede al padre da dove prende i soldi.

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14 marzo 2016
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Riccardo Bossi è stato condannato in rito abbreviato a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata. Il primogenito del fondatore della Lega era finito sotto processo per una serie di spese personali (circa 158 mila euro, secondo l’accusa) fatte con i fondi del Carroccio. E’ la prima sentenza dopo lo scoppio dello scandalo sui fondi del partito emerso nel 2012.

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Lega, un anno e 8 mesi a Riccardo Bossi.L’avvocato: “Ingiusto, nessuno chiede al padre dove prende i soldi”
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L’avvocato: “E’ in difficoltà, sta cercando lavoro”. Ribadisco la totale estraneità del mio cliente – è il commento a caldo dell’avvocato Agostino Maiello – Chiunque di noi quando chiedeva i soldi al papà non sapeva da dove lui li prendesse”. E ancora: “E’ una condanna troppo dura – prosegue il legale – faremo sicuramente appello”. E a chi gli chiedeva se questa sentenza farà ‘scuola’ anche per le altre, il legale ha risposto: “Credo di sì, ormai è ben preciso l’indirizzo della magistratura sulla famiglia Bossi”. Il legale ha poi affermato che il primogenito di Bossi “in questo momento è in difficoltà, ha interrotto le sua attività a causa di questa vicenda giudiziaria e sta cercando lavoro”.

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Milano, Riccardo Bossi in aula per il processo ‘The Family’
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Navigazione per la galleria fotografica

Le spese contestate. Il giudice Vincenzina Greco nel processo in abbreviato è andata oltre la richiesta di 1 anno del pm Paolo Filippini. Bossi jr. era imputato per spese con i fondi della Lega per circa 158mila euro. Soldi pubblici che avrebbe usato, tra il 2009 e il 2011, per pagare “debiti personali”, “noleggi auto”, le rate dell’università dell’Insubria, l’affitto di casa, il “mantenimento dell’ex moglie”, l’abbonamento alla pay-tv, “luce e gas” e anche il “veterinario per il cane”.

IL PROCESSO ‘THE FAMILY’

L’inchiesta sul Senatur. Il pm, nella sua requisitoria, aveva citato come riscontri all’ipotesi d’accusa intercettazioni e documenti, tra cui l’ormai famosa cartelletta con la scritta ‘The Family’ sequestrata nell’ufficio romano dell’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, che è anche lui imputato per appropriazione indebita per le presunte spese ma con rito ordinario (il processo è ancora in corso) e assieme al padre e al fratello di Riccardo, cioè Umberto e Renzo ‘Il Trota’. Se questa tranche sulle presunte appropriazioni indebite è rimasta a Milano, la parte principale dell’inchiesta che nel 2012 ha travolto il ‘Senatur’ e la sua famiglia è stata trasferita nei mesi scorsi a Genova dove è in corso il processo per la presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali che vede imputati Umberto Bossi, Belsito e tre ex revisori del partito.

 http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/14/news/milano_riccardo_bossi_condannato_a_un_anno_e_8_mesi-135446814/?ref=HREC1-15
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REAZIONE:UN PESCE GORSSO.E’ LA PRIMA VOLTA CHE SI APRONO I MANETTI PER LA CUPOLA DELLA LEGA.E’ UN MOMENTO STORICO.
ORA TOCCA AL FIGLIO DI BERLUSCONI.
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-APPENDICE:VATICANO,”LAS 12 HAN DADO Y SERENO”

-SU GOOGLE NEWS:

Agi.it

Cronaca

Giubileo: Gabrielli, finora mai avuti casi concreti di allarme

CdV – Finora dall’8 dicembre scorso, giorno di inizio del Giubileo straordinario della Misericordia, “mai pensato a situazioni di allarme concreto, mai avute situazioni di questo genere. Poi e’ evidente che tutto va verificato…”. Cosi’ il Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, a margine della conferenza stampa tenuta con monsignor Rino Fisichella al Press Point della segreteria tecnica del Giubileo per un bilancio dei primi 100 giorni dall’inizio dell’evento nella capitale. Conferenza stampa cui hanno assistito i comandanti provinciali di carabinieri e Guardia di Finanza, ed anche il Questore di Roma, oltre al vice prefetto Nando Santoriello, responsabile della segreteria tecnica del Giubileo. Gabrielli ha ricordato che “neppure la tanto citata vicenda del pizzaiolo di Anagni che girava in stazione con quello che era un fucile-giocattolo” ha rappresentato un punto critico del sistema sicurezza. Il Prefetto ha ricordato che in questo periodo ci sono stati tante segnalazioni rivelatesi false o senza elementi di concretezza, sottolineando comunque che le forze di polizia devono ugualmente fare le opportune verifiche, “e ogni segnalazione ha una sua ricaduta sul territorio”, perche’ impone una temporanea limitazione di aree e servizi pubblici.

Sono state poco meno di 3600 unita’ (artificieri compresi) le forze di polizia impegnate nei primi 100 giorni del Giubileo in aggiunta alle risorse impiegate nelle ordinarie attivita’ di controllo del territorio, ha riferito Gabrielli, durante la conferenza stampa tenuta con il responsabile del Vaticano per l’organizzazione del Giubileo, monsignor Rino Fisichella, al Press Point del Giubileo tracciando un primo bilancio di quanto fatto dalla segreteria tecnica per il Giubileo in costante raccordo con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, nella gestione degli eventi, anche in termini di sicurezza, ordine pubblico, assistenza e informazione dall’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, avvenuta l’8 dicembre scorso. Gabrielli ha ricordato la complessita’ del tema sicurezza in una citta’ come Roma, dove le forze di polizia devono far fronte alla criminalita’ ordinaria, a quella organizzata ed anche ad avere un livello maggiore di attenzione e prevenzione in chiave antiterrorismo. Parole di apprezzamento per tutte le componenti delle forze dell’ordine, ed anche per i vigili del fuoco, “ganglio importante nel sistema sicurezza”.

Apprezzamento anche per il lavoro finora svolto dalle centinaia e centinaia di volontari, operativi per musei, siti archeologici, stazioni ferroviarie e metropolitane, percorsi pedonali e cammini giubilari, mediazione culturale, protezione civile, mediazione culturale, assistenza e accoglienza, informazione culturale. Tanti gli obiettivi raggiunti, ha sottolineato il Prefetto Gabrielli, ricordando in particolare l’utilizzo di un unico canale radio, il sistema radio TETRA, messo a disposizione dalla Polizia Locale di Roma Capitale, come strumento di comunicazione tra tutte le forze operative sugli scenari degli eventi, al miglioramento del piano di deflusso da piazza san Pietro. E poi il Prefetto ha espresso soddisfazione per l’attivazione di quasi un centinaio di tirocini formativi con i tre atenei statali romani per le attivita’ di redazione di Roma per il Giubileo, e sono stati pubblicati nuovi bandi per oltre centocinquanta ulteriori tirocini. E proprio nell’ambito del protocollo d’intesa stipulato con le universita’ La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, ecco l’avvio di 3 specifici progetti nel settore economico, finalizzati alla definizione di un consolidato di spesa pubblica per il Giubileo e la stima delle ricadute economiche sul tessuto produttivo locale; l’analisi e la valutazione del valore prodotto attraverso l’attivita’ di project management interistituzionale realizzato in seno alla Segreteria Tecnica per il Giubileo; la percezione del Giubileo nei social network, mediante gli strumenti di crawling, netnografia e text mining. Annunciato poi che dalla prossima settimana sara’ avviata la fase operativa del progetto “BIG DATA”, ovvero un sistema di previsione dei flussi a 4 ore, fondato su di un algoritmo che tiene conto dei dati assunti dalle celle telefoniche, delineando delle ‘mappe di calore’ che danno l’immediata fotografia della consistenza della presenza di persone in un dato luogo e in una data occasione. La fase successiva prevede l’acquisizione delle informazioni attraverso il monitoraggio del cosiddetto “sentiment della rete”, attraverso l’analisi delle principali ‘parole chiave’ connesse al Giubileo sui social network. Sottolineato che una pianificazione piu’ dettagliata si affianca alle nuove iniziative di comunicazione, contribuendo cosi’ a rendere maggiormente efficace le attivita’ di accoglienza ed assistenza a favore dei pellegrini. Da registrare anche l’esistenza di punti informativi nell’area intorno alla basilica di di San Pietro, brochure e mappe per descrivere, in chiave grafica, tutte le notizie necessarie su percorsi, modalita’ di accesso ai varchi e servizi disponibili nell’area, il tutto in aggiunta agli strumenti di comunicazione gia’ avviati nel corso di questi mesi, come il portale www.romaperilgiubileo.gov.it, le app e i profili social. (AGI)

4 marzo 2016 ©

http://www.agi.it/cronaca/2016/03/14/news/giubileo_gabrielli_finora_mai_avuti_casi_concreti_di_allarme-607692/

REAZIONE:FINO ALL’ORA NESSUNA MINACCIA TERRORISTICA(ISIS,ECC)PER IL VATICANO.

-”LAS 12 HAN DADO Y SERNO,LA 12 Y SIN NOVEDAD”(“LE 12 SI SONO  FATTE E SERENO,LE 12  E SENZA NOVITA”):ALL’EPOCA DELLA COLONIA SPAGNOLA,IN MONTEVIDEO E BUENOS AIRES,VIRREINATO DEL RIO DE LA PLATA,SUDAMERICA,LA VITA DELLE URBE ANCORA ELEMENTARE TRASCORREVA LENTA E LIETAMENTE.

L’ILLUMINAZIONE PUBBLICA SI FACEVA CON DELLE CANDELE DI GRASSA PIAZZIATI SU COLONNE IN OGNI ANGOLO DI STRADA.A MEZZA NOTTE(“LAS 12″)LA CITTA CHIUDEVA LE PORTE DELLE MURAGLIE ESTERNE E LA GENTE SI RINCHIUDEVA IN CASA.A QUEL ORA,PRIMA DI ANDARE A LETTO,PASSAVA LA “RONDA”,CIO’E’ LA GURDIA DI POLIZIA URBANA E INFORMAVA DELLE ULTIME NOVITA PREGONANDO.SE TUTTO ERA A POSTO LA GUARDIA VOCEVA LA ORA E LO STATO DI SICUREZZA,”SERENO Y SIN NOVEDAD”:”LA 12 HAN DADO Y SERENO,LAS 12 Y SIN NOVEDAD” APPUNTO.

E COSI OGNI PERIODO DI TEMPO PER TUTTA LA NOTTE.Y PERICOLI ERANO OLTRE ALLA DELINQUENZIA COMUNE I “MALONES”(ORDE)INDIANI O INVASIONI DI ALTRE  POTENZE REGIONALI O COLONIALI IN TEMPI DI GUERRA.

-APPENDICE 1:ISIS MINACCIA I CRISTIANI

-TITOLARE LA STAMPA:15 Marzo,AP


15 Marzo,libia

Nuovo video di minacce dell’Isis: “Cristiani, verremo nelle vostre case”
giordano stabile
-APPENDICE 2:ISIS MINACCIA L’OCCIDENTE
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-SU GOOGLE NEWS(IL MESSAGGIERO.IT)
Isis, allarme dalla Gran Bretagna: «Temiamo attacchi enormi e spettacolari contro l’Occidente»
di Federica Macagnone
«Le forze di polizia di tutto il mondo innalzino immediatamente il livello d’attenzione: l’Isis sta pianificando attacchi enormi e spettacolari, non solo come quelli che abbiamo visto finora, in Gran Bretagna come in altri Paesi per colpire lo stile di vita occidentale». È questo l’allarme lanciato durante un briefing da Mark Rowley, responsabile dell’anti-terrorismo di Scotland Yard, secondo il quale la strage di Parigi è stato un esempio della volontà degli uomini del Califfato di fare un salto di qualità e delle loro potenziali capacità di minaccia.Per Rowley l’Isis punta ancora a colpire bersagli simbolo come poliziotti o militari, ma mira ad attaccare anche obiettivi ben più vasti. «Negli ultimi mesi – ha detto – abbiamo visto un’espansione di questo fenomeno e molti più piani di attacco contro lo stile di vita occidentale. Si può intravedere un gruppo terroristico con grandi ambizioni che progetta attacchi enormi e spettacolari, non solo del tipo di quelli orditi finora».L’anno scorso in Gran Bretagna sono state arrestate 339 persone per accuse relative al terrorismo, e negli ultimi tre anni il numero degli arresti è stato del 57% superiore a quello del triennio precedente. Il ricorso agli psicologi è diventato una “pratica standard” per la polizia impegnata nell’antiterrorismo per l’aumento del coinvolgimento in movimenti radicali di persone con problemi mentali.
Martedì 8 Marzo 2016, 18:33 – Ultimo aggiornamento: 13:34
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http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/isis_allarme_gran_bretagna_attacchi_enormi-1597568.html
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15 MARZO 2016:RENZI HA CHIAMATO I CLINTON

-SU LA REPUBBLICA:

Clinton e Sanders contro Trump: “Preoccupa i leader del mondo”
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Hillary cita Renzi tra i premier stranieri che lo hanno chiesto pubblicamente. I due dem divisi sulla pena di morte: Hillary, “Sì ma limitata”. Da Sanders secco no. Nyt: “Sindrome Trump-Berlusconi”
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Clinton e Sanders contro Trump: "Preoccupa i leader del mondo"

(reuters)

Hillary Clinton e Bernie Sanders ‘alleati’ contro Donald Trump, che “preoccupa” i leader stranieri. I due candidati democratici alla Casa Bianca fanno fronte comune nell’attaccare il tycoon, ma si spaccano sulla pena di morte. Rispondendo alla domanda di un ex detenuto, nel braccio della morte per 39 anni per un crimine non commesso e poi scarcerato, Hillary si dice favorevole alla pena capitale in casi limitati: deve essere una competenza non statale ma federale, e usata contro i terroristi. Immediata la replica di Sanders: “c’è già tanta violenza nel mondo. Sono contro la pena di morte”.

Ma contro Trump – in netto vantaggio in campo repubbicano nei sondaggi per il SuperTuesday – è fronte compatto. Hillary condanna il suo incoraggiamento alla violenza. “Sta conducendo una campagna cinica di odio e paura per una ragione: ottenere voti. Incoraggia i suoi sostenitori a picchiare chiunque è in disaccordo con lui” afferma l’ex First Lady, sottolineando di essere fra i democratici “la più preparata e pronta” a sfidare e battere Trump. “Non sono nuova nell’arena nazionale.

Sono 25 anni che i repubblicani” se la prendono “con me. Non c’è nulla che non abbiano già detto su di me”. Hillary si spinge anche oltre, e afferma di aver ricevuto messaggi privati da leader stranieri che chiedevano di appoggiarla nella speranza di sconfiggere Trump. “Alcuni leader mondiali mi hanno chiesto di accettare il loro sostegno per fermare Donald Trump. E qualcuno lo ha fatto pubblicamente. Per esempio, il premier italiano”, ha detto Hillary Clinton durante un incontro a Columbus, in Ohio. E proprio alla “lezione italiana” fa riferimento l’op-ed del New York Times firmato oggi da Roger Cohen, che traccia un parallelo tra Trump e Berlusconi e ammonisce però sull’infinità, maggiore pericolosità della versione americana: “Se eletto presidente, Trump avrebbe il dito sul bottone nucleare, Berlusconi no. Trump fronteggerebbe istituzioni forti, comprese quelle giuridiche. Berlusconi no. Trump sarebbe il leader del mondo libero. Berlusconi governava da una città, Roma, la cui lezione è che qualsiasi potere, per quanto grande passa”.

Trump “è un bugiardo patologico” fa eco Sanders, rispondendo ai ripetuti attacchi del tycoon che ha puntato il dito contro i sostenitori di Sanders per le tensioni e gli scontri durante i suoi comizi. “Trump deve dire ai suoi che la violenza nel processo politico è inaccettabile” aggiunge il candidato democratico, precisando che “nessuna persona razionale parla di muri intorno agli Stati Uniti”. Assicurando di tutelare la classe media, Sanders annuncia un tassa sulla speculazione di Wall Street per ridurre le rette dei college e rendere l’istruzione più accessibile. “E’ ora che Wall Street aiuti la classe media di questo paese” mette in evidenza Sanders, spingendo per una smilitarizzazione della polizia. Ogni agente che infrange la legge deve essere ritenuto responsabile”.

 http://www.repubblica.it/esteri/elezioni-usa/primarie2016/2016/03/14/news/clinton_e_sanders_contro_trump_preoccupa_i_leader_del_mondo_-135423792/?ref=HREC1-12
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RENZI:QUESTE PUBBLICAZIONI HANNO RICONOSCIUTO IN CHELSEA CLINTON,GIOVANE CHE LAVORA NEI NUOVI MEZZI,COME UNA GIOVANE DELLA NUOVA ERA(NESSUNA CONFUSIONE CON HILLARY O BILL).LEI PERO,NON E’ DELLA GENERAZIONE TELEMACO.SARA PER QUESTO CHE RENZI HA CHIAMATO?
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-APPENDICE:SU LA REPUBBLICA:
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L’abbraccio di Hillary e Bush, un boomerang per i dem
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L'abbraccio di Hillary e Bush, un boomerang per i dem

Diventa virale e terreno di scontro su Twitter la foto postata da un giornalista della Cnn che ritrae la frontrunner democratica per la nomination alla Casa Bianca abbracciata affettuosamente da George W. Bush, il giorno dei funerali di Nancy Reagan. I due appaiono fraternamente sorridenti. Un gesto bipartisan, commentano i difensori dell’ex segretario di Stato. Ma l’entourage repubblicano ne ha subito approfittato: “Eccovi il Bush-Clinton Crime Syndicate”, ha twittato Roger Stone, uno dei consiglieri di Donald Trump. Gli hanno fatto eco molti fan del tycoon, leggendo l’abbraccio come l’ennesima dimostrazione del consociativismo delle élite. Ma anche i sostenitori del rivale democratico di Hillary, il sen. Bernie Sanders, non hanno digerito l’immagine e sottolineano le convergenze Clinton-Bush, a partire dalla guerra in Iraq. Una foto che quindi rischia di diventare un boomerang per l’ex first lady

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http://www.repubblica.it/esteri/elezioni-usa/primarie2016/2016/03/15/foto/l_abbraccio_di_hillary_e_bush-135496993/1/?ref=HREC1-12#1

REAZIONE:QUESTE PUBBLICAZIONI HANNO RICONOSCIUTO IN JENNA BUSH(LA FIGLI DI GEORGE),UNA GIOVANE CHE LAVORA NEI NUOVI MEZZI, COME UNA GIOVANE DELLA NUOVA ERA(NESSUNA CONFUSIONE CON GEORGE O JEB) ALLO STESSO MODO DI CHELSEA CLINTON.LEI PERO,NON E’ DELLA GENERAZIONE TELEMACO:SARA PER QUESTO CHE GEORGE BUSH E HILLARY CLINTON SI SONO ABRACCIATI?

REAGAN E’ STATO UN ESSEMPIO A IMITARE DALLA NUOVA ERA:LUI HA FATTO DELL’INDUSTRIA DI HOLLYWOOD PROTAGONISTA DELLA POLITICA PERCHE ESSENDO UN ATTORE HA ASSUNTO,E CON SUCCESSO,LE REDINE DEL PAESE.ALLO STESSO MODO I PROTAGNISTI DELL’INDUSTRIA DELLE TELCOMUNICAZIONI,LA SILLYCON VALLEY IN CALIFORNIA,NELLE ELEZIONI SCORSI HANNO TENTATO COME REAGAN DI PRENDERE LE REDINE DELLA GOVERNAZIONE CALIFORNIANA PER DOPO DARE L’ASSALTO ALLA CASA BIANCA.PIU PRECISAMENTE MEG WITHMAN E CARLY FIORINA.ERANO REPUBBLICANI MA NON HANNO AVUTO SUCCESSO,SONO STATI SCONFITTI DA UN DEMOCRATICO PREFERITO DEI CLINTON,OGGI GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA.SIA REAGAN CON HOLLYWOOD CHE MEG E CARLY HANNO CERCATO DI SCAVALCARE I DIKTAKT DELLA PARTITOCRAZIA,SIA DEMOCRATICA CHE REPUBBLICANA,DA QUI BILL E HILLARY SONO I MASSIMI RAPRESENTANTI.QUINDI MI CONGRATULO CHE I REAGAN LI ABBIA ACCOMUNATO,ORA CHE JEB SI HA RETIRATO DELLA CORSA ALLA CASA BIANCA.QUESTO RICONOSCIMENTO DI HILLARY CLINTON AI REAGAN E’ ANCHE UN RICONOSCIMENTO ALL’ERRORE POLITICO DI BENGAZHY DOVE PUR DI OPPONERSI AI REPUBBLICANI HA COLPEVOLEZZATO SENZA MOTIVI HOLLYWOOD E INTERNET DELLA MORTE DELL’AMBASCIATORE IN LIBIA:IL FILM SU MAOMETTO FATTO DA HOLLYWOOD E DIFUSSO DA YOU TUBE NON C’ENTRAVA NIENTE CON L’ATTACCO ALL’AMBASCIATA AMERICANA A BENGAZHY.LA NUOVA ERA SI CONGRATULA ANCHE PER QUESTO PER QUESTA GENERAZIONE DI GIOVANI NUOVA ERA,JENNA E CHELSEA.AH…NON CONFONDERE CON I TELEMACI CHE HANNO CHIAMATO I CLINTON.

Immagine anteprima YouTube

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15 MARZO 2016(MONTEVIDEO):ATTENZIONE,AVVISO AGLI UTENTI

IO NON POSSIEDO NESSUNA CARTA DI CREDITO “PASS CARD” E NON L’HO MAI AVUTO.NE QUESTA NE NESSUN ALTRA.

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16 MARZO 2016:CONFRONTO INADEGUATO

–TITOLARE LE FIGARO:

Chelsea vs Ivanka: le match des héritières made in USA

L’une est la fille d’Hillary Clinton, l’autre celle de Donald Trump. Toutes deux enfants des années 80, toutes deux héritières d’une dynastie incarnant le rêve américain, toutes deux enceintes… À l’aube des primaires démocrates et républicaines, laquelle pèse le plus lourd dans l’opinion publique?
EN IMAGES - Sur le ring de la famille, du business et du style

-LA NOTA COMPLETA CUA:

http://madame.lefigaro.fr/societe/chelsea-clinton-vs-ivanka-trump-le-match-des-filles-de-candidats-240216-112926

REAZIONE:CHELSEA CLINTON E’ TRA L’ALTRO UNA GIOVANE GIORNALISTA DEI NUOVI MEZZI(NEWS MEDIA E NON SOCIAL MEDIA)E IN QUANTO TALE RAPRESENTANTE DELLA GENERAZIONE NUOVA ERA.

LA NUOVA ERA NON E’ POLITICA,E LA POLITICA SI SA HA LE SUE PROPIE REGOLE E I SUOI COMPROMESSI NON SEMPRE SOVRAPONIBILI AL PENSIERO CIENTIFICO,E IN QUESTO SENSO FORSE CHELSEA NON SI ACCINGE ALL’ORTODOSSIA DELLA MIA VISIONE DEL MONDO MA E’ SENZA’ALTRO L’INCARNAZIONE DEI MIEI CONCETTI CHE LA MADRE HA SPARSO INTELLIGENTEMENTE IN TUTTO IL MONDO.LA CHELSEA GIORNALISTA DEI NEWS MEDIA LA HO PRODOTTO IO.

IVANKA?CHI LA CONOSCE?

-IL GIORNO DOPO:SU CORRIERE DELLA SERA:

Io donna

Home,Attualità,,In Primo Piano,15 marzo 2016
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Elezioni USA: si rompe l’amicizia tra Chelsea Clinton e Ivanka Trump
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HILLARYLANDIA – Con l’exploit di Trump, i suoi attacchi volgari e personali a Hillary e la prospettiva di uno scontro diretto a novembre, le due ragazze avrebbero messo in pausa il loro rapporto
di Costanza Rizzacasa d’Orsogna
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Elezioni USA: si rompe l’amicizia tra Chelsea Clinton e Ivanka Trump

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L’estate scorsa, quando nessuno scommetteva su Trump, e il magnate candidato veniva citato solamente per la vicinanza a Hillary Clinton, le rispettive figlie, Ivanka e Chelsea, avevano rassicurato stampa e i conoscenti che la politica sarebbe rimasta fuori dalla loro amicizia. Ma con l’exploit di Trump, i toni sempre più bassi della campagna elettorale e gli attacchi personali alla rivale democratica, le due giovani, informa Politico, avrebbero deciso di mettere in pausa il loro rapporto. Le relazioni tra le due famiglie si sono raffreddate. La prospettiva di uno scontro diretto a novembre incrina l’affetto fra le due. Era inevitabile.

Quando Chelsea e Ivanka erano state presentate alcuni anni fa dai rispettivi mariti, Marc Mezvinsky e Jared Kushner, la sintonia era stata immediata. Le si vedeva insieme in giro per Manhattan, sui red carpet, agli eventi di beneficenza, abbracciate e sorridenti. Addirittura, l’anno scorso Chelsea aveva paragonato, sul Vogue dell’amica della madre, Anna Wintour, il naturale charme di Ivanka, la sua capacità di illuminare una stanza, a quello di suo padre Bill.

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Due ragazze diverse: più estroversa Ivanka, 34 anni, che posta continuamente foto dei figli su Instagram ed è molto a suo agio in pubblico, più riservata e seriosa Chelsea, 36. Ma con moltissimo in comune. Entrambe cresciute con grandissimi privilegi e sotto i riflettori, non sempre bonari, entrambe hanno visto gli scandali sessuali dei padri sbattuti in prima pagina nei loro anni formativi. Entrambe hanno reagito con grazia e maturità, entrambe hanno scelto di continuare il lavoro dei propri genitori. Oggi frequentano gli stessi circoli, sono entrambe membri del cda e funzionari l’una della Clinton Foundation, l’altra della Trump Organization, entrambe non ebree, hanno sposato giovani ebrei di famiglie prominenti. Sono perfino incinte allo stesso momento (Ivanka dovrebbe partorire a giorni il terzo figlio, dopo Arabella Rose e Joseph Frederick, Chelsea ha annunciato a gennaio che darà un fratellino o sorellina a Charlotte).

Entrambe hanno scritto un libro per i giovani – It’s Your World: Get Informed, Get Inspired & Get Going! quello di Chelsea, The Trump Card: Playing to Win in Work and Life quello di Ivanka -, entrambe hanno molto a cuore la propria privacy e immagine pubblica. Ivanka stessa, come la seconda e terza moglie di suo padre, ha fatto donazioni alla campagna elettorale di Hillary nel 2008. Nessuna meraviglia che le due ragazze provassero tanta simpatia l’una per l’altra. “Amo socializzare in piccoli gruppi rispetto alle grandi feste dei miei genitori”, aveva detto Ivanka, “e Chelsea e Marc sono sempre della partita”. “E’ bellissima, ma anche una persona profonda”, aveva replicato Chelsea. “Sempre molto attenta a che i suoi ospiti siano a proprio agio”.

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Ora, insinua Politico, la loro amicizia potrebbe rompersi per sempre. Trump ha tirato fuori i vecchi scandali sessuali di Bill Clinton per tacciare d’ipocrisia il femminismo della moglie, ha usato con Hillary un linguaggio volgarissimo. Lei ha replicato accusandolo di essere un bullo e un bigotto. Lui l’ha definita “una criminale”. Lontani i tempi in cui Donald e Bill giocavano sempre a golf insieme, archiviata la foto in cui i Clinton festeggiano il matrimonio di Trump con Melania Knauss, a Palm Beach (leggi come vive Trump nella villa principesca di Mar-a-Lago, secondo il racconto del suo maggiordomo).

“Sono certa che non danno la colpa l’una a l’altra di quanto sta accadendo”, giura un’amica di entrambe. “Non credo che Chelsea possa mai pensare che Ivanka detti a suo padre gli attacchi contro Mrs. Clinton”. Le fa eco Georgina Bloomberg, figlia minore dell’ex sindaco di New York e conoscente delle due ragazze. “Sono amica di due dei figli di Trump e qualunque cosa accada il nostro rapport non cambierà”. Suo padre Michael, che aveva accusato Trump di condurre una campagna demagogica, ha rinunciato a scendere in campo per i democratici al fine di fermarlo. “La nostra amicizia non ha niente a che fare con i nostri genitori, ma capisco bene il ruolo di equilibrista che deve giocare Ivanka: da un lato figlia amorevole, dall’altro persona molto diversa da lui, che non ne condivide le proposte politiche, come quella di bandire temporaneamente i musulmani. Donald è un grandissimo padre, e lei ne è molto fiera. Ma neanch’io, per dire, ero d’accordo con tutto ciò che mio padre ha fatto da sindaco”.

Non aiuta l’amicizia il fatto di essere entrambe impegnate nelle campagne dei rispettivi genitori, anche se in modo diverso. Ivanka ha sostenuto il padre sul campo in Iowa e New Hampshire, ponendosi come volto presentabile del candidato per cercare di smorzarne la personalità rozza e i commenti misogini. “Ha sempre sostenuto e incoraggiato le donne”, aveva giurato. “Sarebbe un Presidente fantastico per loro”. Allo stesso tempo deve distanziarsene per salvaguardare la sua immagine, e quindi il suo lavoro. Il suo brand, di imprenditrice e modello per le giovani donne negli affari. Ivanka non vuole essere politica: sa che la politica non fa troppo bene al business. Del resto, se Trump si fida ciecamente di sua figlia negli affari, non così altrove: come quando lei aveva cercato di persuaderlo ad abbassare i toni sugli immigrati messicani e lui si era rifiutato. Chelsea, invece, ha un compito più facile. Se anche lei ammorbidisce certe spigolosità della madre, dall’altro può abbracciarne con fierezza la campagna, andare orgogliosa delle sue affermazioni. Finora, quest’anno, ha tenuto 58 discorsi per Hillary, senza mai rifiutarsi di rispondere alle domande di cronisti ed elettori, ma anzi incoraggiandole. E pur non essendo coinvolta nel day-by-day della campagna, consiglia personalmente la madre, e lei divide tutto con la figlia.

Chelsea Clinton and Hillary Clinton

Non tutti credono alla rottura di un’amicizia. Se alcuni colgono l’opportunità per sottolineare che il rapporto strombazzato dai media non era così forte come si voleva far credere (“Sono le amiche che si vedono per cena un po’ di volte all’anno, non quelle che si mandano messaggini tutto il giorno”), il mensile Vanity Fair USA osserva che è più che naturale, con una gravidanza in corso, un lavoro full time, altri figli e l’impegno nella campagna, vedersi un po’ di meno, e che insomma gli stessi giornali che allora avevano venduto strombettando l’amicizia ora marciano sulla rottura perché fa vendere di più.

Chissà. Di certo, chiosa Politico, se il rapporto fra le due cadrà vittima delle elezioni, è un prezzo che entrambe sono disposte a pagare. Dopo tutto, come ha scritto Ivanka nel suo libro, “Noi Trump giochiamo per vincere”.

@CostanzaRdO

http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2016/03/15/elezioni-usa-si-rompe-lamicizia-tra-chelsea-clinton-e-ivanka-trump/?refresh_ce-cp

REAZIONE:FINO A QUESTA NOTA IO NON NE SAPEVO NULLA DI QUESTE PARTICOLARI DELLA VITA PRIVTA DI CHELSEA CLINTON.ADESSO SI VEDE PIU CHIARO ALTRO ASPETTO DELLA CORSA ALLA CASA BIANCA:ALL”INIZIO DELLE INTERNE QUANDO DONALD TRUMP ERA UN PERFETTO SCONOSCIUTO CHE SOLLEVAVA UN TSUNAMI CON LE SUE PRIMI INTERVENTI PUBBLICI SCANDALIZZANDO ANCHE THE OLD GRAND PARTY,JEB BUSH AVEVA DETTO CHE LA CANDIDATURA DI TRUMP ERA SOLTANTO UN ALIBI PER FAVORIRE HILLARY CLINTON CHE ALLORA NON LI AVEVA TUTTE CON SE, A SCAPITO ANCHE DEI CONSERVATORI REPUBBLICANI,E OVVIAMENTE QUELLA DEL PROPIO BUSH.NON AVEVANO MOLTO SENSO ALLORA QUESTE AFFERMAZIONI.MA…CHI NON SA E’ COME UN CIECO CHE NON VEDE:OGGI QUELLE PAROLE SPLENDONO CHIARAMENTE E POTREBBE DIRSI CHE FORSE AVEVA RAGIONE BUSH.

E CREDO ANCHE CHE QUELLE PAROLE DOVREBERO AVERE INCIDENZA PER IL RESTO DELLE PRIMARIE.SAREBBE AUSPICABILE,SIA PER LA CREDIBILITA DELLA DEMOCRAZIA USA COME PER LA CAUSA DEL REPUBBLICANISMO E CONTRO GLI ELLITE.

LA NUOVA ERA NON FA POLITICA E PER TANTO QUESTI PARTICOLARI DEI GENITORI DI CHELSEA CLINTON STILE TELENOVELA DI MAL GUSTO ALLA “DINASTY” RESTANO UN FATTO PARENTALE DELLA SUA VITA  PRIVATA.E LEI INSIEME A JENA BUSH SONO CHIAMATI IN CAUSA COME  DEI TESTIMONI ATTIVI E “MILITANTI” DI UNA GENERAZIONE DI GIOVANI NUOVA ERA CHE OGGI PRETENDE ESSERE CONTRASTATA DALLA BUFFONATA DEI TELEMACI RENZIANI.

IVANKA?NON LA RICONOSCO.

FINALMENTE LA NUOVA ERA,NATURALMENTE,NON ESPRIME PREFERENZE POLITICHE NE MENO PER I GENITORI E PARENTI DEI SUOI PROTAGONISTI.

RIPETO,RESTANO PARTICOLARI DELLA VITA PRIVATA DI CHELSEA CLINTON.E IO SONO MOLTO RISPETTUOSO DELLA PRIVACY.

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 274 »

8 marzo 2016
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8 MARZO 2016:IL JOBS ACT E’ IMMORALE

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Un anno di Jobs Act: licenziamenti in calo

Nel 2015 giù dell’8,14%

Con sgravi contributivi più contratti stabilidi RAFFAELE RICCIARDI

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REAZIONE:IL JOBS ACT  E’ UNA “RIFORMA” NEOLIBERALE IMMORALE PERCHE NEI SUOI FONDAMENTI VENGONO SCONOSCIUTI LA DEGNITA E TUTTI I DIRITTI GUADAGNATI DAL MONDO DEL LAVORO A LUNGO DEI SECOLI.E’ UNA RIFORMA OLTRE AD IMMORALE REAZIONARIA PERCHE RIPORTA IL LAVORO A TEMPI MEDIEVALI.E’ INOLTRE UNA RIFORMA SELVAGGIA PERCHE VIENE IMPORTATA DAL CAPITALISMO SELVAGGIO SUDAMERICANO E COME ITALIANO MI VERGOGNO CHE SIA L’ITALIA IL PAESE AD USARLA IN EUROPA.E ABBIAMO IL PARADOSSO CHE SIA UNO CHE SI FA CHIAMARE DI SINISTRA A VOLERLA.RENZI FARA UNA BRUTTA FINE PERCHE PRIMA O POI TUTTE QUESTE TRANSFORMAZIONI CHE NON SONO VERE E PROPIE RIFORME SARANNO ABOLITE E NON LI SARA INDOLORE.IL LAVORATORE ITALIANO E’ QUALIFICATO E SFORZATO NON PIGRO,IGNORANTE E SCHIAVO.

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 9 MARZO 2016:QUESTO GATTO HA EREDITATO UNA FORTUNA
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-SU MICROSOFT NEWS:
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Lovemoney(lovemoney.com)
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Gli animali più ricchi del mondo
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Amici dell’uomo con immense fortune
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Gli animali hanno un posto speciale nel nostro cuore, ma alcune delle persone più ricche del mondo ne sono così innamorate da lasciare loro immense fortune. Ecco gli animali più ricchi mai vissuti.
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Lovemoney,Galleria:18 di 26,Tommaso
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A black stray cat living on the streets of Rome got lucky when the late Maria Assunta, an Italian property magnate’s widow, took him in. Upon her death in 2011, Tommaso (similar to the cat pictured) ‘inherited’ a purported $13 million (£8.6 million), including real estate. However, Italian law prevents animals from inheriting so Assunta’s nurse Stefani was bequeathed the fortune and given the responsibility of caring for the feline.
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Un gatto nero randagio è stato molto fortunato quando per le strade di Roma ha incontrato Maria Assunta, vedova di un magnate immobiliare italiano. Alla sua morte il gatto Tommaso ha ereditato 10 milioni di euro. Ma, considerando che la legge italiana impedisce agli animali di ricevere eredità, la somma è stata affidata ad un’infermiera che pochi mesi prima aveva iniziato a occuparsi del gatto per conto della signora.
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http://www.msn.com/en-us/news/finance-career-education/gli-animali-pi%C3%B9-ricchi-del-mondo/ss-AAgsHsU?ocid=Notizie#image=18
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REAZIONE:MUOIO PER I GATTI,NE HO 7
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MARZO 2016:IL FIGLIO DI BERLUSCONI VA IN CARCERE
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-SU MICROSOFT NEWS:
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Mediatrade, le richieste del pm per Pier Silvio Berlusconi e Confalonieri

Tre anni e due mesi e tre anni e quattro mesi di carcere: sono queste le pene chieste rispettivamente per Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri dal pm di Milano Fabio De Pasquale nel processo d’appello per il caso Mediatrade

Milano, 8 marzo 2016 - Tre anni e due mesi e tre anni e quattro mesi di carcere: sono queste le pene chieste rispettivamente per Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri dal pm di Milano Fabio De Pasquale nel processo d’appello per il caso
Mediatrade, in cui entrambi sono imputati per frode fiscale.

Secondo il rappresentante della pubblica accusa, il vicepresidente di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, ha manifestato una “volontaria cecita’” rispetto al meccanismo di frode che sarebbe stato attuato attraverso la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici. “Pier Silvio Berlusconi è il figlio di Silvio, è ai vertici della società, c’è un sistema di frode che va avanti da vent’anni e lui non riesce a resistere e accetta l’andazzo”. Quanto al presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, il pm sottolineato che “la frode non sta in piedi” senza il suo apporto.

di Fonte Agi

RIPRODUZIONE RISERVATA

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*Mediatrade, al via l’Appello: sentenza il 17 marzo

*Mediatrade, pm ricorrono contro assoluzione Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri

*Mediatrade, assolti Piersilvio Berlusconi e Confalonieri. Nessuna condanna per i dieci imputati

Diventa fan di Milano

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http://www.ilgiorno.it/milano/mediatrade-1.1957339

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9 MARZO 2016:CRISI MIGRATORIA

-3 TITOLARI SU LE FIGARO:

-TITOLARE 1:Crise migratoire en Europe
La route des Balkans se ferme un peu plus aux migrants
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.La Macédoine a fermé sa frontière avec la Grèce.

Les mesures prises par la Slovénie, la Serbie et la Macédoine à compter de mercredi rendent impossible le passage par le couloir qu’ont emprunté 850.000 migrants en 2015 pour gagner le nord de l’Europe.

REAZIONE:IL RISCHIO CHE TUTTI QUESTI RIFUGIATI SI RIVERSINO SULL’ITALIA CRESCE UN PO’ PIU.

-TITOLARE 2:Migrants : le coup de poker turc d’Angela Merkel

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La chancelière entend convaincre les Allemands que l’accord négocié avec Ankara est une «avancée».

REAZIONE:LA MERCKEL ESPONE L’EUROPA TUTTA AL RICATTO TURCO. IL PAPA LI FA CORO.

-TITOLARE 3:Réfugiés en Europe : les négociations de marchands de tapis se poursuivent

FIGAROVOX/TRIBUNE – Le sommet Union européenne – Turquie se termine sans accord. Pour Bertrand Chokrane, la crise migratoire va s’intensifier dès le retour du printemps.

REAZIONE:VERGOGNANTE QUANTO STA SUCCEDENDO IN EUROPA AL RIGUARDO DEI MIGRANTI:QUESTA ONDATA E’ LA CONSEGUENZA DELLA MANCANZA DI FERMEZZA DI BRUXELLES CHE HA PER PRIMA CEDUTO AI RICATTI DELLA LEGA,OGGI FORMALMENTE ISTITUZIONALIZZATI DA RENZI.UNA VOLTA CEDUTO A QUESTO PRIMO RICATTO L’EUROPA HA VISTO CRESCERE ESPONENZIALMENTE IL NUMERO DI MIGRATI,CRESCIUTI DOPO L’ARRIVO DEL PAPA ARGENTINO,E PROPORZIONALMENTE HA CRESCIUTO L’IMPOTENZA EUROPEA GUIDATA,IN QUESTI NEGOZIATI CHE NON AVREBBERO MAI DOVUTO ESERCI,DA GOVERNANTI INCAPACI COME LA MERCKEL,HOLLANDE E CAMERON.RIPETO QUESTA ONDATA MIGRATORIA E’ LA CONSEGUENZA DEL CEDIMENTO INIZIALI DOPO RIFORMULATI DA RENZI AI RICATTI DELLA LEGA-LARGHE INTESE ITALIANI.

QUALCUNO PENSA CHE IN QUESTO CONTESTO SIA POSSIBILE UNA QUALSIASI LOTTA EFFICACE  AL TERRORISMO?

QUALCUNO PENSA CHE QUESTA UNIONE CHE NON HA NE MENO UNA STRUTTURA COMUNE DEMOCRATICA,DEMOCRATICAMENTE ACETTATA,CHE NON SI METTE DI ACCORDO NE MENO NEI SUOI ANTECEDENTI STORICHE,CHE NON HA NE UN SISTEMA GIUDIZIARIO COMUNE ,NE UNA POLIZIA “FEDERALE” NE UNA STRUTTURA DI DIFESA COERCITIVA IN GRADO DI DIFFENDERE LE FRONTIERE ESTERNE COMUNI(SHENGHEN?)POSSA AGIRE COME UN ENTE UNITARIO EFFICACE,COME GLI STATI UNITI DI EUROPA?

SE VERAMENTE VOGLIAMO SALVARE L’EUROPA E LA SUA CIVILTA L’UE DEVE SPARIRE E GLI STATI NAZIONALI DEVONO RISOLVERE OGNI UNO QUESTA CRISI DA SOLI AGENDO SULLE CAUSE CHE SONO POLITICHE E NON CASUALI.

E IN QUESTO CONTESTO NON E’ NE POSSIBLE MA NE MENO NECESSARIO INTERVENIRE IN LIBIA:CHI HA DETTO CHE LA LIBIA NON HA UN GOVERNO?CHI HA DETTO CHE IN LIBIA LE COSE STANNO ANDANDO COME DICE CHE STANNO ANDANDO L’ITALIA(RENZI-MOGHERINI CON BERLUSCONI-LEGA IN TESTA)?SE CAOS C’E’ CORRISPONDE SIANO RISOLTE DAL GOVERNO LEGITTIMAMENTE NATO E ACETTATO DALLA COMUNITA INTERNAZIONALE DOPO LA NO FLY ZONE E LA CADUTA DI KEDAFY E NON CEDRE AL VENTO DELL’INTERPRETAZIONE BERLUSCONIANA-LEGA DI COME LE COSE STANNO ANDANDO IN LIBIA.QUEL GOVERNO BISOGNA ARMARE E INCORAGGIARE PER RISOLVERE IL PRESUNTO CAOS DELLE MILIZIE MUSSULMANE E L’IS IN LIBIA.COSI COME STA FACENDO LA TUNISIA.

-APPENDICE:SUDICIA ACCOGLIENZA SFRUTTA I MIGRANTI MINORENNI

-TITOLARE LE FIGARO:

En Suède, des familles d’accueil exploitent le «bon filon» des migrants mineurs

Des enfants réfugiés arrivent à Malmö, le 12 novembre 2015.

Elles peuvent bénéficier d’une aide de plus de 2.000 euros par enfant, les autorités devant faire face à l’engorgement des centres d’hébergement institutionnels.

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10 MARZO 2016:EGITTO CORRETTO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Regeni, così l'Egitto ha depistato la verità   Mattarella  ai genitori: "Fare piena luce"

Regeni, così l’Egitto ha depistato la verità

Mattarella ai genitori: “Fare piena luce”

“La polizia egiziana lo cercava da dicembre”

Magistrato Cairo: “Indago io, stop italiani”

dai nostri inviati CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

REAZIONE:

LO STATO ISLAMICO NON SEMPRE RIVINDICA LE SUE AZIONI.

COSA FACEVA IN EGITTO IL CAPO DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI IN EGITTO IL GIORNO PRIMA?

NON HO MAI CREDUTO ALLA DIFESA DEI CRISTIANI COPTI PER PARTE DELL’ITALIA DI RENZI.

LA VERITA DEVE FORSE ASPETTARE PERO LE CONSEGUENZE DELLA MORTE IL GIORNO DELLA RIUNIONE ALLEATA A ROMA PER LA LIBIA,NON SI SONO  FATTE ASPETTARE PERO.

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10 MARZO 2016:CICCIA BELLA

-FOTOSHOPEANDO:L’ULTIMA DI 3 BELLEZZE “DIVERSE”:

10 mars 2016

huffingtonpost.fr
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Une femme ronde fait retoucher sa photo dans 17 pays, le résultat est surprenant

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Lauren Provost
Publication: 19/12/2014 11h47 CET Mis à jour: 19/12/2014 11h54 CET

BEAUTÉ – Voici une nouvelle expérience qui interroge les modèles de beauté à travers le monde et le rôle de la retouche photo.

Inspirée par le travail de la journaliste Esther Honing qui a demandé à des experts de Photoshop à travers le monde de retoucher un portrait d’elle selon les critères de beauté dans leur pays et celui Priscilla Yuki Wilson, jeune femme métisse ayant fait la même chose, l’Américaine Marie Southard Ospina, une chroniqueuse mode et beauté, a elle aussi envoyé une photo d’elle à des professionnels aux quatre coins de la planète.

Esther Honing s’est intéressée aux différentes conceptions de la beauté selon les cultures, Priscilla Yuki Wilson à la couleur de peau, cette fois-ci Marie Southard Ospina emmène cette expérience du côté du poids et des rondeurs chez les femmes.

La minceur est-elle le modèle prédominant partout? Voilà la question qui taraudait la jeune femme. Elle a donc envoyé la photo ci-dessous a des professionnels dans 17 pays différents. Ils ont été payés entre 5 et 30 dollars (soit entre 4 et 24 euros) avec pour mission de “rendre belle” Marie Southard Ospina “tout en gardant à l’esprit les looks des magazines de mode et beauté de leurs pays”.

photo

Le résultat a surpris la jeune femme qui pensait que la plupart des retoucheurs d’images allaient modifier sa structure osseuse et son poids sur leur logiciel pour la faire paraître plus mince. Finalement, seulement trois éditeurs photo ont “aminci” Marie Southard Ospina.

“Je ne pense pas que l’expérience ait servi à mettre fin aux préjugés sur les gros. Ni, tout à coup, à révéler que nous sommes tous acceptables dans notre diversité. Mais elle a bien montré que la beauté est indéfinissable”, a confié Marie Southard Ospina à nos confrères du Huffington Post aux Etats-Unis.

“Je ne m’attends pas à ce que les gens regardent une femme ronde et pensent “Mon dieu elle est superbe”, mais j’espère qu’un jour les gens pourront trouver qu’un corps plus gros est attirant et que cela ne provoquera plus autant de surprise, de choc et parfois même de colère.”

Inde

Lettonie

Italie

Mexique

Bulgarie

Macédoine

Macédoine

Ukraine

Vietnam

Pakistan

Pakistan

Canada

Bangladesh

Bangladesh

Bangladesh

Sri Lanka

Etats Unis

Jamaïque

Uruguay

Serbie

Australie

Lire aussi :

» Les pros de Photoshop ne savent pas retoucher les métisses

» La première image photoshopée de l’histoire

» Des femmes ordinaires se font retouchées comme dans les magazines

» BLOG. Arrêtons de photoshopper les femmes!

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 http://www.huffingtonpost.fr/2014/12/19/retouches-photoshop-photos-femme-ronde-marie-southard-ospina-criteres-beaute_n_6353060.html
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REAZIONE:ANCHE TU PUOI DIVENATARE BELLA,INIZIA.(INUTILE PROVARCI SE NON SEI GIOVANE)
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10 MARZO 2016:QUESTA RIFORMA E’ MORTA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Licenziamenti flessibili e modifica 35 ore Rivolta contro il "jobs act alla francese"

Licenziamenti flessibili e modifica 35 ore

Rivolta contro il “jobs act alla francese”

Foto Mezzo milione sfilano a Parigi e in altre città

REAZIONE:IN UN CONTESTO DI FLESSIBILITA LE 35 ORE,CHE DEVONO SERVIRE A MIGLIORARE LA QUALITA DEL LAVORO E DEI LAVORATORI, NON E’ AMMISIBILE.

E QUESTE FLESSIBILIZAZIONI DEL LAVORO PUR ESSENDO ASSAI MENO SEVERE DI QUELLE ITALIANE,IN FRANCIA NON HANNO MAI PASSATO E QUESTA RIFORMA DI HOLLANDE OGGI E’ “MOR-TA”.FERMA.

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Immagine anteprima YouTube

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11 MARZO 2016:LIBIA E OBAMA,A DIFESA DELLA NUOVA ERA

-SU GOOGLE NEWS:

MONDO
L’intervista Obama: un errore sostenere l’intervento Nato in Libia nel 2011
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In un lungo colloquio con “The Atlantic”, il presidente americano lancia stoccate a Londra e Parigi: “Pensavo avrebbero sostenuto un peso maggiore dell’operazione”, dice. E critica anche l’Arabia Saudita, che tenta di trascinare gli Stati Uniti in pesanti conflitti settari che poco hanno a che fare con gli interessi americani
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10 marzo 2016
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Il Pentagono prepara i piani per un nuovo intervento in Libia. Ma Barack Obama ammette che il suo sostegno dato all’intervento della Nato nel 2011 fu “un errore”, dovuto in parte alla sua errata convinzione che Francia e Gran Bretagna avrebbero sostenuto un peso maggiore dell’operazione.
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“Non ha funzionato” e “nonostante tutto quello che si è fatto, la Libia ora è nel caos”, ha detto il presidente in una lunghissima intervista sulla sua politica estera al The Atlantic, che la titola “The Obama doctrine”, durante la quale si è tolto qualche sassolino nella scarpa nei confronti di alleati, dei paesi del Golfo ma anche europei, bollati come “opportunisti”.
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“Quando mi guardo indietro e mi chiedo cosa sia stato fatto di sbagliato – ha spiegato Obama – mi posso criticare per il fatto di avere avuto troppa fiducia nel fatto che gli europei, vista la vicinanza con la Libia, sia sarebbero impegnati di più con il follow-up”. E fa il nome del presidente Nicolas Sarkozy “che voleva vantarsi di tutti gli aerei abbattuti nella campagna, nonostante il fatto che avessimo distrutto noi tutte le difese aeree”. Ma anche questo andava bene perché, continua pragmaticamente Obama “permise di acquistare il coinvolgimento della Francia in modo che fosse meno costoso e rischioso per noi”. Obama non esita poi a coinvolgere nelle critiche anche David Cameron che dopo l’avvio dell’intervento perse interesse, “distratto da una serie di altre questioni”.
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Pressioni per l’intervento. Amministrazione Usa divisa
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Nella lunga intervista Obama ricorda come la sua amministrazione fosse spaccata sull’intervento – con Hillary Clinton, bisogna sottolinearlo, alla guida dei falchi – e come vi fossero pressioni da parte dell’Europa e dai paesi del Golfo all’azione, come da sempre gli alleati fanno con Washington. “E’ ormai diventata un’abitudine negli ultimi decenni – si lamenta Obama – che in questi circostanze la gente ci spinga ad agire ma non mostra nessuna intenzione di rischiare nulla nel gioco”. Sono “opportunisti”, concorda Obama con l’intervistatore usando il termine “free rider”, cioè quelli che viaggiano gratis, rivolgendo anche un serio monito all’Arabia Saudita, alleato storico che ha duramente criticato l’accordo nucleare con Teheran, sottolineando come debba imparare a “dividere” la regione con l’arcinemico iraniano con il quale condivide la responsabilità di attizzare i conflitti in Siria, Iraq e Yemen. I sauditi “devono trovare un modo efficace di condividere il vicinato ed istituire una pace fredda” ha poi aggiunto, spiegando che se gli Usa dovessero sostenerli acriticamente contro l’Iran “questo significherebbe che noi inizieremmo ad usare i nostri interventi e la forza militare per azioni punitive, ma questo non sarebbe nell’interesse degli Usa nè del Medio Oriente”.
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Orgoglioso di aver fatto marcia indietro sui raid in Siria nel 2013
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Obama è “orgoglioso” della decisione presa nell’agosto del 2013 di fare marcia indietro, quando ormai le macchine della guerra e del consenso si erano messe in moto, sulla decisione di avviare i raid aerei in Siria per punire l’utilizzo di armi chimiche da parte di Bashar Assad. “Sapevo che premere il pulsante di pausa per me avrebbe avuto un costo politico, ma sono riuscito a svincolarmi dalle pressioni e pensare in modo autonomo a quale fosse l’interesse dell’America, non solo rispetto alla Siria ma anche rispetto alla democrazia”, così si è confidato il presidente nei lunghi colloqui avuti con Jeffrey Goldberg, autore dell’articolo “The Obama doctrine” pubblicato da The Atlantic.
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- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Obama-un-errore-sostenere-intervento-Nato-in-Libia-nel-2011-5d099319-97e8-4242-adf7-128cec5480ad.html
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REAZIONE:
1-LA COSA LIBICA:MI SEMBRA CHE L’OPPORTUNISTA SIA LUI RILASCIANDO QUESTE PAROLE ORA CHE LA SUA PRESIDENZA SIA VIRTUALMENTE FINITA.BISOGNA RICREARE LA SITUAZIONE DELL’INTRVENTO DEL 2011 IN LIBIA.COINVOLGERE LA FRANCIA NATO LI PARE SIA STATO COSA DA POCO?LA FRANCIA CHE SIN DALLA FINE DELLE SECONDA GUERRA CON LA DOTTRINA DE GAULLE AVEVA SOSTENUTO IN NOME DELLA GRANDEUR UNA TERZA VIA PRESCINDENTE TRA L’ALTRO DEGLI INTERESSI AMERICANI HA DECISO ENTRARE NELLA NATO E QUESTO E’ STATO UN MERITO DELLA NUOVA ERA CHE IN QUEL MOMENTO SI STAVA AFFERMANDO NELLE GRANDE POTENZE E POI IN TUTTO IL MONDO..
“DOBBIAMO ESSERE PROTAGONISTI E NON SUBIRE” E’ STATA LA DOTTRINA DELLA NUOVA ERA INAUGURATA DA SARKOZY E DECISE METTERSI A FIANCO DELL’AMERICA NELL’INIZIO DI QUELLO CHE DOPO ALL’INSEGNA DELLA VISIONE DEL MONDO DEI NUOVI MEZZI DI TELECOMUNICAZIONE E’ STATA CHIAMATA LA PRIMAVERA ARABA.LI PARE POCA COSA QUESTO?VEDO CHE E’ CONTRADITTORIO E LA PENSA DI NO MA E’ INGIUSTO CON IL SARKOZY DI ALLORA E CON LA PROPIA HILLARY CLINTON CHE MALGRADO GLI ERRORI COMMESSI DOPO A FAVORE DEL NEOLIBERALISMO E’ STATA GRANDE ATTRICE NELL’INSEDIAMENTO DELLA NUOVA ERA IN TUTTO IL MONDO.E NON SOLO:LA RICORDO ORA CHE GLI INTERSSI DELLA FRANCIA E SOPRATUTTO DELL GRAN BRETAGNA NEL REGIME DI KADAFY ERANO COSI IMPORTANTI DA SCONSIGLIARE QUEL INTERVENTO E PURTROPPO TANTO UNA COME L’ALTRA POTENZA DECISERO INTERVENIRE IN SOLIDARIETA CON L’AMERICA NELLA PUNIZIONE DELL’ATTACO TERRORISTA ALL’EREO AMERICANO PRINCIPALMENTE.MI PARE CHE OBAMA ABBIA LA MEMORIA CORTA E SIA PIU TOSTO INGIUSTO CON GLI ALLEATI EUROPEE DI ALLORA.ANCORA,PARE CHE ORA ABBIA TROVATO UN’ALTRO ALLEATO,IL GOLPISTA RENZI CON QUI HA PIANI PER FARE ALTRO INTERVENTO DANDO GIUDA ALL’ITALIA.MA COSA E’ ANDATO STORTO IN LIBIA?IN LIBIA E’ ANDATO STORTO LA INSISTENTE COSPIRAZIONE DI BERLUSCONI E LEGA,OGGI SOCI DI RENZI, CHE CON LA SUA POLITICA IMMIGRATORIA E ANCHE CON SIMPATIE CON GLI ANTICHI CAPI TRIBALI DI KADAFY SOCI SUOI QUANDO LA NO FLY ZONE.OBAMA SI HA NEGATO ARMARE IL GOVERNO DI TOBRUK,SE L’AVREBBE FATTO FORSE OGGI NON SAREBBEMO IN QUESTO “CAOS”,AMMETENDO CHE CI  SIA,COSA CHE NON E’ DETTO.SEMPLICEMENTE HANNO MUTATO GLI INTERSSI,ANCHE SE IN MODO “SOFT”, DI OBAMA.E’ INGIUSTO.
NON CREDO SIA NECESSARIO NESSUN INTERVENTO IN LIBIA E CASO MAI E’ POSITIVA  LA NUOVA SINERGIA FRANCIA(LO STATO, NO HOLLANDE)-EGITTO.
NO CEDERE AI RICATTI DEI TELEMACI ITALIANI(RENZI-SALVINI-FITTO-ALFANO TRA ALTRI GUIDATI DA BERLUSCONI E LA SUA TV TRADIZIONALE),UNA NUOVA ERA C’E’ GIA IN TUTTI I PAESI ARABI DOPO LA PRIMAVERA E NON OCCORE PAGLIACCIATE COME QUELLE CHE VOGLIONO ITRAPRENDERE RENZI-IL PAPA E FORSE OBAMA ADERENDO ALLE PRESSIONI BERLUSCONI-LEGA.ANZI PENSO CHE SIA CONTROPRODUCENTE PRENDERE AZIONI IN LIBIA AL MENO FIN DOPO UNA NUOVA PRESIDENZA IN AMERICA E IN FRANCIA COSA CHE ACCADRA PRESTO,NEL 2017. E ANCHE FIN DOPO IL REFERNDUM INGLESE CHE CERTAMENTE SANCIRA UN NUOVO MAPPA EUROPEO.INSOMMA FRA UN ANNO AVREMMO FORSE UNA NUOVA EUROPA E DUE NUOVI CAPI DI GOVERNI IN FRANCIA E AMERICA,E FORSE ANCHE IN GB VISTO CHE NEL REFERNDUM CAMERON SI GIOCA LA SUA CARRIERA.E’ ANCHE PER QUESTO SAGGIO E PRUDENTE ASPETTARE.
E LA NUOVA ERA STA VALUTANDO APRIRE UNA NUOVA CARTA DI CREDITO A HILLARY CLINTON E SARKOZY.
2-”Orgoglioso di aver fatto marcia indietro sui raid in Siria nel 2013″?:HA CEDUTO ALLE PRESSIONI DEL VATICANO E BERLUSCONI?
3-LA QUESTIONE IRAN-ARABIA SAUDITA:SBAGLIATO L’ACCORDO CON IRAN.SBAGLIATO NON CONTRASTARE L’ISIS ADEGUATAMENTE.
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-APPENDICE 1:SU THE TELEGRAPH
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The Telegraph
US sta progettando di colpire Isil in Libia sulla base di ‘intelligenza difettosa’
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Esperti e funzionari ritengono che la valutazione degli Stati Uniti sulla forza di Isil in Libia è esagerata.
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Un 2015 foto di propaganda che si è detto per mostrare i membri del ISIL sfilano in una strada nella città costiera della Libia di Sirte

Una foto del 2015 di propaganda che si è detto per mostrare i membri del ISIL sfilando in una strada nella città costiera della Libia,Sirte Foto: AFP
Ruth sherlock

Con Ruth Sherlock , US Editor

06:06 GMT 5 Marzo 2016

Seguire

Gli Stati Uniti sta basando i piani per un intervento militare in Libia sull’intelligenza difettosa, funzionari occidentali e gli esperti nazionali hanno detto al Telegraph Domenica.

L’agenzie di intelligence americane valutano che lo Stato Islamico dell’Iraq e il Levante (Isil) ha raddoppiato le sue dimensioni in Libia, con tra 5.000 e 6.500 combattenti nel paese.

In privato, tuttavia, alcuni funzionari statunitensi dicono di credere che queste stime siano esagerate. Gli esperti indipendenti sono giunti alla stessa conclusione.

“Le stime del numero di jihadisti è grossolanamente esagerato”, ha detto Karim Mezran, un esperto di Libia con il Consiglio Atlantico a Washington.

Mentre il signor Mezran e altri analisti erano riluttanti a mettere un numero sulla dimensione dell’organizzazione, citando il caos e la mancanza di accesso alle aree Isil in Libia, tutti hanno detto che credevano che la cifra reale sia solo il 20 al 40 per cento della stima degli Stati Uniti.

La presenza di Isil sulla costa della Libia,a soli 300 miglia da Italia,ha causato grande preoccupazione fra i governi occidentali.

American F-15E cacciabombardieri hanno colpito un campo di addestramento militante Stato islamico in Libia rurale vicino al confine con la Tunisia a febbraio 2016

Cacciabombardieri American F-15E hanno colpito un campo di addestramento di militanti dello Stato islamico in Libia rurale vicino al confine con la Tunisia a febbraio 2016 Foto: Mohamed Ben Khalifa / AP

La Gran Bretagna, l’America, l’Italia e la Francia hanno tutti distribuiti forze speciali nel paese per ristabilire legami con gruppi di miliziani che combattono già Isil,o potrebbero farlo in futuro.

Il rapporto di intelligence per l’espansione di Isil, che è stato pubblicato il mese scorso, ha aggiunto piu urgenza alle discussioni a Washington di come affrontare la presenza del Gruppo nel paese, con molti,in particolarmente al Pentagono,sollecitando che gli Stati Uniti non può più aspettare ad agire.

L’amministrazione del presidente Obama sta ora valutando l’azione militare sostenuta in Libia. Bob Corker, il presidente della Commissione Esteri del Senato, ha detto nel corso di un’audizione questa settimana che le forze Usa stanno “contemplando un bello e massiccia attacco aereo”.

Parlando a The Telegraph di seguito ha ampliato la suggestione di un’azione militare, dicendo qualcosa “di grandi dimensioni” è stato considerato, ma ha rifiutato di aggiungere dettagli.

Ma alti funzionari degli Stati Uniti che hanno familiarità con la Libia e altri esperti nel paese dicono di temere che il Pentagono stava spingendo per l’azione militare sulla base di un errore di calcolo delle dimensioni e della natura della minaccia.

Hanno detto che un rapporto delle Nazioni Unite in dicembre,che ha stimato che ci sono stati circa 2.000 combattenti Isil in Libia,era probabilmente più accurata rispetto alla valutazione di intelligence declassificati degli Stati Uniti.

Claudia Gazzini, un analista senior per International Crisis Group, che ha recentemente viaggiato in Libia ha detto che la testimonianza che aveva raccolte da profughi in fuga da Sirte, unica grande roccaforte di Isil, hanno indicato che “il numero di militanti Isil che controllano la città sono a centinaia, non a migliaia “.

Un alto funzionario degli Stati Uniti con conoscenza del paese era privatamente scettico circa l’assesment dell’ Isil e del loro governo. Hanno detto che alcuni miliziani avevano interesse a esagerare la forza di Isil. Questo è stato a causa della “natura opportunistica e transazionale di alleanze all’interno della Libia”.

“Questo rende che sia difficile determinare i numeri effettivi sulla base di dati forniti da parti opposte nel sistema politico frammentato della Libia”, hanno detto.

Non e’ ne anche chiaro quanti combattenti Isil in Libia sono ideologicamente impegnati e quanti sono stati costretti a unirsi.

Claudia Gazzini, un analista senior per International Crisis Group, ha detto che una volta che Isil prende una zona “obbligano gli uomini a fare la formazione militare, quindi, di fatto, si finisce per dover essere parte del sistema solo perché sei un residente di sesso maschile in quella zona che controllano “.

Una intelligenza difettosa sulla minaccia potrebbe portare a una ricetta sbagliata, che potrebbe avere conseguenze disastrose sul Paese, gli analisti hanno avvertito.

Testimoniando alla Commissione Esteri del Senato questa settimana, Frederic Wehrey, un analista senior Libia per il Carnegie Endowment for International Peace, ha messo in guardia contro le “valutazioni allarmistiche” di Isil in Libia.

“Lo Stato Islamico può stare espandendo la propria presenza in Libia ma non è stato in grado di sfruttare ancora il malcontento popolare di ampi segmenti della popolazione”, ha detto il sig Wehrey.

Isil “non ha dimostrato la capacità di creare strutture di governance durevoli nelle aree da essa controllate”, ha aggiunto.

Sia lui che la signora Gazzini ha messo in guardia contro l’intervento militare straniero su qualsiasi cosa in una scala “discreta”.

Ms Gazzini ha dichiarato: “La minaccia di Isil in Libia è di grande preoccupazione, ma correre con un intervento militare internazionale sarebbe miope e probabilmente controproducente.”

Il paese soffre di un vuoto di potere mentre due governi rivali,l’VYE per il potere e le milizie e tribù combattono l’un l’altro per la loro quota della nuova Libia.

Di assistere alcune milizie armate a combattere contro Isil prima della formazione del governo di unità o di un esercito nazionale hanno detto, l’Occidente potrebbe anche finire per seminare i semi di ulteriori conflitti.

Dato che Isil non è un esercito diffuso e omogeneo, ma un’entità fluida che trae vantaggio da una mancanza di un’autorità nazionale in Libia il modo migliore per degradare il gruppo è quello di impostare il paese di nuovo in pista,hanno detto.

Mr Wehrey ha detto che qualsiasi aiuto militare dovrebbe essere legato al dialogo politico, rendendo l’unione di un esercito nazionale, o il supporto del governo di unità una condizione per qualsiasi tipo di assistenza che vogliono milizia.

Altrettanto fondamentale, ha detto la sig.ra Gazzini era l’economia del paese. Quasi interamente dipendente dal petrolio, la produzione di stallo stava costringendo il paese a sopravvivere riducendo rapidamente le riserve di valuta estera.

Mr Weyhrey ha detto: “La Libia ha ancora molteplici attori sociali e politici in disposti e in grado di combattere contro il gruppo. L’approccio occidentale dovrebbe lavorare con attenzione per assicurare lo sfruttamento e unificazioni di questi attori piuttosto che dividere. ”

lealisti ISIL alla formazione in un campo in Libia che è stato colpito dagli americani a febbraio 2016

Lealisti ISIL in formazione in un campo in Libia che è stato colpito dagli americani a febbraio 2016 Foto: sito thetelegraphnews

seguire @telegraphworld

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http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/12184592/US-drawing-up-plans-for-Libya-air-assault-using-faulty-intelligence.html
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REAZIONE:MI DA RAGIONE.MI PARE CHAIRO DOPO QUESTE NUOVE INFORMAZIONI CHE QUELLI CHE ESSAGERANO LA CAPACITA MILITARE E ORGANIZZATIVA DELL’IS E CREANO ALLARMISMI SIANO GLI STESSI CHE VOGLIONO LE “LARGHE INTESE” IN LIBIA.E SAPPIAMO GIA CHI SIANO.DI PIU,NON CREDO ASSOLUTAMENTE CHE L’IS SIA MAI STATA NESSUNA MINACCIA PER L’ITALIA O IL VATICANO:NO AI PIANI MILITARISTI ALLA GUALTIERI IN LIBIA.
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-APPENDICE 2:
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-SU GOOGLE NEWS:
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La ricolonizzazione della Libia
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10 mar 2016
Italia, libia
by Redazione

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Conoscere il passato coloniale italiano aiuta a comprendere perché il Paese nordafricano sarà presto il teatro di un nuovo intervento armato occidentale, ufficialmente contro l’Isis

Libya Regions

di Manlio Dinucci

Roma, 10 marzo 2016, Nena News – Nella commedia degli equivoci per il teatrino della politica, il primo attore Renzi ha detto che in Libia «l’Italia farà la sua parte», quindi – appena il Pentagono ha annunciato che l’Italia assumerà il «ruolo guida» – ha dichiarato: «Non è all’ordine del giorno la missione militare italiana in Libia», mentre in realtà è già iniziata con le forze speciali che il parlamento ha messo agli ordini del premier. Questi, per dare il via ufficiale, aspetta che in Libia si formi «un governo strasolido che non ci faccia rifare gli errori del passato». In attesa che nel deserto libico facciano apparire il miraggio di un «governo strasolido», diamo uno sguardo al passato.

Nel 1911 l’Italia occupò la Libia con un corpo di spedizione di 100mila uomini, Poco dopo lo sbarco, l’esercito italiano fucilò e impiccò 5mila libici e ne deportò migliaia. Nel 1930, per ordine di Mussolini, metà della popolazione cirenaica, circa 100mila persone, fu deportata in una quindicina di campi di concentramento, mentre l’aviazione, per schiacciare la resistenza, bombardava i villaggi con armi chimiche e la regione veniva recintata con 270 km di filo spinato. Il capo della resistenza, Omar al-Mukhtar, venne catturato e impiccato nel 1931. Fu iniziata la colonizzazione demografica della Libia, sequestrando le terre più fertili e relegando le popolazioni in terre aride. Nei primi anni Quaranta, all’Italia sconfitta subentrarono in Libia Gran Bretagna e Stati uniti. L’emiro Idris al-Senussi, messo sul trono dagli inglesi nel 1951, concesse a queste potenze l’uso di basi aeree, navali e terrestri. Wheelus Field, alle porte di Tripoli, divenne la principale base aerea e nucleare Usa nel Mediterraneo.

Con l’Italia re Idris concluse nel 1956 un accordo, che la scagionava dai danni arrecati alla Libia e permetteva alla comunità italiana di mantenere il suo patrimonio. I giacimenti petroliferi libici, scoperti negli anni ‘50, finirono nelle mani della britannica British Petroleum, della statunitense Esso e dell’italiana Eni. La ribellione dei nazionalisti, duramente repressa, sfociò in un colpo di stato incruento attuato nel 1969, sul modello nasseriano, dagli «ufficiali liberi» capeggiati da Muammar Gheddafi.

Abolita la monarchia, la Repubblica araba libica costrinse Usa e Gran Bretagna a evacuare le basi militari e nazionalizzò le proprietà straniere. Nei decenni successivi, la Libia raggiunse, secondo la Banca mondiale, «alti indicatori di sviluppo umano», con una crescita del pil del 7,5% annuo, un reddito pro capite medio-alto, l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria e del 46% alla terziaria. Vi trovavano lavoro oltre 2 milioni di immigrati africani. Questo Stato, che costituiva un fattore di stabilità e sviluppo in Nordafrica, aveva favorito con i suoi investimenti la nascita di organismi che avrebbero creato l’autonomia finanziaria e una moneta indipendente dell’Unione africana.

Usa e Francia – provano le mail di Hillary Clinton – decisero di bloccare «il piano di Gheddafi di creare una moneta africana», in alternativa al dollaro e al franco Cfa. Per questo e per impadronirsi del petrolio e del territorio libici, la Nato sotto comando Usa lanciava la campagna contro Gheddafi, a cui in Italia partecipava in prima fila l’«opposizione di sinistra». Demoliva quindi con la guerra lo Stato libico, attaccandolo anche dall’interno con forze speciali e gruppi terroristi. Il conseguente disastro sociale, che ha fatto più vittime della guerra stessa soprattutto tra i migranti, ha aperto la strada alla riconquista e spartizione della Libia. Dove rimette piede quell’Italia che, calpestando la Costituzione, ritorna al passato coloniale.

http://nena-news.it/analisi-la-ricolonizzazione-della-libia/

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REAZIONE:IL PETROLEO NON LO SPIEGA TUTTO.L’INTERVENTO IN 2011 EBBE AL MENO ALTRE DUE COMPONENTI:

IL MONDO STA CONOSCENDO UNA NUOVA ERA DELL’INDUSTRIALIZAZIONE DELLA MANO DELLE NUOVE TECNOLOGIE PRINCIPALMENTE DELLE TELECOMUNICAZION CIO CHE RICHIEDE DI NUOVA ESPANSIONE DEL COMMERCIO E NUOVI MERCATI OLTRE AD UN NUOVO APROCCIO  POLITICO-SOCIO-CULTURALE ED ECONOMICO.E QUESTO HA COINCISO CON IL CAMBIAMENTO DI GOVERNO IN USA CON L’ASCESA DI OBAMA E IL DESIDERIO DI FARE CADERE IN TUTTO L’AFRICA SOPRA-SAHARIANA TUTTI I DETTATORI NAZIONALISTI LAICI.NON PUO CAPIRSI L’INTERVENTO IN LIBIA SENZA QUESTI ALTRI ASPETTI.

IL GOVERNO DI UNITA NAZIONALE NON SI DEVE FARE,E SPERIAMO CHE SE INTERVENTO C’E’ VENGA LIMITATO AL CONTRASTO CON L’IS MA IO NON CONDIVIDO LA TESI DELLA SUA MINACCIA DELL’INVASIONE ALL’ITALIA.

SIA CHIARO:LE STRAGGI DI MIGRANTI NEL MEDITERRANEO FECE PIU MORTI DELL’INTERVENTO ALLEATO DEL 2011 ED E’  L’OPERA DI MARONI-BERLUSCONI E BOSSI.QUESTO DA RAGIONE AI MIEI COMMENTI,E INTERVENIRE MILITARMENTE UN’ALTRA VOLTA SAREBBE DARE RAGIONE A BERLUSCONI E LEGA CERCANDO TRA L’ALTRO DI RISCRIVERE SOPRA LA PRIMAVERA ARABA CHE E ‘ STATA POSSIBILE GRAZIE ANCHE AI NUOVI MEZZI DI TELECOMUNICZIONE CHE MOBILITARONO LE MASSE:AMBIZIOSI I TELEMACI NON CREDI?

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 273 »

2 marzo 2016
0

2 MARZO 2016:ALFANO,ABUSO DI UFFICIO,CONTO ALLA ROVESCIA

-3 NOTE SU IL GIORNALE.IT:

Politica

-NOTA 1:”Agganciamo subito Angelino prima che vada in vacanza”. Le intercettazioni che inchiodano Alfano

Sul Fatto Quotidiano le pressioni sul segretario del viceministro Bubbico per cacciare il prefetto di Enna: ecco tutte le telefonate che hanno portato al trasferimento

Sergio Rame – Sab, 27/02/2016 – 16:15
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“Angelino sta dormendo…”. Da un capo del telefono c’è Mirello Crisafulli, dall’altro Ugo Malagnino, segretario del vice ministro degli Interni Filippo Bubbico.

Il ras del Pd ennese mette subito in chiaro: “Questa cosa bisogna farla prima di Natale, prima che parta parta per le vacanze”. Ugo Malagnino lo rassicura: “Parlo io con Bubbico e il nome del prefetto sarà inserito nella lista dei prefetti da spostare”. Il 23 dicembre il prefetto di Enna Fernando Guida viene “trombato” dal Consiglio dei ministri. “Oggi – si dicono Crisafulli e Malagnino – è proprio una bella giornata”.

Il Fatto Quotidiano pubblica le telefonate al segretario del viceministro Bubbico per cacciare il prefetto scomodo. Telefonate che sono contenute nel fascicolo in cui risulta indagato anche Angelino Alfano. Il nome del ministro dell’Interno è finito nel registro degli indagati per “abuso d’ufficio” insieme a Crisafulli, Malagnino, Bubbino e al presidente della Fondazione Kore Cataldo Salerno che Guida, guarda caso, stava per commissariare. “Nei giorni precedenti (al Consiglio dei ministri che decide lo spostamento del prefetto, ndr) – spiega il Fatto Quotidiano - gli investigatori delle Fiamme Gialle registrano frenetiche conversazioni tra Enna e Roma”. È in questi giorni che avviene l’incontro tra Bubbico e Salerno. Si vedono a Roma. Al tavolino del bar Sant’Eustachio c’è pure Magnino. Secondo la ricostruzione del quotidiano diretto da Marco Travaglio, Crisafulli si sarebbe speso più volte per chiedere ad Alfano lo spostamento di Guida. Ad Angelo Capodicasa, ex parlamentare della Regione oggi parlamentare del Pd, ha chiesto un incontro con il ministro dell’Interno. Incontro che poi non si è tenuto. Quindi prova di arrivare a Bubbico tramite Malagnino. Infine, alla vigilia del Consiglio dei ministri, punta a Giuseppe Firrarello, suocero del sottosegretario Ncd Giuseppe Castiglione. Sta di fatto che il 22 dicembre i cellulari di Firrarello e Crisafulli vengono agganciati dalla stessa cella telefonica del centro di Catania. È qui che, secondo gli investigatori, si sarebbe tenuto l’incontro per decidere il trasferimento di Guida.

Il 23 dicembre si tiene il Consiglio dei ministri. Guida viene trasferito. Crisafulli e Malagnino brindano: “Oggi è una bella giornata”.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/agganciamo-subito-alfano-che-vada-vacanza-intercettazioni-ch-1229931.html

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-NOTA 2:Altro che “caso morto” L’indagine su Alfano fa tremare il governo

La sfiducia dei grillini al ministro sotto accusa incombe E l’università di Enna al centro del caso è una creatura Pd

Mariateresa Conti – Dom, 28/02/2016 – 08:25

A ltro che «caso nato morto», come ha provato a liquidarlo giovedì sera il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

L’inchiesta della Procura di Roma che vede il titolare del Viminale indagato per abuso d’ufficio per il trasferimento di un prefetto rischia di diventare un terremoto per il governo. Per la mozione di sfiducia ad Alfano, annunciata da M5S, che sarà presentata al Senato. E per gli intrecci tutti in salsa Pd che, a prescindere dalle responsabilità di Angelino, stanno venendo fuori in relazione a quell’enclave democrat (nel 2012 andò a tenere una lectio magistralis l’allora segretario del partito, Pier Luigi Bersani, a fine gennaio doveva essere il ministro Dario Franceschini a inaugurare la nuova biblioteca, ma poi diede forfait) che è l’università Kore di Enna al centro del caso. Enclave di cui è dominus un Pd che Renzi&co vorrebbero archiviare, quel Vladimiro Crisafulli detto Mirello, un tempo sovrano assoluto della cittadina (celebre il suo: «A Enna io vinco col maggioritario, col proporzionale e pure col sorteggio»), ora sconfitto ma pur sempre potente.

Pure l’«impresentabile» Mirello (per i garanti del Pd che nel 2013 gli impedirono di candidarsi alle Politiche anche se in realtà non ha mai avuto condanne per mafia) è indagato per abuso d’ufficio con il ministro Alfano, in quest’inchiesta scaturita da un rapporto che l’ex procuratore di Enna, Calogero Ferrotti, ha girato al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Secondo l’ex pm, indizi di pressioni sul ministro perché spostasse da Enna il prefetto Fernando Guida che aveva avviato il commissariamento della Kore ci sono, eccome se ci sono. Anzi c’è di più, visto che, per Ferrotti, i vertici della Kore pensavano di contattare anche la senatrice Anna Finocchiaro, che però non si attivò. Di qui il suo rapporto ai pm romani. Di qui Alfano indagato.Crisafulli smentisce tutto.

Anzi ironizza: «Per abusare di un ufficio bisogna averlo…». Ma sono proprio le sue intercettazioni col segretario particolare del viceministro Filippo Bubbico, Ugo Malagnino (entrambi sono indagati, ndr) a inguaiare indirettamente Angelino visto che parlano, dicono i pm, della necessità di trasferire il prefetto, e dicono: «Dobbiamo fare presto, dobbiamo risolvere questa cosa prima che il ministro parta per le vacanze». In effetti il trasferimento di Guida arriva il 23 dicembre. E viene accolto con sorpresa, visto che è a filo della scadenza dei due anni, il tempo minimo di permanenza nella stessa sede, in genere, di un prefetto. A denunciare platealmente il siluramento di Guida è proprio il procuratore Ferrotti, il 12 gennaio scorso, alla festa per il suo pensionamento. E ancora più platealmente, nella stessa occasione, è il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, a tuonare: «Sono stati posti aperti tentativi di bloccare un’indagine della magistratura e di delegittimare con una denuncia fatti inesistenti, contro chi stava conducendo quelle indagini».

Il riferimento è proprio a Ferrotti, titolare dell’inchiesta per malversazione su Crisafulli e i vertici della Kore, a propria volta denunciato al Csm da un legale vicino all’università. Veleni, guerre interne al Pd. È da questo intreccio che Alfano rischia di essere schiacciato. Il titolare del Viminale ha dalla sua due fatti: il commissariamento della Kore, a dispetto del trasferimento del prefetto, è stato completato ugualmente, lo scorso 30 gennaio; e lo stesso Guida ha detto che il suo trasferimento era stato concordato, anzi che era stato lui a chiederlo per stare più vicino alla famiglia, a Roma. Quasi una botte di ferro, per Alfano. Se non fosse per la sfiducia dei grillini che incombe. E per quel Pd dilaniato dopo il voto sulle unioni civili che può riservare sorprese.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/altro-che-caso-morto-lindagine-su-alfano-fa-tremare-governo-1230037.html

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-NOTA 3:Enna, esempio di come Ncd e Pd si spartirebbero la Sicilia

Una serie infinita di incarichi, consulenze, spartizioni, bandi, progetti e finanziamenti che vedono incrociarsi le strade di Ncd e Pd

Michele Ardengo – Sab, 27/02/2016 – 16:18
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Il Fatto quotidiano racconta in un lungo articolo una intricata rete di interessi comuni che dalla Sicilia si estende fino ad arrivare nelle sale del potere a Roma, e che, nell’isola, parte da Enna, feudo del Partito democratico, per arrivare a Bronte, in provincia di Catania, quartier generale del Nuovo centrodestra.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, “ogni qual volta in Sicilia nuove e straordinarie opere pubbliche o private aprono le porte a investimenti“, due nomi “compaiono e scomapiono, si sovrappongono e ricompongono“. Si tratta di Vladimiro Crisafulli, senatore Pd, detto Mirello, balzato agli onori delle cronache per la vicenda del trasferimento del prefetto Fernando Guida e che coinvolge anche il ministro Angelino Alfano, e di Giuseppe Firrarello, esponente di punta di Ncd nell’isola.

Un rapporto, quello tra i due politici, che secondo il Fatto esemplificherebbe la commistione di potere e interessi comuni delle due aree politiche e che hanno visto come teatro la famosa università di Enna, dove sono passati con diversi incarichi personalità di destra e sinistra: Isabella Rauti, moglie di Gianni Alemanno, Enzo Marinello e Giuseppe Beretta, deputati Pd, Elio Rossitto, teorico dell’Mpa, e tanti altri.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/enna-esempio-ncd-e-pd-si-spartirebbero-sicilia-1229936.html

REAZIONE:ALFANO ANZI CHE LIQUIDARE IL FATTO  SUONANDO A MORTO PENSI AD ANDARSENE E ESSERE SOTTOMESSO ALLA GIUSTIZIA.LE PROVE CI SONO.

E INSIEME A LUI DEVE CADERE RENZI DA QUI IL MINISTRO E’ IL PRINCIPALE SOSTENITORE PER COSI RESTITUIRE AD INTEGRUM LA VITTORIA ELETTORALE DELLA NUOVA ERA NEL 2012 FRUSTRATA DA UN COLPO DI PALAZZO CHE LUI HA INIZIATO NEL FAMOSO BLITZ VIOLENTO NELLA GIUSTIZIA PER “LIBERARE BERLUSCONI”,E DOPO “ISTITUZIONALIZZATO” DAGLI ACCORDI NAPOLITANO-BERLUSCONI A QUI SI HA SOMMATO LA LEGA NELLE LARGHE INTESE E IL PATTO DEL NAZZARENO UNA VOLTA CONSUMATA LA MANOVRA DI RENZI NELLE INTERNE PD.I CONTI DEVONO TORNARE E LUI GLI HA IN ROSSO.SI VOTI.

QUESTA E’ LA MIA OPINIONE.

(QUESTE 3 NOTE VENGONO RIPORTATE SUL SITO DI NOTIZIE DI MICROSOFT)

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-IL GIORNO DOPO(3/3/2016):

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

RETROSCENA

Renzi prepara la mossa sui redditi
E studia una sorpresa sul Fisco

di Maria Teresa Meli
Le riflessioni sui dati del consenso e il passaggio delle elezioni amministrative: con sondaggi non confortanti spingono il premier Matteo Renzi a puntare sull’«idea dell’ultimo minuto» probabilmente in materia fiscale

REAZIONE:CADE?

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3 MARZO 216:LIBIA E L’ITALIA

-SU MICROSOFT NOTIZIE:

lettera43.it

Libia, tutte le guerre segrete degli occidentali

Barbara Ciolli,27 Febbraio 2016
Le milizie libiche di Haftar sfondano a Bengasi.(© Getty Images) Le milizie libiche di Haftar sfondano a Bengasi.

Con il via libera dell’Italia ad autorizzazioni «volta per volta», le incursioni dei droni armati Usa verso la Libia sono attese a breve: 11 aerei con missili hellfire sono sulle piste della base siciliana di Sigonella, che gli americani chiedevano da mesi.
Già da marzo 2016 le missioni americane d’attacco («a scopo difensivo») sono destinate a intensificarsi, ma benché nell’ex colonia italiana ufficialmente finora agissero solo droni stranieri «a scopo di ricognizione», non sono certo le prime.
STRIKE PER PROCURA. Dal 2014 sono almeno cinque, tra raid e blitz, le operazioni mirate compiute dagli Usa nell’ex Jamahiriya, secondo le rivelazioni di Le Monde anche per interposti eserciti: per esempio lo strike del 13 novembre 2015, mentre Parigi era sconvolta dagli attacchi terroristici, contro l’emiro dell’Isis a Derna Abu Nabil al Anbari, sarebbe stato in realtà subappaltato dal Pentagono ai francesi.
OPERAZIONI COPERTE. Nulla di nuovo sotto il sole: nel marzo del 2011 i caccia francesi e inglesi si levarono a dar man forte ai ribelli una settimana prima che la Nato si mettesse d’accordo, coperti da un’ambigua risoluzione dell’Onu.
Da allora la presenza di stranieri in Libia – terroristi islamici, ma anche unità scelte occidentali per missioni coperte – è andata sempre crescendo.
Come in Iraq, vengono compiuti raid con aerei «ignoti», e il suolo libico si è man mano popolato di rinforzi segreti di varia provenienza, ça va sans dire nei punti di maggiore interesse strategico ed economico per le potenze occidentali.

Le indiscrezioni sulle unità d’élite occidentali

A Tobruk c'è la sede del parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. (© Ansa) A Tobruk c’è la sede del parlamento libico riconosciuto a livello internazionale.

L’inchiesta del quotidiano francese sulle «operazioni clandestine» in Libia ha fatto infuriare il mistero della Difesa d’Oltralpe, che avrebbe chiesto di aprire un’inchiesta per «compromissione del segreto della difesa nazionale» – violazione di segreto di Stato cioè -, in modo da identificare e punire le gole profonde con fino a tre anni di prigione e una multa che può arrivare a 45 mila euro. Allora le missioni nascoste ci sono?
ITALIANI A OVEST. Da mesi si susseguono rumor su alcune centinaia tra unità, tra forze a terra e personale d’intelligence, di inglesi, francesi e americani, dislocati soprattutto in Cirenaia, nell’Est del Paese che è ricchissimo di idrocarburi.
La presenza italiana sarebbe aumentata invece a Tripoli e lungo la costa occidentale verso la frontiera con la Tunisia, tra Sabratha accerchiata dall’Isis (sede anche del terminal di gas e petrolio di Mellitah cogestito dall’Eni) e Zuara, dove salpa la maggioranza dei barconi di migranti verso Lampedusa.
I LIBICI DICONO NO. A livello ufficiale gli interlocutori dei governi e delle milizie libiche in guerra hanno sempre smentito l’arrivo di contingenti occidentali, anche piccoli, nel Paese: un’ammissione molto impopolare che innescherebbe ulteriori rivolte e faide tra gli oltre 6 milioni di libici che insistono nel rifiutare truppe e anche bombardamenti di stranieri.
Ma se, come sembra, le indiscrezioni dei media sono vere, certo gli sviluppi degli ultimi mesi in Libia assumono contorni più chiari.

La base a Bengasi dei francesi, consiglieri di Haftar

Un'esplosione a Bengasi.(© GettyImages) Un’esplosione a Bengasi.

Blogger specializzati avrebbero riportato di «forze speciali» francesi almeno dalla «metà di febbraio nella Libia orientale».
«Diverse fonti» avrebbero inoltre riferito di possibili «operazioni segrete» a scopo anti-terrorismo nel Paese del «servizio d’azione» dell’intelligence esterna della République (Dgse), inviate di supporto alle missioni «invisibili» degli 007.
FRANCESI PRECURSORI. Forze nascoste che agirebbero come «precursori», in mancanza di possibilità di una guerra diretta: la dottrina Hollande punterebbe anzi a «evitare qualsiasi impegno militare diretto e agire con discrezione», in azioni «congiunte tra Washington, Londra e Parigi».
Nelle ultime settimane, nell’Est si è in effetti sbloccata l’offensiva in stallo da un anno e mezzo del generale Khalifa Haftar su Bengasi, l’ex comandante di Gheddafi che tentò un golpe contro il rais e che dal 2014 controlla il parlamento del governo esiliato a Tobruk.
CONSIGLIERI DI HAFTAR. Stando a fonti di milizie libiche, Haftar avrebbe ricevuto di recente nuove armi dall’Egitto e dagli Emirati arabi (principali sponsor) e anche sostegno di «forze speciali francesi» che «agirebbero come consiglieri in un coordinamento nella base aerea Benina di Bengasi».
In «oltre due mesi», le forze francesi avrebbero condotto «almeno quattro operazioni», affiancate da «team Usa e britannici», anche a Misurata.

I raid di ignoti su Sirte e Derna: aerei francesi?

Il generale libico Khalifa Haftar.(© Getty Images) Il generale libico Khalifa Haftar.

Poi sono ricominciati in Libia i raid «non identificati» che avevano fatto la loro comparsa nel 2014, quando esplose la guerra civile tra le milizie di Tobruk e gli islamisti di Tripoli e Misurata.
Allora i bombardamenti su Bengasi furono ricondotti a caccia degli Emirati a basi egiziane in sostegno al generale Haftar.
Stavolta però la paternità dei raid del 2016 non viene attribuita ai due Paesi arabi i cui mezzi sarebbero ormai riconoscibili.
RAID SU DERBA E SIRTE. Gli ultimi ordigni sganciati su Derna (roccaforte libica di al Qaeda) hanno fatto almeno tre morti: il nuovo governo nuovo di unità nazionale che tenta di insediarsi a Tripoli li ha duramente condannati come «un’azione illegale» delle forze di Haftar, le precedenti segnalazioni dei raid su Sirte (roccaforte libica dell’Isis) chiamavano invece in causa i «francesi».
C’È UN CAMPO SEGRETO USA. Negli Anni 80 Haftar tentò un colpo di Stato contro Gheddafi equipaggiato dalla Cia, poi riparò per quasi 20 anni negli Usa e dalle rivolte del 2011 gli Stati Uniti sono indicati dai libici come una «presenza molto forte».
Per quanto costretti ad abbandonare l’ambasciata e il consolato dopo l’attentato «tirerebbero ancora le fila di tutte le forze occidentali» e da informazioni di Lettera43.it «nel 2012 avrebbero anche avuto un campo d’addestramento nel Paese».

Gli Usa nella cabina di regia, ma anche gli italiani ci sono

Miliziani dell'Isis.
(© Ansa) Miliziani dell’Isis.

La dottrina di Obama è «muoversi da dietro».
Dal 2016 la sua politica è però diventata più diretta, come dimostra l’accelerazione su Sigonella.
Dalle indiscrezioni del Wall Street Journal, gli Usa trattano anche con diversi Stati nord-africani per impiantare basi di droni.
Dopo il blitz dei Navy Seals del 2014 su una petroliera dei ribelli che tentava di contrabbandare greggio, a giugno 2015 hanno cercato invano di uccidere in Libia il super terrorista islamico e criminale algerino Mokhtar Belmokhtar con due jet F-15 da combattimento.
BLITZ DEGLI USA. Poi, nell’autunno, il raid andato a segno, contro uno dei capi dell’Isis in Libia, l’iracheno ed ex comandante di Saddam Hussein al Anbari.
Infine questo febbraio gli Usa hanno bombardato uno dei campi d’addestramento del sedicente Stato islamico a Sabratha.
Su Facebook alla fine del 2015 erano anche apparse foto di un mini-commando di una ventina di unità speciali statunitensi, confermate dal Pentagono, in una base militare a Sud-Ovest di Tripoli, per una non meglio precisata missione nella zona d’interesse degli italiani.
GLI ITALIANI CORRONO DA SOLI. Anche in questo caso, nulla di inedito: forze d’élite americane erano sbarcate in Libia già a giugno 2014 per prelevare uno dei sospettati dell’assalto al Consolato americano del 2012.
Missione compiuta, e chissà quante altre sono top secret.
Gli italiani sembrano in questo quadro correre da soli, alleati ma in competizione con le potenze europee che vogliono penetrare nella sua ex colonia.
Ci sono anche loro però: Lettera43.it ha riportato in esclusiva dei 700 milioni di euro inseriti in sordina nella Legge di stabilità per operazioni in Libia di un contingente ombra, a difesa dei siti strategici.

Twitter @BarbaraCiolli

 http://www.lettera43.it/politica/libia-tutte-le-guerre-segrete-degli-occidentali_43675235937.htm
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REAZIONE:INTERVENTO ALLEATO A GUIDA ITALIANA?
FANTASIE,MANOVRE SPECULATIVE STAMPA INTRASCENDENTE A SCOPO DI SFRUTTARE LE DIFFICOLTA POLITICHE INTERNE DI HOLLANDE,MIGLIORARE L’IMMAGINE DI RENZI ISOLATO E ININFLUENTE IN QUESTA MATERIA,NONCHE DARE ALIBI AD OBAMA,PACIFISTA E IN CAMPAGNA ELETTORALE,CHE VA IN CIRCA DI CHI VOGLIA METTERE IL SANGUE LA DOVE NON MANDA TRUPPE DI TERRA.E DIETRO C’E’ LA MANO DI BERLUSCONI,DA SEMPRE CONFRONTATO ALLA FRANCIA IN QUESTO.
L’INTERVENTO NATO CI SARA FORSE MA NIENTE GUIDA ITALIANA,ANZI,IL DOCUMENTO DI SOPRA E’ CHIARO.
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*3 MARZO  2016:IMPROBABILE VERSIONE
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SU MICROSOFT NOTIZIE:
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Giulio Regeni, fonti della procura: «Torturato per sette giorni»
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19/28

Lettera 43

Lettera 43
Redazione Un giono fa

Interrogato e torturato per una settimana. La verità sulla morte di Giulio Regeni pare emergere dalle parole di Hisham Abdel Hamid, un responsabile forense egiziano. A riferirle alla Reuters sono state due fonti della procura.

Dettagli che spingono sempre di più verso l’ipotesi che Regeni sia stato ucciso dai servizi segreti di sicurezza del Cairo.

Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano trovato morto al Cairo.© Fornito da Lettera 43 Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano trovato morto al Cairo.FERITE RIPETUTE OGNI 10 ORE. Le ferite sul corpo del giovane ricercatore italiano, scomparso il 25 gennaio e ritrovato privo di vita il 3 febbraio nella periferia del Cairo, non sarebbero state inflitte nello stesso momento.

Le bruciature di sigaretta trovate sul cadavere sarebbero avvenute a intervalli di 10-14 ore, e questo farebbe pensare a tecniche di tortura legate agli interrogatori che, per le associazioni dei diritti umani, sono tipiche dei servizi di sicurezza.

Giulio Regeni, dunque, sarebbe stato interrogato per sette giorni prima di essere ucciso.

IL MINISTERO: «HAMID NON HA TESTIMONIATO». Il ministero della Giustizia egiziano ha smentito le voci definendole «destituite di qualsiasi fondamento». Shaaban El Shami, assistente del ministro della Giustizia per la Medicina legale, ha aggiunto che Abdel Hamid «non è stato convocato dalla procura». El Shami ha chiesto ai media di fare attenzione nel pubblicare «notizie che provengono da fonti che vogliono deformare la realtà per scopi politici e che non hanno nulla a che fare con la verità».

Hamid non ha voluto rilasciare alcun commento, ma a confermare la sua deposizione ci ha pensato anche una fonte del dipartimento di Medicina legale.

ALTRO SU MSN;

L’Isis giustizia otto foreign fighters olandesi

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http://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/giulio-regeni-fonti-della-procura-%C2%ABtorturato-per-sette-giorni%C2%BB/ar-BBqcjXH?li=AA54uE
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REAZIONE:IMPROBABILE VERSIONE.BISOGNA SPETTARE E NON BUTTARE FUMO.
-APPENDICE:TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
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IL RICERCATORE ITALIANO UCCISO IN EGITTO

Regeni, le lacrime della fidanzata Valeriia: «Troppo dolore, tragedia infinita»,di A. Pasqualetto

Valeriia Vitynska, 27 anni, lavora a Kiev in un’agenzia Onu. Era insieme a Giulio da un paio d’anni.A Fiumicello i funerali del giovane ricercatore.

Il caso – Timeline
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4 MARZO 2016:PEDOFILIA,ROMA,PROCESSO GEORGE PELL
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STREAM24Venerdí . 4 Marzo 2016-VIDEO,03 Marzo 2016Pedofilia, una vittima:”Le mie due figlie morte per gli abusi”
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Immagine anteprima YouTube
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DESCRIZIONE
Roma,(askanews)-E’a Roma per le sue bambine Anthony Foster, intervistato fuori dall’hotel Quirinale a margine dell’incontro fra il cardinale George Pell e le vittime australiane di abusi. Emma e Katie furono violentate dal loro parroco quando erano alle elementari. Emma è morta di overdose, Katie, divenuta alcolista, è paralizzata dopo un incidente stradale.\”Questa era la mia famiglia perfetta… Noi l’avevamo creata. La Chiesa cattolica l’ha distrutta, perché non ha sorvegliato i suoi preti e ha permesso che dei bambini fossero violentati. Quanti casi sono? Migliaia, migliaia\”.\”George Pell era il vescovo ausiliare nella nostra zona ed era responsabile del prete che ha abusato le mie bambine\”. \”No, non ho bisogno di vedere il Papa. Io rivoglio le mie bambine. La reazione della Chiesa dovrebbe essere l’umiltà, chiederci perdono, fare tutto quello che possono per risanare la vita di tutte le vittime che ci sono. Finora abbiamo solo parole. Abbiamo bisogno di azioni concrete e di tutto il peso della Chiesa impiegato per aiutare le vittime e perché non succeda di nuovo, questo vogliamo\”.
PARTECIPA
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http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2016/20160303_video_16405911/00040338-pedofilia-una-vittima-le-mie-due-figlie-morte-per-gli-abusi.php

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4 MARZO 2016:INTERVENTO ALLEATO IN LIBIA GIA?

-SU GOOGLE NEWS:

Mediaset

3 marzo 2016

Italiani uccisi in Libia, Salvini attacca Sergio Mattarella e Matteo Renzi
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“Hanno le mani sporche di sangue”, sottolinea. Intanto si accende il dibattito politico tra i partiti sulla missione. Per Silvio Berlusconi “bisogna evitare interventi frettolosi” mentre il M5s critica il governo, che “si muove senza informare il Parlamento”. I due italiani uccisi a Sabrata

01:40 – La tragica notizia della morte dei due lavoratori italiani, rapiti a luglio e uccisi nei pressi della cittadina di Sabrata, riaccende le polemiche sull’ipotesi di intervento militare nel Paese africano. Matteo Salvini alza il tiro contro il presidente della Repubblica e il premier Matteo Renzi. “Mattarella nel momento in cui dalla Libia giungono notizie sulla morte dei due italiani si vanta dell’avanguardia dell’Italia nell’accoglienza”, afferma

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Italiani uccisi in Libia, Salvini attacca Sergio Mattarella e Matteo Renzi

Il presidente del Consiglio invece “ha le mani sporche di sangue: in Italia libera i delinquenti mentre sull’immigrazione è complice del terrorismo internazionale. O sono matti o sono complici”. Il riferimento di Salvini è alle parole pronunciate dal Capo dello Stato durante la visita all’Istituto Nazionale per le Migrazioni e la Povertà di Roma: “Il nostro Paese in questi anni è stato all’avanguardia nella solidarietà – ha detto Mattarella – Continua ad esserlo in questi giorni con i corridoi umanitari, accogliendo migranti e profughi che giungono da Paesi tormentati dalla guerra”.

La replica del Pd “agli sproloqui di Salvini” – Un attacco, quello di Salvini, al quale replica con fermezza la maggioranza. Il Pd definisce “indegne ed inqualificabili le parole di Salvini che oggi non risparmia nemmeno il presidente Mattarella”. “Pensavamo di essere abituati agli sproloqui salviniani ma quello di oggi sul presidente Mattarella va oltre ogni limite”, fa eco Ap. Il Colle, dal suo canto, più che alla polemica politica, guarda “con grande attenzione” all’evolversi della situazione in Libia in attesa di avere maggiori particolari sulla morte dei due italiani e sulla sorte degli altri due loro compagni ancora in mano a non ben identificati rapitori.

I partiti divisi sulla missione in Libia - I partiti si interrogano e si dividono sull’opportunità di un intervento militare in Libia. Le opposizioni chiedono che il governo venga a riferire in Aula sulla morte dei due italiani ma anche sul sempre più difficile scenario internazionale alle porte dell’Italia: mercoledì 9, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni interverrà in Aula per ribadire la posizione del governo. Troppo tardi secondo il M5S che chiede che si presenti alle Camera “già domani” perché “la situazione in Libia sta precipitando” e “il governo prende iniziative sul coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari senza informare il Parlamento”.

Anche Forza Italia attacca l’esecutivo ma “per la sua assenza e per l’incapacità di agire con determinazione e con un piano preciso e finalizzato a stabilizzare una delle aree più infuocate del pianeta”.  Lo afferma il presidente dei senatori forzisti Paolo Romani, da sempre favorevole a un intervento militare “per ristabilire le minime condizioni di convivenza civile, senza dimenticare ovviamente la difesa dei nostri importanti interessi economici”.

Silvio Berlusconi, invece, sottolinea “la complessità della situazione libica” e mette in guardia “dall’elevato rischio di causare vittime innocenti, se si dovessero intraprendere interventi frettolosi o superficiali”. Per un volta il leader di Forza Italia sembra andare d’accordo con Romano Prodi, a dicembre in predicato di avere un mandato Onu come mediatore internazionale proprio per la crisi libica, che sconsiglia “al momento” un intervento militare.

“Il nostro presidente del Consiglio e le Nazioni Unite hanno detto che un intervento militare in Libia ci può essere solo dopo la richiesta di un governo unitario”, sottolinea l’ex premier Prodi, che ribadisce: “E in questo momento non ci sono le condizioni per cui si possa intervenire”

http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/italiani-uccisi-in-libia-salvini-attacca-sergio-mattarella-e-matteo-renzi_2163343-201602a.shtml

REAZIONE:IPOCRITI,OGNI UNO TIRA AQUA PER IL SUO MOLINO:

-SALVINI APROFITTA PER DIFENDERE ANCORA LA POLITICA OLOCAUSTICA DI MARONI-BOSSI(1)

-MATARELLA E RENZI ORA SI VANTANO DI UNA AVANGUARDIA ACCOGLIENZA CHE NON E’ TALE PERCHE HANNO DIVISO GLI SFOLLATI IN BUONI E CATTIVI,FRA QUELLI CHE VENGONO DELLA LIBIA(CATTIVI)E QUELLI CHE IL PAPA LI HA APERTO LE PORTE IN SERBIA,I BUONI SIRIANI CHE IN QUESTI GIORNI LI VEDIAMO APRODARE PURE IN ITALIA E PROVOCANO QUESTA ISTERICA REAZIONE DELLA LEGA.

-IL PD,RENZI,BERLUSCONI  E GRILLO METTONO DEL TEMPO IN INUTILI PASSAGGI PARLAMENTARI O ASPETTARE IMPOSSIBILI LARGHE INTESE IN LIBIA, CHE DELATANO LA VOGLIA DI NON FARE NULLA.

-A COSA SERVE SGOMBERARE I CAMPAMENTI SALVAGGI A CALAIS COME STANNO FACENDO PROPIO ORA HOLLANDE E CAMERON SE NON SI AGISCE SULLE RADICI DELL’IMMIGRAZIONE?

E TUTTO QUESTO SUCCEDE MENTRE GLI ITALIANI CONTINUANO A MORIRE ALL’ESTERO ORA NELLE MANI DELL’ISIS.ASPETTARE LARGHE INTESE IN LIBIA COME VUOLE LA MOGHERINI,RENZI E GLI ALTRI ITALIANI E L’ONU SOLO FAVORISCE IL TERRORISMO.QUELLO DEL TITOLO.

(1)QUESTA SI CHE E’ BELLA:BOSSI RISPEDIVA GLI IMMIGRANTI DELLA LIBIA IN FRANCIA E RENZI VUOLE FARE IL PONTE SULLO STRETTO MAGARI PER RISPEDIRE I SIRIANI ARRIVATI DALLA ROTTA DEI BALCANI, IN SICILIA.

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-IL GIORNO DOPO:huffingtonpost.it

Libia. Renzi furioso per i piani di guerra sui giornali: i dilemmi di Palazzo Chigi

Angela Mauro
Pubblicato: 04/03/2016 17:09 CET Aggiornato: 04/03/2016 20:46 CET

“Tutto suggerisce grande senso di responsabilità sulla Libia, come deve fare un grande paese come l’Italia”. Lo sottolineano fonti di Palazzo Chigi mentre il premier si è imposto silenzio e “grande cautela” in queste ore su un dossier così delicato. Poche righe alle agenzie illustrano la linea del governo dopo “le accelerazioni dei media” di queste ore e la reazione a caldo del premier che riapre la conflittualità coi media: “Stop netto alla ridda di voci e di piani che si moltiplicano sui giornali”.

Già, perché quando Matteo Renzi ha aperto i giornali venerdì mattina la rabbia è venuta fuori a fiotti incontrollata. Furioso. Perché ancora una volta giornali – e tv a seguire – descrivono un’Italia sull’orlo della guerra in Libia, mentre la realtà è di un premier fortemente dubbioso sul dafarsi, contrastato, disperatamente agganciato alla speranza che in Libia nasca un governo della comunità internazionale e che sia quell’autorità a ‘regolare’ l’aiuto internazionale. La rabbia, così la descrive chi gli ha parlato, si affievolisce un po’ con la bella notizia della liberazione di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, ostaggi rapiti a luglio che con il ritorno in Italia confortano un po’ l’opinione pubblica scioccata dalla morte dei loro colleghi: Fausto Piano e Salvatore Failla. Ma i dilemmi di Renzi restano intatti. E’ il momento più difficile da quando è arrivato al governo.

La prima mossa maturata a Palazzo Chigi in mattinata è mandare in tv il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre per smentire i resoconti sui piani di guerra già pronti. “Dalla lettura di alcuni quotidiani di questa mattina sembra annunciarsi per la Libia un nuovo ‘sbarco in Normandia’ da parte dell’Italia – dice infatti Latorre su Sky – Rappresentazione del tutto priva di fondamento, sia nell’immediato e sia in un secondo momento”. E aggiunge: “Noi continuiamo a insistere e lavorare affinché i libici, al più presto possibile, formino un governo di unità nazionale in grado di chiedere alla comunità internazionale tutto il supporto necessario alla ricostruzione della Libia. In questo scenario il nostro Paese è pronto a assumere ogni responsabilità. Allo stesso tempo la coalizione internazionale, impegnata contro il Daesh, continuerà a monitorare la situazione ed eventualmente assumere iniziative tese a fermare, d’intesa con i libici, l’avanzata terroristica. Tutti gli altri scenari prospettati in queste ore mi sembrano ricostruzioni funzionali ad alzare inutili polveroni rispetto a una situazione già molto complessa”.

Appunto: la situazione però è complessa. Anche al governo si è ormai fatta largo l’idea che se in Libia non nasce il governo di unità nazionale, il problema forse non alberga solo in Libia ma anche nella stessa comunità internazionale. “Non tutti parliamo la stessa lingua”, ammette una fonte di governo riconoscendo quindi i diversi interessi sul campo in Libia. Ormai non è un mistero per nessuno, tanto meno al governo, che il generale Haftar, impegnato proprio in questi giorni nell’ultimo assalto a Bengasi per liberarla dall’Isis, riesce ancora a ostacolare la nascita del nuovo governo di al-Serraj, premier designato dall’Onu, in quanto può contare sul sostegno francese. E’ per questo che nei canali diplomatici si lavora su Parigi, anche se la missione non è semplice in quanto ufficialmente la Francia appoggia il governo al-Serraj, al pari di tutti gli altri membri delle Nazioni Unite.

L’8 marzo, tra l’altro, Francois Hollande sarà a Venezia per il summit italo-francese. E proprio in vista di quell’appuntamento, fonti dell’Eliseo riferiscono che la “condicio sine qua non” per intraprendere qualsiasi iniziativa internazionale in Libia è avere “un governo di unità nazionale”. “L’Italia – spiegano a Parigi – avrà un ruolo molto particolare sulla Libia. La Francia tiene molto a fare in modo che ci sia una perfetto coordinamento su questa questione”. Quello della Libia è “un tema che preoccupa i nostri due Paesi e su cui abbiamo una visione comune nella speranza che un governo di unione nazionale entri al più presto in funzione”.

Nel frattempo il tempo passa. E il rischio è che gli alleati arrivino prima degli italiani in Libia, con quello che ne consegue in fatto di tutela degli interessi del Belpaese in Libia (dai pozzi di estrazione petrolifera agli altri settori di business). E’ per questo motivo che, con il decreto del 10 febbraio scorso, Renzi ha deciso l’invio di reparti speciali, per operazioni di intelligence. Anche se il testo non è ancora operativo: serve un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che precisi per bene le competenze tra Difesa e servizi. Si tratta comunque di una missione non semplice ma che non richiede passaggi parlamentari né dichiarazioni di stato di guerra.

E’ questo infatti lo scenario che Renzi invece vuole evitare. Uno scenario altamente impopolare. Oltre ai giornali, il premier si è annotato anche i numeri dei primi sondaggi sul tema: l’81 per cento degli italiani è contraria all’intervento militare in Libia (Ixé per Agorà). . Va da sé che un’eventuale partecipazione italiana alla guerra oscurerebbe la sfida alla Commissione europea sulla flessibilità, complicando i risultati promessi da ulteriori ed eventuali tagli alle tasse. Insomma, un vero caos per Renzi.

Senza considerare la polemica politica. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà in Senato mercoledì e quella potrebbe essere l’occasione per capire le posizioni in campo nell’emiciclo. Nel Pd si aspettano di poter contare sull’appoggio di Forza Italia, nel caso estremo di guerra, oltre che sui verdiniani. Ma i conti non son presto fatti perché è proprio Silvio Berlusconi a fare il pacifista: “Spero che il governo Renzi non commetta l’errore di intervenire – dice l’ex Cavaliere – No ai bombardamenti”. Paradossalmente Berlusconi si ritrova quasi dalla stessa parte del suo storico avversario Romano Prodi. Anche il professore infatti insiste: “La guerra è l’ultima cosa da fare: o c’è una vera unità che ti chiama, e allora puoi andare a costruire lo Stato e fare la pace, oppure chiunque vada è nemico del popolo”.

La Lega è divisa tra favorevoli (come il presidente del Copasir Giacomo Stucchi) e contrari (come Roberto Maroni: “Una guerra ci riempirebbe di immigrati”). Probabile che alla fine prevarrà la linea contraria che fu di Umberto Bossi con Massimo D’Alema premier all’epoca dei bombardamenti in Kosovo. Almeno questa è la previsione nel Pd, dove Pierluigi Bersani non contesta il fatto che “i servizi possano essere affiancati dalla presenza di reparti speciali” ma avverte che “non ci sono le condizioni per un intervento militare in Libia”. E aggiunge: “Sono contento che il nostro governo finora abbia tenuto i nervi saldi e continui ad affermare che non si può far nulla di vero senza la formazione di un governo in Libia”. Sel è contraria, M5s pure.

Il dramma vero per Renzi potrebbe iniziare nel momento in cui dovesse morire definitivamente la speranza di un nuovo governo libico. A quel punto i venti di guerra potrebbero soffiare senza scampo su di lui e un’opinione pubblica contraria, di certo anche nella parte cattolica, anche nel Pd dove per ora prevale la linea attendista. E senza considerare i pericoli. Infatti mentre il ministro dell’Interno Angelino Alfano avverte che “il rischio attentati in Italia è alto anche senza un intervento armato in Libia”, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti invece è di un altro parere. “Noi già siamo molto esposti per il solo fatto di essere il Paese leader di questa coalizione in formazione destinata a ripristinare l’ordine e la sicurezza in Libia – dice Roberti – Ovviamente se si arrivasse a operazioni belliche il livello di rischio salirebbe ancora”.

http://www.huffingtonpost.it/2016/03/04/libia-matteo-renzi_n_9382996.html?1457107808&utm_hp_ref=italy
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REAZIONE:MA….NON ERA CHE L’ITALIA GUIDEREBBE UN INTERVENTO ALLEATO IN LIBIA?
IL GOVERNO DI UNITA NAZIONALE,LE QUI NEGOZIAZIONI ONU SONO FRUTTO DEI RICATTI GUERRAFONDAI DI BERLUSCONI ALLA GUALTIERI NELLE MALVINAS TRAMITE LA MOGHERINI IN UE,NON SI FARA MAI.
IL RUOLO DELLA FRANCIA DI HOLLANDE COME SI VEDE RESTA AMBIGUO E PER TANTO INAFFIDABILE MALGRADO STIA PILOTANDO L’ATTUALE GOVERNO LIBICO.
COSI COME STANNO LE COSE,HOLLANDE E RENZI FAVORISCONO IL TERRORISMO,ANCORA UNA VOLTA.
ARRIVERA IL SETTIMO DI CAVALLERIA?
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E DOPO COSI SU CORRIERE DELLA SERA:corriere.it
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Libia, così il premier (infastidito)respinge il pressing degli alleati


L’intervento italiano
Milano, 4 marzo 2016 – 23:28Irritazione per le parole dell’ambasciatore Usa: Renzi non ha gradito i riferimenti sui «compiti italiani». Tensioni anche con la Gran Bretagna e la Francia

Se andrà o non andrà in Libia, comunque pagherà un prezzo. Il rischio è che lo paghi doppio, se all’italiana ci andasse solo un po’. Di certo c’è che Renzi rivendica il dovere di prendere la decisione. E siccome il premier non è tipo che si faccia condizionare dagli organi di informazione, non è alla stampa che si è ribellato. È stata una finzione quella di prendersela con i media, un modo diplomatico per liberarsi dalle pressioni diplomatiche esercitate dai partner internazionali, che cercano indirizzare la sua scelta. E di affrettarla. Ecco cosa il premier vive come un’interferenza ai limiti dell’ingerenza, sono state certe esternazioni a provocare la sua reazione: «Se pensano che mi faccia mettere davanti al fatto compiuto, si sbagliano».

L’intervento dell’ambasciatore

Le parole pronunciate dall’ambasciatore americano in Italia nell’intervista al Corriere, per esempio, avevano suscitato ieri mattina una certa meraviglia alla Farnesina, dove si attendeva da un momento all’altro l’eco di un boato da Palazzo Chigi. Infatti. «Con me non funziona così»: per quanto avvolti dai complimenti al suo piglio riformatore, Renzi non ha gradito i riferimenti del legato statunitense sui «compiti italiani» nella soluzione della crisi libica, il linguaggio esplicito sulla necessità di assumere il comando e persino sul numero di uomini da schierare sul campo. Come se tutto fosse già deciso. Sebbene le relazioni personali con John R. Phillips siano ottime e radicate da una precedente conoscenza in terra di Toscana, il premier non accetta di mischiare i rapporti di vicinato con i rapporti politici. E dato che ci teneva a far sapere che il dovere della decisione spetta solo a lui, ha infierito sulla stampa. Come se le «irresponsabili accelerazioni» formato tabloid avessero davvero un peso rispetto alle pressioni che è costretto a sopportare. E che non provengono solo dalle cancellerie ma anche dalle strutture degli Esteri e della Difesa: la reprimenda ai media era infatti un avvertimento a quanti offrono piani d’attacco à la carte. Come se tutto fosse già deciso.

La scelta

Andarci non andarci o andarci solo un po’, è prerogativa che Renzi non intende condividere con le feluche o con i graduati. E nemmeno con i partner d’Occidente. Le tensioni con Londra e con Parigi sul dossier libico sono all’ordine del giorno: perché le notizie su operazioni dei commando inglesi e francesi nel Paese africano sono (anche) un modo per evidenziare che l’Italia è assente dal teatro della crisi. Tanto dovrebbe bastare. Se poi ai segnali in codice si aggiungono anche i messaggi pubblici, diventa evidente l’accerchiamento che il premier vuole (e deve) mostrare di saper spezzare. Per una volta, nell’atmosfera da «solidarietà nazionale» che regna nel Palazzo, dove quasi tutti i partiti sono contrari alla guerra, il premier ha ricevuto una solidarietà bipartisan. Non solo Bersani ha ammesso di esser rimasto colpito dalle affermazioni «veramente irrituali» dell’ambasciatore statunitense: «Siamo a questo punto…». Anche a Berlusconi non è piaciuta «l’intromissione». Cosa pensi dell’attuale amministrazione americana, il capo forzista lo ha ripetuto ieri a un convegno: «Putin è l’unico leader al mondo». Cosa pensi dell’intervento militare in Libia, l’ex premier lo aveva confidato settimane fa a un ministro, con preghiera di dirlo a Renzi: «Deve operare di intelligence e basta. Lì sono tutti mercenari. Un conflitto aprirebbe nuovi corridoi all’immigrazione clandestina. Ma dove ci infiliamo…».

L’assedio

È chiaro che questi suggerimenti sono altrettante cambiali che il capo del governo rischia di pagare dopo, quando dovrà decidere se andarci non andarci o andarci solo un po’ in Libia. Ed è altrettanto chiaro che in ogni caso Renzi pagherà un prezzo per la scelta. Ma se oggi passasse l’idea che si muove come se tutto fosse già deciso, il prezzo sarebbe maggiorato. Perciò Renzi vuole (e deve) liberarsi dall’assedio, offrendo l’immagine di un capo di governo che sceglie da solo. E che però da solo in Libia non ci vuole andare: «Non esiste un nostro coinvolgimento sul terreno senza la presenza di tutti gli alleati. Americani compresi». Proprio quello che l’ambasciatore Phillips ha escluso.

4 marzo 2016 (modifica il 5 marzo 2016 | 08:22)

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http://www.corriere.it/politica/16_marzo_05/libia-premier-infastidito-alleati-6d635fbe-e256-11e5-b31b-034bb632a08d.shtml

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REAZIONE:UNA SOLA PAROLA:BUFFONE.BUFFONE LUI E’ BUFFONE BERLUSCONI:NON E’ CHE COSTUI VOLEVA INVADERE LA LIBIA?
INOLTRE I MEDIA SONO CHIARI:E’ STATA L’ITALIA A CHIEDERE UN RUOLO GUIDA NELL’INTERVENTO ALLEATO(HA VOLUTO SFRUTTARE LE DIFFICOLTA INTERNE DI HOLLANDE):E ALLORA?
POCO SERIO PER NON DIRE BUFFONE:DIRE PER POI NON DIRE,SILENZIO CONTRO LA STAMPA MA NON E’ CONTRO LA STAMPA,ECC,ECC.
ASPETTARE LARGHE INTESE IN LIBIA E POI INTERVENIRE DA GUIDA?ILLUSIONI.I FATTI SONO CHE RENZI NON ESSISTE IN QUESTA VICENDA.E SAREBBE COMICO SE NON FOSSE TRAGICO:RENZI FAVORISCE IL TERRORISMO.E NON SONO SOLO IO A DIRLO.
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5 MARZO 2016:SANZIONI A PAPA BOSCHI
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-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
ANCHE E RISPARMIO

Etruria, nuove multe Bankitalia
Tra i sanzionati papà Boschi

di Mario Sensini
Misura da 2,2 milioni per 27 ex vertici. Pier Luigi Boschi, padre della ministra, dovrà pagare 130mila euro. Già multato nel 2014 per 144 mila euro

REAZIONE:ANCHE PAPA RENZI E COINVOLTO MALGRADO NON SANZIONABILE IN QUESTA PROCEDURA.STAREMMO A VEDERE COSA FA LA GIUSTIZIA.

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5 MARZO 2016:INVASORI ARABI,GIUSTIFICARLI E’ AUTOGIUSTIFICARSI

-SU WASHINGTON TIMES:

Papa Francesco: Europa sperimentando ‘invasione araba’Papa Francesco parla come conduce una liturgia penitenziale in San Pietro & # 39; s Basilica in Vaticano, Venerdì 4 marzo 2016. (AP Photo / Alessandra Tarantino)

Papa Francesco parla mentre conduce una liturgia penitenziale nella Basilica di San Pietro in Vaticano, Venerdì 4 marzo 2016. (AP Photo / Alessandra Tarantino) altro>
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Con Jessica Chasmar-The Washington Times-Venerdì 4 marzo 2016
Papa Francesco ha detto durante un discorso a un gruppo cristiano francese  questa settimana che l’Europa sta attraversando una “invasione araba”, e ha incoraggiato le persone ad accogliere lo “scambio tra le culture.”

“Oggi possiamo parlare di un invasione araba. Si tratta di un fatto sociale “, il pontefice ha riferito su La Vie.

“Se l’Europa vuole ringiovanire è necessario che trovi di nuovo le sue radici culturali,” è stato citato come dicendo, secondo il quotidiano vaticano L’Osservatore Romano. “Di tutti i paesi occidentali le radici europee sono le più forte e più profonde. A proposito della colonizzazione queste radici hanno anche raggiunto il Nuovo Mondo. Ma, dimenticando la sua storia, l’Europa si indebolisce. È allora rischia di diventare un posto vuoto.
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“Quanti invasioni Europa le ha conosciuto tutta la sua storia. Si è sempre saputo superare se stessa, andare avanti per trovare se stesso come e’ stata fatta più lo scambio tra le culture “, ha detto il Papa, aggiungendo che l’Europa è” l’unico continente che può portare una certa unità al mondo “.
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L’Europa ha visto un grande afflusso di profughi dalla Siria e Iraq nel corso dell’anno passato. Il numero di siriani in cerca di asilo raddoppiato a 362.800 nel 2015 e il numero di iracheni salito a 121.500, la Commissione europea ha detto Venerdì, Bloomberg ha riferito .
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Copyright © 2016 Il Washington Times, LLC. Clicca qui per il permesso di ristampa .
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http://www.washingtontimes.com/news/2016/mar/4/pope-francis-europe-experiencing-arab-invasion/

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REAZIONE:
1-ECCO QUANTO VENGO DICENDO,SPALANCARE LE PORTE A QUESTA “INVASIONE” E’ SPALANCARLE A LUI STESSO.
2-LE ANTERIORI INVASIONI ARABI SONO STATE CONQUISTE PER LA FORZA DOPO RESPINTE NELLO STESSO MODO.
3-L’EUROPA NON DEVE RINGIOVANIRSI UN BEL NIENTE,L’EUROPA E VECCHIA MA SPIRITUALMENTE GIOVANE E IN ESPANSIONE.
4-LE RADICI CULTURALI EUROPEE NON SONO QUELLE DELLA COLONIZAZIONE DEL NUOVO MONDO,CIO’E CRISISTIANE-MEDIEVALI MA LI SI DEVE CERCARE NELL’ANTICA GRECIA,L’ANTICA ROMA E SOPRATUTTO NELLE INVASIONE VICHINGHE,QUESTE HANNO RAGGIUNTO TUTTA L’EUROPA,CIO’E’ QUELLA OCCIDENTALE E ORIENTALE.SCENDENDO DEL NORD SI SONO CONSOLIDATE DALLA PENINSOLA IBERICA FINO ALLA RUSSIA E HANNO TROVATO ESPRESSIONE CULTURALE DOPO LA LUNGA E OSCURANTISTA NOTTE MEDIEVALE NELLA SINTESI FRA CIVILTA E BARBARIE CHE SECONDO ME RAPRESENTA IL RIVEGLIO NEOCLASSICO DELL’UMANESIMO,IL PENSIERO LIBERALE E I MOVIMENTI RIFORMISTI.RISVEGLIO NEOCLASICO CHE SI SONO ESPNASIONATI ANCHE NEL NUOVO MONDO NEI MODERNI MOVIMENTI INDEPENDENTISTI TUTT’ORA EGEMONICHE IN QUEL POSTO DOPO CHE HANNO SPIAZZATO LA COLONIZAZIONE ORIGINALE PRINCIPALMENTE DELLE CORONE SPAGNOLE E BRITTANICHE.
5-QUESTA CHE LUI CHIAMA INVASIONE ARABA DA ACCOGLIERE NON E’ UNA VERA E PROPIA INVASIONE MA UNA DIGITATA “SFOLLAZIONE” DI AFFAMATI IN CERCA DI VITA CHE L’EUROPA NON PUO ACCOGLIERE TUTTA.(CERTO NE MENO BUTTARLA IN MARE).E NON E’ NE MENO LA PRIMA INVASIONE DI AFFAMATI POICHE E’ STATA PRECEDUTA DA QUELLA DEGLI ISPANI DA QUI NON SI VUOLE PARLARE.MA IL PAPA SPALANCANDOLE LE PORTE A QUESTA LI SPALANCA ANCHE A QUELLA DA QUI LUI E I SUOI SINCRETISMI MEDIEVALI CHE PRETENDE IMPORTARE IN EUROPA E’ FEDELE RAPRESENTATE.NE MENO QUELLA PUO ACCOGLIERE L’EUROPA.E’ TROPPO.
6-INSOMMA IL PAPA CON QUESTE CONSIDERAZIONI STA SOLO  CERCANDO GIUSTIFICARE LA SUA PRESENZA IN EUROPA E LA SUA BATTAGLIA CONTRO LA MODERNITA IN EUROPA E LE AMERICHE.

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*6 MARZO 2016:LIBIA,IL DIETROFON DI RENZI
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-GOOGLE NEWS:
Agi.it
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Politica
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Libia, Renzi frena sull’intervento. Pollicardo e Calcagno attesi in Italia

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Roma -  Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha frenato sull’ipotesi di un intervento militare in Libia. ”I media si affannano a immaginare scenari di guerra italiana in Libia che non corrispondono alla realta’”, ha affermato nella Enews.

Renzi ha avvertito che “la situazione in Libia infatti e’ sempre molto delicata”. “Il lavoro dell’Onu per raggiungere un accordo solido e stabile sul governo e’ ancora in pieno svolgimento”, ha ricordato il premier, “abbiamo bisogno di una soluzione equilibrata e duratura. Solo a quel punto potremo valutare, sulla base della richiesta di un governo legittimato, un impegno italiano, che comunque avrebbe necessita’ di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari”. Per Renzi, ”dunque, questo non e’ il tempo delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio”.

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*La moglie di Failla accusa, liberazione degli altri due tecnici “pagata col sangue di mio marito”

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Intanto è questioni di ore per il rientro in Italia di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani  liberati venerdi’ a Sabrata dopo essere stati rapiti lo scorso luglio nell’ovest della Libia. Dopo una giornata di contatti e trattative, nella serata di sabato i due sono stati trasferiti via terra da Sabrata a Mellitah, dove un elicottero li attendeva per condurli a Tripoli e da lì è previsto il trasferimento in aereo in Italia.

I due tecnici della Bonatti avevano trascorso la notte di venerdì a Sabrata, nella stazione di polizia dove erano stati portati dopo il rilascio. Sulla dinamica che ha portato alla loro liberazione permangono versioni differenti. Il generale Hussein al Zawadi, leader della municipalita’ di Sabrata, ha detto che i due tecnici sono stati liberati attraverso un blitz avvenuto “con la collaborazione della popolazione locale” nell’abitazione di una famiglia di origine marocchina, circa tre giorni dopo la scoperta di un nascondiglio dello Stato islamico dove erano detenuti tutti e quattro gli ostaggi. Una donna avrebbe azionato la sua cintura esplosiva uccidendo anche due suoi figli. Ma c’e’ chi sostiene invece che i due fossero stati abbandonati dagli uomini dell’Isis e che si sono dunque liberati da soli. (AGI)

5 marzo 2016 ©

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http://www.agi.it/politica/2016/03/05/news/libia_renzi_non_forzature_ma_buon_senso_ed_equilibrio-584222/
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*7 MARZO 2016:CAPITO ……”PRESIDENTE”
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mondo
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Esteri
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LAPRESSE
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Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno
7/03/2016.

Renzi: “Non invaderemo la Libia”

Il premier ospite dalla D’Urso: “Con me presidente l’Italia non manderà 5 mila uomini” Botta e risposta con la Bonatti: “I 4 non dovevano essere lì”. La replica: tutto in regola
«Con cinquemila uomini a fare l’invasione della Libia, l’Italia, con me presidente, non ci va». La dice così, il premier Matteo Renzi nel salotto di Barbara D’Urso, alle famiglie accomodate davanti alla tv a seguire «Domenica Live». Aveva predicato «prudenza e buon senso» sabato, nella sua settimanale newsletter: ieri, a metà pomeriggio, alla grande platea della domenica, rende ancora più netto il concetto. «Non è all’ordine del giorno una missione militare italiana in Libia»: prima di tutto ser…continua
francesca schianchi
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http://www.lastampa.it/2016/03/07/esteri/renzi-non-invaderemo-la-libia-8mcfefn34MeqNKWRVwoYkN/premium.html
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REAZIONE:QUESTO L’ABBIAMO CAPITO “SIGNOR PRESIDENTE”.LASCI STARE NON NE PARLIAMO PIU,MA…. POI NON SI LAMENTI SE I TEDESCHI CI DANNO DEI BUFFONI CODARDI,MUSSOLINI IN ALBANIA FECE MIGLIORE FIGURA DI LEI.E ANCHE GUALTIERI NELLE FAULKLAND.
QUESTO SI,DEVE PROMETTERE CHE…..QUANDO SIA IL MOMENTO DI INVADERE PLUTON NON CI DELLUDERA. GLI ITALIANI VERI SPERIAMO TANTO IN VOI E L’IMPERO CANTANDO GIOVINEZZA AI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE…..
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(IO SCRIVO DALL’ESTERO E NON SONO ABBONATO A LA STAMPA PREMIUM MA SE COME IL BUON GIORNO  SI VEDE DAL MATTINO BASTA QUANTO LETTO)
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*7 MARZO 2016:BASI GENETICHE DELLA SCHIZOFRENIA
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-SU IL FATTO QUOTIDIANO
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Scienza
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Salute mentale: le basi genetiche della schizofrenia
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di Andrea Bellelli | 29 luglio 2016

Più informazioni su: Genetica, Salute Mentale
Profilo blogger
Andrea Bellelli,Professore Ordinario di Biochimica, Università di Roma La Sapienza
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La schizofrenia è la più grave delle malattie psichiatriche ed ha una frequenza di circa l’1%della popolazione. Questa frequenza è altissima: per dare un’idea, se i malati fossero distribuiti in modo del tutto casuale nella popolazione, quando prendiamo un autobus nell’ora di punta dovremmo avere almeno uno schizofrenico tra i nostri compagni di viaggio. Le cause della malattia sono sempre state oscure anche se è noto da oltre trent’anni che la costituzione genetica dell’individuo è il fattore principale. Un articolo molto recente apparso sulla rivista Nature identifica 108 loci genetici associati con la malattia. Un locus è una certa regione di un cromosoma, e non corrisponde esattamente ad un gene, però in prima approssimazione si può dire che l’articolo individua almeno un centinaio di geni. Un commento della stessa rivista definisce “enorme” questo risultato per due ragioni: razionalizza una serie disparata di risultati pubblicati nel corso degli ultimi quarant’anni di ricerca e trova associazioni nuove ed inattese.

Tra i risultati attesi che questo studio conferma, c’è l’associazione tra la schizofrenia e alcuni geni connessi con il funzionamento del neuromediatore dopamina (ad esempio uno dei geni identificati codifica per un recettore della dopamina). Tra i risultati inattesi c’è la correlazione tra la malattia e alcuni geni del sistema di istocompatibilità, quello responsabile del rigetto dei trapianti e di altre reazioni immunitarie, che richiama una ipotesi spesso riproposta sulla correlazione tra schizofrenia e infezioni o malattie autoimmuni. Ovviamente i risultati pubblicati non danno alcun supporto alle ipotesi psicologiche o psicoanalitiche sull’origine psicogena della malattia: fattori psicodinamici (una volta si parlava del rapporto precoce con la madre) potrebbero forse esistere, ma il loro peso viene sempre più ridimensionato. Se pensiamo alla congerie di stravaganti ipotesi psico-sociodinamiche formulate a partire dagli anni ’60 e al carico di sofferenze e responsabilità riversato sulle famiglie dei malati ci rendiamo conto di quanto sia importante questo risultato anche dal punto di vista culturale e sociale.

E’ interessante anche considerare come un risultato importante come questo, sebbene abbia una data di pubblicazione precisa, sia difficile da isolare nel contesto di storia della scienza. Infatti, l’importanza dei fattori genetici nella schizofrenia era stata ipotizzata fin dagli anni ’20 del secolo scorso e studi su gemelli mono- e dizigoti ne avevano dato prove certe fin dal 1960. Geni associati alla schizofrenia erano stati ipoteticamente identificati in precedenza, ma solo alcuni erano stati confermati negli studi successivi. La novità dello studio attuale sta nell’alto grado di verosimiglianza e solidità delle identificazioni, grazie anche al fatto che il genoma umano è stato interamente sequenziato (nel 2000). Non solo non è facile isolare questo risultato nel tempo, rispetto a risultati precedenti, ma non è neppure facile assegnarne il merito ad uno specifico autore. Gli autori della pubblicazione citata non sono infatti individualmente nominati: la firma collettiva è in quella dello “Schizophrenia Working Group of the Psychiatric Genomics Consortium“.

L’idea che una scoperta scientifica sia il prodotto di uno scienziato solo che in un certo momento compie un esperimento rivoluzionario e capisce una grande legge della natura, se è mai stata vera, appartiene al passato; più probabilmente è una fantasia del romanticismo di primo ottocento. Ed è ovvio che l’idea di poter finanziare i “top researchers“, in voga in molti circoli elitistici a partire dallo European Research Council è puerile: la ricerca moderna è una impresa corale di molti.

Infine, una parola sull’artificiosa distinzione tra la scienza pura ed applicata. Non può sfuggire a nessuno che identificare i geni responsabili della schizofrenia sia prima di tutto un progetto di ricerca di base, tanto più che valide terapie sono già disponibili. Ciononostante le ricadute sociali di questo tipo di scoperte sono molto grandi a partire dalla rivalutazione dell’idea stessa della malattia.

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/29/salute-mentale-le-basi-genetiche-della-schizofrenia/1075601/

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REAZIONE:LA SCHIZOFRENIA E’ UNA MALATTIA CHE SI EREDA DA GENITORI E/O  NONNI A FIGLI.

“la ricerca moderna è una impresa corale di molti”,QUESTO E’ IL MIO CONCETTO ESPRESSO NEL LIBRO SULLA NUOVA ERA DA QUI SONO AUTORE: “NON ESSITONO “INVENZIONI” MA CREAZIONI SCIENTIFICI SU IDEE CHE SONO NELLO SPIRITO DEI TEMPI”,DICEVO IO.

E VEDILO ANCHE CUA:

http://dottciancimino.bloog.it/le-buggie-del-consensoe-la-storia-la-scrivono-i-vincitori.html

QUINDI LA MIA OPERA E’ IMPORTANTE NON SOLO PER LE TELECOMUNICAZIONI E LA NUOVA ERA MA ANCHE PER LA MEDICINA,LA PSICHIATRIA,LA SCIENZA IN GENERE E PER IL CONCETTO DI  RICERCA SCIENTIFICA.

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 272 »

29 febbraio 2016
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29 FEBBRAIO 2016:ECONOMIA,TOUT VA TRE BIEN MADAME LA MARQUISE

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-SU LA REPUBBLICA:
Commissione Ue: debolezza Italia influisce anche su Eurozona

L’Unione Europea bacchetta l’Italia: “Su fisco e casa non seguite le nostre indicazioni”. Combattere la fuga di cervelli, crea un danno economico

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26 febbraio 2016

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Commissione Ue: debolezza Italia influisce anche su Eurozona

Pier Carlo Padoan

ROMA – “Data la sua centralità nella zona euro, l’Italia è fonte di potenziali ricadute sugli altri Stati membri, mentre la ripresa italiana risente a sua volta delle condizioni esterne”: è quanto dichiara la Commissione Ue nella Relazione sull’Italia 2016 presentata oggi con i ‘Country Reports’. “La ripresa modesta e le debolezze strutturali del Paese influiscono negativamente sulla ripresa e sul potenziale di crescita dell’Europa. Le dimensioni e le fitte connessioni commerciali e finanziarie che caratterizzano l’economia italiana – rileva il documento – implicano che il suo stato può avere conseguenze di rilievo per le altre economie dell’Ue. Allo stesso tempo la domanda esterna e l’andamento dell’inflazione sono di primaria importanza per la ripresa dell’economia italiana, per gli sforzi di riduzione del rapporto debito/Pil e per il ritorno alla competitività”.

Sotto accusa la politica economica del ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan che ha subito risposto al mittente. Grazie alle politiche economiche del Governo orientate alla crescita e alle riforme strutturali approvate e implementate, “oggi l’Italia è un paese più forte e il rischio che le sue debolezze possano ripercuotersi sulla zona euro è sicuramente più contenuto di quanto fosse prima dell’avvio del ciclo riformatore”. E’ quanto affermano fonti del ministero dell’Economia, commentando il rapporto Ue sugli squilibri macroeconomici. I problemi che la Commissione indica sono sempre gli stessi, da molto tempo presenti e ben prima della crisi. Nulla di nuovo quindi su debito e competitività. L’Ue “trascura” il fisco: la cancellazione della componente lavoro dal calcolo dell’Irap e la riforma dell’amministrazione fiscale che sta favorendo un migliore livello di adempimento spontaneo.

LE CRITICHE
Su fisco e casa disattese indicazioni.  L’Ue ‘bacchetta’ l’Italia per le scelte in materia di tassazione sul settore immobiliare a cominciare dall’abolizione dell’Imu che – si spiega nel rapporto sul nostro Paese appena diffuso dalla Commissione – “non è in linea con le reiterate raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili”. Inoltre, spiega la Comissione, “non è stato dato seguito ad elementi fondamentali delle raccomandazioni specifiche per paese, quali la revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali”.

Italia ha compiuto qualche progresso. “Nel complesso l’Italia ha compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per Paese del 2015″. Così le conclusioni del rapporto della Commissione Ue sugli squilibri macroeconomici dove si ricordano la riforma del mercato del lavoro, dell’istruzione e le misure “importanti” per le banche. Ma “in alcuni settori fondamentali vi è margine per ulteriori interventi”: spending review, tassazione sulla prima casa, catasto, fisco, contrattazione collettiva e termini prescrizione.

“Fuga di cervelli una perdita”. “La fuga di cervelli può causare una perdita netta permanente di capitale umano altamente qualificato, a danno della competitività dell’Italia. A medio e lungo termine può compromettere le prospettive di crescita economica dell’Italia e anche le sue finanze pubbliche”. È quanto sostiene il rapporto della Commissione Ue sugli squilibri macroeconomici, nel capitolo dedicato al mercato del lavoro. Secondo lo studio il numero di giovani altamente qualificati che emigrano all’estero è cresciuto rapidamente a partire dal 2010  e non è stato compensato da flussi di italiani, con pari qualifiche, che hanno fatto rientro in patria. E tantomeno – sottolinea il Rapporto Ue – si può parlare di uno ‘scambio di cervelli: molti lavoratori italiani altamente qualificati italiani lasciano il Paese, ma solo pochi cittadini di altri Paesi, dello stesso livello, scelgono l’Italia come destinazione.

http://www.repubblica.it/economia/2016/02/26/news/ue_commissione_debolezza_italia_influisce_anche_su_eurozona-134299747/

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REAZIONE:DA TEMPO IN DIETRO DENTRO L’OPERAZIONE “COMUNICARE BENE” DI RENZI AL RIGUARDO DELLA POLITICA ECONOMICA VEDIAMO MOLTEPLICARSI SUI MEZZI DELLE MEZZE BUGGIE CHE CI VOGLIONO FARE CREDERE COME MEZZE VERITA.E COSI VEDIAMO RENZI E LA SUA CATERVA DI QUA QUA RA QUA DELLA STAMPA CON NUMERI CONFUSI,A VOLTE CONTRADITTORIE E IN MEZZO DI SMENTITE DI TUTTI I GENERE, DIRCI UNA E MILLE VOLTE  CHE LE RIFORME VANNO BENE,CHE LA CRESCITA C’E,CHE L’IMPIEGO MIGLIORA, CHE L’ITALIA NON E’ PIU UN PROBLEMA PER L’EUROPA,ECC,ECC,ECC, GRAZIE AL NEOLIBRALISMO RIFORMISTA.TUTTI SAPIAMO CHE PIU CHE MEZZE VERITA SONO BUGGIE INTERE CHE SI VOGLIONO RIPETERE COME NELLE LUNGHE E MONOCORDE LETANIE DELLE PREGHIERE DEL ROSARIO PER FARLE DIVENTARE MEZZE VERITA CONTANDO CON L’ASSIMILAZIONE ACRITICA DEL LETTORE SPROVEDUTO.

MA QUESTA NOTA ED ALTRE GIA PUBBLICATE IN QUESTE PAGINE VIENE A METTERE LE COSE A POSTO.LA SMETTA RENZI DI DIRE BUGGIE CHE VUOLE VENGANO ACETTATE DALL’UE COME SCAMBIO ALLE SUE ACCUSE E CONTINUE BULLISMI PER NON DIRE GUERRA.IL GOVERNO RENZI ANCORA NON HA DECOLLATO,LE SUE RIFORME SONO INSIGNIFICANTI E IL RISULTATO INCERTO.D’ALTRONDE VEDIAMO JUNCKER VENIRE ALL’INCONTRO DI RENZI MALGRADO QUESTE INFORMI DELLA COMMISSIONE:FORSE SARA TEMPO DI ROTTAMARE TUTTE DUE.

L’INFANTILE E CAPRICCIOSO DISCORSO ECONOMICO DI RENZI E PADOAN CERCANDO DI MENTIRE IL VERO STATO DELLA NOSTRA ECONOMIA,E IL FALLIMENTO COME  IL NON ADEMPIMENTO ALLE DIRETTIVE EUROPEE CONSAPEVOLE CHE LA SITUAZIONE ATTUALE E’ PERICOLOSAMENTE SIMILE A QUELLA DELLA CADUTA DI BERLUSCONI,CERCANO DALTRONDE GETTARE UNA CORTINA DI FUMO,DEVIARE IL DISCORSO DELLE COSE VERE:IL MANCATO APOGGIO DI RENZI ALLA LOTTA AL TERRORISMO,LA GUERRA IN LIBIA COME AI TEMPI DI BERLUSCONI,IL SUO CRESCENTE ISOLAMENTO INTERNAZIONALE COME IL SUO ININFLUENTE RAPPOTO CON LE GRANDE POTENZE SU TUTTI QUESTI ARGOMENTI ED ALTRI COME L’EMERGENZA SFOLLATI  E POLITICA IMMIGRATORIA.

-APPENDICE: ……”MA FUORI C’E’ LA RIVOLUZIONE………..”

Salva-banche, protesta dei risparmiatori davanti a casa famiglia Boschi video
Video Il prete benedice corteo di manifestanti

REAZIONE:CASCA DALLE NUVOLE,SCAPPA MADAME,ALLONTANATI!!!!!!

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2 FEBBRAIO 2016:PELL IPOCRITA

-SU LA STAMPA:

Il cardinale Pell riconosce gli errori: migliaia di bambini molestati e abusati dai preti nei secoli

Nell’udienza in videoconferenza con una commissione d’inchiesta in Australia
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28/02/2016
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Il cardinale australiano George Pell,prefetto degli Affari economici del Vaticano, ha riconosciuto che la chiesa cattolica ha commesso «enormi errori» consentendo che,nei secoli,migliaia di bambini fossero abusati e molestati da preti.

Testimoniando in videoconferenza da Roma con la Royal Commisson australiana che indaga sugli abusi del clero sui minor, ha ammesso inoltre che troppe denunce arrivate da fonti credibili sono state spesso respinte «in scandalose circostanze». Pell è chiamato a rispondere sugli abusi commessi da sacerdoti quando era responsabile delle diocesi di Sidney e Melbourne.

«Non sono qui per difendere l’indifendibile» ha aggiunto il cardinale ascoltato in udienza in un hotel romano.

http://www.lastampa.it/2016/02/28/esteri/il-cardinale-pell-riconosce-gli-errori-migliaia-di-bambini-molestati-e-abusati-dai-preti-nei-secoli-lBSd7v0Igz2NEMYXsqPmvJ/pagina.html

REAZIONE:IL CARDINALE PELL NON RICONOSCE UN BEL NIENTE.DILUIRE NEI SECOLI E SCARICARE IMPERSONALMENTE SU TUTTA LA CHIESA LE CONCRETE RESPONSABILITA ODIERNE NEI CASI A LUI CONTESTATI IN AUSTRALIA E’ NEGARLE.QUELLO DEL TITOLO.

-E COSI SU CORRIERE DELLA SERA:

Vaticano

I 281 preti pedofili coperti

Pell interrogato nella notte

Collegamento video tra Roma e l’Australia, da dove la Commissione governativa chiederà conto al cardinale dei casi tenuti sotto silenzio. Lui replica: «Calunnie»,di Gian Guido Vecchi

Il cardinale australiano George Pell
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Il cardinale australiano George Pell
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CITTÀ DEL VATICANO La deposizione del cardinale australiano George Pell, dopo una lunga attesa, comincia nella notte tra oggi, domenica e domani, lunedì, quattro ore dalle 22 alle 2, e proseguirà agli stessi orari «per tre o quattro giorni». Dovrà rispondere alle domande della Commissione governativa australiana istituita nel 2003 che indaga sui crimini dei preti pedofili, alle accuse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Il cardinale parla da Roma, all’Hotel Quirinale di via Nazionale è stato allestito tutto il necessario per il collegamento audio e video. A Roma è arrivato anche un gruppo di una quindicina di vittime guidate da Andrew Collins, portavoce del Ballarat Survivors Group. Avevano lanciato in Rete una raccolta fondi per arrivare a 40 mila dollari e pagarsi il viaggio, hanno superato i duecentomila. Assisteranno all’audizione nell’hotel, «vogliamo guardarlo negli occhi».

Le denunce sono state 853

Ballarat, città natale di Pell, è un nome che ha una eco sinistra in Australia: 853 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti. David Ridsdale, abusato dallo zio – padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano – sillaba: «Siamo qui per cercare la verità. Siamo qui per guarire la nostra città. Abbiamo il più alto tasso di suicidi in Australia». Ma la faccenda arriva fino al cuore del Vaticano. Il porporato Il cardinale australiano George Pell – prima nella diocesi di Ballarat, poi arcivescovo di Melbourne e infine di Sydney – è dal 2014 prefetto della Segreteria per l’Economia, un dicastero chiave nella riforma della Curia. Tra i capofila del fronte interno più conservatore, Pell è stato tra l’altro l’artefice della lettera al Papa firmata da un gruppo di tredici porporati (si disse, ma alcuni smentirono) che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre ne contestava il metodo e il documento di lavoro. Chi lo difende allude a fango contro la sua opera di riforma economica.

Faccia a faccia con Bergoglio

Di ritorno dal Messico, ai giornalisti che gli chiedevano di chi ha coperto i preti pedofili, spostandoli da un posto all’altro, Francesco ha risposto così: «Un vescovo che per questo cambia di parrocchia un prete è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è dimettersi». Comunque sia, l’8 giugno Pell compirà 75 anni, l’età alla quale i cardinali di Curia sono «tenuti» a presentare rinuncia al proprio incarico. Proprio lunedì mattina Pell andrà dal Papa: un’udienza «di cartello», come si dice, gli incontri periodici che il Pontefice ha con i capi dicastero. Ma è difficile pensare che nel colloquio, oltre alle questioni economiche, non si parli anche dell’audizione. La commissione La «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse» (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, www.childabuseroyalcommission.gov.au) aveva chiesto che Pell andasse in Australia per deporre. Il cardinale ha presentato un certificato medico, il 29 gennaio, in cui si dice che il viaggio in aereo sarebbe stato pericoloso causa ipertensione e cardiopatia. Di qui l’audizione a distanza. Le domande partiranno dall’epoca in cui, negli anni Settanta, Pell era tra i consulenti del vescovo della diocesi di Ballarat e aveva «responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie». Sotto osservazione anche il periodo, dall’87, in cui era vescovo ausiliare a Melbourne.

Le nuove accuse e la replica

Peter Saunders, vittima della pedofilia che ha lasciato di recente la Commissione pontificia per la protezione di minori (il Vaticano lo ha definito un «periodo di aspettativa»), era stato durissimo con Pell: «Si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime, dovrebbe dimettersi». Il cardinale ha parlato di accuse «false, fuorvianti e oltraggiose». I vescovi australiani lo hanno difeso in una nota: «È stato uno dei primi vescovi nel mondo a mettere in campo una risposta comprensiva della Chiesa alle indagini sulle accuse di abusi sessuali perpetuati da clero cattolico». Da ultimo, una decina di giorni fa, un giornale australiano ha accusato Pell direttamente di abusi, parlando di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. Accuse «senza fondamento e assolutamente false», ha replicato il cardinale. I suoi uffici hanno ricordato il «rapporto Southwell», una indagine indipendente della Chiesa che lo scagionò dall’accusa di avere abusato di un bambino durante un campo estivo a Phillip Island nel 1962: «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002». Insomma, il cardinale è «certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false», concludono i suoi collaboratori: «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime. Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».
28 febbraio 2016(modifica il 28 febbraio 2016|20:13
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_28/i-281-preti-pedofili-coperti-pell-interrogato-notte-australia-vaticano-16399338-de4c-11e5-8660-2dd950039afc.shtml

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REAZIONE:NE LUI NE BERGOGLIO AMMETERANNO MAI UN BEL NIENTE E TANTO MENO AMETTERANNO PROCESSI EXTRA VATICANO.
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29 FEBBRAIO 2016:RIVOLTA ANTI HOLLANDE
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-SU LE FIGARO:
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81 % des Français soutiennent les manifestations d’agriculteurs
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Le Monde.fr avec AFP | 27.02.2016 à 06h36,Mis à jour le 27.02.2016 à 10h20
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Selon un sondage* Odoxa pour Le Parisien et France Info publié samedi 27 février, 81 % des Français soutiennent les manifestations d’agriculteurs, qui multiplient les actions depuis le début de l’année pour protester contre des prix trop bas.
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Selon l’enquête, dont les résultats ont été dévoilés au premier jour du Salon de l’agriculture à la porte de Versailles à Paris, une majorité des sondés estiment que Stéphane Le Foll est « plutôt un mauvais ministre » de l’agriculture. Ils sont 23 % à juger qu’il est « plutôt bon ». La même proportion déclare ignorer qu’il occupe actuellement cette fonction.

Ces chiffres font écho à ceux d’une autre étude réalisée par OpinionWay et diffusée vendredi par Le Figaro, montrant que 73 % des Français pensent que M. Le Foll « n’a pas un bon bilan ».

*Ce sondage a été réalisé sur Internet les 18 et 19 février, sur un échantillon de 959 personnes représentatif de la population française âgée de 18 ans et plus, selon la méthode des quotas.

En savoir plus sur http://www.lemonde.fr/planete/article/2016/02/27/81-de-francais-soutiennent-les-manifestations-d-agriculteurs_4872693_3244.html#xhm8FvZKsWEGOx7S.99

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REAZIONE:QUESTO SUCCEDE MENTRE L’8O PER CENTO DEL SUO PARTITO SI E’ TORNATO CONTRO DI LUI,ALTRI ABBANDONANO IL PARTITO E SEGOLENE ROYAL LA SUA EX ESTENDE PER 10 ANNI IL NUCLEARE UMILLIANDO GLI ECOLOGISTI.NON PASSA PR UN BUON MOMENTO IL GOVERNO HOLLANDE.
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-APPENDICE:TITOLARE LE FIGARO:

Manuel Valls et François Hollande touchent le fond dans les sondages

LE SCAN POLITIQUE – Après une courte période d’accalmie post-attentats, les deux têtes de l’exécutif suscitent, depuis janvier, une défiance croissante chez les personnes interrogées.

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-APPENDICE 2:NIENTE PUNTI CIECHI
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-TITOLARE LE FIGARO:
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La réforme pénale n’est pas assurée d’obtenir les voix de la droite
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NouveauINFO LE FIGARO. Chez les Républicains, Éric Ciotti défendra même une motion de rejet au nom de son groupe sur ce texte censé combler les «angles morts» de l’antiterrorisme.

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29 FEBBRAIO 2016:SECESSIONISMO SCOZZESE

-SU LE FIGARO:

Avant-PremièreLe Brexit pourrait pousser l’Écosse vers l’indépendance

Home ACTUALITE International

Par Florentin Collomp

Mis à jour le 29/02/2016 à 18:04

Publié le 29/02/2016 à 17:50

Nicola Strugeon.

Les nationalistes écossais réclament un nouveau référendum d’autodétermination si le Royaume-Uni votait pour sortir de l’UE.

«En Écosse, il semble qu’on ait plus de référendums que d’années bissextiles», ironisait la «first minister» du gouvernement autonome d’Édimbourg, Nicola Sturgeon, ce 29 février lors d’un discours à Londres. À l’écouter, un référendum pourrait même en cacher un autre. Après celui sur l’indépendance écossaise de septembre 2014 et celui sur l’Europe organisé au …

Cet article a été publié dans l’édition du Figaro du 01/03/2016 . 86% reste à lire.

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Figaro Digital
http://www.lefigaro.fr/international/2016/02/29/01003-20160229ARTFIG00266-le-brexit-pourrait-pousser-l-ecosse-vers-l-independance.php
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REAZIONE:LA SCOZIA SECESSIONERA SE GB LASCIA L’EUROPA.LA NUOVA ERA APOGGIA QUESTO.E BISOGNA RICORDARE CHE ATTUALMENTE ESSISTE UNA SECESSIONE DI FATTO PER VIA DEL VOTO NELLE ULTIME ELEZIONI.SEMBRA INEVITABILE INSOMMA CHE ENTRAMBE COSE SUCCEDANO E AVREMMO FRA POCO UN MAPPA EUROPEO DIVERSO:LA GB SI DIVIDERA IN DUE PAESI,ENTRAMBI FUORI DELL’UE.E L’UE CERTAMENTE SOMPARIRA COSI COME LA CONOSCIAMO OGGI:LA NUOVA ERA AVANZA ANCHE IN EUROPA.NO AL NEOLIBERALISMO,NO AL MEDIOEVO.
PD:IO NON SONO ABONATO A LE FIGARO PREMIUM.
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MONDO
Il prefetto degli Affari economici del Vaticano, George Pell incontra il Papa.
Pedofilia. Il cardinale Pell incontra il Papa: “Ho il suo pieno sostegno”
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Dopo aver incontrato il Papa in mattinata e prima dell’inizio della seconda notte di deposizione in videoconferenza davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980, il cardinale Pell ha dichiarato: “Ho il pieno sostegno del Papa”.
In Vaticano si parlerebbe invece di una eventuale ipotesi di dimissioni in attesa che la sua posizione sia definitivamente chiarita

Roma: le vittime di abusi del clero australiano, a Roma per seguire deposizione del cardinale Pell

Roma. Alcune vittime di abusi del clero australiano (GettyImages)
Roma. Alcune vittime di abusi del clero australiano (GettyImages)
Roma. Andrew Collins e Peter Blenitiron, vittime di abusi del clero australiano (GettyImages)
Roma. Andrew Collins e Peter Blenitiron, vittime di abusi del clero australiano (GettyImages)
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Roma
9 febbraio 2016
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“Ho il pieno sostegno del Papa”. Lo ha detto il cardinale George Pell, prima dell’inizio della seconda notte di deposizione in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma, davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980, in seduta a Ballarat presso Melbourne.
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In queste udienze il prefetto degli Affari economici del Vaticano, e già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney, sta rispondendo su cosa sapeva (e come poteva non sapere) dei numerosi abusi commessi nella diocesi di Ballarat, dove è stato viceparroco tra il 1973 e il 1983, e nella diocesi di Melbourne, di cui è stato vescovo ausiliare dal 1987 al 1996.
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Ieri Pell ha ripetuto di non essere stato a conoscenza delle accuse di pedofilia che furono insabbiate, ma ha ammesso che il trasferimento da una parrocchia ad un’altra, invece di essere denunciato alla polizia, del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale è stata una “catastrofe”, che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori. Ha tuttavia negato nuovamente di essere a conoscenza che Ridsdale commetteva abusi sessuali a minori mentre lavorava al suo fianco nella diocesi di Ballarat, dove lo stesso Pell è stato viceparroco fra il 1973 e il 1983. Ridsdale è in carcere dove sta scontando una condanna per 138 reati ai danni di 53 vittime. Pell ha condiviso l’alloggio con lui quando erano giovani preti. Lo ha anche accompagnato alla prima udienza del processo a suo carico nel 1993. Una delle vittime che è tra i 14 sopravvissuti di abusi presenti alla testimonianza, in passate udienze ha accusato Pell non solo di aver ignorato gli abusi, ma anche di aver tentato di comprare il suo silenzio.
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La Chiesa “ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediarli… Non sono qui a difendere l’indifendibile”, ha dichiarato nel corso della prima deposizione. In quei giorni la chiesa era “fortemente propensa” ad accettare smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto era più di proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della chiesa”, ha detto fra l’altro il prelato, cui è stato permesso dalla Commissione per motivi di salute di deporre da Roma anziché recarsi in Australia.
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In un comunicato diffuso prima della deposizione, Pell ha ribadito il suo sostegno al lavoro della Commissione e ha promesso di incontrarsi individualmente con le vittime che sono venute ad ascoltare la sua deposizione a Roma.
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Qualche ora dopo la sua deposizione notturna, di prima mattina, il cardinale ha avuto un’udienza con Papa Francesco che, secondo fonti ufficiali vaticane, era già in “tabella” per parlare di temi economici. Ma Oltretevere non si esclude che nell’incontro si sia parlato anche della questione australiana e di una eventuale ipotesi di dimissioni di Pell in attesa che la sua posizione sia definitivamente chiarita. Il Cardinale l’8 giugno compirà i 75 anni, l’età della “pensione”.
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Effettivamente la sola ombra di poter aver coperto dei preti pedofili, sotto il pontificato di Francesco, difficilmente potrebbe riguardare prelati così in vista nella gerarchia vaticana. Inoltre Bergoglio sull’aereo che lo riportava in Italia dal Messico, disse che i vescovi che invece di prendere provvedimenti severi verso i preti pedofili si limitavano a trasferirli debbono dimettersi.
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Anche la deposizione di Pell (in particolare, il chiamare in causa la Chiesa “per gli errori commessi”) non sarebbe piaciuta e quindi si sarebbero accavallati in Vaticano rumors di pressioni interne di quanti ritengono opportuna almeno una sua sospensione fino alla conclusione degli accertamenti.
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La testimonianza del cardinale avviene la sera dalle 22 alle 2 di notte perché in Australia, con il fuso orario, corrisponde all’orario che va dalle 8 alle 12. Sono previsti incontri per altri due o tre giorni.
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Alla deposizione assistono di persona 14 vittime e loro sostenitori, il cui viaggio è finanziato da una raccolta fondi che ha superato l’equivalente di 130 mila euro.
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*Pedofilia. Il Card. Pell: “La Chiesa ha commesso enormi errori” Pedofilia, *mons. Delgado sospeso dopo abusi su ragazzina
*Pedofilia: il Papa ha incontrato 5 vittime di abusi sessuali. ” I colpevoli devono essere puniti”
*”Coprì casi di pedofilia”: l’arcidiocesi del Minnesota sotto accusa
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- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-cardinale-Pell-Ho-il-pieno-sostegno-del-Papa-Rumors-vaticani-parlano-di-dimissioni-Il-prefetto-degli-Affari-economici-del-Vaticano-George-Pell-incontra-il-Papa-197ff38c-4c17-4ce8-a71b-003a0bc0909a.html
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REAZIONE:
-INOLTRE DEVE RISPONDERE  ALL’ACCUSA PERSONALE DI PEDOFILIA.

-CHIAMARE IN CAUSA LA CHIESA “PER GLI ERRORI COMMESSI” NON E’ ALTRO CHE LA VERITA INVECE,POICHE SI AVVIENE ALLA MIA AFFERMAZIONE CHE LA PEDOFILIA DELLA CHIESA CATTOLICA E’ SRUTTURALE E DEVE ESSERE RISTRUTTURATA.NON E’ QUESTO L’ERRORE MA CERCARE DI DILUIRE LA RESPONSABILITA CONCRETA PROPIA E ANCHE QUELLA DELLA CHIESA ODIERNA NEI “SECOLI”.
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-E COSI SU LA REPUBBLICA:
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Pedofilia, i giudici australiani: difficile che il cardinale Pell non sapesse
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Secondo giorno della deposizione del prelato in videoconferenza da Roma con la commissione d’inchiesta sugli abusi di Ballarat. “Ho il pieno appoggio di papa Francesco”. Poi declina ogni responsabilità sui trasferimenti del sacerdote Gerald Ridsdale, dice che non sapeva delle violenze e dice: “Una storia triste ma non di grande interesse per me”.
1 marzo 2016
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Pedofilia, i giudici australiani: difficile che il cardinale Pell non sapesse
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Il cardinale Pell lascia l’hotel Quirinale dopo la deposizione (ap)
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ROMA – Come poteva non sapere che il prete pedofilo Gerald Ridsdale abusava di ragazzini mentre lavorava al suo fianco nella diocesi di Ballarat, dove è stato viceparroco fra il 1973 e il 1983? E’ stato il tema dominante del secondo giorno di deposizione del cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, in videoconferenza da Roma davanti alla commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980. La puntigliosa legale della Commissione riunita a Ballarat, Gail Furness, si è concentrata sul ruolo del prelato come consultore dell’allora vescovo di Ballarat, Ronald Mulkearns, al quale lo stesso Pell ha attribuito la responsabilità di aver trasferito da una parrocchia all’altra Ridsdale, che ha continuato a commettere innumerevoli abusi e ora è in carcere perché condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime.

Pell, che nella prima parte della sua deposizione aveva parlato di “errori enormi” compiuti dalla Chiesa riguardo ai preti pedofili, arrivando all’Hotel Quirinale per la videoconferenza ha tenuto a precisare ai giornalisti di avere il pieno sostegno di papa Francesco.

Diverse domande di Furness e dello stesso presidente della commissione, il giudice Peter McClellan, si sono concentrate su una riunione di consultori presieduta dal vescovo Mulkearns nel 1982, a cui Pell era presente. Secondo documenti della Commissione a quel tempo il vescovo e la maggioranza dei consultori sapevano degli abusi di Ridsdale, che continuavano sin dagli anni Sessanta. E a quella riunione decisero di trasferirlo a un’altra parrocchia per la sesta volta.

Il porporato ha sostenuto che nonostante la conoscenza diffusa degli abusi di Ridsdale, nessuno glielo aveva detto e non ne aveva mai sentito parlare. “Dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti – ha detto la dottoressa Furness – certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. Ma Pell ha risposto: “Gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”.

E’ seguito un acceso scambio di battute tra Pell e Furness sulla responsabilità della Chiesa nei riguadi dei bambini. E il prelato ha suscitato un sussulto fra quanti assistevano alla sua deposizione dicendo che quella degli abusi commessi da Ridsdale, era “una storia triste” ma per lui “non era di grande interesse”. Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti del sacerdote da una parrocchia all’altra e per non averlo invece rimosso e denunciato alla polizia, Pell ha risposto di no.

I commissari hanno voluto approfondire il ruolo di Pell accanto al vescovo Mulkearns, suo predecessore a capo della diocesi di Melbourne. Il suo incarico iniziato nel 1977 gli consentiva di aiutare Mulkearns in varie questioni concernenti le diocesi, le nomine e gli spostamenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al cardinale domande su Ridsdale, la dottoressa Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorò nell’ufficio del vescovo.

In quegli anni molti preti furono trasferiti all’improvviso, a volte quasi di nascosto, perché probabilmente avevano abusato di bambini. Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno ipotizzò mai che quei sacerdoti “fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo”.

Il capo della commissione Reale, Peter McClellan, ha contestato con impazienza al cardinale che tutti i consultori del vescovo sapevano che padre Gerald Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini. “E’ possibile che nessuna di queste persone abbia condiviso con lei ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”, ha chiesto. “Queste informazioni non vennero affrontate nelle riunioni dei consultori del vescovo”, ha risposto Pell che per difendersi ha affermato di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns. In realtà, ha affermato, “potevano esserci altre ragioni per spostare un sacerdote: irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi. Per quanto riguarda Ridsdale nessuno – ha giurato il cardinale – esplicitò le ragioni, ma era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”.

La testimonianza del cardinale, dalle 8 alle 12 in Australia e dalle 22 del giorno prima fino alle 2 a Roma, proseguirà per altri due o tre giorni. Alla deposizione assistono di persona 14 vittime degli abusi e loro sostenitori, il cui viaggio a Roma è stato finanziato da una raccolta fondi che ha superato l’equivalente di 130 mila euro.

http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/01/news/pedofilia_pell_australia-134528017/?ref=HREC1-4

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1 MARZO 2016:SOS ZOMBIES

-SU LA STAMPA:

Amazon… e la clausola horror: «Non applicabile in caso di apocalisse zombie»
Il colosso dell’e-commerce nasconde una vera perla tra le righe del suo regolamento. Anche per vedere se c’è chi lo legge tutto

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28/02/2016
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«Questa restrizione non si applica in caso si verifichi un’infezione virale dilagante, trasmessa da morsi o dal contatto con fluidi corporali, e che causi il ritorno dai morti di cadaveri umani in cerca di carne umana, sangue, cervelli o tessuti nervosi da consumare, fino a provocare la caduta della nostra civiltà». Sembra incredibile, ma è tutto vero. le parole che avete appena letto non vengono da un libro horror o una serie tv sugli zombie. Sono tratte dalle condizioni di servizio di Amazon. Un regolamento in 58 capitoli e circa 26 mila parole, che per ora è disponibile solo in inglese. E che regala questa perla, ad andare a leggerlo tutto tutto.

Test per utenti o marketing?

Non che negli uffici del colosso dell’e-commerce si creda al risveglio dei cadaveri e all’eventualità di un’apocalisse zombie. È solo che ai loro avvocati è venuta voglia di prendersi un po’ gioco degli utenti. E di provare a vedere se davvero esista chi si mette a leggere, comma per comma, quel regolamento chilometrico. La parte sul virus zombie che dilaga compare proprio in fondo, al comma 57.10 su 58 capitoli. Dove si parla di Lumberyard: un motore grafico gratuito, che Amazon ha messo a disposizione degli sviluppatori di videogiochi. Una novità datata febbraio 2016. E che ci lascia il dubbio: mettere – proprio lì – questa chicca sugli zombie… alla fine non sarà mica una trovata di marketing?

Di certo c’è che non è la prima volta che succede qualcosa di simile, in giro per il web. Le sorprese più o meno nascoste abbondano, nelle altrimenti grigissime pagine dedicate alle regole dei vari portali. E allora ecco che in quelle di Tumblr si fa riferimento alla «bellezza aliena» dell’attore Benedict Cumberbatch, e alla fine di quelle di WordPress c’è un link a una pagina che non c’entra nulla. Ma il caso più famoso è quello dell’azienda finnica F-Secure, che tra le sue norme fece spuntare una «clausola erode» che obbligava (ma non davvero) a cedere il proprio primogenito per usare il wi-fi gratuito.

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http://www.lastampa.it/2016/02/28/tecnologia/idee/amazon-e-la-clausola-horror-non-applicabile-in-caso-di-apocalisse-zombie-srUdtLcWl3HsUSbdCfp3PM/pagina.html

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1 MARZO 2016:RIVOLTA ANTI-HOLLANDE 2

MercoPress - Sud Atlantico News Agency

Venerdì, febbraio 26 il 2016 – 07:46 UTC

Agricoltori francesi furiosi con prezzi bassi e negozi di tempesta che vendono merci straniere

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governo francese ha cercato di disinnescare la protesta di una settimana da parte degli agricoltori sui prezzi collasso dell’agricoltura, tra cui cereali, latte e vegetables.The diminuzione dei prezzi è in parte dovuto ai ministri dell’agricoltura dell’UE, che sono venuti sotto la pressione del governo francese per facilitare sanzioni commerciali russi e per rimuovere carne e latticini in eccesso dal mercato europeo.

agricoltori francesi continuano con dimostrazioni in tutto il paese, con i loro trattori per bloccare il traffico di bruciare scatole di uova e lanciando stivali di gomma a edifici.

Presidente della FNSEA gruppo unione del contadino francese, Xavier Beulin, ha parlato con il primo ministro Manuel Valls per cercare di risolvere la crisi della zootecnia

Eppure agricoltori francesi hanno continuato a svolgere le manifestazioni in tutto il paese, chiedendo un intervento del governo per rafforzare i tassi di prezzo; usare i loro trattori per bloccare il traffico di bruciare scatole di uova e lanciando stivali di gomma a edifici.

Il 19 febbraio, circa 100 agricoltori chiamati dai FDSEA e giovani agricoltori sindacati a Nimes, nel sud della Francia hanno preso d’assalto un supermercato locale, riempiendo le loro carrelli con prodotti stranieri per verificare le loro origini ed esprimere la loro rabbia a prezzi in calo.

Presidente della FNSEA gruppo unione del contadino francese, Xavier Beulin, ha parlato con il primo ministro Manuel Valls per cercare di risolvere la crisi di allevamento, con la Francia dicendo che taglierà le tasse previdenziali versati dagli agricoltori, una misura del valore di € 500 ($ 556m, £ 350m), per contribuire ad alleviare la pressione finanziaria su di essi operata da persistentemente bassi prezzi del latte e della carne.

http://en.mercopress.com/2016/02/26/french-farmers-furious-with-low-prices-and-storm-shops-selling-foreign-goods

REAZIONE:NELLA CRISI DEGLI AGRICOLTORI FRANCESI QUALCOSA CENTRA ANCHE IL PAPA E IL VATICANO.INFATTI ABBIAMO VISTO COME LA EXPO-MILANO ALL’INSEGNA DELLA FAME NEL MONDO HA PROMOSSO I PRODOTTI DELL’ALLEVAMENTO DEL BESTIAME DEL CONO SUD CHE SI AUTOPROCLAMA REGIONE RISERVA MONDIALE DI ALIMENTARI E FA CONCORRENZA ALL’UE DI QUI SI LAMENTA CHE I SUSSIDI AI LORO AGRICOLTORI IMPEDISCE LA CONCORRENZA E CHIUDE I MERCATI EUROPEE AI LORO PRODOTTI,PRINCIPALEMENTE CARNE,LATTE,LANA E CUOIO.GLI AGRICOLTORI FRANCESI ACCUSANO HOLLANDE DI AVERLI DIMENTICATI E NON E’ UN CASO SE LA RIVOLTA SIA SCOPPIATA PROPIO ALL’INDOMANI DELLA VISTA DI HOLLANDE IN ARGENTINA E URUGUAY.

-APPENDICE 1(STESSO GIORNALE):

29 Febbraio 2016

Presidente Vazquez (R) e il ministro degli esteri Nin Novoa sono attesi a guidare la squadra negoziale del Mercosur a Bruxelles il prossimo aprile

Uruguay pronto a condurre negoziati commerciali Mercosur / UE durante tutto l’anno

-APPENDICE 2(STESSO GIORNALE):

Sabato, febbraio 27 ° il 2016 – 03:47 UTC

Uruguay ribadisce l’affermazione Malvinas Argentina e il suo impegno a ‘interessi’ dei Falkland Islanders

Il ministero degli Esteri dell’Uruguay ha espresso il Venerdì la sua “più fermo sostegno” per i “diritti legittimi” della pretesa sovranità argentina sulle Isole Malvinas, altri territori insulari nell’Atlantico meridionale e circostanti spazi marittimi, attualmente amministrate dal Regno Unito.

La posizione di uruguay "coerente nel tempo" è basata su "l'intesa che la questione delle Isole Malvinas è direttamente collegato per l'integrità territoriale degli Stati"

Il rilascio ricorda il 50 ° anniversario della risoluzione ONU 2065, che 'per la prima volta' fatto riferimento alla polemica nel Regno Unito argentino come 'una controversia sovranità'.

Uruguay 'aspetta' di continuare a cooperare in settori di "istruzione, sanità, beni e servizi commerciali, e gli aiuti umanitari" a beneficio degli isolani.

La posizione di Uruguay, “coerente nel tempo” e “sostenuto da diversi governi” del paese si basa su “l’intesa che la questione delle Isole Malvinas è direttamente collegata all’integrità territoriale degli Stati”, dice il rilascio da parte del Ministero.

Il documento ricorda anche il cinquantesimo anniversario della risoluzione 2065 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ‘per la prima volta ha ‘ fatto riferimento alle polemiche Regno Unito argentino sulle isole come ‘una controversia sulla sovranità’.

Il rilscio stampa dice che la risoluzione 2065 chiama entrambi i lati a tener conto delle disposizioni e degli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite e la risoluzione 1514 approvata nel 1960 sulla decolonizzazione “, così come gli interessi delle persone delle isole Malvinas (Isole Falkland)”.

“Il riferimento agli” interessi “e non ai” desideri ‘o di’ autodeterminazione ‘è un chiaro riconoscimento di una situazione, infatti evidente che il principio di autodeterminazione non si applica “.

Allo stesso modo questo è il motivo per qui l’Uruguay ‘non riconosce il referendum tenutosi nelle isole nel 2013, in cui il 99,8% degli elettori ha sostenuto la sovranità britannica con una partecipazione del 92% degli elettori registrati.

Il rilascio ricorda, inoltre, che l’Uruguay è sempre stato un paese che storicamente “ha seriamente preso in considerazione gli interessi degli isolani in settori rilevanti per lo sviluppo umano, economico e sociale della popolazione delle isole”.

A questo proposito, ” Uruguay si aspetta di continuare a cooperare e di approfondire nelle aree di ‘istruzione, sanità, lo scambio di beni e servizi e gli aiuti umanitari”.

Tuttavia, “l’Uruguay mantiene il suo sostegno all’Argentina e il Regno Unito (paesi con cui ha ottimi rapporti)ad impegnarsi in un dialogo costruttivo e riprendere i negoziati per trovare una soluzione pacifica, equa e definitiva alla controversia”, conclude il comunicato.

La Gran Bretagna ha avuto il controllo continuo sulle Falkland / Malvinas dal 1833, con l’eccezione di 74 giorni nel 1982, quando le truppe argentine invadirono le isole, innescando un conflitto in cui 649 argentini, 255 britannici e tre Islanders Falkland hanno perso la vita.

http://en.mercopress.com/2016/02/27/uruguay-reaffirms-argentina-s-malvinas-claim-and-its-commitment-to-falkland-islanders-interests

-APPENDICE 3,SULLO STESSO GIORNALE.

Venerdì, febbraio 26 il 2016 – 07:05 UTC

‘Gran Bretagna protesta provocatoria’ incursione in acque di Gibilterra dalla corvetta spagnola

La Gran Bretagna ha protestato in Spagna dopo che una nave da guerra spagnola ha “manovrato pericolosamente” durante un’incursione nelle acque territoriali britanniche di Gibilterra, rischiando la collisione con una motovedetta della Royal Navy.

La corvetta spagnola Infanta Elena anche navigato vicino a Gibilterra il Mercoledì con le armi scoperte

"Abbiamo protestato oggi questa incursione direttamente alle autorità spagnole, su entrambi i canali diplomatici e militari", ha detto un portavoce del Foreign Office.

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La corvetta spagnola Infanta Elena ha anche navigato vicino a Gibilterra il Mercoledì con le armi scoperte, in una mossa che il Foreign and Commonwealth Office ha detto che potrebbe essere visto come “provocatoria”.

“Abbiamo protestato oggi questa incursione direttamente alle autorità spagnole – su entrambi i canali diplomatici e militari”, ha detto un portavoce del Foreign and Commonwealth Office.

“Abbiamo chiarito che il comportamento pericoloso era inaccettabile e che le armi per essere scoperti potrebbe essere percepita come provocatoria. Abbiamo chiesto una spiegazione. ”

Secondo il governo britannico, le azioni del Infanta Elena costituivano una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Il Regno Unito ha protestato per il governo spagnolo su tale base.

“Anche se le incursioni da parte delle navi di Stato spagnoli sono una violazione della sovranità, non sono una minaccia per essa e non indeboliscono o minano la base giuridica internazionale per la sovranità del Regno Unito nel corso britannico delle aque territoriali di Gibilterra”, ha aggiunto il portavoce FCO.

http://en.mercopress.com/2016/02/26/britain-protests-provocative-incursion-in-gibraltar-waters-by-spanish-corvette

REAZIONE:OGGI IL RE NON E’ PIU JUAN CARLOS NE IL NEOLIBERLISMO GOVERNA LA SPAGNA MA LE DUE CORONE CONTINUANO QUESTO LITIGIO CHE NON FAVORISCE LA DEMOCRAZIA SPAGNOLA.

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1 MARZO 2016:OSCAR MIGLIORE FILM SU PEDOFILIA CLERICALE

MercoPress - Sud Atlantico News Agency

Martedì, marzo 1 ° il 2016 – 05:21 UTC

“Al centro dell’attenzione”,una storia vera di giornalismo investigativo sugli abusi sessuali da parte di preti cattolici prende miglior film Oscar

In una vittoria perdente per un film su una professione perdente, il dramma quotidiano “Al centro dell’attenzione” ha preso l’Oscar per il miglior film al 88 ° Academy Awards. Il film di Tom McCarthy sulla segnalazione investigativa di The Boston Globe sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici ha vinto sulla favorita  della sponda dell’epica “The Revenant”.

“Al centro dell’attenzione”,per un naso sul disco, il lavoro metodico di un giornalismo sempre più raramente praticato, ha preso alto onore della serata pur vincendo un altro Oscar per la miglior sceneggiatura originale, per McCarthy e Josh Singer. Questa vittoria per un film scarsamente premiato non è accaduto dal 1952 per “Il più grande spettacolo del mondo.”

“Non saremmo qui oggi senza gli sforzi eroici dei nostri giornalisti”, ha detto il produttore .. Blye Pagon Faust. “Non solo l’effetto del cambiamento globale,si e’ dimostrato la necessità di giornalismo investigativo.”

In precedenza, nel pomeriggio, l’attore Mark Ruffalo e McCarthy hanno unito un gruppo di circa 20 persone che protestavano sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica nella catedrale al di fuori dl centro di Los Angeles. Ruffalo è stato nominato come il miglior attore non protagonista per il ruolo di Michael Rezendes, un reporter tenace su Spotlight della squadra investigativa del globo.

Il rally è stato uno dei tanti a livello nazionale organizzato dalla Rete superstiti di quelli abusati da preti.

Ruffalo ha detto il gruppo, “Sono qui per stare con i sopravvissuti e le vittime delle persone che abbiamo preso dai prete cattolici abusi sessuali nell’infanzia,” The Times.

Con “Al centro dell’attenzione” il produttore Michael zucchero ha accettato il premio come miglior immagine per il cast del film,e alcune delle persone che ritraggono, in piedi dietro di lui sul palco. “Questo film ha dato una voce ai sopravvissuti e questo Oscar amplifica quella voce, che ci auguriamo possa diventare un coro che risuonerà fino al Vaticano,” ha detto.

Accettando la migliore sceneggiatura originale agli Oscar per “Spotlight”, McCarthy ha detto, “Abbiamo fatto questo per tutti i giornalisti che continuano a tenere potente e responsabile per i sopravvissuti, il cui coraggio e la volontà di superare è davvero un ispirazione per tutti noi . Dobbiamo assicurarci che questo non accada mai più. ”

Nelle settimane che precedono le cerimonie al Dolby Theatre di Los Angeles, tre degli otto migliori immagini dei contendenti, “Spotlight”, “The Revenant” e “The Big brevi,” sembravano spingere in testa al gruppo. Tale incertezza ha fornito alla gara 2016 degli Oscar una rara nota di suspense: Avrebbero gli elettori optato per il periodo della vecchia scuola dell’epico su un uomo che lotta contro gli elementi,per una farsa finanziaria che si destreggia in satira e indignazione, o per il dramma silenzioso ma potente su giornalisti che scoprirono uno sconcertante incoprimento istituzionale ? Alla fine, il dramma sobrio e l’impatto sociale della “Spotlight” ha prevalso.

http://en.mercopress.com/2016/03/01/spotlight-true-story-of-investigative-reporting-on-sexual-abuse-by-catholic-priests-takes-best-film-oscar

REAZIONE:”PORQUE TODO SE SABE”

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26 febbraio 2016
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26 FEBBRAIO 2016:ALFANO,ABUSO DI UFFICIO

-SU LA STAMPA:

Alfano indagato a Roma per abuso d’ufficio. Lui: “Caso smentito dai fatti”

Nel mirino il trasferimento ad Isernia dell’allora prefetto di Enna Fernando Guida

l ministro dell’Interno Angelino Alfano,45 anni
25/02/2016
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Roma. Con Alfano sono indagati anche il viceministro Filippo Bubbico e il suo segretario particolare Ugo Malagnino, l’ex senatore del Pd Vladimiro Crisafulli, il presidente dell’università Kore di Enna, Cataldo Salerno. Il reato sarebbe stato commesso il 23 dicembre, giorno in cui il Cdm approvò il trasferimento ad Isernia dell’allora prefetto di Enna, Fernando Guida. Il fascicolo è stato inviato al tribunale dei ministri.

«La vicenda di cui si parla è un caso nato morto, superato e smentito dai fatti. Ho ricevuto una comunicazione che mi lascia intuire, non avendo correttamente accesso agli atti, essere relativa al trasferimento del prefetto di Enna a Isernia, mentre lui si accingeva a commissariare la Fondazione che gestisce l’Università di Enna» ha commentato Alfano aggiungendo che «da oltre 20 giorni è stata commissariata la Fondazione Università di Enna».

Il fascicolo è stato trasmesso dalla procura di Roma al tribunale dei ministri lo scorso primo febbraio. Nell’avviso notificato agli indagati, che vale come informazione di garanzia, si legge che Alfano e gli altri indagati risultano «sottoposti ad indagini per il reato di cui all’articolo 323 del codice penale, commesso in Roma il 23.12.2015».

«In data odierna – è scritto ancora nell’avviso – questo ufficio ha trasmesso il procedimento sopra indicato al competente Collegio per i reati ministeriali, al quale i suddetti possono presentare memorie o chiedere di essere ascoltati». Il provvedimento è firmato dal sostituto procuratore Roberto Felici e dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.

L’inchiesta – secondo quanto si apprende – riguarda proprio il trasferimento da Enna del prefetto Guida. Questi lo scorso 28 ottobre aveva avviato le procedure e gli accertamenti che si sono conclusi, dopo il suo trasferimento, con il commissariamento dell’università Kore. Lo scorso primo febbraio la prefettura di Enna, con un decreto, ha sciolto gli organi amministrativi dell’ateneo e ha nominato tre commissari, per un periodo di sei mesi, prorogabili. Si tratta del prefetto Francesca Adelaide Garufi e dei professori Carlo Colapietro e Angelo Paletta. La procedura era stata avviata dopo la proposta, avanzata dalla Fondazione per la libera università della Sicilia centrale Kore di modificare il proprio statuto.

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http://www.lastampa.it/2016/02/25/italia/politica/alfano-indagato-a-roma-per-abuso-dufficio-QiUPNH0uzhMePptuXNDwCL/pagina.html
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REAZIONE:”ABUSO DI UFFICIO”,”REATO MINISTERIALE”.
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-APPENDICE SUL CORRIERE DELLA SERA:”TUTTO COLPA DI UNA SUDICIA MOGLIE “ROMENA” CHE CHIEDE LA MANCIA”
IL RACCONTO
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E l’università Kore di Enna accusò la moglie del prefetto
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«Ostacolati perché le eravamo antipatici». I veleni per il commissariamento e un caso che ora vede indagato il ministro dell’Interno Angelino Alfano
di Gian Antonio Stella
Gli studenti aspiranti medici dell’università romena di Enna (foto Angelo Cappa)
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Gli studenti aspiranti medici dell’università romena di Enna (foto Angelo Cappa)
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E alla fine il veleno è sgocciolato dove sempre sgocciola in Sicilia: sui «fimmini». Sua Eccellenza il Prof. Cataldo Salerno, presidente della Kore di Enna, ultima nel ranking degli atenei privati del Sole 24 Ore, se l’era covata per mesi. Finché ieri ha fatto il botto come un tappo: tutto il casino delle inchieste sulle fondazioni e le università ennesi e le polemiche sul trasferimento del prefetto costato un’inchiesta su Alfano nascono, dice, dalla invadenza della «fimmina» del suddetto prefetto. Proprio così ha scritto, nel più irrituale travaso di bile finito in un comunicato ufficiale: il prefetto Fernando Guida «ha inizialmente e legittimamente collaborato con l’Università ma, quando le attività della moglie non ne hanno più ricevuto sostegno logistico, ha cominciato a manifestare una evidente antipatia». Prima «ha violentemente attaccato la Kore durante un’assemblea sindacale», poi «non ha accolto una delegazione di europarlamentari in visita all’università» e infine, lo screanzato, «non ha neppure invitato il rettore Giovanni Puglisi» (che non è uno qualsiasi, ma è anche membro della Treccani e presidente della commissione italiana Unesco) «alla tradizionale conviviale per gli auguri di fine anno». Insomma, «Non ha avuto stile». Sintesi sicula: «A mmia?! Hai fatto questo a mmia?!».

La replica

La signora, che si chiama Cecilia Neri, è appassionata di bio-architettura e nei due anni siciliani si era data da fare in varie iniziative culturali, ha risposto secca: «È completamente falso». Di più: «È un chiaro tentativo di deviare l’attenzione su cose che non hanno nulla a che vedere con le indagini. Non ho mai ricevuto alcun sostegno, né logistico né di altro tipo da parte della Kore. Tutto quello che abbiamo fatto a Enna, una comunità straordinaria che anche in questo momento ci sta mostrando grande vicinanza, è stato fatto gratuitamente, i progetti che abbiamo portato avanti hanno coinvolto più di mille persone». Querele in vista? Può darsi. Certo «l’affare Enna», con l’inchiesta del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone su Alfano, sul viceministro Filippo Bubbico, sul capo della segreteria particolare ed ex deputato ds Ugo Malagnino, sull’ex senatore pd Mirello Crisafulli e sullo stesso Cataldo Salerno sta divampando, col suo ricasco di richieste di dimissioni da parte dei grillini e non solo, sempre più incontrollabile. Quel trasferimento di Fernando Guida a Isernia deciso alla vigilia di Natale fu una punizione perché il prefetto infastidiva certi potentati locali, un normale trasloco esente da ogni malizia o addirittura un favore al funzionario avvicinato per motivi familiari a due ore da Roma? Buona la terza, fa sapere il trasferito che avrebbe qualche difficoltà, va detto, a ribellarsi al ministro. Buona la seconda, dice Alfano: «La vicenda di cui si parla è un caso nato morto, superato e smentito dai fatti». Se lui avesse davvero spostato il prefetto perché quello voleva commissariare la «Fondazione Kore» che vede ai vertici (nominati a vita come il Papa) alcuni degli uomini più potenti di Enna, perché mai lui stesso avrebbe poi «personalmente stimolato» la prefettura «a completare l’opera» col commissariamento «il 30 gennaio scorso»? A farla corta, pare filare tutto: la tesi del ministro e del prefetto che avrebbe manifestato «piena condivisione».

Le intercettazioni

Tutto bene se una ventina di intercettazioni, su un totale di sei o settemila registrate in un’inchiesta sulla «Fondazione Kore» non rivelassero una fretta sempre più irritata e apprensiva di vari potentati locali in attesa di «quel» trasferimento. Una su tutte, quella di Mirello Crisafulli che sbuffava contro Alfano: «Dobbiamo fare presto, dobbiamo risolvere questa cosa prima che il ministro parta per le vacanze di Natale». Facciamo un passo indietro. Tutto nasce da Mirello, il Barone Rosso per decenni dominus locale («Qui vinco col proporzionale, il maggioritario e pure col sorteggio», rideva prima di essere sconfitto alle ultime comunali) e da una sua «fissa»: perché mai Enna, anche se ha solo 28 mila abitanti (un terzo di Torre del Greco) non può avere una sua università? Et voilà, ecco la Kore, per anni retta dall’ex ministro socialista Salvo Andò e basata su tre ordinari e tutti gli altri professori, diciamo così, a tempo. Passa qualche anno e rilancia: perché mai i ragazzi ennesi dovrebbero sottostare come tutti al numero chiuso in medicina? Et voilà, ecco la sede distaccata della «Universitatea Dunărea de Jos» di Galati («Sono fantasioso») sia pure ultima nel ranking nazionale rumeno in medicina e odontoiatria. L’Italia sorride, il ministro manda ispettori, arrivano le diffide? Crisafulli se ne infischia: a «Mirellolandia» (copyright di Mario Barresi, de La Sicilia) comanda lui. Immaginate dunque il fastidio nel vedere il prefetto Fernando Guida mettere il naso nella Fondazione Kore e peggio ancora avviare il commissariamento. Non ha peli sulla lingua, Mirello: «Chi vuol commissariare la Kore è un bandito, chiaro?».

Il rapporto trasmesso a Roma

A far scoppiare il caso a livello nazionale è però l’allora procuratore ennese Calogero Ferrotti. È il 31 dicembre 2015 e un attimo prima di andare in pensione il giudice trasmette a Roma un rapporto ipotizzando appunto che il prefetto sia stato trasferito per punizione. Meno di due settimane dopo, alla cerimonia di addio, Ferrotti lascia in prima fila una sedia vuota, quella del prefetto: «Il suo allontanamento rappresenta un vero sfregio al tessuto vivo di questo territorio. Fin dall’insediamento aveva dato l’immagine autorevole della presenza dello Stato in una terra difficile. Al radicamento di questi principi basilari, alcune forze, da tempo, si dimostrano invece indifferenti, se non addirittura avverse». Non bastasse, il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari rincara: «Sono stati posti aperti tentativi di bloccare un’indagine della magistratura e di delegittimare con una denuncia fatti inesistenti contro chi stava conducendo quelle indagini nel pieno rispetto delle regole e senza alcun clamore mediatico»… Ed era, come si è visto, solo l’inizio…26 febbraio 2016 (modifica il 27 febbraio 2016 | 00:45)

© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_27/universita-romena-kore-gian-antonio-stella-bcd393a6-dcd0-11e5-830b-84a2d58f9c6b.shtml
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REAZIONE:MA ENNA SIA HA FATTO UN PIACIERE,DIVENTARE PURE UNIVERSITARIA.NON E’ POCO VOLARE PER UNA PICCOLA CITTA,LA ENNA.
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*28 FEBBRAIO 2016:LA SEGNORITA ELSA
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LA SEGNORITA ELSA E’ UNA DONNA IMPORTANTE NELLA MIA VITA E IN QUELLA DI MOLTI CHE STUDIANO…….
VI RIFERIRO:LA SEGNORITA ELSA NON E’ UNA DELLE 28 DONNE CHE HANNO PASSATO DALLA MIA VITA SENTIMENTALE MA UNA MAESTRA DELLA PRIMARIA PER QUI GUARDO SPECIALE AFETTO E RICORDO.LA RICORDO OGGI CHE NE HO 60 E PASSA MA LA HO CONOSCIUTA QUANDO NE AVEVO 5,E DOPO FATTI 6 NON LA HO MAI PIU VISTO.
CORREVANO GLI ANNI ’50 ED ERO APPENA ARRIVATO A MONTEVIDEO,URUGUAY.AVEVO 5 ANNI E MEZZO PIU PRECISAMENTE ED ERO VENUTO DALL’ITALIA CON MIA MADRE A TROVARE MIO PADRE CHE CI ASPETTAVA DA 2 ANNI E MEZZO IN QUEL PAESE.CORREVA IL MESE DI MARZO,ERO LI DA POCO E MI  SI PONEVA IL PROBLEMA DI INIZIARE LA SCUOLA.DOVEVO ANDARE AD UNA PIAZZATA NELLO STADIO CENTENARIO(MONUMENTO DEL CALCIO MONDIALE)NEL “PARCO DEGLI ALLEATI” E A DUE PASSI DI CASA MIA NELLA STRADA “PRESIDENTE BERRO”,ANGOLO “BAIA BLANCA”.I PROBLEMI ERANO 2:DA UNA PARTE ANCORA NON PARLAVO LA LINGUA AUTOTTONA,IL CASTELLANO,E DALL’ALTRA LA MIA ETA.SUCCEDE CHE PER ISCRIVERSI AL PRIMO ANNO SI DEVE AVERE 6 FATTI A MARZO E IO NE AVEVO SOLO 5 PERCHE SONO NATO A LUGLIO.VISTO QUESTI DUE PROBLEMI SI E’ ANDATO A PARLARE COL DIRETTORE DELLA SCUOLA CHE HA DECISO FARMI ISCRIVERE COMUNQUE AL PRIMO ANNO E DOPO QUALCHE MESE DI PROVA RIVEDERE LA VICENDA PER DECIDERE SE RESTARE IN AULA O PURE RITORNARMI ALLA PRE-SCOLARE,LA COSI DETTA “JARDINERA” DOVE VANNO I BIMBI DI 5 ANNI. A QUESTO PUNTO LA COSA DA VALUTARE ERA IL MIO IMPARAMENTO DELLA LINGUA.LA PERSONA A CARICO DELLA CLASSE ERA LA SEGNORITA MAESTRA ELSA,NON RICORDO IL SUO VOLTO NE IL SUO COGNOME,E SAREBBE STATA LEI A DECIDERE SE MANDARMI IN DIETRO O RESTARE IN QUEL GRADO.MI RIMANE IN MENTE COME UNA PERSONA MOLTO DOLCE E MOLTO AFETTUOSA SPECIALMENTE.
PER FORTUNA I BIMBI IMPARANO E SI ADATTANO ALLE LINGUE PIU FACILMENTE DEGLI ADULTI E DOPO FATTI I SEI ANNI LA SEGNORITA ELSA DECISSI CHE POTEVO RESTARE A FARE IL PRIMO ANNO.
LA COSA E’ ANDATA BENE:RICORDO ANCORA DUE PARTICOLARI,DA UNA PARTE RICORDO CHE MI SONO AMMALTO SUBITO DOPO FINITE LE CLASSI A DICEMBRE SENZA ANCORA SAPERE SE AVREBBE PASSATO AL SECONDO GRADO.ERO A LETTO E LA SEGNORITA ELSA MI VISITO A CASA MIA CON UN GRUPPO DI COMPAGNI DI CLASSE PER DIRMI CHE MI AVEVANO ASSEGNATO IL PREMIO COME SECONDO MEGLIO DELLA CLASSE DI 30 ALUNNI,E MI PORTO UNA BELLA SCATOLA DI CIOCOLATTINI.DA VERO BUONA MAESTRA ERA LA SIGNORITA ELSA,E MIGLIORE PERSONA.
IL SECONDO PARTICOLARE ERA CHE MI AVEVA AFFIANCATO NELLO STESSO POSTO A SEDERE CON UN RAGAZZINO AUTOTTONO, IPER-INTEGRATO QUINDI,BIRICCHINO DA VERO, CHE DIVENTO IL MIO PRIMO AMICO URUGUAYANO E COMPAGNO DI BIRICHIANTE A QUI SOPRANOMINAVANO “EL MONITO”(IL MONELLO”).NON L’HO PIU RIVISTO NE ANCHE.E I MIEI AMICI DI GIOCO DIVENTARONO I FIGLI DI UN IMPORTANTE PROFESSIONISTA UNIVERSITARIO DI UNA RICONOSCIUTA FAMIGLIA URUGUAYANA CHE ABITVANO IN UNA LUSSUOSA CASA DI AVENIDA ITALIA,NELL’ALTRO ANGOLO DI CASA MIA E AVEVANO TANTI GIOCATTOLI.
QUESTO RICORDO VOLEVO SCRIVERE PERCHE GRAZIE A QUESTA DOLCE E AFETTUOSA DONNA EBBE SEMPRE LA FAMA DI STUDENTE PRODIGIO,PRECOCE.(1)INFATTI DA ALLORA IN POI INIZIAVO OGNI ANNO SCOLASTICO,E DOPO LA MEDIA E ANCHE L’UNIVERSITA,CON MEZZO ANNO DI MENO DEI MIE COMPAGNI,CIO’E’ PIU PICCOLO.E NON HO MAI PERSO UN ANNO DI PASSARE DI GRADO FIN CHE MI SONO LAUREATO MEDICO E POI SPECIALIZZATO IN PSICHIATRIA.GRAZIE SEGNORITA ELSA.
(1)SINCERAMENTE QUESTA “AUREA” DI “SAVIANO”(DOMENICO SAVIO IL PRECOCE SANTO SALESIANO DI TORINO)DA VENDERE A CHI STUDIA NON LA HO COMPRATO MAI. E A CHI MI DAVA DELL’INTELLIGENTE HO SEMPRE DETTO CHE NON E’ MICA VERO.E CHE  CASO MAI IO SONO PIU TOSTO COSTANTE E PERSEVERANTE CHE INTELLIGENTE.IL MEZZO ANNO DI VANTAGGIO SUI MIEI COMPAGNI ALTRO NON E’ CHE UN CASUALE CAPRICCIO DEL CALENDARIO CURRICULARE.
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NON SAREBBE COMPLETO QUESTO RICORDO SE NON VI DICESSI CHE IL SECONDO GRADO NON L’HO FINITO IN QUELLA SCUOLA PERCHE I MIEI COMPRARONO UN SOLARE DOVE ABBIAMO COSTRUITO UNA CASA LONTANO DA LI,IN PERIFERIA DELLA CITTA.PIU PRECISAMENTE IN UN QUATIERE NUOVO,IL 12 DI OTTOBRE(NE 1492 IN QUELLA DATA CRISTOFORO COLOMBO ARRIVO IN AMERICA) NEI PRESI DELL’AEROPORTO DI MELILLA.DOVEVA ESSERE CITTA GIARDINO OCCUPATA DA SOLI IMMIGRANTI ITALIANI.GLI ITALIANI RIPARTIRONO DOPO 10 ANNI,QUEL QUARTIERE OGGI SI E’ TUGURIZZATO,COPERTO DI TERRA E VERDE CHE LI SI INTRECCIANO INESTRICABILMENTE.SONO 4 STRADE PER 4 DISPOSTE PERPECOLARMENTE CHE SEPARANO LA CEMENTIFICAZIONE URBANA DELLA PAMPA,MONTEVIDEO URBANO DEL MONTEVIDEO RURALE.E IL PARCO DEGLI ALLEATI DOPO LA NOSTRA PARTENZA CAMBIO NOME PER PARCO BATLLE.EBBE OCCASIONE DI TORNARE DA ADULTO STUDENTE PERCHE L’OSPEDALE UNIVERSITARIO SI TROVA LI VICINO.DA QUEL EPOCA IL RICORDO DI SPICO E’ QUELLO DELLA SIGNORITA ELSA:DOVUNQUE SI TROVI ORA IL MIO RINGRAZIAMENTO.
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*26 FEBBRAIO 2016:HOLLANDE,IL FRANCESE ERRANTE
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-SU LE FIGARO:
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En Uruguay, les confidences très calculées de François Hollande
Home ACTUALITE Politique
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*Par Solenn de Royer
*Mis à jour le 26/02/2016 à 06:11
*Publié le 26/02/2016 à 05:59
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François Hollande lors de sa visite à l'Institut Pasteur de Montevideo en Uruguay jeudi.

Resté silencieux depuis la charge de Martine Aubry, le président -qui doit rentrer à Paris vendredi en fin d’après-midi après une longue tournée au bout du monde- a indiqué qu’il apporterait bientôt des «réponses» aux questions délicates qui se posent, notamment, sur le projet de loi El Khomri.

Montevideo, envoyée spéciale

Alors qu’il était resté silencieux après la violente charge de Martine Aubry contre la politique du gouvernement, François Hollande a livré à la presse quelques confidences très calculées, avant de s’envoler pour Paris, clôturant ainsi une tournée de presque sept jours en Polynésie française, à Wallis et Futuna et en Amérique Latine.

Esquivant toute question sur la maire de Lille, ou sa majorité en lambeaux, le chef de l’Etat s’est contenté de reconnaître qu’il était resté aux aguets, «très attentif à toutes les questions», même loin de Paris.

Les «interrogations» sur le projet de loi El Khomri

Avant de quitter le lycée français de Montevideo, où il s’était adressé à la communauté française, Hollande a reconnu toutefois que le projet de loi El Khomri, qui vise à donner «plus de sécurité et de souplesse aux employeurs ainsi qu’aux salariés», suscitait des «interrogations».

Il a plaidé pour la recherche du «bon équilibre» dans le «dialogue»: «cette méthode doit être préférée à toute autre», a-t-il ajouté, écartant -dans l’idéal- le recours à un 49-3, qui pourrait bien s’imposer malgré tout, faute de majorité suffisante sur un texte qui divise profondément la majorité.

Sibyllin, Hollande a laissé entendre qu’il ne souhaitait pas évoquer les sujets de politique intérieure depuis l’étranger. Mais il ajouté qu’il apporterait des «réponses bientôt», aux questions qui se posent. Le président pourrait être amené à évoquer le sujet dans les prochains jours, selon un conseiller, qui précise que rien n’est encore calé.

Hollande s’est inquiété en outre de la crise de l’agriculture, alors qu’il doit se rendre au salon annuel samedi matin, dans un contexte explosif. Il s’est félicité enfin de la décision de justice autorisant l’expulsion des migrants de la jungle. Ce qui selon lui permet «de clarifier certain nombre de choses».

Au terme de cette tournée épuisante, le président doit arriver vendredi dans l’après-midi à Paris. Le président a finalement dû rentrer en Falcon, son A330 étant toujours immobilisé sur le tarmac de Lima, au Pérou, après une panne.

Après une visite sous tension du salon de l’agriculture samedi, le chef de l’Etat fera un déplacement à dominante économique mardi. Il reprendra ses visites de terrain à raison d’une par semaine, environ.

http://www.lefigaro.fr/politique/2016/02/26/01002-20160226ARTFIG00013-en-uruguay-les-confidences-tres-calculees-de-francois-hollande.php

REAZIONE:HOLLANDE HA DIVENTATO IL GLOBE TROTTER DI UNA ERRATICA POLITICA ESTERA DOVE A VOLTE CANCELLA CON IL GOMITO CIO CHE HA SCRITTO CON LA MANO:NIENTE VIRGOLETTE.

IMPOSSIBILE FIDARSI DI UNA LOTTA AL TERRORISMO A GUIDA FRANCESE,I SUOI INTERESSI ESTERI NON COINCIDONO CON QUELLA DEI DANNIFICATI COL TERRORISMO.NE CON QUELLI DELLA NUOVA ERA:CANADA RESTA L’AVANGUARDIA DI QUESTA.(SCRIVO DALL’URUGUAY)

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-IL GIORNO DOPO,IN FRANCIA

-SU LE FIGARO,HOLLANDE CONTESTATO AL SALON DE L’AGRICULTURE

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Hollande chahuté par les éleveurs laitiers

REAZIONE:”BUONO A NULLA”,”TI SEI DIMENTICATO DI NOI”,LO SGRIDAVANO.PERFETTO.(SARKOZY?: OGGI NON GOVERNA PIU)

26 FEBBRAIO 2016:COCAINA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Il Papa visita comunità  recupero tossicodipendenti  ai Castelli Romani

Il Papa visita comunità recupero tossicodipendenti ai Castelli Romani

Video Ai bimbi: ‘Con voi più felice’

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-APPENDICE:MONOTEISMO DI STATO 1,ANGELINO SANTO SUBITO

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ilgiornale.it
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Ddl Cirinnà, Alfano si auto-santifica: “Io come papa Wojtyla”

Giuseppe De Lorenzo – Gio, 25/02/2016 – 19:55

La piazza del Family Day lo aveva avvertito: sulla famiglia nessuna mediazione. Lui, Angelino Alfano, non è andato in piazza a difendere il matrimonio tra un uomo e una donna, ma si era detto pronto a sostenerne le richieste.

Sembrava così.

Eppure, oggi, Ncd ha ceduto alle lusinghe di Renzi e ha votato la fiducia sul ddl Cirinnà. Ha fatto togliere la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà nelle unioni civili., certo, ma ha votato lo stesso le unioni civili, con una legge che ha troppe ombre. L’allarme di Gandolfini, promotore del Famili Day, era stato chiaro: con l’attuale testo, le adozioni da parte delle coppie gay arriveranno con una sentenza di un qualsiasi giudice. E infatti i cattolici a difesa del matrimiono omosessuale si erano da subito dichiarati contrari all’inciucio deciso da Alfano e Renzi.

Il ministro dell’Interno è convinto di aver fatto la scelta giusta. Tanto da paragonarsi a papa Giovanni Paolo II. “Vedo cattolici che giudicano il cattolicesimo degli altri – attacca Alfano – secondo il loro personale metro di Verità e ortodossia. Io, che non amo giudicare, mi ispiro a quanto ci ha insegnato San Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae del 1995, al numero 73″. “Quando non fosse possibile scongiurare o abrogare una legge (intrinsecamente ingiusta) – riporta il responsabile del Viminale – un parlamentare la cui personale assoluta opposizione… fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuire gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo infatti non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta, piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli effetti iniqui”.

Ma la piazza del Family Day non ci sta. E probabilmente Alfano pagherà, in termini di voti, questo “tradimento”.

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/alfano-si-auto-santifica-io-papa-wojtyla-1229291.html

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REAZIONE:ATTENTI,IL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI GIOCA LA SUA PARTITA E GIOCA ALL’OPOSIZIONE MA NON SPARA A ZERO,TIRA AQUA PER IL SUO MOLINO.STAREMMO A VEDERE.
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-MONOTEISMO DI STATO 2:TUTTE LE VIE PORTANO  ROMA,IL VATICANO SFIDA L’ONU
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huffingtonpost.it
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“Noi sopravvissuti ai preti pedofili arriviamo a Roma per chiedere la verità al cardinale Pell”
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Pubblicato: 26/02/2016 19:13 CET Aggiornato: 1 ora fa
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Laura Eduati
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“Dall’Australia arriverò a Roma con il mio psicologo per assistere all’audizione del cardinale George Pell sui preti pedofili nella sua diocesi. Sarò nella stessa stanza. Voglio guardarlo negli occhi”.

Le parole di Andrew Collins giungono dall’altro capo del mondo. Partono dalla città di Ballarat dove l’uomo, ora quarantaseienne, è nato e cresciuto. E dove è rimasto vittima di quattro sacerdoti che lo hanno violentato ripetutamente dall’infanzia all’adolescenza.

“Pregavo Dio perchè fermasse gli stupri, ma non è successo. Le violenze includevano stupro anale, penetrazioni, carezze e molestie. Avevo fede ma me l’hanno strappata dal cuore”, racconta all’Huffington Post. Un orrore che lo ha segnato per sempre: “Un giorno decisi di impiccarmi, è stata mia moglie a tagliare il cappio per salvarmi”.

Andrew Collins
andrew collins

Collins è il portavoce del Ballarat Survivors Group, l’associazione che ora chiede alla Chiesa e al governo australiano non solo giustizia ma anche uno schema di welfare pensato proprio per riparare il danno permanente delle vittime di pedofilia: la maggioranza di questi uomini ormai maturi non riesce a lavorare, ha sviluppato malattie mentali o dipendenza da alcol e droga.

Pregavo Dio perché fermasse gli stupri ma non è successo. Quei sacerdoti mi hanno strappato la fede dal cuore

“Davvero in Italia non si parla di Ballarat?”, chiede con stupore. “E invece dovete sapere cosa è successo a noi da bambini. E vogliamo anche sentire la verità dalla bocca di Pell. Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.

La vita procede con fatica per Collins, uno dei pochi con moglie e figli: “Avevo una azienda di trasporti ma a un certo punto sono crollato per un esaurimento nervoso. Da allora ci sono giorni nei quali non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto. Il medico ha confermato che soffro di depressione e di sindrome da stress post-traumatico, perciò non potrò mai tornare a lavorare”.

Gli abusi sono stati commessi dagli anni ’60 agli anni ’80. Innumerevoli: l’ordine dei Christian Brothers, i padri cristiani impegnati nelle scuole e nei seminari della zona come il St Patrick’s College, ha dovuto confrontarsi con 850 denunce per abusi sessuali e pedofilia nei quali sono stati implicati 281 sacerdoti. Fino a oggi l’istituzione ha sborsato 37 milioni di dollari di risarcimento. La macabra conta cittadina è arrivata a 47 suicidi tra le vittime.

Ballarat è anche la città natale di uno dei personaggi più potenti del Vaticano, George Pell, il responsabile delle finanze della Chiesa di papa Francesco che domenica sera parlerà alla commissione d’inchiesta governativa australiana sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, la Royal Commission into institutional responses to child sexual abuse, istituita nel 2013.

La vita pastorale di Pell a Ballarat è cominciata nel 1971. Nel 1973 diventò vicario apostolico incaricato di sovrintendere all’istruzione. Nel 1977 entrò a far parte della consulta della diocesi che aiutava il vescovo Mulkearns ad abbinare i preti alle parrocchie, oppure a spostarli. Dal 1996 al 2001 è stato arcivescovo della diocesi. I membri dell’organismo di indagine vogliono sapere come sia stato possibile che decine di preti potessero molestare degli innocenti senza che le autorità ecclesiastiche intervenissero.

Uno di questi è il pedofilo più noto in Australia, padre Gerald Ridsdale, condannato per un centinaio di abusi sessuali, che agli attoniti giurati della commissione ha ammesso di aver stuprato una bambina nella casa che condivideva con Pell nei primi anni ’70.

Padre Ridsdale durante il processo nel 1993
gerald ridsdale

Padre Gerald abusò anche del nipote David, ora attivista nel Ballarat Survivors Group.

In una audizione David Ridsdale ha raccontato di aver un giorno chiamato per disperazione George Pell, chiedendo un intervento, ma il futuro cardinale avrebbe alluso durante la telefonata a un risarcimento in cambio del suo silenzio “Menzogne”, ha assicurato il potente prelato che per motivi di salute diserterà l’aula della Royal Commission e deporrà all’hotel Quirinale di Roma in una video-conferenza.

Quando Collins e il gruppo degli ex ragazzi abusati hanno saputo che Pell non sarebbe volato in Australia sono rimasti di sasso. Non solo loro. La parlamentare Catherine King ha dichiarato al parlamento australiano, rivolgendosi a Pell: “Queste non sono azioni da uomo coraggioso”.

A Ballarat è stata dunque lanciata una colletta – qualcuno dirà: crowdfunding – per permettere a questi uomini di essere presenti all’audizione in Italia: dovevano raccogliere circa 40mila dollari, ne sono arrivati 200mila.

Grazie a quel denaro 16 appartenenti al cerchio delle vittime stanno viaggiando verso Roma insieme a tre psicologi incaricati di tamponare l’inevitabile crisi emotiva. “Non sarà semplice vedere i simboli del cattolicesimo ovunque: le tonache, i crocifissi”, confida Collins mentre prepara le valigie: “La nostra preoccupazione è quella di non dormire: tutti noi abbiamo sviluppato grossi problemi con il sonno”, scrive nella chat alle 4 del mattino.

In Australia persone come Andrew Collins sono chiamate “sopravvissuti”. Sopravvissuti agli agguati sessuali dei preti pedofili (“a un certo punto ero contento se l’insegnante portava via un mio compagno di classe e non me”), sopravvissuti a maestri con la tonaca che violentavano i bambini senza che nessuno intervenisse, nemmeno i genitori: quando Andrew parlò in famiglia di quelle aggressioni non venne creduto, un ulteriore trauma. La foto profilo che ha scelto per i social è un uomo avviluppato a un albero con il viso nascosto e imprigionato da miriadi di fili. Un’immagine di angoscia.

Tocca al cardinale Pell scegliere se vuole essere ricordato come l’uomo che insabbiò le violenze sessuali sui bambini a Ballarat

Il 25 febbraio Robert Mulkearns, ex vescoco della diocesi sospettato di aver coperto il pedofilo Ridsdale spostandolo semplicemente in una parrocchia diversa, ha chiesto scusa durante la sua deposizione: “Posso solo dire che mi spiace moltissimo per il fatto di non aver agito in maniera diversa nell’interesse di tutti. L’ho fatto anche per proteggere la chiesa dagli scandali”. Mulkearns si è ritirato proprio perché ha ammesso: “Non sapevo più come gestire il problema della pedofilia”.

La commissione australiana ha dovuto ascoltare testimonianze ributtanti come quella di Stephen Woods, 53enne di Melbourne, ex alunno della ormai famigerata scuola elementare St. Alipius di Ballarat, l’epicentro infernale. L’abusatore di Stephen, padre Robert Best, è uno dei cinque esponenti del clero in quell’istituto poi processati e condannati.

“Avevo 11 anni e mi trovavo in fondo all’aula, seduto. Mi si avvicinò e si sedette vicino a me e cominciò a far scivolare la mano fino al sedere”. “Quando ha visto che mi ritraevo diventò aggressivo”. “Mi chiedeva di spogliarmi lentamente mentre si masturbava dietro la cattedra. E mentre faceva questo mi diceva che era colpa mia, che ero cattivo, un ragazzo malvagio”.

Stephen Woods
woods

Woods è stato violentato da altri due sacerdoti, e anche due fratelli più grandi hanno subìto la sua stessa traumatica esperienza. “I miei genitori sono morti pensando che non erano stati abbastanza bravi a proteggerci”, dice all’Huffington Post poco prima di prendere l’aereo per Roma. “Per me come per gli altri sopravvissuti agli abusi sessuali questo è un viaggio per la verità e la giustizia”.

Non è la prima volta che la Royal Commission australiana sugli abusi sessuali dedica la sua attenzione a Ballarat. Ma nelle due sessioni precedenti si è concentrata sulle vittime. Ora ha deciso di alzare gli occhi e chiedere conto alle autorità ecclesiastiche. Come dice Woods: “Non è soltanto Pell, molti vescovi e sacerdoti hanno coperto i preti pedofili”.

E’ invece la prima volta che il cardinale viene chiamato a rispondere pubblicamente sulle atrocità di Ballarat. Un appuntamento cruciale, specialmente ora che l’alto esponente della gerarchia cattolica è indagato dalla polizia di Victoria perché sospettato di avere abusato in prima persona di almeno cinque bambini.

La notizia, risalente al 19 febbraio, è scoppiata come una bomba. Pell rifiuta con veemenza le nuove accuse, così come negli anni scorsi ha sempre negato di avere saputo che la zona pullulasse di sacerdoti pedofili nonostante i suoi incarichi via via più prestigiosi.

Il dossier della commissione d’inchiesta ha però ricostruito fatti inoppugnabili che riguardano anche la diocesi di Melbourne, dove Pell divenne vescovo ausiliare nel 1987. In quegli anni tre parrocchie erano gestite da sacerdoti poi condannati per pedofilia: uno di questi, padre Peter Searson di Doveton, usava la pistola per terrorizzare e stuprare i bambini. Un altro, padre Kevin O’Donnell, venne bollato dalla polizia come “two-a-day man”, l’uomo che ne molestava due al giorno. Per decenni. Anche di questa supposta ignoranza totale dei vertici ecclesiastici di Melbourne dovrà rispondere il cardinale in diretta da Roma.

I Christian Brothers hanno già sborsato risarcimenti da 37 milioni di dollari dopo aver ricevuto 850 denunce di pedofilia

Gli ex bambini di Ballarat che arrivano nella Capitale sanno cosa si aspettano dall’incontro romano, dove è probabile che potranno confrontarsi a quattr’occhi con il cardinale a margine dell’audizione: “Per anni ho tentato di incontrarlo ma si è sempre rifiutato”, confessa Woods con rotta emozione.”Pell è stato legato a doppio filo con la St Patrick’s College School e, da prete, alla diocesi locale. Ora deve guardare le facce della gente di Ballarat e dare risposte. Non può scappare e nascondersi in Vaticano”.

Bandiere italiane nel profilo Facebook e una festa per la partenza: così Ballarat supporta il viaggio dei sopravvissuti
ballarat

Agli occhi degli abusati, Pell si è macchiato di un comportamento ostile e poco sensibile specialmente per avere congegnato nella diocesi di Melbourne un programma di risarcimenti molto bassi per le vittime (50mila dollari). “Ha battagliato contro i sopravvissuti in tribunale affinché non potessero avere un compenso maggiore. Non se n’è interessato minimamente”, accusa Collins.

Se all’audizione romana non rispondesse alle domande, confessa il portavoce, “allora rimarremo delusi”. Tuttavia è convinto che ora “la scelta è sua”: “Sarà lui a decidere come vuole essere ricordato. Può essere l’uomo che ha detto la verità per aiutare a cambiare il sistema di supporto alle vittime, o può essere l’uomo che ha mentito e coperto quei crimini”.

Da giorni Ballarat è letteralmente ricoperta di nastrini colorati annodati alle ringhiere, alle scale dei palazzi, nei cortili delle scuole che un tempo hanno rappresentato l’inferno in terra per centinaia di bambini. Su Facebook il gruppo dei sopravvissuti pronti per volare in Italia sono ribattezzati “Rome Team”, la squadra di Roma. Qualcuno ha cambiato la foto profilo mettendo la bandiera italiana. “Il supporto e la solidarietà sono pazzesche”, annuisce Collins.

Dopo anni di cure psichiatriche, frustrazioni e silenzio ora questi uomini sentono di vivere un momento importante. “Siamo così felici di venire a Roma, sarà un gesto molto forte nei confronti di Pell e della chiesa cattolica”, continua Woods. “Per noi sarà come dire che puoi anche scappare ai quattro angoli della terra ma dovrai sempre rispondere delle tue azioni”. Prende una pausa: “Per noi è un messaggio fondamentale: dalle persone con un brutto passato possono nascere cose buone”.

“Veniamo a Roma per far capire alla Chiesa che puoi nasconderti anche in Vaticano ma dovrai sempre rispondere delle tue azioni”

Peter Saunders, l’ex membro della Pontificia Commissione sugli abusi sui minori che recentemente ha lasciato il Vaticano accusando papa Francesco di non fare nulla contro i preti pedofili, ha dichiarato che Pell dovrebbe dimettersi.

La Royal Commission australiana non potrà fare domande che riguardano la nuova indagine sul cardinale Pell. Ma potrebbe sollecitare l’intervento dei giudici se il prelato dovesse ammettere di essere venuto a sapere delle aggressioni sessuali senza prendere adeguati provvedimenti.

David Marr, autore di un libro-inchiesta sul prelato intitolato “The Prince”, scrive sul quotidiano britannico Guardian che “questa è l’ultima occasione” per Pell di rispondere alle domande, compresa quella più scomoda e che riguarda la parziale ammissione di aver saputo dell’esistenza di preti pedofili a Melbourne: “Perché non ha chiamato la polizia?”.

Domenica la parola passa a uno degli uomini più potenti della Chiesa.

Pochi minuti prima di prendere l’aereo per Roma, un gruppo di sopravvissuti posa per un selfie. La foto è stata postata su Facebook da David Ridsale (il primo a destra)
australia

Il Cardinale George Pell
pell

http://www.huffingtonpost.it/2016/02/24/pedofilia-ballarat-george-pell_n_9303916.html?utm_hp_ref=italy

REAZIONE:IL CARDINALE PELL CON L’ASSENTIMENTO DEL PAPA SFIDERA L’ONU CHE AVEVA RACCOMANDATO COLLABORARE CON I PAESI OSPITE DELLA CHIESA QUANDO VENGA DENUNCIATO ALLA GIUSTIZIA DAL GOVERNO AUSTRALIANO.STAREMMO AVEDERE COSA DICE PELL E COSA FA L’AUSTRALIA,QUESTO E’ IL PRIMO ROUND.

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26 FEBBRAIO 2016:IL BUCO NERO DEL CENTRO-DESTRA

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Voto Milano, Ncd e Lega alleati per Parisi
Salvini: “Mai sul palco con Alfano” video
E Lupi scherza: “Con Matteo non è unione civile”

Video Il candidato del centrodestra: ‘Io politico, no manager’

- ANNESSO:
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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
La sfida anti-Bertolaso della Lega nella capitale
La sfida anti-Bertolaso della Lega nella capitale
Primarie nel weekend
sfidanti per il candidato Fi-Fd
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REAZIONE:COME SAPETE IL BUCO NERO E’ UN POSTO NELLO SPAZIO DOVE SOLO ESSISTE MATERIA CONDENSATA E ATTRAE STELLE ED ALTRI FORMAZIONE SIDERALI:AL DI LA DELLE PAROLE,PRIMARIE O NON PRIMARIE VEDIAMO INSIEME TUTTO IL CENTRODESTRA DA ALFANO A BERLUSCONI E LEGA PASSANDO PER CASA POUND E I FASCISTI ROMANI.
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*27 FEBBRAIO 2016:RIMBORSOPOLI SI APPROFONDISCE
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-SU LA REPUBBLICA:
Tangenti sanità in Lombardia, fermato a Miami il socio di Rizzi: verrà estradato
Stefano Lorusso è considerato il socio in alcune off shore del consigliere arrestato e del suo faccendiere. E’ accusato di riciclaggio

febbraio 2016

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Tangenti sanità in Lombardia, fermato a Miami il socio di Rizzi: verrà estradato
Stefano Lorusso
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E’ stato fermato a Miami e sarà estradato in Italia Stefano Lorusso, l’uomo di 53 anni destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Milano nell’ambito dell’inchiesta “Smile” che ha portato all’arresto di 21 persone per un presunto giro di mazzette per ottenere appalti milionari nel campo dell’ortodonzia in Lombardia.
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Tangenti sanità, in piazza le dentiere dello scandalo
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Lorusso è considerato il socio in alcune off shore di Fabio Rizzi (ex consigliere regionale della Lega, ex presidente della Commissione Sanità) e del suo faccendiere, Mario Longo. E’ accusato di riciclaggio. Fermato il 24 febbraio, è ora in custodia alle autorità statunitensi in attesa dell’estradizione che potrebbe avvenire entro 45 giorni.Lorusso è un agente immobiliare residente negli Stati Uniti e, dagli atti della procura di Milano, risulta socio di Rizzi e Longo dell’americana More Than Lux Corp 24. Insieme gestiscono l’affare di un ospedale pediatrico in Brasile da cui “potrebbero venir fuori un paio di milioni a testa”, come racconta  Rizzi alla compagna durante una conversazione telefonica.Sebbene non gli venga contestata l’accusa di associazione a delinquere, Lorusso è ritenuto un personaggio chiave dell’inchiesta. Avrebbe raccolto soldi a nome di Rizzi e Longo, e inoltre provveduto a ripulire e nascondere i fondi in società estere. “La ripulitura dell’illecito pagamento – scrive il gip – era seguita passo a passo dagli investigatori, a partire dagli accordi preparatori con il disponibilissimo Lorusso (“Mario figurati, io queste cose le faccio giornalmente”), fino alla consegna del denaro contante a Longo e Rizzi”.Il pagamento della prima fattura è effettuato prima del 18 dicembre 2014 e il 12 gennaio Longo incontra il figlio di Lorusso, Francesco (co-titolare della Mtl events), che gli consegna i contanti. La seconda rata è consegnata “verosimilmente” da Stefano Lorusso il 26 gennaio in occasione di un incontro in Regione Lombardia. Nei giorni precedenti, infatti, si era fatto consegnare dalla ex moglie la somma in contati di 19.500 euro.In questa occasione sembra che li abbia anticipati lui perché Maria Paola Canegrati temporeggiava nel saldo delle fatture e per questo motivo Lorusso manda un sollecito inserendo in copia anche Longo. Negli atti si legge che “a una società lussemburghese, Rizzi e Longo in società con Lorusso, avevano affiancato l’americana More Than Lux Corp, le cui quote dovrebbero essere acquisite dalla Panemense “Inside Out” (“la società di Panama è invisibile, cioè nessuno può sapere chi c’è dietro a questa società”). Ma dalle intercettazioni è dato di intendere che queste non sono le sole società costituite dagli indagati, risultandone una seconda a Panama, la Ibesti International inc., una a Dubai.Significativa la telefonata di Longo a Rizzi: “Tranquillo che t’ho fatto la società a Dubai, poi abbiamo il conto corrente a Montecarlo…hai bisogno di un milioncino? Te lo mando a Montecarlo, ti acchiappi la macchina, te ne vai a fare un bel week end e ti porti a casa i piccioli”.
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http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/02/26/news/tangenti_sanita_lombardia_miami-134275126/?ref=HREC1-19
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*26  FEBBRAIO 2016:LA NEW AGE DELLA FIFA
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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
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Fifa, via al dopo Blatter   video   Infantino nuovo presidente
Fifa, via al dopo Blatter video
Infantino nuovo presidenteItalo-svizzero, era vice di Platini
“Riconquisteremo rispetto”foto
dall’inviato ENRICO CURRO’ e FULVIO BIANCHI
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REAZIONE:AMAVO LA SVIZZERA……..
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aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 270 »

23 febbraio 2016
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23 FEBRAIO 2016:HP E L’APOTEOSI DELLA NUOVA ERA

-SU LE MONDE:

23 février 2016,par Jérôme Marin

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En difficulté, HP retente sa chance sur le marché des smartphones
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hpelite
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HP ne baisse pas les bras. Après plusieurs échecs commerciaux, le fabricant américain d’ordinateurs retente sa chance sur le marché des smartphones. Ce retour s’accompagne cependant d’un changement radical de stratégie: son dernier terminal, l’Elite x3, présenté dimanche 21 février, vise le marché professionnel, et non plus le grand public. Un choix qui se répercute sur le système d’exploitation retenu: Windows 10 Mobile, développé par Microsoft, au détriment d’Android de Google, qui équipe plus de 80% des smartphones dans le monde.

Le pari est osé. Malgré les efforts du géant de Redmond, Windows Mobile ne parvient en effet pas à s’imposer. Selon le cabinet Gartner, sa part de marché mondiale est tombée à 1,1% fin 2015. La plate-forme souffre notamment de la relative pauvreté de son catalogue d’applications, ce qui restreint son potentiel auprès du grand public. Ces dernières années, les fabricants de smartphones ont ainsi abandonné le navire. Seul Microsoft, qui a racheté les activités mobiles de Nokia en 2014, continue de régulièrement sortir de nouveaux modèles.

APPAREIL 3 EN 1

Pour séduire les entreprises, HP mise sur un appareil haut de gamme, ultra-sécurisé et surtout 3 en 1. L’Elite x3 pourra en effet se transformer en ordinateur de bureau (par l’intermédiaire une station d’accueil reliée à un écran, un clavier et une souris) ou en ordinateur portable (avec un accessoire combinant écran et clavier). La société promet ainsi une expérience “sans friction”, permettant aux employés d’utiliser les mêmes applications sur tous les écrans et de passer instantanément de l’un à l’autre.

Le smartphone repose sur la technologie Continuum, présentée l’an passé et considérée par Microsoft comme un argument de vente massue sur le marché professionnel. Mais le nombre d’applications compatibles reste encore dérisoire, ce qui limite grandement l’intérêt de cette fonctionnalité. HP espère dépasser ce problème en proposant de faire tourner certains logiciels professionnels de manière virtuelle. L’appareil sera par ailleurs livré avec la plate-forme de relation client de Salesforce.

SIX AN APRÈS PALM

Avec l’Elite x3, dont le prix et la date de sortie restent encore inconnus, le groupe californien espère enfin trouver la bonne formule. Ses précédentes tentatives se sont toutes soldées par des échecs. Le plus retentissant: le rachat en 2010 du fabricant américain Palm pour 1,2 milliard de dollars. Les modèles commercialisés l’année suivante ont été de véritables flops commerciaux. En 2013, HP avait essayé de revenir sur le marché des smartphones, avec le lancement de plusieurs appareils Android d’entrée de gamme.

Cette nouvelle offensive intervient trois mois après la scission de Hewlett-Packard, l’entreprise autour de laquelle s’est bâtie la Silicon Valley. Les activités de services aux entreprises et dans le cloud ont été regroupées dans Hewlett Packard Entreprise. HP Inc n’a conservé que les ordinateurs et les imprimantes. La nouvelle société doit faire face au ralentissement des ventes d’ordinateurs: son chiffre d’affaires a chuté de 8% l’an passé. Elle cherche donc de nouveaux relais de croissance.

http://siliconvalley.blog.lemonde.fr/2016/02/23/en-difficulte-hp-retente-sa-chance-sur-le-marche-des-smartphones/
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REAZIONE:LA NUOVA ERA,LA ERA DEL MOBILE DOVEBBE SALVARE HP?
NON LO MERITA,QUESTA FIRMA CHE ERA STATA COCCOLATA DA QUESTE PAGINE PER L’APLICAZIONE DEI MIEI CONCETTI SULLE “STAMPANTI MOBILI”,E PER LA SUA SCOMESSA CALIFORNIANA A SUPERARE LA PARTITOCRAZIA PROMOVENDO I SUOI MANAGER ALLA GOVERNAZIONE,HA POI TRADITO QUESTA FIDUCIA CAMBIANDO MANAGER E PUNTANDO AD UNA RINASCITA DEL PC.NON HA AVUTO RAGIONE E HA DOVUTO GETTARE LA SPUGNA TORNANDO SULLO SMARTPHONE PER TENTARE UNA SUA REDENZIONE.
COMUNQUE QUESTO PENTIMENTO E RITORNO SUI MIEI CONCETTI E’ UNA PROVA IN PIU DELLA MARCIA INARRESTABILE,APOTEOSICA,GLOBALMENTE DOMINANTE DELLA NUOVA ERA,QUELLA DEL MOBILE.
APRENDIAMO INOLTRE DA QUESTA NOTA CHE:
MICROSOFT,ALTRO RESISTENTE ALLA NUOVA ERA DA SEMPRE PUNTANDO AL PC,FISSO E CABLATO,HA FALLITO NEL SUO TENTATIVO DI SBARCARE SUL MERCATO DELLO SMARTPHONE TRAMITE IL SO WINDOW MOBILE,E QUELLO PER PC FISSO WINDOWS 10.IL SOLO ASPETTO DOVE MICROSOFT STA AVENDO SUCCESSO E SUL EX-NOKIA,CIO”E PROPIO LI DOVE HA SEGUITO GLI INSEGNAMENTI DELLA NUOVA ERA:DURA COSA LI E’ A MICROSOFT E NADELLA DARE CALCI SUL CHIODO.
GOOGLE RESTA L’AVANGUARDIA,E ANDROID,IL PRIMO SISTEMA OPERATIVO PER MOBILI ISPIRANDOSI AI MIEI CONCETTI,RESTA IL SISTEMA OPERATIVO SIMBOLO DELLA NUOVA ERA,IL PIONIERE,DOMINANTE QUASI ASSOLUTO.
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3 FEBRAIO 2016:GUERRA AL MEDIOEVO
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-4 NOTE:
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-NOTA 1:SU LA REPUBBLICA:
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Siria, accordo Usa-Russia su cessate il fuoco. Possibile stop alle ostilità dal 27 febbraio
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Siria, accordo Usa-Russia su cessate il fuoco. Possibile stop alle ostilità dal 27 febbraio
Miliziani delle forze di opposizione al regime di Bashar al Assad (reuters)
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Le  parti in conflitto dovranno accettare i termini dell’accordo entro mezzogiorno di venerdì 26 febbraio. La tregua scatterà dalla mezzanotte. Escluse dall’intesa le operazioni contro Stato Islamico e qaedisti del Fronte al-Nusra. Ba Ki-moon: “Un segnale di speranza”. Dall’opposizione sì condizionato. Assad a sorpresa convoca elezioni per il 13 aprile
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2 febbraio 2016

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WASHINGTON - È ufficiale: Usa e Russia si sono accordate su una bozza di accordo che chiede la cessazione delle ostilità in Siria a partire da sabato 27 febbraio. Le parti in causa del conflitto siriano dovranno indicare la loro accettazione dei termini dell’accordo entro mezzogiorno di venerdì 26 febbraio. La cessazione delle ostilità avrà inizio dalla mezzanotte. Escluse dall’accordo le operazioni contro lo Stato Islamico, i qaedisti del Fronte al-Nusra e le altre organizzazioni riconosciute come “terroriste” dal Consiglio di Sicurezza Onu, in particolare i raid aerei della Coalizione internazionale a guida Usa e quelli delle forze aree di Mosca.

L’ufficialità, preceduta secondo fonti diplomatiche da un colloquio telefonico tra i presidenti Barack Obama e Vladimir Putin, è arrivata con un comunicato congiunto Washington-Mosca, a conferma di quanto anticipato inizialmente da al-Jazeera. Prima dell’annuncio, fonti americane hanno spiegato come restino “irrisolte questioni sostanziali, su come dare efficacia alla tregua e come rispondere a eventuali violazioni della stessa”.

Subito dopo la diffusione del comunicato, il segretario di Stato americano John Kerry si è rivolto alle parti in causa del conflitto siriano chiedendo loro di accettare i termini di un cessate il fuoco che, se effettivo, “ridurrà le violenze e permetterà di espandere la distribuzione di aiuti umaniari, oltre che il sostegno a una transizione politica in Siria”. L’alto comitato negoziale siriano, che raggruppa le principali organizzazioni dell’opposizione moderata, ha accettato il cessate il fuoco a condizione che vengano tolti gli assedi, rilasciati i prigionieri, fermati i bombardamenti sulla popolazione civile e autorizzato l’accesso agli aiuti umanitari.

L’annuncio ufficiale dell’intesa Usa-Russia chiude settimane di intensa attività diplomatica, focalizzata sul raggiungimento di una tregua che dovrebbe permettere alle parti di tornare al tavolo negoziale di Ginevra. Un primo round di trattative condotte con un dialogo indiretto tra Assad e i suoi oppositori era fallito il mese scorso in contemporanea con la massiccia offensiva lanciata dall’esercito regolare siriano spalleggiato dai raid aerei dell’aviazione russa nella provincia di Aleppo, a nord del Paese e vicina al confine con la Turchia.

Per il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, l’intesa Usa-Russia è “un segnale di speranza” per la Siria: “Se verrà rispettato, rappresenterà un importante passo in avanti verso l’attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dello scorso dicembre e dimostra l’impegno del gruppo internazionale di sostegno sulla Siria a cercare una riduzione immediata della violenza come passo verso un cessate il fuoco più stabile e crea un ambiente più favorevole alla ripresa dei negoziati politici”. A seguire, è l’inviato speciale Onu per la Siria, Staffan De Mistura, a dichiarare che l’accordo Usa-Russia permetterà “molto presto” il rilancio del processo politico. Prima dell’accordo, lo stesso De Mistura aveva definito la tregua un passaggio fondamentale, perché come “non si può trattare mentre si combatte”.

Il presidente siriano Bashar Assad, a sorpresa in serata ha convocato elezioni legislative per il prossimo 13 aprile. Come se il Paese non fosse coinvolto in una guerra sanguinosa da quasi 5 anni.

Questi i punti dell’accordo Usa-Russia elencati da al-Jazeera che afferma di aver potuto disporre del documento.

- Tregua esclude Stato Islamico e qaedisti: Nella bozza si parla di “un cessate il fuoco tra il regime e i gruppi ribelli che annunceranno di accettare l’accordo con l’eccezione dello Stato Islamico e il fronte al-Nusra”.

- Tregua valida solo con ribelli che accetteranno accordo: la bozza chiede alle fazioni armate dell’opposizione di “annunciare la propria accettazione” di porre fine a qualsiasi “atto ostile” entro e non oltre mezzogiorno del prossimo venerdì 26 febbraio. Il cessate il fuoco sarà quindi valido solo con quei gruppi ribelli dell’opposizone che accetteranno l’accordo. In altre parole, come scrive al-Jazeera, “l’opposizione è messa di fronte alla scelta: attenersi alla tregua oppure sarà trattata come organizzazione terroristica”.

- Definizione “gruppi terroristici”: La bozza non inserisce due gruppi ribelli tra le organizzazioni terroristiche, come chiesto da Mosca. Si tratta di Ahrar al-Shaam (“Liberi della grande Siria”) e Jund al-Islam (“Esercito dell’Islam”), entrambe organizzazioni salafite legate però a Turchia e Arabia Saudita, alleate degli Usa. Tuttavia, secondo l’intesa, questi due gruppi dovranno annunciare la loro approvazione della tregua se non vogliono entrare nel mirino dei raid e questa volta non solo dell’aviazione di Mosca.

- Gruppo di lavoro per indicare zone da bombardare: l’intesa prevede anche l’istituzione di un “gruppo di lavoro” per individuare le zone da bombardare; ovvero quelle controllate dallo Stato Islamico o dal Fronte al-Nusra. Rimane da risolvere il problema di quest’ultimo gruppo, in quanto i suoi combattenti “sono dislocati un po’ ovunque dove si trovano i ribelli” della cosiddetta “opposizione moderata”, come viene indicata da Washington. La bozza prevede inoltre “un coordinamento” tra Mosca e Washington per l’applicazione del cessate il fuoco.
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http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/22/news/siria_accordo_usa-russia_cessate_il_fuoco-133989481/?ref=HREC1-2

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-NOTA 2:SU LA REPUBBLICA:

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Libia, ok di Roma: Droni Usa partiranno da base italiana

Accordo fra i due governi, i velivoli americani potranno essere usati solo per difendere le truppe di Washington. A Sirte l’Is lapida a morte 3 persone accusate di apostasia
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22 febbraio 2016
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Libia, ok di Roma: Droni Usa partiranno da base italiana

Un bombardamento americano in Libia (reuters)

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WASHINGTON – Il governo italiano il mese scorso ha dato il via libera alla partenza di droni americani armati dalla base di Sigonella per operazioni militari contro l’Is in Libia e in Africa del Nord. Lo riporta il Wall Street Journal, parlando di “svolta” dopo oltre un anno di negoziazioni. La notizia viene poi confermata da fonti del governo italiano. Ma il via libera di Roma arriva con una puntualizzazione che sottolinea le sfide che gli Stati Uniti dovranno affrontare per avere l’assenso degli alleati a combattere contro lo stato islamico in Libia: per ora infatti i droni americani che partono dall’Italia potranno essere usati solo a scopo difensivo, per proteggere le forze speciali americane che si trovano in Libia, scrive il Wall Street Journal citando fonti interne al governo americano.

Intanto da Sirte arriva la notizia che lo Stato islamico ha lapidato a morte tre persone accusate di apostasia in un villaggio vicino alla città, capitale del sedicente califfato in Libia, e ha ucciso un uomo definito “romano” (termine utilizzato degli islamisti per definire gli occidentali e in particolar modo i cristiani) a colpi d’arma da fuoco. Lo ha reso noto un comunicato diffuso dello Stato di Tripoli, filiale locale del gruppo terroristico, ripreso dal sito internet dell’emittente televisiva “al Arabiya”.

Secondo fonti dell’intelligence statunitense, lo Stato islamico in Libia conterebbe circa 6.000 combattenti in Libia e starebbe reclutando nuovi membri in particolare dall’Africa subsahariana. Proprio oggi la National oil corporation (Noc, compagnia energetica statale libica) ha lanciato l’allarme sul rischio di nuovi attacchi contro i terminal petroliferi da parte dello Stato islamico, che nonostante i bombardamenti resiste saldamente a Sirte, città che ha dato i natali all’ex dittatore libico Muhammar Gheddafi trasformata in un “emirato” come Mosul in Iraq e al Raqqa in Siria.

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http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/22/news/libia_droni_usa-134001284/?ref=nrct-18
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-NOTA 3:SU LA STAMPA:
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la stampa premium
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Esteri

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REUTERS

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Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno
3/02/2016.

Così l’America prepara il blitz anche senza un governo di unità

II Pentagono spinge per intervenire appoggiandosi agli alleati
I droni armati che da un mese decollano da Sigonella servono a proteggere le forze speciali americane, che sono sul terreno in Libia per preparare l’intervento contro l’Isis, di cui il presidente Obama discute da tempo con gli alleati. La strategia per ora non è cambiata: gli Usa favoriscono la creazione del governo di unità nazionale mediato dall’Onu, per concordare con questo esecutivo le operazioni per sradicare l’Isis dal paese. Nel frattempo, Washington colpisce gli obiettivi terroristici…continua
paolo mastrolilli
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http://www.lastampa.it/2016/02/23/esteri/cos-lamerica-prepara-il-blitz-anche-senza-un-governo-di-unit-GCaYlkhXRPDe6wYAvQszZK/premium.html
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(CHIARIMENTO:IO NON SONO ABONATO ALLA STAMPA PREMIUM)
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-NOTA 4:DA VENEZIA STORICA,IL FARO EST DELLA NUOVA ERA
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-SU GOOGLE NEWS:
Egitto promette verità per il delitto Regeni
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Il governo del Cairo vuole dare un volto all’assassino del ricercatore friulano. Il consiglio regionale della Basilicata aderisce alla campagna promossa da Amnesty International Italia
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L'Egitto promette verità per il delitto Regeni

22/02/2016

Il governo egiziano vuole la verità sull’omicidio di Giulio Regeni, 28enne di Fiumicello trovato assassinato il 3 febbraio scorso al Cairo.
“La ricerca dei criminali e dei responsabili dell’uccisione di Giulio Regeni è in cima alle nostre priorità e ai nostri sforzi – ha affermato il ministro dell’Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffar . La morte di Regeni è “argomento di grande importanza” per l’Egitto, sia per “i rapporti con l’Italia” sia perché “non lasciamo alcun crimine senza trovare gli autori”.

Striscioni per chiedere verità e giustizia
Nel frattempo anche il mondo politico italiano chiedea gran voce la verità sull’efferato delitto. Il consiglio regionale della Basilicata ha approvato all’unanimità la mozione di Giannino Romaniello, per aderire alla “campagna promossa da Amnesty International Italia e ‘La Repubblica’” per chiedere la verità sulla morte del giovane ricercatore friulano.
La sede del Consiglio regionale e della Presidenza della Giunta esporranno uno striscione con la scritta ‘Verità per Giulio Regeni’.

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http://www.ilfriuli.it/articolo/Cronaca/L-quote-Egitto_promette_verit%C3%A0_per_il_delitto_Regeni/2/152178

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REAZIONE:LE PRIORITA SUL CONFLITTO BELICO ARABO E MDITERRANEO CAMBIA.SOLDI ALLA TURCHIA,ACCORDO USA-RUSSIA IN SIRIA,RETIRO DEL CANADA DA SIRIA E IRAQ,IL NODO DEL CONFLITTO SI SPOSTA SULL’ISIS-AL-QAEDA E IN LIBIA DOVE GLI ALLEATI CONFERMANO L’INTERVENTO ARMATO,UN’ALTRO DOPO QUELLO DELLA NO FLY ZONE DOVUTO ALLO SCORRIMENTO DELLE FORZE BELIGERANTI DELLO STATO ISLMICO IN SIRTE.INSOMMA LE PRIORITA DIVENTANO ALTRE,SI TRATTA DI COMBATTERE IL MEDIOEVO RAPRESENTATO FIN QUA DALL’IS.
INOLTRE SI CONFERMA LA PARTECIPAZIONE DELLA MIA ISOLA PERO TRAMITE DRONI IN SITUAZIONI DI DIFESA,CIO’E’ IL MOUS RESTA ESPROPIATO DALLA AUTONOMIA SICILIANA:DOPPIA SCONFITTA PER RENZI INSOMMA.E ANCORA UN’ALTRA SCONFITTA PER I PIANI DI BERLUSCONI-RENZI-LEGA:NIENTE ASPETTARE LARGHE INTESE IN LIBIA.
TUTTO SOMMATO:GUERRA AL MEDIOEVO,E “COMMANDA” LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA.
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-23 FEBRAIO 2016:ALLORA TORNA L’ENERGIA NUCLEARE

-SU LE FIGARO:

La prolongation des centrales nucléaires en question

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La centrale nucléaire de Nogent-sur-Seine (Aube).

Selon Europe 1, la ministre de l’Énergie, Ségolène Royal, a indiqué qu’EDF pourrait allonger de dix ans supplémentaires la durée de vie de ses centrales nucléaires. Un dossier complexe car l’Autorité de sûreté nucléaire a son mot à dire.

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24 FEBRAIO 2016:REALTA VIRTUALE E REALE

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-TITOLARE LA STAMPA:

CINEMA

24 Febbraio

ANSA
Tinto Brass su Maria Elena Boschi: “La vorrei per un mio film”

REAZIONE:LA REALTA VIRTUALE SI AVVICINA,PARLIAMONE ALLORA.INDOSSATI LA CUFFIA:LA REALTA VIRTUALE LA STATE VEDENDO NEL TITOLARE ED E’ TUTTA DA IMMAGINARE,LA REALTA LA VEDRETE SUBITO,IL FILM GIA ESSITE:

Immagine anteprima YouTube

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25 FEBRAIO 2016:BERLUSCONI SPIATO?,JA,JA,JA,TEMPESTA IN UN  BICHIERE DI AQUA

-SU LA REPUBBLICA:

Nsa, l’allarme di Palazzo Chigi: “Ma senza Usa ci isoliamo”

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Nsa, l'allarme di Palazzo Chigi: "Ma senza Usa ci isoliamo"

(ansa)

Il governo teme di essere escluso dalle partite più delicate, dalla Libia alla Siria

di CARLO BONINI

ROMA. Nella delicatissima partita che si è aperta tra Roma e Washington sulle attività di intelligence “non convenzionale” condotte dalla Nsa tra il 2010 e il 2011 sull’allora Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, alcuni dei suoi consiglieri chiave e la nostra rappresentanza diplomatica presso la Nato, c’è una verità disarmante che aiuta a comprendere, in queste ore, le mosse in chiaro dei due Paesi. Dunque, le parole del ministro Boschi in Parlamento, piuttosto che quelle del Dipartimento di Stato. Nonché, la generica richiesta di “tempo” con cui l’ambasciatore John Phillips si è congedato martedì pomeriggio dalla Farnesina. E la verità – come confermano a Repubblica tre diverse fonti qualificate di intelligence impegnate nella crisi, due di parte italiana, una americana – è questa. La National Security Agency (e con lei il Dipartimento di Stato e la Casa Bianca) non è ancora in grado, a distanza di tre anni, di sapere con certezza quanti e quali dati sensibili siano stati sottratti da Edward Snowden. Detta altrimenti, nessuno, in questo momento, sa cosa contenga ancora la parte del suo archivio ancora non svelata. E questo, dunque, impedisce a Washington di impegnarsi una volta per tutte con l’alleato rispondendo a domande semplici che richiedono risposte altrettanto semplici: di quante intercettazioni è stato bersaglio il Presidente del Consiglio italiano e il suo entourage tra il 2010 e il 2011? Attraverso quali strumenti è avvenuta la “captazione”? Per quali motivi nelle stringhe di “ricerca” della Nsa figurano almeno nel caso di Valentino Valentini, dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Bruno Archi e dell’ambasciatore Marco Carnelos utenze telefoniche cellulari?

Una fonte della nostra Intelligence la dice dritta: “La Nsa non può dirci qualcosa che potrebbe essere smentito un minuto dopo da nuove rivelazioni. Ma non può neanche spingersi a dire qualcosa che magari nell’archivio di Snowden non c’è e che, dal loro punto di vista, sarebbe inopportuno dire”. Non fosse altro perché, a rendere ancora più complicata la partita, è la difficoltà di ricostruire a posteriori una parte circoscritta di dati tra i milioni elaborati dagli infernali algoritmi che governano la “pesca a strascico” dei metadati (telefonate comprese) da parte dell’Agenzia. Nell’estate del 2013, alla delegazione del nostro Dipartimento delle Informazioni e la Sicurezza venne infatti spiegato, proprio nella sede della Nsa, che i motori di ricerca lavorano per “tag”. Non necessariamente persone fisiche, ma, il più delle volte, “parole chiave”. Talvolta associate a utenze telefoniche. Talvolta no.

Dunque? Palazzo Chigi scommette che la faccenda sarà lunga. Dice una fonte di governo: “E’ ragionevole immaginare che le spiegazioni tecniche che arriveranno da Washington saranno parziali e ci verranno date un po’ alla volta”. E anche per questo nelle parole di ieri del ministro Boschi, il nostro governo ha scelto di tracciare un orizzonte dove la nettezza del giudizio politico su quanto emerso dall’archivio di Snowden (“Sarebbe chiaramente per noi inaccettabile immaginare un’attività intercettiva nei confronti di un Governo alleato”) si combina a una clausola di “salvaguardia” che lascia a Washington una via di uscita (gli “ulteriori approfondimenti attraverso i canali tecnici di collaborazione anche con gli Stati Uniti”). Non fosse altro perché il caso Nsa-Berlusconi deflagra nel contesto della crisi libica e della fragile tregua siriana in cui Palazzo Chigi non può correre il rischio non solo di rompere, ma anche soltanto incrinare il rapporto con la Casa Bianca.

Del resto, è ancora una nostra qualificata fonte di Intelligence a fotografare con franchezza lo stato dell’arte. “Siamo nel pieno di una crisi internazionale che ha come epicentro il Mediterraneo e come nuovo virulento focolaio la Libia. E abbiamo con entrambi i key players della partita, Usa ed Egitto, due complicati contenziosi, Wikileaks e Regeni, che se non vengono gestiti in modo intelligente e responsabile rischiano di isolarci. Ed è un lusso che non possiamo permetterci”. Tenere insieme le ragioni dell’orgoglio e della difesa della sovranità nazionale con i venti di guerra che arrivano dalla Cirenaica e dalla Tripolitania non è una faccenda semplice. E anche questo spiega il lavoro di diplomazia con cui, nelle ultime ventiquattro ore, il sottosegretario con delega alla sicurezza nazionale, Marco Minniti, ha raffreddato la furia di Forza Italia chiedendo uno sforzo bipartisan nella “gestione responsabile” del rapporto con Washington sulla vicenda Wikileaks. Invito che Minniti tornerà a fare oggi nelle sue comunicazioni al Copasir e che Renato Brunetta ha accolto nella sua replica alle comunicazioni della Boschi (“Signor Ministro. La stupirò, sono soddisfatto. Avete fatto quel che si doveva fare”).

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/25/news/l_allarme_di_palazzo_chigi_ma_senza_usa_ci_isoliamo_-134179158/?ref=nrct-18

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REAZIONE:NON C’E’ MIGLIORE DIFESA DI UN BUON ATTACCO,ED E’ QUESTO CIO CHE HANNO VOLUTO FARE IL TAMDEM BERLSCONI-RENZI.SI PERCHE ORMAI ISOLATI INTERNAZIONALMENTE PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA LOTTA AL TERRORISMO,E SENZA ALCUN CHE DI PESO POLITICO INTERNO CERCANO DI TROVARE  ALIBI PER FARSI RIVALUTARE DALL’ELETTORATO.MA BERLUCONI,EX-CAVALLIERE,DELINQUENTE COMUNE CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA,E’ ORAMAI CADAVERE POLITICO.E RENZI GOLPISTA SOTTO IL ” PARRINATO” DI NAPOLITANO E’ IN CADUTA LIBERA.LA SUA LUNA DI MIELE CON L’ELETTORATO HA FINITO.

CON QUESTA VICEND ENTRAMBI HANNO BEN POCO DA RISCATTARE E SI INVECE CONTINUARENNO A METTERE L’ITALIA DALLA PARTE DEL PROBLEMA,COME SI VEDE IN QUESTA NOTA,E NON DELLA SOLUZIONE.

QUESTA ROBA DELLE INTERCETTAZIONI A BERLUSCONI SVELATTA DAL CATO-COMUNISMO DI LA REPUBBLICA E L’ESPRESSO APOGGIATA ALLE RIVELAZIONI DI DUE SPIE COME ASSANGE E SNOWDEN, COME LI E’ STATO DETTO “E’ AQUA PASSATA” PERCHE LA MERCKEL AVEVA FATTO LO STESSO.

E LO STESSO GLI HA DETTO L’AMBASCIATORE:”HABBIAMO BISOGNO DI TEMPO”.GIA “TEMPO”  ALLORA, A BUON INTENDITORE POCHE PAROLE BASTANO,COMMANDA LA NUOVA ERA.

E ANCORA,QUESTA VICENDA NON MIGLIORERA L’ISOLAMENTO DELL’ITALIA NE IL POSIZIONAMENTO POLITICO INTERNO DI RENZI E BERLUSCONI,QUESTA E’ LA SOSTANZA DI QUESTA NOTA.TEMPESTA SCAMPATA,RESTI CHIARO.

-APPENDICE:QUESTA PELLICOLA L’ABBIAMO GIA VISTO

-SU GOOGLE NEWS:

24/02/2016 06:04
LA CADUTA DI BERLUSCONI
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“Quante intercettazioni assurde di noi americani”
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Parla Edward Luttwak, politologo

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Altri articoli che parlano di…

«Non c’è niente da commentare, nessuna grande rivelazione da analizzare. Snowden aveva già svelato al mondo che la NSA (National Security Agency, ndr) intercettava chiunque». Per Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo americano, la notizia che i servizi statunitensi intercettavano le conversazioni telefoniche di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori più che una conferma della congiura ai danni dell’ex premier italiano è la dimostrazione di una pratica gravissima ai danni dei Paesi alleati.

Luttwak, cosa l’ha colpita di più dell’ennesima puntata di «Wikileaks»?

«Ci sono due aspetti da sottolineare. In primis la conferma di questa cattiva abitudine di intercettare chiunque a qualsiasi latitudine. Ben sapendo che poi di quell’enorme materiale potrà essere usato solo l’un per mille, se non di meno. La NSA è diventata un enorme apparato burocratico e da contribuente americano sono arrabbiato per i suoi costi che ricadono inutilmente sulla comunità».

E il secondo aspetto?

«Credo che qualsiasi uomo di governo che parli al telefono di cose che potenzialmente potrebbero danneggiare il suo popolo andrebbe cacciato immediatamente. Già nel 1914 agli ufficiali tedeschi veniva vietato di utilizzare il telefono per le comunicazioni segrete. È possibile che un secolo dopo ancora si faccia questo errore? Penso non solo a Berlusconi, ma anche alla vicenda di Hillary Clinton».

Le intercettazioni provano ulteriormente la congiura internazionale del 2011 ai danni di Berlusconi?

«Non c’è niente in quelle intercettazioni, non sono svelati i segreti della Merkel o di Sarkozy come nel 2011 non era un segreto il debito pubblico italiano che ammontava a 1.900 miliadi di euro con Berlusconi che non era disposto a intraprendere le necessarie politiche fiscali per raddrizzare la situazione. L’Italia era sull’orlo del collasso, peggio della Grecia: come una compagnia aerea costretta a lasciare a terra i passeggeri. Solo che qui si parlava di una Nazione, non di una compagnia aerea. E se fosse venuta giù l’Italia, sarebbe crollata tutta l’Europa».

Finora però si era sempre sostenuto che gli Usa fossero fuori dal «complotto». Ora il quadro è cambiato?

«No, perché il governo americano prese all’epoca una posizione netta: sebbene convenisse la caduta di Berlusconi, non si poteva interferire nella democrazia di un altro Paese».

Come mai le rivelazioni sulla caduta di Berlusconi non hanno provocato una reazione sdegnata dell’opinione pubblica italiana?

«Perché gli italiani, a tutti i livelli, politici e finanziari, avevano capito che il Paese era sull’orlo del collasso e hanno spinto i propri parlamentari a fare in modo che Berlusconi cadesse. Sarkozy e Merkel di certo si auguravano un epilogo simile, ma i protagonisti della congiura erano in Italia, e tra loro ci furono molto esponenti che non odiavano Berlusconi ma gli erano vicini. Perché si erano resi conto che l’allora premier non parlava più con nessuno, e in particolare non ascoltava Tremonti che gli suggeriva come uscire dalla situazione di emergenza».

Il governo italiano ha convocato l’ambasciatore Usa. Una mossa doverosa?

«E poi cos’altro hanno fatto? Hanno cantato una canzone? Tutto inutile: Snowden aveva già svelato ogni cosa anni fa».

Nelle ultime settimane le banche italiane sono finite nel mirino dei mercati finanziari. C’è aria di una nuova congiura, stavolta contro Matteo Renzi?

«Non c’è niente dietro, è sotto gli occhi di tutti: sono stati pubblicati i dati sulle sofferenze bancarie degli istituti italiani – in alcuni casi del 20 o 30% rispetto a una quota accettabile del 3-4% – e gli investitori sono fuggiti. Se non ci fosse il presidente della Bce Mario Draghi a regalare soldi gratuitamente alle banche la situazione per l’economia italiana sarebbe tragica. Un Paese che ha 2.300 miliardi di debito pubblico e non cresce, per piazzare i suoi titoli di Stato dovrebbe promettere interessi del 9-10%. Se oggi quel tasso è all’1% è per l’intervento di Draghi. Non a caso alla Bundesbank vorrebbero liberarsene».

E se non ci fosse Draghi?

«Se alla Bce ci fosse un banchiere ortodosso, che rispetta le regole, l’Italia avrebbe due strade davanti a sè: la prima sarebbe quella di monetizzare il suo debito, che oggi è troppo grande per essere pagato. E per farlo dovrebbe uscire dall’euro».

E la seconda strada?

«Fare le riforme, quelle vere. Renzi ha buona volontà ma si è circondato di una squadra di giovani e poco capaci. Così tutto il suo sforzo ha prodotto solo l’1-2% di quanto sarebbe necessario: riforme blande, pochi tagli alle spese. Bisogna prendere decisioni forti, ma ogni volta ci sono dei freni. Basti pensare al decreto sulle liberalizzazioni di Bersani. Un Paese serio avrebbe mandato gli autoblindo per sedare la rivolta dei tassisti. E se non attui riforme nette, sei tenuto in vita solo dalla falsa finanza di Draghi».

Carlantonio Solimene

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http://www.iltempo.it/politica/2016/02/24/quante-intercettazioni-assurde-di-noi-americani-1.1512363

REAZIONE:COINCIDE CON ME:

LE NOTIZIE DI ASSANGE E SNOWDEN?MALE SPIARE,MA SI PUO CHIAMARE SPIONAGGIO LA DIFUSSIONE DI QUESTE COSE?:SOLO PETTEGOLEZZI.
QUESTA PELLICOLA L’ABBIAMO GIA VISTO E RENZI STA FACENDO,FARA LA STESSA FINE DI BERLUSCONI.E I TEDESCHI CACCINO DRAGHI.
MA NON SONO DI ACCORDO SU CHE TREMONTI AVEVA LA SOLUZIONE,COME NON L’HA AVUTO MONTI DOPO.LA SOLUZIONE E’ METTERE FINE A QUESTO SUSSEGUIRSI DI GOVERNI NEOLIBERALI NON ELETTI(MONTI,LETTA,RENZI,ECC),E RIPPRISTINARE LA DEMOCRAZIA RESTITUENDO AD INTEGRUM LA NUOVA ERA VERA VINCITRICE IN ITALIA,TOGLIENDO COSI IL PRIMATO  A BERLUSCONI DI ULTIMO PREMIER ELETTO COL VOTO CHE E’ IL MOTIVO DI FONDO PERCHE VENGONO BOICOTTEATE TUTTI I POSSIBILI GOVERNI DEMOCRATICI.MENTRE COSI NON SUCCEDA I MERCATI CONTINUERANNO A NON AVERE FIDUCIA NEL NOSTRO PAESE E NESSUN GOVERNO SARA POSSIBILE.SOLO LA NUOVA ERA POTRA RISANARE L’ECONOMIA NON IL NEOLIBERALISMO.
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25 FEBRAIO 2016:CHI ERA FABIO RIZZI?

-SU LA REPUBBLICA:

Tangenti, in manette Rizzi: regista della Sanità in Lombardia, scelto da Maroni per firmare la sua riforma

Leghista di ferro, ex senatore, molto vicino anche al segretario Matteo Salvini. E’ l’uomo voluto dal governatore, che lo ha preferito all’allora assessore Mantovani, finito anche lui arrestato,di ALESSANDRA CORICA
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16 febbraio 2016
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Tangenti, in manette Rizzi: regista della Sanità in Lombardia, scelto da Maroni per firmare la sua riformaFabio Rizzi (fotogramma)
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È un leghista duro e puro. Della prima ora, vicino al governatore Roberto Maroni, ma anche al segretario federale della Lega Matteo Salvini. Fabio Rizzi, 49 anni, arrestato stamattina nell’inchiesta su presunte tangenti per i servizi odontoiatrici, dal 2013 è l’uomo forte di Maroni nella Sanità lombarda. Medico anestesista, ha da sempre il pallino per la politica: il tesseramento al Carroccio risale al 1992, nello stesso periodo in cui inizia la sua carriera di medico anestesista e rianimatore al Sant’Anna di Como. La passione per la politica è però più forte: nel 1997 diventa consigliere comunale a Besozzo (Va), del quale poi diventerà primo cittadino nel 2007, e fino al 2012. Negli stessi anni, viene eletto senatore: resta a Palazzo Madama fino al 2013, come capogruppo per la Lega in commissione Igiene e sanità.Eletto consigliere regionale in Lombardia nel 2013, diventa subito l’uomo forte di Maroni per la Salute: il governatore lo nomina presidente della commissione Sanità e preferisce i suoi consigli a quelli del forzista Mario Mantovani, che prima di essere arrestato lo scorso ottobre oltre che essere vice presidente della Regione era anche titolare proprio dell’assessorato alla Sanità. È però Rizzi il prescelto di Maroni per scrivere e guidare la riforma del sistema sanitario lombardo: il provvedimento, molto contestato, viene approvato dopo mesi di liti all’interno della maggioranza nell’agosto 2015. Dopo il voto finale, Rizzi scoppierà in lacrime nell’aula del consiglio regionale.
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Tangenti Lombardia, Montanari: ”Accuse pesantissime al braccio destro di Maroni”
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Proprietario di un pappagallo verde di nome Gianni, che ha con sé da quando era bambino, Rizzi è un grande appassionato di pesca. E, con Maroni, condivide anche la passione per le vacanze in Sardegna. È però anche vicino al segretario della Lega Salvini: proprio Rizzi ha organizzato, lo scorso fine settimana, il tour di Salvini in Sardegna, durante il quale si sono verificati anche scontri a Cagliari, fuori dal neo inaugurato circolo della Lega, tra polizia e antagonisti.

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/02/16/news/tangenti_sanita_-133547269/
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REAZIONE:INOLTRE LO E’ STATO NEGATO IL RICORSO CHIEDENDO IL DOMICILIARE,QUINDI DOVRA FARE VACANZE CON MARONI E SALVINI DIETRO LE SBARRE.
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-APPENDICE:COMMISSARIAMENTO O PRESA IN GIRO?
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-SU LA REPUBBLICA:
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Tangenti sanità in Lombardia, Cantone pronto a commissariare due appalti
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Tangenti sanità in Lombardia, Cantone pronto a commissariare due appalti
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Raffaele Cantone 
L’autorità anticorruzione ha avviato le pratiche per mettere sotto tutela due gare vinte dalla società Servicedent coinvolta nell’inchiesta della procura di Monza
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24 febbraio 2016
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Si profila il commissariamento di due degli appalti ritenuti ‘pilotati’ in cambio di mazzette finiti al centro dell’inchiesta della Procura di Monza sul malaffare nel mondo della sanità lombarda e che la scorsa settimana ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex consigliere regionale Fabio Rizzi, sospeso dalla Lega, il suo ‘braccio e destro’ Mario Valentino Longo e anche la ‘zarina’ dell’odontoiatria, Maria Paola Canegrati.Infatti Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha firmato i provvedimenti per dare il via all’iter che precede la richiesta di commissariamento di due delle maxi commesse affidate alla Servicedent srl, società del gruppo dell’imprenditrice e nella quale risultano titolari di alcune quote, si legge negli atti dell’inchiesta, persone che sono state “a vario titolo oggetto di indagini in materia di reati contro la pubblica amministrazione, fiscali, nonché inerenti le attività economiche di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata”.Le procedure avviate, in vista della richiesta di commissariamento – che dovrà però essere proposta al Prefetto – riguardano la gara indetta dall’azienda ospedaliera di Desio e Melegnano (del valore 90 milioni) per un periodo di 5 anni, con eventuale rinnovo per altri due, per il servizio esterno di odontoiatria nei centri che fanno capo alla stessa azienda ospedaliera, e la gara bandita dagli Istituti Clinici di Perfezionamento (del valore di 45 milioni) relativa ai vari ambulatori sia nell’hinterland sia a Milano che rientrano sotto la sua ‘giurisdizione’.Preventivamente Cantone, in funzione dei poteri a lui affidati, ha inoltrato la comunicazione dell’avvio dell’iter sia alle stazioni appaltanti sia alla Servicedent srl, i quali ora avranno 10 giorni di tempo per prendere visione degli atti depositati presso l’Autorità relativi alla pratica sul caso e presentare eventuali memorie.
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http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/02/24/news/tangenti_sanita_in_lombardia_cantone_pronto_a_commissariare_due_appalti-134162112/?ref=HREC1-16
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REAZIONE:QUSTO COMMISSARIAMENTO E’ STATO CHIESTO DA MARONI,E CANTONE E’ STATO NOMINATO DA RENZI DOPO LE ECCLATTANTI CORRUZIONI DI EXPO,INFRASTRUTTURE LOMBARDE,AUTOSTRADE ECC,QUINDI CANTONI,SALVINI E MARONI  SONO SOCI NELLE LARGHE INTESE E L’EXPO,E NON PORODURRA  NESSUN SANEAMENTO COME NON LO HA PRODOTTO NELL’EXPO.IL COMMISSARIAMENTO A QUI MI RIFERIVO DEVE ESSERE FATTO DALLA PROPIA GIUSTIZIA E NON SOLO PER DUE GARE MA PER L’INTERA GOVERNAZIONE LOMBARDA E DEVE PREPARARE NUOVI ELEZIONI.NATURALMENTE MARONI VA CACCIATO,NON C’E BISOGNO CHE LA POLITICA EMMENDI LA PIANA ALLA GIUSTIZIA.QUESTO E’ UNA PRESA IN GIRO.CONTINUA IL CARNEVALE?
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25 FEBRAIO 2016:BASTA MISSILI NORD-COREANI-TITOLARE LE MONDE:

image: http://s1.lemde.fr/image/2016/02/25/312×156/4871121_3_83b4_de-l-entente-entre-chine-et-etats-unis-depend_9f8807b30452f58b615693c6c1efd631.jpg

De l'entente entre Chine et Etats-Unis dépend la rapidité de l'adoption d'une nouvelle résolution renforçant les sanctions contre la Corée du Nord.

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Chine et Etats-Unis s’accordent pour durcir les sanctions contre la Corée du NordCette entente entre les Etats-Unis et la Chine, seule alliée de Pyongyang, ouvre la voie à l’adoption rapide d’une résolution alourdissant les sanctions.
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*Séoul et Tokyo exhortent Pyongyang à abandonner son projet de lancement de satellite
*Après le test nucléaire nord-coréen, l’ONU prépare des sanctions
*Tollé après le test nucléaire de Pyongyang.
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En savoir plus sur
http://www.lemonde.fr/#H6EYQqkQlUZglVA1.99
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REAZIONE:NO AI VIOLENTI.
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26 FEBRAIO 2016:RENZI FASHION

-SU GOOGLE NEWS:

Renzi: la moda non è divertissement È la passione di un Paese coraggioso

Corriere della Sera  - ‎17 ore fa‎
«È strano che io sia il primo presidente del Consiglio ad aprire la settimana della moda, l’importante è che non sia l’ultimo, che diventi una tradizione»: così il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha aperto mercoledì il suo discorso al pranzo

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REAZIONE:UMBERTO “INTEGRATO” RENZI CONTRO GLI APOCALITTICI

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aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 269 »

19 febbraio 2016
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19 FEBRAIO 2016:BERTOLASSO,BERLUSCONI E MARONI,IL RITORNO DEI SBORSEGGIATORI DI STATO.

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-SU LA REPUBBLICA:

Comunali a Roma, Salvini frena su Bertolaso. Ira della Meloni, Berlusconi: “Unico candidato possibile”

Salta l’incontro a Palazzo Grazioli tra i leader Fi-Lega-FdI. Meloni: “Allibita”. Alta tensione a destra, Storace attacca: “La candidatura dell’ex capo della Protezione Civile non arriva a marzo”
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8 febbraio 2016

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Comunali a Roma, Salvini frena su Bertolaso. Ira della Meloni, Berlusconi: "Unico candidato possibile"
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Matteo Salvini(ansa)
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ROMA - È scontro tra alleati a Roma sul nome di Guido Bertolaso annunciato nei giorni scorsi. Matteo Salvini frena, la Meloni non ci sta e fa saltare l’annunciato vertice a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi e con il leader del Carroccio. La destra si spacca, con Storace che attacca l’ex capo della Protezione civile. Ma poi l’ex premier ribadisce: “Bertolaso è stato scelto di comune accordo da Forza Italia, Fdi e Lega ed è l’unico professionista in circolazione capace di rimettere in sesto la Capitale”.Guido Bertolaso è un candidato “proposto dagli alleati” e con le sue dichiarazioni sui rom (“categoria vessata”, ascolta l’audio), su Francesco Rutelli e sul Pd, la “sua partenza non è stata il massimo per la Lega”, ha spiegato il segretario Matteo Salvini che, rispondendo a chi gli chiede se il Carroccio è pronto a sfilarsi, risponde: “A pacchetto chiuso non compro nulla. Quello che dirà la gente di Roma” in questi giorni “inciderà sulla mia decisione finale”. La partita è aperta, quindi? “Tutte le partite sono sempre aperte”, ha sottolineato manifestando poi altre perplessità sul nome dell’ex capo della Protezione civile: “Su Roma, una città bella e complicata, Bertolaso può essere la persona più capace ed efficiente del mondo e lo ha dimostrato andando in campagna elettorale con i processi in corso, con una certa magistratura non mi sembra la cosa più brillante e facile”..Comunali Roma, Salvini: “Su Bertolaso ascolteremo i romani, partita aperta”
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“Il centrodestra è coeso, con Salvini piena condivisione”, è stato il lapidario commento di Bertolaso.

L’ira di Meloni. Giorgia Meloni si è detta “arrabbiatissima” e “allibita” di fronte alle parole con cui Matteo Salvini ha messo in discussione la candidatura di Bertolaso, colpendo l’unità del centrodestra. Unità che sembrava essere stata ritrovata dopo settimane di continue tensioni. Per questo, spiegano fonti del suo partito, ha annunciato di disertare il pranzo a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi e Salvini e poi rinviato dallo stesso ex premier, riservandosi di non prendere più parte a riunioni tra alleati finché il Carroccio non chiarirà la sua posizione. In difesa di Meloni è intervenuto anche Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi alla Camera, che ha accusato Salvini di “disprezzare” la Capitale: “‘Delle due l’una: o Salvini vuole far dimenticare le complicate vicende lombarde con lo scalpo di Bertolaso oppure le traversie in cui ha trovato la Lega di Bossi lo costringono a essere indulgente con la grande finanza promotrice di altre candidature capitoline. A Roma vecchi cerimonieri hanno costruito ‘il grande biscotto’ che deve riempire la pancia dei poteri forti dopo Mafia capitale. Li ho già citati uno per uno nei giorni scorsi. In entrambi i casi Salvini dimostra di aver perso la voglia di stare con il popolo e di disprezzare Roma”.

Storace: “La candidatura Bertolaso non arriva a marzo”. “Oggi è il 18 febbraio, che è il mese più corto. Forse Bertolaso arriva fino a marzo. Io comincio infatti ad avere la sensazione che prima o poi se ne libereranno, chiameranno la Protezione Civile e lo porteranno via”. Così Francesco Storace, leader de “la Destra” e candidato a sindaco di Roma, ha commentato le dichiarazioni di Salvini. Nei giorni scorsi, inoltre, Storace aveva rivelato di aver ricevuto pressioni da Bertolaso per non candidarsi. E ha concluso: “Vorrei che si smettesse di parlare di giustizia e che Meloni dicesse a Berlusconi che con Bertolaso ha fatto un guaio”.

Alta tensione a destra. Oltre alla grana leghista, Giorgia Meloni deve anche affrontare una fronda interna:

1 esponenti di Fratelli d’Italia hanno annunciato il loro sostegno a Storace, rifiutandosi di appoggiare la candidatura di Bertolaso.

Guido Bertolaso, l’uomo delle emergenze in attesa di giudizio – Fotostoria

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Sferzante il commento di Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e riformisti: “Ormai è tutto di una chiarezza accecante. Berlusconi ha scelto il cupio dissolvi. L’unica ragione per cui dice no alle primarie a Roma è che esse rappresenterebbero un ‘precedente’ rispetto alla corsa nazionale del 2018″.

E Gianfranco Fini ha sentenziato: “È impazzita la maionese. I tre cuochi non riescono più a portare in tavola un piatto decente”

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http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/02/18/news/roma_comunali_salvini_su_bertolaso_non_accetto_pacchetti_chiusi_-133690345/?ref=HREC1-2

REAZIONE:LA CANDIDATURA DI BERTOLASSO PROPOSTA DA BERLUSCONI  SIGNIFICA CHE CI SONO TANTE COSE DA RICORDARE:

1-SE TUTTI RICORDASSIMO ORA LE VICENDE PER QUI E’ STATO CACCIATO ACCUSATO DI VOLERE PRIVATIZZARE LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE CORRISPONDENTE AL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE  COSTRUENDO UNA STRUTTURA PARALELLA CON LA PROTEZIONE CIVILE,E’ CHIARO CHE QUESTA CANDIDATURA SIGNIFICA IL RITORNO DI  UN “SBORSEGGIATORE DI STATO”.LA STESSA MANOVRA CHE STA PORTANDO AVANTI MARONI CON LA SANITA LOMBARDA TRAMITE LA RIFORMA DI RIZZI.E LO STESSO CHE HA FATTO BERLUSCONI CON IL SUO IMPERO MEDIATICO E IN GENERE CON TUTTA LA SUA FORTUNA.ALTRO CHE IMPRENDITORI,ALTRO CHE “GRAN GATSBY” NOSTRANI,DEI VERI E PROPI SBORSEGGIATORI DI MAMMA STATO SONO,DEI VERI E PROPI LADRI DI STATO INSOMMA CHE DISONORANO,COPRONO DI VERGOGNA E SFIDANO TUTTI GLI ITALIANI PER BENE.NON SONO ITALIANI,QUELLO DEL TITOLO SONO.

2-TENENDO CONTO CHE QUESTE GRANE DEL PASSATO SONO ANCORA PROCESSI APERTI OLTRE CHE A TUTTI GLI ITALIANI SFIDANO ANCHE LA GIUSTIZIA.

3-ANCORA,SE PENSIAMO ALLE VICENDE DEL PASSATO E RICORDIAMO ORA CHE LA SUA DIMISSIONE SI E’ FATTA IN MEZZO ALLA POLEMICA CON GLI STATI UNITI QUANDO BERTOLASSO SI HA PROPOSTO COME UN MIGLIORE PROTETTORE CIVILE DI HAITI DOPO IL TERREMOTO CON TANTO DI DISTRUTTORE GARIBALDI SBARCANDOLO NELL’ISOLA DI LINGUA FRANCESE AI TEMPO CHE BILL CLINTON ERA IL CAPO USA DELLE RICOSTRUSIONE DI QUEL PAESE,QUESTA CANDIDATURA SIGNIFICA ANCHE UNA SFIDA ALLA CANDIDATURA PRSIDENZIALE IN CORSO DI HILLARY CLINTON.E’ COME LANCIARLI UN MISSILE PER ELEVAZIONE.

4-SIGNIFICA ANCHE QUESTA CANDIDATURA UNA OPPORTUNITA PER LE CASE DI MASSAGI:SI PREPARINO LE MASSAGIATRICI ROMANE,AL LAVORO,BERTOLASSO E’ UN GRANDE AFEZIONATO AI VOSTRI SERVIZZI.

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19 FEBRAIO 2016:”MORIRE ALL’ESTERO”,STO AVENDO RAGIONE

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

 
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L’INCHIESTA IN EGITTO

Morte Regeni, caos e smentite
I dubbi degli inquirenti italiani

di Virginia Piccolillo
Prima l’annuncio di una svolta nelle indagini sull’assassinio del ricercatore italiano, e l’indicazione dei Fratelli Musulmani come responsabili
Poi la smentita. Il Copasir: «Da egiziani commessi errori incredibili»
L’annuncio dei media egiziani: «Giulio ucciso dai Fratelli Musulmani»
La ricercatrice: «Giulio era una persona incredibile»di Viviana Mazza
Fiumicello, l’addio silenzioso a Giulio RegeniFoto

REAZION:ED ECCO CHE CI SIAMO,STIAMO ARRIVANDO:I FRATELLI MUSSULMANI HANNO PIU DI UN COLLEGAMENTO CON L’IS E IN ALCUNI CASI HANNO DICHIARATO IL SUO APOGGIO SPLICITAMENTE.

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20 FEBRAIO 2016:EMENDAMENTO ANTI-SBORSEGGIATORI DI STATO

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-SU LA REPUBBLICA:

Conflitto interessi, emendamento di Sc contro dirigenti Coop

All’indomani dell’approvazione in Commissione del testo, il presidente della Affari Costituzionali, Mazziotti, presenta una modifica alla legge che impedirebbe ai dirigenti delle cooperative che fanno affari con lo Stato di essere eletti come avviene per i manager privati. Martedì prossimo, in Aula, si voterà anche il comma “anti-Berlusconi”
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19 febbraio 2016

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.Conflitto interessi, emendamento di Sc contro dirigenti Coop

l’Aula della Camera dei deputati

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ROMA – “Ineleggibili in Parlamento i dirigenti delle grandi coop che lavorano per lo Stato”. Colpo di scena alla Camera sul conflitto di Interessi. Il giorno dopo l’accordo raggiunto in commissione Affari Costituzionali sul testo che sarà presentato martedì prossimo in Aula, è stato presentato un emendamento che chiama in causa il mondo delle grandi cooperative. A presentarlo, il presidente della Commissione, Andrea Mazziotti, di Scelta civica.

L’antefatto. La nuova disciplina sul conflitto di interessi rivisita e rivedere tutte le norme sulla materia, aggiornandole e adattandole alla realtà di oggi. In particolare, il nuovo testo licenziato dalla Commissione ha voluto fissare i criteri di ineleggibilità. L’articolo 10, così come è stato modificato, recita i particolare che “non sono eleggibili in Parlamento” soci e amministratori di Spa o imprese private che “risultino vincolati con lo Stato per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di notevole entità economica”.

Il comma anti-Berlusconi. Il relatore Sanna (Pd) ha proposto un comma che pare fatto ad hoc per impedire l’elezione di Berlusconi, che nelle precedenti legislature non rientrava mai nelle ipotesi di incompatibilità in quanto non risultava “rappresentante legale” di Mediaset, carica ricoperta da Fedele Confalonieri. Il nuovo testo approvato in commissione prevede l’ineleggibilità anche di “coloro che abbiano nei confronti di un’impresa privata la titolarità, o il controllo, o esercitino un’influenza dominante”.

L’emendamento anti-coop. Il testo uscito dalla Commissione ha lasciato invariato il comma 2 dell’articolo 10 che recita: “Dalla ineleggibilità sono esclusi i dirigenti di cooperative e di consorzi di cooperative”. Questa esclusione risale al 1957, quando il mondo coop era molto diverso. “Ma oggi le coop sono cambiate – spiega Mazziotti – sono diventate dei colossi. E quindi se un top manager di una società che lavora su grandi appalti pubblici non può andare in Parlamento, non si capisce perché ci dovrebbe poter andare il dirigente di una Coop di grandi dimensioni che opera nello stesso settore. Oggi ci sono Coop con fatturati enormi che fanno i veri e propri imprenditori in settori dove la presenza dello stato è molto rilevante”.
Per questo motivo, Mazziotti, a sorpresa, ha presentato oggi un emendamento per sopprimere quel salva coop del Dopoguerra. Ecco il testo: “Il comma 2 dell’articolo 10 de Dpr del 1957 è soppresso”.

Il significato politico. Perchè Mazziotti ha presentato un emendamento così delicato il giorno dopo la chiusura del dibattito in Commissione? Uno dei motivi potrebbe essere la sua volontà di portare in Aula un argomento così importante anzichè discuterlo nel chiuso di una Commissione. Martedì prossimo è probabile che Fi e 5Stelle siano favorevoli. Resta un’incognita come reagiranno le diverse anime del Pd, da quella bersaniana della “ditta”, e quella renziana.

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/19/news/nuova_disciplina_conflitto_di_interessi_ineleggibilita_amministratori_concessionari_stato_spa_commissioni_affari_costituzion-133791205/?ref=HREC1-13

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20 FEBRAIO 2016:MORTO ECO,FU PROFETA NELLA SUA TERRA

-TITOLARE LA STAMPA

Cultura in lutto, è morto Umberto Eco
Aveva 84 anni. Tra i suoi successi «Il nome della rosa» e «Il pendolo di Foucault»

20 Febbraio

LAPRESSE
l’ultima intervista  Caro Umberto, ricordi quel tema solo “discreto”? EMMA CAMAGNA

+  Quando disse: “Con i social parola a legioni d’imbecilli”  /  +  Il lutto di Alessandria

REAZIONE:A VOLTE I PROFESSORI POSSONO ESSERE GENIALI.

ECO INOLTRE E’ UN’ALLEGATO CONTRO I NICHILISTI DI OGGI DELL’ITALIANITA:QUELLO DEL TITOLO.

A RIVEDERCI PROFE!

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21 FEBRAIO 2016:STRATEGIA VINCENTE

-SU GOOGLE NEWS:

Tutte le notizie di Rai News - ultime notizie in tempo reale - home page, logo rai news

MONDO
Usa2016
Hillary Clinton vince di misura il caucus dei Democratici in Nevada La candidata dell’Asinello, ex segretario di Stato, è in testa con il 52,1% delle preferenze contro il 47,8% del suo rivale Bernie Sanders. “Grazie, questa vittoria è la vostra”, dice Hillary Clinton agli elettori -

0 febbraio 2016 Hillary Clinton vince il caucus dei Democratici in Nevada, secondo le proiezioni della Ap, della tv liberal Nbc e della conservatrice Fox. Con l’80% dei voti scrutinati, anche Cnn ha dato la vittoria all’ex segretario di Stato, ora candidato democratico alle elezioni di novembre per la Casa Bianca, con il 52,1% delle preferenze contro il 47,8% del suo rivale Bernie Sanders. Clinton è ora avanti in due Stati, Iowa e Nevada, mentre Sanders ha vinto nel New Hampshire. Prossimo voto per i democratici: sabato 27 in South Carolina, dove oggi si sono scontrati i repubblicani. Poi, il cruciale Super Tuesday il primo marzo. Sfide a cui la ex First Lady può guardare adesso con più ottimismo. “A tutti coloro che si sono fatti avanti in ogni angolo del Nevada con cuore e determinazione: Questa vittoria è la vostra. Grazie”, è il messaggio che compare sul profilo ufficiale di Twitter della candidata per la nomination democratica.

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- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Hillary-Clinton-vince-il-caucus-dei-Democratici-in-Nevada-3f0fe8ac-7e8d-4c65-9a5b-264bc24c16a1.html
REAZIONE:STRATEGGIA CORRETTA.
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1 FEBRAIO 2016:REFERENDUM BREXIT,”UNA VOLTA SOLA CAMERON”

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-SU GOOGLE NEWS:
Domenica 21 Febbraio 2016
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Vertice Ue, c’è l’accordo con Londra
Referendum 23/6, governo Gb spaccato
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L’intesa allontana la Brexit. Testo migliorato su banche e sovranità. Il premier britannico: “Ora potrò dire di votare sì al referendum”.
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L’accordo Ue-Gb punto per punto e le conclusioni sull’emergenza immigrazione

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16:28 – “L’accordo tra Ue e Gb è stato raggiunto all’unanimità”. Così il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che cita Churchill e invita ad “avere fede nella famiglia europea”. Dopo una maratona negoziale di 40 ore, la Gran Bretagna ha ottenuto lo “status speciale” e il diritto di sorvegliare le istituzioni finanziarie e i mercati. Il premier Cameron: “Referendum su Ue il 23 giugno”.

La Gran Bretagna ha ottenuto che “al momento della prossima revisione dei Trattati” verrà inserito un paragrafo in cui sarà esplicitamente scritto che Londra è esentata dal concetto di “ever closer Union” (“Unione sempre più stretta”, il principio su cui si fonda l’Europa sin dal Trattato di Roma del 1957). L’accordo punto per punto.

Cameron: “Ora posso dire di votare sì al referendum del 23 giugno” – Ora “posso raccomandare di votare per la permanenza” della Gran Bretagna nella Ue. Così ha commentato David Cameron l’accordo con la Ue nella conferenza stampa alla fine del vertice, spiegando che “non faremo mai parte del Superstato europeo”. Il referendum si terrà il 23 giugno.

Referendum, governo Gb spaccato - Sono almeno sei i componenti del governo Tory britannico – 5 ministri e un sottosegretario – che intendono votare a favore della Brexit e in dissenso dal premier David Cameron al referendum del 23 giugno sulla permanenza o meno di Londra nell’Ue. Lo riferisce la Bbc. Il personaggio di maggior spicco è Michael Gove, titolare della Giustizia.

“Tuteliamo banche Gb” – “Saremo influenti nelle decisioni che ci interessano e avremo la possibilità di prendere iniziative, non parteciperemo ai salvataggi finanziari, all’euro e ai confini aperti”, ha poi spiegato il premier britannico. “Saremo protetti in modo permanente, la supervisione delle nostre banche resta a noi, l’Eurozona non sarà un blocco che può agire contro di noi e non saremo discriminati”, ha aggiunto.

“I dubbi sull’Ue restano, ma rimanere è meglio” - ”Come tutti i britannici, avevo dubbi sulla Ue come organizzazione e ancora ce li ho, ma non bisogna starne fuori solo perché è frustrante, la risposta è stare in una Ue riformata”, ha concluso David Cameron.

Farage boccia l’accordo: “E’ patetico” -
“E’ un accordo veramente patetico. Andiamocene dall’Ue, controlliamo le nostre frontiere, governiamo il nostro Paese e smettiamo di dare ogni giorno a Bruxelles” una marea di sterline. E’ il tweet di Nigel Farage, leader dei nazionalisti dell’Ukip al termine del piano anti-Brexit. “Credo nella Gran Bretagna. Siamo bravi abbastanza per essere indipendenti fuori dall’Ue. E’ la nostra occasione d’oro”, ha sottolineato.

Ft: “Cameron ottiene le riforme volute” – “Cameron incassa le riforme a Bruxelles per spianare la strada al referendum sull’Europa”. E’ il titolo di apertura del Financial Times di domani, la cui prima pagina e’ stata appena twittata.

Renzi: “Bene intesa, ma partita per Ue inizia ora” - “Bene l’accordo tra Ue e Gb ma la partita per l’Europa inizia adesso: deve fare di più su tutti i punti di vista”, a partire dai migranti. Lo ha affermato il premier Matteo Renzi al termine del vertice Ue a Bruxelles.

Juncker: “Intesa è ponte tra Ue e Gb” - Il nuovo status speciale del Regno Unito le consentirà di contribuire allo sviluppo dell’Europa. Questo accordo non accresce le crepe ma costruisce ponti tra Gb e Unione europea”. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker al termine del vertice.

Merkel: “Tour de force ma intesa raggiunta” - Per la cancelliera Angela Merkel “è stato abbastanza un tour de force” ma “abbiamo dato a David Cameron un pacchetto” che può permettere alla Gran Bretagna “di restare”.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/vertice-ue-c-e-l-accordo-tra-ue-e-londragb-referendum-23-6-governo-gb-spaccato_2161189-201602a.shtml

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REAZIONE:BARZELLETTA DI UN MIO PROFESORE DI GINECOLOGIA:IL MARITO PORTA LA MOGLIE A  CONSULENZA:”E’ IN GRAVIDANZA”, DIAGNOSTICA IL GINECOLOGO.

“MA….. ERA DIAGNOSTICATA STERILE,POSSIBILE CHE CON QUELLA MALATTIA POSSA  ENGENDRARE”?,CHIEDE IL MARITO AL DOTTORE.IL DOTTORE GUARDA ALLA MOGLIE CHE LI FA DIETRO LE SPALLE DEL MARITO UN GESTO PERCHE DICA DI SI.”SI PUO”,DICE AL MARITO.E POI AGGIUNGE GUARDANDO ALLA MOGLIE CON SGUARDO ACCUSATORIO:”MA…UNA VOLTA SOLA”.

CAMERON HA FATTO CAMPAGNA E STRAVINTO PROMETTENDO UN REFERNDUM SUL BREXIT PER ORA DIRE CHE NON SI DEVE VOTARE IL BREXIT.GIORNO TRISTE PER LA DEMOCRAZIA,SIA PER L’EUROPEA CHE ORA VERRA ALLONTANARSI LA POSSIBILITA DI UNA CORREZIONE DEMOCRATICA DELLA SUA COSTITUZIONE ANCORA NON VOTATA DEL POPOLO,SIA PER QUELLA BRITTANICA CHE HA DATO IL VOTO AD UNO CHE ORA HA TRADITO L’ELETTORE.SOLO MIAUGURO CHE IL POPOLO BRITTANICO DICA A CAMERON,ORMAI PIU NEOLIBERALE CHE IL PIU NEOLIBERALE DEL CONTINENTE,CHE PUO PRENDERLO IN GIRO UNA VOLTA SOLA:LA NUOVA ERA INVITA A VOTARE SI AL BREXIT,NO A CAMERON.

E INVITA L’UE A FARLA FINITA CON LE DECIZIONE DI CUPOLE E GOVERNATI NEOLIBERALI PERDENTI CONTRO LA NUOVA ERA CHE POI SI NEGANO AD ABBANDONARE LE CARICHE:COSI CON CAMERON.COSI CON LA MERKEL CHE  ORMAI PER ME E’ SOLO UNA PORTAVOCE DEL GOVERNO TEDESCO CHE BENISSIMO POTREBBE PRESCINDERE DI LEI.COSI CON RENZI CHE NON E’ MAI STATO ELETTO DAL POPOLO ITALIANO MA MESSO LI DA UN “GOLPE PALACIEGO”.E COSI ANCHE CON PUTIN IN RUSSIA.DUE ONORABILI ECEZZIONI,LA FRANCIA E ORA,PARADOSSALMENTE,LA SPAGNA.

RENZI E L’IMMIGRAZIONE:CONTINUA A FARE LA FIGURA DEL BUFFONE,DI FRONTE ALLE SUE INCERTEZZE SULL’IMMIGRAZIONE NORD-AFRICANA PROVENIENTE VIA LIBIA DALLE EX-COLONIE ITALIANE IN AFRICA(PRIMA DIROTTATA VERSO LA FRANCIA E CALAIS MA ANCHE IN GERMANIA),IL PAPA VA IN SERBIA E APRE LE PORTE ALL’IMIGRAZIONE SIRIANA DESTINATA A FARE IMPLODERE NON SOLO SHENGHEN MA L’EUROPA TUTTA A SCOPO DI DISTORCERE  L’ATTENZIONE SULLA SUA INADEGUATEZZA STORICO-SOCIO-CULTURALE IN EUROPA E QUELLA DI ALTRE IMMIGRAZIONI,E QUESTA RICEVE LA DOVUTA RISPOSTA DELLE NAZIONI NOCIUTE DA QUESTA MOSSA,CHE,COME AVEVA FATTO IN UN TEMPO L’ITALIA NEL MEDITERRANEO PROSSIMO,LI CHIUDINO LE PORTE E ALZANO MURI.E ORA RENZI SI LAMENTA PERCHE QUELLA IMMIGRAZIONE CHE DOVEVA FINIRE IN QUELLI PAESI PER VIA DELLA GEOGRAFIA SI RIVOLTERA VERSO L’ITALIA IN 400 MILA.BUFFONI,NON PRENDETE IN GIRO NESSUNO.A VOGLIA FARE QUESTE LAMMETELLE:RENZI PREGHI SANT’ANTONIO.

PD:LA CAUSA DELL’IMMIGRAZIONE MASSIVA IN EUROPA(DA MELILLA A ISTAMBUL E SIRIA)(1),E USA NON RIGUARDA NE LA GUERRA NE LA FAME,E’ POLITICA E NON SPONTANEA.

E LA SOLUZIONE NON SI TROVERA FIN CHE OGNI PAESE SINGOLO AFRONTI QUESTA CAUSA COMPLESSIVAMENTE E IN PROFONDITA REVISIONANDO TUTTA LA POLITICA IMMIGRATORIA E NON SOLO QUELLA DEL MEDITERRANEO.QUESTO STESSO L’HO SCRITTO QUALCHE ANNO FA E HO AVUTO RAGIONE,L’IMMIGRAZIONE MEDITERRANEA  E’ ANDATA SEMPRE IN AUMENTO.L’UE NON SI ILLUDA E NON FACCIA COME LO STRUZZO CHE NASCONDE LA TESTA SOTTO LA SABIA PER NON VEDERE IL PERICOLO.

(1)NON DIMENTICARE CHE IL PRIMO E PIU NUMEROSO ESSODO IMMIGRATORIO DEL MEDITERRANEO VERSO L’EUROPA E’ STATO QUELLO TURCO IN GERMANIA DI QUI OGGI NON SI PALRLA RESTANDO LA SENZAZIONE SBAGLIATA CHE SONO I SIRIANI I GRANDI SFOLLATI E LA TURCHIA IL PRIMO OSPITE,PIU ANCORA DELL’EUROPA.NON SOLDI A ERDOGAN.

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21 FEBRAIO 2016:GENOVA E PIANO CASA,L’OMBRA DEI SBORSEGGIATORI DI STATO

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SU GOOGLE NEWS:

IL SECOLO XIX

«violata la costituzione» 19 febbraio 2016

Il governo “impugna” il Piano Casa della Liguria

redazione Web

Genova – Nel consiglio dei Ministri di questa mattina, il governo ha ufficialmente “impugnato” il contestato Piano Casa della Regione Liguria.

Come si legge su governo.it, «si è deliberata l’impugnativa» per la Legge Regione Liguria n. 22 del 22/12/2015, “Modifiche alla legge regionale 3 novembre 2009, n. 49”, perché «alcune disposizioni, consentendo interventi edilizi in aree tutelate senza prevedere il necessario rispetto delle procedure previste dalla legge statale e dall’ordinamento comunitario, vìolano la competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e di tutela del paesaggio di cui all’articolo 117 (primo e secondo comma, lettera S) della Costituzione».

Non è tutto: anche altre disposizioni, «riguardanti l’approvazione di varianti da parte della Regione senza le prescritte autorizzazioni paesaggistiche, vìolano l’articolo 117 (secondo comma, lettera S), della Costituzione, che riserva allo Stato la potestà legislativa in materia di tutela del paesaggio».

La reazione di Toti: «Il governo non rinuncia a freni e burocrazia»
«Il governo impugna una parte del Piano casa. Proprio non sanno rinunciare a freni e burocrazia. Per questo l’Italia non riparte. #fatecilavorare almeno in Liguria. E rimediare ai vostri danni»: lo scrive il governatore della Liguria, Giovanni Toti, su Facebook, a proposito dell’impugnazione da parte del governo del Piano Casa ligure. «L’impugnativa del Governo nei confronti del Piano Casa non ha comunque messo in discussione la legge nel suo complesso – aggiunge l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola – abbiamo lavorato per mesi, confrontandoci con il territorio e tutte le categorie, facendo un lavoro prezioso, finalizzato a rilanciare una Liguria in ginocchio e a dare speranza a tante famiglie. La demagogia e l’ostilità dei signori del no e della sinistra compatta non fermeranno la nostra volontà di cambiare la nostra regione e di farla uscire dall’immobilismo che l’ha caratterizzata negli ultimi 10 anni. Andremo avanti con senso di responsabilità e determinazione».

Il M5: «Confermato che si trattava di un “Piano del cemento”»

«Non ci voleva un esperto costituzionalista per capire che la legge, così come è stata fatta, era incostituzionale. Lo avevamo detto». Questa la reazione del MoVimento 5 Stelle alla notizia che il Governo ha impugnato il Piano Casa proposto dalla Giunta Toti. «Era l’unico epilogo che ci si potesse aspettare – proseguono i portavoce M5S – Ma, in fondo, i primi a saperlo erano proprio quelli della Giunta Toti, visto che un nostro emendamento, bocciato senza nemmeno essere discusso, chiedeva proprio di rispettare appieno l’articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio». «Il Piano Casa si è rivelato per quello che è realmente: il Piano del Cemento – proseguono i consiglieri pentastellati – Ora ci ritroviamo nel pieno di un limbo normativo che potrebbe generare effetti imprevedibili, con il rischio di un liberi tutti?. Cementificare un territorio non serve a rilanciare l’economia…Serve a distruggerla!».

La Paita: «Sono stati fermati gli unni»
In un comunicato, Raffaella Paita, capogruppo del Pd in Regione Liguria, ha detto su questo che «non poteva essere altrimenti: le preoccupazioni del Partito Democratico erano legittime. Le questioni sollevate sono tutte di merito e non politiche. Da Roma è arrivato uno stop al tentativo di Toti-Scajola di cementificare i parchi e la nostra bellissima regione. Sono stati fermati gli unni».

La Regione farà appello contro l’impugnazione

«Faremo appello al Consiglio di Stato a tutela degli interessi della Regione Liguria e parallelamente apporteremo le modifiche richieste che comunque non ci preoccupano, perché riguardano due aspetti non sostanziali». Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Urbanistica ligure Marco Scajola dopo l’impugnazione da parte del governo del piano casa regionale. «I rilievi del Governo non riguardano né la reiterabilità, senza limiti temporali della legge, né le premiliatà previste per la demolizione degli edifici sulle aree esondabili e il loro spostamento», ha spiegato Scajola, osservando che sono due gli aspetti, «di natura tecnica», su cui si richiedono precisazioni: da un lato le varianti ai Piani dei Parchi che gli Enti potranno adottare, secondo le procedure di legge e dall’altro le autorizzazioni paesaggistiche che seguiranno naturalmente il normale iter previsto dall’articolo 146 del codice del Paesaggio. «L’impianto della legge – ha affermato Scajola – ha retto perché era stato definito dopo un lungo confronto con il territorio e con i Comuni. E comunque sul piano casa parlano i numeri: sono 88 i Comuni liguri che dal 2009 al 2015 hanno approvato opere grazie alla legge per un totale di 3.695 interventi complessivi e che hanno in corso di approvazione 1.480 nuove pratiche per un numero totale di interventi pari a 5.175. Una dimostrazione evidente che il piano casa è uno strumento utile per il territorio».

Gli ambientalisti: «Ora la pianificazione»

Le associazioni ambientaliste hanno accolto con favore la decisione del governo di impugnare il piano della regione Liguria. Il Fondo Ambiente Italiano, Italia nostra, Legambiente, Lipu Birdlife Italia e Wwf sottolineano che «le associazioni hanno da sempre sostenuto le debolezze e i rischi insiti in questa norma». «L’importanza di questo atto del Governo risiede proprio nella volontà di riaffermare il valore di una corretta pianificazione territoriale, contro la confusione generata da norme che trasformano le eccezioni in prassi. La Regione Liguria, che ha lodevolmente manifestato l’intenzione di aumentare la sicurezza dei territori, soprattutto in relazione al rischio idro-geologico, la volontà di sostenere la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica degli edifici, potrebbe utilizzare il Piano paesaggistico per dare maggiore corpo a questi obiettivi, veicolandoli attraverso la tutela del paesaggio e non contro», affermano le associazioni che dichiarano pronte a collaborare a questo obiettivo, che «può e deve essere raggiunto non tramite la deregulation, ma attraverso un attento governo delle trasformazioni territoriali, nell’ottica della massima tutela del paesaggio, che è bene comune».

Realacci: «Stop a ricette superate»

«Il governo da la giusta risposta a chi propone ricette vecchie e superate che puntano ancora su nuovo cemento, anzichè sulla prevenzione, messa in sicurezza e corretta gestione del territorio. Con la scusa di rilanciare l’edilizia questa legge prevede tra l’altro la possibilità di un indiscriminato aumento dei volumi anche nei parchi e nelle aree tutelate, se non fosse stata impugnata avrebbe mandato un pessimo segnale al Paese». È quanto afferma quanto afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, commentando l’impugnazione del piano casa della Liguria da parte del governo. «L’edilizia del futuro passa dalla riqualificazione, dalla sicurezza, dalla bellezza, dalla rigenerazione urbana, non certo da nuovo consumo di suolo. La Liguria ha già pagato e continua a pagare un prezzo pesante per gli errori del passato», ha concluso.

Che cosa dice l’articolo 117 della Costituzione
Nel testo dell’articolo è scritto che «la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». In particolare, «lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie», fra cui, alla lettera S (il punto contestato alla Regione), «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali».

La sottosegretaria Borletti: «Soddisfatta per l’impugnazione»
La sottosegretaria ai Beni Culturali e del Turismo con delega al Paesaggio Ilaria Borletti ha espresso «tutta la sua soddisfazione», condivisa dai membri dell’Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio che presiede, per la decisione assunta dal Consiglio dei Ministri di oggi, che ha deliberato l’impugnazione del piano casa della Regione Liguria. In una dichiarazione Borletti afferma che fin da subito, alla fine dello scorso anno, aveva sollevato pubblicamente le sue «perplessità e le doverose preoccupazioni riguardo a un percorso di tutela che deve necessariamente rimanere in mano allo Stato, in particolare trattandosi di una Regione, il cui patrimonio paesaggistico è già stato gravemente compromesso, con le conseguenze in termini di dissesto idrogeologico che hanno portato ai tragici episodi degli ultimi anni». «Non posso che augurarmi che il futuro riservi a questo Paese una politica di tutela ragionevole ma ferma nella salvaguardia del territorio e del paesaggio, un patrimonio collettivo fondamentale per la vita e lo sviluppo delle generazioni future», conclude.

© Riproduzione riservata

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/02/19/AS0eazdB-liguria_governo_impugna.shtml

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REAZIONE:IMPUGNAZIONE?EFETTO SOLO FUMOGENO.COME BENE LO DICE TOTI LE IMPUGNAZIONI SONO IRILEVANTI,IN ASPETTI NON SOSTANZIALI.O SI IMPUGNA LA LEGGE NEL SUO COMPLESSO O NO SI AVRA FATTO NIENTE.MA GLI ASPETTI RILEVANNTI DI QUESTO DIBATTITO IN REGIONE LEGHISTA RIGUARDANO:

1-SI TRATTA DI PROTEZIONE AMBIENTALE,E QUINDI GIRA L’OMBRA DEL DIBATTITO SULLA GESTIONE PRIVATA DELLA PROTEZIONE CIVILE.

2-SI TRATTA DELLE COMPETENZE DELLO STATO,QUINDI SI TRATTA DELL’ENESSIMO TENTATIVO DELLA LEGA DI ATTUARE DI FATTO IL FEDERALISMO.

3-SI TRATTA ANCHE DELL’ADEMPIMENTO DELLE NORME INTERNAZIONALI SULL’AMBIENTE.

INSOMMA,SI TRATTA DELL’INTEGRITA DELLO STATO.HA RAGIONE ILARIA……..

ILLUSTRAZIONE MUSICALE:CANARD A’ L’ORANGE(BUON APETITO)

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22 FEBRAIO 2015:MALOS EUROPEOS Y PEORES AMERICANOS(1)

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

Risse, omicidi, droga e rivolte: viaggio dentro le carceri sudamericane

di Annalisa Grandi
Da «Topo Chico» a «La Mesa», la vita dei detenuti nelle prigioni più pericolose al mondo. Tra celle sovraffollate e lotte fra gang criminali

REAZIONE:IL CORRIERE DELLA SERA AMA COSI POCO I DIRITTI UMANI CHE LI E’ MANCATO DIRE CHE QUESTE CARCERI A VOLTE GESTITI DAGLI AUTOTTONI IN COLLABORAZIONE CON ITALIANI,SONO AFOLLATI DI ITALO(AMERICANI):QUELLO DEL TITOLO.

(1)”CATTIVI EUROPEI E PEGGIORI AMERICANI”,FRASE CELEBRE DI JOSE GERVASIO ARTIGAS L’EROE INDEPENDENTISTA DELL’URUGUAY E FONDATORE DELLA PATRIA PER DEFINIRE I POTERI OPPRESIVI SPAGNOLI E NON SOLO,CHE COLONIZAVANO L’AMERICA.FORSE IL TEMPO NON HA PASSATO TROPPO.

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23 FEBRAIO 2016:RAJOY,EUROPEO NON GRATO

-SU LA STAMPA:

Rajoy “persona non gradita” nella sua città

La decisione del consiglio comunale di Pontevedra. Il premier accusato di aver prorogato la concessione di una cartiera considerata altamente inquinante
AP

Il premier Mariano Rajoy, 60 anni

francesco olivo

D’accordo non essere profeti in patria, ma con Mariano Rajoy si è andati oltre. Pontevedra, la città del primo ministro spagnolo (per mancanza di alternative), ha decretato il suo illustre concittadino «persona non grata». Il consiglio comunale del centro galiziano, guidata dai nazionalisti alleati di Podemos, voterà lunedì mattina una risoluzione di censura al premier, colpevole, secondo la maggioranza, di aver prorogato per 60 anni la concessione di una cartiera, considerata altamente inquinante. Rajoy è nato, in realtà, a Santiago di Compostela, ma da sempre considera Pontevedra la sua città.

La formula è altisonante, ma non avrà effetti pratici, il primo ministro potrà tranquillamente tornare a casa. Ma certo è il segnale di una lontananza impressionante tra Rajoy e la sua terra. Non che le cose siano collegate, ma l’ultima volta che il leader di centrodestra è passato da quelle parti (per ragioni politiche) le cose sono andate persino peggio: a dicembre, nel corso di una passeggiata pre-elettorale per le vie del centro un ragazzino lo aggredì con un pugno in pieno volto. Le farneticanti motivazioni dell’aggressore («l’ho colpito perché Mariano ha il doppio stipendio») fecero sì che nessuno azzardò analisi o conclusioni politiche del gesto. Oggi, però, il titolo di molti giornali è stato «il secondo cazzotto a Rajoy».

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Alcuni diritti riservati

http://www.lastampa.it/2016/02/21/esteri/rajoy-persona-non-gradita-nella-sua-citt-cJPl1SW9KhOld1ybHyvPLK/pagina.html

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REAZIONE:NON ESSERE EGOISTA MARIANO!

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aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 268 »

18 febbraio 2016
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18 FEBRAIO 2016:”L’ITALIA E’ UNA SOLA E LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI,VERSO IL VOTO IN LOMBARDIA”,ATTUALIZAZIONI

-NOTA SU LA REPUBBLICA:
Politica
Attacchi Salvini,Csm:”Non serve nuova stagione scontro con politica”

Canzio, presidente di Cassazione: “Un pericolo per la democrazia”. La replica del leader del Carroccio: “Sticazzi”

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17 febbraio 2016

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.Attacchi Salvini, Csm: "Non serve nuova stagione scontro con politica"

Giovanni Legnini (ansa)

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ROMA – “Non abbiamo bisogno di una nuova stagione di scontro tra politica e magistratura”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, al plenum in risposta all’attacco del leader della Lega, Matteo Salvini, che aveva definito la magistratura “schifezza”. “La tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura è un dovere costituzionale del Csm – ha aggiunto Legnini – per questo abbiamo il dovere di stigmatizzare quelle gravi e offensive espressioni nei confronti della magistratura”. “Il Csm – ha aggiunto il vice presidente Legnini – sta operando affinché il rapporto tra ordine giudiziario e gli altri poteri si svolga in modo corretto e sereno”.

Cassazione: “Pericolo per democrazia”. “Delegittimare un potere dello Stato con parole offensive e denigratorie fa molto male alla nostra democrazia”. Lo ha detto il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, intervenuto durante il plenum del Csm.

La replica di Salvini.  ”Amici, scappate subito da questa Pagina!!!!! Perchè? Perchè per il primo presidente della Cassazione, il signor Giovanni Canzio, e per il procuratore generale, il signor Pasquale Piccolo, Matteo Salvini è un ‘pericolo per la democrazia’. Sticazzi, sono un pericolo per la democrazia”. È la replica di Salvini affidata alla propria pagina Facebook.

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/17/news/attacchi_salvini_csm_non_serve_nuova_stagione_scontro_con_politica_-133647192/?ref=HREC1-5

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-NOTE SU “LETTERA 43″:

Giovedì ,
8 Febbraio 2016 –
6.15
Lettera43
-NOTA :1
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Tangenti Lombardia, le intercettazioni degli arrestati
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Le carte dei pm sull’Operazione Smile: i pazienti truffati sui costi delle cure dentistiche e indotti ad affidarsi a privati. L’imprenditrice al vertice del sistema corruttivo: «Creiamo liste d’attesa che vanno alle calende greche».

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16 Febbraio 2016

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L'imprenditrice Maria Paola Canegrati, al centro del sistema di tangenti insieme a Fabio Rizzi.

 

 

 

 

 

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L’imprenditrice Maria Paola Canegrati, al centro del sistema di tangenti insieme a Fabio Rizzi.

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È finito in carcere il consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi, presidente della Commissione Sanità ed estensore della recente riforma. L’accusa è di associazione per delinquere nell’ambito dell’Operazione ‘Smile’ per irregolarità in appalti odontoiatrici in aziende ospedaliere lombarde.
«Per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia, il consigliere Fabio Rizzi è sospeso dalla Lega Nord», ha annunciato nel pomeriggio il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.
Le indagini della Procura di Monza, che hanno portato a 21 provvedimenti di custodia cautelare per associazione a delinquere e vari reati, stando agli inquirenti, hanno fatto emergere «effetti deleteri del continuo asservimento degli infedeli pubblici ufficiali e incaricati di pubblici servizi agli interessi di privati».
Ecco le intercettazioni che hanno portato agli arresti.
LISTE D’ATTESA ALLE CALENDE GRECHE. «Noi, allora, sposteremo la maggior parte dell’attività sulla solvenza, e faremo delle liste d’attesa tra virgolette… che accedono in ’28SAN’, che vanno alle calende greche».
Così al telefono l’imprenditrice del settore sanitario Maria Paola Canegrati (a capo dell’azienda Odontoquality), presunto ‘vertice’ del sistema corruttivo connesso all’esternalizzazione dei servizi odontoiatrici, arrestata assieme a Rizzi.
SISTEMA PER SPOSTARE PAZIENTI DA PUBBLICO A PRIVATO. Un’intercettazione questa che, secondo il gip di Monza, dimostra un sistema «doloso» per «spostare pazienti sul regime in solvenza» attraverso «lunghe liste d’attesa» nel pubblico.
La gestione «del servizio di odontoiatria in service» prevedeva, infatti, «oltre all’obbligo di fornire al cittadino richiedente le prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale (c.d. 28SAN in ragione della circolare che le disciplina), anche la possibilità di offrire prestazioni odontoiatriche in regime di solvenza (quindi a carico del richiedente)».
Alla «artificiosa induzione dell’utente a scegliere il servizio in solvenza perché più rapido creando artificiosamente liste d’attesa in realtà inesistenti, si aggiunge un altro strumento chiaramente truffaldino che induce il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento nella convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore». Lo scrive il gip di Monza sulla base delle intercettazioni, spiegando che i cittadini sono privi «di qualsiasi tutela».
«LA CAMPAGNA DI RIZZI FINANZIATA DALLA CANEGRATI». Dalle carte dell’inchiesta è emerso anche che la campagna elettorale di Rizzi, è stata interamente finanziata dalla Canegrati. Ad affermarlo è un terzo arrestato, Mario Longo, in un’intercettazione telefonica.
«Ti dico una cosa riservatissima, la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100% la dott.ssa Canegrati».
L’ imprenditrice arrestata nell’ambito dell’indagine della Procura di Monza, parlando con un indagato, si rallegrava della nomina di Fabio Rizzi, ex senatore della Lega Nord, a ‘interlocutore’ per la Sanità.
«PRENDE 80 MILA EURO PER NON FARE UN CAZZO». «Ho sentito Longo (Mario, ndr) stamattina… m’ha detto… ‘allora.. il Senatore Rizzi è stato ufficialmente nominato come l’interlocutore per la Sanità dal Presidente Maroni… G’ho dit (gli ho detto, ndr) ‘congratulazioni’. Adesso questo qui s’è fatto fare questa… Progetto dentiere pazienti anziani… el ciapa utantamila euro l’ann (prende ottantamila euro l’anno, in dialetto ndr)».
Il Mario? Chiede l’interlocutore. «Sì, per non fare un caz…», risponde la Canegrati probabilmente riferendosi a Longo, dello staff di Rizzi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.lettera43.it/politica/tangenti-lombardia-le-intercettazioni-degli-arrestati_43675234683.htm

-NOTA 2:
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Sanità malata, Rizzi e quei conti a Panama e Dubai
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ESCLUSIVO. Il leghista in cella. Dalle carte dei pm un universo di scatole cinesi. Tra conti esteri e appalti in Brasile. Le prove che inchiodano l’uomo di Maroni,di Alessandro Da Rold
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16 Febbraio 2016

Roberto Maroni e Fabio Rizzi.

 

 

 

 

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(© Imagoeconomica) Roberto Maroni e Fabio Rizzi.

«Semo in una botte de fer. Tutto regolare!».
Era il 14 maggio del 2015 quando Fabio Rizzi veniva intercettato in auto con la compagna Lorena Pagani.
E il padre della riforma sanitaria della Lombardia di Roberto Maroni e ora sospeso da Matteo Salvini dalla Lega Nord si diceva tranquillo di fronte alle insistenze della donna che, preoccupata per il mutuo, i mobili da acquistare e i lavori da fare in casa, domandava quanti soldi sarebbero arrivati in futuro dai presunti affari che i due avevano in ballo con Mario Valentino Longo, responsabile odontoiatria in Regione, e soprattutto con Maria Paola Canegrati, la dominus dell’odontoiatria lombarda e secondo i magistrati di Monza il vertice del sistema corruttivo scoperchiato dai magistrati. È questo uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare dell’indagine condotta dal procuratore aggiunto Luisa Zanetti insieme con il sostituto Manuela Massenz.
GLI AFFARI IN BRASILE DI RIZZI E LONGO. Ma appalti lombardi a parte, nelle loro ricerche i pm sono arrivati fino a Miami, a Panama, in Lussemburgo, Dubai e in Brasile durante questa indagine denominata «Smile» che scuote le fondamenta di una Regione abituata da 20 anni a scandali sulla Sanità.
Hanno ricostruito le società dove gli indagati avevano le quote azionarie, un universo di scatole fiscali dove le compagne di Rizzi e Longo avrebbero fatto da prestanome, con conti persino Montecarlo.
Ma sono soprattutto gli affari in Brasile quelli su cui la procura ha acceso un faro scoprendo che dietro la costruzione di un ospedale per i bambini si sarebbero celati in realtà altri interessi e spartizione di utili illeciti.
«L’intenzione», si legge nell’ordinanza, «è quella di sfruttare il proprio ruolo politico e istituzionale per favorire, in cambio di compensi occultati attraverso false consulenze pagate a prestanome – l’inserimento delle imprese italiane nei rapporti commerciali con lo Stato brasiliano».
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I SOLDI PER IL MUTUO E LE SOCIETÀ ALL’ESTERO. Gli investigatori hanno intercettato gli indagati sin dal 2013, scoprendo anche lo stato patrimoniale di Rizzi, che in alcune conversazioni telefoniche spiegava alla compagna di guadagnare in totale 8 mila euro al mese, di questi 5 andavano nel mutuo di casa, mentre 1.500 a favore del suo partito la Lega Nord.
C’erano gli affari secondari, secondo la procura, a venire in aiuto alla coppia, invischiata in una rete di società estere che la magistratura è riuscita a ricostruire nel dettaglio, scontrandosi solo con lo Stato di Panama.
C’è per esempio la «Sytcenter srl», scrivono i pm, «tra  le società di cui Rizzi e Longo sono soci occulti». Non solo. «La stessa è partecipata al 50% da Elledent srl, riconducibile alla Canegrati e al 50% da Spectre srl, di cui è amministratore unico la convivente di Longo,  Silvia Bonfiglio e di cui sono socie la stessa Silvia Bonfiglio e Pagani Lorena Lidia, convivente di Rizzi».
DA MIAMI A PANAMA FINO A DUBAI. Tra le carte dell’inchiesta compare un immobiliarista di Miami, Stefano Lorusso, anche lui raggiunto da un avviso di garanzia.
Scrivono sempre i magistrati che «a una società lussemburghese Rizzi e Longo, in società con Lorusso, avevano affiancato l’americana  ‘More Than Lux Corp’, le cui quote dovrebbero essere acquisite dalla Panemense ‘Inside Out’». Quest’ultima è invisibile e nessuno può sapere chi ci sia dietro. «Ma», si legge nelle carte, «dalle intercettazioni è dato di intendere che queste non sono le sole società costituite dagli indagati, risultandone una seconda a Panama, la ‘Ibesti International inc’, e una a Dubai».
I carabinieri di Milano prendono nota quando Longo dice a un altro interlocutore non precisato: «Tranquillo che t’ho fatto la società a Dubai poi abbiamo il conto corrente a Montecarlo… hai bisogno di un milioncino? Te lo mando a Montecarlo… ti acchiappi la macchina… te ne vai a fare un bel week end… e ti porti a casa i piccioli».
L’OSPEDALE PER I BAMBINI IN BRASILE. Ma nella richiesta di custodia cautelare spunta fuori pure un progetto di collaborazione bilaterale tra la regione Lombardia e il Brasile, su cui i due Longo e Rizzi avevano messo gli occhi.
Di mezzo la costruzione di un ospedale pediatrico nella regione di Goias, dall’altro l’avvio di una partnership tra le due istituzioni «che favorisse l’inserimento delle imprese italiane nel mercato brasiliano».
E «in tale contesto», si legge nelle carte, «è emerso che Longo, in rappresentanza della Regione Lombardia, si è recato più volte in Brasile, in particolare nello Stato federato del Goias, il cui segretario di Stato, Alexandre Baldy, è risultato essere in ottimi rapporti con Rizzi, con il quale, già nel settembre 2013 si era incontrato in Italia».
SPUNTA PURE IL PILOTA FELIPE MASSA. Stando a quanto sostengono i pm la relazione tra il governatore e Rizzi «sarebbe stata favorita dallo stesso Longo attraverso l’amico Lorusso, amico a sua volta, attraverso il pilota di Formula 1 Felipe Massa, di Baldy».
Di maggior interesse secondo gli investigatori «sono i rapporti intrattenuti da Longo e da Rizzi, nell’ambito del progetto brasiliano, con il gruppo Techint e, in particolare, con il suo rappresentante Luca Pecchio (non indagato, ndr).
Dalle intercettazioni ben si comprende come i due politici indagati abbiano operato per «pilotare», attraverso la conoscenza personale con Baldy (forse corrotto, annotano i pm, ndr) l’affidamento al gruppo della realizzazione dell’ospedale pediatrico nel Goias e come da tale operazione gli stessi sperino di poter trarre vantaggi economici personali individuati in milionate di euro del tutto estranei alla pubblica amministrazione che fingono di rappresentare»
Twitter @ARoldering

http://www.lettera43.it/politica/sanita-malata-rizzi-e-quei-conti-a-panama-e-dubai_43675234685.htm

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-NOTA 3:
Sanità lombarda, tangenti e ombra della ‘ndrangheta
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Dalle carte rispunta Pezzano, ex Asl, coinvolto nell’inchiesta antimafia Infinito. Poi archiviato. Era il collaboratore di Canegrati, la lady degli appalti dentistici,di Alessandro Da Rold e Luca Rinaldi
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17 Febbraio 2016

Pietro Gino Pezzano, detto dottor Dobermann, ex direttore dell'Asl di Milano 1.

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Pietro Gino Pezzano, detto dottor Dobermann, ex direttore dell’Asl di Milano1

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Da una parte il Dobermann, dall’altra Mandrake, in mezzo il ricco business dell’odontoiatria pubblica in Regione Lombardia, tra appalti pilotati, tangenti e un servizio pubblico scadente, a detta degli stessi indagati nelle intercettazioni.
Sembra un fumetto della Marvel, è in realtà l’inchiesta Smile della procura di Monza che ha portato in carcere oltre al padre della riforma sanitaria lombarda Fabio Rizzi, uomo di fiducia del governatore Roberto Maroni, anche Maria Paola Canegrati detta Paoletta, titolare di una miriade di aziende con appalti negli ospedali da Milano a Brescia fino a Desio e Bergamo.
DOBERMANN E MANDRAKE. Il dottor Dobermann è Pietro Gino Pezzano da Palizzi.
Paoletta è invece Mandrake, come si definisce in un’intercettazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare.
I due, a quanto pare, facevano coppia anche in privato.
Lui non è indagato, ma compare spesso nelle carte degli investigatori.
Lei invece è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere, turbativa d’asta e riciclaggio.
AFFARI DA 400 MILIONI DI EURO. In questi anni insieme hanno portato avanti un giro d’affari da 400 milioni di euro, prima sotto la Giunta di Roberto Formigoni, dopo sotto quella di Roberto Maroni, questa volta usando un cavallo nuovo come quello di Rizzi o come Mario Longo, responsabile odontoiatria del Carroccio.
Scrive il gip di Monza: «Insieme a lui la Canegrati gestiva tutte le attività connesse con la gestione dei centri odontoiatrici e tutti i rapporti con le pubbliche amministrazioni conferenti gli appalti».

L’inchiesta antimafia Infinito del 2010 e il modello Formigoni

Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo predecessore Roberto Formigoni.

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(© Imagoeconomica) Il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo predecessore Roberto Formigoni.

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Lo chiamavano appunto «dottor Dobermann» Pezzano.
E lui nel mondo della sanità lombarda non ha mai smesso di ringhiare evidentemente, anche dopo le dimissioni dalla direzione dell’Asl più importante della regione, quella di Milano 1.
Nato in provincia di Reggio Calabria, ha fatto carriera in quel ”modello Lombardia” tanto caro a Formigoni.
L’OMBRA DELLE ‘NDRINE. Prima le esperienze da medico a Desio, poi la guida dell’Asl di Monza da commissario, fino alla contestatissima nomina e successiva riconferma all’Asl 1 di Milano nel 2011, nel mezzo di una stagione che ha sancito il definitivo interesse della ‘ndrangheta per la sanità lombarda.
Nel luglio 2010 l’operazione antimafia Infinito scivolata sull’asse Milano-Reggio Calabria aveva colpito un altro re di denari del sistema sanità, Carlo Antonio Chiriaco, calabrese anche lui, allora direttore sanitario dell’Asl di Pavia.
LA DDA INDAGÒ PEZZANO PER DUE ANNI. Nella stessa inchiesta il tributarista Pino Neri, accusato e poi condannato a 18 anni per associazione mafiosa, intercettato parlava più di una volta di Pezzano.
«È uno potente, fa favori a tutti».
Che Neri millanti o meno non è dato sapere: la Direzione distrettuale antimafia (Dda) ha indagato Pezzano per due anni e a dicembre del 2011, a pochi mesi dalla riconferma dell’incarico all’Asl milanese, la sua posizione è stata archiviata.
Fatto sta che, cristallizzato nella sentenza d’Appello del tribunale di Milano, si legge a chiare lettere che Pezzano risulta essere uno dei soggetti con cui «intrattenevano rapporti» gli uomini della locale di ‘ndrangheta di Desio.

Quegli incontri con uomini delle cosche contestati a Pezzano

Il palazzo della Regione Lombardia.

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(© Ansa) Il palazzo della Regione Lombardia

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In mezzo, tra le indagini e l’archiviazione, ci sono le foto con i boss di Desio e un incontro con Paolo Martino, ritenuto da anni il referente delle cosche reggine al Nord.
«LA MOGLIE STAVA MALE». Sul boss rispondeva che «la moglie stava male, mi hanno chiesto una mano», mentre sul secondo, «il nome non mi dice niente, non mi ricordo di questo appuntamento. Se è stato rilevato dai carabinieri, ci sarà stato».
Fatto sta che nel corso dei processi la pm di Milano Alessandra Dolci non è mai stata tenera con la figura di Pezzano, in particolare per l’episodio della moglie che stava male.
APPUNTAMENTO AL BAR. L’incontro che avenne tra lo stesso Pezzano e il boss Candeloro Polimeni non fu a casa dove stava male la moglie, ma in un bar della città.
«Suppongo», disse il pm, «che quando si chiama un medico perché qualcuno sta male il medico vada a casa, non vada a parlare al bar».
I giudici di primo grado rincararono la dose nella sentenza: «L’incontro non è certamente determinato da problemi di salute della moglie di Polimeni».
LA DIFESA E LE DIMISSIONI. Per contro l’ex direttore si è sempre difeso: «Sono un cittadino che mi dicono di essere stato indagato. Non ne ho mai saputo niente. Prendo atto di quello che è stato riferito sul mio conto. Ma se ci fosse stato qualche comportamento non legale avrei dovuto rispondere delle mie azioni».
Dopo una mozione di sfiducia del Consiglio Regionale nei suoi confronti decise di lasciare l’incarico.
«Mi dimetto», dichiarò, «per salvaguardare la mia professione, chi lavora con me e la mia famiglia. Preferisco togliere dall’imbarazzo il Pirellone, anche se contro di me si è mossa la macchina del fango».

Dottor Dobermann era il tramite della Zarina Canegrati

L'imprenditrice Maria Paola Canegrati, al centro del sistema di tangenti insieme a Fabio Rizzi.

 

 

 

 

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L’imprenditrice Maria Paola Canegrati, al centro del sistema di tangenti insieme a Fabio Rizzi.

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Ma Pezzano a quanto pare continuava a operare indisturbato sulla sanità lombarda.
Era il tramite, secondo le accuse, proprio della Canegrati che poi si confrontava con Rizzi e Longo per gli appalti pubblici della regione.
La Zarina, vertice del sistema di corruzione tra una miriade di società private e alcune scatole cinesi, è chiamata a rispondere delle accuse ai magistrati giovedì 18 febbraio 2016 a San Vittore.
RAPPORTI CONFIDENZIALI. Le indagini, si legge negli atti, «hanno permesso di accertare come sussistano rapporti altamente confidenziali tra Longo e Canegrati, risalenti quantomeno al 2012, anno di costituzione della Sytcenter s.r.l. (…) della quale risulta amministratore (oltre a essere socio occulto) unitamente a Canegrati».
IL MATERIALE SCADENTE. L’uomo dello staff di Rizzi, il responsabile odontoiatria per conto di Euopolis, partecipata della Regione, secondo i magistrati di Monza risulta «essere in grado di pilotare gli appalti in favore di Canegrati da cui, in cambio, riceve lauti compensi sotto svariate forme».
Paoletta Mandrake non accettava critiche. «Non si lamenta nessuno dei miei… anche perché se no li prendo a sberle», disse parlando con Giuseppe (‘Nuccio’) Nachiero, consigliere di amministrazione di una delle sue società che gli faceva presente le lamentele di alcuni dipendenti rispetto all’uso di materiali «diversi e più scadenti» da lei proposti rispetto a quelli utilizzati solitamente al Policlinico di Milano dove il sistema Canegrati aveva esteso i tentacoli.
ORDINI IN CAMBIO DI ASSUNZIONI. Giorgio Alessandri, medico della clinica odontoiatrica dell’ospedale di via Francesco Sforza e anche lui tra gli arrestati del 16 febbraio, avrebbe favorito una delle società dell’imprenditrice per forniture di materiale per ortodonzia e di protesi, pur scadente, «effettuando consistenti ordini».
In cambio avrebbe ottenuto denaro e l’assunzione della propria compagna in una delle strutture della Canegrati.
La piovra era ovunque.
Twitter @ARoldering e @lucarinaldi

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REAZIONE:QUESTA NON E’ NESSUNA NOVITA,SAPPIAMO TRAMITE I PM SICILIANI SIN DAI TEMPI DI BOSSI E IL RICICLAGGIO DI DENARO IN CIPRO, CHE LA ‘NDRAnGHETA E’ “ALLEATA” DELLA LEGA.O FORSE UNA NOVITA SI C’E':POICHE L’ARTICOLISTA TIRA IN BALLO DEI NON INDAGATI,E PER UNA CERTA TENDENZIOSITA DELLA NOTA,SI INTRAVEDE L’INTENZIONE DI FARE PASSARE LA LEGA COME VITTIMA DI QUESTA ORGANIZAZIONE CRIMINALE,CIO CHE FAREBBE RIDERE  PERFINO IL PIU INGENUO DEI LETTORI.
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-NOTA 4:
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Scandalo Sanità, Maroni rischia la fine di Formigoni
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Dopo l’arresto di Rizzi, Maroni ha ventilato le dimissioni. Per adesso rimandate. Ma il pericolo di una valanga giudiziaria può travolgere il leghista e la Giunta.

di Alessandro Da Rold

17 Febbraio 2016

Il vento fa il suo giro. E se alla fine del 2012 a dimettersi per gli scandali in regione Lombardia era Roberto Formigoni, poi sostituito da Roberto Maroni, ora è quest’ultimo a traballare dopo la raffica di arresti che hanno portato in carcere Fabio Rizzi, il dominus della sanità lombarda.
Non è stata una giornata facile in casa del Carroccio. La valanga rischia di ingrossarsi nei prossimi giorni.
Massimo Garavaglia, l’assessore al Bilancio, è già indagato nell’inchiesta sull’ex vice Mario Mantovani, mentre i due protagonisti dell’inchiesta Smile, Rizzi e il braccio destro Mario Longo, erano considerati troppo vicini al governatore. Longo, per di più, aveva ottenuto una consulenza dalla partecipata Eupolis diventando «responsabile odontoiatria» della Lega Nord nel 2014.
Consulenze superiori a 50 mila euro, con appalti milionari in ballo, contestati in Consiglio dalle opposizioni per un lavoro – secondo il Partito democratico – davvero inconsistente. Non solo. A finire indagato è pure Donato Castiglioni, leghista doc, braccio destro di Rizzi, anche lui, secondo le carte, invischiato nel giro di appalti, interessi e tangenti, pilotati da Maria Paola Canegrati, la regina dell’odontoiatria pubblica lombarda.
QUELLA VOGLIA DI MOLLARE POI RIENTRATA. Gli spifferi di via Bellerio dicono che Bobo, l’ex ministro dell’Interno, avrebbe voluto dimettersi appena lette le agenzie nella mattinata del 16 febbraio che raccontavano di un quadro inquietante, l’ennesimo, in una Regione dove il caso dell’Ospedale San Raffaele o della Fondazione Maugeri sono ancora caldi. Anzi, sono processi ancora in corso, a cui ora si va ad aggiungere l’ennesima tegola giudiziaria, che questa volta cade in terra leghista.
Una volta erano i ciellini i padroni della sanità lombarda, erano loro i “cattivi”. Ora è Maroni, con la sua riforma, con le sue nomine, con il suo giro di amici, «quelli della sanità di Varese», quelli della band Distretto 51, a dominare un settore da sempre considerato di eccellenza, redditizio, l’80% del bilancio regionale, ma che leggendo le carte della procura di Monza può essere ancora contaminato da appalti pilotati, tangenti e la solita gestione malata della politica italiana.
UN’OMBRA SULLA GIUNTA LEGHISTA DI MARONI. Il presidente di regione Lombardia, però, ha deciso di andare avanti e rispondere colpo su colpo a un’inchiesta  che rischia di gettare un’ombra pesantissima sulla sua amministrazione, che doveva fare pulizia dopo gli scandali della vecchia giunta di Formigoni.
L’arresto dell’ex vicepresidente Mario Mantovani, lo scorso anno, non aveva scalfito la tranquillità di Bobo. Del resto si trattava di reati commessi a cavallo tra le due giunte, per di più l’arresto era arrivato dopo un anno dalla richiesta dei pm e in fin dei conti non si trattava neppure di un collega di partito. Quindi il caso Mantovani era ormai finito nel dimenticatoio.
Rizzi ha lasciato sbigottiti, attoniti, soprattutto i quadri del Carroccio che non si aspettavano una bomba del genere, a pochi giorni dalla polemica tra il neo leader Matteo Salvini e la procura di Torino. Anche qui, dopo la frase «la magistratura è una schifezza», sono partite le indagini del palazzaccio diretto da Armando Spataro che sotto la Mole Antonelliana non lascia scampo ai leghisti.
LA REAZIONE DELL’EX MINISTRO DELL’INTERNO.  Del resto il leghista di Besozzo era un caro amico di Maroni, i due andavano insieme spesso in vacanza in Sardegna, dove pochi anni fa avevano fondato la prima sede della Lega Sardinia. «Sono molto incazzato per quello che è successo, fermo restando la presunzione di innocenza e la fiducia nella magistratura», ha detto il governatore. «Fermo restando che stiamo leggendo gli atti e verificando nel dettaglio le imputazioni», ha aggiunto intervenendo in Consiglio, «il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate nei confronti di Fabio».
Maroni lo ha sottolineato: «Non vogliamo coprire nessuno, non abbiamo nessuno da difendere, chiunque abbia sbagliato ne risponderà». Ha annunciato anche un «comitato ispettivo» sul caso di Fabio Rizzi, sostenendo che «la Regione è parte lesa», aggiungendo di sentirsi «offeso» anche personalmente e come leghista. In questa vicenda, ha sottolineanto, «noi siamo parte offesa e ci costituiremo subito parte civile».
IL PROCESSO PER LE COLLABORATRICI A SENTENZA A OTTOBRE. Ma questa volta la situazione appare più complessa. Le carte svelano un modus operandi che avrebbe danneggiato gli stessi cittadini.
La valanga di polemiche è appena alle porte. La regione Lombardia è accerchiata dalle inchieste. Proprio come accadde a Formigoni in quell’autunno del 2012.
All’epoca c’era di mezzo pure la ‘Ndrangheta. Sul caso Rizzi al momento non se ne parla, ma non è detto che nelle prossime settimane possano uscire nuovi particolari. A marzo Maroni dovrà affrontare anche il processo sul caso delle collaboratrici portate in viaggio a Tokyo in un’inchiesta che ha visto coinvolta pure la società di Expo 2015.
Il pm Eugenio Fusco punta di arrivare a sentenza in ottobre. E in caso di condanna scatterebbe la legge Severino che potrebbe sospendere Maroni dalla Regione.
Sono scenari che fanno traballare sempre di più la poltrona di Bobo, ormai sotto attacco pure in Consiglio regionale con le opposizioni compatte nel chiedere la sua testa. E pronte a presentare una mozione di sfiducia. «Abbiamo più volte denunciato», ha sostenuto Alessandro Alfieri, segretario lombardo del Pd, «l’assenza di un sistema regionale dei controlli efficace che garantisca trasparenza, ma è del tutto evidente che Maroni, assessore alla Sanità, anche lui a processo, ha una enorme responsabilità politica. Ne tragga le conseguenze».

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-NOTA 5:

Sanità lombarda: 20 anni di scandali giudiziari

L’arresto di Rizzi è soltanto l’ultimo capitolo. Da Poggiolini a Poggi Longostrevi fino a Mantovani: i casi di appalti pilotati, corruzione e malaffare in Regione.di Francesca Buonfiglioli.16 Febbraio 2016

Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità in Lombardia.

 

Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità in Lombardia.

 

 

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Appena il tempo di spiegare la portata della riforma – o, meglio, «evoluzione» come la preferisce definire Roberto Maroni – del Sistema socio-sanitario lombardo, «perché ‘riforma’», spiegava il governatore il 18 gennaio 2016, «evoca qualcosa che non funziona, mentre il Sistema socio-sanitario in Lombardia è una eccellenza» – che ecco piombare sul Pirellone un nuovo scandalo.
IN MANETTE IL CONSIGLIERE LEGHISTA. Tra i 21 arresti spiccati il 16 febbraio nell’ambito dell’operazione Smile su presunte irregolarità in appalti odontoiatrici presso aziende ospedaliere lombarde c’è pure Fabio Rizzi, presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale nonché braccio destro di Bobo e padre di quell’«evoluzione» della Sanità più volte decantata dal governatore.
L’accusa nei confronti del leghista è pesante: associazione per delinquere.
IL LIBRO NERO DELLA SANITÀ. L’indagine della procura di Monza è però solo l’ultimo capitolo del libro nero della Sanità lombarda.
Che va dall’arresto di Duilio Poggiolini, il Re Mida della Sanità o il boss della malasanità, e arriva fino alle manette scattate ai polsi di Mario Mantovani, console berlusconiano, ras della sanità regionale ed ex vice presidente lombardo.
In mezzo ci sono mazzette, truffe, vacanze e viaggi sospetti, turbative d’asta. Ma anche emoderivati infetti e cliniche degli orrori.

1993: Tangentopoli scoperchia gli affari di Poggiolini

Duilio Poggiolini, in una foto degli Anni 90.

 

 

Duilio Poggiolini, in una foto degli Anni 90.

 

 

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Nella bufera milanese di Tangentopoli finì nel 1993 Duilio Poggiolini, presidente della Commissione per i farmaci dell’allora Comunità economica europea e iscritto alla P2.
Secondo il pool di Di Pietro, Poggiolini era a libro paga delle case farmaceutiche per fare inserire i farmaci nei prontuari manipolandone i prezzi.
A riscuotere le mazzette delle multinazionali era la moglie Pierr di Maria, anch’essa arrestata e morta nel 2007.
IL TESORO NEL MATERASSO. Quando venne catturato latitante sotto falso nome in una clinica di Losanna, gli inquirenti trovarono su un conto svizzero intestato alla consorte 15 miliardi di vecchie lire.
Nulla in confronto al cosiddetto ‘tesoro Poggiolini’: lingotti d’oro, gioielli, quadri, monete antiche, rubli e banconote nascoste perfino nei puff e nei materassi della sua abitazione all’Eur.
CASO DEL PLASMA INFETTO. Il boss della malasanità è poi tuttora sotto processo nell’ambito dell’inchiesta napoletana sul plasma infetto fornito dal Gruppo Marcucci.
Secondo l’associazione politrasfusi, tra il 1985 e il 2008 le vittime di trasfusioni sono state 2.605.
Ironia della sorte, l’ottobre 2015 l’87enne Poggiolini è stato trovato in una casa di riposo abusiva alle porte di Roma, tra anziani maltrattati, ammassati e confezioni di sedativi.

1997: Poggi Longostrevi e lo scandalo delle prescrizioni d’oro

Giuseppe Poggi Longostrevi.

 

Giuseppe Poggi Longostrevi.

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Per un Re Mida della Sanità nazionale, ce n’era uno di quella lombarda: Giuseppe Poggi Longostrevi, medico e proprietario di una rete di cliniche private nel Milanese.
Nel 1997 un’inchiesta mise con le spalle al muro centinaia di medici di famiglia che prescrivevano scintigrafie presso le strutture convenzionate di proprietà di Longostrevi dietro compenso (dalle 50 alle 100 mila lire) più il 15% del valore degli esami di laboratorio e regali da parte del manager.
UN DANNO DA 60 MILIARDI. Secondo l’accusa, molti esami non vennero nemmeno effettuati.
In compenso fioccavano i rimborsi da parte della Regione.
La Corte dei conti stimò i danni causati all’erario in 60 miliardi.
Ma c’è di più: Poggi Longostrevi tra il ’96 e il ’97 aveva pagato una mazzetta da 72 milioni di lire a Giancarlo Abelli, allora presidente della Commissione Sanità in Regione Lombardia.
«Una consulenza», spiegò Abelli, già braccio sanitario di Roberto Formigoni.
ABELLI FECE CARRIERA. «Per me pagare Abelli era come stipulare un’assicurazione», confessò invece Longostrevi, che dopo nove mesi agli arresti si tolse la vita con una overdose di barbiturci.
«Dovevo tenermi buono un personaggio politico che nel settore contava molto… Alcuni sono stati costretti alle dimissioni solo per un sospetto, altri sono stati premiati con la nomina ad assessore».
Ciò che accadde ad Abelli che dopo lo scandalo delle ricette ottenne la poltrona alla Sanità.
Alla fine se la cavò con un processo per false fatture. Ma visto che non si dimostrò la volontà di evadere le tasse, fu assolto dall’accusa di frode fiscale, continuando la sua carriera al Pirellone al fianco del Celeste e poi come fedelissimo di Silvio Berlusconi a Roma.
È scomparso il 26 gennaio 2016.

2011: Daccò e l’impero del Celeste

Pierangelo Daccò.

 

(© Ansa) Pierangelo Daccò.

 

 

 

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In piena era formigoniana la sanità regionale è stata sconvolta da un altro scandalo: il crac della Fondazione San Raffaele, centro d’eccellenza di Don Verzé.
Nel mirino nel novembre 2011 è finito Pierangelo Daccò, uomo vicino a Comunione e liberazione, accusato di distrarre milioni dall’ospedale: avrebbe ricevuto denaro in contante dal vice di Verzé, Mario Cal, poi finito suicida.
Tra l’altro fu lui a gestire l’acquisto del nuovo aereo privato del prete-manager, intascandosi una consulenza da un milione di euro.
Affare che provocò 10 milioni di buco nel bilancio dell’ente.
FONDI NERI ALLA MAUGERI. Il nome di Daccò però è legato anche all’inchiesta sui fondi neri del Pirellone alla clinica Maugeri in cui è accusato di aver distratto circa 70 milioni di euro sotto forma di consulenze e finti appalti.
Vicenda che vede imputato anche l’amico ed ex governatore lombardo Formigoni con cui il faccendiere condivideva feste, cene, vacanze e viaggi.
Che, secondo l’accusa, in realtà erano benefit per ottenere favori dalla Regione.
Il Celeste è stato così rinviato a processo per associazione a delinquere e corruzione assieme, tra gli altri, all’ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone e allo stesso Daccò.
«SOLO VIAGGI DI GRUPPO». Nel 2012 Formigoni si difese parlando di quelle vacanze in Sardegna come «scambi tra persone amiche» e «viaggi di gruppo in cui alla fine si conguagliano le spese», negando di aver mai ricevuto «regalie».
Ferie a tre che la moglie di Simone Carla Vites – accusata di riciclaggio – aveva invece definito «weekend “romantici” a cui mio marito non mi portava. Daccò trascinava in vacanza gente che aveva fatto voto di castità, povertà e obbedienza, facendoli ballare come bambini deficienti».

2015: bufera sul ras della Sanità lombarda Mantovani

Mario Mantovani.

 

(© Imagoeconomica) Mario Mantovani.

 

 

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I guai della Sanità lombarda dall’impero del Celeste passano alla gestione di Roberto Maroni, colui che brandendo una ramazza aveva promesso di disinfestare la Lega dagli scandali bossiani.
Eppure il Barbaro sognante si è dovuto arrendere alla realtà dei fatti.
APPALTI SOSPETTI. A ottobre del 2015 è infatti finito in manette il suo vice ed ex assessore alla Sanità, il forzista Mario Mantovani con l’accusa di corruzione e concussione per appalti nella sanità, compresa una gara sul trasporto dei dializzati.
In carcere sono finiti pure il collaboratore del berlusconiano, Giacomo di Capua, capo di gabinetto dell’assessorato e mente dei manifesti «Via le Br dalla procura», e Angelo Bianchi, ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, già rinviato a giudizio per presunti appalti truccati in Valtellina.
GUAI PURE PER GARAVAGLIA. Tra i 12 indagati compare anche il leghisita Massimo Garavaglia, assessore all’Economia e vicinissimo a Maroni.
Avrebbe agito per turbare la gara «per l’affidamento del servizio di soggetti nefropatici sottoposti al trattamento dialitico».
Mantovani – signore di Arconate di cui è stato sindaco per quasi 15 anni, badante di Mamma Rosa, la madre di Berlusconi, che ha assistito fino all’ultimo e organizzatore dei pullman di anziani in occasione delle manifestazioni di Silvio – è un altro dei ras della Sanità lombarda: alla sua famiglia fanno capo la società Immobiliare Vigevanese che realizza residenze socio assistenziali e la Fondazione Mantovani che gestisce alcune di queste strutture.
Come slogan ha: «Il valore della vita, il calore della famiglia, la forza della solidarietà».

2016: Rizzi, Longo e il legame tra imprenditoria e politica

 

 

 

 

(© Ansa)

 

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E ora con l’arresto di Rizzi, medico anestesista e rianimatore, segretario provinciale del Carroccio di Varese dal 2006 al 2008, e dal 2008 al 2013 senatore, Bobo deve fare fronte a un nuovo terremoto.
L’indagine, coordinata dalla procura di Monza, ha ricostruito l’operato di un gruppo imprenditoriale accusato di aver corrotto funzionari delle gare di appalto pubbliche lombarde, bandite da diverse aziende ospedaliere per la gestione esterna di servizi odontoiatrici, riuscendo ad aggiudicarsele.
Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa d’asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia.
LONGO, IMPRENDITORE DELLO STAFF. Con Rizzi è finito in carcere l’imprenditore Mariuo Valentino Longo, componente dello staff del consigliere.
I due sarebbero stati pagati dal gruppo imprenditoriale al centro dell’inchiesta con il finanziamento della campagna elettorale di Rizzi per le elezioni regionali del 2013.
E successivamente con versamenti tra cui una tangente di 50 mila euro e una serie di finte consulenze, per 5 mila euro al mese, fatturate dalla moglie di Longo.
Al centro dell’inchiesta c’è l’mprenditrice Maria Paola Canegrati, considerata il «vertice» del sistema corruttivo.
GARE MILIONARIE SOLO FORMALI. Secondo gli inquirenti, le società a lei riferibili tra cui la Elledent e la Service Dent (del gruppo Odontoquality con sede ad Arcore-Monza), in 10 anni avrebbero preso il monopolio dei servizi odontoiatrici appaltati in esterno dagli ospedali lombardi.
Rizzi e Longo avrebbero favorito l’imprendice in gare di appalto bandite dalle Aziende Ospedaliere Istituti Clinici di Perfezionamento (del 2015, da 45 milioni di euro) e Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (del 2014, da 10 milioni di euro). Gare che secondo l’accusa erano puramente formali.
Canegrati stessa, dal 2013, avrebbe tessuto una rete di azione a livello amministrativo con funzionari pubblici corrotti, i quali erano a libro paga del suo gruppo imprenditoriale.
Si parla di un giro di affari di 400 milioni di euro.

2007: non solo tangenti, anche i morti della clinica Santa Rita

 

 

(© Ansa)

 

 

 

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Ma la malasanità lombarda non è solo fatta di mazzette, benefit e appalti truccati.
È fatta anche di morti.
Nel 2007 un’operazione della Guardia di finanza e della procura di Milano hanno portato alla luce gli orrori della clinica Santa Rita di Milano dove venivano effettuate operazioni chirurgiche senza che fossero necessarie solo per incassare i rimborsi della Regione.
Il primario di chiurugia toracica Pier Paolo Brega Massone è stato condannato all’ergastolo anche in Appello con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte di quattro pazienti e 45 casi di lesioni.
Twitter @franzic76

http://www.lettera43.it/capire-notizie/sanita-lombarda-20-anni-di-scandali-giudiziari_43675234624.htm

-NOTA 6:

Salvini sospende Rizzi dalla Lega

Per il bene suo, della verità, della Lega,dei cittadini lombardi

16 Febbraio 2016.
  

 

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(ANSA) – ROMA, 16 FEB – “Per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia, il consigliere Fabio Rizzi è sospeso dalla Lega Nord”. Lo annuncia il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini.

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COMMENTO FINALE:A QUESTO PUNTO CREDO SIA ARRIVATO IL MOMENTO DI ANDARE OLTRE LA DIMISSIONE DI MARONI E IL CHIAMATO A ELEZIONI COME ALL’EPOCA DI FORMIGONI.CREDO SIA IL MOMENTO DI DICHIARARE LA LEGA ORGANIZAZIONE TERRORISTICA-CRIMINALE E BANDIRLA DI OGNI ATTIVITA POLITICA METTENDOLA FUORI DELLA LEGGE.E CREDO SIA ARRIVATO ANCHE  IL MOMENTO DI METTERE LA REGIONE LOMBARDIA SOTTO LA TUTELA DI UN COMMISSARIO COME IL COMUNE DI ROMA.E’ LUNGA E GRAVISSIMA LA LISTA DEI MALFATTI DELLA REGIONE A QUI SI SOMMA QUESTA MANERA DI AGIRE AUTARCHICA AL DI SOPRA DELL’ACHITRAVE ISTITUZIONALE  NAZIONALE. INSOMMA LA REGIONE LOMBARDA SI COMPORTA COME UNA REGIONE AUTONOMA ATTUANDO DI FATTO IL FEDERALISMO RESPINTO DAL VOTO DEGLI ITALIANI.CIO CHE NATURALMENTE E’ INCOSTITUZIONALE.

INOLTRE DAL PUNTO DI VISTA POLITICO QUESTA E’ UN MOVIMENTO “ATIPICO” COMPORTANDOSI COME UNA ORGANIZAZIONE PARAMILITARE CON MINACCIE, RICATTI E VIOLENZIA.E ORA DI FARLA FINITA,DEI VOTI NON NE HANNO MAI AVUTI E NON RAPRESENTANO,NE HANNO MAI RAPRESENTATO A NESSUNO.EPPURE SI FACCIA DA VERO IN FRETTA.

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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