SPAZIO REALE:DOTT.GIUSEPPE CIANCIMINO/FATTI INTERN

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18 DICEMBRE 2015:OSTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA PER PARTE DI BERLUSCONI NELLA TRUFFA DEL SALVA BANCHE

corriere.it
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Banche, Csm apre un fascicolo sul procuratore di Arezzo
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la vicenda

Milano, 17 dicembre 2015 – 20:09

Il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un fascicolo sul procuratore di Arezzo Roberto Rossi. Il magistrato è titolare dell’inchiesta sul crac della Banca Etruria, di cui per otto mesi è stato vicepresidente il padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, ma è anche consulente per gli affari giuridici del governo. La richiesta di aprire un fascicolo su di lui era stata avanzata dal laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che aveva chiesto di verificare «se sussistano profili di incompatibilità, sotto il profilo dell’appannamento dell’immagine di terzietà e imparzialità, tra l’incarico extra giudiziario assegnato al magistrato e la funzione requirente da lui svolta, anche e soprattutto in relazione alla funzione di coordinamento delle indagini svolte dall’ufficio».

Il procuratore

Il procuratore di Arezzo, che coordina l’ufficio che indaga su Banca Etruria, era diventato consigliere presso il Dipartimento degli affari giuridici e legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi tra ottobre e novembre del 2013, incarico che scadrà 31 dicembre 2015. «Il mio è un incarico meramente tecnico, e non politico. Si tratta di una consulenza esterna svincolata dai governi che si susseguono. Prova ne è che il mio incarico, iniziato con il governo Letta, proseguirà fino al dicembre di quest’anno come scadenza naturale» aveva detto Rossi.

Banca Etruria

Roberto Rossi è a capo delle indagini sul crac di Banca Etruria, l’istituto di cui per otto mesi è stato vicepresidente Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena. L’ex presidente Lorenzo Rosi e l’ex membro del cda Luciano Nataloni sono indagati per «omessa comunicazione di conflitto di interessi». I componenti del consiglio d’amministrazione, tra cui anche il padre della Boschi, sono stati sottoposti a provvedimento disciplinare da Bankitalia

17 dicembre 2015 (modifica il 17 dicembre 2015 | 21:21)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_17/banche-csm-apre-fascicolo-procuratore-arezzo-6d4ea1e4-a4f0-11e5-ba98-2a1f1a68e58f.shtml
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REAZIONE:QUESTA E’ SOLTANTO UNA MANOVRA,UN’ALTRA MANOVRA,POLITICA DIVERSIVA DI BERLUSCONI:
1-FI CORRE AI RIPARI DELL’ONDA ESPANSIVA DEL VOTO FRANCESE E TEMENDO CONTAGIO IN ITALIA INIZIA QUESTA MANOVRA A “TITOLO DI MEMBRO LAICO DI FI”:MA QUALE MEMBRO LAICO DI FI?’NON ABBIAMO FORSE VISTO LE IMPLICANZE DI BERLUSCONI CON IL VATTICANO NELLA VICENDA DEL VATILEAKS PER LA FUGA DI NOTIZIE?(1)FI NON HA NIENTE A CHE FARE CON LA LAICITA,QUESTA E’ SOLTANTO UNA MANOVRA POLITICO-GIORNALISTICA PER FARE APPARIRE  BERLUSCONI COME MODERATO E MAGARI AIUTARE IN UN’ALTRA DELLE SUE CAPRIOLE POLITICHE PRESENTANDOLO COME SOGETTO TITOLARE DI “UN’ALTRA DESTRA”.
2-A CHI SI VUOLE FARE CREDERE CHE BERLUSCONI E’ OPPOSITORE AL GOVERNO?E’ SOLO UN POSIZIONAMENTO DI FACCIATA PER NON LASCIARE LA TITOLARITA DELL’OPPOSIZIONE ALL’”ANTI-SISTEMA” GRILLO.MENTRE ACCUSA IL PM INCARICATO SULL’INCHIESTA DEL CRAC DI BANCA ETRURIA(QUELLA DEI BOSCHI E DEI RENZI)SI OPPONE ACCANITAMENTE ALLA SFIDUCIA ALLA MINISTRA DEL DDL DELLE RIFORME DEL SENATO CHE SI ACCADESSI CADREBBE IL GOVERNO.
3-HA RAGIONE IL PM,IL SUO,COME QUELLO DI TUTI I PM,’ UN INCARICO TECNICO E IN QUESTA INDAGINE POTREBBE CASCARCI DENTRO  ANCHE FI E BERLUSCONI,QUINDI SI TRATTA DI UNA OSTRUZIONE ALLA GIUSTIZIA,LA SOLITA BATTAGLIA DI BERLUSCONI CONTRO  LA GIUSTIZIA NON POCHE VOLTE ESSERCITATA CON LA COMPLICITA DI MEMBRI DI QUEL PROPIO POTERE COMPERATE CON I SUOI SOLDI.E SI, PERCHE,NON SOLO BERLUSCONI CORRE AI RIPARI,TUTTO IL SISTEMA POLITICO METTE LE MANI AVANTI SOVRAPONENDOSI AL LAVORO DELLA GIUSTIZIA:LA SCHIFEZZA DI QUESTA CORRUZIONE DELLA BANCA ETRURIA E IL SALVA BANCHE IN GENERE CHE COINVOLGE RENZI E IL SUO PADRE,BOSCHI E IL SUO PADRE,LE DUE FAMIGLIE CHE AGISCONO INSIEME INSOMMA,MA ANCHE L’INTERO GOVERNO E L’INTERE LARGHE INTESE ,LA DEVE RISOLVERE LA GIUSTIZIA E NON LA POLITICA.A CHI SE NE FREGA SE LA BOSCHI E’ SFIDUCIATA O NO?SE IL GOVERNO E SFIDUCIATO O NO,E’ LA GIUSTIZIA CHI DEVE AGIRE E METTERE LE MANETTE ALLA BOSCHI E A RENZI ABILITANDOCOSI  LA DISSOLUZIONE DELLE CAMERE E IL RITORNO ALLE URNE:LA NUOVA ERA ESSIGE CHE VENGA RISPETTATO IL VOTO DEGLI ITALIANI NELLE ULTIME ELEZIONI E SI RISTITUISCA AD INTEGRUM LA SUA VITTORIA.BERSANI CHE ORA FA VOLTAGABANNE HA VINTO FACENDO CAMPAGNA IN NOME DEI PRINCIPI DELLA NUOVA ERA E CONTRO IL NEOLIBERALISMO.E QUESTO AL DI LA DEL FATTO CHE SI HA SCONFITTO IL BIPOLARISMO E CI SONO STATI ALTRI CAMBIAMENTI SOCIO-CULTURALI ALL’INSEGNA DELLA SUA VISIONE DEL MONDO.
VIA RENZI,VIA LA BOSCHI:CHI HA SBAGLIATO SUBISCA LE CONSEGUENZE SENZA SCONTI,SI TORNI ALLE URNE E BERLUSCONI LA SMETTA DI EVITARE IL VOTO.

(1)I BERLUSCONI E IL VATILEAKS

-SU LA REPUBBLICA:

Vatileaks 2, Paolo Berlusconi indagato a Roma
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L’accusa, per i magistrati di Terni, è concussione. Ma i colleghi della capitale stanno prendendo in considerazione altre ipotesi di reato. L’editore del “Giornale”: “Estraneo ai fatti”. Polemiche per la Chaouqui intervistata in Rai
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Vatileaks 2, Paolo Berlusconi indagato a Roma
Francesca Chaouqui (ansa)

ROMA – Paolo Berlusconi è indagato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge la pr Francesca Immacolata Chaouqui e il marito Corrado Lanino. Berlusconi è indagato per concussione: la sua iscrizione è un atto dovuto in base alle carte giunte dalla Procura di Terni sulla compravendita del castello di San Girolamo a Narni. I magistrati della Procura di Roma, tuttavia, non sono del tutto convinti di quanto sostenuto dalla collega di Terni e per questo hanno preso in considerazione altre ipotesi di reato, come quella del millantato credito, in cui Paolo Berlusconi figurerebbe come vittima della minaccia.

Tutto è legato a quelle numerose conversazioni telefoniche (intercettate) della Chaouqui con l’editore, oltre che con esponenti della politica, dell’imprenditoria e della curia, e i pm di Roma. I pm le stanno leggendo e ascoltando per capire se possano configurarsi i reati di estorsione o minaccia. Non è escluso, poi, che i diretti protagonisti della vicenda possano essere convocati. Quanto a Silvio Berlusconi, non ci sono accertamenti a suo carico a piazzale Clodio.

LA VERSIONE DELLA CHAOUQUI SU FACEBOOK

Paolo Berlusconi si è dichiarato estraneo alla vicenda Vatileaks: “Mai la Signora Chaouqui ha neppur lontanamente parlato con me di asserite rogatorie relative a mio fratello Silvio su presunti conti presso la banca Vaticana, conti ovviamente inesistenti”, ha scritto l’editore de Il Giornale, “ancora una volta il nostro nome è tirato in ballo senza alcun fondamento”.

Già nelle scorse settimane era emersa la notizia di telefonate tra Chaouqui e Paolo Berlusconi, in cui la pr si lamentava degli articoli di Fabio Marchese Ragona, il vaticanista del giornale di famiglia. Arrivò a chiedere di non farlo più scrivere e in effetti il giornalista per un periodo non si occupò più di vicende vaticane. La consulente vaticana avrebbe minacciato il fratello dell’ex Cavaliere di far uscire notizie riservate su alcuni conti dello Ior. Del legame con Paolo Berlusconi ha parlato anche monsignor Balda nel memoriale consegnato al suo avvocato.

Proprio il memoriale consegnato da monsignor Balda ha spostato l’attenzione su due nuovi cardinali vittime, secondo il prelato dell’Opus Dei, della stessa Chaouqui, “una donna che entrambi hanno frequentato troppo”. Balda sostiene di aver vissuto quotidianamente con la paura del “ricatto d’amore” dopo la notte trascorsa insieme alla Chaouqui a Firenze il 28 dicembre 2014. La pr, dal canto suo, ha parlato della presunta omosessualità di Balda, negando tutte le accuse a lei rivolte dal monsignore. Che però insiste: “A me piacciono le donne e di Francesca mi ero innamorato. Oggi me ne pento profondamente”.

La Chaouqui è stata ospite a Ballarò, trasmissione Rai condotta da Massimo Giannini, non senza sollevare polemiche. Ha protestato il Pd, con la responsabile cultura della segreteria Lorenza Bonaccorsi, membro della commissione di vigilanza Rai, che si chiede se sia “opportuno che la lobbista, coinvolta in indagini non soltanto in Vaticano ma anche della procura di Roma, venga intervistata in diretta e senza controparte, in prima serata in una rete del servizio pubblico come Raitre, nel pieno delle indagini, tuttora in corso?”. E ancora: “Quale è l’idea editoriale dietro ad un’operazione del genere della trasmissione Ballarò?”. Nel corso della trasmissione, la Chaouqui ha negato di essere il “corvo” fonte dei libri scritti dai giornalisti sotto processo, nega di aver tradito il Papa – “sarei pronta a morire per lui” – e afferma: “Il mio errore più importante è stato accettare la nomina nella commissione. Non mi ero resa veramente chiesto di cosa mi veniva chiesto a trent’anni”. “Successivamente – ha aggiunto – l’altro errore che ho fatto è stato non evitare che Balda si comportasse così”.

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http://www.repubblica.it/vaticano/2015/12/01/news/vatileaks_2_indagato_paolo_berlusconi-128559134/?ref=HREC1-4
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REAZIONE:I BERLUSCONI NEGANO MA……”QUANDO IL FIUME SUONA GUARDA CHE AQUA VIENE GIU”.
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-TRE ALLEGATI PER CAPIRE:LA CONFIDENTE DI PAPI  TIRA FUORI LA VUVUZELA
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-ALLEGATO 1 SU LA REPUBBLICA:
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Francesca Immacolata Chaouqui: “Contro di me solo calunnie, a monsignor Balda non piacciono le donne”
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 Arrestata per aver diffuso documenti riservati, era stata nominata da Bergoglio nella commissione di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative del Vaticano,di CORRADO ZUNINO
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Francesca Immacolata Chaouqui: "Contro di me solo calunnie, a monsignor Balda non piacciono le donne"

Francesca Immacolata Chaouqui (ansa)

ROMA – Signora Chaouqui, oggi si presenta da rifugiata politica al processo in Vaticano. Che significa?
“Vado al processo solo per rispetto di Papa Francesco, ma mi sento un rifugiato politico che non ha potuto farsi difendere dal legale di fiducia nonostante l’avvocato Bongiorno, un mese fa, avesse già difeso un imputato in Vaticano. Lo sa, ho avuto due ore e venti per leggere mille pagine di istruttoria”.

C’è un memoriale della difesa di Balda che sostiene che lei è stata a letto con monsignore il 28 dicembre 2014. Balda dice che ha provato ad allontanarsi e che lei poi lo ha perseguitato.
“Sono pronta a querelare l’avvocato di Balda per la fuga di notizie folli che sta organizzando. Balda, per come è fatto, non ha alcun piacere a venire a letto con me e io, conoscendo miliardari ed emiri, se volessi tradire mio marito non mi metterei con un vecchio prete a cui non piacciono le donne”.

Lei di quel vecchio prete è stata a lungo amica e confidente.
“Intanto non ho mai avuto la password della sua mail, che cambiava ogni mese. Era un uomo vivace e allegro, amava dire barzellette sconce, ma dovunque andasse si portava la madre. Siamo stati insieme, professionalmente insieme, per cercare di fare la riforma più importante voluta da Francesco, quella economico-finanziaria, ma il presidente dello Ior de Franssu, l’economista Zahra, il cardinale Pell hanno iniziato a fare riunioni riservate e poi l’hanno fatto fuori, in una giornata di febbraio, nel giro di 17 ore. Un gran lavoro di pulizia sulle finanze vaticane buttato via”.

Come reagì Balda?
“S’incupì, perse smalto. Lui, un amante naturale della bella vita, uomo di grandi disponibilità personali, iniziò ad andare a concerti, il 3 giugno all’arena di Verona, il 19 settembre a Campovolo per Ligabue. Smise di fare il prelato, e iniziò a compromettersi”.

Con chi?
“Trovò supporto in una cricchetta del giro Sky che aveva in Elena Metti, l’ex moglie di Panariello, agente per attori, il suo riferimento. Gliela presentai io, poi quel gruppo ha tramato contro di me e, alle mie spalle”.

Oggi Balda sostiene che lei sia una donna dei servizi segreti, abbia Bisignani dietro e un marito di copertura.
“Ha detto che ho venduto carte alla Cia e sono legata a bande internazionali. A processo dovrà rimangiarsi tutto sennò lo lascio in mutande”.

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http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/30/news/francesca_immacolata_chaouqui_contro_di_me_solo_calunnie_a_monsignor_balda_non_piacciono_le_donne_-128485349/
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REAZIONE:CHE CASINO!!!!!
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-ALLEGATO 2 SU roma.corriere.it
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Vatileaks 2, la rete di ricatti di Chaouqui e del marito I pm: associazione a delinquere
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l’inchiesta

Milano, 2 dicembre 2015 – 08:07

(Fotogramma)(Fotogramma)

Un’associazione per delinquere finalizzata all’intrusione informatica. Un gruppo criminale dedito ai ricatti. Si aggrava l’accusa contro Francesca Chaouqui, suo marito Corrado Lanino e l’ex funzionario di palazzo Chigi Mario Benotti. La procura di Roma ipotizza che i tre abbiano utilizzato gli atti «catturati» nei computer delle vittime designate per poi minacciarle. E abbiano sfruttato il ruolo che la donna aveva ottenuto da papa Francesco all’interno della Cosea, la commissione per gli affari economici della Santa Sede. Le indagini coordinate dal pubblico ministero Stefano Pesci mirano adesso a ricostruire tutti gli episodi illeciti, partendo proprio da quello che coinvolge i fratelli Berlusconi. Del resto sono centinaia le intercettazioni raccolte dal magistrato di Terni Elisabetta Massini, prima di trasmettere gli atti ai colleghi della capitale. E tra le persone che avrebbero chiesto aiuto alla Chaouqui c’è anche il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, a pochi mesi dall’uscita dal vertice dello Ior, la banca della Santa Sede.

Le richieste per incontrare i prelati

Dopo la nomina in Vaticano, Francesca Chaouqui (martedì la Finanza ha perquisito la sua abitazione) era diventata il punto di riferimento di politici e imprenditori che chiedevano di poter incontrare gli alti prelati. Lei tesseva le relazioni, poi utilizzava le informazioni ottenute per ricattare le persone. Nel fascicolo della procura di Terni ci sono centinaia di intercettazioni risalenti al 2013, quando la donna entrò in contatto con l’allora vescovo monsignor Vincenzo Paglia e gli promise aiuto per risanare i bilanci dissestati della Curia. Mettendo sotto controllo il suo telefono, il magistrato scoprì quali traffici illeciti la vedevano protagonista. Ma anche quante richieste di aiuto e favori le venivano presentate. Come quella di Gotti Tedeschi che voleva incontrare monsignor Lucio Vallejo Balda. All’epoca il religioso era molto legato a Chaouqui, insieme avevano avuto da papa Francesco l’incarico di rendere trasparenti i settori finanziari del Vaticano. Nessuno poteva immaginare che i due avrebbero trafugato e poi ceduto documenti riservati. Inizialmente la donna avrebbe accettato di fare da tramite per l’appuntamento, ma ad opporsi sarebbe stato Mario Benotti, evidentemente nel timore che Gotti Tedeschi potesse ottenere un nuovo incarico all’interno della Santa Sede, o comunque influire su alcune decisioni. E così l’incontro andò in fumo. Quanto basta a dimostrare proprio il ruolo e l’influenza che lo stesso Benotti aveva sulla donna, la capacità di poter orientare alcune scelte.

shadow carousel

Vatileaks: al via processo, Chaouqui in aula
L’esplorazione dei siti hard

Che i due fossero legati emerge anche da altre telefonate nel corso delle quali Benotti chiede a Chaouqui e in particolare a suo marito una ricerca sui computer dell’ex marito della sua compagna. In ballo c’è l’affidamento della figlia minorenne, Benotti vorrebbe scoprire se l’uomo visita siti hard, se ha segreti inconfessabili che possono essere utilizzati proprio nella causa di separazione. Chaouqui al telefono assicura che porterà a termine il compito. Benotti ha già chiesto, attraverso il suo legale Matteo Melandri, di essere interrogato «perché voglio chiarire la mia posizione». Lei non nega di aver interessato il marito, sostiene però che si trattava di «innocenti ricerche su facebook e altri siti». La tesi non sembra però aver convinto i magistrati, visto che la contestazione parla addirittura di associazione per delinquere.

I contatti con Paolo Berlusconi

L’interesse, questa è la tesi dell’accusa, era tenere sotto pressione le persone che potevano restituire favori. Proprio come sarebbe accaduto nel caso di Paolo Berlusconi, con le istanze fatte dalla donna per impedire a Fabio Marchesi Ragona, il vaticanista de Il Giornale, di continuare a scrivere. Sono numerosi i contatti con l’editore del quotidiano milanese che adesso compare nella lista degli indagati perché non avrebbe denunciato le minacce ricevute: dare il via alle richieste di rogatorie presentate alle autorità vaticane nei confronti di Silvio Berlusconi e rendere pubblico il loro contenuto. Lui ammette di aver «parlato della vicenda relativa al vaticanista con il direttore Alessandro Sallusti» però giura che «mai la signora Chaouqui ha neppur lontanamente parlato con me di asserite rogatorie relative a mio fratello su presunti conti presso la banca Vaticana, conti ovviamente inesistenti. Ancora una volta il nostro nome è tirato in ballo senza alcun fondamento». Il reato ipotizzato dalla procura di Roma è però il concorso all’induzione alla concussione e ciò conferma l’esistenza della minaccia. Nei prossimi giorni i magistrati dovranno stabilire se il ruolo di Chaouqui all’interno della Cosea le desse la veste di pubblico ufficiale — e questo giustifica la concussione — o se invece il reato da contestare sia quello di estorsione o addirittura di millantato credito, ritenendo in questo modo che Berlusconi fosse vittima del ricatto e non avesse obbligo di denuncia.

2 dicembre 2015 | 08:07,© RIPRODUZIONE RISERVATA

 http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_01/inchiesta-vatileaks-rete-ricatti-chaouqui-marito-defb5a2c-9874-11e5-b53f-3b91fd579b33.shtml
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-ALLEGATO 3:Chaouqui, chi è la donna del caso Vatileaks bis
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32 anni, nata in Calabria da madre italiana e padre francese di origini marocchine. Ecco come è avvenuta l’ascesa della giovane lobbista arrestata oggi in Vaticano,di ANDREA GUALTIERI

02 novembre 2015

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Chaouqui, chi è la donna del caso Vatileaks bis

Francesca Immacolata Chaoqui (ansa)

CITTA’ DEL VATICANO  -  Salottiera e lobbista eppure consulente del Papa che ha fatto dell’attenzione ai poveri il tema del suo pontificato. Ora che la parabola vaticana di Francesca Immacolata Chaouqui è finita con l’arresto eseguito dalla gendarmeria, torna attuale la domanda che due anni fa circolava negli ambienti ecclesiastici: cosa c’entrava una come lei con la Chiesa di Francesco? A lei che a 30 anni era stata l’unica donna inserita nella Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative voluta dal neo eletto Bergoglio, viene ora contestato di essere tra le responsabili di una nuova fuga di notizie dai sacri palazzi, insieme al monsignore spagnolo dell’Opus Dei Lucio Angel Vallejo Balda, già segretario della Prefettura degli Affari economici e mentore di Chaouqui in Vaticano.

Nel mirino degli inquirenti d’Oltretevere ci sono due libri di prossima uscita: uno è del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi, l’altro di Gianluigi Nuzzi, autore del volume “Sua Santità” che fu al centro del primo scandalo Vatileaks. E proprio a Nuzzi Chaouqui aveva manifestato la sua simpatia su Twitter, rispondendo ad un suo cinguettio del 2012, nel pieno della stagione dei corvi contro Benedetto XVI: “Hai fottutamente ragione”, gli scrisse commentando le polemiche legate alla fuga di notizie. E ancora, quando lui riferiva di una vecchia fonte che era tornata a farsi sentire, lei replicava: “Meno male che ci sei”. Sempre nel maggio di tre anni fa, citando Paolo Gabriele, il maggiordomo di Ratzinger arrestato e condannato per aver fatto uscire dall’appartamento pontificio la corrispondenza privata del Papa, Chaouqui aveva poi twittato testualmente: “Le lettere continueranno ad uscire e sacrificare Paolo nn sarà servito a niente”.

In realtà, lei che nel suo curriculum si presenta come “esperta di relazioni pubbliche”, è finita spesso al centro di  polveroni mediatici. Sin dalla prima volta che il suo nome è finito sulla grande ribalta. Era proprio il 2013 e a Corigliano Calabro la sedicenne Fabiana Luzzi era stata accoltellata e poi bruciata viva dal suo fidanzatino di un anno più grande di lei. Francesca  Chaouqui che è nata a San Sosti, paese della provincia di Cosenza a pochi chilometri dal luogo dell’omicidio, scrisse una lettera al Corriere della Sera descrivendo la Calabria come luogo arretrato e maschilista: “Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si fimmina”, cioè zitta tu che sei una donna. E le sue parole scatenarono reazioni indignate. E in Vaticano non hanno nemmeno gradito la diffusione di sue foto hot, ne ha scritto anche un sito ultracattolico.

Dalla sua terra natia lei, figlia di una calabrese e di un marocchino, era andata via per iscriversi all’università. Si è laureata in giurisprudenza, è diventata consulente presso Ernst & Young Italia, ha sposato un informatico ma soprattutto è diventata molto amica di una nobildonna romana, la contessa Marisa Pinto Olori Del Poggio, che l’ha introdotta nei salotti della Capitale. E’ entrata anche in una think net legata alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta. E poi arriva alla Ferpi, la Federazione relazioni pubbliche italiana.

Ma quando il suo nome appare nel chirografo datato luglio 2013, con il quale il pontefice nomina gli esperti che lo dovranno aiutare nella riforma degli aspetti economici della curia, tornano a galla i suoi vecchi tweet. Anche quelli, che lei ha poi assicurato siano stati taroccati da qualcuno per infangarla, nei quali l’allora segretario di Stato Bertone veniva definito “corrotto” e l’ex ministro Giulio Tremonti veniva collegato a un conto Ior chiuso perché, era scritto nel cinguttio, in Vaticano avevano scoperto la sua omosessualità. Di un altro tweet, invece, Chaouqui ha ammesso la responsabilità: era quello che, sempre nel 2012, accreditava l’ipotesi secondo la quale Benedetto XVI avrebbe avuto la leucemia. Una malattia oncologica, come quella che le fonti anonime riprese dal Quotidiano Nazionale attribuiscono ora a papa Francesco.

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http://www.repubblica.it/vaticano/2015/11/02/news/vaticano_-126478245/?ref=nrct-13

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18 DICEMBRE 2015:OSTRUZIONE DI RENZI ALLA LOTTA AL TERRORISMO
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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
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Vertice Ue,Renzi attacca su rigore e migranti:
video
no a Ue a guida solo tedesca
Brexit, apertura di Merkel a Cameron:
REAZIONE:RENZI NON SOLO NON HA VOLUTO COLLABORARE CON LA LOTTA AL TERRORISMO NEGLI ATTCHI DI PARIGGI DISCOSTANDOSI DELLE POTENZE ALLEATE DELLA SECONDA GUERRA MODIALE MA DESSO LA OSTACOLA ATTACANDO I TEDESCHI PERCHE SI SI SONO SCHIERATI.RENZI E’ STATO MESSO “TRA PARENTESI” COME HA PROMESSO HOLLANDE:CAMERON DI ACCORDO CON I TEDESCHI,USA DI ACCORDO CON RUSSIA SULLA LOTTA ALL’IS MALGRADO ATTACHI LA TURCHIA CHE HA GIOCATO CON LA SUA PPARTENENZA ALLA NATO E IL SOSTEGNO DEGLI AMERICANI,HOLLANDE DI ACCORDO CON PUTIN ECC,ECC,ECC.INSOMMA RENZI INTERNAZIONALMENTE ISOLATO E CON GRAVI GUAI GIUDIZIARI INTERNI,CADRA LO VOGLIA O NO.
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18 DICEMBRE 2015:SALVINI A PLUTON DEVE ANDARE
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-TITOLARE SU THE HUFFINGTON POST
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SALVINI VA A MOSCA
PUTIN NON LO VEDE
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Matteo Salvini
(di A. Carugati)
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REAZIONE:PUTIN E’ COERENTE CON GLI SCHIERAMENTI E IMPEGNI PRESI A PARIGGI.E COSI SI DISCOSTA DEI LEGAMI CON LA “NUOVA LEGA” DI SALVINI.E COSA DIRE DI SALVINI E QUESTE FALLITE INIZIATIVE DI TESSERE LEGAMI INTERNAZIONALI PIU O MENO “UFFICIOSI”?MA… CHI E’ CHE VUOLE RICEVERLO?NO IN ISRAELE,NON IN AFRICA,NON CUA NON LI,NON DA NESSUNA PARTE.
MA UNA ALTERNATIVA C’E’ L’HA:PLUTON,A PLUTON DEVE ANDARE.
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*19 DICEMBRE 2015:LA PEDOFILIA CLERICALE NON SI ARRENDE

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-LA STAMPA:

Sesso a pagamento con minorenni, in carcere un sacerdote di Reggio Calabria

Il 44enne è anche accusato di detenzione di materiale pedopornografico. Il racconto di un ragazzino: 20 euro per un rapporto in auto, ci siamo conosciuti su un’app per incontri gay
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/12/2015

Prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico e adescamento di minorenni. Sono le accuse con cui è stato arrestato un sacerdote di 44 anni in un paese della Piana di Gioia Tauro. Al religioso, rintracciato nella canonica della parrocchia, è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’APP PER OMOSESSUALI

Le indagini della squadra mobile hanno avuto inizio nel marzo scorso quando un equipaggio della Polizia aveva sorpreso l’indagato con un minore, a bordo della sua auto, in un luogo appartato e poco frequentato. Il ragazzino raccontò agli investigatori di aver conosciuto l’uomo – che si era presentato sotto falso nome – attraverso una chat per omosessuali. Al magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria il minore precisò poi di averlo conosciuto pochi mesi prima, attraverso l’applicazione per smartphone “Grinder”, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di testo.

20 EURO PER UN RAPPORTO

Il minorenne raccontò anche che l’uomo, con il quale si era sentito in precedenza diverse volte, gli aveva riferito che era un ricercatore scientifico di un paese della Piana di Gioia Tauro e che aveva 35-38 anni. I due concordarono un incontro attraverso Whatsapp. Ai magistrati il minorenne riferì inoltre di aver ricevuto la somma di 20 euro per un rapporto sessuale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

VIDEO E FOTO SUL TELEFONINO

Gli elementi raccolti dalla squadra mobile di Reggio Calabria comprendono anche chat, video autoprodotti con rapporti sessuali e file con immagini a sfondo omosessuale. Nel corso delle indagini i poliziotti hanno effettuato anche numerose intercettazioni telefoniche e ambientali dalle quali sono emerse le conferme al racconto del minorenne sorpreso in compagnia del sacerdote in un luogo appartato. Durante una perquisizione, poi, gli agenti hanno trovato tracce di numerose chat con richieste di incontri sessuali, con soggetti minori o con adulti, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati
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http://www.lastampa.it/2015/12/18/italia/cronache/sesso-a-pagamento-con-minori-in-carcere-un-sacerdote-di-reggio-calabria-iXWswZotHuGmPcogRLK7NO/pagina.html

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REAZIONE:AVANZA IL PAPATO DEL GESUITA BERGOGLIO E NON SI FERMA LA PIAGA DELLLA PEDOFILIA STRUTTURALE DELLA CHIESA.

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19 DICEMBRE 2015:AUTORIZZATA OGNI MISURA PER COMBATTERE IL TERRORISMO

-ANSA:

Redazione ANSA NEW YORK

1 novembre 2015
5:41 News

Parigi: via libera Onu a risoluzione anti-terrorismo

Raddoppiare e coordinare sforzi per sconfiggere Isis

Fiori davanti al Bataclan © AP

Fiori davanti al Bataclan © ANSA/AP

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimita’ la risoluzione presentata dalla Francia in risposta agli attentati di Parigi che invita gli Stati membri “a raddoppiare e coordinare gli sforzi per prevenire e reprimere gli atti terroristici”. Inoltre, chiede loro di “adottare tutte le misure necessarie in linea con il diritto internazionale”, per sconfiggere lo Stato Islamico.

Nella risoluzione si chiede inoltre agli Stati membri dell’Onu di “intensificare i propri sforzi per arginare il flusso dei ‘foreign fighters’, per prevenire e reprimere i finanziamenti al terrorismo”.

Il testo e’ modellato sulla risoluzione adottata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2011. “Quello dell’Isis e’ stato un atto di guerra nei confronti della Francia – ha affermato dopo il voto l’ambasciatore di Parigi al Palazzo di Vetro, Francois Delattre – lo Stato Islamico pero’ non ha attaccato solo la Francia e i francesi, ma tutto il mondo”. “Nei prossimi giorni – ha aggiunto – Parigi triplichera’ la sua capacità di attacco contro il cuore dell’Isis con l’arrivo della portaerei Charles de Gaulle”. Mentre l’ambasciatore britannico alle Nazioni Unite, Matthew Rycroft, ha detto che oggi il Consiglio di Sicurezza ha inviato “un segnale unanime, ossia che non ci sara’ tregua negli sforzi per fermare l’Isis”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/11/20/parigi-via-libera-onu-a-risoluzione-anti-terrorismo_a71cd175-3e43-4317-802e-abdfb715999d.html

REAZIONE:RISOLUZIONE CHE PUO SFIORARE ANCHE IL FONDAMENTALISMO

Immagine anteprima YouTube

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19 DICEMBRRE 2015:”PARS PRO TOTUM”(“ENTRE BOMBEROS NON VAMOS A PISAR LA MANGUERA”)?

corriere.it
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La spaccatura tra FI e alleati Berlusconi: fatta una figuraccia
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I forzisti non votano la sfiducia a Boschi
Milano, 19 dicembre 2015 – 07:34.L’ultimatum di Lega e FdI: senza sfiducia al governo si ridiscute tutto. Il capogruppo Brunetta smentisce di aver votato e annuncia di aver chiuso i battenti del «Mattinale».
Silvio Berlusconi (Reuters)
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Silvio Berlusconi (Reuters)

ROMA – «È una cosa indecente. Questa storia doveva essere un problema di Renzi e invece la figura peggiore l’abbiamo fatta noi, mettendoci a litigare sui giornali». Al tramonto, quando dal voto sulla mozione di sfiducia contro Maria Elena Boschi sono passate parecchie ore, un Silvio Berlusconi amareggiato prende mestamente la via del ritorno ad Arcore. Lasciando idealmente dietro di sé a Roma, foss’anche solo per il fine settimana, un partito spaccato a metà su tutto e una coalizione praticamente disintegrata. Probabilmente nemmeno sa che poco prima, a Montecitorio, dopo aver smentito il suo voto a sostegno della mozione del Cinquestelle, Renato Brunetta ha appena chiuso i battenti del Mattinale, la pubblicazione del gruppo di Montecitorio messa sotto accusa per una linea politica troppo eterodossa, che l’ex premier aveva avocato sotto il suo controllo. Proprio così, chiusa. Almeno è quanto avrebbe detto il capogruppo a uno dei suoi principali collaboratori, Renato Farina. «Via, chiuso, il Mattinale non si fa più…».

Doveva essere il giorno nero della maggioranza, che invece si fa confortare dall’aritmetica di Montecitorio. Finisce per essere il giorno nero del centrodestra. La prima picconata la dà di buon mattino Matteo Salvini, da Mosca. «Se Forza Italia non vota la mozione di sfiducia al governo ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione per le amministrative». Il riferimento non è soltanto alla mozione di sfiducia contro l’intero esecutivo, che il centrodestra ha presentato al Senato e che sarà discussa dopo le feste. Ma anche a quella contro la Boschi, diventata il pomo della discordia di una guerra senza quartiere tra Brunetta e Romani.

Il leader del Carroccio, a sorpresa, sconfessa Berlusconi. E dice, senza troppi giri di parole, che «al vertice di Arcore (martedì, ndr) abbiamo fatto un documento comune in cui ci impegnavamo a votare mozioni di sfiducia nei confronti del governo. Avevamo detto – aggiunge – che avremmo votato sia quelle individuali che quella collegiale». Una netta smentita, insomma, al «non possumus» sulla mozione anti-Boschi pronunciato mercoledì da Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa. Lo spettacolo del centrodestra diviso che va in scena a Montecitorio finirà per rispecchiare fedelmente il canovaccio della vigilia. La Lega vota contro la Boschi. E lo stesso farà Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che prende di mira il ministro delle Riforme con gli stessi toni del Cinquestelle. «Suo padre è stato commissariato non dal governo ma da Bankitalia. E il decreto salvabanche è stato congegnato per salvare i truffatori».

Forza Italia, invece, abbandona l’Aula. Col tabellone luminoso della Camera che, come unico votante forzista alla mozione anti-Boschi, indicherà proprio Brunetta. Che poi però, con una nota di Forza Italia, smentirà di aver preso parte alla votazione.Le ferite degli azzurri, in serata, non fanno altro che aggravarsi. Meloni dà ragione a Salvini, mettendo a verbale che «se Forza Italia non voterà in Senato la mozione di sfiducia contro il governo, l’alleanza sarà compromessa».

Ma il partito è in frantumi. Da Toti a Romani, passando per Gelmini, il blocco di quelli che pretendono dall’ex premier «la composizione di una direzione nazionale del partito» si allarga. Come il divario tra questi ultimi e Brunetta. Unica nota positiva, per Berlusconi, il biglietto ricevuto nel pomeriggio dal Quirinale, con Sergio Mattarella che l’ha invitato per il ricevimento di Natale. Resta da capire se il presidente di Forza Italia deciderà di fare tappa a Roma prima delle feste oppure se rimanere ad Arcore. Nel primo caso si ritroverà faccia a faccia con Renzi. Proprio nel momento in cui lo spettro del vecchio «Patto del Nazareno» è tornato ad agitare le notti dei parlamentari azzurri.

19 dicembre 2015 (modifica il 19 dicembre 2015 | 15:49)

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 http://www.corriere.it/politica/15_dicembre_19/spaccatura-forza-italia-alleati-berlusconi-figuraccia-boschi-0997c5bc-a618-11e5-b2d7-31f6f60f17ae.shtml
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REAZIONE:”FRA POMPIERE DOBBIAMO PESTARCI LA POMPA”?

E QUANDO MAI E’ SCOMPARSO IL PATTO DEL NAZZARENO?E CI STA DENTRO ANCHE LA LEGA DI BOSSI E QUELLA DI SALVINI COMPRESO ALFANO.LE LARGHE INTESE INSOMMA.

BASTA GIOCHETTI,NON PRENDIAMO LA PARTE PER IL TUTTO,O CADE RENZI,SI DISSOLVINO LE CAMERE E SI TORNA AL VOTO O TUTTO IL CENTRO-DESTRA E’ COMPLICI DI QUESTA TERRORIFICA TRUFFA DEL PD A DANNI DEI PICCOLI RISPARMIATORI.

ALTRO CHE BRUTTA FIGURACCIA,ALTRO CHE PARMALAT,QUI IL LATTE HA ORMAI FERMENTATO,SI SONO DIMETICATI DI PASTEUR:UN PARTITO DI SINISTRA CON QUESTI LADRI CHE RUBANO AL POPOLO NON LO MERITA L’ITALIA.E SONO RINCIDENTI,GIA ERA SUCCESSO AI TEMPI DI DALEMA E LA STORIA DEI COOP ROSSE.A DALEMA LI SONO VOLATE I FOGLI(LE COPIE DELLA NUOVA ERA) DELLE MANI,A RENZI E I TELE-MACI LI DEVONO VOLARE I CAPELLI CON TUTTA LA TESTA.L’ORA ARRIVA.LA LUNA DI MIELE E’ FINITA.

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22 DICEMBRE 2015:RENZI PEGGIO DI UNA CASALINGA

TITOLARE LA REPUBBLICA:

Renzi e il voto spagnolo "Sia benedetto l'Italicum Austerità non ci porta da nessuna parte"

Renzi e il voto spagnolo “Sia benedetto l’Italicum

Austerità non ci porta da nessuna parte”

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REAZIONE:

1-ITALICUM?:”GOVERNABILITA” E’ EUFEMISMO CHE STA PER  EVERSIONE,AUORITARISMO,TRUFFA ELETTORALE(FAR VINCERE CHI HA PERSO)E GOLPE DI PALAZZO.MA…TUTTO QUESTO NON E’ QUELLO CHE VOLEVA BERLUSCONI?:LO VUOLE ANCHE IL SUO BURATTINO.PER OPERA E GRAZIA DI UN NOSTALGICO STALINISTA,NAPOLITANO.

2-NON AUSTERITA?:I DEBITI SI PAGANO E USARE I SOLDI DELLO STATO PER BENEFICIO PROPIO E’ TRUFFA,CONFLITTO DI INTERESSI.QUESTE SEMPLICI COSE CHE LI SA QUALSIASI “ECONOMA DOMESTICA”(CASALINGA)RENZI PARE CHE L’IGNORA.

3-IL “GOVERNO” RENZI ANCORA NON HA DECOLLATO,SI HA LIMITATO A DARE PREMI DA KERMESSE(CE DOPO SARANNO VOTI) E PRETENDE DARE LEZIONI ALL’ECONOMIA PIU POTENTE DELL’UE.

4-IL GOVERNO NON DURERA?E CHI LO DICE?MA CERTO CHE NON DURERA, CENTO PER CENTO NUOVA ERA DEVE ESSERE L’ITALIA.RESTITUIRE D INTEGRUM LA VOLONTA DEGLI ITALIANI LIBERRIMAMENTE ESPRESA IN ELEZIONI DEMOCRATICHE .

PD:SUPERAMENTO DEL BIPOLARISMO NEL VOTO SPAGNOLO?IL BIPOLARISMO NON E’ INCOMPATIBILE CON LA NUOVA ERA.IL MANICHEISMO SI:NON SI DEVE DIVIDERE LA SOCIETA IN DESTRA E SINISTRA IN BUONI E CATTIVI,QUESTO E’ SEMPLICEMENTE IGNORANZA CONTRARIA AL PENSIERO SCIENTIFICO E ALLE BUONE RAGIONI.

QUANDO IL SUPERAMENTO DEL BIPOLARISMO SIGNIFICA IL SUPERAMENTO DEL MANICHEISMO BENVENUTO SIA,MA NON SEMBRA ESSERE IL CASO DELLA SPAGNA DOVE IL VECCHIO MANICHEISMO PP-PS SEMBRA CHE VADA IN CAMMINO DI ESSERE SOSTITOITO DA UN’ALTRO, PODEMOS-CIUDADANOS.PERO AD ESSERE PRECISO NELLA SPAGNA NON VI E’ MAI STATO NESSUN BIPOLARISMO PERCHE AL VERTICE DELLO STATO C’E’ IL RE E NON UN PRESIDENTE.LO STESSO SUCCEDRA IN ITALIA QUANDO VENGA SANCITO L’ITALICUM E LA RIFORMA BOSCHI.CHE,RIPETO E NON VA MAI DIMENTICATO,QUESTO “PRESIDENZIALISMO” E’ STATO VOLUTO IN NEGOZIAZIONI FRA UN FALLITO “CAUDILLO”(LEADER)E DA UN NOSTALGICO STALINISTA.ALLORA CI SARA UN PRESIDENTE CON LE FACOLTA DI UN ASSOLUTISTA,POTRA ANCHE NOMINARE SEGGI.

QUANDO IL SUPERAMENTO DEL BIPOLARISMO NON SIGNIFICA SUPERAMENTO DEL MANICHEISMO,E’ SEMPLICEMENTE ANARCHIA E CAOS.COSA CHE SUCCEDE QUANDO LA MOLTEPLICITA DI PARTITI NON RAFFIGURA IL PENSIERO DISCURSIVO,IL DISCERNIMENTO INTELLIGENTE DELLA MOLTEPLEICITA PROTEIFORME DI INTERESSI RAPRESENTATIVA DELLA VITA IN SOCIETA MA LO SCONTRO CAOTICO DI FAZIONI CHE SI SENTONO INTERPRETI DELLA VERITA ASSOLUTA RIVELATA,BALCANIZAZZIONE,LOTTA DI TRIBU E CLANI COME SI RISCHIA IN LIBIA AD ESSEMPIO.IN QUESTO CASO E’ PREFERIBBILE IL BIPOLARISMO A PATTO CHE NON SIA MANICHEO. LE LARGHE INTESE SOLO POSSONO ESSERE EFFIMERI.

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22 DICEMBRE 2015:NON SCHERZIAMO SANTO PADRE

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Il Papa: "Le malattie della curia   video   hanno causato dolore, riforma va avanti"

Il Papa: “Le malattie della curia video

hanno causato dolore, riforma va avanti”

Ai dipendenti del Vaticano: perdono per scandali

 Restituito accredito a Magister, vaticanista dell’Espresso

di ANDREA GUALTIERI

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REAZIONE:NON BASTA ACCUSARE LA CURIA,CHIEDERE PERDONO E ANNUNCIARE  RIFORME.

COLPEVOLEZZARE LA CURIA?E CHI LO FA?IL CAPO DI UN ORDINE CHE DELLA CURIA POCO NE SA:L’ORDINE DEI GESUITI HA SCARSI PRETI,SACERDOTI, E MOLTI “PARA-MILITARI”.E’ UN ORDINE MILTARE.

CHIEDERE PERDONO?SIAMO STANCHI DELLE SUE RICHIESTE DI PERDONO: IL PERDONO SENZA COSTRIZIONE,PENTIMENTO E RIPARAZIONE E’ SEMPLICE IPOCRESIA.

RIFORME?BARZELLETTE,IMPORTARE DALLA SALO IN ESSILIO DA DOVE LUI E’ IL SACERDOTE MASSIMO,VERSO IL CUORE DELLA CIVILTA  EUROPEA I SELVAGGI SINCRETISMI DEL MALE CHE LUI INCARNA NELLA “FINE DEL MONDO”,CIO’E NELLA SALO NELL’ESSILIO APPUNTO.

ANCORA NULLA HA FATTO PER ARGINARE LA PEDOFILIA STRUTTURALE DELLA CHIESA TRANNE PROMESSE E APROVARE UNA LEGISLAZIONE CHE CERCA DI RENDERE AUTARCHICO,SOSTRARRERE AGLI STATI E LA GIUSTIZIA CIVILE  IL GIUDIZIO SUI PEDOFILI.

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22 DICEMBRE 2015:RENZI NON AIUTA CONTRO IL TERRORISMO

-TITOLARE LA STMPA:

esteri
L’Iraq smentisce Renzi: “Nessun accordo per i soldati italiani alla diga di Mosul”
«L’impianto è già protetto da forze irachene»

22 Dicembre

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REAZIONE:AVEVA ANNUNCIATO LA PRESENZA DI QUESTE TRUPPE IN COMPENSO DEL MANCATO APOGGIO AL VERTICE DI PARIGGI.
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-APPENDICE:RENZI ISOLATO,SINDROME DI FORTEZZA ASSEDIATA
-SU LE MONDE:

décembre 2015

Matteo Renzi: « ça n’arrive qu’aux autres ».

Bienheureux Matteo Renzi, Premier ministre d’une île bienheureuse, nommée Italie où rien ne devrait se passer comme ailleurs. Prenons le terrorisme par exemple. Il refuse d’apporter l’aide demandée par la France à ses voisins européens en vertu du traité de Lisbonne et pense se protéger de la menace de l’organisation Etat islamique en débloquant un milliard d’euros “pour la culture”. Chaque jeune fêtant ses dix-huit ans en 2016 se verra doté d’un bon d’achat d’une valeur de 500 euros pour s’acheter des livres ou aller au musée. “C’est en étant nous-mêmes que nous vaincrons”, dit-il. Pourquoi pas?

Passons maintenant à la montée des populismes. Matteo Renzi, en son île, ne se sent pas concerné par le score du Front national lors des élections régionales en France. Il confie son optimisme à sa page Facebook dans laquelle il rend l’Europe et l’austérité “responsables” du score du FN et garantit aux Italiens que rien de tel ne se produira dans la Péninsule puisque lui, il “fait des réformes”. Pourtant l’addition des intentions de votes en faveur des xénophobes  de la Ligue du nord, des populistes du Mouvement 5 Etoiles et des postfacistes de Fratelli d’Italia, unis contre l’Euro, dépasse largement les 40%. Mais bon, puisqu’il y croit.

Enfin les élections espagnoles. La fragmentation du paysage politique et l’impossible recherche d’un gouvernement de compromis n’est pas sans rappeler la situation de l’Italie au sortir des élections législatives et sénatoriales de février 2013 . Cette fois encore le président du conseil affiche un optimisme granitique. “Grâce à la nouvelle loi électorale, cela ne pourra pas se produire chez nous”, annonce-t-il. Cette dernière prévoit désormais un scrutin législatif à deux tours offrant une confortable prime majoritaire au vainqueur.

Pourtant les sondages – encore eux – devraient l’inciter à plus de prudence. Deux petits points seulement séparent  le Mouvement 5 Etoiles (29%) du Parti démocrate (31%), la formation de centre gauche dirigée par le Premier ministre en personne. Et tous les instituts donnent désormais les partisans de Beppe Grillo vainqueurs au second tour. Les élections devraient avoir lieu au plus tard au printemps 2 018. Deux ans ce n’est pas beaucoup pour inverser la tendance, même sur une île.

 http://italie.blog.lemonde.fr/2015/12/22/matteo-renzi-ca-narrive-quaux-autres/
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REAZIONE:
1-SOLDI PER LA CULTURA CONTRO IL TERRORISMO?NON BISOGNA SPENDERLI,IN ITALIA NON C’E MAI STATO UN ATTACCO TERRORISTA.
2-PAURA DEI POPOLISMI?SCHERZIAMO?,SONO I SUOI COMPAGNI DI ROTTA NELLE LARGHE INTESE.
3-DEFRAMENTAZIONE DEL PESAGGIO POLITICO?LA FRAMENTAZIONE IN ITALIA E’ UN MURO CONTRO LE TENTAZIONI AUTORITARIE E L’ITALICUMM E LE RIFORME BOSCHI NON VERRANNO MAI FATTI.
4-VITTORIA DI GRILLO?IMPOSSIBILE,VINCERA IL PARTITO DEL NON-VOTO.I SONDAGGI VALIDI SONO QUELLI DELLE URNE SOLTANTO.MA NIENTE PAURA,RENZI NON ARRIVERA AL 2018.SARA MESSO “TRA VIRGOLETTE” MOLTO PRIMA.
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DICEMBRE 2015:CRAC BANCA ETRURIA
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-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:INCHIESTA
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Bilanci anomali e Cda da non nominare: le accuse a Etruria

Pier Luigi Boschi, Lorenzo Rosi e Alfredo Berni

Pier Luigi Boschi, Lorenzo Rosi e Alfredo Berni

La relazione di Bankitalia, i rilievi a Lorenzo Rosi e a Pier Luigi Boschi. Gli ispettori parlano di «gravi ritardi» degli organi di governo per intervenire sul dissesto dalla nostra inviata Fiorenza Sarzanini
Truffato da Banca Etruria, pensionato «risarcito» in diretta
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REAZIONE:FALSO IN BILANCIO E NOMINAZIONI “INADEGUATI” TRA I QUALI QUELLA DEL PADRE DELLA BOSCHI E QUELLA DELLA BUGNO FATTA DA RENZI.
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-NOTA COMPLETA:
Bilanci anomali e quel Cda da non nominare: le accuse a Etruria
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Milano, 22 dicembre 2015 – 09:36
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Da sinistra: Pier Luigi Boschi, Lorenzo Rosi e Alfredo Berni

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Da sinistra: Pier Luigi Boschi, Lorenzo Rosi e Alfredo Berni
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AREZZO L’ultimo consiglio di amministrazione di Banca Etruria non doveva essere nominato. Con una lettera inviata il primo aprile 2014 la Vigilanza aveva sollecitato «un ricambio degli organi aziendali», ma quell’invito è stato solo «parzialmente accolto» perché il 4 maggio 2014 «otto amministratori sono stati confermati». Tra loro il presidente Lorenzo Rosi e i vicepresidenti Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi, padre della ministra per le Riforme Maria Elena. È uno dei «rilievi» che Bankitalia ha mosso nella relazione ora trasmessa al procuratore di Arezzo Roberto Rossi, titolare delle inchieste sul dissesto dell’Istituto di credito, che dovrà valutare gli eventuali illeciti penali da contestare agli amministratori. Il resto riguarda le «anomalie» riscontrate nei bilanci e «i gravi ritardi» da parte degli organi di governo per intervenire in maniera adeguata sul dissesto. Una situazione che ha portato all’apertura del procedimento disciplinare nei confronti degli amministratori, che adesso subiranno nuove sanzioni. Una procedura già comunicata anche alla magistratura.
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La spartizione nelle nomine
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Gli ispettori di Bankitalia sottolineano di aver sollecitato all’inizio di aprile 2014 la necessità di «assicurare una netta discontinuità con il passato attraverso un significativo ricambio del Cda, incluse le figure apicali». In particolare era stato chiesto di formare nuove liste di candidati ma l’indicazione non è stata seguita. Per questo contestano la procedura sulla «conferma» di otto consiglieri e indicano anche le «regole» di spartizione specificando che hanno riguardato «il presidente Lorenzo Rosi; il vicepresidente vicario Alfredo Berni, espressione di punta della lista di minoranza del precedente consiglio; il vicepresidente Pier Luigi Boschi, esponente in società operanti nel settore agricolo; il dottor Luciano Nataloni, vicepresidente della controllata Banca Federico del Vecchio; Andrea Orlandi, imprenditore; la dottoressa Claudia Bugno con diversi incarichi nella pubblica amministrazione; il professor Felice Santonastaso; il dottor Luigi Nannipieri, professionista». Bugno è stata nominata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi coordinatrice generale per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Gli ispettori contestano il fatto che «ben quattro dei cinque componenti del Comitato esecutivo (Rosi, Berni, Boschi, Orlandi e Catanossi, amministratore della controllata Bap Vita) – che si occupa principalmente di delibere in materia creditizia – erano consiglieri in carica nei precedenti esercizi».

Niente tagli ai compensi del Cda

Secondo Bankitalia la grave situazione di dissesto è stata affrontata in ritardo, nonostante più volte fosse stata evidenziata la necessità di intervenire. Il punto centrale è rappresentato dai «crediti deteriorati» per un totale di circa 3 miliardi di euro dei quali 2 miliardi di sofferenze. Anche per questo viene stigmatizzato il lavoro della «Commissione consiliare informale», della quale facevano parte il presidente, i due vicepresidenti e tre consiglieri, che non ha mai verbalizzato le sue riunioni rendendo così «poco trasparente l’intero percorso decisionale». Uno dei rilievi mossi ai componenti del Cda e rispetto al quale i magistrati dovranno valutare l’esistenza di profili penali riguarda i compensi, perché il Cda entrato in carica il 4 maggio 2014 aveva preso l’impegno di ridurre gli stipendi – del 32,5% quello del presidente e del 20% quelli dei vice – invece non ha rispettato la delibera e soprattutto ha lasciato cadere la richiesta della Vigilanza di cercare «un partner di elevato standing».

Le «anomalie» nei bilanci

Dopo aver analizzato il comparto amministrativo contabile, gli ispettori evidenziano numerose anomalie che adesso dovranno essere valutate dai magistrati. Risulta infatti che circa il 30 per cento delle posizioni deteriorate avevano fornito a garanzia immobili con una valutazione non adeguata anche perché nella maggior parte dei casi si faceva riferimento a un’analisi che risaliva a circa due anni prima e dunque non poteva essere ritenuta parametro attendibile. Sulla base di queste «contestazioni» Bankitalia ha trasmesso i propri rilievi agli interessati che a loro volta hanno la facoltà di presentare le controdeduzioni in vista dell’emissione delle sanzioni.
Agli atti del procuratore Roberto Rossi c’è una consulenza di parte che aveva escluso la possibilità di contestare il falso in bilancio, ma le novità emerse con l’ultima relazione degli ispettori potrebbero adesso portare a una rilettura di quanto accaduto. La documentazione consegnata al procuratore elenca, infatti, quelle che sono poi diventate formali contestazioni, violazioni ritenute tanto gravi da far scattare il commissariamento.

22 dicembre 2015 (modifica il 22 dicembre 2015 | 13:51)

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 http://www.corriere.it/politica/15_dicembre_22/bilanci-anomali-quel-cda-non-nominare-accuse-etruria-fc73ab20-a884-11e5-8cb6-cc689478293e.shtml
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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 257 »

14 dicembre 2015
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14 DICEMBRE 2015:ELEZIONI REGIONALI FRANCESI,COME DICEVAMO IERI….

-TITOLARE LE MONDE:

Le nouveau paysage politique des régions françaises

image: http://s1.lemde.fr/image/2015/12/13/644×322/4831156_3_a7a8_des-militants-du-front-national-a_474aa8f3eac0cbeb22ae270ecdb53512.jpg

Des militants du Front National à Hénin-Beaumont (Pas-de-Calais) le soir du 13 décembre 2015.

Le Front national n’est pas parvenu à prendre la tête d’une région malgré sa percée au premier tour. La droite remporte 7 régions, la gauche 5.

En savoir plus sur http://www.lemonde.fr/#4yPiXBsaQQLR4VyS.99

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-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Elezioni Regionali Francia – Ballottaggi – 13 dicembre 2015

*Nord-Picardia

-Unione destra,57,77% (24,97)

-Front National,42,23% (40,64)

*Provenza-C. Azzurra

-Unione destra,53,78% (26,48)

-Front National,46,22% (40,55)

*Borgogna-… (Bfc)

-Unione sinistra,34,68% (22,99)

-Unione destra,32,89% (24,00)

-Front National,32,44% (31,48)

*Centro-Loira

-Unione sinistra,35,38% (24,31)

-Unione destra,34,50% (26,25)

-Front National,30,12% (30,49)

Tutti i risultati

In queste 4 Regioni il Front National aveva le maggiori possibilità di vincere. Clicca per i risultati completi

La Francia dice stop all'ultradestra -   liveblog   Nessuna regione al Front national di Le Pen

La Francia dice stop all’ultradestra – liveblog
Nessuna regione al Front national di Le Pen
Ballottaggi: sconfitta per Marine e Marion foto riepilogo
7 collegi ai repubblicani, 5 ai socialisti: Corsica ai nazionalisti
Rep Tv Ginori: Ma gauche e Sarkozy non possono festeggiare
Video La leader Fn: “Contro di noi manipolazioni” / Speciale / Guida
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REAZIONE:COME DICEVA IERI SONO STATI SCONFITTI I FAUTORI DELLE CONTRADIZIONI E IL PARADOSSO,LA PROPAGANDA DI CERTI GIORNALISTI INSOMMA.COME CONTRO BERLUSCONI,COME CON CAMERON NELLE VISPERA ELETTORALE,E COME IN TANTE ALTRE OCASIONI LA NUOVA ERA CI HA MESSO LA FACCIA E QUANDO CI LA METTE NON SBAGLIA.SE AVESSI VINTO IL FRONTE NAZIONALE DI LE PEN,SAREBBE STATO “TECNICAMENTE” UN GOLPE DI STATO,MA NELLA FRANCIA QUESTO E’ IMPOSSIBILE,LA SUA DEMOCRAZIA GODE DI BUONA SALUTE.PER LA LE PEN LA SCONFITTA PIU COLOSSALE MAI IMMAGINATA,NON HA PRESO NIENTE DI QUANTO CANTAVA VITTORIA,IL MIRACOLO NON C’E STATO TRANNE CHE NELL’IMMAGINAZIONE DI CERTI ESSALTATI:LA LE PEN SI VEDEVA NELL’ELISEO E SALVINI CON BOSSI,CHE SI SENTIVA ALLE PORTE DEL CIELO, FANTASTICAVANO CON UNA EUROPA TUTTA PADANIA.
MA IN QUESTA TOURNE ELETTORALE IL FN E LE PEN NON SONO ESSISTITI,DIMENTICHIAMOLI E’ STATO SOLO UN MAL MOMENTO DA METTERE TRA VIRGOLETTE,TORNIAMO AL DISCORSO DI PRIMA:COME DICEVAMO IERI…………
PD:E UN’ALTRA DESTRA E’ POSSIBILE.
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14 DICEMBRE 2015:BANCA,CONFLITTO DI INTERESSI IN DUE PAPA
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-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:
CRAC BANCHE
Le accuse dell’opposizione: «Banca Etruria e il papà di Renzi»

L’ultimo presidente dell’istituto è socio dell’azienda del padre del premier. L’amarezza di Pier Luigi Boschi, padre della ministra: «La banca non era più raddrizzabile» di Fabrizio Caccia
Boschi: «Mi spiace per quanto avviene, mio padre persona perbene»
Banche, Renzi alla Leopolda: «Quel decreto lo rifirmerei domani»di N. Luca

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REAZIONE:ESSAGERATO LE DIMISSIONI?MA VAFFA………TROPPO E’ TROPPO, ALLA GIUSTIZIA E AL VOTO SUBITO.VIA IL TANDEM RENZI-BOSCHI,QUESTO SI CHIAMA TRUFFA SIGNORI.O VOI CREDETE IN CASUALITA?

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15 DICEMBRE 2015:ERA FIGLIO DI BOSSI,TERUN E LADRO MA NON LO SAPEVA

milano.corriere.it
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Riccardo Bossi: «Chiedevo soldi per me, pensavo fossero di famiglia»
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il processo per appropriazione indebita

Milano, 14 dicembre 2015 – 15:03

Riccardo Bossi in Aula (Ansa)
Riccardo Bossi in Aula (Ansa)

Riccardo Bossi «non si è mai rivolto alla Lega per avere quei soldi, ma li ha chiesti al padre, tramite la segretaria Loredana, solo per il 2011 e pensava fossero soldi di famiglia». È la linea difensiva del primogenito del fondatore del Carroccio, anticipata dal suo legale, Agostino Maiello, fuori dall’aula del processo con rito abbreviato (a porte chiuse) nel quale il figlio del Senatur, imputato per appropriazione indebita perché avrebbe fatto spese personali con i fondi del partito, è stato interrogato.Processo «The Family», i figli di Bossi in aula

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Processo «The Family», i figli di Bossi in aula

Processo «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aulaProcesso «The Family», i figli di Bossi in aula

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«Come tutti i figli, chiedevo aiuto a mio padre», ma «non sapevo che pagasse la Lega». Si è difeso così Riccardo Bossi, figlio maggiore del Senatur, nel corso del processo, celebrato con rito abbreviato, che lo vede imputato per appropriazione indebita (Fotogramma)
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Rapporti difficili

Il difensore di Riccardo Bossi, che ha depositato al Tribunale una memoria, ha spiegato che il suo cliente, «non ha mai chiesto i soldi all’ex tesoriere» del Carroccio, Francesco Belsito, ma ad altri collaboratori del padre al quale, invece, «non si rivolgeva direttamente perché con lui aveva rapporti difficili o era sempre impegnato». Soldi, ha ripetuto l’avvocato, «di cui non sapeva la provenienza». «Lui non c’entra con il partito» dal quale però, ha proseguito l’avvocato, «riceveva un emolumento di 3.200 euro al mese per sponsorizzare la Lega all’estero durante le gare automobilistiche».

«Solo nel 2011»

Rispondendo alle domande del pm Paolo Filippini, l’avvocato di Bossi ha spiegato che il suo cliente «non può rispondere di queste somme» e poi che «ci sono addebiti per 20/25 mila euro relativi alle macchine che proprio non lo riguardano». E per dimostrare la sua tesi Riccardo Bossi, con il suo legale, ha depositato anche una serie di documenti «che avrebbe dovuto produrre il pm», sottolinea l’avvocato, e che «riguardano le sue fonti di reddito. Vorrei sottolineare che il mio assistito è indipendente da quando ha 22 anni: per una sola vola nella sua vita, nel 2011, ha avuto bisogno del padre, per il resto se l’è sempre cavata da solo». «Per quell’anno non aveva disponibilità finanziarie – ha proseguito l’avv. Maiello – in quanto è venuta meno una sponsorizzazione consistente. Così ha pensato di rivolgersi alla segretaria del padre, Loredana Pizzi», la cui richiesta di citazione come teste della difesa «non è stata accolta dal giudice».

Spese per 158 mila euro

Quanto a Belsito, Riccardo Bossi «l’avrà visto sì e no una decina di volte – ha aggiunto il difensore – e non conosceva gli addetti ai lavori della Lega. Lui era un semplice militante e nulla di più». Ora Riccardo Bossi – è l’unica cosa che ha detto prima dell’interrogatorio – lavora per un’azienda estera che tratta petrolio. Al primogenito dell’ex leader della Lega sono stati contestate spese personali attorno ai 158.000 euro, denaro usato per pagare anche «il mantenimento dell’ex moglie», l’abbonamento della pay-tv, luce e gas e anche il veterinario per il cane.

14 dicembre 2015 | 15:03

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 http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_14/riccardo-bossi-chiedevo-soldi-me-pensavo-fossero-famiglia-processo-lega-fondi-aa6b4a02-a269-11e5-bc29-364a59bfeed9.shtml
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REAZIONE:
-E’ “TERUN” PERCHE LA MADRE E’ SICILIANA(MA LUI NON LO SA PERCHE E’ FIGLIO DI FONDATORE DELLA LEGA “NORD”).
-”APPROPIAZIONE INDEBITA” SIGNIFICA “LADRO” MA LUI NON LO SAPEVA(I SOLDI NON LI CHIEDEVA AL PARTITO MA ALLA SEGRETARIA DI PAPA):SONO SOLDI “DI FAMIGLIA”(MICA DELLO STATO.LO STATO E’ “ROMA LADRONA” E LO DEVE INDENNIZZARE A LUI CHE ITALIANO NON E’ MA APPARTIENE ALLA LEGA SEPARATISTA DEL NORD)
-PAPA?:NON CENTRO,NON VEDO,NON SENTO,”NON ANDIAMO DI ACCORDO”.
-IL PARTITO?NON CENTRO,SONO UN SEMPLICE MILITANTE.
-BELSITO?CHE SCHIFO!
-SCHERZO? DA QUESTI CUA CHI NON CORRE VOLA,MA LUI NON CENTRA: FA LE CORSE.
-LA MADRE NON CENTRA VERAMENTE:NON E’ MAI STATA OCCUPATA CON NESSUNA ACCUSA.SOLO IL MARITO E I FIGLI,QUESTO   E’ L’UNIVERSITARIO CON “LAUREA”(SI FA PER DIRE PERCHE L’HA COMPRATA)ALL’ESTERO.
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Immagine anteprima YouTube
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15 DICEMBRE 2015:DUE PAPA A PROCESSO

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-TITOLARE SUL CORRIERE DELLA SERA.
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L’INCHIESTA

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Banca Etruria, ex vertici indagati per dissesto: conflitto d’interessi
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Indagati l’ex presidente Lorenzo Rosi e il manager Luciano Nataloni per «omessa comunicazione di conflitto di interessi». Le accuse dei pm e la relazione di Palazzo Koch su finanziamenti per 185 milioni di F.Sarzanini

-LA NOTA COMPLETA:

corriere.it
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Banca dell’Etruria, ex vertici indagati per il dissesto. «Conflitto d’interessi»

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L’INCHIESTA
Milano, 15 dicembre 2015 – 07:08.Le accuse dei pm e la relazione di Palazzo Koch su finanziamenti per 185 milioni

ROMA Sono accusati di aver sfruttato a fini personali il ruolo che avevano all’interno dell’Istituto. E di averlo fatto per godere di finanziamenti che altrimenti non avrebbero potuto ottenere. Per questo l’ex presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi e l’ex membro del Cda Luciano Nataloni sono accusati dalla procura di Arezzo di «omessa comunicazione di conflitto d’interessi». L’indagine avviata dai magistrati toscani compie dunque il salto di qualità e punta direttamente ai vertici, individuando possibili responsabilità nel dissesto.

È il primo passo, le verifiche affidate al nucleo Tributario della Guardia di Finanza sono tuttora in corso. E la lista degli indagati potrebbe presto allungarsi, puntando direttamente al management e agli altri componenti del Consiglio di amministrazione. Ma i controlli dovranno anche stabilire come mai né Palazzo Koch, né la Consob misero in guardia dai rischi legati alle emissioni obbligazionarie, e questo nonostante siano state effettuate ben tre ispezioni tra dicembre 2012 e febbraio 2015.

Le contestazioni del procuratore Roberto Rossi a Rosi e Nataloni si rifanno alla relazione di Bankitalia che nel febbraio scorso decise il commissariamento di Etruria. E si riferiscono al periodo che va dal 2013 al 2014, quando vicepresidente era Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena. In particolare nel dossier degli ispettori di Bankitalia veniva evidenziato come pratiche di finanziamento per 185 milioni si siano svolte in situazioni di «conflitto d’interesse» generando 18 milioni di perdite. E subito dopo si parlava del ruolo di Rosi e di due pratiche di finanziamento intestate a Nataloni: una da 5,6 milioni di euro riguardante la società «Td Group» finita in sofferenza, una da 3,4 milioni di euro senza però l’indicazione dell’azienda. Quanto basta — secondo l’accusa — per procedere per «omessa comunicazione del conflitto di interessi» in relazione all’articolo 2391 del codice civile che riguarda proprio gli «interessi degli amministratori».

Proprio in questi giorni il nome di Rosi è finito al centro di una polemica tra il consigliere di Fratelli d’Italia e la famiglia Renzi. Il politico toscano sostiene che, dopo il commissariamento, l’ex presidente di Etruria con la sua Nikila Invest è diventato socio della Party srl, l’azienda che fa capo a Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, ed è impegnata nella costruzione di outlet. Un’attività alla quale si dedica anche Nataloni ed è proprio questo ad avere suscitato interesse negli investigatori. I Renzi hanno smentito, ma ieri il politico toscano ha reso note le visure camerali confermando l’intreccio societario.

La relazione di Bankitalia contestava un «buco» di circa tre miliardi di euro. E proprio per cercare di ripianare le perdite sarebbero state emesse le obbligazioni subordinate diventate carta straccia dopo il decreto firmato due settimane fa dal governo proprio per salvare Etruria e altre quattro banche. Bankitalia ha fatto sapere, pur specificando di non aver alcun potere di veto, di aver sconsigliato la vendita ai piccoli risparmiatori. Per questo l’inchiesta dovrà accertare se davvero questa raccomandazione fosse arrivata ai vertici di Etruria e quali siano state invece le indicazioni fornite dai vertici ai responsabili delle varie filiali.

Anche perché si deve tenere comunque conto che è alla Consob che spetta la vigilanza sull’emissione dei titoli di debito destinati agli investitori istituzionali e sopratutto ai risparmiatori, ma non risulta che siano stati mossi rilievi né tantomeno che ci siano state segnalazioni alla magistratura. E anche di questo si cercherà adesso di scoprire le cause.

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15 dicembre 2015 (modifica il 15 dicembre 2015 | 07:08)

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http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_15/banca-dell-etruria-indagine-conflitto-d-interessi-e07a3038-a2ad-11e5-bc29-364a59bfeed9.shtml
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L’INTERVISTA
La difesa della mamma della Boschi:«Mai preso un euro,ci saranno sorprese»
Le immagini

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Parla la mamma della ministra e moglie dell’ex vicepresidente di Banca Etruria: «Maria Elena vai avanti, il nuovo fa paura» F. Caccia
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Banche, M5s: sfiducia alla Boschi Lei risponde: "Io non mollo"

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16 DICEMBRE 2015:FN E STRAGE DI PARIGGI,MISTERO

-SU L’ESPRESSO:
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Terrorismo
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Charlie Hebdo, le armi della strage di Parigi fornite da un ex del Fronte national
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Estremista di destra, è stato parà, mercenario, funzionario di Fn. Ora è accusato di avere gestito mitra e pistole usate da Culibaly negli attacchi dello scorso gennaio,di Gianluca Di Feo15 dicembre 2015

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Charlie Hebdo, le armi della strage di Parigi fornite da un ex del Fronte national

Un ex mercenario di estrema destra ed ex funzionario del Fronte National ha contribuito ad armare gli stragisti islamici che hanno terrorizzato Parigi nello scorso gennaio. Gli ultimi sviluppi nell’indagine sull’assalto alla redazione parigina dello scorso gennaio sembrano usciti dalla trama di una fiction televisiva. Ma i provvedimenti della magistratura francese adesso sembrano confermare i sospetti che circolavano da mesi: un kalashnikov e quattro pistole usate da Amedy Coulibaly sono passati dalla rete di Claude Hermant un personaggio dai mille misteri e una sola certezza, l’odio xenofobo.  

Hermant e la sua compagna sono stati posti in stato di fermo. Gli inquirenti sarebbero riusciti a dimostrare che le armi usate per uccidere una poliziotta e quattro ostaggi catturati in un supermarket parigino erano transitate dalla società della donna, per poi essere vendute a Coulibaly nella città belga di Liegi.

I due sono già in cella dal 23 gennaio, due settimane dopo la prima ondata di massacri jihadisti in Francia, con l’accusa di traffico d’armi internazionale. Avrebbero modificato mitragliatori e pistole destinati al mercato dei collezionisti rendendoli perfettamente funzionanti. Un’indagine nata nella primavera 2014, dalla quale però emergono misteri su misteri. Inclusa la possibilità che Hermant fosse un informatore della polizia francese e belga.

Tutta la storia di quest’uomo ha aspetti romanzeschi, ricostruiti da una lunga inchiesta di “Liberation”. È stato paracadutista, congedandosi con il grado di sergente nel 1982. Ma negli anni di attività militare avrebbe operato anche con i servizi segreti francesi. Viene segnalato come mercenario in Angola. Poi ricompare nella guerra jugoslava, combattendo con la legione croata che aveva richiamato volontari neofascisti da tutta Europa.  Quindi nel 1999 finisce in cella in Congo, con il sospetto di avere partecipato a un complotto contro le autorità locali. Ma viene rilasciato, per un intervento delle autorità francesi che ha fatto ipotizzare come in realtà fosse in missione per conto degli 007 di Parigi.

Non solo. Tra il 1994 e il 1999 è stato membro del servizio d’ordine del Fronte National. Lui stesso nel 2001 disse di avere fatto parte di una cellula clandestina creata dal partito nel 1997 per alimentare la rivolta nelle banlieu. Il compito del gruppo era di infiltrarsi nelle periferie, prendere contatto con le bande criminali e giovanili, condizionandole e incitandole alla rivolta. Tutto questo per alimentare un senso di insicurezza che avrebbe permesso al Fronte di ottenere consensi. Rivelazioni smentite dai vertici del movimento nazionalista.

Nel 2008 assieme a un altro ex del Fn crea a Lille l’associazione di estrema destra “La maison du peuple flamand”, facendosi notare per una serie di iniziative contro i musulmani, caratterizzate dalle grigliate in piazza di carne di maiale. È anche l’animatore dei “Campi di Ares”, dal nome greco del dio della guerra, dove si insegnavano tattiche militari ai giovani neofascisti. Nell’ottobre 2011 organizza una manifestazione a Lille con Serge Ayoub, il leader della Terza posizione francese, sciolta dopo l’omicidio dell’antifascista Clement Meric. Anche “La maison” è stata chiusa nel 2012.

Da allora l’ex parà si è dedicato alla vendita di patatine fritte in un chiosco con la moglie, svolgendo lavori saltuari come vigilantes o promuovendo sfide di paintball, un gioco con fucili che sparano proiettili alla vernice. Attività di copertura, perché in realtà, avrebbe sfruttato la sua rete di camerati per acquistare, modificare e rivendere armi. Usate da rapinatori. E anche dagli attentatori islamici. Una circostanza che sembra fatta apposta per alimentare le tesi complottiste più ardite.

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/12/15/news/charlie-hebdo-le-armi-della-strage-di-parigi-fornite-da-un-ex-del-fronte-national-1.243564?ref=HRBZ-1

REAZIONE:TESI COMPLOTTISTE?.FORSE NON ERO TANTO SBAGLIATO,VEDI POST ANTERIORE(256)SCRITTO “TERRORISMO E ELEZIONI,IL PARADOSSO DELLA FRANCIA E LA SPAGNA OVVERO “DONDE EL DIABLO PERDIO EL PONCHO””.

-APPENDICE:MISTERO MA NON TROPPO

-SUL CORRIERE DELLA SERA:

FRANCIA

«Isis come il FN», Le Pen furiosa posta le foto delle decapitazioni

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Dopo il paragone del politologo francese Kepel, la presidente del Front National risponde pubblicando su Twitter le immagini di propaganda del gruppo jihadista

di M.Ser.

Marine Le Pen (Foto Epa)
Marine Le Pen (Foto Epa)

Tre tweet, con le immagini più cruente dei video di propaganda di Isis. È stata la risposta furente di Marine Le Pen, dopo che nella trasmissione radiofonica del mattino dell’emittente RMC il politologo ed esperto di radicalismo Gilles Kepel, ha paragonato l’ascesa del jihadismo ai successi del Front National.

 Dopo la delusione elettorale

«Sono due fenomeni che si assomigliano», ha dichiarato Kepel che era ospite in studio commentando l’ondata di radicalizzazione che sta investendo l’Europa. Un tema delicato dunque di cui Kepel ha parlato anche sul Corriere della Sera in un’intervista il 14 dicembre («Assistiamo ad un processo di radicalizzazione, cresciuto al tempo delle rivolte violente nelle banlieue dieci anni fa, ma esploso soprattutto dopo la vittoria dei socialisti di François Hollande alle presidenziali del 2012. L’affermazione ora del Front National… è parte dello stesso fenomeno che ha scatenato l’islamismo radicale. Entrambi i casi rappresentano una sfida frontale al vecchio establishment politico. Il 40% degli elettori che scelgono Le Pen al primo turno non sono tutti fascisti. Si tratta piuttosto di persone che manifestano sfiducia e rifiuto per la classe dirigente al potere… Il messaggio è forte, inequivocabile»).

Su Internet

La dichiarazione radiofonica del politologo è rimbalzata su Twitter e sui social network dall’account della trasmissione, suscitando immediatamente la risposta di Le Pen, reduce dalla delusione elettorale delle elezioni regionali dopo che il suo partito era balzato in testa in sei regioni su tredici al primo turno, proprio in seguito agli attentati di Parigi. Per tutta risposta, la presidente del Front National, ha iniziato a postare dal suo account una serie di immagini di ostaggi dell’Isis decapitati, arsi vivi, e schiacciati da un carro armato utilizzando l’hashtag #Daesh c’est ÇA (letteralmente questo è Daesh, questo è Isis) a voler rimarcare la differenza tra il gruppo terroristico e il movimento politico di estrema destra.

Immagini cruente

Ovviamente l’iniziativa ha suscitato polemiche e critiche, soprattutto a sinistra. «Le Pen ha perso la testa», ha titolato con un gioco di parole il quotidiano Libération accusando la presidente del movimento di estrema destra di fare da cassa di risonanza alla propaganda jihadista, dopo che per mesi i governi hanno chiesto ai colossi del web di censurare le immagini cruente postate da Isis. Le Pen ha attaccato duramente anche il conduttore della trasmissione Jean-Jacques Bourdin, sommerso da insulti dai sostenitori del Front National.«Il paragone fatto questa mattina da Bourdin tra Daesh e il Fn è inaccettabile, deve immediatamente rettificare», ha scritto Marine sempre su Twitter. Il tutto mentre quelle immagini, cruente e terribili, venivano ritwittate migliaia di volte.
16 dicembre 2015(modifica il 16 dicembre 2015|17:01)
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http://www.corriere.it/esteri/15_dicembre_16/isis-come-fn-pen-furiosa-posta-foto-decapitazioni-ae36298e-a405-11e5-900d-2dd5b80ea9fe.shtml

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16 DICEMBRE 2015:RENZI,BOSCHI E IL PAPA DEI DUE

-TITOLARI HUFFINGTON POST:

-TITOLARE 1:”LA LINEA DEL GOVERNO SULLA GIUSTIZIA LA DETTA PAPÀ RENZI?”

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-TITOLARE 2:
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DALLA PALUDE ALLO STAGNO
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-2A:Il Governo teme un nuovo rallentamento dell’economia, unito al crollo della fiducia nel sistema bancario. Renzi prova a reagire: a gennaio nuova stretta sulla spesa e Industry 4.0 (di A. Mauro)
-2B:”STAGNAZIONE SECOLARE” – Padoan ammette le difficoltà di ripresa dell’Italia. Confindustria taglia le stime, l’evasione zavorra il Pil
-2C:NIPOTE DI FANFANI, RENZIANO AL CSM, DIFENSORE BANCA ETRURIA Aumentano gli intrecci familiari e amicali intorno al caso del Salva banche (di A. De Angelis)

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REAZIONE:UN RENZI SCONOSCIUTO.DOVE E’ ANDATO A FINIRE QUEL RENZI DELL’INIZIO DEL GOLPEDI PALAZZO,DEL 40 PER CENTO,DELLA CONQUISTA DELL’UNIONE EUROPEA,DELLE QUOTE E ABOLIZIONE DELLA CLAUSOLA DI BERLINO,DELLA MANOVRA DIVERSIONISTA  GUERRAFONDAIA ALLA GUALTIERI IN LIBIA,ECC?NON HA PREGATO SANT’ANTONIO.

QUESTI TITOLARI LE SVILUPPERO DOMANI,MA…POVERETTO RENZI,SI DIMETTA SUBITO,SI DISSOLVANO LE CAMERE SI TORNI AL VOTO ORA,APPROFITTIAMO ORA L’EFETTO ESPANSIVO DELL’ONDA FRANCESE.NON PERMETTIAMO CHE IL CENTRODESTRA CONTINUI A GOVERNARE CON IL SUO BURATTINO E MAGARI POSSA CRESCERE ALL’INFLUSSO DELL’OBLIO DEL TEMPO CHE PASSA CHE E’ SEMPRE GALANTUOMO,DEI MAGNATI DEI MEDIA TRADIZIONALI,E DEI SONDAGGI TAROCCATI,LE SOLITE ARME DELL’ERA BERLUSCONI-LEGA-PRODI,INSIEME AL POPOLISMO DI DUE SOLDI E ALLE MINACCIE VIOLENTISTE.

LA LUNA DI MIELE E’ FINITA,UN’ALTRA DESTRA,LIBERALE,DEMOCRATICA,REPUBBLICANA,CIVILIZZATA E’ POSSIBILE,ED E’ COMPATIBILE CON LA NUOVA ERA.

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17 DICEMBRE 2015:RENZI E IL SALVA……,:NIKI VENDO LA

-SU LA REPUBBLICA:

L’outlet di Rosi e gli affari di papà Renzi

L ‘ex presidente di Banca Etruria costruisce shopping mall con un’azienda legata a quella della famiglia del premier,di MASSIMO VANNI.
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.L'outlet di Rosi e gli affari di papà Renzi
(reuters)
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FIRENZE. Dalla banca agli outlet. L’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi è stato per un quindicennio a capo della Castelnuovese, nata come cooperativa ‘rossa’ del mattone e con lui diventata un po’ meno rossa, considerate le sue radici cattoliche e democristiane. Ma da alcuni anni si occupa di outlet del lusso e di operazioni immobiliari.È fra le altre cose amministratore unico della Egnazia Shopping Mall, una srl con capitale sociale di 10mila euro e sede a Firenze che si occupa proprio di costruzione e gestione di centri commerciali. E che ha oggi due operazioni significative in corso: una a Fasano, nel brindisino, e l’altra a Sanremo, dove i lavori di realizzazione sono già fa tempo avviati.Egnazia Shopping Mall ha tra i propri soci la coop Castelnuovese, di cui Rosi è stato presidente fino al luglio 2014. Ha la società Syntagma, un’altra srl in cui l’ex presidente di Banca Etruria figura come amministratore unico. E ha come socio di riferimento la Nikila Invest, la società che fa capo all’ingegnere Ilaria Niccolai e che ha recentemente acquistato da Cassa depositi e prestiti per 23 milioni di euro il vecchio Teatro comunale di Firenze con l’obiettivo di farci una quarantina di appartamenti di lusso e pure un albergo.La stessa Nikila Invest vanta anche una partecipazione del 40% nella Party, che fa capo invece alla famiglia del premier: una srl con sede a Rignano, patria di Matteo Renzi, con capitale sociale di 12.500 euro di cui babbo Renzi, Tiziano, è socio e amministratore unico è la moglie Laura Bovoli, mamma di Matteo.Renzi senior c’entra forse qualcosa con Rosi? Dal punto di vista societario niente: “Non esistono veicoli commerciali o finanziari nei quali Tiziano Renzi sia socio di Lorenzo Rosi”, ha del resto precisato il padre del premier attraverso il proprio avvocato Federico Bagattini, quando nei giorni scorsi si sono accesi i riflettori sugli incastri societari e sono partite facili illazioni. La Nikila Invest sta nel mezzo, è soltanto socia di entrambi. “Non sono socio di Tiziano Renzi”, ha dovuto smentire lo stesso Rosi.Ma i riflettori non si sono comunque spenti. Renzi senior, neppure un anno fa, si è presentato davanti ai sindaci di Fasano e di Sanremo assieme ai vertici di Egnazia Shopping Mall per discutere degli outlet e dei progetti di sviluppo a loro collegati. “Tiziano Renzi era assieme ai manager venuti da Firenze, ma ha tenuto un comportamento molto sottotraccia, io ho saputo solo alla fine chi era”, ha raccontato il sindaco della Città dei fiori Alberto Biancheri, a capo di una maggioranza di centrosinistra. Per poi aggiungere: “A quanto ho capito ha un ruolo di consulente per gli aspetti riguardanti il marketing, in particolare per organizzare le trasferte verso l’outlet dei croceristi da Savona, Genova e Costa Azzurra”.La costruzione del centro commerciale sanremese destinato ad ospitare marchi del lusso come Gucci, Prada Dior e Saint Laurent, nella zona di Valle Armea, è ormai iniziata. E il modello architettonico a cui ci si ispira è quello dell’outlet di Incisa Valdarno, a pochi chilometri da Rignano. Uno dei centri commerciali più grandi d’Italia, che orbita del gruppo Kering (Gucci, Bottega Veneta, Saint Laurent) e che a suo tempo è stato costruito dalla Coam di Andrea Bacci, l’imprenditore rignanese amico di famiglia dei Renzi.

Lo stesso modello di outlet verrà replicato anche a Fasano, si fa sapere dalla stessa Egnazia: “Siamo ancora ai progetti”, dice Lello Di Bari, sindaco Pdl di Fasano fino al 4 settembre scorso. “L’ho saputo dopo che nel gruppo di persone che venne a parlarmi c’era anche papà Renzi”. Ricordando che l’outlet, un investimento tra i 20 e i 30 milioni di euro, avrà 4mila metri quadrati coperti e 25 negozi.

http://www.repubblica.it/economia/2015/12/16/news/l_outlet_di_rosi_e_gli_affari_di_papa_renzi-129565154/?ref=HREC1-1

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REAZIONE:DI COSA SI TRATTA IL TITOLO?AFFARI D’ORO.AFFARI IN FAMIGLIA.AFFARI SONO AFFARI.FARE AFFARI E’ IL MIO LAVORO,IL NOSTRO(ANCHE LA BOSCHI E IL SUO PAPA SONO ETRURIA)AUTLET “ALL INCLUSIV”,IN FAMIGLIA SI FA.ALCUN PROBLEMA?

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aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 256 »

9 dicembre 2015
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9 DICEMBRE 2015:TERRORISMO E ELEZIONI,IL PARADOSSO DELLA FRANCIA E LA SPAGNA OVVERO “DONDE EL DIABLO PERDIO EL PONCHO”
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1-NOTA SU LE MONDE:
régionales 2015
Politique
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édition abonné

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L’inquiétude liée aux attentats renforce le FN
.Le Monde.fr | 24.11.2015 à 06h44,Mis à jour le 24.11.2015 à 10h50 | Par Olivier Faye (Amiens – envoyé spécial)

Abonnez vous à partir de 1 € Réagir ClasserPartager Tweeterimage: http://s2.lemde.fr/image/2015/11/24/534×0/4815994_7_e021_lors-d-un-meeting-de-marine-le-pen-a-amiens-le_aa0d18168a56c0db45081d0be8c7fc45.jpLors d'un meeting de Marine Le Pen à Amiens le 23 novembre 2015.

La salle, plongée dans la pénombre, reste mutique. Aucun drapeau du Front national n’est agité, au contraire des fanions bleu-blanc-rouge et des drapeaux aux couleurs du Nord-Pas-de-Calais et de la Picardie, distribués aux militants. Sur les murs, les affiches « Marine présidente ! » – de la région, évidemment – se succèdent à intervalles réguliers et font tout le tour de la salle. Marine Le Pen est venue à Amiens, lundi 23 novembre, participer à son premier meeting pour les élections régionales des 6 et 13 décembre depuis les attentats qui ont frappé Paris, le 13 novembre. Pour la candidate du FN en Nord-Pas-de-Calais-Picardie, il convient de faire preuve de sobriété et de ne pas apparaître comme voulant récupérer les bénéfices politiques des événements.

Plusieurs sondages indiquent déjà une progression des intentions de vote en faveur du FN dans différentes régions depuis le 13 novembre. En Provence-Alpes-Côte d’Azur, Marion Maréchal-Le Pen est annoncée en tête au premier tour avec 40 % des voix selon l’institut Ipsos, en hausse de trois points par rapport à une précédente enquête. Wallerand de Saint-Just, candidat FN en Ile-de-France, gagne quant à lui deux points selon le même institut, à égalité avec le socialiste Claude Bartolone (22 %) derrière Valérie Pécresse (Les Républicains), à 33 %. Marine Le Pen, enfin, voit son avance croître en Nord-Pas-de-Calais-Picardie : un sondage OpinionWay à paraître dans Valeurs actuelles lui donne 40 % des suffrages au premier tour, soit 14 points de plus que Xavier Bertrand (26 %), candidat du…

L’accès à la totalité de l’article est protégé

http://www.lemonde.fr/elections-regionales-2015/article/2015/11/24/le-fn-vise-desormais-les-indecis-et-les-abstentionnistes_4815995_4640869.html

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En savoir plus sur http://www.lemonde.fr/elections-regionales-2015/article/2015/11/24/le-fn-vise-desormais-les-indecis-et-les-abstentionnistes_4815995_4640869.html#bFo73USfoPCMH23Z.99

REAZIONE:IL PONCHO E’ UN ABITO A MODO DI GRANDE COPERTA CHE USANO I GAUCHOS E GLI INDIANI DEL SUDAMERICA E “DONDE EL DIABLO PERDIO EL PONCHO”(“DOVE IL DIAVOLO HA PERSO IL CAPOTTO”),E’ UN’ESPRESSIONE SPAGNOLA DEL CONO SUD,URUGUAY E ARGENTINA SOPRATUTTO E FA RIFERIMENTO AD UN POSTO MITICO,MISTERIOSO,LONTANO E ISOLATO,QUASI UN POSTO FANTASMAGORICO INESSISTENTE DOVE SUCCEDONO COSE STRANNE,ADIRITTURA PARADOSSALI.PARADOSSALI COME IN QUESTO CASO COME VEDREMMO DOPO.

MA QUESTO POSTO TENEBROSO INQUETANTE POTREBBE ESSERE NON SOLO NEL C….DEL MONDO,POTREBBE ANCHE ESSERE NEL CUORE DELLA CIVILTA EUROPEA,APPUNTO NELLA PARIGGI DELLO SPAGNOLISSIMO NOME DI ANA HIDALGO,IL SUO SINDACO(HIDALGO SIGNIFICA:HIJO DE ALGO,DE ALGUIEN.CIO’E’ FIGLIO DI QUALCUNO,UNA DENOMINAZIONE USATA DAI NOBILI SPAGNOLI).SI PERCHE SUCCEDE CHE IL PRADOSSO INQUETANTE E’ CHE A POCHI GIORNI DELL’ATTENTATO FASCITA,DELL’ISLAM FASCISTA PIU CRUENTO,TENEBROSO E SELVAGGIO CHE SI CONOSCA NEI TEMPI MODERNI COME QUELLO DI “LE BATACLAN” NELLA PARIS DI HIDALGO,ANZI CHE VINCERE NELLE ELEZIONI REGIONALI LA REAZIONE CIVILIZZATA DEL POPOLO SERRANDO FILE CONTRO APPUNTO IL FASCISMO,ASSISTIAMO ALLA RIMONTATA DEL NEONAZISMO DI LE PEN.MA PERCHE SUCCEDONO QUESTI PARADOSI?(E DOPO VEDREMMO PERCHE DEL PLURALE):SUCCEDONO PER LA MANIPOLAZIONE SCANDALOSA E DIABIOLICA DI CERTI POLITICI E DI CERTO GIORNALISMO CHE IPOCRITAMENTE SOTTO LA PARVENZA DI SORPRESSA LI FA ECCO,AMPLIFICA IL SUO MESSAGIO.

E IL PLURALE VA PER CONTO DI QUESTO “PARADOSSO” DIAVOLICO:NON SUCCEDE SOLO ORA E IN FRANCIA MA HA GIA SUCCESSO NELLA SPAGNA DOVE ALLA VISPERA DELLE ELEZIONI CHE HANNO PORTATO AL GOVERNO LA SINISTRA DI ZAPATERO CI E’ STATO UN ATTACO TERRORISTA DELL’ISLAM FASCISTA AL TRENO.SI  IPOTIZZAVA CHE LA ETA ERA COINVOLTA INSIEME ALL’ISLAM RADICALE DELL JIHAD DANDOLI SUPPORTO NELLA PENINSOLA,E INVECE…..,INVECE NO,SI HA “SCOPERTO” CHE LA ETA NON C’ENTRAVA CHE ERANO SOLO GLI ISLAMISTI ARABI E COSI,COSI LO DICONO I GIORNALISTI,IL “POPOLO HA REAGITO PREMIANDO LA SINISTRA E HA VINTO ZAPATERO.CREDIBILE O NO FATTO STA CHE ZAPATERO IN NOME DELLA SINISTRA HA GOVERNATO CON POLITICHE DI DESTRA E PERFINO HA ACCESSO A INTEGRARE LA NATO.IN TEMPI DI PATTISMI SUL MODELO DELLA RIUNIFICAZIONE TEDESCA LE FRONTIERE DI DESTRA E SINISTRA SI SONO SQUAGLIATI.

TORNANDO IN FRANCIA,COME DETTO IL PARADOSSO STA CHE QUESTO ATTENTATO FASCISTA IN PARIGGI FINISCE PER PREMIARE PROPIO I FASCISTI-NEONAZI DI LE PEN.C’E’ QUALCOSA DI STRANNO IN QUESTO E PERFINO QUALSIASI MALPENSANTE DEI COMPLOTTI DEI POTERI OCCULTI,POTERI FORTI,ECC POTREBBE PERFINO IPOTIZZARE IN UN GOLPE DI STATO,SIA NELLA SPAGNA CHE NELLA TERRA DI ANNA HIDALGO.E MANUEL VALS HA PARLATO DI RESPONSABILITA DEI PROPI FRANCESI NEGLI ATTENTATI.

E VEDI DI SEGUITO IN UN’ALTRA NOTA DI LE MONDE UN ESSMPIO DI COME CERTI GIORNALISTI LI FANNO ECO  A QUESTA DIABOLICA MANIPOLAZIONE E INVERSIONI DEI FATTI DI LA LE PEN:

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2-NOTA SU LE MONDE:
lemonde.fr
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Le FN est « une négation brutale de l’esprit critique »
Le Monde.fr | 07.12.2015 à 16h03, Mis à jour le 07.12.2015 à 19h44
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Conférence de Marine Le Pen à Lille, 7 décembre 2015. / AFP / DENIS CHARLET
Conférence de Marine Le Pen à Lille, 7 décembre 2015. / AFP / DENIS CHARLET DENIS CHARLET / AFP
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Tribune écrite par Cécile Alduy, professeure de littérature à l’Université Stanford, auteure de Marine Le Pen prise aux mots. Décryptage du nouveau discours frontiste (Seuil, 2015).
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Quelques semaines à peine après les attentats qui ont semé la mort dans Paris, la France révèle au monde un tout autre visage que celui, fier et endeuillé, qui avait suscité compassion et admiration. Non plus la France tolérante, patrie de l’idéal « liberté, égalité, fraternité » que Barack Obama célébrait, mais une France qui puise dans ses peurs la justification du repli, de la xénophobie et de l’autoritarisme assumé. Double deuil, de nos morts et de nos valeurs. Les triangulaires et désistements républicains du second tour pourront bien amoindrir les gains électoraux du Front national en termes de sièges et de présidences de régions.

Qu’importe, presque, le détail des scores définitifs : quand le Front national atteint 30,6 % des voix au premier tour au niveau national et que les Français placent en tête du podium Marine Le Pen et sa hantise de « l’immigration bactérienne », Sophie Montel en Bourgogne-Franche-Comté, qui défendait les propos de Jean-Marie Le Pen sur « l’évidente inégalité des races » en 1996, ou Marion Maréchal-Le Pen en PACA, qui juge dans Présent que « les musulmans ne peuvent avoir exactement le même rang que la religion catholique », il y a d’ores et déjà un grand perdant. Ces élections signent la défaite de la pensée. Défaite de la pensée d’abord car les attentats ont plongé le pays dans le règne du sentiment et du viscéral. L’impensable nous asservit à sa logique, bloque la réflexion, nous confine dans les impensés.

Plus de fragilité envers le politique

Ce traumatisme, loin de susciter un sursaut démocratique, a fragilisé une confiance déjà abîmée envers les autres et envers le politique. Sauf chez les électeurs frontistes surmotivés par ces mêmes événements, car préparés à y lire la réalisation des prophéties de « guerres interethniques » régulièrement annoncées par le Front national. Car le Front national, parti volontiers anti-intellectuel qui valorise le « bon sens du peuple » et se nourrit de préjugés, est à la fois le parti qui réfléchit le plus au poids des mots et celui qui distille le prêt-à-penser le plus rigide et le moins propice à la pensée comme activité critique.

D’un côté il coopte en les détournant certaines valeurs républicaines porteuses, de l’autre, il propose depuis quarante ans un même roman national figé qui vend du mythe plutôt que l’analyse. Refus de penser l’autre dans sa complexité et dans son devenir, refus de penser l’histoire de France comme autre chose qu’une fresque glorieuse, refus de penser l’individu au-delà du cercle étroit des traditions héritées et des liens du sang et de la parenté, injonctions à croire aveuglément aux autorités établies, amalgames… Son discours est une négation brutale de ce pour quoi la France est justement admirée de par le monde : l’esprit critique, la pensée rationnelle, la recherche historique. Or les médias n’offrent plus un espace de lecture possible de cette imposture.

Friands de petites phrases, si possible « chocs », d’images plus que d’analyses, ils laminent le discours, le saucissonnent en citations et détruisent ainsi la possibilité pour le public d’en faire lui-même une lecture critique. Comment cerner les valeurs réellement portées par une Marine Le Pen qui dénonce, le 28 novembre, des terroristes qui veulent « diviser les Français, les opposer les uns aux autres », si ses mots, qui reprennent presque verbatim ceux de François Hollande (« Que veulent les terroristes ? Nous diviser, nous opposer »), ne sont pas resitué dans la logique souterraine de son discours entier ? Discours de vengeance, quand celui du président insistait sur la fraternité. Défaite de la pensée donc, car pensées défaites, non pas déconstruites ou dépliées, mais morcelées, copiées-collées et tronçonnées en cubes cathodiques consommables mais indigestes pour l’esprit.

La faillite de la pensée n’est en outre guère l’apanage du Front national. En face, la défaite est politique et sémantique avant d’être électorale. Droite et gauche de gouvernement souffrent d’une erreur d’analyse du marché politique : chacun essaie de cerner la demande des électeurs et prend le Front national comme étalon de leurs aspirations. D’où une escalade à droite sur les thématiques identitaires et migratoires depuis la présidence Sarkozy, sur la demande sécuritaire et autoritaire depuis le gouvernement Valls. Cette stratégie ne peut que renforcer le Front national, crédibilisé par ses imitateurs, et brouiller l’image des autres partis, devenus illisibles à force de se renier. La dédiabolisation est autant l’œuvre de Marine Le Pen s’emparant des mots de la République que de ceux qui normalisent son discours en répétant ses clichés, du « clash de civilisation » à la symbolique ambiguë de la déchéance de nationalité.

Or il est urgent de reconstruire une offre politique alternative, cohérente et indépendante du logiciel frontiste. De reprendre le combat culturel, de réfléchir plutôt que refléter le monde-FN, d’élaborer un programme clair dans ses valeurs et ses actions, d’actualiser plutôt que de sacraliser une « République » devenue totem. C’est-à-dire de se remettre à penser.

 http://www.lemonde.fr/idees/article/2015/12/07/le-fn-vrai-parti-du-pret-a-penser_4826508_3232.html
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REAZIONE:MA…CHI HA DETTO CHE LA LE PEN E’ NEMICA DELL’ISLAM RADICALE?LA LE PEN E IL FRONTE NAZIONALE SONO UN MOVIMENTO POLITICO ANTISEMITA MICA ANTI FASCISMO DELL’ISLAM RADICALE,MALGRADO PRETENDA SCARICARE SU SUO PADRE QUESTE ACCUSE.NON DEVE PASSARE QUESTO DIAVOLICO GIOCO POLITICO.NO A FALSI COMPARTIMENTAZIONI.
CATTOLICESIMO SUPERIORE ALL’ISLAM?A QUALE CATTOLICESIMO FA RIFERIMENTO A QUELLO DELL FRANCIA PATRIA DEL LAICISMO O A QUELLO DI CHAVEZ E MADURO?
ECCO LA DIABOLICA INVERSIONE DEI FATTI CRANEATA DA LA LE PEN E  DA QUI SI FA ECCO QUESTO GIORNALISTA APPARENTEMENTE BEN PENSANTE RAFFINATO INTELLETUALE.COERENZA,VERITA E SINCERITA LI TOLGANO LA MASCHERA AD ENTRAMBI E LA LORO IPOCRESIA.
MA IN QUESTO CASO CONCRETO QUALE E’ LO SCOPO FINALE?:EVITARE CHE UNA DESTRA LAICA,LIBERALE,MODERATA E DEMOCRATICA COME QUELLA DI SARKOZY ACCEDA NUOVAMENTE AL GOVERNO DI UN PAESE COSI IMPORTANTE PER LA CIVILTA OCCIDENTALE(E PER LA NUOVA ERA).SAREBBE UN CATTIVO ESSEMPIO PER LE DESTRE RADICALI DEL CONTINENTE E IL MONDO INTERO.VEDI DI SEGUTO.
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3-NOTA SU LE MONDE:
Pour son premier meeting de l’entre-deux-tours, Sarkozy met PS et FN sur le même pied

Le Monde.fr | 08.12.2015 à 22h36 ,Mis à jour le 09.12.2015 à 00h34 | Par Alexandre Lemarié (Rochefort, envoyé spécial)

Abonnez vous à partir de 1 € Réagir ClasserPartager Tweeter.Nicolas Sarkozy a lancé une véritable opération de charme en direction des électeurs du FN en vue du second tour des élections régionales, mardi 8 décembre, lors d’un meeting à Rochefort (Charente-Maritime).

« Il y a 6 millions de Français qui ont voté pour le Front national. Je veux leur dire une chose : le vote pour le FN n’est pas un vote contre la République car si c’est un vote contre la République, pourquoi la République autorise-t-elle depuis trente ans des candidats du FN à se présenter ? », a demandé le président des Républicains (LR) lors de son premier meeting de l’entre-deux-tours, après que son parti a été devancé par la formation d’extrême droite dimanche.

Affirmer que le vote FN « n’est pas contre la République » rappelle une précédente phrase de M. Sarkozy lors de la campagne de 2012, quand il avait déclaré : « Le Pen est compatible avec la République. » La citation en question avait notamment figuré à la « une » de Libération du 25 avril 2012.

« Trop c’est trop »

Tendant ouvertement la main aux électeurs du parti de Marine Le Pen, l’ancien chef de l’Etat a encore demandé :

« Le vote pour le FN n’est pas immoral car si ce n’est pas moral, pourquoi la République accepte-t-elle depuis trente ans qu’autant de citoyens français fassent ce choix ? »

Il a aussi décliné les prises de position reprenant les thèmes traditionnels du parti frontiste. Et parfois ses accents. L’immigration ? « Trop, c’est trop !, a-t-il tonné. On ne pourra pas continuer à accueillir tous ceux qui veulent venir sur le territoire de la République alors que nous n’avons plus d’argent, plus d’emplois, plus de logements… » Les réfugiés syriens ? « Ils ont vocation à rentrer dans leurs pays une fois que la guerre sera finie. »

Pour dissuader les habitants des campagnes de voter en faveur du FN, M. Sarkozy a aussi insisté sur « la ruralité, qui se sent abandonnée ». Et a promis : « Dans le projet d’alternance de l’opposition, il faudra un plan Marshall pour la ruralité comme Jacques Chirac en a fait un pour la banlieue. »

Lire aussi : Elections régionales : Sarkozy admet qu’« il y aura un débat à ouvrir » sur la ligne idéologique de LR

PS et FN renvoyés dos à dos

Autre phrase marquante du meeting de M. Sarkozy en soutien à Virginie Calmels, tête de liste LR-UDI-MoDem en Aquitaine-Limousin-Poitou-Charentes, par laquelle le président de LR met sur le même pied le Parti socialiste et le Front national : « Dans une région comme la vôtre, voter Rousset [le candidat du PS] ou voter FN, c’est la même chose (…). Si vous avez envie que cela change, vous n’avez qu’une possibilité : voter pour Virginie Calmels. » Une manière de reprendre son slogan du « PSFN » qu’il avait abondamment utilisé lors de la campagne des départementales, en mars.

Lire aussi : Elections régionales : « La gauche fait monter le FN », argument récurrent (et faux) de Nicolas Sarkozy

Avant M. Sarkozy, Virginie Calmels avait tenté de mobiliser ses troupes en vue du second tour. « Nous allons faire basculer cette région, censée être imprenable, du rose au bleu ! », a lancé la protégée d’Alain Juppé devant près d’un millier de personnes. Mais celle-ci se retrouve en mauvaise posture pour l’emporter au second tour, dimanche prochain : arrivée en seconde position au premier tour avec 27,2 %, l’ex-patronne d’Endemol France a été distancée de plus de trois points par son concurrent socialiste, Alain Rousset (30,4 %).

La victoire de Mme Calmels dans une triangulaire (PS-LR-FN) paraît compliquée car celle-ci dispose de peu de réserves de voix, contrairement au président PS sortant de la région, qui peut espérer des reports de voix venus des écologistes (6 % au premier tour) et du Parti de gauche (4,7 %). « Je crois toujours en la victoire », a-t-elle juré, en disant compter en particulier sur un renfort de voix des abstentionnistes. « Le deuxième tour est une nouvelle élection », a-t-elle estimé, en assumant – elle aussi – de « s’adresser aux électeurs du FN » pour tenter de rattraper son retard.

Lire aussi : Elections régionales 2015 : le président de votre région a-t-il tenu ses promesses ?

« Le vote FN conduit à une impasse complète », a mis en garde de son côté le député de Charente-Maritime Dominique Bussereau. Quant au sénateur de la Vienne Jean-Pierre Raffarin, il a appelé à la mobilisation pour la candidate de droite, en prévenant : « Les voix qui pourraient s’égarer n’auraient qu’une conséquence : maintenir les socialistes. Or il faut envoyer le message aux socialistes que ça suffit ! Et le changement, c’est voter Virginie Calmels. »

http://www.lemonde.fr/elections-regionales-2015/article/2015/12/08/pour-son-premier-meeting-de-l-entre-deux-tours-sarkozy-met-ps-et-fn-sur-le-meme-pied_4827406_4640869.html

REAZIONE:HA RAGIONE SARKOZY,DESTRA E SINISTRA RADICALE COME L’OROBORO,IL SERPENTE MITICO CHE SI MANGIA LA CODA,SI TOCCANO.E SE VEDIAMO I MOVIMENTI POLITICI DI HOLLANDE SCOPRIREMMO CHE IL SUO DISTACCO DEL TERRORISMO NO  E’ STATA UNA SUA PRIORITA,NE LA SUA POLITICA DI SICUREZZA EFFICACE MALGRADOI SERVIZI LO AVEVANO AVVISATO DI NNUOVI ATTACHI DOPO QUELLI DI CAHRLY HEBDO.HA RAGIONE SARKOZY,E HOLLANDE HA,QUANTO MENO PER OMMISIONE,RESPONSABILITA.MAI FIDARSI.

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-APPENDICE:I GUAI GIUDIZIARI DI LA LE PEN

Police et justice
 Société
Antiterrorisme
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Justice
Police
Prisons
Procès
Sécurité
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La Cour de cassation rejette la requête du FN contre les juges
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Le Monde.fr | 08.12.2015 à 15h17, Mis à jour le 08.12.2015 à 18h00 | Par Simon Piel et Olivier Faye
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http://s2.lemde.fr/image/2015/12/08/534×0/4827198_6_4e68_marine-le-pen-lors-du-salon-milipol-a-paris_6ca9894e350d2010ac571b258202ba1b.jpg
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Marine Le Pen, lors du salon Milipol à Paris le 21 novembre.Selon les informations du Monde, la chambre criminelle de la Cour de cassation a rejeté, le 24 novembre, la requête en suspicion légitime déposée début octobre par le Front national visant à dessaisir la juridiction chargée de l’enquête sur son financement. Elle a considéré qu’il « n’existe pas en l’espèce de motifs de renvoi pour cause de suspicion légitime ».

Dans sa requête, le parti frontiste expliquait que « l’impartialité » de la juridiction d’instruction du tribunal de grande instance de Paris, saisie de l’enquête, n’était pas garantie. Il dénonçait pêle-mêle le rôle du parquet, de la presse ou les questions des juges.

Les juges reprochent notamment à la société Riwal d’avoir consenti au FN ainsi qu’à Jeanne, le microparti de la présidente du Front national, des « dons déguisés » par le biais d’achats de matériels, de prêts dépréciés sans justification, de mise à disposition de locaux et de salariés ou d’emplois présumés fictifs.

Riwal a par ailleurs fourni des kits de campagne aux candidats frontistes aux élections législatives de 2012 qui auraient été surfacturés. Pour les magistrats, le but du système était d’obtenir le remboursement par l’Etat de dépenses de campagne artificiellement surévaluées.

Lire nos explications : Comprendre l’affaire qui menace Marine Le Pen et le FN

Un contexte particulier

A ce jour plusieurs mises en examen sont intervenues, parmi lesquelles celles de Jean-François Jalkh, vice-président du Front national, Wallerand de Saint Just, trésorier du FN ou encore Frédéric Chatillon, fondateur de la société Riwal.

La procédure initiée devant la Cour de cassation avait permis à la présidente du Front national, Marine Le Pen, de refuser de se rendre à deux reprises à la convocation des magistrats qui enquêtent sur les finances de son parti, le 13 octobre d’abord, puis le 9 novembre. « La moindre des choses, c’est d’avoir une réponse à cette requête », expliquait-elle au Monde.

Sollicités par Le Monde, la présidente du FN et son avocat n’ont pas réagi à la décision rendue par la Cour de cassation. Cette dernière s’inscrit dans un contexte particulier, puisque le parti d’extrême droite vient d’arriver en tête du premier tour des élections régionales, dimanche 6 décembre. Le Front national pourrait emporter pour la première fois de son histoire plusieurs régions à l’issue du second tour, dimanche. Mme Le Pen va notamment affronter dans un duel Xavier Bertrand (Les Républicains) en Nord-Pas-de-Calais-Picardie.

Lire aussi : Elections régionales : ce qu’il faut retenir d’un premier tour dominé par le FN

*Olivier Faye

*Simon Piel

Journaliste au Monde

http://www.lemonde.fr/police-justice/article/2015/12/08/la-cour-de-cassation-rejette-la-requete-du-front-national-contre-les-juges_4827199_1653578.html

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9 DICEMBRE 2015:I TEDESCHO CONTRO I SOSTENITORI DEL TERRORISMO ISLAMICO
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-SU THE TELEGRAPH:
Vice-cancelliere tedesco accusa l’Arabia Saudita di finanziare l’estremismo islamico in Occidente
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In un momento molto particolare di un politico occidentale attaccare un alleato arabo critica, Sigmar Gabriel dice è giunto il momento di far capire a Riad il tempo di guardare lontano è finita
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Sigmar Gabriel con il cancelliere tedesco Angela Merkel

Sigmar Gabriel con il cancelliere tedesco Angela Merkel Foto: REUTERS / Hannibal Hanschke

Da Justin Huggler, Berlino

2:16 GMT 6 dicembre 2015

Il vice-cancelliere tedesco ha accusato pubblicamente l’Arabia Saudita di finanziare l’estremismo islamico in Occidente e ha avvertito che deve fermarsi.

Sigmar Gabriel ha detto che il regime saudita finanzia moschee estremiste e le comunità che costituiscono un pericolo per la sicurezza pubblica.

“Dobbiamo rendere chiaro ai sauditi che il tempo di guardare lontano è finita”, ha detto il signor Gabriel giornale Bild am Sonntag in un’intervista.

“Moschee wahhabiti di tutto il mondo sono finanziate dall’Arabia Saudita. Molti islamisti che sono una minaccia per la sicurezza pubblica venire da queste comunità in Germania. ”

L’affermazione che l’Arabia Saudita ha finanziato moschee con legami con il terrorismo islamico in Occidente non è nuova. Ma è molto insolito per un leader occidentale a parlare in modo diretto contro chiave alleato arabo dell’Occidente.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Re Salman bin Abdulaziz Al Saud Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Re Salman bin Abdulaziz Al Saud Foto: EPA / BERND VON JUTRCZENKA

Sig. Gabriel è Angela Merkel vice s ‘e il leader del tedesco principale partner della coalizione del cancelliere.

Il suo intervento arriva pochi giorni dopo l’intelligence tedesca ha emesso un avviso pubblico raro che l’Arabia Saudita è a rischio di diventare una grande forza di destabilizzazione nel mondo arabo.

Il governo di Angela Merkel ha preso le distanze rapidamente dalla valutazione del servizio di intelligence BND, dicendo che non riflette la politica ufficiale.

Ma le osservazioni dell’onorevole Gabriele mettere in chiaro ci sono seri dubbi circa il regime saudita all’interno del governo.

Wahabismo, una setta integralista dell’Islam sunnita che ha ispirato entrambi Stato islamico dell’Iraq e il Levante (Isil) e al-Qaeda è anche il modulo ufficiale della religione in Arabia Saudita.

I sauditi hanno a lungo finanziato la costruzione di moschee wahhabiti in tutto il mondo per diffondere la setta.

Re Salman è già stato ampiamente criticato dai media tedesca per l’offerta di costruire 200 moschee per i profughi siriani che arrivano in Germania, anche se l’Arabia Saudita si rifiuta di prendere in ogni stessa rifugiati.

Collegamento del signor Gabriele di moschee saudite finanziati per l’estremismo islamico aumentare le preoccupazioni per l’offerta.

Non è la prima volta che è scontrata con la famiglia reale saudita.

Durante un viaggio a Riyadh all’inizio di quest’anno ha parlato a sostegno di Raif Badawi, un blogger saudita condannato a 1.000 frustate per aver insultato l’Islam.

Ha anche intervenuto per bloccare un accordo per costruire una fabbrica di armi tedesco, in Arabia Saudita, che era stato approvato da un precedente governo tedesco.

“Naturalmente abbiamo bisogno Arabia Saudita per risolvere i conflitti nella regione”, ha detto il signor Gabriel Bild am Sonntag. “Non possiamo e non dobbiamo ignorare il paese.

“E non aiuta a mettere alla gogna tutti i giorni, perché non aumenterà la sua disponibilità per seri negoziati sulla Siria”.

Il parlamento tedesco il Venerdì votato per schierare fino a 1.200 militari per sostenere attacchi aerei internazionali contro Isil.

Le forze tedesche non prenderanno direttamente parte a missioni di combattimento, ma fornirà i voli di ricognizione e protezione delle forze.

• Revealed: il manifesto di Arabia Saudita per il cambiamento di fronte alle voci di complotti colpo di stato

L’Arabia Saudita è quello di ospitare una conferenza di fazioni ribelli siriani che si oppongono sia Isil e il regime di Bashar al-Assad, il presidente siriano, la prossima settimana.

Isil ha rivendicato la responsabilità per un certo numero di attacchi terroristici in Arabia Saudita.

Ma ci sono stati anche accuse persistenti i sauditi fornito armi e finanziamenti per Isil e altri gruppi jihadisti nella guerra civile siriana.

telegraph.co.uk

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/germany/12035838/German-vice-chancellor-accuses-Saudi-Arabia-of-funding-Islamic-extremism-in-the-West.html

-APPENDICE 4:IL GIORNO DOPO,BUONE NOVITA
-TITOLARE SU LE FIGARO:
Nord-Pas-de-Calais-Picardie : Marine Le Pen serait largement battue
Au premier tour, la candidate FN a recueilli 40,64% des voix. Selon notre sondage, elle arriverait derrière Xavier Bertrand au deuxième tour avec 47% des suffrages.

SONDAGE – Selon une enquête TNS Sofres OnePoint, Xavier Bertrand, le candidat LR, recueillerait 53 % des suffrages.

*Régionales 2015

REAZIONE:OCCORRE SVENTARE RAPIDAMENTE QUESTO TRIONFALISMO ESSAGERATAMENTE OTTIMISTICO E PIU CHE ALTRO  PROPAGANDISTICO.E IN ALTRE REGIONI MENO IMPORTANTI SI ANNUNCIA SIMILE RIVALUTAZIONE DEL RISULTATO AL SECONDO TURNO.TORNIAMO ALLA REALTA,DURA E PURA,IL FRONTE NAZIONALE NON E’ ESPRESSIONE VERA DELLA VOLONTA DEL POPOLO FRANCESE E AL SECONDO TURNO LE AQUE TORNERANNO ALLA NORMALITA.

-IL GIORNO DOPO(10/12/2015)

-SU LE MONDE:

Cavaillon, le 9 décembre 2015. Meeting des républicains avec Julien Aubert, tête de liste LR dans le Vaucluse.

Les sondages de l’entre-deux-tours donnent les candidats Les Républicains devant le FN en Provence-Alpes-Côte d’Azur et dans le Nord-Pas-de-Calais-Picardie.

En savoir plus sur http://www.lemonde.fr/#t7OEIIHrIGrTJpWm.99

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REAZIONE:AVANZANO I REPUBBLICANI,INDITRIEGGIANO LENTAMENTE I LEPENISTI DEL FRONTE NAZIONALE.
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-APPENDICE:

Notizie
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Francia: sondaggi avversi al Fronte Nazionale per secondo turno amministrative

Di Alberto De Filippis

0/12 10:57 CET

  | updated at 10/12 – 17:14

Dopo aver fatto sfracelli al primo turno delle recenti amministrative francesi, il secondo turno, questa domenica, potrebbe riservare amare sorprese al Fronte Nazionale in Francia.

Secondo gli ultimi sondaggi il partito di estrema destra uscirebbe sconfitto ai ballottaggi e proprio in quelle regioni dove parte in vantaggio. In Nord-Pas-de-Calais, al nord, e al sud in Provenza-Alpi-Costa Azzurra dove spicca come candidata Marion Maréchal Le Pen, nipote del leader ed ex presidente del partito, Jean Marie.

I socialisti hanno chiesto ai propri candidati di ritirarsi e il premier Manuel Valls ha invocato un patto repubblicano, chiedendo ai militanti di votare la destra di Nicolas Sarkozy per sbarrare la strada al Fronte.

Militanti che al sud est potrebbero dare la vittoria al candidato dei repubblicani Christian Estrosi. Manovre che la giovane Marion cerca di denunciare, ricordando come, in passato, proprio Estrosi abbia cercato un apparentamento con il Fronte e come adesso non abbia vergogna ad accettare i voti della sinistra.

Comunque vada, fra voto di protesta, astensionismo e ascesa del Fronte, i francesi sembrano disillusi dalla politica.

C‘è chi non sapeva del voto e chi invece andrà alle urne per dire no al partito di Marine Le Pen.
Gli scenari sono tanti. Il sistema elettorale francese è un po’ farraginoso e prevede che accedano al secondo turno tutti i candidati che abbiano sforato il 10% e adesso sembra che sia rimesso in discussione quello che una settimana fa sembrava certo.

Di Alberto De Filippis

http://it.euronews.com/2015/12/10/francia-sondaggi-avversi-al-fronte-nazionale-per-secondo-turno-amministrative/

REAZIONE:

-IL FN NON HA MAI VINTO SOTTO NESSUN SISTEMA ELETTORALE

-NEL PRIMO TURNO IL FN HA APROFITTATO DELL’ASTENSIONISMO FRUTTO DELLE DELLA MANCANZA DI INFORMAZIONE.

-E COMUNQUE NON HA VINTO NE MENO IL PRIMO TURNO:PR+PS=44 PER CENTO CONTRO 29 DEL FN.

-IL FN ESSERCITA UNA IDEOLOGIA E UNA PRAXIS POLITICA IMMORALE,ILLEGALE E CORROTA PER QUI DOVREBBE ESSERE BANDITO DAL PAESAGGIO POLITICO FRANCESE ED EUROPEO ALLO STESSO MODO DELLA LEGA NORD.SONO DEI NEONAZI,RAZZISTI,TERRORISTI, FONDAMENTALISTI CATTOLICI E POPOLISTI DI DUE SOLDI CHE NON POPOLARI.

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*12 DICEMBRE 2015:VERSO IL VOTO IN LOMBARDIA

-SU LA REPUBBLICA:

Expo, il gup: l’ex collaboratrice “in Giappone solo per piacere personale di Maroni”

Sono le motivazioni della sentenza di condanna a 4 mesi dell’ex direttore generale di Expo Christian Malangone
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11 dicembre 2015
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Expo, il gup: l'ex collaboratrice "in Giappone solo per piacere personale di Maroni"
Roberto Maroni (leoni)

La partecipazione di Maria Grazia Paturzo al viaggio a Tokyo nel 2014 nell’ambito del World Expo Tour era “legata esclusivamente al piacere personale del presidente” della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Lo scrive il gup di Milano Chiara Valori nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 novembre aveva condannato a 4 mesi il dg di Expo spa Christian Malangone, che avrebbe ricevuto da parte di Maroni pressioni a favore della sua ex collaboratrice Maria Grazia Paturzo.

Il gup aveva condannato Malangone per induzione indebita, assolvendo invece Expo spa. Per lo stesso reato di induzione indebita, a cui si aggiunge anche l’accusa di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente per un secondo filone d’indagine, il ‘numero uno’ del Pirellone è sotto processo davanti al Tribunale di Milano.
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Milano, inchiesta Maroni: i protagonisti della vicenda

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Stando all’inchiesta del pm Eugenio Fusco, il governatore avrebbe voluto che Maria Grazia Paturzo (non indagata), con la quale, secondo il pm, aveva una “relazione affettiva”, fosse inserita nella delegazione della Regione per un viaggio a Tokyo nel 2014 nell’ambito del World Expo Tour e che fosse spesata da Expo. Da qui, secondo l’accusa, le presunte pressioni su Malangone, e l’accusa di induzione indebita contestata al dg e al leghista.

Paturzo non partì più per il Giappone, Maroni all’ultimo momento cambiò meta (andò in missione a Berna) e la missione a Tokyo venne guidata dall’allora vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani. “Non emerge in alcun modo agli atti – scrive il gup – quale apporto la Paturzo avrebbe potuto offrire alla delegazione in Giappone”. E la rinuncia di Maroni al viaggio, quindi, secondo il giudice è una “conferma diretta del fatto che la partecipazione era legata esclusivamente al piacere personale del presidente”.

Il gup sottolinea inoltre che “l’ingerenza” di Maroni nella scelta di Maria Grazia Paturzo “appare del tutto arbitraria ed esorbitante rispetto al potere conferitogli dalla sua qualità” di presidente della Regione. Ruolo che, si legge nelle motivazioni, “è stato strumentalizzato per ottenere quanto desiderato”, cioè la “compagnia della Paturzo nel viaggio” a Tokyo.

“Certe motivazioni, sono completamente estranee al diritto e vengono rese per di più in un processo in cui il presidente Roberto Maroni non è parte. Il presidente ha liberamente scelto di andare a processo prima possibile, senza passare da una udienza preliminare. Confido che il tribunale di Milano, accerterà la verità, con argomenti di diritto e non di gossip”. Lo dice Domenico Aiello avvocato del presidente di Regione Lombardia in merito alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna del dg di Expo Cristian Malangone.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/12/11/news/contratti_expo_il_giudice_l_ex_collaboratrice_in_giappone_per_piacere_personale_maroni_-129264517/?ref=HREC1-19

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E COSI SU CORRIERE DELLA SERA:

milano.corriere.it
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La collaboratrice di Maroni con lui a Tokyo «solo per piacere personale»
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Le motivazioni della sentenza di condanna di malangone

Milano, 12 dicembre 2015 – 10:00

L’ex dg di Expo, braccio destro di Sala, condannato in primo grado a quattro mesi. L’ad a verbale: «Dai soci continue richieste, io medio tra quelle accettabili o da rispedire al mittente»

Quando nel maggio 2014 il leghista Roberto Maroni ha premuto sul braccio destro di Giuseppe Sala e direttore generale di «Expo 2015 spa», Christian Malangone, affinché la società pagasse aereo e hotel accanto a Maroni per la collaboratrice Maria Grazia Paturzo nella poi annullata trasferta a Tokyo, l’ha fatto «strumentalizzando la sua qualità di presidente della Regione Lombardia per ottenere uno scopo del tutto personale» quale «la compagnia della Paturzo nel viaggio all’estero a spese del privato»: una «partecipazione legata esclusivamente al piacere personale del presidente», con «ingerenza del tutto arbitraria ed esorbitante rispetto al potere conferitogli». In 60 pagine la giudice Chiara Valori motiva i quattro mesi inflitti in primo grado il 20 novembre a Malangone per «induzione indebita a promettere utilità»: pressione che non denunciò, anzi «accettando il ruolo di intermediario e “facilitatore” delle richieste di Maroni in un momento di particolare difficoltà per Expo, a seguito degli arresti e dei ritardi nel cronoprogramma dei lavori». «Certe motivazioni sono completamente estranee al diritto e vengono rese per di più in un processo in cui il presidente non è parte», protesta l’avvocato Domenico Aiello, difensore di Maroni e del suo capo segreteria Giacomo Ciriello nel processo che per loro inizierà nel 2016, e consigliere del cda Expo indicato dalla Regione: «Confido che il Tribunale accerti la verità con argomenti di diritto e non di gossip».

La vicenda

Nella primavera 2013, mette a verbale Sala, «Ciriello tramite Malangone mi aveva informato del desiderio del presidente Maroni di collocare in Expo due sue ex collaboratrici di quando era al ministero dell’Interno. Expo spa ha 5 soci pubblici che continuamente chiedono. Ma, come sapete, sono i soci che ci finanziano. Io mi trovo nella difficile situazione di mediare tra le richieste accettabili e quelle da rispedire decisamente al mittente». Quando è in agenda il viaggio a Tokyo, Malangone ricorda: «Il tono che ha avuto Ciriello nel sottolineare la volontà di Maroni di portare con sé la Paturzo a me è sembrato perentorio, nel senso che lui voleva così e bisognava accontentarlo». Ma Malangone sa «il pregresso», cioè che Sala aveva ridotto a 6 mesi l’iniziale richiesta di Maroni di darle un contratto biennale da 65 mila euro l’anno, e già stoppato le spese di Paturzo a carico di Expo in un precedente viaggio a Barcellona. Per Tokyo, rimarca Sala, «io subito ho detto no, e questa volta per una ragione prioritaria, mi ero accorto che per un tour di un paio di giorni si sarebbero sostenute spese per migliaia di euro». «A Sala – dice però Malangone – ho fatto presente che per via della Paturzo avremmo potuto avere problemi con Maroni e quindi con il socio Regione». Malangone aggiunge di aver «cercato di proteggere Sala perché ho capito più di lui quanto Maroni tenesse a portare la Paturzo a Tokyo. Conseguentemente, un no avrebbe potuto compromettere i suoi rapporti con Maroni», con «a cascata ripercussioni negative su Expo. Sala ha compreso al volo questa mia preoccupazione». Ne esce una indicazione ibrida: «Sala mi ha risposto: “D’accordo, se sei capace gestiscila, io comunque sono contrario”».

Il messaggio «sibillino»

Matura così l’sms che Malangone spedisce al manager Expo Arditti: «Ok, capo allineato». Per la giudice è un «messaggio sibillino sulla cui scorta Arditti autorizza la trasferta» di Paturzo (che evapora quando Maroni rinuncia in extremis). Malangone giura che con l’sms «intendeva solo alludere al fatto che aveva informato Sala degli sviluppi della vicenda, e non già che questi aveva dato il suo benestare. Ha poi ammesso che questo sibillino sms aveva anche lo scopo di confondere le acque, nella speranza che anche Arditti prendesse tempo». Arditti invece dice che «aveva inteso la risposta di Malangone come approvazione di Sala». E se la società Expo 2015 spa viene assolta, è perché «la prestazione richiesta» era «nell’interesse diretto» non di Expo, ma «di Paturzo, di Maroni che aveva manifestato il proprio volere in tal senso, e indirettamente di Malangone che avrebbe potuto ottenere qualche vantaggio compiacendo il presidente della Regione».

2 dicembre 2015 | 10:00

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_12/collaboratrice-maroni-lui-tokyo-solo-piacere-personale-a3c61e1e-a0a9-11e5-8534-5a7dc9969e9f.shtm

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REAZIONE:MARONI,SEVERINO E POI VOTO.

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*12 DICEMBRE 2015:RENZI IL BURATTINO DEL CENTRODESTRA

-SU LE MONDE:

09 décembre 2015
Leçon française pour la gauche de Matteo Renzi
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Capture d'écran de l'appel des trois maires de gauche sur le site du quotidien La Repubblica, le 9 décembre 2015.

Capture d’écran de l’appel des trois maires de gauche sur le site du quotidien La Repubblica, le 9 décembre 2015.

«A droite, toute!», lançait Matteo Salvini, le secrétaire fédéral de la Ligue du Nord xénophobe au lendemain de la performance du Front national aux élections régionales françaises du 6 décembre (voir post précédent). «A gauche, toute!», s’exclament  mercredi 9 décembre trois maires de gauche dans une lettre envoyée au quotidien La Repubblica. Guiliano Pisapia (Milan), Marco Doria (Gênes) et Massimo Zedda (Cagliari) ont en commun d’avoir gouverné leur ville en tissant une alliance avec la gauche radicale représentée par le parti Gauche, Ecologie et Liberté (SEL).

Le message s’adresse en priorité à Matteo Renzi, premier ministre et secrétaire du Parti démocrate. Ce dernier, dans un message en trois langues posté lundi sur Facebook, prédit la «victoire tôt ou tard des forces populistes dans des élections nationales». «Sauf en Italie, assure-t-il avec un bel optimisme, grâce à nos réformes qui portent leurs fruits.»

Or, ces réformes (marché du travail, école, mode de scrutin, suppression du Sénat) ont toutes été adoptées grâce au voix des centristes alliés du gouvernement, et d’une partie de la droite modérée sans leader depuis l’affaiblissement de Silvio Berlusconi. Ce regroupement hétéroclite libère un espace pour l’opposition constituée principalement du Mouvement 5 étoiles et de la Ligue du Nord, qui croissent dans les sondages.

«Unir toutes les forces de gauche»

Forts de leur expérience locale, les trois élus expliquent que pour faire échec «à la droite et au populisme», il faut au contraire «unir toutes les forces de gauche pour conquérir de nouveaux électeurs». Ils reprochent au premier ministre de «favoriser l’adversaire» en faisant la part belle aux centristes qui le soutiennent.

Si les trois signataires de cette lettre ouverte rappellent que les «élections françaises résonnent comme un signal d’alarme», c’est bien évidemment à la situation italienne qu’ils se réfèrent et notamment à celle de Milan. Au printemps se dérouleront des élections municipales à haut risque pour la gauche – concurrencée par le Mouvement 5 étoiles – à Turin, Bologne, Naples, Rome et Milan.

Dans cette dernière ville, Matteo Renzi pousse la candidature de Giuseppe Sala, ancien commissaire de l’Exposition universelle, avec la conviction que sa personnalité modérée et sa réputation de gestionnaire plairont aussi aux électeurs de droite et du centre. Giuliano Pisapia – qui ne se représente pas – défend les couleurs de son adjointe, Francesca Balzani, qui cherche, quant à elle, à réunir derrière son nom toutes les sensibilités de gauche.

Des primaires prévues le 7 février devront trancher entre ces deux stratégies. Ouverture à droite ou enracinement à gauche? La victoire de l’une ou de l’autre de ces options conditionnera l’avenir et l’orientation du gouvernement.

Philippe Ridet

http://italie.blog.lemonde.fr/2015/12/09/lecon-francaise-pour-la-gauche-de-matteo-renzi/

-APPENDICE:SULLO STESSO BLOG

-FN E LEGA CONFRONTO DI DUE PERDENTI OVVERO SALVINI VUOLE MA NON PUO

07 décembre 2015
Leçon française pour la Ligue du Nord
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Former Italian Premier Silvio Berlusconi and Northern League party's leader Matteo Salvini, right, talk during a rally in Bologna, Italy, Sunday, Nov. 8, 2015. Berlusconi, who has been largely sidelined from politics since his tax fraud conviction, was meeting with Salvini and the leader of another center-right party to discuss an alliance to unseat the Democratic Party in the next election. (Giorgio Benvenuti/ANSA via AP)

L’ancien premier ministre italien Silvio Berlusconi avec Matteo Salvini, le secrétaire fédéral de la Ligue du Nord, à Bologne, le 8 novembre 2015. (Giorgio Benvenuti/ANSA via AP)

Allié du Front national au Parlement européen,  Matteo Salvini, le secrétaire fédéral du parti anti-immigrés et anti-européen la Ligue du Nord, s’est félicité dès dimanche 6 décembre au soir du résultat des élections régionales en France: «Bravo Marine ! La France change, bientôt ce sera au tour de l’Europe et de l’Italie­.» En retour, la présidente du FN lui a souhaité «le même succès­» que le sien «aux prochaines élections­ ».

Au-delà de ces effusions classiques entre deux partenaires, il faut noter toutefois que la situation des deux formations politiques n’a pas grand chose en commun. Marine Le Pen et Matteo Salvini jouent dans deux championnats différents, avec des règles différentes: système présidentiel d’un côté et élections à deux tours, système parlementaire de l’autre, même si la nouvelle loi électorale votée en Italie devrait ouvrir la voie à un ballottage aux élections législatives d’où découle le choix du premier ministre.

En outre, si le Front National demeure largement ostracisé, ne gouvernant aucun exécutif local à part quelques mairies, il y a belle lurette que le la Ligue du Nord est aux manettes dans plusieurs centaines de communes, une dizaine de provinces et deux régions, la Lombardie et la Vénétie, grâce à l’alliance contractée dès 1994 avec les divers partis conduits par Silvio Berlusconi. Des membres de la Ligue ont ainsi siégé régulièrement au sein des gouvernements guidés par le magnat des médias.

Abandon des aspirations sécessionnistes

Autre différence. Alors que le FN est désormais enraciné pleinement sur tout le territoire français du nord au sud (à l’exception de la Bretagne, la Corse et de l’Ile-de-France), la Ligue n’est toujours pas parvenue à conquérir des bastions au-delà de l’Italie septentrionale malgré les efforts de ses différents leaders, qui ont peu à peu abandonné leurs aspirations sécessionnistes. Le Mezzogiorno reste pour elle une terre de conquête. Marine Le Pen est présidente du Front national, Matteo Salvini dirige quant à lui un front régional.

Enfin, si Marine Le Pen en France interprète seule (ou presque) le discours populiste en surfant sur les peurs, Matteo Salvini est fortement concurrencé sur ce point par le Mouvement 5 étoiles, également anti-européen et très réservé sur la question de l’accueil des migrants. Beppe Grillo, aussi outrancier que Salvini,  s’est toujours présenté comme le rempart d’une dérive de l’Italie vers l’extrême droite. Les événements pour l’heure lui donnent raison.

Dernière précision: alors que le parti de Marine Le Pen tutoie 30% des voix et devient le premier parti de France dans les urnes, la Ligue du Nord ne vit pour l’heure que sur les promesses de succès que lui prédisent les sondages en en faisant le premier parti de la droite italienne avec 15% des intentions de votes. Mais son meilleur résultat national reste les 10,8% obtenus aux législatives de 1996, il y a près de vingt ans.

Philippe Ridet

http://italie.blog.lemonde.fr/2015/12/07/lecon-francaise-pour-la-ligue-du-nord/

-REAZIONE:SALVINI VUOLE MA NON PUO TRANNE CHE NELLE CIACHERE DEI MEDIA.UN COMICO MEGLIO DI LUI.

2 DICEMBRE 2015:SOS TERRORISMO,ATTUALIZAZIONE

-TERRORISMO ACUSTICO SONORO E ALTRO

IL 7 GENNAIO SCORSO HO PUBBLICATO UNA DENUNCIA(POI CANCELLATA)DOVE INFORMAVO DI NUOVE MODALITA DI TERRORIZARCI(VEDI SOPRA),IN QUESTO CASO SI TRATTAVA DI TERRORISMO ACUSTICO-SONORO:CONCRETAMENTE SI TRATTAVA DI IMPIANTI SONORI MESSI ALLA’ARIA APERTA PROPIO DAVANTI A CASA MIA E IN COINCIDENZA CON LE FESTIVITA CATTOLICI DI NATALE E FINE DI ANNI CI TERRORIZAVANO CON FESTE DI MUSICA AD ALTISSIMI DECIBELI CON QUESTI IMPIANTI CHE NON SONO DI USO DOMESTICO MA PROFESSIONALI.UN “MUSICALISSIMO” CHE DURAVA TUTTA LA NOTTE E NON CI PERMETTEVANO NE MENO UNA CONVERSAZIONE A CASA MIA PERCHE IL SUONO ERA TALMENTE FORTE,FIGURIAMOCI DORMIRE HO AVERE LA NECESSARIA PRIVACITA IN MOMENTI COSI DIFFICILI PER NOI,MIA MADRE E IO,IN UN PAESE STRANIERO,SENZA FAMIGLIARI E DEI FAMIGLIARI DEFUNTI DA PIANGERE.E QUESTO ACCADEVA PIU TOSTO SPESSO.DOPO DI UN TEMPO DI RELATIVA CALMA HO DECISO RETIRARE LA DENUNICIA PER EVITARE “BULLISMI” E RITORSIONI VERSO DI MIA MADRE,IO E I MIEI GATTINI PIU VOLTE TTACATI E ANCHE CON TENTATIVI DI PESTARLI CON UNA MOTO(SI HA SALVATO A MALAPPENA).PERO QUESTE SONO PERSONE DETERMINATE CON UNO STILE DI VITA “ABNORME” E NON HANNO APREZZATO IL MIO GESTO.E ADESSO IN CONCOMITANZA CON L’AVVICINARSI DELLA FESTE NATALIZIE ED EVENTI SPORTIVI CHE LI STIMOLANO SONO TORNATI A FARE “BULLISMO” CONTRO DI ME E MIA MADRE.LASCIO COSTANZA PUBBLICA.

E VI MANTERRO INFORMATI QUI MALGRADO MI SIA MESSO A TACERE IL BLOG PRINCIPALE CON QUESTE DENUNCIE SUL SITO “BLOOG.IT”.

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*13 DICEMBRE 2015:MICROSOFT NON COLLABORA CON LA LOTTA AL TERRORISMO IN FRANCIA,GOOGLE SI

-SU LE MONDE:

Des services Web américains accusés de complaisance envers l’Etat islamique

LE MONDE ECONOMIE | 12.12.2015 à 11h16,Mis à jour le 12.12.2015 à 14h43 | Par Nathalie Guibert et Damien Leloup

Le djhadiste français Salim Benghalem en Syrie, en février 2015.Saisie d'écran d'une vidéo de propagande diffusée par Daesh où il fait l'apologie des attentats de Paris.

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C’est une inquiétude croissante des états-majors de la coalition occidentale engagée contre l’organisation Etat islamique (EI). Tandis que les Etats-Unis, la France et le Royaume-Uni frappent l’EI en Irak et en Syrie, le groupe djihadiste continue de recruter des combattants grâce à sa propagande, complaisamment abritée par de grands hébergeurs de contenus du Web américains.

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Le chantier de la contre-propagande sur Internet est considéré comme prioritaire par les militaires, mais il se heurte à la protection – légitime – des libertés civiles sur le Net. En France, où des mesures réglementaires ont été prises pour bloquer des contenus ou supprimer des comptes, Twitter, Facebook et Google coopèrent ponctuellement avec les services de justice et de police antiterroristes.

Lire aussi : Propagande djihadiste : Facebook répond à une pétition lui demandant d’être plus réactif

Le 3 décembre, le premier ministre, Manuel Valls, et le ministre de l’intérieur, Bernard Cazeneuve, ont réuni les réseaux sociaux et les grands opérateurs américains (Microsoft et Apple) pour tirer les leçons des attentats de Paris. Mais au-delà de leur plus ou moins bonne volonté, les entreprises basées aux Etats-Unis n’ont pas de raison de se plier aux injonctions françaises.

24 sites de propagande radicale identifiés

Deux fournisseurs de services seraient particulièrement passifs, CloudFlare et Internet Archive (Archive.org). Le premier est une entreprise créée en 2009 et située à San Francisco. Ce service de diffusion de contenus (CDN) est utilisé par plus de 2 millions de sites Internet. Il est employé par les djihadistes pour éviter les attaques en déni de service (DDoS), une prestation sur laquelle CloudFlare a bâti sa réputation. Ce type d’attaques informatiques, relativement simples et peu coûteuses à mettre en œuvre, consiste à saturer un site avec un grand nombre de connexions automatiques, jusqu’à le rendre inaccessible pour ses utilisateurs. L’entreprise vend aujourd’hui ses services – dont une version simplifiée est disponible gratuitement – à de nombreuses entreprises, dont le forum Reddit, Cisco ou encore le site de l’Eurovision.

Selon des informations obtenues par Le Monde, 24 sites de propagande radicale identifiés, pour certains bloqués en France ou temporairement inaccessibles, utilisent actuellement CloudFlare et ses options de protection, contre les DDoS notamment. Figurent pêle-mêle dans cette liste les sites Takvahaber.net, Tawhed.ws, Shahamat-arabic.com, Mnbr.info, Khilafah.com. Ou encore Isdarat.xyz, qui diffuse en français le magazine Dar Al-Islam, Muwahidmedia.cf, un site en langue indonésienne, et Alfurq4n.org en langue arabe.

Attaques par déni de service

Le site Isdarat permet l’accès à des contenus de propagande francophone nombreux, diffusés par les « bureaux médias » des différentes régions contrôlées par l’Etat islamique en Syrie et en Irak notamment. C’est « le centre médiatique d’Al-Hayat » qui présente ainsi chaque nouvelle parution de Dar Al-Islam.

En mai 2015, un groupe d’activistes se réclamant du collectif informel Anonymous avait lancé une campagne en ligne contre CloudFlare. Baptisé GhostSec, ce groupe, qui revendique des attaques contre des sites et des comptes sur les réseaux sociaux liés à Daech, dénonçait alors une cinquantaine de sites djihadistes bénéficiant des services de CloudFlare. Or, les attaques par déni de service constituent l’un des modes d’action privilégiés d’Anonymous, avec le « doxing » – la publication d’informations personnelles.

L’entreprise s’est à plusieurs reprises défendue de toucher de l’argent des groupes terroristes, invoquant la gratuité de ses prestations. « Nous nous sommes tournés vers les autorités pour passer en revue les différents sites en question et on ne nous a jamais demandé de les supprimer de notre réseau », avait, en outre, précisé au Mirror le PDG de CloudFlare, Matthew Prince, qui suggérait que certains pouvaient être utilisés comme des pièges par les services de sécurité eux-mêmes.

Contactée par Le Monde vendredi 11 décembre, la société affirme « appliquer toutes les demandes des tribunaux et des forces de l’ordre américaines ».

Privés de la possibilité d’attaques par déni de service, des membres se revendiquant d’Anonymous avaient lancé, après les attentats du 13 novembre, des campagnes en ligne contre des sites et des comptes liés à Daech. Les Anonymous avaient notamment publié des listes de comptes Twitter ou Facebook présentés comme ceux de militants pro-Daech, avec un impact limité. Certaines des listes étaient en effet anciennes, d’autres comportaient de nombreuses erreurs et listaient des comptes qui n’étaient aucunement liés au djihadisme.

Un système de modération peu strict

L’autre service, Archive.org, basé à San Francisco, est utilisé massivement par Daech pour diffuser ses documents vidéo, ainsi que ses magazines Dabiq (en anglais) et Dar Al-Islam (en français). Créé en 1996, Archive.org est un gigantesque projet géré par une association à but non lucratif, qui projette de sauvegarder l’intégralité des contenus du Web. Le site héberge des millions de livres, fichiers son ou vidéo, et plusieurs centaines de milliards de copies de pages Web. Il dispose du statut de bibliothèque aux Etats-Unis.

Simple d’utilisation, très accessible, il est depuis longtemps employé par de nombreux groupes djihadistes qui profitent d’un système de modération peu strict. Le site héberge des centaines de vidéos de propagande de Daech, rarement supprimées – ou après un long délai –, malgré l’existence d’un outil de signalement. On trouve ainsi sur Archive.org des clips intitulés « L’ambiance du Aïd el-Fitr dans la ville de Raqqah », le fief de l’EI bombardé par la France en Syrie, ou « Un an depuis le début des frappes aériennes ».

Le site était utilisé par les militants djihadistes bien avant l’émergence de Daech. Au début des années 2010, des spécialistes américains avaient déjà noté l’utilisation croissante de ce service par Al-Qaida pour diffuser ses vidéos d’Oussama Ben Laden et d’Ayman Al-Zawahiri. Mais là où Al-Qaida ne diffusait que rarement des messages vidéo de ses dirigeants, Daech publie un très grand nombre de vidéos chaque semaine.

Lire aussi : Accès à Internet : comment opère l’Etat islamique ?

*Damien Leloup,Journaliste au Monde

*Nathalie Guibert Journaliste au Monde

http://www.lemonde.fr/pixels/article/2015/12/12/des-services-web-americains-accuses-de-tolerer-la-propagande-de-l-etat-islamique_4830520_4408996.html

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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6 dicembre 2015
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6 DICEMBRE 2015:NOTIZIE UNIVERSITARIE 1,SALUTO I VETERINARI

-SU LA REPUBBLICA:

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

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Circa 65 studenti del corso di Veterinaria dell’Università di Sydney hanno realizzato il calendario “After Hours 2016″, senza veli, per  sostenere il progetto “We’re for the Bush” che mira a raccogliere fondi per famiglie, fattori, contadini e animali colpiti dalla siccità. Quella del calendario per beneficenza è una tradizione che nell’università dell’emisfero Sud dura da 30 anni. Gli scatti realizzati dal fotografo Nicola Bodle sono già in vendita per 20 dollari australiani. “Vogliamo aiutare queste persone a ripartire. Per questo abbiamo accettato di toglierci i vestiti” raccontano gli studenti. Clicca qui per informazioni sul calendario.a cura di Giacomo Talignani

3 dicembre 2015

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

Australia, nudi contro la siccità: il calendario degli studenti di veterinaria

http://www.repubblica.it/esteri/2015/12/03/foto/australia_calendario_nudi_contro_la_siccita_-128695506/1/?ref=HRESS-12#10

REAZIONE:IO SONO GATTOFILO.IL DESTINO MI HA DATO 7 GATTINI,UN MASCHIO E 6 GATTINE,3 GRANDI RANDAGGI CHE HO PRESO PER STRADA E 4 PICCOLINI NATI A CASA.HANNO VISSUTO IN DUE CONTINENTI PERCHE DOVE VADO IO VANNO I MIEI GATTINI E ANCHE IN VOLI TRANSATLANTICHE.PER QUESTO VOGLIO SALUTARE AI VETERINARI E PROFESSIONALI DEI RAMI AFFINI CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA SUA ASSISTENZA:NOBLESSE OBLIGHE.

E VORREI FARE UN DECISO APELLO A TUTTI CONTRO IL MAL TRATTO ANIMALE.

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*8 DICEMBRE 2015:LA SERRACHIANI VITTIMA DELLA BOSCHI?

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA

Serracchiani: «Anch’io vittima delle banche,
sono furibonda»

Il vicesegretario del Pd in un’intervista
al quotidiano«Libero»:«Io e mio marito abbiamo perso 18mila euro»

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*Decreto salva-banche, a Montecitorio sit-in dei risparmiatori beffati
*Renzi e le banche salvate: «Aiuteremo anche gli obbligazionisti» Video

REAZIONE:VA..DAI,NON COMINCIAMO!

8 DICEMBRE 2015:NOTIZIE UNIVERSITARIE 2,UOVO BENEFICO

-SU THE WASHINGTON TIMES:

With These College Degrees You’ll be Making Six Figures in No Time!

Can this treat the root cause of Diabetes?

REAZIONE:LA BIONDA E’ COSI DOLCE!!!!”

TUTTE DUE DOVREBBERO APROFONDIRE GLI STUDI SULLE PROPIETA NUTRITIVE DELL’ALBUMINA:IO SONO ITALIANO.IN ITALIA,NON E’ NESSUNA NOVITA,SI CONSUME MOLTA PASTA.E GLI ALIMENTI RICCHI IN IDRATI DI CARBONO PREDISPONGONO ALLA DIABETE PER QUI QUESTA E’ UNA MALATTIA FREQUENTE IN QUEL PAESE E ANCHE NELLA MIA FAMIGLIA CE’ QUALCHE PORTATORE.MIO PADRE SIN DA PICCOLO OGNI MATTINA MI FACEVA INGERIRE UN UOVO CRUDO SUCCHAITO DA UN BUCO  NEGLI ESTREMI DELLA BUCCIA.C’ERA LA CREDENZA CHE COSI INGERITO PORTASSI BENFICI ENERGIZANTI E REVITALIZZANTI.E ANCHE QUALCHE INCIDENZA BENEFICA SULLA DIABETE.VI CONFESSO CHE PRIMA DI SUCCHIARE CHIUDEVA GLI OCCHI E STRINGEVA FORTE IL NASO:HA UN GUSTO,UNA CONTESTURA E UN ODORE NON MOLTO STIMOLANTE  MA…….BUONO PER LA SALUTE.

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*8 DICEMBRE 2015:NOTIZIE UNIVERSITARIE 3:SCHIZOFRENIA,BASI ORGANICHE E BASI GENETICHE

NON PARLO MAI DI MEDICINA,NON E’ LO SCOPO DI QUESTI PUBBLICAZIONI E POI POTREBBE CONFONDERE E SPAVENTARE IL LETTORE SPROVEDUTO.MA QUANDO LA NOTIZIA E’ COSI ECLATTANTE COME QUESTA VORREI LASCIARLA TESTIMONIATA IN QUESTE PAGINE.E POI ANCHE SE SONO RETIRATO DA OLTRE 10 ANNI DELL’ESSERCIZIO ATTIVO E HO RINNUNCIATO AL TITOLO SPECIALISTICO PER DIFFERENZE ACCADEMICHE CON L’ISTITUZIONE CHE MI L’AVEVA RILASCIATO, NON C’E’ MALE RICORDARVI ORA CHE SONO PSICHIATRA.

2 NOTE SU  LE FIGARO,SANTE’:

1-BASI ORGANICHE DELLA SCHIZOFRENIA:

Figaro Santé

Schizophrénie: la piste auto-immune

Mots clés : schizophrénie, Prix Marcel Dassault
Par figaro iconPauline Fréour – le 07/12/2015
Les prix Marcel Dassault ont récompensé lundi des recherches sur les maladies mentales.
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Serge Dulud

Le Pr Philip Gorwood (à gauche) a reçu le prix du chercheur de l’année et Laurent Groc, directeur de recherche au CNRS, le prix du «projet innovant»

La psychiatrie est le parent pauvre de la recherche médicale, alors même que les maladies mentales sont extrêmement répandues – un Français sur 5 sera concerné au cours de l’année. En réaction à cette sous-dotation, le prix Marcel Dassault récompense chaque année depuis 4 ans deux chercheurs pour leurs travaux prometteurs dans ce domaine.

Pour l’édition 2015, la Fondation fondaMental, réseau de coopération scientifique qui élit les gagnants en s’appuyant sur un jury international, a décerné hier le prix du «projet innovant» à Laurent Groc, directeur de recherche CNRS à l’Institut interdisciplinaire de neurosciences (Université de Bordeaux).

Les travaux de son équipe explorent les «liaisons dangereuses» entre le système immunitaire et certaines schizophrénies, schématise le chercheur. Les scientifiques ont observé récemment que certains patients schizophrènes présentent dans leur flux sanguin des «autoanticorps», signe d’un emballement de leur système immunitaire qui s’est, à un moment de leur vie et pour des raisons encore mal connues, retourné contre leur organisme. «Ces autoanticorps ont initialement été observés chez des personnes atteintes d’encéphalite (une inflammation du cerveau, NDLR) dont les premiers stades de la maladie étaient des troubles psychotiques similaires à ceux des schizophrènes», indique Laurent Groc.

En utilisant des méthodes d’imagerie très perfectionnées, le chercheur et son équipe ont observé que ces autoanticorps avaient pour effet d’immobiliser certains récepteurs neuronaux (appelés NMDA) mobiles chez les personnes en bonne santé. Une anomalie qui pourrait expliquer de 10 à 20% des schizophrénies, estime Laurent Groc.

Le prix Dassault (230.000 euros) permettra de poursuivre les recherches dans deux directions: mettre au point une méthode de diagnostic rapide pour identifier les malades concernés, et mieux comprendre le mécanisme d’action de ces autoanticorps, avec en ligne de mire, «à court terme», l’expérimentation sur des patients de différentes immunothérapies déjà prescrites dans d’autres pathologies. «Un petit essai clinique avec un immunosuppresseur a déjà montré des résultats spectaculaires», indique Laurent Groc, précisant que ces travaux d’une équipe britannique n’ont pas encore été publiés.

Le prix du chercheur de l’année (15.000 euros) a été attribué au Pr Philip Gorwood (hôpital Sainte-Anne, Paris) pour ses travaux sur l’identification de la vulnérabilité génétique aux addictions. «Les addictions sont une maladie du cerveau», a-t-il rappelé. Ses recherches ont permis d’identifier des marqueurs génétiques qui augmentent de 36% le risque d’addiction chez les personnes qui en sont porteuses.

LA RÉDACTION VOUS CONSEILLE:

Détecter la psychose avant qu’elle ne naisse

La schizophrénie de mieux en mieux décrite

Prix Marcel-Dassault: la recherche française en santé mentale à l’honneur

http://sante.lefigaro.fr/actualite/2015/12/07/24384-schizophrenie-piste-auto-immune

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-BASI GENETICHE DELLA SCHIZOFRENIE:

Figaro Santé

La schizophrénie de mieux en mieux décrite

Mots clés : schizophrénie, Maladie psychiatrique, Etude génétique
Par figaro iconStéphany Gardier – le 05/08/2014
L’analyse du génome de 150.000 personnes a permis de mettre en évidence 108 régions de l’ADN dont les variations contribuent à la maladie.
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Cyril SOLLIER/PHOTOPQR/LA PROVENCE

La schizophrénie touche environ 1 % de la population générale et compte parmi les maladies psychiatriques les plus fréquentes.

Une étude, d’une ampleur inégalée, apporte un éclairage nouveau sur les bases génétiques de la schizophrénie. L’analyse du génome de 150.000 personnes a permis de mettre en évidence 108 régions de l’ADN dont les variations contribuent à la maladie.

La schizophrénie touche environ 1% de la population générale et compte parmi les maladies psychiatriques les plus fréquentes. Cependant, les traitements utilisés reposent sur des molécules développées il y a plus de cinquante ans. L’étude publiée par un consortium de recherche international dans la revue Nature du 22 juillet pourrait donner un important coup d’accélérateur à la compréhension des bases génétiques de la maladie et ainsi ouvrir de nouveaux horizons thérapeutiques. Issus de plus de 80 institutions de recherche, les scientifiques ont identifié 108 régions du génome humain impliquées dans la maladie.

«Le fait que la schizophrénie soit en partie d’origine génétique est connu depuis longtemps», rappelle Stéphane Jamain, chercheur dans l’unité Inserm de psychiatrie génétique du groupe hospitalier Chenevier-Mondor. «Mais les mécanismes moléculaires sont encore peu connus, notamment parce que la maladie est très hétérogène.» Le tableau clinique est aujourd’hui bien décrit (hallucinations, tendance au repli sur soi, troubles cognitifs, etc.), mais il s’avère très variable d’un patient à l’autre. «Un peu comme dans l’autisme, il serait plus juste de parler de spectre de schizophrénie, plutôt que de “la” schizophrénie», précise Stéphane Jamain.

9,5 millions de variations génétiques comparées

Les premières études d’analyse du génome entier (genome-wide association studies) avaient permis d’identifier 30 régions d’intérêt sur l’ADN humain. «Ce type d’analyse vise à comparer la présence de variations génétiques chez des patients et chez des personnes qui ne sont pas malades, explique Stéphane Jamain. Pour avoir une bonne puissance statistique, il est fondamental de travailler sur des effectifs très larges, ce qui est souvent très difficile. C’est ce qui rend cette étude unique et vraiment exceptionnelle.»

Pour mettre toutes les chances de leurs côtés, les scientifiques ont créé le Schizophrenia Working Group of Psychiatric Genomics Consortium, qui rassemble dans une base commune tous les échantillons d’ADN de patients schizophrènes récoltés par les différents centres de référence dans le monde.

Ils ont ainsi pu analyser 9,5 millions de variations génétiques chez 36.989 patients schizophrènes et les ont comparées avec celles présentes chez 113.075 sujets sains. Ces variations sont significativement plus fréquentes chez les personnes malades dans 108 régions du génome, dont une située autour du gène codant pour le récepteur à la dopamine (DRD2), cible des antipsychotiques, seul traitement efficace pour limiter certains symptômes de la maladie. D’autres régions du génome incluent des gènes impliqués dans la communication entre neurones. Mais surtout, plusieurs d’entre eux sont liés au système immunitaire, ce qui étaye certaines hypothèses suggérant une relation entre schizophrénie et immunité.

«Ces résultats confirment que la schizophrénie est une maladie “polygénique” qui résulte d’interaction entre des facteurs génétiques nombreux, chacun ne contribuant que pour une toute petite part», commente Stéphane Jamain. Les variations génétiques identifiées sont très fréquentes. «Nous en portons tous sans doute plusieurs, mais c’est le fait de posséder une combinaison particulière de ces variantes génétiques et leur accumulation qui déterminent une vulnérabilité à la maladie», ajoute le scientifique, qui souligne également le poids des facteurs environnementaux, dont le rôle effectif reste cependant à préciser.


Cette maladie mentale est une réelle source de détresse et d’isolement

La schizophrénie est une pathologie psychiatrique fréquente, qui toucherait 400.000 à 600.000 personnes en France. Les premiers symptômes se manifestent en général à l’entrée dans l’âge adulte, entre 15 et 25 ans, une période de maturation cérébrale où beaucoup de ramifications neuronales sont renouvelées.

Certains symptômes aigus sont typiques et impressionnants: hallucinations, délires. D’autres sont moins spécifiques, ce qui peut retarder la pose d’un diagnostic: apathie, retrait de la vie sociale et affective parce que les émotions sont moins ressenties, troubles de la pensée, de la concentration et de la mémoire, difficulté à planifier et à s’organiser. Du reste, il s’écoule souvent entre 5 et 10 ans entre les premiers signes et la prise en charge médicale. De l’avis des professionnels de santé et des associations de proches de malades, la honte, le déni et le tabou social comptent pour beaucoup dans ce retard.

Aujourd’hui, une prise en charge adaptée permet néanmoins une rémission chez un tiers des patients. Elle repose sur des traitements médicamenteux (neuroleptiques et antipsychotiques) et un suivi psychosocial. D’autres patients, à peu près contrôlés grâce à un suivi médical, connaissent malgré tout des rechutes. Enfin, 20 à 30 % des sujets répondent peu aux traitements.

La prise en charge précoce est déterminante pour l’avenir du patient: plus elle a lieu tôt, meilleur est le diagnostic. Lorsqu’elle est retardée, la maladie peut se compliquer d’actes de violence, de comportements addictifs et de précarité sociale (seulement 20 % des schizophrènes travaillent). Cette conjonction de facteurs, associés à des comportements autodestructeurs (fréquentes tentatives de suicide) conduit à un raccourcissement spectaculaire de la durée de vie des malades, de 10 à 20 ans. Cela va à l’encontre d’une idée très répandue, selon laquelle les personnes souffrant de schizophrénie représenteraient une menace pour la société. Elles sont en réalité davantage victimes qu’agresseurs et, lorsque l’absence de prise en charge les conduit à des accès de violence, elles les retournent majoritairement contre elles-mêmes, ou contre leurs proches.

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REAZIONE:SULLA SCHIZOFRENIA,MALATTIA PROFUSAMENTE DESCRITTA, MOLTO SI HA DETTO E MOLTO SI HA DISCUSSO,DA CHI LA  NEGA ATRIBUENDOLA A MOTIVI SOCIALI E PERFINO POLITICHE LEGATA AL RUOLO REPRESIVO DEL PSICHIATRA COME “CANE DI GUARDIA” DELLA CULTURA DOMINANTE(PERO….POSSONO ESSERE VIOLENTI E PERICOLOSI PER SE E I PROSSIMI),A CHI L’ATRIBUSCE,APPUNTO A CAUSE ORGANICHE(LA MAGGIORANZA), PERO FINO AD ADESSO SCONOSCIUTE E SENZA EVIDENZIE.

DAL PUNTO DI VISTA GENETICO SEMPRE SI HA IPOTIZZATO CHE C’E’ UN FATTORE PREDISPONENTE EREDITARIO DELLE MALATTIE MENTALI,FRA QUI LA CHIZOFRENIA,PERO FINO AD OGGI POCO SI HA SAPUTO DI PROVE CONCRETE LIMITANDOCI AD AFFERMARE CHE C’E PREDISPOSIZIONE GENERALE AD EREDITARE LA MALLATIA MENTALE MA NON QUESTA O QUELLA ENTITA NOSOGRAFICA.QUALORA SI VERIFICASSI QUESTE DUE NOTIZIE E SI AVANZASSI NELLE SUE CONOSCENZE AVREBBEMO FINALMENTE LE PROVE CHE L’ESCHIZOFRENCO NON E’ UN MALATO “IMMAGINARIO” MA ORGANCO ,E CHE IL FATTORE EREDITARIO E REALMENTE DETERMINANTE.DUE NOTIZIE DA VERO SCIENTIFICAMENTE RIVOLUZIONARIE.E NON HA SENSO CONTINUARE A PARLARE DELLA SOCIOGENESI DI QUESTO MALATO.

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8 DICEMBRE 2015:GRAVE,RENZI MESSO “TRA VIRGOLETTI”

-SU LA STAMPA.

La Ue verso una procedura di infrazione contro l’Italia per non aver registrato i migranti

Si tenta l’ultima mediazione. Ma a ventiquattro ore dal verdetto non risulta aver sortito ancora effetti
marco zatterin
corrispondente da bruxelles

È in corso un tentativo di mediazione dell’ultima ora, ma il destino fatale sembra già scritto. Domani la Commissione Ue deve decidere se aprire o meno una procedura di infrazione contro l’Italia, accusata di aver violato le regole comunitarie e non aver registrato completamente, e accuratamente, i migranti sbarcato sulle coste nazionali. Il parere dei tecnici dell’esecutivo è che la messa in mora vada formalizzata, per il Bel Paese come per altri. Il capo dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno, Mario Morcone, ha portato di persona una serie di nuovi dati a Bruxelles per scongiurare il caso. A ventiquattro ore dal verdetto, però, non risulta aver sortito ancora effetti.

L’istruzione del fascicolo è cominciata a fine agosto, quando la Commissione ha scritto al governo Renzi per chiedere lumi sui 63 mila migranti che le risultavano svanite nel nulla. Secondo le rilevazioni di Bruxelles, nei primi sette mesi dell’anno erano entrati in Italia 92 mila profughi e solo 30 mila circa erano stati censiti a dovere, con l’identificazione e la presa delle impronte. Il contestato (a ragione) Regolamento di Dublino prevede che sia il paese di prima accoglienza a dover occuparsi della registrazione di chi arriva, anche se – ovviamente – questi cerca l’Europa e non l’Italia.

Secondo quando risulta a «La Stampa», la violazione italiana – contestata anche a Croazia, Grecia e malta – riguarda il regolamento 604 del 2013, che stabilisce «i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide». L’Italia è responsabile per il trattamento di chi salva in mare e i nostri controllori non avrebbero fatto sino in fondo il loro dovere. Da Roma sono arrivate più spiegazioni del caso e già in settembre il prefetto Pansa ha scritto una prima lettera per contestare i numeri della Commissione. Niente da fare. Sinché non si cambia, la legge prevede che tutti i migranti in arrivo debbano essere «processati» allo stesso modo dallo stato di prima accoglienza.

Va da sé che in questo momento la decisione di una procedura contro il nostro governo avrebbe un peso politico rilevante. Mentre infuria la polemica sulla redistribuzione che non si riesce a fare e sui centri di accoglienza “hotspot”, la messa sotto accusa dei paesi mediterranei sottoposti a un flusso di rifugiato senza precedenti, potrebbe facilmente innescare proteste anche giustificate dalle capitali in questione. Potrebbe addirittura trasformarsi un boomerang per l’Unione che colpisce proprio gli stati che, in prima persona, hanno sofferto di più. Vero o falso? «Accetto l’argomento che i regolamenti vadano cambiati – afferma una fonte Ue -, ma sino a che non succede è dovere di tutti applicarli e assicurarsi che siano rispettati».

-ARTICOLI CORELATI:

02/09/2015
L’Ue chiede conto all’Italia di 60mila migranti “spariti”
marco zatterin
LAPRESSE
25/11/2015
E L’Europa chiede aiuto alla Sesta Flotta americana per gestire i migranti
http://www.lastampa.it/2015/12/08/esteri/la-ue-verso-una-procedura-di-infrazione-contro-litalia-per-non-aver-registrato-i-migranti-ihRyeipKs2prgI140sX0YO/pagina.html

REAZIONE:GRAVE MANCANZA DI RENZI.QUESTI SONO SEGNALI PRIMA DELLAFINE:IERI L’UE NON HA APPORVATO LA MANOVRA ECONOMICA DI RENZI,DEVE ASPETTARE FINO AD APRILE,E ORA FINALMENTE SI COMINCIA A METTERE LE MANI SULLA POLITICA IMMIGRATORIA DELLA LEGA,POI ADOTTATA DAL CENTRODESTRA TUTTO E ORA ANCHE DA RENZI.

LA NUOVA ERA ESSIGE ANCHE CHE VENGANO RIVEDUTE LE LEGGE DI CITTADINANZA DELL’ERA BERLUSCONI-LEGA-PRODI(COMPRESO LO IUS SOLI),CHE CI SIA MAGGIORE CONTROLLO SULLA CORRUZIONE ANAGRAFICA DELLE AMBASCIATE ITALIANI ALL’ESTERO,E  RETIRATE TUTTE LE CITTADINANZE ABBUSIVAMENTE CONCESSI IN QUESTO PERIODO.

-APPENDICE:

“Soldati italiani nel Sahel”: Renzi dice no a Hollande

Parigi aveva chiesto all’Italia di inviare almeno una brigata operativa in Ciad e Niger per sostituire le truppe francesi sul fronte sud della Libia

Soldati francesi a Timbuctù in Mali dove nel 2013 la Francia ha iniziato un conflitto per difendere l’integrità dello Stato minacciato da sigle jihadiste e da Al Qaeda

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francesco grignetti
roma

È terribilmente concreta la divergenza tra Italia e Francia nella lotta al terrorismo islamista. Il governo di Matteo Renzi non ha mancato occasione per rimarcare che non intende farsi trascinare in una guerra di cui non vede l’esito in Iraq, in Libia, tantomeno in Siria. La parola stessa è stata bandita dal lessico ministeriale. E nei giorni scorsi, a fronte di una richiesta esplicita, Roma ha detto no a Parigi.

La frontiera più fragile

I francesi ci chiedevano, in nome del Trattato europeo di Lisbona che prevede un mutuo soccorso militare, di inviare migliaia di soldati in Niger e in Ciad per sostituire le loro truppe che stanno cercando di sigillare la frontiera verso la Libia. Ma il governo italiano ritiene che non sia saggio farsi trascinare in avventure militari di cui non si vede lo sbocco politico e ha tenuto il punto anche stavolta.

Quale sia la posizione di Matteo Renzi in merito alla lotta al terrorismo, è più chiaro dopo la sua intervista di ieri al «Corriere della Sera». Il presidente del Consiglio è stato esplicito, fin quasi alla brutalità: «Se protagonismo significa giocare a rincorrere i bombardamenti altrui, dico: no, grazie». Chiarissimo il riferimento alle scelte ultime della Francia e della Gran Bretagna. Questa la sua posizione: prima deve venire la politica, poi semmai le armi. Non il contrario. Per questo motivo non soltanto non ci accoderemo alle campagne aeree in corso in Siria (in Iraq partecipiamo, ma solo in veste di ricognizione, non di bombardamento) e magari nel prossimo futuro in Libia, ma abbiamo rifiutato anche di mandare un corpo di spedizione nel Sahel.

I 3500 militari francesi

Qui, in un pezzo di Sahara dove i confini tra Libia, Ciad e Niger sono disegnati sulla sabbia, e dove da diversi mesi operano ben 3500 soldati delle truppe speciali francesi, assieme a inglesi e statunitensi, il governo di Parigi ci chiedeva di schierare quantomeno una brigata operativa. E non ce l’hanno chiesto come una cortesia qualsiasi. Il presidente Hollande, infatti, subito dopo gli attentati di Parigi, citando il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre del 2007, ha attivato la cosiddetta «clausola di difesa collettiva» tra europei.

Che cosa sia, pochissimi lo sanno in quanto il Trattato è recente e la clausola non è stata mai attivata prima d’ora. Non significa l’intervento di un esercito europeo, che non esiste. Federica Mogherini aveva spiegato che la Ue non avrebbe avuto ruolo, ma che la Francia avrebbe chiesto aiuti militari su base bilaterale. «La Francia – aveva detto a ruota il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian – non può fare tutto, nel Sahel, in Centrafrica, in Libano, continuando in più ad assicurare la sicurezza del territorio nazionale».

Come si è visto in seguito, gli inglesi hanno votato per una campagna di bombardamenti aerei in Siria. La Germania ha deciso l’invio di 1200 istruttori militari, 6 Tornado con compiti di ricognizione, e una nave da guerra che affiancherà con fini difensivi la portaerei «Charles de Gaulle» (da dove, peraltro, i jet francesi potranno bombardare postazioni dell’Isis in Libia).

http://www.lastampa.it/2015/12/07/esteri/soldati-italiani-nel-sahel-renzi-dice-no-a-hollande-YOSuIqfmUyBSZiXLF6TPZO/pagina.html

-APPENDICE 2:

corriere.it
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Quei 165 mila italiani in Inghilterra con il welfare tagliato da Cameron
Milano, 29 novembre 2015 – 09:28.L’Italia oggi è il terzo più importante Paese di origine di stranieri in arrivo Oltremanica

Nessuna sorpresa. Logico. Però ne accorgono un po’ tardi. Lorenzo Cetto, 21 anni, romano, laureato, da settembre impiegato a Londra in una multinazionale, ha avuto precisamente questa sensazione quando ha sentito parlare per la prima volta della lettera di David Cameron a Bruxelles. In quel memorandum di un paio di settimane fa, il premier di Londra espone le sue condizioni per sostenere il «sì» alla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea quando si terrà il referendum sulla «Brexit». In altri termini, sull’uscita di Londra dalla Ue dopo più di quarant’anni.

La quarta e ultima delle richieste di Cameron per impegnarsi contro la secessione riguarda direttamente anche Lorenzo Cetto e molti come lui. «Abbiamo bisogno di ridurre il numero delle persone che vengono qui – scrive il primo ministro al presidente del Consiglio europeo, Donal Turk -. Possiamo ridurre il flusso di persone in arrivo dall’interno della Ue, riducendo l’attrattiva che il nostro sistema di welfare esercita ovunque in Europa». Qui arriva la proposta che interessa un numero di italiani pari alla popolazione adulta di città come Verona, Messina, Brescia, Taranto o Parma. Solo che oggi vivono tutti nel Regno Unito. Suggerisce Cameron: «Le persone che vengono in Gran Bretagna dalla Ue devono vivere qui e versare i contributi per quattro anni prima di potersi qualificare per assegni sociali sul lavoro o sull’abitazione».

Lorenzo Cetto, appunto, non si stupisce. «Il sistema dei sussidi sociali del Regno Unito è eccessivo e controproducente – dice -. Il governo copre le spese per la casa o la disoccupazione di qualunque teenager abbia un figlio non programmato. Succede a molti. Li deresponsabilizzano e li disincentivano a impegnarsi». Eppure la contabilità basata sui dati del Dipartimento del Lavoro di Londra coinvolge anche moltissimi migranti italiani che quasi sempre hanno un’occupazione e contribuiscono con i loro versamenti nel sistema sociale. Una popolazione equivalente a quella di una media città della Penisola, secondo la proposta di Cameron, si troverebbe di colpo senza welfare a cui ora hanno diritto.

Gli italiani che negli ultimi quattro anni hanno preso il National Insurance Number, l’equivalente britannico del codice fiscale, necessario per lavorare, sono 165 mila. Sono stati 26 mila nell’anno concluso a giugno 2012, e da allora non hanno fatto che crescere. Malgrado il dibattito sulla ripresa in Italia, nell’anno che si è chiuso a giugno 2015 il numero di quei migranti appena sbarcati è esploso a 64 mila persone (più 67% in dodici mesi). L’Italia oggi è il terzo più importante Paese di origine di stranieri in arrivo Oltremanica, dietro a Romania e Polonia. E poiché il flusso continua ad accelerare, non possono che aumentare gli italiani che nei prossimi anni sarebbero raggiunti dalla «ghigliottina» sul welfare prevista da Cameron.

Questo pone Matteo Renzi di fronte a un dilemma. Il governo britannico vuole discutere le proprie richieste al vertice dei leader europei a Bruxelles tra venti di giorni. A Londra si punta a chiudere la trattativa con il resto d’Europa in inverno, per poi tenere il referendum sulla Brexit in giugno o nell’autunno 2016. Quindi, nella sostanza, Cameron sta chiedendo a Renzi di firmare sul taglio netto del welfare per 165 mila elettori italiani e su quello dei loro familiari, coniugi e figli minori residenti nel Regno Unito.

Conterà molto l’arte della politica, perché trovare un compromesso resta interesse di tutti. Ma anche l’algebra ha un suo ruolo e dice che, se Renzi accettasse anche condizioni un po’ attenuate di Cameron, l’Italia ne risulterebbe doppiamente espropriata: lo sarebbe perché quei 165 mila italiani che oggi lavorano nel Regno Unito, contribuiscono alla sua crescita e al suo sistema di welfare, sono portatori dentro di sé di un investimento pubblico di più di 18 miliardi di euro da parte del loro Paese d’origine.

Possibile? In base alle stime dell’Ocse di Parigi, un laureato in Italia costa ai contribuenti 160 mila euro solo in stipendi degli insegnanti dalla scuola materna all’università; un diplomato ne costa 122 mila e una licenza media 80 mila. Secondo i dati Istat sui titoli di studio degli italiani emigrati all’estero nel 2013 (vedi grafico), si può stimare in modo prudente che l’investimento del governo di Roma negli italiani partiti per Londra negli ultimi quattro anni sia appunto di 18,3 miliardi di euro (senza contare le spese in istruzione sostenute dalle famiglie). È come se l’Italia avesse donato alla Gran Bretagna centinaia di chilometri di alta velocità ferroviaria, solo che questa è un’infrastruttura di conoscenza e competenze pagata dall’Italia e (legittimamente) messa a frutto solo dall’altra parte della Manica. In cambio, Cameron chiede che Renzi accetti il taglio dei diritti di welfare di queste stesse persone. «Non mi preoccupa, io lavoro e non cerco sussidi – commenta Lorenzo Cetto -. Ma se poi perdi il posto e vedi che i tuoi contributi vanno ad altri e a te no, be’, allora un po’ ti rode. Londra è bella perché è internazionale. È bella perché ci siamo noi».

29 novembre 2015 (modifica il 29 novembre 2015 | 09:37)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.corriere.it/economia/15_novembre_29/quei-165-mila-italiani-inghilterra-il-welfare-tagliato-cameron-c6dadcb4-966d-11e5-bb63-4b762073c21f.shtml

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-APPENDICE 3:LA GENERAZIONE TELEMACO DI RENZI MESSA “TRA VIRGOLETTE”
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-SU LE MONDE:
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Google ferme son fonds d’investissements dans les start-up européennes
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Un an et demi après son lancement, Google Ventures Europe ferme déjà ses portes. Basée à Londres, la branche européenne du fonds de capital-risque de la société de Mountain View avait pour ambition d’investir 125 millions de dollars dans des jeunes pousses du Vieux Continent. ”Nous pensons que le paysage des start-up en Europe dispose d’un potentiel énorme, expliquait Bill Maris, le patron de Google Ventures. Nous avons vu émerger de nouvelles sociétés fascinantes à Londres, à Paris, à Berlin, dans les pays nordiques et au-delà.”

“FONDS INTERNATIONAL”

Depuis juillet 2014, le fonds européen n’a cependant investi que dans six entreprises, dont cinq britanniques. Le montant de ces prises de participation n’est pas connu, mais il est très certainement bien est inférieur à l’enveloppe de 125 millions de dollars. Malgré cette fermeture, Google Ventures assure qu’il continuera ses investissements dans des entreprises européennes. Mais les équipes londoniennes vont perdre de leur autonomie. Elles répondront désormais directement aux responsables de Mountain View,

“A partir de janvier, nous opérerons comme un fonds international et non plus comme deux fonds séparés, indique Tom Hulme, l’un des associés de Google Ventures installé dans la capitale britannique. Cela va nous offrir davantage de flexibilité et d’argent pour investir dans les meilleures entreprises sans devoir nous soucier de leur localisation. En clair, nous serons en mesure de signer, si besoin, des chèques plus importants en Europe. C’est une bonne nouvelle pour les investissements européens”.

CHANGEMENT DE CAP

Cette annonce intervient alors que Google Ventures change de cap. D’abord, le fonds va être rebaptisé GV, pour prendre ses distances avec sa maison-mère. “Je défends les intérêts des entrepreneurs et non ceux de Google”, assure M. Maris au Financial Times. Ensuite, il ne souhaite plus investir dans les start-up en phase de lancement. “Il y a moins d’opportunités à saisir”, justifie son directeur au Wall Street Journal. “L’afflux d’argent a fait augmenter les prix et a donné trop de pouvoir de négociation aux entrepreneurs”, ajoute-t-il au FT.

Fondé en 2009, Google Ventures a déjà investi dans plus de 300 entreprises. Jusqu’à présent, la grande majorité de ses prises de participation se portait vers des sociétés fraîchement créées, pour un montant ne dépassant généralement pas les 250.000 dollars. Le fonds n’injectait que très rarement plus de 20 millions de dollars. Cette année, dans un contexte d’inflation des prix, il a réduit la voilure: 39 investissements contre 57 en 2014. Et les sommes injectées dans les start-up ont reculé de 20%.

500 MILLIONS PAR AN

Google Ventures dispose d’une enveloppe annuelle de 500 millions de dollars (contre 100 millions à ses débuts, puis 300 millions). Depuis son lancement, le véhicule a déjà investi environ 2 milliards de dollars. Son plus gros pari s’est porté sur Uber: fin 2013, il avait injecté 258 millions dans la société de transport urbain. Google Ventures avait également fourni 80 millions à Nest, le fabricant de thermostats et de détecteurs de fumées connectés que sa maison-mère a depuis racheté pour 3 milliards.

Son portefeuille comprend également le spécialiste de la réalité virtuelle Jaunt, la plate-forme de communications en entreprise Slack ou encore le site de commerce en ligne Jet.com. Le fonds était aussi entré au capital d’HomeAway, site de locations d’appartements. Il a dégagé une plus-value substantielle lors de son entrée en Bourse. D’autres investissements ont porté leur fruits, comme celui dans la plate-forme de développement mobile Parse, rachetée par Facebook. GV reste cependant très discret sur ses performances financières.

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A LIRE EGALEMENT
Dans la Silicon Valley, l’argent n’avait plus autant coulé à flot depuis la bulle
L’an passé, les sociétés non cotées de la région ont levé 23,4 milliards de dollars auprès des fonds de capital-risque. Un montant record depuis l’éclatement de la première bull Internet (…)

Photo: Robert Scoble

http://siliconvalley.blog.lemonde.fr/2015/12/08/google-ferme-son-fonds-dinvestissements-dans-les-start-up-europeennes/

REAZIONE:NON MI ASPETTAVO ALTRO DA GOOGLE CHE DAL PUNTO DI VISTA STRETTAMENTE SCIENTIFICAMENTE-TECNICO CONTUNUA ESSENDO AVANGUARDIA.MICROSOFT PRENDA ATTO ED ESTROMETTA NADELLA.

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12 DICEMBRE 2015:NOTIZIE UNIVERSITARIE 4,PICK-ALZHEIMER
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-SU MICROSOFT NOTIZIE:
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ilgiornale.it
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Camminata lenta, spia dell’arrivo dell’Alzheimer

Giulia Bonaudi – Ven, 04/12/2015 – 19:43

Uno studio rivela che la velocità della camminata potrebbe essere un indicatore della comparsa dell’Alzheimer.

L’origine della malattia, tuttavia, rimane ancora sconosciuta.

Ma le ricerche sul tema non si fermano, e un piccolo passo in avanti è stato compiuto da un team di ricercatori francesi. Il gruppo, infatti, ha condotto uno studio su 128 persone con un’età media di 76 anni che non avevano demenze, ma che lamentavano problemi di memoria. Gli scienziati hanno analizzato le scansioni dei cervelli, misurando i livelli di proteina beta-amiloide, un precursore della malattia. E così è stata evidenziata una stretta correlazione con la velocità media della camminata: più una persona si sposta lentamente, più alti sono i livelli della sostanza nel cervello.

Secondo gli studiosi, spiega il quotidiano The Independent, che ha riportato la notizia, la scoperta potrebbe aiutare la diagnosi della malattia: tant’è vero che un rallentamento dell’andatura starebbe ad indicare cambiamenti nel cervello prima della comparsa dei sintomi. “E’ possibile che avere disturbi nell’andatura oltre a quelli della memoria possa indicare l’Alzheimer, anche prima che le persone mostrino i sintomi clinici“, spiega Natalia del Campo della University Hospital di Tolosa, autrice principale della ricerca. Per Laura Phipps di Alzheimer’s Research Ukpotrebbero esserci molte ragioni per rallentare il passo, ma è importante indagare perché e quando questi cambiamenti arrivano in malattie come l’Alzheimer e come possono essere gestiti per migliorare la vita delle persone“.

La ricerca ha dimostrato che le persone con malattia di Alzheimer possono avere difficoltà a camminare, ma non è chiaro se questo è dovuto alla condizione in sé o ad altri fattori, in particolare a quelli associati con l’invecchiamento” , ha detto Louise Walker dell’Alzheimer Society. “E’ necessario un lavoro più a lungo termine per determinare se l’accumulo di beta-amiloide, che è una delle caratteristiche della malattia di Alzheimer, conduce direttamente al rallentamento dell’andatura e se questo potrebbe giocare un ruolo importante nel processo diagnostico“.

 http://www.ilgiornale.it/news/salute/camminata-lenta-spia-dellarrivo-dellalzheimer-1201576.html
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REAZIONE:GRAVE MALATTIA DEGENARITIVA PROGRESSIVA DEL CERVELLO.PUO ESSERE MORTALE.
aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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1 dicembre 2015
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1 DICEMBRE 2015:IL SUMMIT AMBIENTALISMO

-SU LA REPUBBLICA:

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Clima, Cop21. Obama: “Noi, inquinatori pentiti”. Ma l’India: “Nostro diritto bruciare carbone”

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Clima, Cop21. Obama: "Noi, inquinatori pentiti". Ma l'India: "Nostro diritto bruciare carbone"

(afp)
Centocinquanta leader nella capitale francese per la conferenza Onu. Tra gli impegni più urgenti: siglare un accordo sui limiti del riscaldamento climatico. Renzi: “L’Italia non si tira indietro. Il nostro Paese è già protagonista in ricerca e Green Ecomony”.
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IN UNA CAPITALE francese blindata ha preso il via oggi la Cop21, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Per i 150 leader mondiali riuniti a Parigi si tratta dell’ultima chiamata per salvare il pianeta. Sarà un vertice fuori misura per una sfida colossale il cui primo obiettivo è siglare un accordo storico che limiti il riscaldamento climatico per evitare una catastrofe ambientale irreversibile. La vigilia della manifestazione è stata segnata da scontri tra polizia e manifestanti che hanno portato al fermo di 208 persone.

Ambiente contro sviluppo. Dai primi interventi della giornata di oggi si sono delineate subito due posizioni contrastanti: da un lato i paesi ricchi dell’Occidente che fanno mea culpa, si pentono per aver inquinato troppo finora, sono pronti a rimediare e spingono per un accordo preciso e vincolante. Dall’altro, gli stati in via di sviluppo, i cosiddetti ‘giganti emergenti’ come India e Cina che, viceversa, frenano e rivendicano l’uso del carbone, ancora necessario per la loro crescita economica.

La Francia. “Abbiamo un obbligo di successo” e “la posta in gioco è troppo importante per potersi accontentare di un accordo al ribasso”, ha detto il ministro degli Esteri francese e presidente della conferenza, Laurent Fabius, in apertura dei lavori. “L’11 dicembre”, il giorno in cui si concluderà la Cop21, “il mondo si aspetta da noi quattro parole: la missione è compiuta”. “L’accordo” per limitare il surriscaldamento globale “non è scontato ma è alla nostra portata”, ha sottolineato, promettendo che la presidenza francese “veglierà affinché tutti i punti di vista siano tenuti in considerazione”.

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Cop21, Hollande: “La posta in gioco non è mai stata così alta”

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In avvio di conferenza il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto di osservare un momento di silenzio in memoria delle vittime degli attentati di Parigi. Poi la parola è passata al presidente francese Francois Hollande che, dopo aver ringraziato ”per tutti i segni di supporto, tutti i messaggi, tutti i gesti di amicizia” giunti dopo gli attentati di Parigi, ha definito la Cop21 come “un’immensa speranza che non abbiamo il diritto di deludere. È una sfida che non dobbiamo perdere perché si tratta di un miliardo di essere umani che ci guarda”. Il surriscaldamento del clima, ha proseguito il titolare dell’Eliseo, “crea conflitti, crea più migrazioni delle guerre. Dobbiamo intervenire in nome della giustizia climatica. Quello che è in gioco in questa conferenza è la pace perché rischiamo una guerra per l’accesso all’acqua. Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande come quella sul futuro del pianeta, della vita. Qui non bastano le dichiarazioni di intenti, noi a Parigi siamo a un punto di rottura e di partenza per una trasformazione mondiale”, ha proseguito Hollande. “Abbiamo l’opportunità di creare uno sviluppo con le energie rinnovabili, il trasporto pulito e la biodiversità. Dobbiamo costruire un modello basato sulla cooperazione, in cui sia più conveniente preservare che distruggere”.

Dopo il presidente francese ha preso nuovamente la parola Ban Ki-moon che ha definito la conferenza sul clima “un’occasione politica unica che potrebbe non tornare”. E rivolgendosi alla platea dei capi di stato ha avvertito: “Il futuro del mondo è nelle vostre mani, non sono consentite indecisioni. Voi avete il potere di assicurare il benessere di questa e della prossima generazione”, trovando un accordo per arginare entro i due gradi l’aumento delle temperature del pianeta causato dalle emissioni inquinanti. Per farlo i leader dovranno cercare “il compromesso, il consenso e, se è necessario, anche la flessibilità”.

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Cop21, Obama: “Possiamo cambiare il futuro qui, e adesso”

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Gli Usa. Tra i primi leader a parlare, il presidente Usa Barack Obama: “Sono venuto di persona come rappresentante della prima economia mondiale e del secondo inquinatore per dire che noi, Stati Uniti, non solo riconosciamo il nostro ruolo nell’aver creato il problema ma che ci assumiamo anche la responsabilità di fare qualcosa in proposito. Possiamo cambiare il futuro qui e adesso”. E ha aggiunto: “Bisogna agire ora, mettendo da parte gli interessi di breve termine. Siamo l’ultima generazione a poter salvare il pianeta”.

La Germania. Un impegno concreto di fronte alla platea della Cop21 lo ha già preso Angela Merkel: “La Germania entro 2020 raddoppierà i suoi finanziamenti pubblici per le energie rinnovabili”.

La Russia. Mentre Vladimir Putin, arrivato in ritardo alla conferenza, ha sottolineato nel suo discorso come l’andamento economico della Russia è la prova che “si può prestare attenzione alla crescita economica senza per questo trascurare l’ambiente. Il nostro paese è stato fra i primi al mondo a ridurre i consumi energetici dell’economia negli ultimi anni e a ridurre in modo considerevole le emissioni di gas a effetto serra, tanto da frenare di un anno il riscaldamento climatico, ma al tempo stesso ha raddoppiato il suo Pil”. L’accordo di Parigi, ha detto Putin, deve essere “efficace, equilibrato e globale” e, come una sorta di “prolungamento ideale del protocollo di Kyoto” del 1997, anche “vincolante”. Il presidente russo ha poi avuto un incontro a porte chiuse con il presidente Usa Barack Obama. Durante il colloquio durato trenta minuti i due leader hanno discusso di Siria e Ucraina. Il presidente americano, afferma la Casa Bianca, ha detto al presidente russo che Bashar al Assad deve lasciare il potere.

L’Italia. “Dobbiamo uscire dalla retorica che l’Italia non fa abbastanza”, ha dichiarato il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento. “Il nostro Paese ha ridotto le emissioni del 23% dal 1990, ha un piano di investimenti per quattro miliardi di dollari da qui al 2020, le nostre aziende sono in prima fila, da Eni a Enel. L’Italia ha molto da dire e da fare in questo settore”. Quella che si sta giocando a Parigi “è una partita molto difficile, e a pranzo c’è stato un momento di confronto anche acceso su questo. Non sarà facile arrivare a un accordo ma è una condizione fondamentale. L’accordo va trovato”.

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L’India. Come accennato all’inizio, non tutti i Paesi sono d’accordo con la necessità di ridurre l’utilizzo di combustibili fossili. Come si evince dalle parole del premier indiano Narendra Modi, che ha rivendicato il diritto allo crescita per il proprio Paese, puntando il dito contro le nazioni ricche che devono assumersi più responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici.  La giustizia vuole che, con il poco carbone che ancora posiamo bruciare in modo sicuro, i Paesi in via di sviluppo possano crescere”, ha ribadito Modi. “Gli stili di vita di pochi non devono eliminare le opportunità dei tanti ancora ai primi passi della scala dello sviluppo”.

La Cina. La posizione è condivisa con il primo ‘inquinatore’ mondiale, la Cina, il cui presidente Xi Jinping ha confermato l’impegno di Pechino a raggiungere il picco di emissioni entro il 2030. Tuttavia ha anche ribadito, in base al cosiddetto principio della ‘responsabilita’ differenziatà, che la lotta a cambiamenti climatici “non dovrebbe negare le legittime necessità dei Paesi in via di sviluppo di ridurre la povertà e migliorare gli standard di vita della propria popolazione”.

Lo Zimbabwe. Nel suo intervento al summit, anche il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha puntato il dito contro i Paesi occidentali ricchi “taccagni” e “smodati”. “È illogico che i Paesi ricchi non soltanto si dimostrino taccagni nel fornire a quelli poveri i mezzi per contrastare il surriscaldamento globale, ma che addirittura siano smodati nel voler gravare noi del compito di rimettere in ordine il pasticcio che essi stessi hanno combinato. Noi africani”, ha avvertito Mugabe, “non possiamo e non vogliamo farci carico di ulteriori obblighi, altrimenti intaccherebbero le nostre aspirazioni allo sviluppo, e in particolare i nostri sforzi per estirpare la povertà”.

Nella mattinata sul sito di Le Bourget, a nord di Parigi, trasformato in una sorta di fortezza dopo gli attentati del 13 novembre, Hollande e Ban Ki-moon avevano accolto Barack Obama, Xi Jinping, Narendra Modi e decine di altri capi di stato. Presente anche il primo ministro di Israele, Benyamin Netanyahu, giunto a bordo di un’auto priva di segni distintivi che indicassero il Paese di provenienza (bandiera e nome sul parabrezza, che erano invece su tutte le altre auto ufficiali) e attorniato da una scorta di diverse altre vetture.

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Cop 21, Parigi: la foto di gruppo dei capi di Stato e governo

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L’obiettivo di Cop21. L’accordo che la comunità internazionale è chiamata a definire punta a limitare il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli dell’era pre-industriale. La comunità scientifica è ormai unanime sul fatto che oltre questo limite la terra andrebbe incontro a un caos climatico dai risvolti catastrofici. In vista della conferenza 183 paesi su 195 hanno presentato degli impegni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Questi impegni, che già di per sé rappresentano un significativo passo in avanti, porterebbero comunque a un riscaldamento prossimo ai 3 gradi, quindi insufficienti. Il summit punta quindi a delineare per i prossimi decenni dei meccanismi di revisione al rialzo dell’accordo.

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/11/30/news/al_via_la_cop21_a_parigi_150_leader_del_mondo_per_salvare_il_pianeta-128472422/?ref=HRER1-1
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REAZIONE:BASTA BRUCIARE IL CARBONE IMPUNEMENTE.
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1 DICEMBRE 2015:EURO E SANZIONI ALLA RUSSIA,GRANDE MERCATO FINLANDESE IN GINOCCHIO

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ilgiornale.it

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La Finlandia come la Grecia: ecco il nuovo grande malato d’Europa
Adriano Palazzolo – Dom, 29/11/2015 – 14:48

Dopo la Grecia, la Finlandia: il paese nordico rischia di diventare il nuovo grande malato della zona euro sotto il peso della crisi economica prima, e della guerra in Ucraina, dopo.

Il paese quest’anno ha infatti segnato la peggiore performance economica in Europa dopo quella ellenica – si legge in un articolo del Wall Street Journal – segnando una flessione del pil dello 0,6% nel terzo trimestre, con il rischio di chiudere l’anno in recessione per il quarto anno consecutivo.

Dal 2008 Helsinki ha bruciato il 6% del pil, peggio ha fatto solo l’Italia perdendo l’8%. Un risultato che stupisce quello della Finlandia, paese il cui debito sovrano gode ancora del raro riconoscimento della tripla A di rating, con un debito pubblico in rapporto al Pil relativamente modesto al 62% e considerato dal World Economic Forum tra le prime 10 economie più competitive del mondo.

Eppure Helsinki accusa segni di forte stress. E la via più facile è dare la colpa all’euro, sebbene le responsabilità vadano cercate nella struttura economica del paese. I detrattori della moneta unica ritengono che la valuta comune abbia contribuito ad una serie di choc degli ultimi anni: innanzitutto l’implosione di Nokia, primo datore di lavoro della Finlandia; il crollo del settore della carta; lo scoppio della bolla delle materie prime. Ma il colpo di grazia di recente l’ha inferto il regime di sanzioni dell’Ue alla Russia che ha messo in ginocchio il più grande mercato di esportazione europeo verso Mosca.

Il risultato finale à stato una riduzione di un terzo dell’export del paese, bruciando il forte surplus commerciale della Finlandia. E semplicisticamente, osserva il Wsj, si tende a pensare che se la Finlandia avesse mantenuto la propria moneta avrebbe potuto rispondere a questi choc svalutando la valuta, sulla scia di quanto fatto da Regno Unito e Svezia in occasione della crisi finanziaria del 2008 con benefici sul pil. Ma l’impatto sul pil di Londra e Stoccolma, solo apparentemente era legato alla mancata membership alla divisa comune.

Per capire la ripresa di Svezia e Gran Bretagna bisogna riconoscere la flessibilità delle rispettive economie, strutture solide ma dinamiche che hanno permesso al pil di tornare a crescere dopo la crisi. E a riprova del fatto che l’euro non c’entri molto concorre il fatto che le due economie che oggi segnano il ritmo di crescita più veloce fanno parte del club dell’euro: Irlanda e Spagna.

La virtuosa Finlandia d’altra parte ha tratto dall’adesione all’euro il beneficio di costi di finanziamento irrisori visto il basso livello del suo debito, il che equivale a credibilità agli occhi degli investitori e delle agenzie di rating. Il problema della Finlandia dunque non è stato l’euro ma non essere riuscita a rendere più flessibile la sua struttura economica. Al contrario ad esempio di quanto ha fatto la Svezia che ha ampiamente smantellato il modello sociale scandinavo tradizionale dimezzando la spesa sociale dagli anni Novanta ad oggi, riformando le pensioni e liberalizzando il mercato.

In Finlandia invece la spesa pubblica è rimasta elevata, al 59% del pil, e il mercato del lavoro è tra i più rigidi del mondo. Questo è il motivo per cui il costo del lavoro resta alto (il 20% in più rispetto alla Germania) e la produttività arranca. Il tutto a fronte di un generoso sistema di benefici sociali per il quale la popolazione in età lavorativa economicamente attiva è di cinque punti percentuali più bassa della Svezia, un problema grave per un paese la cui forza lavoro è già calo a causa del profilo demografico peggiore dell’Ue.

Oggi la sfida della Finlandia è dunque avviare profonde riforme strutturali: della Pa, del mercato del lavoro e del welfare per consentire al paese di tornare a competere in un’economia globale. Questo sarebbe essenziale indipendentemente dal fatto che resti o no nell’euro.

http://www.ilgiornale.it/news/economia/finlandia-grecia-ecco-nuovo-grande-malato-deuropa-1199562.html

REAZIONE:BRUCIATO IL FORTE SURPLUS COMMERCIALE DELLA FINLANDIA PER CADUTA DELLE EXPORTAZIONI DI UN TERZIO.

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1 NOVEMBRE 2015:CHIAMATEMI CLOE

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

CORRIERE VENETO

Il prof si presenta in classe vestito da donna e annuncia: «Da oggi potete chiamarmi Cloe»

A San Donà di Piave (Venezia): l’episodio in una classe di prima superiore. Aveva cominciato l’anno scolastico come professore di fisica. Genitore denuncia l’accaduto all’assessore regionale. «No comment» dalla scuola

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REAZIONE:SOS EUNUCHI

Immagine anteprima YouTube

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1 DICEMBRE 2015:AVVISO AI MIEI GENTILI UTENTI SU SKYPE

ATTENZIONE HO DISINSTALLATO IL SOFTWARE SKYPE DAL MIO CUMPIUTER,QUINDI I GENTILI UTENTI DOVRANNO CONTINUARE A COMMUNICARSI CON ME E QUESTE PUBBLICAZIONI COI METODI FINO AD ORA USATI.

AVEVO INSTALLATO QUESTO SOFTWARE DI MICROSOFT POCO TEMPO FA E ANCHE SE NON L’HO MAI USATO HO DECISO PRESTAMETE LA SUA DISINSTALLAZIONE:IO SONO L’”INVENTORE” DEI SOCIAL NETWORK,LE MODERNE RETI,E PER QUESTO AVENDO IO LA MIA PROPIA RETE CHE ANCHE SE NON E’ LA PIU NUMERICA SI VANTA DI ESSERE LA PIU ESTESSA E INFLUENTE GLOBALMENTE IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONI CON DEGLI UTENTI QUALIFICATI AL PIU ALTO LIVELLO,NO HO ALTRE COME FACEBOOK,TWITTER,GOOGLE *,ECC.

IL SOFTWARE SKYPE PERMETTEVA UNA PUBBLICA “RUBRICA”,COSI SI CHIAMA IL SERVIZIO,CON DEGLI UTENTI ASPIRANTI IN ATTESA A CONTATTARE ME ,E ANCHE SE IL CONTATTO RESTA BLOCCATO SENZA L’AUTORIZAZIONE DEL TITOLARE DELL’ACCOUNT SKYPE,CIO’E’ IO,NON PERMETTE LA LISTA DELLA RUBRICA CHE,RIPETO,E’ PUBBLICA.IN CONCLUSSIONE NON PERMETTERO CHE MICROSOFT MI ADOSSI A ME UNA RETE DI UTENTI CHE NON HA NE LA MIA AUTORIZAZZIONE NE IL MIO GRADIMENTO.ECCO IL MOTIVO PERCHE SKYPE RESTA VIETATO IN QUESTE PAGINE E TRAMITE LUI NON E’ POSSIBILE CONTATTARE NE ENTRARE IN RAPPORTO CON ME E QUESTE PUBBLICAZIONI.

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3 DICEMBRE 2015:MONUMENTALE SBAGLIO DI PUTIN,ERDOGAN E OBAMA

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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
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Mosca: Erdogan fa affari con Is: 'Le prove'  Ankara replica: "Solo calunnie"   ft  -      video
Mosca: Erdogan fa affari con Is: ‘Le prove’
Ankara replica: “Solo calunnie” ft video
Washington: “Accuse assurde”
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Russia attacca famiglia del presidente: “Forniscono armi”
Is diffonde video con decapitazione di presunta ‘spia russa’
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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 253 »

27 novembre 2015
0
27 NOVEMBRE 2015:E LA FRANCIA NON E’ STATA LASCIATA SOLA
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-2 NOTE SU THE HUFFINGTON POST
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NOTA 21:LE POTENZE VINCITRICI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE CON FRANCIA
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huffingtonpost.it
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Tutti con Hollande tranne l’Italia

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Angela Mauro e Giulia Belardelli
Pubblicato: 26/11/2015 21:02 CET Aggiornato: 26/11/2015 21:22 CET
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PUTIN HOLLANDE

I Tornado di Berlino voleranno sui cieli della Siria. Londra inizierà a bombardare subito dopo il via libera di Westminster, forse già la settimana prossima. I jet di Mosca continueranno a colpire “il male comune”. Washington rafforzerà l’impegno a “distruggere insieme l’Isis”. Se non fosse per la posizione di prudenza assunta dall’Italia, la maratona diplomatica di Hollande – da Washington a Mosca, cinque leader mondiali in meno di 48 ore – potrebbe essere definita un en plein. In misure diverse, infatti, da tutti i bilaterali è uscito un aiuto concreto alla guerra dichiarata da Hollande all’Isis all’indomani degli attacchi del 13 novembre a Parigi.

Da tutti, tranne che dal bilaterale con il premier italiano Matteo Renzi. Per ora, infatti, l’Italia riesce a restare fuori dalla rosa dei nuovi impegni militari internazionali contro l’Isis. Nell’incontro di oggi con Francois Hollande all’Eliseo, Matteo Renzi ha messo sul piatto una disponibilità di massima a rafforzare il contingente italiano in Libano per alleggerire il carico militare dei francesi. Si parla di 100-150 militari in più ma non c’è nulla di deciso e l’ipotesi resta remota a Palazzo Chigi, dove prevalgono nervosismo e riluttanza rispetto a un nuovo impegno militare italiano di qualunque genere.

Renzi non segue Hollande. Non l’ha fatto dall’inizio di questa tragica storia, rifiutando l’uso della parola ‘guerra’, evitando i toni allarmistici, scegliendo una linea diplomatica che tiene l’Italia ferma agli impegni già presi in uno scacchiere internazionale che invece è in movimento e subbuglio dopo i fatti di Parigi. All’Eliseo, nel corso di un bilaterale a colazione durato poco più di mezz’ora, caffè e croissant francesi ad alleviare la pena del momento, Renzi si è trovato di fronte un Hollande senza richieste precise verso Roma. Segno che la Francia non si aspetta nulla da Roma, se non quello che è stato promesso: collaborazione nei controlli di polizia e intelligence e poi – ma solo se serve – un aiuto in Libano.

Solo se sarà necessario però. La missione del premier italiano in Francia è servita più che altro a ribadire che per l’Italia è necessario un allargamento della coalizione internazionale contro l’Isis alla Russia. La risposta in effetti arriva a sera dopo l’incontro di Hollande con Putin a Mosca. Ma per Roma non basta. Perché il governo italiano chiede una “cabina di regia unica” della coalizione internazionale, per elaborare una strategia comune e lungimirante. E resta scettica rispetto all’iniziativa francese, che Renzi più volte ha paragonato all’attacco unilaterale deciso quattro anni fa in Libia. “Non vogliamo una Libia bis”, è il mantra del premier italiano, che anche oggi, proprio nella conferenza stampa di fianco a Hollande, non ha mancato di chiedere invece un impegno internazionale vero sulla Libia che “rischia di essere la prossima emergenza…”.

Continua a leggere dopo il video

Renzi a Parigi: “Serve coalizione ampia per distruggere l’Isis”

Hollande non ha gradito. Come non ha gradito la mancanza di nuova iniziativa militare italiana, dopo il 13 novembre. Ma quella di Palazzo Chigi è una linea che serve anche a prendere tempo, in attesa che si chiariscano i veri problemi di una lotta comune contro l’Isis: dal destino di Assad, ai rapporti tesissimi tra Russia e Turchia, fino ai rapporti con i paesi islamici ‘vicini’ ai fondamentalisti, dall’Arabia Saudita al Qatar alla stessa Turchia. Paesi con cui tutto l’Occidente, non solo l’Italia, ha rapporti. Resta la domanda: come mai l’Italia può permettersi una posizione così immobile laddove invece cominciano a muoversi attori importanti come la Germania e la Gran Bretagna, in aggiunta a Francia, Usa e Russia che già da tempo bombardano in Siria?

Dal governo insistono: il motivo sta nel fatto che l’Italia è il paese europeo con il numero più alto di uomini impegnati nelle missioni militari all’estero. In totale 5700, quantificano alla Difesa, tra Afghanistan, Kosovo, Iraq, Libano, Africa. Della serie: abbiamo già dato, stiamo già dando.

Italia a parte, il tour de force di Hollande – che in due giorni ha incontrato Obama, Cameron, Merkel, Renzi e Putin – ha dato i risultati sperati. Nel caso di Berlino, anche meglio delle aspettative. La cancelliera Angela Merkel, infatti, ha ceduto alle insistenze di Hollande: Berlino fornirà da quattro a sei Tornado da ricognizione, più un aereo da rifornimento in volo e una nave che si aggiungerà alla scorta della portaerei francese Charles de Gaulle. Ma non è tutto: la Germania ha promesso anche 650 soldati in Mali per alleggerire la Francia dal compito di stabilizzare il Paese africano. Per Berlino, si tratta di un cambio di rotta decisivo: finora, infatti, gli sforzi tedeschi si sono concentrati sulla formazione e l’equipaggiamento dei combattenti curdi. Ora, sotto il peso della comune minaccia terroristica, la svolta: sui cieli già affollatissimi della Siria voleranno anche i cacciabombardieri di Berlino.

“Abbiamo preso misure difficili ma necessarie”, sintetizza il ministro della Difesa, Ursula von der Leyen. “Il nostro aiuto si basa su tre componenti: tutela, ricognizione e logistica”. Saranno impegnate una fregata di sostegno alla portaerei francese Charles de Gaulle, Tornado da ricognizione e un sistema satellitare franco-tedesco e aerei da rifornimento per i jet francesi.

Meno sorprendente è l’interventismo militare del premier britannico, David Cameron, che oggi ha chiesto al Parlamento di poter bombardare in Siria perché il Regno Unito “non può delegare la sua sicurezza ad altri Paesi”. Il voto di Westminster potrebbe arrivare già la prossima settimana. “Dobbiamo colpire questi terroristi ora”, ha detto Cameron, specificando che non si tratta solo di schierarsi con la Francia, ma anche di perseguire “l’interesse nazionale”. Quanto al rischio che i raid possano trasformare il Paese in un bersaglio del terrorismo islamico, il premier ha affermato che il Regno Unito è già un bersaglio privilegiato del Daesh.

Al di fuori dell’Europa, la determinazione di Parigi a condurre una guerra totale contro l’Isis ha raccolto il sostegno sia di Washington che di Mosca, alleati impossibili in una partita di cui condividono l’obiettivo – la sconfitta dell’Isis – ma divisi su aspetti fondamentali come il futuro del presidente siriano Bashar al-Assad e l’assetto geopolitico dell’intera area.

La cooperazione tra Francia e Stati Uniti, di fatto, è iniziata fin dal primo bombardamento francese su Raqqa, la città considerata la roccaforte dello Stato islamico in Siria: quei raid, infatti, sarebbero stati impossibili se il Pentagono non avesse messo a disposizione le sue informazioni satellitari e d’intelligence. Con la sua visita alla Casa Bianca, Hollande ha rinsaldato il patto con Obama, strappando anche la promessa di un’intensificazione dei raid in Siria e in Iraq.

Quanto alla Russia, prove generali di una collaborazione militare sono in corso già da una decina di giorni, ossia da quando il Cremlino ha ordinato all’incrociatore Moskva di cooperare “come alleati” con le forze navali francesi. Nell’incontro di oggi a Mosca il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito la disponibilità della Russia a collaborare con la Francia nella lotta al “male comune” rappresentato da Daesh e dal terrorismo jihadista. “Gli attacchi terroristici ci impongono di unirci nella lotta contro il terrore”, ha detto Putin, ricordando le vittime delle stragi di Parigi e dell’areo russo abbattuto sul Sinai.

Putin ha lodato gli sforzi di Hollande per ampliare la coalizione contro lo Stato islamico. “Credo che questa coalizione sia assolutamente necessaria, su questo le nostre posizioni coincidono”, ha dichiarato il leader russo. Ciò su cui non coincidono è cosa nota. Sul futuro di Assad, infatti, Hollande la pensa esattamente come Obama; Putin no, e lo ha ribadito anche stasera. In questa coalizione à la carte – da cui l’Italia, per ora, ha scelto di defilarsi – sembrano contare più le bombe che i progetti comuni.

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http://www.huffingtonpost.it/2015/11/26/guerra-isis-tutti-con-hollande-tranne-italia_n_8657192.html?1448568160&utm_hp_ref=italy
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-NOTA 2:L’ITALIA ISOLATA
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huffingtonpost.it
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PIÙ SOLDATI IN LIBANO, NIENTE AEREI
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Angela Mauro
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Pubblicato: 26/11/2015 15:58 CET Aggiornato: 26/11/2015 15:58 CET
RENZI

L’Italia è disponibile a rafforzare il proprio contingente in Libano per alleggerire il carico militare dei francesi colpiti dagli attentati del 13 novembre scorso. E naturalmente è pronta a fornire alla Francia ogni collaborazione possibile in fatto di controlli di polizia e intelligence. Inizia e termina qui l’offerta che stamattina di buon ora, davanti ad una ricca colazione a base di croissant francesi all’Eliseo, il premier Matteo Renzi ha avanzato al presidente francese Francois Hollande. Il quale sperava in un maggiore impegno italiano contro il Daesh, è uscito dall’incontro con un po’ di gelo addosso, ma nel bilaterale stesso non ha avanzato richieste precise all’alleato di Roma. Per contro, in attesa degli esiti del bilaterale tra Hollande e Vladimir Putin stasera a Mosca, è stato Renzi a chiedere al presidente francese che la coalizione anti-Daesh si allarghi e studi una chiara strategia. Magari con una cabina di regìa efficiente e coordinata.

Continua a leggere dopo il video
Renzi a Parigi: “Serve coalizione ampia per distruggere l’Isis”

Un incontro di poco più di mezz’ora, infilato nell’agenda piena del presidente francese che subito dopo è volato a Mosca per il colloquio serale con Putin. L’Italia fa già tanto nelle missioni estere, ha ribadito Renzi a Hollande. “Siamo impegnati a livello militare in molti casi assieme alla Francia nella coalizione in Afghanistan, in Libano, nel Kosovo, in Africa dove è molto forte l’impegno dei nostri amici francesi e dove anche noi abbiamo alcuni interventi a partire dalla Somalia. Pensiamo però che ci sia necessità di uno sforzo sempre più inclusivo, di una coalizione sempre più ampia”, sono le parole di Renzi in conferenza stampa, di fianco ad un Hollande teso in volto e per nulla caloroso.

Al contrario di come si è mostrato ieri con l’alleata di sempre Angela Merkel. Abbracci e commozione con la Cancelliera, che onora lo storico asse franco-tedesco con l’invio di 650 soldati in Mali per alleggerire i francesi e soprattutto si prepara ad inviare Tornado per bombardare le postazioni dello Stato islamico in Siria. Per non parlare di David Cameron che proprio oggi in Parlamento a Londra ha dato seguito alla scelta, annunciata lunedì a Hollande, di unirsi ai bombardamenti in Siria. Il Parlamento britannico voterà sulla proposta del premier la prossima settimana.

L’Italia non farà nulla di tutto ciò. Non bombarda. E meno che meno è disposta a inviare truppe di terra in Siria, cosa che tutti i partner, dagli Usa alla Russia passando per l’Europa, escludono finora. A Parigi Renzi dà la sua disponibilità a rafforzare i contingenti italiani in quei fronti che vedranno un ritiro francese a breve, in Libano o in altre zone dell’Africa. Stop. Quello di Roma è un aiuto molto centellinato. Basato sul fatto che “nella coalizione anti-Isis il nostro contingente è di gran lunga il più consistente tra i paesi europei”, ricorda il ministro Roberta Pinotti in un’intervista al Sole24ore. “Diventeranno presto 750 uomini sul terreno contro i 90 tedeschi e gli 80 francesi”.

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Renzi da Hollande: abbracci e strette di mano

La breve visita all’Eliseo serve a Renzi per ricordare a Hollande la tragicità della situazione in Libia, ridotta al caos per via dei bombardamenti decisi unilateralmente dalla Francia (aiutata in un secondo momento dalla Gran Bretagna) contro il regime di Gheddafi 4 anni fa. E’ un altro dei punti di frizione tra Roma e Parigi. Il premier italiano non ha mai nascosto le critiche all’iniziativa francese su Tripoli. Il bilaterale di oggi è servito per rimettere il dito nella piaga. E Hollande non ha gradito. Occorre dare “la massima priorità al dossier sulla Libia – sono le parole di Renzi di fianco a Hollande in conferenza stampa – perché rischia di essere la prossima emergenza. L’Italia conferma i propri impegni a fianco dell’Unione Europea e della Francia dal punto di vista diplomatico. Guardiamo con grande interesse al processo di Vienna” per la transizione e il dopo Assad in Siria, “e siamo impegnati perché questa finestra di opportunità possa allargarsi alla Libia”.

Poi, via alla Sorbona, per un intervento simile al discorso pronunciato due giorni fa a Roma al Campidoglio. Contro il terrore serve “vincere la paura”, rafforzare la “sicurezza”, ma anche investire in “cultura”. E la citazione di Sartre: “La cultura non si difende, la si fa”. Qualche ora dopo nel question time alla Camera, il ministro Paolo Gentiloni chiarisce: “Più degli obiettivi militari, sono fondamentali gli obiettivi politici: la transizione in Siria, un accordo in Libia. Bisogna cercare di estendere la coalizione anti-Daesh. Noi siamo tra quelli che nella presenza russa in Siria hanno cercato di vedere non solo i problemi ma anche le possibilità. Certo, il gravissimo incidente dell’altro ieri tra Russia e Turchia rende questo coinvolgimento più problematico ma su questo obiettivo l’Italia continuerà a lavorare…”.

 http://www.huffingtonpost.it/2015/11/26/matteo-renzi-hollande_n_8654844.html?1448549901&utm_hp_ref=italy
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REAZIONE:A DIFFERENZA DEI TEDESCHI RENZI NON HA IMPARATO.E  SI VEDE COME LE ARGHE INTESE FUNZIONANO:RENZI IL BURATTINO DI BERLUSCONI-LEGA INSISTE CON LA LIBIA.QUESTA GUERRA VIENE PRIORIZATA,E ANCHE LA VENDITA DI ARMI ALL’ARABIA SAUDITA FINANZIATORE E FORNITORE  DI ARMI ALL’IS(“QUE DIRA EL SANTO PADRE…….?).
MI SEMBRA TROPPO GRAVE QUESTO ATTEGIAMENTO DI RENZI CHE RISCHIA CONNIVENZA CON IL TERRORISMO IS E CHE NON POTRA NON AVERE GRAVI CONSEGUENZE PER IL NOSTRO PAESE.L’IMPEGNO MILITARE MENZIOANTO SI HA VISTO ANCHE PIU VOLTE INFANGATO DI COLLABORAZIONISMO COI TERRORISTI:EMERGENZY AD ESS,I MARO ANCHE,E SENZA DIMETICARE QUEL PATTO SEGRETO DI DALEMA COI BELIGERANTI PROPIO IN LIBANO ALLE SPALLE DEGLI ALLEATI PERCHE QUEL ESSERCITO NON VENISSE ATTACATO.BENE I TEDESCHI QUESTA VOLTA,HANNO ADERITO IN FRETTA.
L’IS E’ IL PIU GRANDE PERICOLO PER LA NUOVA ERA,SIA PER LA SUA  PRETESA CONQUISTA DI MERCATI,SIA PER IL SUO DISEGNO DI IMPORRERE UN SISTEMA TEOCARTICO MEDIEVALE,SIA PER IL SUO AGIRE GLOBALE CON UNA IDEOLOGIA RELIGIOSA RADICALE FONDAMENTALISTA ESTREMISTA FANATICA,QUINDI CONTRARIA ALLA SCIENZA E LA SUA VISIONE DEL MONDO CON QUI CONTENDE ANCHE PER LA SUA PRESENZA ONLINE ESTESA,ECC; E VA,QUINDI,COMBATTUTO.SI,L’IS E’ IL PIU GRANDE PERICOLO PER LA NUOVA ERA MA ANCHE PER L’ISLAM.
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Immagine anteprima YouTube
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-APPENDICE:E VENIAMO DENTRO FRONTIERE
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lemonde.fr
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Après le temps de l’unité nationale, Sarkozy repart en campagne
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Le Monde.fr | 25.11.2015 à 21h37, Mis à jour le 26.11.2015 à 08h58 | Par Matthieu Goar

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Coincé entre un exécutif à la manœuvre et un Front national surfant sur les angoisses, Nicolas Sarkozy a repris sa campagne pour les élections régionales, mercredi 25 novembre, à Schiltigheim, près de Strasbourg (Bas-Rhin). Pour se sortir de cet étau électoral, le président du parti Les Républicains (LR) a décidé de reprendre de la hauteur en ressortant du placard son costume d’ancien chef de l’État.

Tentez de gagner de nombreux cadeaux !

« J’ai été président de la République. Je connais la lourdeur de la charge quand surgit le drame », a lancé M. Sarkozy devant Philippe Richert, tête de liste LR en Alsace-Lorraine-Champagne-Ardenne. « Je sais l’ampleur des responsabilités que le chef de l’État doit assumer et la difficulté de décider en dernier ressort, seul face à sa conscience. »

Finies les critiques sur les « failles », oublié le rejet de l’unité nationale qui ne devait pas « museler » l’opposition, terminées les anicroches avec Alain Juppé, son principal rival à la primaire… Mercredi soir, M. Sarkozy a salué chacune des initiatives prises par François Hollande. « J’approuve l’état d’urgence, j’approuve la déchéance de nationalité pour les binationaux qui trahissent la France, j’approuve l’assignation à domicile, j’approuve les pouvoirs exceptionnels donnés au gouvernement, aux préfets, aux autorités administratives, à la police, à la gendarmerie, pour débusquer les assassins », a résumé l’ancien chef de l’Etat dans une anaphore qu’a dû apprécier l’Elysée.

Lire aussi : Elections régionales 2015 : la sécurité écrase la campagne

Mais le président du parti LR en a aussi profité pour rappeler ses idées, comme la mobilisation des réserves de la police ou l’application des peines de sûreté, et mis en garde son successeur qui a repris plusieurs de ses propositions du mois de janvier en matière de sécurité :

« Quand la France est attaquée, il ne saurait être question de partis, de camps, d’ambitions personnelles. (…) Il ne serait pas digne, ni à la hauteur des événements de chercher à tendre à l’opposition des pièges politiques. »

Lire aussi : Nicolas Sarkozy : « Trop de temps a été perdu » depuis « Charlie Hebdo »

Le virage de Sarkozy

Ce meeting de Nicolas Sarkozy marque un virage depuis les attentats du 13 novembre. Au lendemain de ces attaques terroristes, l’ancien président de la République avait décidé de respecter l’unité nationale avant de passer à une critique du gouvernement dès le lendemain du congrès, mardi 17 novembre.

Cela a amené l’opposition à se déchaîner à l’Assemblée nationale et à afficher ses divisions. Il fallait remettre de l’ordre dans l’opposition. Puisque l’heure était grave pour le pays et pour ses troupes inaudibles, M. Sarkozy a donc demandé à Henri Guaino, son ancienne plume de l’Elysée, de lui écrire ce texte truffé de références au général de Gaulle, à Georges Clemenceau, à Georges Pompidou ou même à Magyd Cherfi, chanteur du groupe Zebda, qui a écrit dans Libération une tribune où il décrit la France comme le « plus beau pays du monde ».

Mercredi soir, aucun rire dans la salle, contrairement à certains meetings de l’ancien président de la République. Afin de permettre à M. Sarkozy de reprendre de la hauteur, M. Guaino a mitonné une longue diatribe contre la perte de « sacré » et de « morale dans la politique », contre l’Europe « instrument de nos renoncements par le biais de règles, de normes, de jurisprudences auxquelles plus personne ne comprend rien », contre la mondialisation « qui peut devenir la pire des choses si elle signifie l’aplatissement culturel, le déracinement, l’uniformisation des modes de vies ».

Une façon d’écrire ensuite une ode à la République car les peuples ont « besoin d’une transcendance, de l’adhésion à un idéal plus grand que l’addition des intérêts de chacun ». M. Sarkozy avait déjà largement endossé ce rôle de héraut républicain lors de son retour sur la scène politique. Cette fois-ci, il en fait un instrument de lutte contre l’État islamique. « Ceux qui nous frappent savent que nous sommes vulnérables », a déclaré l’ancien chef de l’État, évoquant le « profond malaise » qui étreint les sociétés occidentales et sa volonté de rendre « aux Français la France de toujours ».

Se démarquer de Marine Le Pen

Même s’il n’a jamais évoqué les élections régionales, il y a un intérêt électoral à cette nouvelle séquence de l’ancien président. A moins de dix jours du premier tour, la moindre prise de parole est calculée. Et M. Sarkozy tient absolument à se démarquer de Marine Le Pen en redorant sa stature présidentielle. Depuis les attentats du 13 novembre, il a plusieurs fois décrit la présidente du FN comme une femme politique inexpérimentée et manquant de sang-froid pour faire face à l’époque que traverse la France.

Lire aussi : Régionales : la droite prise en étau entre le gouvernement et le FN

Mais il sait aussi que le FN est une menace dans presque toutes les régions. Les derniers sondages montrent une poussée frontiste partout, notamment en Nord-Pas-de-Calais-Picardie et en Provence-Alpes-Côte d’Azur. Mais le FN pourrait empêcher la victoire de la droite et du centre lors de triangulaires compliquées en Rhône-Alpes-Auvergne, dans le Centre, en Bourgogne-Franche-Comté et même en Normandie.

Des collectivités que l’état-major LR avait déjà cochées comme acquises il y a deux semaines. L’ancien président de la République va donc s’employer sur ces terres de combat. Il sera à Avignon (Vaucluse), jeudi 26 novembre, à Rouen, lundi 30 novembre, et à Orléans, mercredi 2 décembre. Reste à savoir s’il changera encore la tonalité de ses discours.

Lire aussi : L’inquiétude liée aux attentats renforce le FN

 http://www.lemonde.fr/elections-regionales-2015/article/2015/11/25/apres-le-temps-de-l-unite-nationale-sarkozy-repart-en-campagne_4817491_4640869.html#
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REAZIONE:E’ OPPORTUNO NON PERDERE LE TRACCIE IN QUESTO MOMENTO DI CIO CHE SUCCEDE DENTRO FRONTIRE DELLA FRANCIA.ANCHE PERCHE SARKOZY,VINCITORE DELL’ULTIMA SFIDA ELETTORALE PARZIALE,VIENE DATO CON CERTA CHANCE FUTURO PRESIDENTE,E PERCHE ERA LUI PRESIDENTE QUANDO LA NO FLY ZONE IN LIBIA.
PD:PERO VA PRECISATO CHE IL SIGNOR RENZI FA UNA VALUTAZIONE SBAGLIATA DEI FATTI IN LIBIA:CHI HA DECISO L’OPERAZIONE “NO FLY ZONE”,CHE DI QUESTO SI TRATTA E CIO’E’ UNO SPAZIO AEREO  DI ESCLUSIONE PER KADAFFY E NON DI UNA GUERRA,FU IL SIGNOR SENATORE DEL CONGERSSO DEGLI STATI UNITI DI AMERICA JHON MCCAIN DOPO UN VIAGGIO LAMPO IN LIBIA A SOSTEGNO DEI RIBELLI DELLA PRIMAVERA ARABA LIBICA,CON LA BENDIZIONE DI HILLARY CLINTON ALLORA CAPO DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA(“QUESTO MUCCHIO DI TRIBU NOMADI BEDUINI DEVONO CAPIRE CHE NOI SIAMO LA POTENZA MAGGIORE DEL MONDO” SI LO E’ SENTITO DIRE NEL CAPITOL HILL,CIO’E’ IL CONGRESSO).E QUESTA PRECISIONE NON E’ UN DATO MINORE.NO,NON LO E’ PER DUE MOTIVI,IL PRIMO PERCHE IL SIGNOR RENZI SI DEVE RICORDARE QUANTO GRAVE SIA STATA ALLORA LA GESTIONE DEI RAPPORTI CON LA LIBIA PER PARTE DI BERLUSCONI E LEGA ARRIVANDO PERFINO AD OPPORSI ALL’INTERVENZIONE DEGLI ALLEATI ATLANTICI(IL MINISTRO FRATTINI)E ALLEANNDOSI DI FATTO CON IL DITTATORE LIBICO NEL RICATTO ALL’EUROPA PER PIU FONDI.TANTO DA MINACCIARE CON  ANNEGARE LO SPAZIO SHENGHEN CON DEGLI IMMIGRATI LIBICI CHE APRODAVANO NELLE NOSTRE SPIAGGE RIESPEDENDOLI IN FRANCIA E GERMANIA(NON IN AUSTRIA PERO);E SECONDO PERCHE QUESTO ATTEGIAMENTO DEL SIGNOR RENZI CI ILLUMINA SU CHI SIA CHI HA SCELTO LA FRANCIA COME BERSAGLIO DEBOLE ALLO STESSO MODO DEI TERRORISTI DEL LE BATACLAN.SIGNOR RENZI,RIPETO,CHI HA DECISO IN LIBIA FURONO GLI STATI UNITI DI NORD-AMERICA E LA FRANCIA E L’EUROPA INTERVENNERO PERCHE SI CAPISSI SI UNA VOLTA PER TUTTI CHE ANCHE NOI POSSIAMO ESSERE PADRONI DEL NOSTRO DESTINO INSIEME ALLA GUIDA USA:”DOBBIAMO ESSERE PROTAGONISTI,NON SUBIRE DICEVA SARKOZY A CHI LI CONTESTAVA L’INGRESSO FRANCESE ALLA OTAN.CAPITO SIGNOR REN-ZI,LEI OGGI E’ COPEVOLE ANCHE DI FARE DELLA FRANCIA UN BERSAGLIO “DISEGNATO” TANTO COME IL TERRORISMO,PERCHE QUELLI LODI PORTARONO QUESTI FANGHI CHE OGGI VEDONO AI TEDESCHI NELLA COALIZIONE CONTRO L’IS.
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-ILLUSTRAZIONE MUSICALE:
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28 NOVEMBRE 2015:ELOGIO DELL’IGNORANZA
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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
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Laurearsi in fretta per lavorare prima?  "Non conviene se vuoi un buon impiego"
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Laurearsi in fretta per lavorare prima?
“Non conviene se vuoi un buon impiego”
Imprese: “Meglio formarsi che un posto qualsiasi”
In calo età media e voto di uscita dall’università
di FEDERICO PACE e SALVO INTRAVAIA
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REAZIONE:TERRORIFICA REPUBBLICA,QUESTE COSE NON SI DICONO:QUESTE SONO LE COSE CHE OFFENDONO GLI ITALIANI.
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28 NOVEMBRE 2015:SIAMO TUTTI FRANCESI
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-TITOLARE LA REPUBBLICA:
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Il saluto di Parigi, Hollande: "Uccisi   video    in nome di un dio tradito"   video
Il saluto di Parigi, Hollande: “Uccisi in nome di un dio tradito” video
“Moltiplicheremo canzoni, concerti e spettacoli”

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Video Omaggio nome per nome /Foto Bandiere alle finestre
Video La colonna sonora: Brel / Il ‘Va pensiero’ di Verdi

REAZIONE:IN QUESTI MOMENTI “SIAMO TUTTI FRANCESI”
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28 NOVEMBRE 2015:SICUREZZA E WEB,LEZIONE DI EQUILIBRIO,LEZIONE DI LIBERTA
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lastampa.it
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Dopo le stragi di Parigi Obama chiede un incontro ai big hi-tech
AP

Barack Obama,22/11/2015

Sulla scia degli attentati di Parigi, funzionari della Casa Bianca e del Congresso Usa avrebbero chiesto nuovi incontri ai dirigenti della Silicon Valley in merito al nodo irrisolto degli strumenti di comunicazione cifrata. Lo riferisce il Wall Street Journal. Da Apple a Google, la posizione dei big dell’hi-tech, che dopo l’esplosione del Datagate hanno reso dispositivi e software a prova d’intercettazione, non sembra però cambiata. L’Information Technology Industry Council, che riunisce le aziende del settore, ieri sera ha ribadito che «indebolire la sicurezza per far progredire la sicurezza non ha alcun senso».

«La crittografia è uno strumento di sicurezza cui ci affidiamo ogni giorno per impedire ai criminali di prosciugare i nostri conti bancari, per evitare che hacker prendano il controllo delle nostre auto dei nostri aerei, per preservare la nostra sicurezza», si legge in una nota del Council.

Gli attacchi dell’Isis alla capitale francese sono entrati in una disputa tra Washington e la Silicon Valley che va avanti da un anno e mezzo, e cioè da quanto Apple e Google hanno rilasciato nuovi software per smartphone che le stesse compagnie non possono penetrare, nemmeno di fronte a un ordine del tribunale. Una scelta motivata con il fatto che lasciare una porta aperta per gli investigatori significherebbe anche metterla a disposizione degli hacker. Il mese scorso il presidente Usa Barack Obama ha fatto un passo indietro sulla possibilità di imporre per legge un accesso straordinario ai dispositivi in caso di criminali e terroristi.

 http://www.lastampa.it/2015/11/22/tecnologia/dopo-le-stragi-di-parigi-obama-chiede-un-incontro-ai-big-hitech-HWo9ejaUvrjmxwEPn8OG6I/pagina.html
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REAZIONE:QUESTO E’ OPPORTUNISMO POLITICO,OBAMA,CHE IN MATERIA DI SICUREZZA HA PRESO LA STESSA DECISIONE DI RENZI,SBAGLIA(NO) BERSAGLIO:CI DEVE ESSERE UN EQUILIBRIO FRA LIBERTA E SICUREZZA MA QUANDO LA PRIVACY VIENE VIOLATA INDISCRIMINATAMENTE SONO GUAI PER LA PRIMA.OBAMA AVREBBE DOVUTO IMPARARE DELL’ESPERIENZA BUSH.ANZI CHE ATTACARE LA NUOVA ERA CHE IN QUESTI BIG MENZIONATI SOPRA FA AVANGUARDIA, FACCIA CHIAREZZA SUL FINANZIAMENTO DELL’IS,SULLA PROCEDENZA DELLE SUE ARME E DEI RAPPORTI DI “CERTI GOVERNANTI” CON PAESI SOSPETTI DI QUESTE ATTIVITA.SI ALLA CRIPTOGRAFIA.
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-APPENDICE:E LA FRANCIA MI DA RAGIONE
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-SU LE MONE,Pixels,
lemonde.fr
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« Le terrorisme ne se nourrit pas de la technologie, mais de la colère et de l’ignorance »
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Le Monde.fr | 27.11.2015 à 12h17,Mis à jour le 27.11.2015 à 21h06
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Dès les heures qui ont suivi les attentats du 13 novembre, de nombreux articles de la presse américaine ont laissé entendre qu’une des raisons pour lesquelles les services de renseignement français n’avaient pas repéré les terroristes était l’utilisation par ces derniers de messageries sécurisées chiffrant les communications. A ce jour, l’enquête n’a révélé que l’utilisation de SMS.

Nadim Kobeissi est un chercheur en cryptographie appliquée à l’Institut national de recherche en informatique et automatique (Inria), spécialisé dans les messageries sécurisées. Il est notamment l’auteur de Cryptocat, et, plus récemment, miniLock, un standard de chiffrement de fichiers. Il a aussi grandi à Beyrouth. Il a tenu, dans un billet publié sur son blog que nous avons traduit et que nous reproduisons ici avec son autorisation, à démonter le lien entre terrorisme et chiffrement des données.

« Depuis les récentes attaques terroristes, le climat s’est tendu pour les développeurs de logiciels de sécurité et de chiffrement, comme moi. J’ai reçu une petite avalanche de demandes de la part de journalistes, de commentateurs politique et même des forces de l’ordre. Par ailleurs, je suis né et j’ai grandi à Beyrouth avant d’émigrer récemment à Paris, deux villes victimes d’attaques coup sur coup.

« Il me paraît donc essentiel de remettre dans le contexte ce qui se passe autour des logiciels de chiffrement, sur le fait que les terroristes sont soupçonnés de les utiliser, et ce que cela signifie pour les droits et la sécurité plus globalement.

« Un progrès technologique fondamental »

« La communauté des développeurs de logiciels de chiffrement conçoit de nombreux programmes, de la messagerie instantanée sécurisée aux moyens de communication destinés au trafic aérien en passant par des systèmes anticollision pour satellites. Nous le faisons pour de nombreuses raisons, mais il y a toujours une idée sous-jacente : celle de contribuer, grâce aux mathématiques et l’ingénierie, à une société plus sûre, plus efficace où il est possible de communiquer dans le respect de la vie privée et de la dignité inhérentes à toute société moderne.

« Ce qui motive les créateurs de logiciels de chiffrement n’est pas tellement de donner aux gens de nouveaux droits ; c’est l’espoir de renforcer des droits existants, avec des algorithmes garantissant quotidiennement la liberté d’expression et, dans une certaine mesure, la vie privée. Quand vous payez par carte bancaire ou que vous vous connectez à Facebook, vous utilisez la même technologie de chiffrement qui, sur un autre continent, permet à un activiste d’organiser une manifestation contre son gouvernement corrompu.

« D’une certaine manière, nous mettons en œuvre un progrès technologique fondamental, qui n’est pas si différent de l’invention de la voiture ou de celle de l’avion. Ford et Toyota construisent des voitures afin que le monde entier puisse avoir accès à un transport plus rapide et à une meilleure qualité de vie. Même si l’on soupçonnait un terroriste de vouloir utiliser une Toyota comme voiture piégée, il serait absurde d’attendre de Toyota qu’elle passe au crible chacun de ses clients, ou qu’elle arrête totalement de vendre des voitures.

« Et pourtant, c’est la logique qui a été opposée à la communauté du chiffrement après les attaques de Paris (sic). Une simple mention du programme que je développe sur un forum en langue arabe a suffi pour qu’affluent des demandes de journalistes comme “savez-vous si des terroristes utilisent votre logiciel ? Pensez-vous qu’il en aille de votre responsabilité de surveiller l’activité terroriste ?” On m’a même carrément demandé si le simple fait de développer un logiciel cryptographique ou d’être doctorant en cryptographie appliquée me rendait complice des terroristes…

« Le brouhaha qui a agité la presse à ce sujet a été extrêmement fort. J’ai reçu des coups de fil me demandant de répondre à des questions au sujet “des technologies utilisées par les terroristes, comme la vôtre”. Un article de Wired, comme de nombreux autres, a reproduit un document didactique en arabe concernant le chiffrement et l’a immédiatement décrit comme un “document de formation en chiffrement de l’organisation Etat islamique”. Alors même qu’il a été écrit des années auparavant par des activistes gazaouis sans aucun lien avec le groupe djihadiste.

« Les terroristes de Paris n’ont pas utilisé de chiffrement »

« Dans cette course pour pointer du doigt un domaine largement méconnu du public – et donc à la fois attrayant et terrifiant, on a un peu délaissé les faits. Les terroristes de Paris n’ont pas utilisé de chiffrement, mais se sont coordonnés par SMS, l’un des moyens de communication les plus faciles à espionner. Pourtant, ils n’ont pas été appréhendés, ce qui suggère davantage un raté du renseignement humain qu’une capacité insuffisante en matière de surveillance numérique.

« Mais malgré ces preuves soulignant les erreurs humaines des services de renseignement, la cryptographie, qui est, pour le profane, une utilisation de codes secrets et d’algorithmes compliqués, est une cible facile. Les médias ont orienté la discussion, avec un intérêt décroissant pour les faits et les questionnements mesurés : “Pourquoi n’avons-nous pas mis des portes dérobées [des failles introduites volontairement] dans nos logiciels ? Vous voulez que les terroristes utilisent vos outils ?”

« La demande de portes dérobées n’est pas nouvelle du tout. Dans ma carrière dans le privé, j’ai été témoin de demandes similaires pour plaire à des investisseurs, et j’ai vu des gens qui défendaient, en public, des logiciels sécurisés, céder à ces demandes en privé, en disant “le client est roi” – quand bien même cela créait des failles de sécurité irréparables. J’ai aussi vu des agents des forces de l’ordre bien intentionnés me demander de manière informelle, par pure curiosité, pourquoi je refusais de mettre des portes dérobées dans mes logiciels. Le problème, c’est que la cryptographie repose sur un ensemble de relations mathématiques qui ne peuvent pas être désactivées individuellement. Soit elles fonctionnent ensemble, soit elles ne fonctionnent pas du tout. Ce n’est pas que nous ne sommes pas assez intelligents pour le faire – c’est juste mathématiquement impossible. Je ne peux pas affaiblir mon logiciel pour rendre l’espionnage de djihadistes plus facile sans que cette faiblesse ne concerne tous ceux qui utilisent mon programme.

« J’ai vu à quel point une société peut bénéficier de communications sécurisées. J’ai vu mon logiciel utilisé à Hongkong pour organiser la riposte contre un gouvernement qui refusait de donner des droits à ses citoyens. J’ai vu des collègues écrire des logiciels utilisés par des Egyptiens qui se mobilisent pour la démocratie. J’ai eu au téléphone des amis d’enfance de Beyrouth voulant à tout prix un moyen d’organiser une manifestation contre un gouvernement qui les emprisonnerait s’ils utilisaient des lignes téléphoniques classiques. J’ai installé des moyens de communiquer pour des organisations LGBTQ pour qu’elles puissent jouer leur rôle de conseil sans craindre l’ostracisation ou les représailles. Et même dans le confort de ma nouvelle vie en France, j’ai utilisé la cryptographie pour exercer simplement mon droit à la vie privée lorsque je discute de ma vie quotidienne avec mes amis.

« L’apport d’un développeur à la démocratie »

« Pour moi, le chiffrement a fini par devenir la contribution naturelle d’un développeur informatique à la démocratie. L’incarnation de l’idée selon laquelle on peut vivre sa vie de manière libre et privée, telle que garantie dans les Constitutions française, libanaise ou américaine. Nous retirer ces droits ne fonctionnera pas et n’aboutira pas à de meilleurs services de renseignement. Le chiffrement n’explique pas les ratés de nos services de renseignement. Le bannir, céder à la peur et oublier nos principes reviendrait à se rendre complice des terroristes dans leur entreprise de destruction de nos valeurs.

« Retirer toutes les voitures des routes, tous les iPhone de toutes les poches et tous les avions du ciel ne ferait rien contre le terrorisme. Le terrorisme est une question de fin, pas de moyens. Le terrorisme ne se nourrit pas de la technologie mais de la colère et de l’ignorance qui enserrent les esprits.

« J’ai passé une décennie de mon enfance dans le sud de Beyrouth, juste à côté du secteur contrôlé par le Hezbollah, une organisation de guérilla en guerre permanente avec Israël. Pendant la guerre de 2006, un avion de chasse israélien a lâché un tapis de bombes sur mon quartier, rasant ma maison et de nombreuses autres. En errant dans un champ de ruines et de bombes encore intactes pour tenter de retrouver ma maison, j’ai aperçu un de mes amis. Nos yeux se sont croisés. Et nous avons éclaté de rire. Nous avons ri longtemps.

« En 2008, j’ai pu quitter le Liban pour des études à l’étranger. Une opportunité rare et inhabituelle. Faire des logiciels de chiffrement est difficile, et pendant mes premières années à l’étranger la plupart de mes programmes étaient bourrés de bugs, mais à force de pratique et de discussions j’ai commencé à faire les choses bien. Ce qui était précisément le but de mon éducation hors du Liban.

« De passage à Beyrouth, quelques années plus tard, je me suis rendu compte que j’avais changé, mais que là-bas les gens étaient les mêmes. Les ruines avaient presque disparu mais les gens étaient en colère, et que c’est le Hezbollah qui leur avait promis de reconstruire leur maison. Faute d’espoir d’une quelconque éducation, d’une vie heureuse, avec une grande partie de leurs familles disparues et leurs amis morts, beaucoup leur ont prêté allégeance en échange.

« C’est cela qui cause le terrorisme. Pas les logiciels de chiffrement. »

 http://www.lemonde.fr/pixels/article/2015/11/27/le-terrorisme-ne-se-nourrit-pas-de-la-technologie-mais-de-la-colere-et-de-l-ignorance_4818981_4408996.html
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*28 NOVEMBRE 2015:E L’ITALIA DIVENTA “LA MECA” DEL NEONAZISMO
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-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:ESTREMA DESTRA

Raduno naziskin a Milano
In arrivo militanti da tutta Europa

Gli ultranazionalisti hanno scelto lo stesso capannone del 2013 a Rogoredo per festeggiare il 20° anno di nascita della sezione italiana. La Questura non ha evidenziato allarmi specifici, ma ha schierato la Digos per i controlli.

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REAZIONE:ECCO LA RAPIDA CONSEGUENZA DELLA DECISIONE DI RENZI DISCOSTANDOSI DEI VINCITORI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE NELL’APOGGIO A FRANCIA.AVEVA PROMESSO FARE LA STESSA COSA DELLA GERMANIA.

MA…..LA PAROLA DEL BURATTINO DEL DEFUNTO  CENTRO DESTRA………

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*28 NOVEMBRE 2015:OBAMA “STA REGALATO”

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-TITOLARE CORRIERE DELL SERA:

 
WASHINGTON

Intruso alla Casa Bianca mentre Obama pranza, allarme sicurezza

Arrestato Joseph Caputo, che, avvolto dalla bandiera americana è riuscito a entrare nel giardino superando le recinzioni. E’ il terzo caso nel 2015. Ennesima falla nella sicurezza, polemich

REAZIONE:COSI L’INTEGRITA DI OBAMA E’ UN DONO AL PERICOLO

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*28 NOVEMBRE 2015:MESTIERE DI PAPA

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corrieredibologna.corriere.it
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Le frasi choc del vescovo di Ferrara Sul Papa: «Deve fare la fine dell’altro…»

Redazione online
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le dichiarazioni riportate dal fatto quotidiano

le dichiarazioni riportate dal fatto quotidiano

Le frasi choc del vescovo di Ferrara
Sul Papa: «Deve fare la fine dell’altro…»

L’attacco alla nomina di Zuppi a Bologna: «È incredibile»
Alla Nuova Ferrara non smentisce: «Odio teologico»
Alla fine chiede un incontro al Pontefice per spiegarsi

Monsignor Luigi NegriMonsignor Luigi Negri

BOLOGNA – Un vescovo, secondo

Il Fatto Quotidiano, avrebbe invocato l’intervento della Madonna contro Papa Francesco, contestando le nomine di due «preti di strada», Matteo Maria Zuppi e Corrado Lorefice, alla guida delle diocesi di Bologna e Palermo, già ufficializzate ma non ancora avvenute. Per il giornale diretto da Marco Travaglio il vescovo è monsignor Luigi Negri, in carica a Ferrara. Zuppi e Lorefice sono ritenuti segni del cambiamento che il pontefice argentino sta imprimendo. E che forse non tutti, anche all’interno della Chiesa, accolgono con favore: qualcuno magari con ostilità.

LA VICENDA – Le frasi sarebbero state pronunciate il 28 ottobre, su un Frecciarossa partito da Roma, e sarebbero state riferite da testimoni. «Questo nuovo episodio spiega tutto l’odio teologico contro la Chiesa», ha detto Negri, raggiunto in mattinata nella città estense. Al direttore de La Nuova Ferrara, Stefano Scansani, è apparso sereno, aggiungendo che avrebbe reagito contro Il Fatto. Negri, che non molto tempo fa aveva fatto discutere quando aveva associato la crisi economica alla legge sull’aborto, avrebbe detto a voce alta: «Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro». L’autore dell’articolo, Loris Mazzetti, sostiene che il riferimento è alla morte di Albino Luciani dopo 33 giorni di Pontificato. E che il motivo dell’attacco a Papa Francesco sarebbero le nomine «avvenute nel più assoluto disprezzo di tutte le regole. La nomina a Bologna è incredibile», avrebbe detto.

ZUPPI E CAFFARRA – «A Carlo Caffarra (che lascerà il posto il 12 dicembre a Zuppi per raggiunti limiti di età, ndr) ho promesso che farò vedere i sorci verdi a quello lì. La nomina di Lorefice – avrebbe aggiunto – è ancora più grave. Ha scritto un libro sui poveri, che ne sa lui dei poveri, e su Lercaro e Dossetti, suoi modelli, due che hanno distrutto la Chiesa italiana». Lercaro, rimosso nel ‘68 dopo un’omelia contro i bombardamenti in Vietnam, aprì le porte dell’arcivescovado di Bologna ai giovani. Zuppi, prima ancora di arrivare sotto le Due Torri, ha già scelto che in curia non abiterà. Mossa che rievoca Francesco e Casa Santa Marta e lo differenzia da Caffarra, conosciuto anche per aver firmato interventi contro le aperture alla comunione dei divorziati-risposati. A Bologna Zuppi rappresenta dunque una svolta, circondata da curiosità: «Da quello che percepisco io l’attesa per il nuovo arcivescovo è gioiosa, serena e non carica di polemiche, tensioni e contrapposizioni», ha detto il vicario generale monsignor Giovanni Silvagni.

COMUNIONE E LIBERAZIONE – C’è poi chi fa notare come Zuppi stesso sia apprezzato in più ambienti e che a Roma, dove è stato vescovo ausiliare, aveva ottimi rapporti con tutti, anche con Cl. Il movimento fondato da don Giussani, che Il Fatto ha associato a Negri, ha preso le distanze dal vescovo di Ferrara: «Qualora avesse pronunziato tali affermazioni, esse sarebbero unicamente espressione della sua personale opinione e non certo di Cl, nella quale monsignor Negri non riveste alcun ruolo di responsabilità dal 2005». Nel servizio viene citato anche il giornalista e ex parlamentare Renato Farina, che viene indicato come ricevitore di una telefonata da Negri durante quel viaggio. Farina, che annuncia azioni legali, dice che mai ha sentito il vescovo di Ferrara parlare contro Papa Francesco.

LA RICHIESTA – «Se a causa di quanto è accaduto, si fosse determinato uno scandalo, soprattutto nei più deboli, ne chiederemo perdono tutti». Così il vescovo di Ferrara, monsignor Luigi Negri, in un messaggio alla diocesi, annuncia di aver chiesto un incontro a Francesco, al quale rinnova «totale obbedienza»: «Anche sollecitato dalle recenti gravi affermazioni attribuitemi sulla stampa, ho chiesto al Santo Padre di potere avere un incontro filiale con lui, in cui poter aprire il mio cuore di pastore al suo cuore di Padre universale»
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25 novembre 2015(modifica il 26 novembre 2015)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Redazione online
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http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2015/25-novembre-2015/frasi-choc-vescovo-ferrara-papa-deve-fare-fine-dell-altro-2302239054216.shtml

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REAZIONE:INFELICI PAROLE DEL VESCOVO,MOLTO INFELICI.MA…

1-L’INTENZIONE NON SI GIUDICA
2-MADONNA O NON MADONNA E’ UN DATO DELLA REALTA CHE I 3 ULTIMI PAPI(NON ITALIANI IN DUE)NON HANNO AVUTO “VITA FACILE” NEL VATICANO:GIOVANNI PAOLO I MORTO DOPO 33 GIORNI DI PAPATO,GIOVANNI PAOLO II COLPITO A MORTE DA  SPARO DI PISTOLA,BENDETTO HA ABDICATO COLPITO DA UNO SCANDALO DI CORVI.
3-MA IL PAPA NON FARA “LA STESSA FINE DELL’ALTRO”.SI DIOS QUIERE”…(“Y LA VIRGEN NON SE OPONE”?)

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*28 NOVEMBRE 2015:AMBIENTALISMO

-TITOLARE LE FIGARO:

COP21 : une cinquantaine de marches pour le climat à travers le monde

VIDÉO/EN IMAGES-L’Australie et les Philippines ont donné le coup d’envoi des marches en faveur du climat avant la grande conférence de Paris qui s’ouvre lundi sous haute sécurité avec plus de 150 chefs d’États.
DOSSIER SPÉCIAL – La COP21 à Paris
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*30 NOVEMBRE 2015:MARADONA LIKE A VERGIN,CACCIATO
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1-TITOLARE LA REPUBBLICA:

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Balli sensuali con la compagna Maradona cacciato dalla piscina
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REP TV/VENEZUELA Balli sensuali con la compagna
Maradona cacciato dalla piscina
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2-IL VIDEO:

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-IL VIDEO DI LA REPUBBLICA NON VIENE SUPPORTATO DA QUESTO SITO PERO LO PUOI VEDERE QUI: http://video.repubblica.it/sport/balli-sexy-con-la-compagna-maradona-cacciato-dalla-piscina/220270/219469

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3-ORA LA NOTA COMPLETA:
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29 novembre 2015
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Balli sexy con la compagna: Maradona cacciato dalla piscina
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I media argentini-in particolare l’emittente Tn che ha diffuso queste immagini-riportano un episodio spiacevole di cui sarebbe stato protagonista El Pibe de Oro:a causa della musica alta e dei balletti troppo “sexy” a bordo piscina con la fidanzata Rocio Oliva, Diego sarebbe stato allontanato dal responsabile dell’hotel venezuelano in cui soggiornava, a pochi giorni dal secondo bendaggio gastrico programmato nella città di Maracaibo

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http://video.repubblica.it/sport/balli-sexy-con-la-compagna-maradona-cacciato-dalla-piscina/220270/219469?ref=HRESS-12

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E QUESTA E’ LA MIA REAZIONE:”C’E’ CHI LA VUOLE CRUDA….,C’E CHI LA VUOLE COTTA…..”,A ME PIACE CON L’EXTRA-VERGINE.

PD:QUESTA E’ LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA?

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aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 252 »

24 novembre 2015
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24 NOVEMBRE 2015:GIOCANDO NEL  PARCO

1-L’ARRAMPICATA DI KATE:

Repubblica.it
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Free climbing in Galles: l’arrampicata di Kate e William
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Galleria fotografica
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Navigazione per la galleria fotografica,1 e 2 di 19

Free climbing in Galles: l'arrampicata di Kate e William

Free climbing in Galles: l'arrampicata di Kate e William

Prima della visita al Towers Residential Outdoor Education Centre, la duchessa di Cambridge è intervenuta alla conferenza della Ong Place2Be, che si occupa della salute mentale dei minori. Poi i reali si sono cimentati nel free climbing nel parco d’avventura per bambini.

0 novembre 2015

2-IL RAGAZZO DEL PARCO(“BARRIO PARQUE”) ARRAMPICA,PRESIDENTE ARGENTINO:

-TITOLARE BBC:

Mauricio Macri celebrates victory with wife and daughter - 22 November

Conservatore vince Presidenza Argentina

Il conservatoree Mauricio Macri si conferma come il vincitore nelle elezioni presidenziali di Argentina, ponendo fine a 12 anni di governi di centro-sinistra.

Latin America & Caribbean

-E COSI SU LA REPUBBLICA:

Argentina, il liberale Macri è il nuovo presidente

Argentina, il liberale Macri è il nuovo presidente
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Macri dopo la vittoria (lapresse)
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Risultati ufficiali del ballottaggio. Il candidato peronista, Daniel Scioli, si ferma al 48,6%. Il leader dell’opposizione “Cambiemos” ha conquistato il 51,4 % dei voti e archivia così dopo 12 anni il peronismo in chiave “kirchnerista”,di OMERO CIAI.
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L’Argentina cambia verso. Il leader dell’opposizione, Mauricio Macri, ha vinto il ballottaggio contro l’erede di Cristina Kirchner, l’ex governatore della provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli, mettendo fine, almeno per ora, alla lunga stagione del “kirchnerismo”, iniziato nel 2003 con la presidenza di Nestor Kirchner, e proseguito con i due mandati di sua moglie Cristina. Macri ha battuto Scioli per meno di un milione di voti, 51,4% a 48,6%. Nonostante il margine della vittoria sia molto inferiore a quello previsto dagli ultimi sondaggi, la scossa è profonda perché nel corso di tutta questa campagna elettorale si sono confrontati apertamente in Argentina due modelli di società, a cominciare dalle scelte economiche che, fin dal prossimo 10 dicembre, quando Macri entrerà ufficialmente nel palazzo presidenziale della Casa Rosada, saranno decisive per il futuro del Paese.

Molto al di là dei suoi meriti, l’ex sindaco di Buenos Aires, ha finito per rappresentare un desiderio di cambiamento che è cresciuto e si è rafforzato soprattutto in una classe media argentina stanca dei capricci e delle bizzarie della vedova di Nestor Kirchner, l’ex presidente morto d’infarto nel 2010. Il vero sconfitto, seppur di poco, dell’elezione di ieri, non è Daniel Scioli, che come candidato ufficiale del peronismo, s’è trovato a dover difendere, molto al di là dei suoi desideri, il kirchnerismo in declino, ma la regina dell’ultimo decennio, ossia Cristina, che non è riuscita a estendere, almeno per ora, la sua egemonia politica attraverso un seguace, seppur scelto a malincuore.

L’Argentina che ieri ha scelto Macri è un Paese che dice “no” al modello autarchico, isolazionista e fortemente nazionalista, imposto da Cristina, e che rifiuta anche una interpretazione muscolosa e esclusiva del potere in democrazia. Alla fine, con la crisi economica che s’addensa, il dibattito s’è concetrato sulla convenienza o meno di conservare un modello che privilegia l’assistenzialismo dello Stato (sussidi ai servizi di base come luce, gas e trasporti, e programmi sociali generalizzati a favore dei meno abbienti), divenuto però insostenibile con la caduta dei prezzi delle materie prime di cui l’Argentina è ricca. Scioli prometteva, non si sa bene come, di conservarlo. Macri meno, garantendo invece misure che favoriscano il ritorno degli investimenti esteri e, in politica internazionale, un solido riavvicinamento agli Stati Uniti, staccando la spina in America Latina dai Paesi del fronte neopopulista, quello della sinistra bolivariana nata con Chávez in Venezuela, come Ecuador, Bolivia e, in parte, anche Brasile.

Di origine italiana (padre calabrese, nonna romana), il nuovo presidente dell’Argentina, 56 anni, è laureato in ingegneria all’Uca, l’Università cattolica argentina. E’ cresciuto nell’ombra del padre, imprenditore nelle costruzioni diventato miliardario in Argentina, prima di rompere i rapporti con la famiglia soprattutto per il suo impegno in politica. E’ stato presidente del Boca Juniors dal 1995 al 2008 e poi, per due mandati, sindaco di Buenos Aires. Sequestrato nel 1991 venne rilasciato dopo il pagamento di un riscatto di sei milioni di dollari.

Visto il risultato finale del ballottaggio non avrà vita facile alla Casa Rosada. In fondo ha vinto ma non convinto. E non è affatto da escludere che quello di ieri sia il risultato migliore per Cristina Kirchner già pronta, secondo molti osservatori, a tornare in campo se la terapia di shock economico che promette Macri non avrà buon esito nei prossimi mesi. La crisi brasiliana e il ridimensionamento della domanda cinese di soia hanno dissanguato le finanze e gonfiato il deficit di bilancio statale dell’Argentina che potrebbe essere costretta presto a svalutare la sua, già malmessa, moneta con gravi conseguenze sociali.
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 http://www.repubblica.it/esteri/2015/11/22/news/argentina_centrodestra_in_testa_macri_al_53_48_dei_voti-127953515/?ref=HRER1-1
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REAZIONE:LA VITTORIA E’ STATA PER STRETTO MARGINE,GLI EXIT POLL DAVANO UNA DIFFERENZA AMPIA PER MACRI (58 A 40 E FRAZIONE)MA A FINE SCRUTINIO A SORPRESA SCIOLI E’ SALITO E MACRI HA VINTO PER SCARSI DUE PUNTI.SORVOLAVA LO SPECTRO DI FRAUDE IN ELEZIONI PREVIE IN TUCUMAN.A QUANTO DICONO GLI ANALISTI NE E’ USCITO UN PAESE DIVISO IN DUE A PARTI QUASI UGUALI.
SULLA QUESTIONE FAULKLAND,SE VIENE CONFERMATO IL CAMBIAMENTO,HO AVUTO RAGIONE:HO SOSTENUTO SEMPRE UNA SVOLTA ARGENTINA E SUDAMERICANA IN GENERE ANCHE NEI PEGGIORI MOMENTI DELLE TESE RAPORTI GB-ARGENTINA CON LA KIRCHNER E IL BLOCCO NAVALE DEL LATINOAMERICA,ANCHE QANDO OBAMA E LA CLINTON PREMEVANO PER “DIALOGO”,ANCHE QUANDO HA ASSUNTO IL PAPA BERGOGLIO,ECC,E ALLA FINE HO AVUTO RAGIONE:TROPPO IMPORTANTE LA NUOVA ERA PERCHE NON SIA TENUTA IN CONTO.QUESTE PAGINE E LE SUE OPINIONI SONO AUTOREVOLI E CREDIBILI.
PER QUANTO RIGUARDA ALLA “SVOLTA LIBERALE” DELL’ARGENTINA TROPPO PRESTO PER DIRE QUANTO MACRI SIA NEOLIBERALE E QUANTO LIBERALE,PER IL MOMENTO L’ARGENTINA RESTA FUORI DELLA NUOVA ERA.NON E’ PAESE DI NUOVA ERA,NON ANCORA.STAREMMO A VEDERE.
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-APPENDICE:EMERGENTI RICCHI E POVERI
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,vatican insider
lastampa.it
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La Chiesa argentina smentisce i dati sulla povertà presentati alla Fao
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Il Presidente della Conferenza Episcopale argentina, monsignor José Maria Arancedo, ha smentito le cifre presentate dalla presidente Cristina Fernandez de Kirchner alla Fao, secondo le quali l’indice di povertà nel paese è inferiore al 5% della popolazione.

Arancedo ha detto che in Argentina la povertà «esiste», aggiungendo che «stiamo parlano sempre di statistiche a due cifre» e che la Chiesa considera «accertato» l’ultimo monitoraggio dell’Università Cattolica Argentina (Uca), secondo il quale l’indice di povertà nel paese è «intorno al 25%».

Secondo la stampa di Buenos Aires, le cifre citate da Kirchner alla Fao corrispondono all’ultimo dato pubblicato nel 2013 dall’Istituto di Statistiche e Censimenti (Indec), che fissava il livello di povertà al 4,7% della popolazione. Da allora però l’Indec – organismo pubblico, in origine autonomo ma commissariato dal governo nel 2007 – non pubblica più dati sulla povertà.

Senza menzionare direttamente l’Indec, Arancedo ha detto che «abbiamo bisogno di statistiche ed è necessario fare questo lavoro con grande rispetto, per elaborare cifre obiettive, perché devono poi servire a tutti per organizzare il paese».

Le statistiche, ha aggiunto, «sono un tema sociologico e politico, ma il povero è una persona: mettersi dunque a discutere su numeri e dichiarazioni politiche ci allontana dalla persona, che è quella che ha bisogno del nostro aiuto».

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 http://www.lastampa.it/2015/06/12/esteri/vatican-insider/it/la-chiesa-argentina-smentisce-i-dati-sulla-povert-presentati-alla-fao-sYZGsMTauccwYRVAjwD0jK/pagina.html
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REAZIONE:QUANTITATIVAMENTE PARLANDO:POSIZIONAMOCI,QUANTO E’ POVERA E QUANTO E’ RICCA L’ARGENTINA?
QUALSIASI SIA LA RISPOSTA NON RISOLVE IL QUESITO QUALITATIVO DELL’USCITA DEL SOTTOSVILUPPO.
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3-SPARATORIA FRA BANDE ARMATE IN UN PARCO DI NUOVA ORLEANS.
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-TITOLARE BBC:

Officials remove a man from the scene following a shooting in New Orleans" 9th Ward on Sunday, Nov. 22, 2015.

Feriti in una sparatoria al parco New Orleans

Almeno 16 persone sono state ferite in una sparatoria in un parco di New Orleans, la polizia dice.

US & Canada

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25 NOVEMBRE 2015:CALCIO,POROTOS,VODKA E FONDAMENTALISMO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

Calcio, scandalo Fifa:  chiesta la radiazione a vita  per Platini e Blatter   video

Calcio, scandalo Fifa: chiesta la radiazione a vita

per Platini e Blatter video

Commissione d’inchiesta spinge per massimo della sanzione

REAZIONE:BENE COSI,BLATTER RE OLIMPICO HA CONSEGNATO I PROSSIMI MONDIALI ALLA RUSSIA E IL QATAR.

PLATINI VOLEVA NUTRIRE IL POPOLO UKRAINO CON CALCIO E FAGGIOLI….

TUTTO ALL’INSEGNA DEL DIO DENARO HANNO DATO COPERTURA ALL’ULTIMA TANA DEL FONDAMENTALISMO NEOLIBERALE PIU ORTODOSSO E LIBERTICIDA IN FUGA:IL CALCIO.

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25 NOVEMBRE 2015:HOLLANDE,OBAMA E PUTIN?

-TITOLARE CORRIERE DELLA SERA:

LA VISITA DEL PRESIDENTE FRANCESE A WASHINGTON

Obama-Hollande: Patto anti Isis

«Ma Parigi non invierà truppe»

La visita alla Casa Bianca del presidente francese incassa il totale appoggio di Washington: «Siamo tutti francesi». Il messaggio di entrambi a Putin: «Russia colpisca solo Isis» «Nuovo ordine per il Mediterraneo». Kerry e Lavrov si vedranno a Roma.

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REAZIONE:SONO IN CAMPO QUELLI CHE VOGLIONO RISPOLVERARE LA GUERRA FREDDA.IN QUESTA CHIAVE DEVONO VEDERSI L’ABBATIMENTO DELL’AEREO E L’ELICOTTERO RUSSO.COSI SOLO FAVORISCONO L’IS.

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25 NOVEMBRE 2015:DA MELILLA A RAQQA,ARTIFICI,SIMETRIE E ASSIMETRIE DELLA STORIA

-TITOLARE LE MONDE:

image: http://s1.lemde.fr/image/2015/11/24/422×210/4816532_3_036c_2015-11-24-42988a8-31492-hvytam_b6f9595c503e62916c70324020cc4c4e.png

Quels sont les pays membres de la coalition contre l’Etat islamique ? Visuel interactif

Après le rapprochement de la Russie et de la France, le point sur les Etats qui luttent contre l’organisation Etat islamique, et les moyens alloués.

REAZIONE:LO STATO ISLAMICO E’ QUEL PICCOLO TERRITORIO IN ROSSO? QUALI ERANO I PAESI MEMBRI DELLA COALIZIONE ANTIFRANCHISTA  NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA INIZIATA NEL PICCOLO TERRITORIO DEL DESERTO SOPRA SAHARIANO DI MELILLA?
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25 NOVEMBRE 2015:I NUOVI SINCRETISMI DEL PAPA NEL CUORE DELLA CIVILTA?VEDIAMO:
-NOTA SULLA PUBBLICAZIONE USA-ITALIANA THE HUFFINGTON POST
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huffingtonpost.it
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La “Santa Alleanza” di antichi imperi contro nuovi califfi (e vecchi sultani)
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Piero Schiavazzi, L’Huffington Post
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C’è un “califfato mondiale a pezzi”, parafrasando un’espressione del Papa, che emerge dal cratere del 2015 e si sparge per la pelle del pianeta, come le pustole di un’infezione, lungo la fascia d’incontinenza che va dai monti dell’Atlante alle cime afgane, dove i confini non tengono più. Si tratta di un’eruzione a presa rapida: porzioni di territorio incandescente che ambiscono a solidificarsi e farsi Stato, distinte geograficamente, ma unite ideologicamente, dalle sabbie del Mali alle savane della Nigeria, dalle rive del Tigri – Eufrate alle spiagge del Corno d’Africa.

Un terremoto che scuote la storia come non ricordavamo da tempo, in superficie e negli strati profondi, finendo per risvegliare due giganti: è questa la cornice del summit fra l’ex Kgb Vladimir Putin e la guida suprema dell’Iran Ali Khamenei, cruciale per il prosieguo della guerra in corso. Dietro di loro si stende l’ombra lunga degli imperi che furono, degli zar e degli scià, rispolverando e tirando a lucido antichi orizzonti, sempre attuali e duri a sbiadire. Lo sa bene Bergoglio, pontefice francescano e gesuita, con una propensione alla profezia e al pacifismo, ma pure un senso innato della strategia e del realismo, diplomatico nonché militare, da buon discepolo di Sant’Ignazio.

Nel Risiko del Grande Medio Oriente Francesco è stato il primo a rimettere in gioco Mosca e Teheran, modificando gli equilibri dell’area e mobilitando le due potenze, ortodossa e sciita, che oggi con il loro ritorno in forze, assai più di Parigi e Washington, stringono in una morsa lo Stato Islamico.

Se i fatti di Francia non avessero indotto il presidente iraniano Hassan Rohani a fermare last minute l’aereo in pista e annullare il suo tour nelle capitali europee, l’incontro con il Papa, in programma il 14 novembre, era destinato a concludere in modo spettacolare l’iter della parabola inaugurata due anni fa: visualizzando e solennizzando agli occhi del mondo il sorprendente riposizionamento della Santa Sede nello scacchiere del Near East, sua “zona di influenza” per diritto di nascita.

Un azzardo avviato nel settembre 2013 con la lettera meritoria e temeraria di Bergoglio a Putin, presidente del G 20 di San Pietroburgo, a quarant’anni dalla guerra del Kippur e a venti dagli accordi di Oslo, che avevano invece suggellato e sigillato l’estromissione della Russia, conosciuta in quel frangente come Unione Sovietica.

La “santa alleanza” tra il Vaticano e il Cremlino, un partenariato strategico capace di resistere alle tempeste d’Ucraina e alle proteste dei cattolici uniati, reiterate venerdì da Poroshenko nelle sacre stanze durante l’udienza con il Pontefice, costituisce la più rilevante novità della politica estera di Francesco: un aggiornamento della Ostpolitik, rinominata “principio di realtà” e rivisitata in chiave teologica nella Esortazione Evangelii Gaudium, Magna Carta del Pontificato, a metà tra il pragmatismo e l’ecumenismo.

Il “colpo di fulmine” tra il Papa e Putin, in omaggio al genius loci, era scoccato sulla via di Damasco, quando Bergoglio sbarrò la strada ai missili USA, puntati su Bashar Assad, e sbalzò di sella Barack Obama, novello Saulo, impedendogli di bissare gli errori di Bush e consegnare la Siria in dono a Daesh.

Uno – due: all’abbraccio asimmetrico dei russi ha fatto seguito quello ancora più audace con gli ayatollah, in una singolare applicazione alla diplomazia delle regole del tango, che impongono l’avanzata negli spazi stretti e non permettono il dietrofront dei ripensamenti.

Al ritmo deciso e decisionista di Bergoglio, le piste delle milonghe di Buenos Aires si sono sovrapposte ai cammini millenari d’Oriente, prendendo la direzione di Teheran. Una sequenza di “strappi” e fughe in avanti: dallo statement, informale, dell’Accademia Pontificia delle Scienze, laboratorio geopolitico di Francesco, fino alla posizione, ufficiale, assunta in concistoro dal Segretario di Stato, cardinale Parolin, nell’autunno dello scorso anno. Al punto che la formula del 5 + 1, riferita come noto alla Germania e ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, integrati dalla Germania e protagonisti dello storico accordo sul nucleare iraniano, potrebbe a buon diritto evolvere in 5 + 2, riconoscendo il ruolo aggiuntivo e propulsivo della Sede Apostolica.

Nessun Papa, nemmeno Wojtyla, che pure ricevette Tareq Aziz e intercedette per Saddam Hussein, aveva mai proceduto con tanta intraprendenza nel campo minato tra il Golfo e il Golan, senza remore ad esporsi e timore di compiere passi falsi.

Tutto questo accade mentre infuria tenace e feroce una “guerra di religione”, non però tra Cristianesimo e Islam, come maldestramente si tende ad accreditare, bensì all’interno della Umma. Un conflitto che vede il Vaticano neutrale, ma non equidistante, se consideriamo i sospetti, e il dispetto, che il suo riallineamento ha prodotto a Riad e Ankara. Per non parlare di Israele, rispetto a cui non era mai sembrato così lontano.

Al cartello sunnita promosso dai Sauditi per contrastare l’espansione persiana e sciita, con il concorso esterno ma non estraneo del premier Netanyahu e del sultano Erdogan, il Papa oppone infatti un cordone sanitario delle antiche, e umanistiche, civiltà del Medio Oriente, nessuna esclusa, per isolare e neutralizzare il virus della barbarie, a partire da un vecchio adagio in base al quale chi sbaglia nemico ha già perso. Nello scanner vaticano in definitiva i due islamismi militanti, degli ayatollah e dei califfi, evidenziano tratti assai diversi. Anzi divaricati: da una parte la volontà di riacquistare un primato locale. Dall’altra una velleità di conquistare il mercato mondiale.

“Con la drammatica situazione nel nord dell’Iraq e in alcune parti della Siria, constatiamo un fenomeno totalmente nuovo: l’esistenza di un’organizzazione terrorista che minaccia tutti gli Stati, promettendo di scioglierli e di sostituirli con un governo mondiale pseudo religioso”. Era il 29 settembre 2014, festa di San Michele Arcangelo. Rivolgendosi nell’emiciclo dell’ONU ai rappresentanti delle nazioni, calmo nei toni e apocalittico nei temi – alla maniera dei romanzi di Dan Brown interpretati sullo schermo da Tom Hanks alias Robert Langdon, cui peraltro vagamente assomiglia – il cardinale Parolin non ha esitato a identificare nell’Isis una nuova specie di demone, che svela orrendamente il suo profilo mentre il mosaico mesopotamico si sgretola e cade in pezzi.

Parole che hanno eletto seduta stante l’Isis, dall’osservatorio e nel catalogo della Santa Sede, a nemico assoluto del XXI secolo, in quanto tale additato alla comunità internazionale: “La mia delegazione desidera ricordare che è sia lecito sia urgente arrestare l’aggressione attraverso l’azione multilaterale e un uso proporzionato della forza”. E’ stata questa la dichiarazione di guerra del Vaticano a Daesh, con un anno di anticipo su quella di Hollande a Versailles.

Secondo la “dottrina Parolin”, come scrivemmo a caldo, la minaccia esistenziale non proviene quindi dall’Iran, erede di una tradizione statuale plurimillenaria, sebbene ambigua e dispotica, bensì dall’Isis, che dello stato a dispetto del nome rappresenta il terminator e la negazione, trasponendo su basi religiose, in via strumentale, il dispositivo dei totalitarismi del Novecento e conservandone l’impulso nichilista. Tutt’altro che un regime teocratico, dunque. Piuttosto il suo esatto contrario. Di qui l’attivismo discreto ma concreto dei nunzi apostolici, sulla scia della parola d’ordine impartita dal Segretario di Stato: “I cristiani perseguitati e tutti coloro che soffrono ingiustamente devono poter riconoscere nella Chiesa l’istituzione che li difende…”

Lungi dal rappresentare soltanto un simbolo, la spada dell’arcangelo Michele, sguainata un anno fa nel Palazzo di Vetro, svetta sui terrazzi della Mole Adriana: sormontando il ponte dei pellegrini, che Dante Alighieri ammirò e cantò con trasporto, nel primo giubileo dell’era cristiana, e che gli angeli in divisa guardano oggi e presidiano a vista, nel primo giubileo di guerra dell’era contemporanea.

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 http://www.huffingtonpost.it/2015/11/24/terrorismo-isis-santa-alleanza-contro-nuovi-califfi_n_8637912.html?utm_hp_ref=italy
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-REAZIONE:
1-LO VENGO DICENDO DA TEMPO IN DIETRO,IL PAPA CERCHERA DI PORTARE I SUOI SINCRETISMI DELLA “FINE DEL MONDO” NEL CUORE DELLA CIVILTA(TOUT COURT)E QUI IN QUESTA PUBBLICAZIONE AMERICANA CI VIENE TRACCIATA UNA MAPPA DI QUESTI.MA….E DA VERO COSI?VEDIAMO:
SIN DALL’INIZIO DI QUESTA ANALISI BISOGNA CHIARIRE CHE IL  “Near East” NON E’ LA “sua “zona di influenza” per diritto di nascita”.IL PAPA JORGE BERGOGLIO E’ NATO IN ARGENTINA E’ L’HO GIA SPIEGATO CHE LUI NON E’ PIU UN ITALIANO MALGRADO I SUOI ANTENATI SIANO VENUTI DALL’ITALIA 2 SECOLI FA,ALLO STESSO MODO CHE HILLARY  CLINTON NON E’ UNA INGLESE MALGRADO I SUOI ANTENATI SIANO APRODATI IN AMERICA PROVENIENTI DALLA GRAN BRETAGNA 2 SECOLI FA,SI HANNO TRANFORMATO IN QUALCOSA DI DIVERSO,PAPA BERGOGLIO APPARTIENE ALL’AREA DI INFLUENZA DELLA CULTURE ISPANA SIA PER LA SUA GEOGRAFIA DI NASCITA CHE PER LA SUA FORMAZION.BERGOGLIO PORTA UN NOME ITALIANO PERO E’ SOLTANTO UN ACCIDENTE GRAMATICALE-ANAGRAFICA,LUI PENSA-SENTE E VIVE COME UN’ISPANO.CASO MAI IL NEAR EAST POTREBBE ESSERE CONSIDERATA UNA ZONA DI PRETESA INFLUENZA DAL VATICANO,MA MAI E POI MAI DEL PAPA BERGOGLIO.PER DIRLA CON LE STESSE PAROLE DELL’ARTICOLISTA IL PAPA BERGOGLIO NON HA IL “genius loci” NE DELL’ITALIA,NE DELL’EUROPA NE DEL NEAR EAST.
E QUESTA E’ LA PRIMA “IMPERFEZIONE” DELLA NOTA CHE COSI SOLO LEGGITIMA LA PRESENZA DEL PAPA NEL CUORE DELLA CIVILTA EUROPEA.
2-IL PAPA NON E’ UN “pontefice francescano e gesuita”, E SI DELATA CONTRADICENDOSI DOPO QUANDO LO CHIAMA “buon discepolo di Sant’Ignazio”.NESSUNO PRETENDE CHE FRANCESCANI E GESUITI NON APPARTENGANO ALLA STESSA “ECCLESSIA” DI FATTO SONO CATTOLICI ENTRAMBE CONGREGAZIONI PERO SE SI PENSA CHE LA CATTOLICITA RIFERISCE AL CARATTERE UNIVERSALE DELLA STESSA ECCLESSIA SIAMO AUTORIZATI A PENSARE CHE CI SIANO,NON DICIAMO RIVALTA MA PERMETTETEMI DIRE AL MENO DELLE “SFUMATURE” CHE LI DISTINGUONO:I GESUITI SONO UN ORDINE NUOVA,NOVISSIMA POICHE DATA SOLO 500 ANNI IN DIETRO,DATO NON DA TRANSCURARE IN UNA ISTITUZIONE CHE FA DELLA SUA FEDELTA ORIGINARIA ALLA DOTTRINA DI CRISTO IL SUO LEIF MOTIF (SI PENSI AL SANTO GREAL O ALLA SINDONE ADESSO PROPIO A TORINO DA DOVE PROVENGONO GLI ANTENATI DEL PAPA),INVECE LA CONGREGAZIONE DELL’UMBRIA DEI FRANCESACANI HA 1300 ANNI DI ANTICHITA,BELLA DIFFERENZA VERO?
DALTRONDE ESSENDO ANTRAMBI “CONGREGAZIONI IRREGOLARI” DELLA CHIESA IN QUANTO NE UNA NELL’ALTRA SONO COSTITUITI PRINCIPALMENTE DA SACERDOTI,MA MONACI I FRANCESCANI E MILITARI I GESUITI(L’”ESSERCITO DEL PAPA”)COSA CHE RISPECCHIA L’ESSENZA DEI SUOI FONDATORI,UN,DICIAMO LAICO FRATELLO FRANCESO,UN MILITARE IGNAZIO DI LOYOLA,HANNO ESSENZA BEN DIVERSA:L’ORDINE GESUITA FONDATA NELLA SPAGNA E’ LEGATA ALLE CROCIATE PARTICOLARMENTE ALLE LOTTE CONTRI L’ISLAM PROPIO NEL NEAR EAST,E I FRANCESCANI HANNO RIVALUTATO IL RUOLO DELLA NATURA NELLA VOLONTA DI DIO E LA SUA CREAZIONE.E SE VOGLIMO ATTUALMENTE MEGLIO CAPIRE QUESTE “SFUMATURE” SI PENSI CHE I GESUITI SONO L’ORDINE DEI BORBONI E SONO LEGATI ALL’ESTESO “IMPERO”(FATTO PERO DA LACCI DI SANGUE)DOVE “MAI TRAMONTAVA IL SOLE” DI CARLO V, E I FRANCESCANI A QUELLA RIVOLUZIONE FRANCESA CHE DOPO FINI PER SMORONARE TALE IMPERO SEGNADO L’USCITA DEL MEDIOEVO E L’INGRESSO ALLA MODERNITA.TANTO E’ COSI CHE I FRANCESCANI NON RICONOSCONO L’EREDITA SANGUINEA DELLE CARICHE LEGATI ALLA CHIESA.
3-DETTO QUESTO TORNIAMO AI SINCRETISMI DEL PAPA:SUBITO DUE COSE,QUESTI STESSI SICRETISMI(RUSSIA-IRAN)SONO QUELLI CHE ATTUALMENTE SONO IN ATTO IN ARGENTINA LA PRIMA.QUINDI MICA VERO QUESTA “SANTA ALLEANZA” SIA NATA DALLA GENIALE MENTE DI BERGOGLIO PENSANDO ALLA SUA NEAR EAST,MA SOLTANTO UN FATTO CASUALE DA QUI PAPA BERGOGLIO ANZI CHE PARTORIRLO LO HA “IMPORTATO” IN EUROPA.MALGRADO LE PROTESTE DI ISRAELE IL GOVENO DI CFK HA STRETTO UN ACCORDO CON IRAN CHE SI RIFLETTE NELLA STRUTTURA DEL SECONDO GOVERNO DI QUESTA E HA PURE LA BENDIZIONE DI BUONA PARTE DELLA GRANDE,NUMEROSA,IMPORTANTE E INFLUENTE COLLETTIVITA EBREA ARGENTINA.E POI,DOPO TUTTO NON E’ STATO OBAMA,CON L’OPPOSIZIONE DEL CONGRESSO OGGI REPUBBLICANO E DELLA LOBY SIONISTA DELL’AMERICA?QUINDI NIENTE CREAZIONE DIBERGOGLIO,NIENTE PRIMIZIEDI BERGOGLIO QUESTA “SANTA ALLEANZA” MA SOLO UNA IMPOSIZIONE DEI FATTI POLITICI ARGENTINI ORA TRASLOCCATI IN ITALIA E EUROPA.
MA CHE QUESTA MAPPA DI QUEL PAESE E’ INCOMPLETA,MANCANO QUANTO MENO DUE INGREDIENTI PRINCIPALI,PROPIO L’EREDITA BORBONICA DEL PAPA,I VIRREINATI OGGI ESPRESSI NELLE POLITICHE REGIONALI DELL’AMERICA ISPANA(MERCOSUR,PATTO ANDINO,ALCA,ALBA,ECC) PER PRIMO,E L’INCIDENZA ATTUALE,”FUORVIANTE” SE SI VUOLE,DEL CATTOLICESIMO DELLE COMUNITA AUTOTTONE DELL’AMERICA  ISPANA,MISSIONI GESUITICHE PER ESSEMPIO,NON CHE QUELLE DEL PACIFICO,DEL CARAIBI E DEL MESSICO.LO AVEVO AVVERTITO,IL PAPA CERCHERA DI MINARE LA CIVILTA EURO-ASSIATICA PORTANDOSI DIETRO DI SE QUESTI SINCRETISMI,CHE PER ME ALTRO NON SONO CHE I SINCRETISMI DEL MALE,IL VERO MALE IN ASSOLUTO PENSANDO,QUELLA FOLLA “AUSTRALE”,CIO’E AL DI LA DELLE FRONTIERE DELLA CIVILTA.
INSOMMA ALTRO CHE “principio di realtà” e rivisitata in chiave teologica nella Esortazione Evangelii Gaudium, Magna Carta del Pontificato, a metà tra il pragmatismo e l’ecumenismo”,SEMPLICE OPPORTUNISMO E IMPOSIZIONE DEI FATTI DELL’ATLANTICO SUD.O CASO MAI,UN’IMPOSIZIONE DELLA ERRATICA POLITICA ESTERA DI OBAMA CHE CON UN OCCHIO ALLA CAMPAGNA ELETTORALE IN NESSUN MODO VUOLE IMPEGNARE USA IN UNA GUERRA TERRESTRE NE CONTRO ASSAD NE DOPO CONTRO L’IS E ASPETTA CHE ALTRI LI TOLGANO LE CASTAGNE DAL FUOCO,APPUNTO L’IRAN TRA ALTRI COME IL KURDISTAN CONTRO L’IS E,AZZARDO GIOCO,IL PROPIO IS CONTRO ASSAD COME ERA LA SUA INTENZIONE INIZIALE.
“SANTA ALLEANZA” CONTRO “NUOVI CALIFFI”?:LASCIANDO IN DISPARTE COSA SIA ANTICO E COSA NUOVO(PIU ANTICHI I SCIA DI PERSIA E I ZAR DAI CALIFFI E SULTANI EREDI DEL TURCO,EREDE A SUA VOLTA DELL’INVASIONE DI GENGIS KHAN?) VOGLIO CITARE DUE FRASI,UNA DEL PAPA  L’ALTRA DI CRISTINA FERNANDEZ DI KIRCHNER.AL PAPA LI E’ STATO CHIESTO LA SUA OPINIONE SULL’IS:”NON CHIUDO LA PORTA HA DETTO”.CFK ALLA FINE DI UNA UDIENZA COL PAPA HA RIFERITO AD UNA MINACCIA DELL’IS.GIORNI DOPO PARLANDO IN UN ATTO POLITTICO HA DETTO CHE IN REALTA LA MINACCIA NON ERA L’IS MA GLI STATI UNITI DI NORDAMERICA,”TENETELO PRESENTE SE ME SUCCEDE QUALCOSA” HA DETTO.DI FRONTE ALL’AZIONARE IRRAZIONALMETE MEDIEVALE DELL’IS NESSUNA FIGURA PUBBLICA DI RILIEVO E’ ESCLUSA DEL PERICOLO E VANNO PRESE LE MISURE DEL CASO,SIA PER HOLLANDE CHE PER IL PAPA E GLI ALTRI,MA FINO AL MOMENTO MALGRADO LE AVVERTENZE E PRESUNTI ATTI CRIMINALI CONTRO IL PAPA NON E’ MAI STATA PRESENTATA UNA PROVA DI TALE MINACCIA E IN ITALIA NESSUNA AZIONE VIOLENTA C’E STATO.
SI LEGGE “Il “colpo di fulmine” tra il Papa e Putin, in omaggio al genius loci, era scoccato sulla via di Damasco, quando Bergoglio sbarrò la strada ai missili USA, puntati su Bashar Assad, e sbalzò di sella Barack Obama, novello Saulo, impedendogli di bissare gli errori di Bush e consegnare la Siria in dono a Daesh”.
MA QUANDO MAI LA RUSSIA EBBE COME SCOPO PRINCIPALE L’ATTACCO ALL’IS?A RUSIA SOLO INTERESSAVA,FINO ALLA STRAGGE DI “LE BATACLAN” DIFFENDERE ASSAD PER NON PERMETTERE ALLA PRIMAVERA SIRIA OLTREPASSARE LA “LINEA ROSSA” DELL SUA AREA DI SICUREZZA,IL SUO SPAZIO VITALE.TANTO E’ COSI CHE LA PRIMA REAZIONE DI PUTIN QUANDO OBAMA ANNUNCIO CHE BOMBARDEREBBE L’IS IN SIRIA DOPO IL PRIMO ATTACCO A PARIGGI AL GIORNALE SATIRICO FU “NIET”,LA RUSSIA NO L’AVREBBE PERMESSO.
BERGOGLIO “sbalzò di sella Barack Obama, novello Saulo, impedendogli di bissare gli errori di Bush e consegnare la Siria in dono a Daesh”.?QUINDI OBAMA ABBANDONI LA PRIMAVERA SIRIANA E LASCI STARE ASSAD?
INSOMMA DETTO QUESTO ANALIZARE TUTTO IL RESTO DELLA BELLA MA FALSAMENTE IPOCRITA RETORICA DI BERGOGLIO NON NECESSITA:IL VERO NEMICO DELL STATO ISLAMICO CERCATELO IN OCCIDENTE,CERCATELO NELLA MODERNITA,CERCATELO NELLA DEMOCRAZIA,CERCATELO NELLA LAICITA,E HA SCELTO COME BERSAGLIO L’ANELLO DEBOLE DELLA FRANCIA: BERGOGLIO,L’ITALIA E I CATTOLICI NON LI HA MAI ATTACATO.
VEDERE NELLA CHIESA DI BERGOLGIO L’ISTITUZIONE CHE DIFENDE “I cristiani perseguitati e tutti coloro che soffrono ingiustamente”? LO CHIEDA AI,NON DICIAMO CRISTIANI,MA PROPIO CATTOLICI COPTI IN EGITTO DOPO CHE SONO STATI SGOZZATE DALL’IS:QUANDO MAI LA CHIESA O L’ITALIA HA SPARATO UN COLPO NELLA SUA DIFESA,L’EGITTO E LA FRANCIA SONO STATE I VERI “ANGELI GIUSTIZIERI”.
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21 novembre 2015
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21 NOVEMBRE 2015:SVEZIA,LEZIONE DI ETICA,LEZIONE DI EQUILIBRIO

sabato 21 novembre 2015

Svezia contro Arabia Saudita, ovvero il trionfo della realpolitik
Analisi di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/International/Analysis-Sweden-vs-Saudi-Arabia-or-the-triumph-of-realpolitik-395299


Margot Wallstrom

Margot Wallstrom, l’energica ministra degli esteri svedese, ha criticato l’Arabia Saudita sui diritti civili e sta imparando a conoscere questa realtà mediorientale, anche se avrebbe dovuto dimettersi per disinnescare l’intera situazione. Presa da giusta indignazione, ha condannato la pesante condanna di Raef Badawi, un blogger saudita giudicato colpevole di avere insultato l’islam: prigione a vita e 1000 frustate.

Una sentenza terribile, che però riflette la vera condizione dei diritti umani – o meglio la mancanza di diritti umani – non solo in Arabia Saudita ma in tutti i paesi islamici. Una situazione che dovrebbe essere globalmente condannata delle cosiddette nazioni illuminate. Sfortunatamente gli interessi geopolitici e nazionali sovrastano l’indignazione morale. I paesi membri dell’Unione Europea, Svezia inclusa, tendono a essere indulgenti verso le loro minoranze musulmane che rifiutano di obbedire alle leggi dei vari paesi e fanno di tutto per vivere secondo i principi della Sharia.


Svezia e Arabia Saudita

Il Presidente Obama, che aveva scelto di non partecipare alla grande manifestazione di massa in Francia per protestare contro gli attacchi criminali dei terroristi andando invece ad esprimere le proprie condoglianze al re saudita per la morte del suo predecessore, non ha ritenuto di menzionare la destino tragico del blogger.

Indignata dal giudizio di condanna svedese, l’Arabia Saudita ha impedito alla Wallstrom di presentarsi all’incontro con la Lega Araba dove lei avrebbe arringato i paesi arabi sui diritti umani. I membri della Lega Araba non erano probabilmente troppo entusiasti di ascoltare il suo intervento, ma questa era una cortesia nei suoi confronti per le sue posizioni anti-Israele e per il riconoscimento dell’inesistente stato palestinese.

Il battibecco sarebbe finito lì se gli svedesi non si fossero spinti oltre: Wallstrom aveva condannato il sistema giudiziario saudita e il governo svedese aveva deciso di non rinnovare l’accordo di cooperazione militare tra i due paesi in scadenza a maggio. Riyad si è rivalsa richiamando subito il proprio ambasciatore con un comunicato che denunciava esplicitamente Stoccolma di ingiustificate ingerenze negli affari interni sauditi e insinuando che fossero in pericolo le relazioni fra i due stati, affermando che il sistema giudiziario dell’Arabia Saudita è indipendente e basato sulla Sharia. Aggiungeva in più che nessun visto sarebbe più stato concesso a uomini d’affari svedesi.

I media sauditi sono partiti all’attacco, ricordando chiaramente a Stoccolma che aveva solo da perdere, perché finora la l’import export fra i due paese è favorevole a Stoccolma. Come non bastasse, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno richiamato il loro ambasciatore; 30 paesi arabi, Egitto incluso, hanno pesantemente condannato la ministra svedese, e lo stesso hanno fatto il Consiglio di Cooperazione del Golfo e l’Organizzazione della Cooperazione islamica.

Davanti a un fronte arabo/islamico unito, la Svezia si è sentita isolata e ha temuto per la minaccia ai suoi legami commerciali. Il ministro degli affari economici ha richiesto un incontro urgente con i sindacati e Wallstrom, convocata dal Parlamento, coraggiosamente ha cercato di sottolineare che l’Arabia Saudita era partner molto importante in Medio Oriente, un attore di primo livello nella regione e nel mondo e che la Svezia giudicava di grande valore avere buone relazioni con questo paese. Ha affermato anche di essere convinta che buone relazioni verranno presto ristabilite, aggiungendo di non avere mai criticato l’islam né di avere mai avuto l’intenzione di offendere l’Arabia Saudita. Disse che continuava la cooperazione nell’ambito del dialogo culturale e religioso rappresentato dal Qatar. In più, affermò di sostenere il dialogo interreligioso in Svezia e che considerevoli finanziamenti erano previsti per i musulmani per aiutarli a svolgere un ruolo sempre più grande nella società svedese.

Espressioni così esagerate di affetto e stima per l’islam e Arabia Saudita da perdonare chiunque avesse mai pensato che la Svezia non aveva un amico più sincero. Apparentemente questo non sembrava sufficiente per i sauditi, così Wallstrom ha messo di mezzo il re svedese, Carl Gustav, che ha emesso un comunicato sorprendente, nel quale si dichiarava preoccupato per quanto accadeva e che convocava la sua ministra degli affari esteri per discuterne. Questo veniva fatto ovviamente per placare il suo reale collega saudita… malgrado la costituzione e la tradizione svedese non prevedano per il re alcun ruolo operativo, e quando ha messo il naso nella politica è stato rimproverato dai media e dai partiti. Il fatto stesso che sia stato tirato in ballo per il suo paese, dimostra quanto grave fosse la crisi.

Si può quindi dire che la ministra degli affari esteri e l’intero governo sono “andati a Canossa”. La Svezia, che ama così tanto emettere giudizi morali e combattere per i diritti umani, ha gettato a mare i suoi principi per salvare gli interessi economici. Ovviamente non c’era stato nessun cambiamento epocale nella sua politica ostile verso Israele, che continua a ricevere il solito trattamento. Senza dubbio qualcuno in Israele ha riso sotto i baffi nel leggere il comunicato emesso dall’Organizzazione della Cooperazione islamica, citata sul Washington Post del 24 marzo, nel quale si diceva che la Svezia non aveva bisogno “di rivendicare autorità morale per emettere giudizi unilaterali e classificare moralmente gli altri”.

Va detto che il re saudita, da appena due mesi sul trono, ha reagito rapidamente e con potere per confermare la propria autorità e leadership in un momento in cui l’intero Medio Oriente è in agitazione, i paesi sunniti sono in pericolo e l’Iran sciita interferisce e istiga ai massimi livelli. Ha affermato con forza che il suo paese si basa sulla Sharia, che è alla radice del sistema giuridico. I giudici sauditi non vanno a Parigi, Londra o Washington per studiare legge. Loro si richiamano solo ed esclusivamente alla Sharia. Respingendo le critiche all’islam sui diritti umani, si è assicurato il sostegno delle organizzazioni di tutti i paesi arabi.

L’Arabia Saudita è dopo tutto la culla dell’islam e il suo re è il guardiano dei sacri siti di Mecca e Medina. Avendo mostrato i muscoli, l’Arabia Saudita potrà ora mostrarsi accondiscendente, magari ottenendo le dimissioni della Wallstrom. Cosa ha imparato la Svezia ? Che bisogna scegliersi le guerre con più cautela e che la difesa dei diritti umani è meno importante degli interessi del paese? Ciò malgrado, la Svezia continuerà a dare il benvenuto a sempre più rifugiati, in gran parte provenienti dai paesi arabi. Si ricordi che la sua minoranza musulmana sempre più in aumento aspira a imporre la Sharia in tutto il paese… come avviene nell’Arabia Saudita.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. I suoi editoriali escono sul Jerusalem Post. Collabora con Informazione Corretta
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=310&id=57676

REAZIONE:ALLA LUCE DEI NUOVI FATTI IN MATERIA DI TERRORISMO,DEI CAMBIAMENTI IN USA(IL CONGRESSO VIETA L’INGRESSO DEI SIRIANI)E DEGLI EQUILIBRI PLANETARIE(ONU),NON CHE DELL’ATTUALE PREZZO DEL PETROLEO DOVE LA NUOVA ERA DELLE TELECOMUNICAZIONI HA UN RUOLO NON IRRILEVANTE(VALE PIU UN NASDAQ CHE L’ORO E IL PETROLEO),QUESTI FATTI SI DOVRREBBERO RIVALUTARE.

-APPENDICE:

bigbrowser.blog.lemonde.fr
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« L’Etat islamique a un père : l’Arabie saoudite et son industrie idéologique »
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Après les attentats meurtriers du 13 novembre, revendiqués par l’organisation Etat islamique (EI), la France et, plus largement, les Occidentaux doivent-ils repenser les liens qu’ils entretiennent avec l’Arabie saoudite et le Qatar ? Une tribune de l’écrivain algérien Kamel Daoud, publiée (en anglais et en français) par le quotidien américain The New York Times et largement partagée sur les réseaux sociaux, vient alimenter le débat.

Dans cette tribune, Kamel Daoud, lauréat du Goncourt du premier roman pour Meursault, contre-enquête et chroniqueur au Quotidien d’Oran, affirme que l’Arabie saoudite n’est qu’un “Daech [acronyme arabe de l'Etat islamique] qui a réussi”.

“Daech noir, Daech blanc. Le premier égorge, tue, lapide, coupe les mains, détruit le patrimoine de l’humanité, et déteste l’archéologie, la femme et l’étranger non musulman. Le second est mieux habillé et plus propre, mais il fait la même chose. L’Etat islamique et l’Arabie saoudite. Dans sa lutte contre le terrorisme, l’Occident mène la guerre contre l’un tout en serrant la main de l’autre. (…) On veut sauver la fameuse alliance stratégique avec l’Arabie saoudite tout en oubliant que ce royaume repose sur une autre alliance, avec un clergé religieux qui produit, rend légitime, répand, prêche et défend le wahhabisme, islamisme ultrapuritain dont se nourrit Daech.”

Pour Kamel Daoud, visé par une fatwa et qualifié d’“ennemi de l’islam” en Algérie, l’Arabie saoudite est le principal “mécène idéologique de la culture islamiste”. Il dénonce notamment “l’immense pouvoir de transformation de télévisions religieuses” et de certains journaux islamistes sur la société. Certes, Riyad est aussi une cible potentielle de l’Etat islamique. Le groupe a déjà revendiqué plusieurs attentats perpétrés dans le royaume. Mais, pour Kamed Daoud, cette réalité paradoxale tient à l’alliance ancestrale entre la famille régnante et le clergé : “Le clergé saoudien produit l’islamisme qui menace le pays mais qui assure aussi la légitimité du régime”, écrit-il.

Lire aussi : Kamel Daoud, une plume contre l’obscurantisme

“Daech a une mère et un père”

Pour lutter contre le terrorisme, l’Occident devrait s’attaquer à la “cause” plutôt qu’à “l’effet”, assure Kamed Daoud :

“Daesh a une mère : l’invasion de l’Irak. Mais il a aussi un père : l’Arabie saoudite et son industrie idéologique. Si l’intervention occidentale a donné des raisons aux désespérés dans le monde arabe, le royaume saoudien leur a donné croyances et convictions. Si on ne comprend pas cela, on perd la guerre même si on gagne des batailles. On tuera des djihadistes mais ils renaîtront dans de prochaines générations, et nourris des mêmes livres.”

Depuis les attentats qui ont tué 130 personnes à Paris et Saint-Denis, d’autres voix se sont élevées pour réclamer un réexamen des relations avec l’Arabie saoudite, mais aussi avec le Qatar. Dans une tribune publiée par le Monde le 17 novembre, les deux historiens Sophie Bessis et Mohammed Harbi affirment, eux aussi, l’existence d’une filiation idéologique entre l’EI et le royaume saoudien :

“Le djihadisme est avant tout l’enfant des Saoud et autres émirs auxquels [la France] se félicite de vendre à tour de bras ses armements sophistiqués, faisant fi des ‘valeurs’ qu’elle convoque un peu vite en d’autres occasions. Jamais les dirigeants français ne se sont posé la question de savoir ce qui différencie la barbarie de Daech de celle du royaume saoudien. On ne veut pas voir que la même idéologie les anime.

Exigeons que la France mette un terme à ses relations privilégiées avec l’Arabie saoudite et le Qatar, les deux monarchies où l’islam wahhabite est la religion officielle, tant qu’elles n’auront pas coupé tout lien avec leurs épigones djihadistes, tant que leurs lois et leurs pratiques iront à l’encontre d’un minimum décent d’humanité.”

Salafisme “quiétiste”

Ce débat sur les liens idéologiques entre l’Arabie saoudite et l’EI rejoint celui sur l’expansion du salafisme en France. Après les attentats, le gouvernement a pointé du doigt ce courant, dont les racines sont en Arabie saoudite. « Oui, nous avons un ennemi, et il faut le nommer : c’est l’islamisme radical. Et un des éléments de l’islamisme radical, c’est le salafisme », a déclaré le premier ministre Manuel Valls le 18 novembre.

Selon les spécialistes, la majorité des salafistes sont toutefois “quiétistes” et très critiques envers les djihadistes, qu’ils accusent de mélanger religion et politique. Les références idéologiques communes ne favorisent-elles pas toutefois la radicalisation ?

« Dans les années 1990, il pouvait y avoir une forme de continuum [entre salafisme quiétiste et djihadisme], a affirmé au Monde Samir Amghar, chercheur à l’Université libre de Bruxelles. Mais lorsqu’au début des années 2000, l’Arabie saoudite s’est clairement opposé au djihadisme, cette relation mécanique n’a plus existé, Les observations de terrain montrent qu’il n’y a pas de relation de causalité. Cela n’empêche pas qu’un quiétiste puisse basculer dans la violence par déception envers le manque d’action politique. »

Lire aussi : L’inquiétante expansion du salafisme en France

“Riyad et Doha luttent contre Daech”

Interrogé sur France Inter, le premier ministre Manuel Valls a en tout cas réaffirmé son soutien aux deux monarchies du Golfe, quelques heures avant sa rencontre avec le premier ministre du Qatar, en visite officielle en France le 17 novembre :

“Le pouvoir en Arabie saoudite comme au Qatar lutte contre Daech, c’est incontestable, et je n’ai pas de raison aujourd’hui de douter de l’engagement de ces deux gouvernements. Reste la question de l’ensemble des financements [de l'EI], mais au Moyen-Orient les choses sont très compliquées.”

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-APPENDICE 2:ARABIA SAUDITA E TURCHIA FINANZIANO IL TERRORISMO ALLO STATO ISLAMICO.

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lemonde.fr
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Esclavage, rançons, pétrole, pillage… Comment l’Etat islamique se finance
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Le Monde | 19.11.2015 à 07h58, Mis à jour le 21.11.2015 à 07h46 | Par Mathilde Damgé

Image d'un site militant montrant des combattants à Rakka, fief de l'Etat islamique en Syrie, en janvier 2014.

Mercredi 18 novembre, le président russe, Vladimir Poutine, a annoncé la création d’une commission spéciale chargée de combattre le financement du terrorisme dans le cadre du renforcement de la lutte contre les djihadistes de l’organisation Etat islamique (EI).

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Cette annonce fait suite aux conclusions de l’enquête sur la destruction en vol le 31 octobre, au-dessus du Sinaï, d’un avion charter russe qui effectuait la liaison entre Charm El-Cheikh, en Egypte, et Saint-Pétersbourg. Une destruction attribuée à l’explosion d’une bombe et revendiquée par l’EI.

Dimanche, deux jours après les attentats de Paris et Saint-Denis, la France a demandé pour sa part, par l’entremise de son ministre des finances, Michel Sapin, lors du G20 en Turquie, « des décisions concrètes en matière de lutte contre le financement du terrorisme ».

L’heure semble donc être à l’action. Selon plusieurs études, l’EI aurait la main sur des actifs dont le montant est estimé à 2 000 milliards de dollars (1 800 milliards d’euros), chiffre qui intègre notamment la valorisation des richesses globales des zones qu’il contrôle, dont les ressources pétrolières et gazières. L’Etat islamique peut également revendiquer des revenus annuels de 2,9 milliards de dollars (2,7 milliards d’euros). A titre de comparaison, le budget des talibans, par exemple, est évalué entre 53 millions et 320 millions de dollars (entre 49,7 et 300,3 millions d’euros), et celui du Hezbollah entre 160 millions et 363 millions de dollars (entre 150,1 et 340,7 millions d’euros).

Quelles sont les sources principales de financement du groupe terroriste ?

Les chiffres sont donnés en dollars américains pour faciliter les comparaisons (entre les chiffres eux-mêmes et entre les différentes sources compulsées).

-L’esclavage et les rançons

L’esclavage concerne surtout les minorités (yézidis, shabaks, chrétiens assyriens… quand ils ne peuvent pas payer la taxe spéciale qui leur est infligée), et tout particulièrement les femmes.

Selon une liste obtenue par une responsable des Nations unies, lors d’un voyage en Irak, les sommes demandées vont de 40 dollars à 165 dollars, dans un ordre proportionnellement inverse à l’âge.

Le groupe terroriste se finance aussi avec les rançons extorquées aux proches des otages, aux gouvernements (même s’ils s’en défendent) et aux sociétés d’assurance. Ces rançons représenteraient jusqu’à 10 millions de dollars par mois, selon certaines évaluations.

-Les « taxes » locales

Sur les territoires qu’il contrôle, l’EI impose des taxes aux populations locales, en particulier aux fonctionnaires encore payés par les autorités de Bagdad, en Irak, et de Damas, en Syrie (taxés à 50 %), ce qui génère 300 millions de dollars par an. Une taxe de 5 % serait en outre prélevée sur tous les salaires des zones où l’EI est établi.

Il diversifie ses revenus en taxant systématiquement tout passage (camions, convois humains) aux frontières qu’il contrôle ; la banque de crédit de Rakka en Syrie est chargée de collecter 20 dollars tous les deux mois auprès des commerçants ; il s’attribue en outre les fruits des cultures des plaines à l’est d’Alep (coton, céréales…). Selon le rapport du service de recherche du Congrès américain, même les élèves sont taxés (chaque mois, 22 dollars en primaire, 43 en secondaire, 65 à l’université).

En Irak, l’Etat islamique en Irak et au Levant, qui était à l’origine l’Etat islamique d’Irak, prélève depuis plusieurs années 8 millions de dollars par mois dans la seule région de Mossoul, dans le nord du pays.

-Le pétrole

Une dizaine de champs de pétrole seraient aux mains de l’EI. Cet « or noir », qui représenterait 44 000 barils par jour en Syrie et 4 000 en Irak, est revendu à prix cassés.

A 30 dollars le baril (il est à 45 sur les marchés financiers), cela constitue une manne d’environ 1,4 million de dollars par jour, soit plus de 500 millions de dollars par an.

Une enquête du Financial Times publiée en octobre a montré comment l’EI parvenait à maintenir une chaîne de production en dépit du contexte politique et d’installations vieillissantes. Les raffineurs viennent se fournir auprès des puits contrôlés par l’EI, les camions-citernes formant des files de 6 kilomètres de long. Le pétrole est ensuite vendu localement ou en Turquie.

Autres ressources, le gaz, les mines de phosphate et les usines de ciment (dont une appartenant à l’entreprise française Lafarge) offrent des débouchés financiers supplémentaires.

Raffinage artisanal de pétrole dans les environs de Rakka en mai 2013.

-Le pillage des banques

A Mossoul, l’un de ses principaux fiefs en Irak, l’EI s’est aussi accaparé les ressources de la banque centrale en juin 2014. Ces dernières représentaient environ 500 milliards de dinars irakiens, soit 450 millions de dollars. L’organisation aurait également dérobé l’or des autres banques des régions qu’elle contrôle.

-Les œuvres d’art

Les amateurs d’objets archéologiques, qui dans le monde entier achètent des pièces pillées en Syrie et en Irak, « participent au financement du groupe Etat islamique et donc du terrorisme », dénonçait vendredi 13 novembre à Paris le directeur général des Antiquités et des musées de Syrie, Maamoun Abdulkarim.

Selon des calculs du Wall Street Journal, la vente d’antiquités et d’œuvres d’art en provenance de ces régions procurerait environ 100 millions de dollars par an à l’EI.

Mardi, le président François Hollande a annoncé des mesures contre le trafic d’œuvres d’art massivement pratiqué par l’EI pour financer ses opérations terroristes.

« En ce moment même, l’organisation terroriste Daech délivre des permis de fouille, prélève des taxes sur les biens qui vont ensuite alimenter le marché noir mondial, transitant par des ports francs qui sont des havres pour le recel et le blanchiment, y compris en Europe. »

Face à ces pratiques, la France va instaurer un « droit d’asile » pour les œuvres d’art menacées provenant en particulier de Syrie et d’Irak. Cette disposition figurera dans la loi « liberté de la création » que la ministre de la culture, Fleur Pellerin, doit faire voter au Parlement.

-Le blanchiment

Dans le cadre de la loi antiblanchiment aux Etats-Unis, les signalements au Trésor américain ont abouti cette année à un nombre croissant d’alertes sur des transactions financières pouvant impliquer l’EI.

Mardi, les banques américaines ont annoncé qu’elles étaient en train d’éplucher les relevés de transactions à la recherche de liens éventuels avec des suspects des attentats du 13 novembre.

-Le financement extérieur

Les services de renseignement irakiens ont récemment récupéré 160 clés USB dans la cache d’un cadre du mouvement, clés renfermant notamment des informations inédites sur l’état des comptes.

En 2014, l’Irakien Nouri Al-Maliki, alors premier ministre, expliquait qu’il tenait l’Arabie saoudite pour « responsable des aides financière et morale » reçues par les groupes insurgés.

En France, les autorités n’accusent pas directement des pays tiers, mais posent la question de financements privés issus de certains pays. Le premier ministre Manuel Valls, à la veille de sa rencontre avec le premier ministre du Qatar, mardi, déclarait ainsi :

« Le pouvoir en Arabie saoudite comme au Qatar lutte contre Daech, ça, c’est incontestable et je n’ai pas de raison de douter aujourd’hui de l’engagement de ces deux gouvernements. Reste la question de l’ensemble de ces financements [à propos d’éventuels financements privés du terrorisme dans ces pays]. Nous ne pourrions accepter aucun élément qui participe du financement de ce terrorisme contre nous. »

Par ailleurs, l’organisation devenant une « franchise », les djihadistes eux-mêmes peuvent fournir de l’argent à l’organisation : issues de 110 pays différents (Tunisie et Arabie saoudite en tête), les multiples têtes de l’EI sont autant de relais d’un financement organisé à l’échelle mondiale.

@dathilde

damge@lemonde.fr

 http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/11/19/esclavage-rancons-petrole-pillage-comment-se-finance-l-etat-islamique_4812961_4355770.html

REAZIONE:E ANCHE UNA DITTA FRANCESE.

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 250 »

20 novembre 2015
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20 NOVEMBRE 2015:MICROSOFT,LA MELA DI NADELLA E LA CONQUISTA INDIANA DI ROMA
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-SU LA REPUBBLICA:
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Nadella: “La mia Microsoft come una startup, attenta ai giovani e all’innovazione”

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Nadella: "La mia Microsoft come una startup, attenta ai giovani e all'innovazione"

(ansa)

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Intervista al numero uno del colosso Usa: “Puntiamo a servire un mondo sempre più integrato con il cloud e il mobile”,di ERNESTO ASSANTE
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ROMA. C’è stata l’era di Bill Gates e poi il “regno” di Steve Ballmer. Quindi la Microsoft ha capito che il mondo sarebbe cambiato anche senza l’azienda di Redmond e per restare al passo con i tempi, anzi per provare a correre più veloce ha affidato il timone dell’azienda a Satya Nadella. Indiano, quarantottenne, Nadella ha accettato la sfida di reinventare la Microsoft e in meno di due anni l’azienda è tornata a brillare, con il titolo che ha guadagnato più del 40% e un’ondata di prodotti, dal “Surface Pro” al nuovo “Windows 10″, che l’hanno rimessa al centro del mondo digitale.

Ieri Satya Nadella è arrivato per la prima volta in Italia, a Roma, ha incontrato a Palazzo Chigi il governo italiano rappresentato dal sottosegretario Claudio De Vincenti, dal ministro Martina, il consigliere economico di Renzi Marco Simoni e Vito Cozzoli, capo gabinetto del ministero per lo sviluppo economico. E ha partecipato a “Future Decoded”, conferenza dedicata ai giovani, alle start up e agli sviluppatori. “La mia visita in Italia è legata alle opportunità che vedo nel vostro Paese”, ci dice il ceo di Microsoft, “la missione di Microsoft è quella di mettere le persone in condizione di crescere e essere più produttive. Mi piace incontrare start up, giovani, sentire la loro voglia di fare e condividere le loro aspirazioni, quello che ci unisce è lo spirito dell’innovazione, per questo abbiamo presentato un progetto come “Grow it up”, per permettere alle start up italiane di crescere”.

Sotto la sua guida, negli ultimi due anni, Microsoft sta cambiando. Come?
“Sa cosa mi sono chiesto due anni fa quando ho iniziato questa avventura? Cosa accadrebbe se Microsoft dovesse scomparire dalla vita della gente? Secondo me l’impatto sarebbe incredibile e non voglio che questo accada. E non accadrà, perché il nostro scopo è portare la tecnologia nelle mani della gente perché ne faccia un uso migliore, questa è la nostra identità. Vogliamo e sappiamo mettere a disposizione la nostra capacità di innovare a sviluppatori, studenti, aziende, chiunque, in modo che siano loro stessi a creare innovazione. Il giorno in cui ho preso l’incarico di guidare Microsoft ho detto che la nostra industria non rispetta la tradizione, rispetta solo l’innovazione. E così è stato, la nostra missione è quella di consentire alla gente di prosperare in un mondo che sarà sempre di più integrato con il mobile e il cloud”.

Attorno a quali cardini ruota il suo progetto di rinnovamento dell’azienda?
“Ci sono molti progetti nuovi attorno al computing, che sarà sempre più personale e pervasivo. Serviranno dispositivi e esperienze sempre nuove, come ad esempio il progetto “Hololens” per il primo computer olografico. Poi ovviamente vogliamo muoverci liberamente su piattaforme diverse, è un buon esempio quello che stiamo facendo con “Office”, ma anche con altre soluzioni che oggi consentono a milioni di persone di comunicare sia a livello personale che di business. E poi c’è il cloud computing, sempre più importante, che oggi alimenta ogni business, ogni progetto, ogni comunicazione, dall’intrattenimento allo shopping, per il quale abbiamo annunciato importanti investimenti nei datacenter europei”.

Come può un azienda gigante come Microsoft muoversi alla velocità richiesta oggi dalle continue innovazioni?
“Credo che abbiamo dimostrato con il lancio di Windows 10 di poterlo fare. In pochi mesi abbiamo raggiunto 120 milioni di utenti attivi, che hanno aggiornato il loro computer. E’ un risultato straordinario, impossibile da immaginare pochi anni fa, pensate come sarebbe stato portare un nuovo sistema operativo in tante macchine distribuendo i cd. E siamo allo stesso tempo in grado di immaginare nuovi servizi, lavorare su nuovi progetti, ma vogliamo avere lo spirito di una start up”.

Reinventare Microsoft è un compito difficile. Di cosa ha paura?
“Difficile dirlo. Però, stando qui a Roma, potrei dirle che ho imparato una lezione dalla storia dell’antica Roma. Che è caduta non per le invasioni dei barbari ma per i suoi problemi interni. Quindi mi preoccupo di quello che dobbiamo fare internamente all’azienda per avere l’attitudine costante ad imparare e crescere. Noi lo facciamo continuamente e vogliamo essere spinti in avanti dall’ascolto dei bisogni dei nostri clienti”.

C’è una generazione di nativi digitali che diventerà sempre più importante. Come pensate di diventare “cool” ai loro occhi?
“Ho una sola parola: “Minecraft”. In apparenza è un gioco per Xbox, in realtà è un sistema di apprendimento delle computer science, può essere usato in maniera intelligente nel campo educativo e consente ai ragazzi di poter apprendere in maniera diversa molte cose. Mescolare gioco e apprendimento è una delle chiavi dell’educazione”.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/11/13/news/intervista_nadella_microsoft-127231109/?ref=HREC1-32

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REAZIONE:C’E’ POCO DA DIRE SU QUESTA BUFFONATA DI NADELLA:

1-LA MICROSOFT  ATTUALE E’ IL SEGNO DELLA VITTORIA DELLA NUOVA ERA,MICROSOFT SI HA CONVERTITO ALLA NUOVA ERA QUANDO HA CAPITO CHE SAREBBE SCOMPARSA SE NON LO FACEVA MALGRADO HA TENTATO DI RESISTERE ANCORATA AL PC FISSO E CABLATO CON I SUOI AGEGGI DI SALOTTO.NADELLA NON HA REINVENTATO UN BEL NULLA,GLOBALITA E MOBILE E’ LA RISULTANTE DELL ‘OPERA DELLA NUOVA ERA E NON LA REINVENZIONE DI MICROSOFT.NADELLA DOVREBBE AVERE AL MENO IL PUDORE DI TACERE ANZI CHE PRETENDERE AGGIUDICARSI MERITI CHE NON HA.LA MELA DI NEWTON A NADELLA LI HA CADUTO IN TESTA MA GLIELA SCACCIATO E NON ILLUMINATO.E BILL NON SARA MAI COME BELL.

2-BHE NON SOLO NADELLA PRETENDE RISCRIVERE LA STORIA DELLA NUOVA ERA MA ANCHE QUELLA DELL’IMPERO ROMANO,H.G. WELLS E IL SUO “DECLINED AND FALL………” DA OGGI IN POI RESTA BANDITO,ROMA NON E’ STATA CONQUISTATA DAI BARBARI MA DAGLI INDIANI.BEL COLPO NADELLA.

3-QUESTA VISITA DI NADELLA HA SUCCESO DOPO L’EXPO(E LA SUA SCONFITTA)MA PRIMA DEI FATTI DI PARIGGI.SUBITO MICROSOFT HA CORSO AI RIPARI E NADELLA REINVENTA LA SICUREZZA ONLINE MA……VEDI DI SEGUITO 2 NOTE,UNA SU “MICROSOFT NOTIZIE” DI WINDOWS 10, E L’ALTRA SU CORRIERE DELLA SERA.

-MICROSOFT DIVENTA TERRIBILMENTE SICURA:

2 NOTE:

1-SI MICROSOFT NOTIZIE

itespresso.it
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Microsoft investe un miliardo di dollari nella sicurezza

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ITespresso, 19 novembre 2015, 10:00
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Microsoft investe un miliardo di dollari nella sicurezza
Il Ceo di Microsoft Satya Nadella sta realizzando un sito dedicato e sta assemblando un nuovo gruppo di esperti di cyber sicurezza: l’Enterprise Cybersecurity Group

Lo Chief Executive Officer (Ceo) Satya Nadella sta realizzando un sito dedicato e sta assemblando un nuovo gruppo di esperti di cyber sicurezza. Microsoft investe un miliardo di dollari nella sicurezza.

Alla conference di Washington, Nadella ha dichiarato: “Avremo persone in grado di unire i puntini in real-time attraverso tutti i servizi.”

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Microsoft investe un miliardo di dollari nella sicurezza

Microsoft investe un miliardo di dollari nella sicurezza

Priorità delle software house sono cyber sicurezza, prevenzione di hacking e furto di dati.

Nell’ultimo anno si sono verificati attacchi di alto profilo, ai danni di Sony, Anthem e  JPMorgan. Solo nel 2015, i principali 8 data breach hanno causato

60 milioni di dati compromessi
. Lo ha spiegato il Ceo Nadella.

Windows 10 è un sistema operativo che scommette sulla sicurezza. Inoltre Microsoft ha acquisito startup specializzate nella sicurezza come Adallom e Aorato.

Il nuovo Enterprise Cybersecurity Group di Microsoft funziona attraverso differenti dipartimenti che analizzano i dati da tutti i prodotti e rispondono alle minacce in tempo reale.

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http://www.itespresso.it/microsoft-investe-un-miliardo-di-dollari-nella-sicurezza-113542.html?utm_source=partner-4012&utm_medium=rss&utm_campaign=rss
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2-SUL CORRIERE DELLA SERA:A DIRETTA DI CORRIERE TV
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Di Battista a #Corrierelive: «Renzi fa affari con chi finanzia Isis»
-LA NOTA COMPLETA:
corriere.it
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M5S, Di Battista a #Corrierelive: «A Roma diamo la spallata a Renzi, che vende armi a chi finanzia Isis»
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l’intervista
Milano, 19 novembre 2015 – 15:08.Dura la replica dei Democratici al leader Cinque Stelle: «Desolanti polemiche»..Il Movimento pronto a conquistare Roma: «Se vinciamo- dice Di Battista- e dimostriamo di saperla amministrare, la spallata a Renzi sarà facile»
(LaPresse)
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(LaPresse)
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«A Roma possiamo dare la spallata al governo Renzi», quel governo che sottobanco vende armi e finanzia i Paesi che fiancheggiano i terroristi: è durissimo con il premier Alessandro Di Battista, deputato del Movimento Cinque Stelle, protagonista della terza puntata di #Corrierelive, la diretta streaming di Corriere tv in collegamento interattivo con i lettori, condotta da Tommaso Labate, con Alessandro Trocino e Alessandra Arachi.

Roma ha ragione ad avere paura, ma il Giubileo non va rinviato

Si parte dall’emergenza terrorismo e dalla psicosi per il Giubileo. Roma è sicura? Secondo Di Battista, non proprio: «Roma, la capitale, tra pochi giorni sarà sede del Giubileo, ma a Fiumicino la sicurezza è al 40%, negli anni ‘90 avevamo mille operatori di forze dell’ordine, oggi 700, a Termini il 50-60% delle telecamera è fuori uso. E dieci commissariati a Roma sono sotto sfratto per morosità- critica Di Battista- Noi ripetiamo che si è intervenuti drasticamente per ridurre le risorse alle forze dell’ordine. La classe politica ce l’ha con le forze di polizia. Molti carabinieri non sono in grado di colpire un bersaglio in movimento». Roma dunque «ha ragione ad avere paura», anche perché «il livello del ministro dell’Interno è scadente: sono anni che si fanno denunce sulla scarsezza di mezzi delle forze dell’ordine», dice Di Battista, ricordando che il M5S ha presentato un emendamento per aumentare le risorse a disposizione della sicurezza, ma il governo l’ha bocciato. Eppure, il leader M5S non reputa opportuno rinviare il Giubileo, «perché sarebbe una vittoria di chi vuole incutere del terrore. Se inizi a rinviare, palesi la tua totale incapacità di gestire la sicurezza in Italia», spiega Di Battista.

«L’Italia aiuta i Paesi che aiutano il terrorismo»

A distanza di 14 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, oggi il mondo è più sicuro? Secondo Di Battista «no. Le vittime del terrorismo sono quadruplicate dal 2001 ad oggi, perché le guerre hanno aumentato il terrorismo». Secondo Di Battista, «il terrorismo si insinua in una guerra tra sciiti e sunniti» e a sua volta il nostro Paese si insinua in questa guerra «vendendo armi prima all’uno e poi all’altro e poi volendo intervenire per cambiare gli esiti delle guerre a nostro favore». «Come si può dire che l’Italia combatte il terrorismo se poi aiuta i Paesi che aiutano il terrorismo, come l’Arabia Saudita?», si chiede il deputato. Una tesi che anche Beppe Grilo rilancia oggi sul suo blog: «Il presidente del Consiglio mente vergognosamente – si legge sul post – Intervistato su Sky Tg 24 ha dichiarato `L’Italia non fa affari con finanziatori del terrorismo´. I fatti lo smentiscono. Secondo dati del Dipartimento Usa ammontano a 40 milioni di dollari in 2 anni i finanziamenti all’ Isis da Arabia Saudita, Kuwait, e Qatar.Tutti Paesi con i quali l’Italia fa affari, tramite anche partecipate pubbliche come Finmeccanica. L’8 e 9 novembre il premier italiano era in Arabia Saudita. Come denunciato da Amnesty International, l’Italia continua ad esportare bombe in quel Paese. Non solo». «Proprio poche ore fa da Cagliari è partito un carico di bombe destinato all’Arabia Saudita ed è arrivato questa mattina», scrivono i 5 Stelle, che riportano un tweet di denuncia di Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo, che riporta anche la mappa con il percorso del carico tracciato. «Il tutto – incalzano i grillini – in barba alla legge 185 del 1990 che vieta l’autorizzazione all’esportazione di armi verso Paesi in guerra».

Fermezza o trattativa?

Secondo Di Battista, la strada è quella della fermezza: «Non si può trattare con i tagliagole». «La fermezza non significa però le bombe. Occorre iniziare dialogare con determinati Paesi, come sta facendo Obama con l’Iran, occorre scongelare alcuni rapporti. Mi sembra che a volte l’Italia abbia dimenticato troppo spesso l’interesse del Paese volendo comportarsi supinamente rispetto agli Stati Uniti. L’Italia negli ultimi decenni per strizzare l’occhio agli Usa ha sacrificato gli interessi nazionali», per il leader 5S.

Controllo dei confini e dei rifugiati

«Gli ultimi attentati dimostrano che i terroristi sono nati, cresciuti e si sono formati dentro i paesi dove poi fanno gli attentati. Quindi, non ha molto senso la chiusura dei confini. Ma magari servirebbe un maggiore controllo dei confini e invece in Italia ce n’è poco», spiega Di Battista. Ha senso quindi intervenire su quest’aspetto, ma anche «su quei centri che assegnano lo status di rifugiato». La proposta del leader Cinque Stelle? Assumere giovani che possano lavorare su questo fronte ed evitare che gli immigrati vengano tenuti per mesi nei centri di accoglienza, senza una vera distinzione tra chi può restare e chi no nel nostro Paese.

Sì al pacchetto sicurezza

Se il governo proponesse un pacchetto di emergenza adesso, il M5S voterebbe sì: «Serve un decreto speciale per la sicurezza», ammette Di Battista. «Siamo per la sospensione delle sanzioni alla Russia, e proveremmo invece a dare sanzioni a tutti quei Paesi che hanno rapporti con quelle potenze che hanno legami col terrorismo o che acquistano fosfato e in cambio danno degli armamenti. Dove vi è lo Stato islamico, non ci sono armamenti, quindi qualcuno gliele vende». Sempre sul tema sicurezza, Di Battista lancia una frecciata alla Lega: «Senza polemica a Salvini, parla tanto di sicurezza, ma si è mai tagliato un euro di stipendio per darlo alle forze dell’ordine?».

Missioni sì, ma con criterio

Su un tema delicato come quello delle missioni internazionali, i Cinque Stelle si stanno opponendo: non c’è un atteggiamento positivo, nota Trocino. Dura la replica di Di Battista: «Ma ha senso impegnarsi ancora in Kossovo, Afghanistan, dove ci sono state dalle 140 mila alle 320 mila vittime civili? Non è che tutte le missioni all’estero siano sbagliate -nota- Quella in Libano, ad esempio, sta funzionando. Ma ci sono delle priorità».

La candidatura a sindaco di Roma

Di Battista candidato? «No, non ci sono speranze», dice il deputato, che però anticipa che i Cinque Stelle stanno lavorando per decidere come scegliere il candidato. «Quando abbiamo proposto le Quirinarie, si trattava di un’elezione di secondo livello. Il Presidente della Repubblica non è un organo politico, mentre il sindaco deve essere espressione di una forza politica. Quindi dovrà essere un residente a Roma e iscritto ai Cinque Stelle. Ma non sappiamo ancora se la consultazione coinvolgerà tutti i cittadini di Roma o tutta Italia», anticipa Di Battista a #Corrierelive. Metodi diversi per città diverse? «Certo, gruppi di cittadini autonomi si organizzano e propongono determinate liste: il movimento è meraviglioso per questo. Il nostro obiettivo è che il cittadino si faccia Stato. Non conosco la candidata di Milano, l’hanno scelta i gruppi. E così succederà a Roma». Nella capitale i Cinque Stelle hanno già un programma: combattere gli sprechi scoperti dai consiglieri e investire sui trasporti: «Questo è il problema principale della città. Quel circolo viziato delle municipalizzate, tangentifici o poltronifici, va interrotto: il problema non è l’azienda pubblica, ma la sua gestione».Circolano due voci false, secondo Di Battista: «Non è vero che il Pd voglia farci vincere né che noi non vogliamo vincere: vincere a Roma e dimostrare di essere buoni amministratori in una città così complessa, e a dimostrare credibilità, significherebbe dare una spallata a Renzi». «Il Pd è terrorizzato da una nostra vittoria nella capitale», ha aggiunto.

Il caso De Luca

«E’ molto triste dover constatare che il sindaco Marino, che abbiamo combattuto per le sue dimissioni, sia stato fatto fuori dal Pd per delle colpe decisamente minori e meno gravi commesse dall’attuale governatore dalla Campania».

Il referendum sull’Italicum

«Il M5S cercherà di spiegare ai cittadini come funziona l’Italicum e cosa comporterà, non farà la battaglia con nessun altro partito, ma con i cittadini», anticipa Di Battista.

I Cinque Stelle senza Grillo? «Più maturi»

Dopo il passo indietro, «Beppe Grillo non è sparito: resta il garante e il proprietario del simbolo», ha spiegato Alessandro Di Battista nel corso di #Corrierelive. Mentre Gianroberto Casaleggio, «persona che stimo moltissimo e che ha fondato con Grillo M5S, spero che essendo molto preparato e persona capace possa dare una mano ai 5 stelle per sempre». «Sono persone – ha spiegato ancora – che hanno avuto anni fa un’idea che rappresenta un sogno per milioni di italiani. Anche chi non ci vota deve esserci grato perché rappresentiamo la speranza per un paese dove c’è sempre stato il malaffare». Sulla loro presenza e sul loro ruolo in futuro, ha concluso: «Poi vedremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni cosa accadrà». Mentre i partiti continuano ad essere leader centrici, il M5S procede verso la democrazia diretta, nota Di Battista, «sempre più un movimento che appartiene a tutti i cittadini». Ancora prematuro però parlare del candidato premier, dell’erede di Grillo: «Ma ci sono molte persone nel movimento che possono ricoprire questo ruolo», assicura Di Battista.

Il Pd: «L’ennesima presa in giro»

Critico Ernesto Carbone, della segreteria Pd:«Altro che democrazia diretta, quella dei 5 stelle è etero-diretta dai padroni che restano, ca va sans dire, Grillo e Casaleggio. Non che ci aspettassimo una qualche rivoluzione ma neanche l’ennesima presa in giro». E ancora: «`Beppe´, parole di Di Battista, `resta il garante e il proprietario del simbolo´. Insomma Grillo tiene ferme le sue manine sul movimento e sul cuore produttivo. In un niente, da Copernico si ritorna a Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto per non cambiare niente. L’ennesimo gattopardismo dei 5 stelle». Attacca anche Emanuele Fiano: «A una settimana dai tragici attentati di Parigi, nessuno ha ancora capito quale sia la posizione del Movimento 5 stelle sulla politica estera, ammesso che esista una posizione. Solo le desolanti polemiche di Di Battista». Secondo Fiano, «il Pd ha sempre dimostrato di voler condividere con tutte le forze politiche un ragionamento serio sulla gravissima situazione internazionale. Ma non siamo invece disposti ad accettare ridicole accuse di connivenza del governo con chi finanzia il terrorismo».

19 novembre 2015 (modifica il 19 novembre 2015 | 20:10)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.corriere.it/politica/15_novembre_19/m5s-battista-ospite-corrierelive-fiumicino-termini-meno-sicuri-0a7c3c1c-8ec4-11e5-aea5-af74b18a84ea.shtml

REAZIONE:COME SI FA A PARLARE DI SICUREZZA ONLINE QUANDO MICROSOFT E’ IL PARRINO DI QUESTO RENZI FINANZIATORE DEL TERRORISMO(VERO,ALTRO CHE ACCUSE RIDICOLE),DEI TELEMACI E PROMUOVE IL DIGITAL VENEZIA?
SONO TROPPO GRAVI QUESTE DENUNCIE,(IO GIA AVEVO AVANZATO DUBBI NEL POST ANTERIORE DURANTE LA VISITA DI RENZI IN ARABIA SAUDITA PRIMA DEI FATTI DI PARIGGI)E A QUESTO PUNTO MI PARE CHE E’ INEVITABILE CHE RENZI,NADELLA,E I TELEMACI VENGANO FERMATI.PER MOTIVI DI SICUREZZA APPUNTO.
AH….GRILLO NON E’ SANTO DELLA MIA DEVOZIONE PERO…….MICROSOFT LO MERITA:CON  RENZI,NADELLA,I TELEMACI,E IL “DIGITAL VENZIA” SIAMO ALLA COMICA.
VIA RENZI E VIA NADELLA.
PIENO SOTEGNO ALLA NOSTRA POLIZIA MALGRADO RENZI,SALVINI E BERLUSCONI.
PD:E COSA DIRA ORA IL SANTO PADRE CHE HA GRIDATO CONTRO CHI VENDE ARMI?
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-IL GIORNO DOPO:2 NOTE SU THE HUFFINGTONPOST:
-NOTA 1:
huffingtonpost.it

L’Italia vende bombe ai sauditi

La Nuova Sardegna

Pubblicato: 19/11/2015 16:11 CET Aggiornato: 19/11/2015 16:48 CET

BOMBETwitter

“Migliaia di bombe saranno caricate in piena notte nel volo secretato cargo 747 per l’Arabia Saudita, in partenza da Elmas”. L’annuncio su Facebook è del deputato di Unidos Mauro Pili, che in un intervento nel dibattito sulle missioni internazionali, aveva chiesto la sospensione della nuova missione di bombe in partenza dall’aeroporto civile di Cagliari.

Si legge sulla Nuova Sardegna:

“State sottoponendo la Sardegna a un rischio gravissimo. Basta giocare con le bombe sulla testa della Sardegna. È inaudito che si usi un aeroporto civile facendolo diventare un bersaglio inaudito di terrorismo e non solo”.

Il volo è partito nella notte italiana, ed è atterrato questa mattina intorno alle 10 in un’imprecisata località saudita. E non sarebbe il primo.

Per questo Palazzotto, Marcon, Duranti e altri deputati Sel hanno presentato un’interrogazione parlamentare in proposito, chiedendo al governo il motivo per il quale pur essendo a conoscenza della spedizione non sia intervenuto. La destinazione del carico sembrerebbe essere Ta’if, città sede di una base militare saudita, e verrebbero utilizzate contro lo Yemen, dove, secondo Pili “quelle stesse bombe hanno già ucciso 400 bambini, per una guerra che l’ONU ha duramente condannato”.

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Fausto Orazi ·

Lavora presso Le Copertelle Ristorante – Bed & Breakfast
Quindi l’Italia, a causa di Renzi, è diventato un paese produttore ed esportatore di armi. Prima no. Prima si producevano solo fiori da mettere nei nostri cannoni…..Ma contro l’Arabia Saudita c’è un embargo decretato dall’ONU o UE o altro? Le Aziende che producono, purtroppo, armi, sono private e vendono dove vogliono.
E per quale motivo Renzi dovrebbe beccarsi l’inchiesta per traffico di armi? Le fabbrica lui e le esporta? Ma voi siete paranoici proprio. Delle volte si leggono dei commenti di persone, che fino a ieri mi chiedo dove vivevano……https://it.wikipedia.org/…/Lista_di_produttori_d%27armi…
Mi piace · Rispondi · 8 · 19 novembre 2015 14:03 · Modificato

Angiolino Brizzi ·

Liceo Scientifico Camillo Golgi
Sono d’accordo, non ha colpa Renzi se imprenditori privati vendono armi agli stati che finanziano l’isis, d’altronde quelle sono bazzecole, le armi le potrebbero comprare da altri, è vero però che l’Italia, come del resto tutto il mondo, fa affari per miliardi di dollari con questi stati, ultima in ordine cronologico la commessa di eurofighter al Kuwait di svariati miliardi in cui partecipa finmeccanica, o la partecipazione di questi stati nelle borse mondiali o nella cassa depositi e prestiti.. Il problema è l’ipocrisia e la vocazione al dio denaro dei politici nostrani e stranieri che non vedono oltre i soldi.. Se fai affari con uno stato che finanzia l’isis sei complice e corresponsabile e Renzi non si salva, anzi…
Mi piace · Rispondi · 19 h

HO INCOLLATO SOLO DUE TWEET MA PUOI VEDERE QUESTO ARTICOLO E TANTI ALTRI INTERESSANTI TWEET CUI:

http://www.huffingtonpost.it/2015/11/19/mauro-pili-bombe_n_8599394.html

-NOTA 2:

huffingtonpost.it
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ATTENZIONE DELL’AMERICA SULLA SICUREZZA ITALIANA

Angela Mauro

“L’ambasciata statunitense a Roma informa i cittadini Usa che la polizia italiana ha dato notizia di un individuo armato nell’area vicino all’ospedale San Giovanni, in via dell’Amba Aradam…”. E’ in corso una “caccia all’uomo”. Conclusione: “Per favore, evitate quest’area”. Oggi i cittadini statunitensi che si trovano nella capitale italiana si sono visti recapitare questo messaggio di allerta. Il riferimento è a quanto avvenuto in mattinata al nosocomio vicino alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Una notizia già diffusa da tg e agenzia di stampa, che però la sede diplomatica Usa ha ritenuto opportuno segnalare ai connazionali con apposite email. È il secondo messaggio di allerta nel giro di due giorni. In precedenza un altro messaggio segnalava i luoghi ritenuti “sensibili” dall’Fbi per possibili attacchi terroristici: La Scala e il Duomo a Milano, Piazza San Pietro a Roma e poi chiese, ristoranti e luoghi di ritrovo nelle due città. È la conferma che, dopo gli attentati di Parigi, l’Italia è in cima alle attenzioni degli americani in fatto di sicurezza. Anche per la presenza del Vaticano in territorio italiano.

Ecco il testo completo del messaggio inviato dall’Ambasciata Usa ai cittadini statunitensi in Italia:

Rome November 20, 2015 The U.S. Embassy in Rome informs U.S. citizens that Italian Police are reporting an armed individual in the area near the San Giovanni Hospital on Via dell’Amba Aradam, 9. The individual may possibly be a patient of the hospital and emotionally disturbed. We have confirmed that the individual has a rifle and has escaped the hospital. Italian police are currently conducting a man-hunt for the subject. We have no indication or reports of injuries or the weapon being fired. Please avoid this area. Review your personal security plans; remain aware of your surroundings, including local events; and monitor local news stations for updates. Maintain a high level of vigilance and take appropriate steps to enhance personal security.

C’è anche questa cornice oggettiva intorno alla telefonata che oggi Barack Obama ha fatto a Matteo Renzi. Il presidente degli Stati Uniti ha voluto fare il punto con il premier italiano prima del colloquio con Francois Hollande, che martedì prossimo sarà a Washington per un bilaterale che potrebbe risultare cruciale nella strategia anti-Isis dell’occidente. Anche perché giovedì invece il presidente francese parlerà con Vladimir Putin (mercoledì riceverà Angela Merkel all’Eliseo).

Non a caso, con Renzi, il presidente Usa ha trattato due fronti precisi della stessa questione. Primo: la situazione in Siria, alla luce dei colloqui di Vienna che vorrebbero avviare una fase di transizione nel paese ora in mano ad Assad. Secondo: i rapporti con la Russia, paese che come gli Usa e la Francia è impegnato nei bombardamenti anti-Isis in Siria e che ha relazioni diplomatiche preferenziali con Roma, nonostante la storica alleanza dell’Italia con gli Stati Uniti. Nel colloquio con Putin al G20 di Antalya, Obama ha registrato una disponibilità maggiore della Russia a intraprendere iniziative comuni, ma il percorso è solo iniziato, gli incontri della prossima settimana potrebbero aggiungere dei passi in più, la conversazione con Renzi è servita anche per aggiungere tasselli utili ai prossimi colloqui.

(Continua dopo il tweet)

Con @barackobama al telefono #cosedilavoro https://t.co/jFPjPok6MQ pic.twitter.com/ngmaFnaSP3

— nomfup (@nomfup) 20 Novembre 2015

Ad ogni modo, la lunga telefonata partita dalla Casa Bianca non è servita per chiedere all’Italia un maggiore coinvolgimento militare in Siria. Obama non ci ha chiesto di impiegare i nostri tornado per bombardare, oltre che per le azioni di perlustrazione e individuazione di obiettivi che già stiamo svolgendo in Iraq. Non è questo il punto ora. L’Italia, gli ha confermato Renzi, “farà la sua parte” d’accordo con gli alleati, come testimonia la scelta di confermare la presenza militare italiana in Afghanistan e aumentare il contingente in Iraq. Ma allo stesso tempo l’Italia riesce a conservare la sua posizione di massima prudenza sulla guerra e massimo scetticismo sui raid effettuati senza una strategia lungimirante e concordata da tutti gli attori in causa, soprattutto Usa e Russia, partner di bombardamenti scoordinati tra loro. La prudenza del resto è per ora la linea più condivisa: dall’Europa agli Usa.

L’urgenza immediata è di altro tipo per Renzi. La crociata che il premier ha imbracciato per ora è quella contro le psicosi e il panico, gli allarmismi e i falsi allarmi. Come quello che stamattina gli è arrivato su whatsapp. Una bufala, ma molto pericolosa: la registrazione audio di una conversazione tra mamma e figlia a Roma, con la prima che pregava la seconda di non uscire per il rischio attentati nei quartieri della movida romana. Renzi ci ha pensato mezza mattinata e poi ha deciso di agire sullo stesso terreno. Niente interviste tv e nemmeno cinguettii su twitter. Nessun post su Facebook. Si è inventato un modo nuovo di controbattere, del tutto inedito da parte della presidenza del Consiglio. Insomma, anche Renzi ha registrato un suo audio, diffuso poi alle agenzie di stampa su whatsapp. L’implorazione: “Qualcuno pensa di essere simpatico o divertente ma non si rende conto che suscita e crea un clima di ulteriore paura, talvolta persino di panico. Io vorrei invitare tutti a non cascarci, a non farvi fregare da questo clima che qualcuno vorrebbe creare”.

Ma certo non è semplice. Perché accanto alle bufale, ci sono poi gli allarmi che si susseguono, le allerta su pacchi bomba che per fortuna non si rivelano tali, come quello che di nuovo oggi ha interrotto il funzionamento della metro a Roma per qualche ora, quello che ha causato disagi ad una fermata del tram nella capitale, la valigia sospetta al Duomo di Milano. E poi si ci sono le informative che arrivano dagli Usa, come quella dell’Fbi che ieri ha scatenato il ‘security warning’ dell’ambasciata. Sono cose che inevitabilmente vanno a sporcare lo sforzo del premier per far sentire il paese assicuro, evitare l’effetto Parigi che sarebbe nefasto per il clima nel Belpaese e anche per l’economia.

Perciò il capo del governo conferma tutti i suoi impegni. La vita va avanti. Stamane ha inaugurato il nuovo pronto soccorso all’ospedale Santo Spirito, che sarà centrale per le emergenze durante il Giubileo al via l’8 dicembre. Ma Renzi ha voluto esserci stamattina proprio per quella che definisce un’attività di ‘Giubileo caring’. Cioè come fare in modo che il Giubileo venga vissuto e raccontato come evento in sé e non solo come ‘allarme sicurezza’. Domani invece il premier sarà alla reggia di Venaria in Piemonte per il ‘Digital day’. Sarà il giorno per due lanci ufficiali: il nuovo sito di Palazzo Chigi, fermo ad un’impostazione che risale al 1998, e la nuova corsa del sindaco di Torino Piero Fassino per le comunali della prossima primavera.

http://www.lemonde.fr/economie/article/2015/11/09/microsoft-sort-son-chequier-et-investit-a-son-tour-en-france_4805509_3234.html

REAZIONE:FINIRA ANCHE QUESTA LUNA DI MIELE?

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21 NOVEMBRE 2015:NADELLA A PARIGGI

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lemonde.fr
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Le patron de Microsoft sort son chéquier en France
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LE MONDE ECONOMIE | 09.11.2015 à 06h45 ,Mis à jour le 10.11.2015 à 14h33 | Par Sandrine Cassini

Satya Nadella, à Bombay, en Inde, le 5 novembre 2015.

Satya Nadella, à Bombay, en Inde, le 5 novembre 2015. DANISH SIDDIQUI / REUTERS

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Rendez-vous au sommet, lundi 9 novembre, à l’Elysée. François Hollande reçoit Satya Nadella lors d’un rendez-vous en tête à tête. Pour sa première rencontre avec le chef de l’Etat français, le patron de Microsoft a apporté dans sa besace 83 millions d’euros d’investissements. Le premier éditeur de logiciels mondial va donner le coup d’envoi à un nouveau programme d’aides aux start-up de la « French Tech ». En partenariat avec une dizaine d’accélérateurs en France, ces nids à start-up parmi lesquels le Numa, à Paris, ou Euratechnologies, à Lille, Microsoft fournira aux jeunes pousses des services de « cloud » – l’informatique dans les nuages – et des outils de big data. La première année, 300 start-up devraient en bénéficier. Montant de l’investissement : 70 millions d’euros. Le géant du logiciel va également passer un partenariat de 13 millions d’euros avec l’éducation nationale visant à aider au déploiement du numérique à l’école. A l’étude, l’utilisation du jeu Minecraft pour l’apprentissage du code.

Lire aussi : French Tech : l’appel de Versailles de M. Macron

Si les grands patrons ont l’habitude de rendre visite au locataire de l’Elysée, quelle que soit sa couleur politique, la tendance s’est accélérée sous la mandature de François Hollande, et les chèques se sont multipliés. Cette année, le chef de l’Etat a reçu le patron de l’éditeur de logiciels SAP, Bill McDermott, et deux fois le patron de Cisco, John Chambers. Le premier a promis d’investir 100 millions d’euros dans les start-up françaises, le second 200 millions. En parallèle, Facebook, Intel, Samsung et Salesforce ont ouvert de nouveaux centres de recherche à Paris. Des annonces dont le ministre de l’économie, Emmanuel Macron, qui s’est rendu à plusieurs inaugurations, s’est réjoui. Chez Microsoft, on tente de se démarquer, en rappelant que l’éditeur de logiciels, sur une dizaine d’années, a aidé 1 500 start-up, parmi lesquelles Criteo, et créé 7 000 emplois dans l’Hexagone.

Lire aussi : Facebook ouvre un laboratoire d’intelligence artificielle à Paris

Comment expliquer cet engouement soudain ? « Il y a une guerre mondiale pour les talents, on s’arrache les développeurs. Nous bénéficions du couple formation en école d’ingénieurs et crédit d’impôt recherche. C’est très attractif », analyse Guy Mamou-Mani, président du Syntec numérique, le syndicat des sociétés de services informatiques. « Les entreprises américaines ont, pour la plupart, compris que le numérique ne peut pas les dispenser d’adopter des stratégies très localisées et d’investissements de long terme. L’Europe n’est ni un pays, ni un marché unique… », dit pour sa part Loïc Rivière, délégué général de l’Afdel, qui défend les éditeurs de logiciels.

Contexte réglementaire délicat

Mais, si ces géants investissent, c’est en espérant s’y retrouver. Tout d’abord, ils prennent des risques limités. Le centre français de R&D de Facebook emploie seulement 25 ingénieurs, et celui de Samsung devrait compter une dizaine de personnes en fin d’année. Ensuite, ils ont tout à gagner en rachetant des start-up, dans lesquelles ils trouveront une technologie qui leur manque. Adobe n’a pas eu besoin de rencontrer François Hollande pour mettre la main sur le Français Neolane pour 600 millions d’euros.

Souvent, ces géants font de leurs investissements un des leviers visant à résoudre les problèmes qu’ils rencontrent. En délicatesse avec la presse, Google a lancé un fonds de 60 millions d’euros qui lui était destiné. Reçu en grande pompe à l’Elysée, Cisco, qui compte parmi ses clients l’Etat et le ministère de la défense, revient de loin. Il y a quelques années, l’entreprise, qui vend de l’équipement télécoms, était persona non grata au sein de l’Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information, qui a voix au chapitre dans le matériel utilisé par l’Etat. A force d’avoir montré patte blanche, le géant américain, récemment ébranlé par l’affaire Snowden, est désormais fréquentable.

La recrudescence d’investissements s’inscrit dans un contexte réglementaire de plus en plus délicat. Au niveau national, le projet de loi porté par la secrétaire d’Etat au numérique, Axelle Lemaire, comporte des mesures anti-géants américains, comme la régulation des plates-formes ou la portabilité des données, facilitant leur récupération par les internautes. Cette ligne ne fait pas consensus au sein du gouvernement. Emmanuel Macron promeut de son côté des dispositions destinées à renforcer l’attractivité de la France et à attirer les capitaux étrangers. En le soutenant, les géants américains espèrent que le ministre de l’économie l’emportera face à sa secrétaire d’Etat.

Lire aussi : Presse : le fonds Google n’est plus une exception française

« Les forces sont dissymétriques »

En attendant, de nombreux observateurs ont remarqué que la version finale de ce texte, présentée vendredi après consultation du public, n’avait retenu aucune des dispositions plébiscitées par les internautes en faveur du logiciel libre. Des mesures qui auraient défavorisé Microsoft à deux jours de la visite de Satya Nadella à Paris. Sans y voir de lien de cause à effet, Frédéric Couchet, délégué général de l’April, une association de défense du logiciel libre, s’en désole. « Les forces sont dissymétriques. Voilà dix ans que je propose une rencontre avec Richard Stallman [l’initiateur du mouvement du logiciel libre], en vain. C’est sûr que lui n’arrive pas avec son chéquier. »

Mais le plus gros enjeu se situe au sein de la Commission européenne, qui tente de créer un marché unique du numérique. La France s’est associée à l’Allemagne pour défendre un certain nombre de mesures, telles que la régulation des plates-formes ou un label européen du cloud, favorisant les entreprises locales au détriment des groupes extra-européens. En misant notamment sur la France, les groupes étrangers veulent changer la donne.

Lire aussi : PC haut de gamme, smartphones et casque holographique : les principales annonces de Microsoft

http://www.lemonde.fr/economie/article/2015/11/09/microsoft-sort-son-chequier-et-investit-a-son-tour-en-france_4805509_3234.html
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REAZIONE:QUESTO ARTICOLO E’ STATO PUBBLICATO PRIMA DI QUELLO DI NADELLA IN ITALIA(MA IO L’HO LETTO DOPO),PRIMA DEL VIAGGIO DI RENZI IN ARABIA SAUDITA E PRIMA ANCHE DEI FATTI DI PARIGGI E LE RIVELAZIONI SUL CORRIERE DELLA SERA SUL TRAFICO DI ARMI,COMUNQUE NON CAMBIA DI TROPPO IL MIO PARERE VISTO GLI STRETTI RAPPORTI DI RENZI CON HOLLANDE:GOOGLE RESTA “AVANGUARDIA” E MICROSOFT L’ULTIMA A CONVERTIRSI ALLA NUOVA ERA (DEL MOBLE)E QUELLA CHE DI PIU HA RESISTITO IL CAMBIAMENTO.
PER QUANTO RIGUARDA ALLA PARTE POLITICA CI PENSI HOLLANDE.
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*21 NOVEMBRE 2015:SVEZIA,LEZIONE DI ETICA,LEZIONE DI EQUILIBRIO
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-SU LA STAMPA:

Wallström, la ministra svedese che ha sfidato Israele e i sauditi

Dal riconoscimento della Palestina alle critiche a Riad per i diritti umani violati. “Voglio che siano chiari i nostri valori: la politica estera è fondata sull’etica”

La ministra degli Esteri svedese Margot Wallström accoglie Abu Mazen nel suo ufficio a Stoccolma

4/07/2015
monica perosino

In svedese c’è una parola praticamente intraducibile, «lagom», il cui significato si avvicina al «giusto mezzo», qualcosa di equilibrato, buono e sufficiente per tutti. Nulla a che fare con la mediocrità, anzi. «Lagom» è l’archetipo scandinavo della virtù. Da quando la socialdemocratica Margot Wallström, 61 anni, è stata nominata ministro degli Esteri dal premier Stefan Löfven, lo scorso 4 ottobre, è diventato chiaro come anche la politica estera possa essere «lagom». Nonostante le apparenze. In soli otto mesi tre potenze mondiali si sono sentite «offese» da Stoccolma, e per questo due hanno ritirato i propri ambasciatori, chiuso le sedi diplomatiche e, almeno in un caso, hanno minacciato di interrompere le relazioni. Alla fine, però, ha avuto ragione lei. Lei e il suo senso del «lagom».

Effetto a catena

Il primo atto di Margot Wallström, appena qualche settimana dopo l’insediamento, è stato quello di riconoscere la Palestina come Stato (il primo e l’unico Paese Ue). Ha poi criticato l’Arabia Saudita per le violazioni dei diritti umani e ha condannato l’assassinio di Boris Nemtsov come parte del «regno del terrore» di Putin. Wallström non ha avuto incertezze né tentennamenti, neanche di fronte alle reazioni indignate – e non solo – di Israele, Russia e Arabia Saudita.

Per molti le posizioni scelte dalla «piccola Svezia» erano avventate e il Paese scandinavo «ne avrebbe presto pagato le conseguenze», per altri con le sue azioni e prese di posizione Wallström avrebbe addirittura rotto le regole tradizionali della diplomazia. Ma ora anche i più critici si sono dovuti ricredere: le relazioni con Arabia Saudita, Russia e Israele sono tornate alla normalità, gli ambasciatori rientrati a Stoccolma. E la Svezia ha fatto da apripista per mettere sul tavolo questioni ancora solo sussurrate in Europa.

«Tutte le relazioni internazionali – dice la ministra – devono essere basate sul rispetto reciproco, sempre. Cerchiamo un dialogo franco e diretto, soprattutto quando in ballo ci sono i diritti umani». Wallström possiede una rara determinazione, tranquilla e leggera, ma inscalfibile. E non è per nulla intimorita da chi cerca di fare la voce grossa: «Le relazioni con l’Arabia Saudita sono da sempre state complicate», dice, e cita il caso del ministro della Difesa Sten Tolgfors (dei Moderati), costretto a dimettersi nel 2012 per un progetto segreto di una fabbrica d’armi in Arabia Saudita. «La Svezia non viola le regole della diplomazia, siamo solo chiari su quali siano i nostri valori. Non bisognerebbe guardare quello che facciamo noi, ma piuttosto le reazioni dei Paesi che si sentono offesi, sono molto più indicative».

Ipotizzare che un’istituzione svedese possa infrangere una regola, per di più diplomatica, questo sì, è offensivo: «Sapevamo che quando avessimo riconosciuto la Palestina, Israele avrebbe reagito. L’aveva fatto quando altri Stati hanno preso la stessa decisione. Stessa cosa per la questione saudita. Era prevedibile». Pragmatismo e schiettezza: «La politica estera è fondata sull’etica: sono convinta che tutti i Paesi Ue abbiano la stessa visione, gli stessi valori morali, inclusi democrazia e diritti umani».

Politica estera femminista

Appena insediata Wallström aveva promesso che avrebbe perseguito una «politica estera femminista». Ed erano arrivate le polemiche, sia interne che da chi sosteneva che sarebbe stata una «politica anti-uomini» e permeata da ideologia. Wallström sbuffa, leggermente infastidita: «È una visione così obsoleta… Ma se dà così fastidio parlare di femminismo allora parliamo di parità di genere». Di ideologico c’è poco, di pragmatismo molto: «Un grande numero di studi e analisi chiarisce che quando c’è parità c’è anche sicurezza. La parità di genere non è solo un obiettivo in sé, ma anche una precondizione per raggiungere situazioni interne e internazionali di stabilità e sicurezza».

Il modello

«Non so se la Svezia possa essere considerata un modello, lo spero. Ma con il riconoscimento della Palestina abbiamo aperto un dibattito in Europa, e altri Stati hanno iniziato un percorso simile. Ma se siamo un modello non siamo un modello isolato, apparteniamo all’Europa, siamo un membro attivo dell’Unione europea e dei suoi valori. È in Europa che si formano le nostre politiche». Wallström non fa un passo indietro sulle azioni che hanno creato «crisi» diplomatiche, in Arabia Saudita come altrove. E la sua voce schietta e diretta ribadisce: «La politica estera e l’etica coincidono, necessariamente».

http://www.lastampa.it/2015/07/04/esteri/wallstrom-la-ministra-svedese-che-ha-sfidato-israele-e-i-sauditi-GHbXDueStlcn5qXmFcaaKM/pagina.html

-APPENDICE:

Scontro Svezia-Arabia Saudita, Stoccolma annulla l’accordo militare

Riad ritira l’ambasciatore dopo le accuse della ministra degli Esteri scandinava di violazione dei diritti umani

la ministra degli Esteri svedese Margot Wallström

1/03/2015
monica perosino

Lo scontro tra la politica estera progressista della Svezia e le realtà del Medio Oriente ha finito per portare alla rottura. Mentre l’Arabia Saudita ritira l’ambasciatore a Stoccolma e accusa la ministra degli Esteri svedese di «flagrante interferenza» nei suoi affari interni, il premier svedese Löfven rompe l’accordo militare tra il Paese scandinavo e Riad in piedi dal 2005.

Diritti umani e civili

In Svezia la ministra degli Esteri Margot Wallström è il volto dei diritti umani e della parità di genere. E chi conosce la sua carriera politica sa che non si ferma davanti a nulla. È stata lei a portare il su Paese a essere il primo in Europa, lo scorso 30 ottobre, a riconoscere lo Stato della Palestina per «facilitare un negoziato di pace in cui le parti possano trattare da posizioni meno squilibrate», causando il ritiro immediato dell’ambasciatore israeliano e il congelamento delle relazioni diplomatiche con Gerusalemme, alleato strategico in Medio Oriente dell’Arabia Saudita.

Le frustate e il discorso «troppo femminista»

A gennaio Wallström aveva condannato duramente l’Arabia Saudita per le 1000 frustate inflitte al blogger Raif Badawi e lunedì scorso aveva messo online il testo del discorso che avrebbe dovuto tenere al Cairo, di fronte alla Lega Araba, nel quale ricordava le ottime relazioni con i Paesi arabi, ma parlava anche della minaccia del radicalismo islamico e condannava le mutilazioni genitali femminili. «Era un discorso per celebrare il progressi delle donne – dice Walstrom – ma anche per ricordare che ancora molto resta da fare per quanto riguarda diritti e rappresentanza politica».

All’Arabia Saudita il discorso della ministra non è piaciuto. E dopo l’improvvisa cancellazione del suo intervento al Cairo il passo dalla tensione alla crisi diplomatica è stato breve. Riad ha richiamato il suo ambasciatore a Stoccolma mentre la Svezia ha accusato il paese arabo di aver impedito alla sua ministra degli Esteri di pronunciare il suo discorso di fronte alla lega Araba, in apparenza a causa di precedenti dichiarazioni in favore della democrazia nella regione.

In un crescendo di toni il premier svedese, il socialdemocratico Stefan Lofven, ha annunciato l’interruzione dell’accordo di cooperazione militare con Riad, mentre la Lega Araba spiega che impedendo alla Wallstrom di intervenire «si è solo data voce a chi ritiene che le sue dichiarazioni siano incompatibili con il fatto che la Costituzione del Regno saudita è fondata sulla Sharia».

L’accordo militare

L’accordo tra Stoccolma e Riad che Löfven ha deciso di rompere era stato firmato nel 2005 e prevedeva cooperazione nel campo militare della logistica, delle armi, della tecnologia e dell’addestramento. Secondo il ministro della Difesa Peter Hultqvist gli unici settori nei quali resta la collaborazione tra i due Paesi sono ora la ricerca medica e gli studi di genere.

L’accordo, rinnovato nel 2010, era già stato fortemente criticato quando era emerso che la Svezia aveva segretamente aiutato i sauditi nella costruzione di una fabbrica di armi. Ciononostante la decisione del premier ha scatenato altre polemiche: l’ex ministro degli esteri conservatore Carl Bildt ha parlato di «scelta sbagliata che ha danneggiato innanzitutto gli svedesi». Mentre il presidente del gigante delle telecomunicazioni Ericsson, Leif Johansson, ha detto al «Dagens Industri»: «Se ti fai nemico della Lega Araba, potrebbe rivelarsi un vero disastro.

http://www.lastampa.it/2015/03/11/esteri/scontro-sveziaarabia-saudita-stoccolma-annulla-laccordo-militare-oUnS9eWlBfwSYoPuMYFbmN/pagina.html

aggiunto a Senza Categoria da dottgiuseppeciancimino

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 249 »

16 novembre 2015
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16 NOVEMBRE 2015:E’ LA TERZA GUERRA MONDIALE?

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-TITOLARE LA REPUBBLICA:

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Parigi, dodici uomini nel commando: due in fuga. L’ordine dal Califfo Caccia all’uomo in tutta Europa, allerta anche in Italia

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Liveblog Premier Valls: “Si preparano attacchi anche in altri Paesi europei” Risposta francese: pioggia di bombe su Raqqa, roccaforte Is in Siria

video Ezio Mauro: la coscienza dell’Occidente /Allarmi continui  video / Maxioperazione nella notte

Papa: “Odio non risolve i problemi” video Foto Veglie – Mappa interattiva – Fotocronaca- Ginori Hollande solo

dai nostro inviati C. BONINI, D. MASTROGIACOMO, F. TONACCI e di A. CUSTODERO, P. MATTEUCCI. Video di F. GILIOLI, A.NASSO, S. VALENTI Multimedia a cura del VISUALDESK

Parigi, dodici uomini nel commando:  due in fuga . L'ordine dal Califfo       Caccia all'uomo  in tutta Europa, allerta anche in Italia    Liveblog     Premier Valls:  "Si preparano attacchi anche in altri Paesi europei"

Abdeslam Salah, il ricercato. Al centro place de la République. A destra un jet francese in partenza per i bombardamenti su Raqqa

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-TITOLARE LE FIGARO:

Sommes-nous en guerre ? On s’interroge place de la République

VIDÉO - Le gouvernement parle désormais d’une France «en guerre» contre Daech. Place de la République, deux jours après les attaques, les avis divergent sur ce terme.

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REAZIONE:ILPAPA HA PARLATO DELLA TERZA GUERRA GIA INIZIATA,SARA VERO?

CONSIDERARE IL TERRORISMO COME UN FATTO DI CRONACA POLIZIALE SAREBBE,SE NON ALTRO,RIDUTTIVO.MA NON CASCARE IN GUERRE DI RELIGIONI NE SCONTRO DI CIVILIZAZIONI,ANCHE SE LA FRANCIA,LA SUA DEMOCRAZIA,E LA SUA MODERNITA REPUBBLICANA E’ STATA SCELTA COME IL PUNTO PIU DEBOLE DELLA CIVILTA OCCIDENTALE.NON E’ LA PRIMA VOLTA CHE CAPITA,SBAGLIO FASCISTA CHE LA PRIMA GUERRA E FRANKLIN  DELANO ROOSVELT SI SONO INCARICATI DI SMENTIRE.LA FRANCIA E’ QUALCOSA IN PIU DELLA FRANCIA E LA FRANCOFONIA.

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- TITOLARE LE FIGARO:

Les attentats de Paris en vidéos

Lire la vidéo
Qui sont les trois frères Abdeslam, impliqués dans les attentats de Paris ?La police a lancé un avis de recherche à l’encontre de Salah Abdeslam, un Français né et résidant en Belgique qui a loué la voiture ayant servi à la tuerie du Bataclan. Ses deux frères auraient également participé aux attaques de Paris.

REAZIONE:TITOLARE LE FIGARO

Sarkozy durcit le ton envers le chef de l’État

Nicolas Sarkozy quitte l'Élysée après sa rencontre avec François Hollande, dimanche à Paris.

VIDÉO - Le président des Républicains pointe les failles de la politique de Hollande.

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REAZIONE:IL MIO APELLO A NON ISOLARE LA FRANCIA PROFETICO.HOLLANDE LO SAPEVA CHE NON ERANO FINITI GLI ATTACCHI,HA DELLE RESPONSABILITA.MAI FIDARSI DEI TERRORISTI.

.Immagine anteprima YouTube

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- 18 NOVEMBRE 2015:TERRORE IL GIORNO DOPO

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-2 TITOLARI CORRIERE DELLA SERA:

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1-INCUBO ATTENTATI, STADI SVUOTATI DAL TERRORE

Allarme bomba, paura a Hannover|Foto Cancellata Germania-Olanda|Live blog

I servizi segreti lanciano l’allerta, notte di panico in Germania: allarmi a ripetizione. Polizia: rischio concreto. Allo stadio era attesa la Merkel. Nazionali scortate in luogo segreto, evacuati treni, stazione e sala concerti. Pacchi sospetti, ma nessun ordigno trovato. A Bruxelles salta Belgio-Spagna L’arrivo concitato della polizia Stadio evacuato
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2-
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Il principe William  sul prato di Wembley
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Il principe William sul prato di Wembley
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AMICHEVOLE BLINDATA A LONDRA

Wembley, Inghilterra-FranciaMarsigliese per 80 mila tifosiStanding ovation per Diarra

Il coro da brividi dei tifosi inglesi accoglie i giocatori. L’unico a non cantare è Lassana Diarra che ha perso la cugina nella strage del Bataclan. E il principe William omaggia le vittime L’epica Marsigliese cantata da tutto lo stadio inglese
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-E COSI SU LA REPUBBLICA:
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Ue in aiuto  della Francia: sì a assistenza militare Putin: alleati con Parigi. Raid su postazioni Is
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Ue in aiuto della Francia: sì a assistenza militare Putin: alleati con Parigi.
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Raid su postazioni Is Video conferma: un secondo terrorista in fuga oltre a Salah Rep Tv Il fratello: “Consegnati” / Foto Siringhe nella stanza

Renzi: “Mettiamo in conto tutto, ma non si vince con sole armi”video

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Quella telefonata di Salah ai ragazzi di Molenbeek: “Ho un problema”Scheda Identikit dei terroristi, nome per nome foto / Interattivo

dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO e di RAFFAELLA MENICHINI. Multimedia a cura del VISUALDESK

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18 NOVEMBRE 2015:NOTIZIE TECNICHE

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HO INSTALLATO UN NUOVO SISTEMA OPERATIVO DI MICROSOFT,LA VERSIONE “HOME” DI WINDOWS 10.(AVEVO IL WINDOWS 10 MA ALTRA VERSIONE).

2014-12-28_10-20-46-

 

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- 18 NOVEMBRE 2015:NO A BERLUSCONI,SI ALLA NUOVA ERA

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msn.com
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Berlusconi scuote la Ue: È uno scontro di civiltà Sì all’intervento armato
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Il Giornale Fabrizio De Feo,Un giorno fa
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«La guerra all’Isis è una necessità per tutti i Paesi civili, non solo di questo o di quello Stato, perché è uno scontro tra la nostra civiltà da una parte e chi invece come l’Isis rappresenta l’odio, la superstizione, il terrorismo.E non è una singola nazione a essere minacciata, ma tutto il mondo civile». È un Silvio Berlusconi turbato, riflessivo ma deciso, quello che interviene da Giovanni Minoli, ospite di Mix24 su Radio24. Una riflessione che si concentra su una doppia miopia: da una parte l’autolesionismo delle classi dirigenti europee che dopo aver cercato di strangolare la Russia con le sanzioni, iniziano faticosamente a prendere atto dei propri errori; dall’altra del governo italiano che fatica a recuperare lo «spirito di Pratica di Mare», patrimonio non di un partito, Forza Italia, ma della storia del nostro Paese.«La guerra all’Isis è una necessità imposta dallo scontro in atto tra la nostra civiltà e il terrorismo».
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silvio berlusconi
© Lapresse silvio berlusconi
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E la via non può che passare per la riconciliazione tra Stati Uniti e Russia: «Bisogna ripartire dall’accordo di Pratica di Mare del 2002 quando il mio governo riuscì a mettere d’accordo le due ex superpotenze e mise fine alla Guerra Fredda». Putin, d’altronde, «è un uomo realistico e consapevole». «Le sanzioni alla Russia sono assurde e oltre a tutto stanno pure danneggiando l’economia europea. Putin non ha intenzione di aspettare le incertezze dell’Europa per muovere guerra al Califfato. Da mesi va suggerendo di creare una coalizione internazionale contro l’Isis, ma l’Europa, che poi dovrebbe essere la più interessata a partecipare visto che è in Europa che si riversano i rifugiati che scappano dal Califfato, invece di collaborare con la Federazione russa ha tentato di isolarla e le ha inflitto sanzioni economiche assurde che, oltretutto, recano un danno alla stessa economia europea. Putin è un patriota russo che non ha esitazione nel difendere i diritti del suo paese, ma è un uomo con una visione molto lucida delle relazioni internazionali. È costretto a prove di forza con l’Occidente che non vorrebbe e non avrebbe ragione di fare se prendessimo sul serio, per esempio, il diritto all’autodeterminazione dei popoli come in Crimea e in Ucraina».
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«Quanto a Hollande – prosegue Berlusconi – ho troppo rispetto per una nazione così crudelmente colpita per esprimere oggi un giudizio o valutazioni sulla linea politica del suo presidente. Posso soltanto dire che la Francia in questi anni si è distinta per il suo interventismo deleterio come dimostra il caso della Libia, comunque capitato prima della presidenza Hollande». «Mi auguro che il sangue che è stato versato a Parigi serva non solo a Hollande, ma a tutti i leader europei per capire la necessità di estirpare il male alla radice».Nell’analisi dell’ex premier, lo sguardo torna a soffermarsi sulle macroscopiche mancanze dell’Europa. «In Europa manca qualsiasi leadership e come non bastasse non abbiamo nemmeno una politica estera o di difesa comune». Interpellato sulle origini dell’emergenza terroristica, Berlusconi individua nella Seconda Guerra del Golfo l’inizio della destabilizzazione della regione: «Nel 2003 io non ero d’accordo con l’invasione dell’Irak. Cercai di evitarla, poiché era irrealistico cercare di portarvi la democrazia. Questo per ragioni storiche: l’Irak è un Paese con tre gruppi etnici diversi e confini decisi a tavolino dalle potenze occidentali nel 1915». Un discorso analogo vale per la guerra a Gheddafi voluta da francesi e statunitensi nel 2011: «Nel 2011 non decisi di unirmi ai bombardamenti sulla Libia: arrivai al vertice di Parigi e appresi che i raid erano già in corso»
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ALTRO SU MSN:Il ministro Pinotti: «La Jihad non sta vincendo, bombardare non è tabù»
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http://www.msn.com/it-it/notizie/politica/berlusconi-scuote-la-ue-%C3%A8-uno-scontro-di-civilt%C3%A0-s%C3%AC-allintervento-armato/ar-BBn69TW

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REAZIONE:NO SIGNOR BERLUSCONI,ARRIVA TARDI ANCORA UNA VOLTA,NESSUN SCONTRO DI CIVILTA ,LA LINEA E’ GIA STATA DETTATA,E IN SINTONIA CON LA NUOVA ERA(VEDI SOPRA)ED E’ RICONDUCIBILI AGLI SCHIERAMENTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E NON A QUELLI CHE VORREBERO RENZI,BERLUSCONI E LE LARGHE INTESE O LA MERCKEL.
“INSIEME CON PARIGGI COME CONTRO HITLER” HA DETTO PUTIN A POCHI GIORNI DI RICEVERE LA VISITA DI SARKOZY CHE FA APELLO ALLA “GUERRA TOTALE”,PARAFRASEANDO A GOEBBELS IL MINISTRO DI PROPAGANDA DEL TERZO REICH(LA “GUERRA TOTALE” DELLO STATO ISLAMICO,OF COURSE.)
BERLUSCONI,DA VECCHIO FURBETTO SOLO STA CERCANDO DI FARE UN GIOCO RETORICO,ACCOMODANDO IL CORPO PER NON RESTARE TAGLIATO FUORI.LE SUE OPINIONI INTRASCENDENTI.
SALUTIAMO IL CAMBIO DI ROTTA DI PUTIN PERO VA DETTO,SE SI RICONFERMA,CHE LI E’ STATO IMPOSTO DALLA REALTA,IL VERO NEMICO PUTIN LO HA INDIVIDUATO FRA QUELLI CHE VORREBERO SCAVALCARE LA LINEA ROSSA,LO SPAZIO VITALE DELLA RUSSIA,E CIO’E’ OCCIDENTE.LA REAZIONE INIZIALE ALL’ANNUNCIO DI BOMBARDARE L’IS DOPO IL PRIMO ATTACCO A PARIGGI  IN SIRIA E’ STATA “NIET”.SI E’ MOSSO TURCHIA CHE HA ENTRATO IN BATTAGLIA DICENDO VOLERE ATTACARE LO STATO ISLAMICO MA HA ATTACTO I KURDI,FAVORENDO COSI LO STATO ISLAMICO.LA CONTRO MOSSA A SPECCHIO DI PUTIN E’ STATA ENTRARE IN BATTAGLIA IN SIRIA DICENDO ANCHE VOLERE ATTACARE LO STATO ISLAMICO MA IL 90 PER CENTO DEI SUOI ATTACHI SONO STATI CONTRO I RIBELLI PRO-OCCIDENTALI ANTI-ASSAD.ORA QUESTO SECONDO ATTACO A PARIGGI E QUELLO ALL’AEREO RUSSO IN EGITTO LO HANNO CONVINTO CHE CON LO STATO ISLAMICO C’E’ IN PALIO MOLTO PIU DELLA LINEA ROSSA DA DIFENDERE,E TORNA AGLI ALLEATI DI ALLORA.QUESTA E’ LA GENESI DEL CAMBIAMENTO DI PUTIN,E NON DI OCCIDENTE.E NULLA CENTRA LA PRETESA INFLUENZA DI BERLUSCONI NE LA SUA INTERPRETAZIONE DEI FATTTI.
C’E’ DA DIRE INOLTRE CHE NON SI DEVE FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO E GLI IMMIGRATI CLANDESTINI DELLA LIBIA DIVERSI SONO DA QUELLI DELLA SIRIA E QUESTI ULTIMI MICA FUGONO TANTO  DELLO STATO ISLAMICO MA DALLA GUERRA ASSAD-RIBELLI,E SE SI VUOLE RAGIONARE OLTRE DAI RIBELLI E’ CHE FUGONO,ED E’ STATO IL PAPA CHI LI HA SPALANCATO LE PORTE DELL’EUROPA(ANCHE AI TERRORISTI DELL’IS INFILTRATI NELL’ESSODO) DOPO LA SUA VISITA IN SERBIA.LO STESSO PAPA CHE MENTRE PUTIN DICEVA NO ALL’INTERVENTO AEREO IN SIRIA CONTRO L’IS,GRIDAVA ALLA TERZA GUERRA MONDIALE:STA A CAPIRE ANCORA COME SI SAREBBE SCATENATA QUESTA TERZA GUERRA:SE VENIVA TOCCATO ASSAD DA OCCIDENTE O SE VENIVA TOCCATO OCCIDENTE DA PUTIN CHE ENTRAVA IN GUERRA A DIFESA DI ASSAD.DOPO L’ATTACCO DI PARIGGI NULLA DI QUESTO SI E’ AVVERATO,RUSSIA ENTRA IN GUERRA CON OCCIDENTE CONTRO L’IS.E L’ITALIA E GERMANIA LI SI VEDI RETICENTI.
PER FINIRE:SE CI FOSSE UNO SCONTRO DI CIVILTA DA QUALE PARTE  METTEREBBE IL PAPA(IL SUO CATTOLICESIMO) E I SUOI SFOLLATI SIRIANI?
ANCORA,I SIRIANI SONO DEI VERI E PROPI SFOLLATI,RIFUGGIATI DI GUERRA ?NON TUTTI LA PENSANO ALLO STESSO MODO NELL’UE,C’E’ CHI PARLA DI INVASIONE PIANIFICATA E NON POCHI HANNO CHIUSO LE FRONTIERE,IL PRIMO,MOLTO CRITICATO,L’UNGHERIA,DOPO L’AUSTRIA,E GLI ULTIMI LA GERMANIA E ORA MOLTI PAESI DELL’EUROPA ORIENTALE E PERFINO LA FRANCIA.
-APPENDICE: lemonde.fr
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Angela Merkel refuse de se voir en cheffe de guerre
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Le Monde | 17.11.2015 à 16h42,Mis à jour le 17.11.2015 à 20h07 | Par Frédéric Lemaître (Berlin, correspondant)
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Ursula von der Leyen, la ministre de la défense de l’Allemagne, et Jean-Yves Le Drian, son homologue français, le 17 novembre à Bruxelles.
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Alors que pour François Hollande la réponse de la France aux attentats consiste à mener une « guerre » contre l’Etat islamique (EI), Angela Merkel a une tout autre réponse : certes, l’Allemagne va « tout faire pour mener ensemble la lutte contre les terroristes », mais, a-t-elle ajouté samedi matin, en tant que « citoyens », nous avons une « réponse claire » : « Nous vivons de la compassion, de l’amour du prochain, de la joie de faire partie d’une communauté. » Difficile de trouver deux registres lexicaux plus différents.
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Depuis dimanche, les dirigeants allemands évitent soigneusement d’employer le terme de « guerre ». A l’exception de Joachim Gauck, le président de la République, qui a évoqué « les victimes d’une nouvelle sorte de guerre », les responsables politiques allemands font le grand écart entre soutenir la France et ne pas se déclarer en guerre. Mardi, Mme Merkel, qui a présidé un sommet sur l’intégration à la chancellerie, a évoqué les attentats mais pas les propos de François Hollande. Quant à Sigmar Gabriel, président du Parti social-démocrate et vice-chancelier, il a déclaré mardi : « Nous voyons que l’EI mène une guerre contre le monde libre, mais, malgré tout, si nous commençons à parler de guerre, c’est un premier succès pour l’EI, parce que plus notre société a peur, y compris de la guerre, plus le terrorisme a de succès à faire valoir. » Une différence de taille avec le discours de M. Hollande.
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L’expression est d’autant plus taboue en Allemagne qu’elle a des conséquences juridiques importantes, puisque le commandement des armées passe, en cas de conflit armé, du ministre de la défense à la chancellerie.
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Quant à l’expression « guerre totale », employée par Nicolas Sarkozy, elle renvoie pour tout Allemand à la formule, datant de 1943, de Joseph Goebbels, ministre de la propagande d’Adolf Hitler, et n’est même pas concevable dans un cadre démocratique.
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Lire aussi : Après les attentats, Paris sollicite l’assistance de ses voisins

Hostilité de l’opinion

De plus, jusqu’ici, Mme Merkel s’est montrée très réservée sur les engagements extérieurs de la Bundeswehr. Contrairement au président de la République, à Frank-Walter Steinmeier, au ministre des affaires étrangères (SPD), et à Ursula von der Leyen, la ministre de la défense (CDU), la chancelière n’a pas pris part au débat, au début de 2014, sur le supposé grand retour de l’Allemagne sur la scène internationale. Ou, si retour il y a, il ne faut surtout pas penser qu’il va essentiellement concerner un rôle accru de la Bundeswehr à l’étranger.

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Deux arguments expliquent la réserve de la chancelière : l’hostilité de l’opinion allemande face à ce type d’intervention, et surtout la conviction qu’aucune intervention militaire ne résout à elle seule un conflit. Les situations de la Libye et de l’Afghanistan le prouvent. C’est la position actuelle de l’Allemagne sur la Syrie : ce conflit nécessite l’engagement de toutes les parties – Bachar Al-Assad fait donc, comme Moscou, partie de la solution –, et il ne pourra pas être résolu par le seul recours à la force.

Eviter de trop s’engager

Mardi, à Bruxelles, lors du conseil européen de la défense, il était frappant de voir comment Mme von der Leyen était physiquement proche de Jean-Yves Le Drian, son homologue français – impossible de ne pas penser à la photographie montrant Mme Merkel s’appuyant sur l’épaule de M. Hollande après les attaques de janvier – tout en évitant de trop s’engager au côté de la France.

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L’Allemagne propose à ce stade de ne renforcer sa présence qu’au Mali, où elle compte deux cents instructeurs mais seulement neuf soldats dans le cadre de la mission des Nations unies dans le pays (Minusma) exposée à un certain danger. Mardi, Mme von der Leyen a fait valoir que la France « n’avait fait aucune demande concrète ».

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Si nul ne croit en Allemagne que la France peut vaincre seule l’EI, une partie de la presse juge cependant que le gouvernement allemand pourrait l’aider davantage qu’il s’apprête à le faire. « L’EI doit aussi être combattu militairement », affirme ainsi le quotidien Süddeutsche Zeitung mardi.

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 http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/article/2015/11/17/angela-merkel-refuse-de-se-voir-en-chef-de-guerre_4812070_4809495.html
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-APPENDICE 2:”CHI NON LOTTA CONTRO IL TERRORISMO VERRA MESSO FRA VIRGOLETTE”
LO HA DETTO FRANCOIS HOLLANDE CHE SI RIUNIRA CON OBAMA E PUTIN,VEDILO:
Vidéo
image: http://s1.lemde.fr/image/2015/11/17/92×61/4812173_7_b6c7_francois-hollande-le-17-novembre-2015_9090d3b8f3758a245e70ebc48da6c880.jpg
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François Hollande, le 17 novembre 2015.
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François Hollande : « On ne lutte pas contre le terrorisme en se mettant entre parenthèses »
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En images

La France ne renoncera pas à son mode de vie, a déclaré François Hollande lors de la 70conférence générale de l’Unesco, mardi 17 novembre, quatre jours après les attentats du 13 novembre. « On ne lutte pas contre le terrorisme en se cachant, en se mettant entre parenthèses, en suspendant la vie économique, sociale, culturelle, en interdisant les concerts, le théâtre, les compétitions sportives, a déclaré le président de la République. Non. Nous ne céderons pas au terrorisme en suspendant notre mode de vie, nous ne renoncerons à rien. » Le Monde.fr
http://www.lemonde.fr/attaques-a-paris/video/2015/11/17/francois-hollande-on-ne-lutte-pas-contre-le-terrorisme-en-se-mettant-entre-parentheses_4812174_4809495.html
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20 NOVEMBRE 2015:”SIAMO CON TUTTI I FRANCESI”
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-2 NOTE SU OGGI:
1-People|Famiglie reali
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Kate Middleton, una meraviglia in blu elettrico. E ha un sorriso per tutti…
18 novembre 2015

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kate_middleton_blu_elettrico_645
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Kate Middleton bellissima in blu: niente gioielli, solo un paio di orecchini semplicissmi… e un gran sorriso

Foto | Video

Mentre il marito William assisteva in tribuna alla sfida amichevole tra Inghilterra – Francia (e cantava – anche lui – la Marsigliese), la duchessa di Cambridge ha partecipato ad una serata di beneficenza. E ha avuto sorrisi per tutti

Kate Middleton bellissima in abito blu elettrico alla serata di consegna dei tradizionali premi del Fostering Network, ong di cui è madrina. La Duchessa di Cambridge ha sfoggiato un bellissimo sorriso: rilassata e a suo agio tra genitori affidatari e sostenitori delle politiche di affidamento dei più piccoli che l’associazione cura – TUTTE LE FOTO | VIDEO
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-Kate Middleton e William d’Inghilterra commossi per le vittime di Parigi: “Siamo con tutti i francesi” – GUARDA
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ELEGANTE IN BLU – Abito al ginocchio, scollo a barchetta, Kate è apparsa radiosa alla serata di consegna dei premi del Fostering Network. Solo poche ore aveva firmato con il marito William il libro delle condoglianze per le vittime degli attacchi in Francia, poi ha cambiato letteralmente registro per la cena di beneficenza. La Duchessa di Cambridge ha sfoggiato il suo miglior sorriso e ha incontrato tante persone che si occupano dei piccoli in difficoltà.
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-Kate Middleton in carcere: look perfetto anche per la sua prima volta – LEGGI | FOTO | VIDEO
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REGALI PER GEORGE E CHARLOTTE – Una serata dunque per stemperare la tensione. E Kate ha interpretato benissimo il suo ruolo, stringendo tantissime mani e fermandosi a scherzare con i più piccoli e sciogliendosi in un momento dolcissimo quando un bambino le ha fatto omaggio di due coperte realizzate a mano per i suoi bambini, George e Charlotte.
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-William d’Inghilterra mostra la maglietta per la figlia Charlotte e dice: “Non dorme mai!” - LEGGI | FOTO | VIDEO
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http://www.oggi.it/people/famiglie-reali/2015/11/18/kate-middleton-una-meraviglia-in-blu-elettrico-e-ha-un-sorriso-per-tutti/
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-NOTA 2:People,Famiglie reali . Kate Middleton e William d’Inghilterra commossi per le vittime di Parigi: “Siamo con tutti i francesi”
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17 novembre 2015
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kate_middleton_william_registro_condoglianze_francia_645
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Kate Middleton e William d’Inghilterra: volti tesi e commozione alla firma del libro di condoglianze. “Per tutti i francesi” scrivono

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Commozione e volti tesi per i duchi di Cambridge che hanno reso omaggio alle vittime degli attacchi di Parigi. “A tutte le persone in Francia” scrivono William e Kate

Kate Middleton e il marito William d’Inghilterra vicini alle vittime degli attentati di Parigi di venerdì 13 novembre (LEGGI | FOTO ESCLUSIVE).
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I duchi di Cambridge hanno omaggiato la Francia all’ambasciata a Londra… e messo le loro firme per ricordare i morti e i feriti degli attacchi – TUTTE LE FOTO | VIDEO | TUTTI I VIDEO DEGLI ATTACCHI
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-Letizia Ortiz, Rania di Giordania, Alberto e Charlene, Elisabetta d’Inghilterra e gli altri: i reali piangono per Parigi – GUARDA
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IL MESSAGGIO DI WILLIAM  E KATE SUL REGISTRO DELLE CONDOGLIANZE FRANCESE,clicca la foto per ingrandirla
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CHE COMMOZIONE - Un momento di estrema commozione per Willian e Kate. All’ambasciata di Francia a Londra e alla presenza di pochissime persone, i duchi di Cambridge hanno firmato il registro delle condoglianze. William ha scritto un messaggio a mano: “A tutti quelli che sono morti e a quelli che sono rimasti feriti nei tremendi attacchi di Parigi e a tutte le persone in Francia… le nostre più sincere condoglianze”. Quindi le firme, William e Catherine.
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-Stephanie di Monaco, il volto terreo dopo il massacro di Parigi – LEGGI | FOTO | VIDEO
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LA COMPOSTEZZA DEI DUCHI DI CAMBRIDGE, clicca la foto per ingrandirla
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KATE IN LUTTO – Con la firma del registro delle vittime, William e Kate si sono uniti ai tanti altri Reali europei che hanno tributato un ricordo a chi è rimasto vittima degli attacchi nella capitale francese. Magrissima e preoccupata, Kate è stata accanto al marito. All’appuntamento Kate Middleton si è presentata con un tailleur nero castigato e il viso ancora segnato dall’ansia e dalla paura che le immagini di Parigi hanno trasmesso.
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http://www.oggi.it/people/famiglie-reali/2015/11/17/kate-middleton-e-william-dinghilterra-commossi-per-le-vittime-di-parigi-siamo-con-tutti-i-francesi/

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- 20 NOVEMBRE 2015:AVANZI NELLA SITUAZIONE PROCESSUALE(GRAVE)DI BERLUSCONI

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-SU MICROSOFT NOTIZIE

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Ruby, Berlusconi rischia processo: «Silenzio ragazze pagato 10 milioni»
PER APPROFONDIRE: ruby, silvio berlusconi
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Rischia di finire ancora una volta alla sbarra per il caso Ruby Silvio Berlusconi, assolto otto mesi fa dalla Cassazione dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, ma stavolta imputato per aver comprato con «oltre 10 milioni di euro» il silenzio o la reticenza della marocchina e delle altre ‘olgettine’ passate dalle feste hard di Arcore al banco dei testimoni.

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Stamattina, infatti, la Procura di Milano, dopo aver chiuso le indagini quattro mesi fa, ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex premier e altre 30 persone, tra cui la stessa ex ‘Rubacuorì. Ora spetterà ad un gup (la richiesta salirà domani al settimo piano del Palagiustizia e verrà indicato il giudice) decidere se mandare a processo il leader di FI, accusato di corruzione in atti giudiziari, così come la marocchina, che avrebbe intascato circa 7 milioni di euro, il suo ex legale, l’avvocato Luca Giuliante, il cantante e amico storico dell’ex Cavaliere, Mariano Apicella, e una ventina di ragazze, da Iris Berardi a Marysthelle Polanco fino alle gemelle De Vivo.

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Per falsa testimonianza, altra accusa al centro del procedimento ‘Ruby ter’, scaturito dalle motivazioni dei processi di primo grado Ruby e Ruby 2, rischiano il rinvio a giudizio anche la senatrice Maria Rosaria Rossi e il giornalista Carlo Rossella. Stando alle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dai pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio e fatte di intercettazioni, documenti, messaggi WhatsApp, file e video, Berlusconi dal 2011 e almeno fino al maggio scorso avrebbe pagato la versione delle «cene eleganti» resa dalle ‘olgettinè, ricompensandole con un totale di circa 3 milioni di euro, tra bonifici, assegni, contanti, case, auto, contratti di lavoro fittizi, pagamenti di viaggi e spese varie. Dalla mole di atti raccolti è emerso, ad esempio, il pressing costante, al limite delle minacce, da parte delle giovani che battevano cassa.

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«Domani butto giù il cancello di Arcore comunque, vado a rubargli una macchina al vecchio», diceva Barbara Guerra a Ioana Visan. Con il leader di FI che, stremato, stando alla testimonianza dell’architetto-imprenditore Ivo Redaelli, avrebbe detto «io a queste, appena posso, le butto in strada». Ruby, stando alle verifiche della polizia giudiziaria, avrebbe incassato tra i 5 e i 7 milioni di euro, parte dei quali sarebbero serviti per l’acquisto di un ristorante con annesso pastificio e due edifici con mini-alloggi per operatori del settore turistico a Playa del Carmen, in Messico. Acquisto avvenuto tramite i conti correnti dell’ex compagno Luca Risso, imputato per riciclaggio.

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Nel mirino anche i circa 2 milioni investiti dalla marocchina a Dubai e i circa 800 mila euro cash, ricevuti tra il 2013 e il 2014. Il «sistema prostitutivo» delle serate a Villa San Martino, tra l’altro, come hanno chiarito i pm, «è già stato confermato dalla Cassazione» anche nella sentenza che ha assolto Berlusconi dalle accuse. E nel nuovo filone tra le «parti offese», oltre alle testimoni ‘chiavè Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadil, figura il Ministero della Giustizia.

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La richiesta di rinvio a giudizio, poi, riguarda anche Luca Pedrini (falsa testimonianza), ex collaboratore di Nicole Minetti, il pianista di Arcore Danilo Mariani (corruzione e falsa testimonianza) e sua moglie Simonetta Losi. Falsa testimonianza anche per Giorgio Puricelli, ex massaggiatore del Milan ed ex consigliere regionale. Mentre per il funzionario di polizia Giorgia Iafrate, accusata di falsa testimonianza in relazione all’ormai famosa notte passata in Questura da Karima El Mahroug nel maggio 2010, la Procura ha chiesto al gip l’archiviazione. Già archiviate, invece, 13 posizioni, tra cui quelle degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo.

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Giovedì 19 Novembre 2015, 18:56

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http://www.ilgazzettino.it/ITALIA/PRIMOPIANO/amp_8203_ruby_berlusconi_processo_silenzio_ragazze_10_milioni/notizie/1689644.shtml
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REAZIONE:VA BENE,NIENTE CONCUSSIONE(BULLISMO SULLA POLIZIA)PER PRENDERSI LA RUBY IN “PUPILLAGGIO”(SCUSATE IL NEOLOGISMO),NIENTE ABUSO MINORILLE,MA “I BIMBI CRESCONO” E L’ORGANIZAZIONE PROSTITUTIVA AD ARCORE ESSISTEVA E LE CENE ELEGANTI ERANO “AFFARI PROSTIBULARIE”.
INSOMMA,OLTRE A FALSO TESTIMONIO E OSTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA SIAMO AD UN PASSO DEL RINVIO A PROCESSO PER BERLUSCONI E 20 PROSTITUTE,LA FIRMA DI RICHIESTA DI GIUDIZIO IL PM L’HA MESSO:QUELLO DEL TITOLO.
E BERLUSCONI INVECE DI PRETENDERE IL RUOLO DI DEMIURGO DEI DEI DELL’OLIMPO E RIVELARCI LA FORMULA DEL “COAGOLA SOLVE” PER RISOLVERE TUTTI I GUAI PLANETARIE(E ANCHE INTERPLANETARIE COME ABBIAMO GIA VISTO)SI OCCUPI DEI SUOI PROBLEMI TERRENALI:COME SARA LA SUA PROSSIMA GALERA,CON E SENZA SERVIZI SOCIALI?
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